close

Redazione

ArteAttualitàsalute

NI.ART.GALLERY: Nicoletta, il sorriso di chi non si arrende…

niartgallery

Nicoletta, ha 30 anni ed un anno fa ha scoperto di avere un tumore al seno metastatico.

Ha iniziato un progetto, con il nome di @ni.art.gallery, di vendita quadri, felpe e T-shirt e parte del ricavato lo devolve alla Fondazione IEO-CCM (dove è in cura) per la ricerca sul tumore al seno.

“Dietro ogni quadro c’è la sua storia. Una storia che ha 30 anni, di cui 29 trascorsi nel mondo della moda tra sogno e realtà.

L’ultimo anno trasformato in un inaspettato incubo da una diagnosi:

“Tumore al seno”.

Una diagnosi che ha inevitabilmente cambiato il suo modo di vedere e vivere la vita , senza però rubarle il suo splendido sorriso

Attraverso il potere del colore  che utilizza nel dipingere vuole comunicare al mondo che la vita, qualsiasi cosa accada, merita di essere vissuta a colori.

Marchigiana ma , Milanese  di adozione, si è trasferita nella metropoli lombarda  undici anni fa per frequentare l’Istituto Marangoni.

Il suo sogno da sempre è stato  lavorare nel mondo della moda , sogno realizzato ; disegnava scarpe per Maison come Chloè ed Etro.

Poi arriva inaspettata come un fulmine a ciel sereno  quella maledetta diagnosi:

Una prima diagnosi parla di calcinoma al senso, la seconda di Tumore, e senza neanche avere il tempo per capire cosa stesse accadendo, la sua vita passa dalla Moda all’ospedale

Aveva una massa non localizzata in un solo punto, quindi non operabile.

Inizia il suo lungo percorso allo IEO, Istituto Europeo di Oncologia e qui trova il supporto di un team di oncologhe donne che le danno la forza di andare avanti.

Il suo primo ingresso  allo IEO  nella disperazione più totale, è per incontrare la Dottoressa Oncologa Manuelita Mazza. 

La dottoressa la guarda negli occhi e le dice ;”sei una splendida ragazza, sembri Elettra Lamborghini, devi farcela”.

Le lacrime solcano il volto di Nicoletta, ma il sorriso vince ancora una volta  , e con il dubbio nell’anima inizia il suo percorso fatto di terapie, tac, pet, analisi, ecografie, tutto ripetuto ciclicamente, mensilmente, cadenzato all’infinito.

Tutt’ora sta facendo la chemio, non sa quando e come finirà ma  è riuscita a trovare un senso a tutto questo.

La voglia di aiutare chi si trova nella sua stessa situazione , e sensibilizzare le ragazze al tema della prevenzione.

Durante il periodo del primo Lockdown, trascorso  a Milano,  era positiva al Covid,  per tenere la mente occupata, ha deciso di iniziare a dipingere, scoprendo che il binomio mano pennello era in grado di allontanare i pensieri negativi.

Da un primo  quadro poi è arrivato il secondo , il terzo, e così via… e così è iniziata la vendita e raccolta fondi per la ricerca.


Il soggetto ricorrente nei suoi dipinti  è la Madonna , una Madonna appositamente senza volto, per lasciare agli occhi di chi guarda la libertà di riconoscere, associare e collegare il significato che appartiene loro .

Da quadro a ricamo, l’immagine della Madonna migra, da tela a stoffa, e si trasforma dando vita a
felpe e t-shirt in materiali riciclati e Bio, così diventa più facile aiutare la Fondazione IEO-CCM (Istituto Europeo di Oncologia e Centro Cardiologico Monzino) per la ricerca sul tumore al seno.

Abbiamo posto una sola domanda a Nicoletta

“Qual è il messaggio che vuoi far emergere?

“La gioia di vivere a colori.

Sono i colori a trasmettere quell’energia di cui tutti abbiamo bisogno.

.“Non sono mai stata così felice come in questo momento della vita.
Felice di fare qualcosa di veramente utile, di mettere la mia storia a disposizione e di sdoganare un tema visto come un tabù.”

Se volete scoprire il mondo di Nicoletta questi sono i suoi riferimenti

NI.ART.GALLERY  NICOLETTASARACCO  www.niartgallery.com

La storia di Nicoletta ci è stata segnalata da Beatrice Gigli

Leggi Ancora
AttualitàInterviste

4 chiacchiere con Serena Fumaria.

serena fumaria

Si occupa di business development, pubbliche relazioni professionali, strategia di sviluppo, gestione commerciale e comunicazione. Presidente dell’Associazione “IO SCELGO ME” finalizzata ad aiutare più persone possibili ad uscire dalla condizione di vittima di violenza e/o abuso, di qualunque forma.
E’ autrice di libri, scrive per testate giornalistiche e web, opinionista radiofonica e pittrice per passione. ed è Ex Modella Professionista e proprio da qui iniziamo a chiacchierare con Serena Fumaria

Primo contatto con la moda?
Avevo più o meno 18 anni, vinsi un concorso e iniziai a lavorare per un’ agenzia internazionale.

Quando hai capito che sarebbe diventata professione?
Quando il telefono “squillava” per confermare lavoro, quando non servono  i casting infiniti per essere confermati, significa che la richiesta è per il “ genere che rappresenti”.

Perchè non esistono più le top ?
Le top furono e resteranno sempre un fenomeno di riferimento di quegli anni, oggi sono state “ sostituite” da Bloggers, Influencers, personaggi che rappresentano la new generation.

Un aneddoto che ricordi con un sorriso?
Quando, durante una prova abito, ovviamente non volendo, ho dato una gomitata in faccia a John Richmond! Ero davvero terrorizzata! Ma lui, che è davvero molto carino, sdrammatizzò immediatamente e finì tutto in una bella risata e un occhio nero, il suo! 

Per stare davanti ad un obiettivo o in passerella, talento o studio?

Credo sia un mix di cose. Il palco lo hai dentro. Soprattutto in sfilata, per emergere ci vuole senza dubbio personalità, altrimenti si resta, anche se bellissime, una delle tante, come si vede oggi, in cui l’abito è diventato unico padrone della scena a scapito dell’ immagine della modella o del modello stesso.

Cos’ è per te la moda?

Espressione, contemporaneità, show, luci, forza, economia, bellezza, arte.

Quando hai deciso di scrivere il tuo primo libro?
Scrivo da tutta la vita, storie, poesie, racconti… il primo libro che ho poi pubblicato e ha vinto il premio Letterario nel 2018, è stato scritto 9 anni prima, dopo qualche anno nel cassetto, convinta da chi lo ha letto l’ho pubblicato ed è piaciuto molto! “ Diario di una hostess”.


Hai creato un’associazione che aiuta le vittime di violenza, da cosa è  nata questa  esigenza?
Sono stata a mia volta una vittima, volevo aiutare a comprendere e a prevenire questo fenomeno ancora troppo presente nel mondo.


 l’immagine oggi è ancora un biglietto da visita importante ?

Io credo che soprattutto oggi sia diventato il primo biglietto da visita, che sia giusto o sbagliato, non lo sto a sindacare, ma in un mondo di social temo sia la“Pubblicità” di ogni persona.

Quanto conta la comunicazione oggi?
Molto ovviamente, anche se spesso viene definita comunicazione, la forma più sbagliata della stessa, resta la più grande arte dell’essere umano. 

Grazie Serena , questa volta abbiamo parlato un pò del tuo trascorso nel fashion System, ma la prossima chiacchierata la dedicheremo a www.ioscelgome.it

Grazie per la tua disponibilità

Leggi Ancora
ArticoliAttualitàsalute

PANDEMIA O SINDEMIA? a cura di Alessandro Fornaro

Alessandro Fornaro

La differenza non è solo semantica, ma comporta l’adozione di approcci differenti: le pandemie si combattono con il solo distanziamento, mentre le sindemie con cura, prevenzione e misure sociali

La notizia è dirompente. Il direttore di The Lancet, forse la più quotata rivista scientifica, lo scorso 26 settembre ha pubblicato un editoriale nel quale afferma che non si tratta di pandemia, bensì di una sindemia, ovvero una situazione nella quale corrono su piani diversi il contagio dal virus e altre condizioni di salute come le malattie croniche e sociali che si sono dimostrati fattori determinanti per l’esito dell’infezione.

In effetti, questa pandemia viaggia su due livelli diversi e richiederebbe due approcci differenti.

Da un lato, c’è un virus, il Sars cov-2, che non se andrà facilmente e da pandemico diventerà, prima o poi, endemico.

C‘è poi una malattia che colpisce il 10% circa dei contagiati da questo virus e si chiama sindrome Covid-19. Alcuni tra questi, e in particolare le persone più deboli di salute e più disagiate socialmente, si ammalano gravemente.

Ora, la forma mentis di chi ha una formazione scientifica dovrebbe portare a pensare che le misure debbano essere tese a ridurre la percentuale di chi si ammala (prevenzione) e a ristabilire i malati (cura).

Di cura si tende a parlare il meno possibile e il protocollo preparato per i medici di medicina generale è imbarazzante. In pratica si limita ad utilizzo di farmaci sintomatici per controllare la febbre e i dolori e nulla di più. E’ un protocollo, anche a detta di molti e dici, che anzichè aiutarli, limita il loro campo d’azione.

Veniamo allora alla prevenzione. Questa si può affrontare in 4 modi differenti e complementari tra loro:

– distanziamento sociale

– vaccino

– rafforzamento difese immunitarie

– lotta alle malattie croniche.

Fino ad oggi, ci si è concentrati solo sui primi due, ignorando completamente i due punti successivi. A quando un cambio di passo? A quando un maggiore coinvolgimento di medici e farmacisti in ambito di prevenzione individuale e personalizzata?

Nel mio piccolo, da giornalista scientifico e da farmacista, nutro una grande fiducia nella ricerca farmacologica. Quello che in questi mesi mi ha destabilizzato è vedere dare poco peso ai farmaci e alla ricerca che su di essi è stata condotta. Troppo spesso si sono sbrigativamente marchiate come “inneficaci” molecole che avevano Pur dato risultati incoraggianti e che, semmai, avrebbero richiesto ulteriori studi prima di essere riposte nei cassetti.

Si è invece preferita una risposta quasi esclusivamente impositiva a livello di libertà individuali a un problema di salute pubblica.

Le due cose possono viaggiare in parallelo, l’ho detto prima e lo ripeto per essere frainteso. Tuttavia è stata troppo blanda la ricerca di una risposta incentrata su una coraggiosa sperimentazione dei farmaci che già abbiamo a disposizione.

Mi sarei aspettato, lo dico con molta ingenuità e senza polemica alcuna, che non si tornasse indietro rispetto a due concetti che credevo acquisiti: le libertà individuali non si toccano e le malattie si affrontano con i farmaci.

Invece, adeguate terapie domiciliari non sono state individuate e quelle ospedaliere non sono ancora standardizzate e omologate. Limitare i contagi è, per adesso, l’unica soluzione. Una soluzione necessaria, va detto a gran voce, difendendo e rispettando le misure di distanziamento sociale che rallentano la trasmissione del virus. Il virus circola molto rapidamente ed è molto pericoloso. Tuttavia si è preso un indirizzo esclusivamente epidemiologico, ovvero di contenimento dei contagi, a discapito di un approccio medico, ovvero di cura della malattia.

Non mi aspetto che Conte ragioni in termini di ricerca farmacologica e miglioramento rapido del servizio sanitario territoriale: è un avvocato, ha altre competenze e un altro approccio mentale. Lo stesso vale per i ministri del suo governo. Mi stupisce, invece, che gli scienziati del Comitato Tecnico Scientifico siano più convinti del governo rispetto al peso delle misure restrittive e delle limitazioni. Mi stupisce, in particolare, che non insistano su misure tese a riformare la sanità pubblica per rispondere al meglio alla malattia, soffermandosi invece sulla necessità di limitare la diffusione del virus che, comunque, non se andrà presto. Nell’emergenza, vale tutto. Ma se non si pensa in termini di lungo periodo, si commette un grave errore.

A quando un cambio di passo?

Forse stimolato dalle mie aspettative inevase, in questi mesi mi sono posto molte domande ingenue. Del tipo:

“E se le energie umane ed economiche che si impiegano per redigere e fare applicare normative speciali, ordinanze e decreti che si rincorrono fossero state incanalate nel miglioramento dell’assistenza sanitaria ospedaliera e territoriale?”.

E se le imposizioni e le restrizioni alle libertà, già che sono state prese, fossero andate nella direzione, che ne so, di obbligare i cittadini ad assumere giornalmente e gratuitamente vitamina D, Omega 3 e lattoferrina con la supervisione del proprio medico di base e dei farmacisti?”.

Esempi a caso di pensieri ingenui che, tuttavia, hanno la funzione di consentirmi di continuare a ragionare in modo critico. E’ una forma mentis, che ci volete fare. Una forma mentis che mi fa dire che questo non è il tempo per compiacere chi ci governa, ma per mantenere ancora più caldo il pensiero critico e costruttivo.

farmacista e giornalista scientifico
Attualmente:
– responsabile editoriale della testata Nuovo Collegamento, rivista distribuita a tutte le farmacie italiane e organo ufficiale dell’Unione tecnica italiana farmacisti (Utifar)

– ideatore e conduttore della trasmissione radiofonica  #Salute in onda sulla testata Radiowellness
– docente di corsi per l’educazione continua in medicina (Ecm) rivolti a farmacisti
– consulente per la comunicazione della Farmacia Piccinelli di Treviglio (Big)

Leggi Ancora
ArteIntervisteModaspettacolo

Beatrice Gigli, tra Arte, Moda e Comunicazione.

beatrice gigli

Giornalista, esperta di comunicazione, che strizza l’occhio alla moda, Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Beatrice Gigli per conoscerla meglio .

Il tuo primo incontro con la moda?

Direi già da bambina, poi da semplice passione è diventata un progetto: dopo il liceo, mentre frequentavo l’ Università, fondai il brand abbigliamento Beatrice G. Fu una buona palestra per imparare l’andamento aziendale.

Erano i primi anni dei social network e fare comunicazione per la promozione del brand  fu davvero complicato: la produzione, i cataloghi, i rappresentanti, il passaparola, i campionari spediti sui set cinematografici, etc etc. Tutto aveva un costo molto alto. Con i social, come sono oggi, sarebbe stato diverso. Dopo qualche anno ho interrotto ma tuttavia è stata un’esperienza molto importante per la mia formazione. 

che formazione hai avuto ?

Mi sono diplomata al liceo classico e poi ho conseguito la laurea in economia, proprio per acquisire le conoscenze in marketing e in strategia aziendale per fondare e gestire un’azienda che si occupasse di comunicazione e relazioni pubbliche. Così è nata la Beatrice Gigli Communication

Cosa significa comunicare oggi ?

Comunicare è tutto.

Se non comunichi te stesso, o il tuo prodotto o la tua azienda non esisti. 

I social sono il veicolo più efficace ma sono dell’idea che affidarsi anche alla comunicazione tradizionale, e quindi fare attività stampa e avere una buona copertura mediatica profilata e di qualità rispetto a ciò che dobbiamo comunicare, sia un grande valore. Anche il merchadasing è un ottimo veicolo di comunicazione.

Per la Beatrice Gigli Communication ho ideato un vero e proprio brand di gadgets aziendali: “Circolo delle Dame Colte”. Produciamo t-shirt, mug, shopper bag, taccuini, di alta qualità, destinati alla promozione ma anche alla raccolta fondi per scopi benefici. 

Ecco cosa è il Circolo delle Dame Colte nello specifico?

Lo scopo del brand gadget “Circolo delle dame colte” è  quello di rafforzare in modo veramente particolare l’identità del marchio Beatrice Gigli Communication attraverso uno storytelling culturale per raccontare ciò di cui mi occupo. Il Circolo delle dame colte era un salotto sorto in età napoleonica e fondato da donne, ma erano ammessi anche i cavalieri, ideato per dare un forte contributo al lavoro, alla cultura e alla politica attraverso le relazioni pubbliche e le iniziative. E’ lo spunto perfetto per raccontare il mio lavoro: la Beatrice Gigli Communication fa tutte queste attività.  

Cosa deve avere un’azienda per farti dire si, la seguo?

Io sono molto per la qualità dei contenuti: costruire un profilo in base a ciò che bisogna comunicare, senza uscire dai binari -come dico sempre-, studiare uno storytelling interessante che racconti il come e il perchè, produrre storie e video di buona qualità.

Poi ci vuole costanza, tempo e pazienza, solo così un profilo cresce.

se potessi parlare con un personaggio del passato con chi e di cosa?

Dato che siamo in argomento moda parlerei con Maria Antonietta.

Vivo  per lunghi periodi di tempo a Parigi e ho avuto modo di studiare le carte originali del processo, approfondire i tre capi di imputazione, vedere i suoi vestiti, anche quelli indossati durante la prigionia, le sue lettere originali e tutti i documenti relativi alla satira e alle notizie contro di lei. 

Maria Antonietta è stata la più grande influencer della storia per il modo di vestire, per il modo di vivere e di pensare, ma anche, una tra le più grandi vittime di fake news. 

Proprio negli anni della rivoluzione francese,e poi ancora durante il regime del terrore, si affermò infatti lo spietato giornalismo rivoluzionario, colpevole, tra le tante cose, delle satire e delle falsità sul conto di Maria Antonietta. 

In breve differenza tra Blogger e Influencer?

Per blogger si intende chi ha un blog, e il blog è uno grande raccoglitore di contenuti editoriali ma anche video e fotografici, su un determinato argomento (moda, make up, benessere, fitness, business etc etc). 

Gli Influencer sono propri dei social network quali instagram, tik tok, snapchat per citarne alcuni, e attraverso la propria immagine ci raccontano lo stile di vita, anche qui in base a ciò che vogliono comunicare (vita lussuosa, fitness, moda ecc). 

Oggi i blog sono sempre meno ed anche i blogger famosi sono approdati sui social che diventano in questo caso dei veri e proprio blog: il manager attraverso la sua immagine e con una didascalia appropriata racconta il suo lavoro, idem il giornalista, il personal trainer e cos via. Quindi oggi un blogger è anche un influencer e viceversa. 

Come è cambiato il modo di comunicare da 5 anni ad oggi?

La comunicazione è social, e i social cambiano continuamente.

Per accrescere popolarità e visibilità, quindi,  bisogna puntare anche su una buona e forte strategia social. 

Grazie per la piacevole chiacchierata Beatrice .

Di seguito i riferimenti social

social instagram :

beatrice_gigli_communication

beatricegigli_

circolodelledamecolte

sito web

www.beatricegiglicommunication.com —

Beatrice Gigli

founder e chief manager

Beatrice Gigli Communication 

Relazioni Pubbliche | Comunicazione e Media Relations | Partnership Picking | Eventi

Milano | Roma | Napoli | Palermo I Parigi

Leggi Ancora
AttualitàMusica

30 Novembre :“Questa sono io”, primo Album della cantautrice Greta Lamay, su tutte le piattaforme musicali.

Greta Lamay


Il 30 di novembre, per il 20esimo compleanno della giovane cantautrice Greta Lamay esce il suo album ‘questa sono io’ su tutti i digital store. 

Le copie fisiche del cd autografate uscite sul mercato il primo di settembre. sono terminate velocemente . Dal 3oggi sarà possibile scaricare tutti e 9 i brani dell’album comodamente da tutte le piattaforme.

9 brani che raccontano le diverse sfaccettature del carattere di Greta e che passano dalle ballate a pezzi più rock per poi passare al pop e al rap..
Indice dell’album: 

01- questa sono io

02- a parte te 

03- il buio delle fragilità 

04- Dubai 

05- non è da me 

06- one day 

07- rosa 

08- fuori di me 

09- così distanti 


Ringraziamenti:

Etichetta discografica Out Recording studio del produttore Ezio Paloschi,

Collaboratore Regi Kaltani e al chitarrista Luciano D’Addetta.

Sponsor “Jes – il social delle emozioni” di Giorgio Bonaita e Stefano Piavani,

Make up Artist Francesco Plebani

Management, Altin Lamaj Management

Leggi Ancora
AttualitàFotografiaIntervisteModa

Romantic Fall

Romantic Fall

A volte mi capita d’essere coinvolta in progetti decisamente appaganti com’é successo per Romantic Fall, un editoriale ideato da Paola Saia con Silvia Calenic e Isabella Sangalli a tema floreale e d’ispirazione ottocentesco.

Romantic Fall nasce da un team interamente al femminile con una ricerca estetica comune, molte affinità e diverse capacità artistiche e professionali.

Per WL magazine oltre alcune immagini realizzate dal set Romantic Fall, un intervista a queste tre donne che hanno molto da raccontare sulla creatività e la bellezza. 

Chi è Isabella flower design?

Il mio primo contatto con il mondo dei fiori avviene assolutamente per  caso.

Non ci sono sogni bucolici d’infanzia né tradizioni familiari da  tramandare nella mia storia. Dopo la laurea, comincio a lavorare per una nota agenzia di eventi milanese. 

Un giorno, un’emergenza mi porta a dare una mano nel laboratorio floreale dove subito si  accorgono della mia manualità del tutto particolare, invitandomi ad approfondire. Ho quindi seguito vari corsi e, dopo interessanti esperienze presso flower designers internazionali, ho finalmente sviluppato il gusto estetico che mi caratterizza.  

Tutte capacità che ho messo a frutto nel 2015 quando ho deciso di aprire  Il mio atelier a Monza

Raccontaci della tua attività di decoratrice floreale a Monza.

Una flower boutique contemporanea, ma al tempo stesso retrò, che mi rappresenta in ogni sfumatura. Sono alla continua ricerca di piante insolite e fiori originali e che amo accostare ad un’accurata selezione di oggetti ed elementi decorativi per la casa.

Proprio nel mio atelier, nascono le idee per la progettazione di eventi ed allestimenti floreali, dove al fascino della tradizione combino quel pizzico di follia che mi contraddistingue.

Cosa ti ha colpita dell’idea di Paola Saia di realizzare un set presso il tuoi atelier e come hai partecipato con le tue doti creative alla realizzazione degli scatti romantic fall?

Vivo il mio atelier come se fosse casa, amo accogliere ospiti e clienti, organizzare piccoli happenings, corsi ed anche sessioni fotografiche con le persone con cui condivido valori e gusto estetico. Quando Paola mi ha proposto questo progetto ho subito intuito che il nostro obiettivo comune sarebbe stato la  ricerca del bello e che sviluppare insieme il tema romantic fall mi avrebbe dato grandi ispirazioni.

Ho pensato subito a quale sarebbe stata la scelta floreale adatta e come questa avrebbe dialogato con l’idea. Ho quindi selezionato i fiori, ispirandomi alla tematica ottocentesca-autunnale, per poi fonderli all’interno delle foto alla ricerca di qualcosa di sensazionale e fuori dal comune.

Il lavoro in team mi ha dato la giusta carica per esprimermi e per collaborare con delle fantastiche professioniste.

Chi è Silvia Calenic?

Sono una sognatrice ma nello stesso tempo mi reputo una donna molto pragmatica, amante del bello e del vintage.

Parlaci del tuo lavoro di make up artist e della tua visione del trucco 

Il make up ha da sempre rappresentato una mia grande passione, nonché un modo per esprimere le mie emozioni. In base al contesto, il trucco ha diverse accezioni: valorizzare la bellezza, condividere l’arte, donare momenti di felicità. Personalmente credo che svolgere questo lavoro richieda tanta empatia e sensibilità, aspetti che vanno oltre a quelli formativi. Il più delle volte il make up ha un importante ruolo terapeutico, aspetto che sto cercando di enfatizzare spesso sui miei canali social e durante i seminari on-line che organizzo.

Come hai incontrato Paola Saia e come sei stata coinvolta professionalmente nella realizzazione della sessione fotografica Romantic Fall preso l’atelier di Isabella Flower Design ? 

Nel ormai lontano 2013 mi sono iscritta al corso intensivo di trucco presso NOLab Academy a Milano, che ha rappresentato il mio primo approccio concreto nel percorso di formazione continua come make up artist. Una delle mie compagne di corso e’ stata proprio Paola Saia, la fondatrice di Pois Gras. Nasce così non solo una grande amicizia, ma anche una collaborazione continuativa per servizi come addii al nubilato (workshop trucco e acconciatura vintage), corsi di stile e di trucco, shooting fotografici, eventi per privati o aziende. Il progetto “Romantic Fall” nasce da un’esigenza di promuovere l’arte in un momento estremamente difficile sia a livello lavorativo che sociale. Le nostre visioni artistiche si sono intrecciate in una maniera fluida e lineare, dando vita cosi a degli scatti particolari e intensi.

Ogni progetto parte dall’obiettivo finale e dai passi da compiere per realizzarlo. Per la realizzazione dei tre look ho creato un beauty moodboard con idee di make up e acconciatura, proponendolo poi a Paola e Isabella. Il lavoro dietro le quinte è stato notevole, grazie alla comunicazione e all’intesa create siamo riuscite a portare a termine un lavoro di qualità, curato nei minimi dettagli.

Chi é Paola Saia ?

La somma delle mie passioni, dei miei continui studi e delle tante idee che sperimento sul campo definiscono chi sono: una ricercatrice del bello.

Qual’é la tua visione dell’arte, della moda e della comunicazione ?

Sono nata a Torino nel 1978, in una famiglia di artisti, musicisti e sarte.

L’arte, in tutte le sue forme, l’ho sempre respirata sin da piccola e forse è per questo che la vivo in tutto ciò che faccio. Ho studiato storia dell’arte e mi sono diplomata al DAMS come progettista multimediale, da lì la ricerca della mia arte che è sfociata nella fotografia.

Ho una visione molto personale, fortemente legata alle epoche passata dalla pittura, alla storia del costume, ma combinata con i mezzi di comunicazione contemporanei, potrei definirmi una promotrice del mix and match, mescolo l’antico al contemporaneo.

Come sono nati gli scatti fotografici da te realizzati Romantic Fall?

“La bellezza salverà il mondo”. Qualche volta penso a come alcuni concetti trasmessi dall’arte precedente al nostro tempo siano intramontabili e sempre attuali.

In questo periodo buio, ho sentito di avere bisogno di creare qualcosa di bello, ed alla prima occasione, ho coinvolto un gruppo eccezionale di donne, che mi ha aiutata a realizzare ciò che avevo in mente.

Romantic Fall è un tributo ai fiori autunnali, con toni ottocenteschi e tessuti preziosi, un modo per condividere un progetto fuori dal tempo, per guardare avanti ed astrarsi per un momento da questo strano periodo. 

Felice di aver collaborato con voi

Paola Fiorido

Leggi Ancora
IntervisteModaspettacolo

Intervista a Eva Collini…

eva collini

Mamma, donna e moglie, ma riesce a trovare il tempo per essere se stessa, davanti ai riflettori

Abbiamo fatto qualche domanda a Eva Collini

Il tuo primo contatto con la moda?

Il mio primo contatto con la moda è avvenuto nel 2000, ben venti anni fà.

Ero con delle amiche in un centro commerciale e ricordo che stavano cercando ragazze per partecipare al concorso di Miss Italia.

Ebbene; mi fermò una signora dicendomi che sarei stata perfetta e che dovevo assolutamente iscrivermi per fare le prime selezioni. Io sinceramente rimasi colpita e anche imbarazzata per il grande interesse che avevo suscitato…e in un primo momento ricordo che le dissi di no, anche perché ero molto giovane e assolutamente senza nessuna esperienza nel settore.

Poi però ci ripensai; ricordo che la signora mi aveva lasciato il numero di telefono dell’agenzia che in Toscana si occupava di Miss Italia, con su scritto che dovevo chiamare assolutamente perché ero giustissima. Ma quando dissi che avevo solo 16 anni mi risposero che ero troppo giovane e a quel punto mi avrebbero ricontattata l’anno successivo (e infatti fu così).Intanto cominciai i primi passi nel mondo della moda con la mia prima agenzia di Firenze, città di cui sono originaria, la Casting. E mentre studiavo mi ritagliavo momenti per i primi lavori.

Il tuo primo servizio fotografico?

Il primo servizio fotografico fu appunto nell’anno 2000, entrando in agenzia e facendo il primo book fotografico.

La tua prima sfilata?

La prima vera e propria sfilata la ricordo ancora benissimo; nel 2003 a Milano alla Fashion Week per la Just Cavalli. Un’emozione unica! Soprattutto aver avuto l’onore di poter conoscere e lavorare con Roberto Cavalli e sua moglie Eva che all’epoca era appunto lei la stilista del marchio.

Il mondo dello spettacolo pregi e difetti

Bèh, come tutti i lavori penso che i pregi e difetti non manchino. Io parto dall’idea che se uno và a fare un lavoro che piace è già fortunato e affronta quindi tutti i sacrifici in maniera diversa

Sei anche mamma e moglie, come riesci a conciliare il lavoro con la famiglia?

Posso dire che sono riuscita a trovare l’equilibrio giusto. Aiuto mio marito nell’amministrazione della sua azienda (produce imballaggi plastici e bio), mi dedico anima e corpo a mio figlio e continuo a fare i lavori moda scegliendo e valutando tutto.

Com’è cambiata la moda negli ultimi 10 anni?

È cambiato tutto enormemente direi! Quando ho iniziato io, venti anni fà, dovevi “sbatterti” per riuscire ad emergere. Io a 19 anni ho dovuto prendere la valigia e trasferirmi a Milano per fare il lavoro di modella a livello professionale. Oggi con i social network anche da casa puoi diventare qualcuno e guadagnare.

Penso che i ragazzi di oggi, appunto aiutati dalla tecnologia, facciano molta meno fatica.

Un po’ tutti oggi sono modelle, fotografi, showgirl…

Quanto è importante studiare per diventare una modella?

Lo studio è fondamentale sempre! Qualsiasi  cosa si voglia fare. A tutte le età la cultura è fondamentale. Più maturo e più me ne rendo conto.

Il talento e la bellezza possono bastare? 

Il talento e la bellezza sono un ottimo biglietto da visita, ma credo che anche un pizzico di fortuna e trovarsi nel posto giusto al momento giusto non guasta

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso

Ne avrei tanti da raccontare. Ricordo però con emozione quando a “Quelli che il calcio”, trasmissione dove per due anni sono stata una delle schedine quando conduceva Simona Ventura, venne come ospite musicale Robbie Williams.

Non potete immaginare l’emozione e la gioia! Io poi che sono una sua fan dai tempi dei Take That. Insomma, arrivò il suo momento in trasmissione e mentre cantava il nuovo brano che era venuto a pubblicizzare, io e un’altra delle mie colleghe fummo spinte sul palcoscenico mentre cantava…l’emozione era alle stelle!

Lui fu carino e ci abbracciò, ed io riuscii a dargli pure un bacio sulla guancia.

Fu molto divertente per le nostre facce diventate  rosse paonazze per la vergogna e l’emozione dato che non ci aspettavamo tanto

Se potessi parlare con un grande del passato, chi e di che cosa?

Sicuramente vorrei stare un po’ di tempo con due grandi donne del nostro passato recente: Madre Teresa di Calcutta e Rita Levi Montalcini.

Ne sono sempre rimasta molto ammirata!

Sicuramente con entrambe parlerei e mi confronterei sulla Fede, l’Umanità e la Scienza; e con entrambe vorrei passare giornate intense immersa nelle loro vite straordinarie, e imparare, imparare, imparare…

Grazie Eva per il tempo che ci hai dedicato

Leggi Ancora
AttualitàMusica

Cuore per il cuore – per Iwonka, un progetto discografico per salvare una vita, quella della piccola Iwona.

Cuore per il cuore - per Iwonka

Viene dalla Polonia questo progetto patrocinato anche dalla  redazione flesz.news.

Si tratta di una compilation creata ad hoc per una raccolta fondi destinata a Iwona Glazer.

Iwona è una donna polacca affetta da cifoscoliosi toraco-lombare che sta progredendo, “muoversi e svolgere le attività quotidiane sono per lei un enorme problema.

“Ho bisogno di ossigenoterapia 24 ore su 24 con ventilatore e concentratore di ossigeno”

 scrive lei in una lettera.

Ha bisogno urgente di un’operazione negli Stati Uniti molto costosa e per questo molti artisti polacchi e non solo si sono mobilitati per questa nobile causa tra cui anche dei nostri connazionali: partiamo con il soprano Dominika Zamara polacca ma italiana di adozione,

spesso e volentieri ospite nelle nostre pagine, il tenore Roberto Cresca, Franco Dani attore e cantante, entrambi di Roma, il baritono Massimiliano Fichera di Torino e  la cantante Lucilla Scarsella da Pontecorvo.

Gli artisti che hanno aderito a questa nobile causa sono attori e cantanti d’opera e operetta e musicisti pop..

L’uscita della compilation è prevista tra dicembre e gennaio in 2 CD digipak, sarà distribuito su allegro.pl e altri portali Internet.

L’ideatore e l’organizzatore del progetto “Cuore per il Cuore per Iwonka” é Krzysztof Rydzelewski e Michał Baran responsabile del design grafico.

L’elenco completo degli artisti partecipanti:

Grażyna Szapołowska, Irena Santon Grażyna Brzezińska, Izabela Trojanowska, Aneta Skarżyski, Ich troje, Anna Mikołajczyk, Lidia Kopania, Krystyna Tkacz, Cecylia Steczkowska, Golec uOrkiestra, Justyna Makowska, Anna Świątczak,Bogusława Morka, Dominika Zamara, Roberto Cresca, Massimiliano Fichera, Franco Dani, Dorota Wasilewska, Zespół „KaDar”, Danuta Stakiewicz, Krzysztof Antkowiak, Iwona Węgrowska, Daria Adamczewska, Maja Kapłon, Iwona Manista-Kutryś, Paweł Mosiołek, Jola Molek (Jolene), Paweł Siluk-Steiner, Sylwia Drzecamomini, Maksymiliana Chaba, Krzysztof KIS, Angela, Lucas. M, Karolina Poźniak, Albert Ciemerych Zespół ALBIK, Andżelika Guściora, Alexander Nowak, Piotr Dystans, Kris Talisman i Magda Durecka, Lucilla Scarsella.

I proventi della vendita del Doppio Cd saranno devoluti a Iwonka e alla fondazione SIEPOMAGA

Per maggiori info

flesz.news

www.siepomaga.pl

Leggi Ancora
ArteModa

Felipe Cardeña firma una Capsule Collection floreale per Spazzuk

felipe cardena

L’artista spagnolo ha firmato una linea per il noto brand streetwear. “Pop Flowers by Felipe Cardeña” è la nuova linea di felpe e di T-shirt.

Direzione Artistica del Progetto di Chris Gangitano (curatore indipendente e agitatore culturale, Comunicarearte ass. Atelier Spazio Xpò)

Il controverso artista spagnolo Felipe Cardeña, famoso per aver vissuto come mimo di strada a Cuba e come artista “sans papier” in molti paesi del mondo, firma una linea di moda per Spazzuk, noto brand streetwear.

La visionaria linea Capsule Collection ‘Pop Flowers by Felipe Cardeña’ è la nuova linea di felpe e di T-shirt il cui filo conduttore è costituito dalla presenza di un folto pattern floreale e di elementi eterogenei (foglie, farfalle, pesci, uccelli), tutti appartenenti al mondo naturale.
Forme varie ed estremamente gioiose, allegre e colorate, tipico dei lavori dell’artista di origine spagnola.
Il potere magico della natura è infatti rappresentato dai fiori, psichedelici e coloratissimi, che sembrano sbalzarci, come per un’azione magico-rituale, in un tempo altro, onirico, fantastico, incantato. 
Al centro della composizione creata dall’artista appositamente per Spazzuk, è sempre presente l’immagine di un personaggio fortemente iconico.

T-shirt “Jesus Smile” 
Sul lato frontale delle T-shirt, compare una classica raffigurazione di Gesù Cristo, il quale, però, anziché offrire ai fedeli l’ostia consacrata – immagine del corpo stesso del Redentore, offerto in sacrificio per la salvezza dell’umanità –, dona invece un’emoticon con la classica icona dello “smile”, a simboleggiare un presente dove tutto è iper-semplificato ed esteriorizzato, ridotto a puro slogan, a emoticon, a gioco infantile ridotto a regola del mondo, dove i valori tradizionali sono stati sostituiti con comportamenti etici e virtù più apparenti che reali. 

Felpa “Flower Lion”  
Nella felpa, al centro del pattern floreale di Felipe compare invece un leone stilizzato, simbolo di forza e determinazione, che contrasta aspramente con la raggiante giocosità dello sfondo, rendendo così l’immagine insieme allegra e sottilmente minacciosa, delicata e forte nello stesso tempo, marcatamente maschile ma anche prepotentemente femminile, riducendo le distanze tra i modelli imposti dalla società e tra gli stereotipi di genere. 
Pop Flowers è acquistabile sul sito Spazzuk.com
Spazzuk
 
Spazzuk è un brand streetwear nato per chi vuole qualcosa di diverso dalla moda. È una visione, un mondo dove artisti, attivisti, propagatori di messaggi artistici lavorano, in modo inclusivo e sperimentale. È una visione nata su principi quali sostenibilità, responsabilità, etica, attenzione al pianeta e ai suoi abitanti. Spazzuk è libertà, prima di tutto di genere. 

Felipe Cardeña 
La biografia di Felipe Cardeña è controversa, e in questo risiede già una parte importante della sua poetica: l’idea che, nell’era della comunicazione virtuale e dell’identità sfuggente e fluida di internet, anche l’identità stessa dell’individuo, e la sua verità profonda, siano da mettere in discussione, e che dietro la maschera che ci siamo costruiti nel mondo, ormai sempre più legato alla dimensione virtuale, possa celarsi altro da ciò che appare.

Nato, secondo le biografie ufficiali, a Balaguer (Spagna) nel 1979, Cardeña ha vissuto come mimo di strada a Cuba e come artista “sans papier” in molti paesi europei ed extraeuropei, rappresentando, come performer, scene tratte dall’iconografia classica e rinascimentale.

Dal 2007 ha dato il via al progetto “Power Flower”, con grandi – a volte anche monumentali – composizioni coloratissime e strabordanti di collages dall’effetto eccentrico ed esagerato, a base soprattutto floreale, che toccano i temi del sacro, delle diverse identità culturali, della contaminazione tra natura umana e forme naturali. Artista “apolide” per eccellenza, è stato invitato a esporre alla Biennale di Venezia in tre diversi padiglioni nazionali: Padiglione Italia, Padiglione della Repubblica di Cuba e – come invito alla pace e alla cooperazione tra i popoli – in quello della Repubblica Arabo-siriana devastata dalla guerra.

Il “volto” pubblico della sua opera è spesso rappresentato da gruppi di ragazzi (la Felipe Cardeña Crew) che ne realizzano collettivamente i lavori e le installazioni, come in una sorta di laboratorio transnazionale permanente, come progetto pubblico di arte condivisa e collettiva: l’arte, secondo Felipe, non deve infatti essere appannaggio di un solo individuo, ma gioco, libertà, laboratorio pubblico ed esperienza di creatività partecipata. Il suo stile floreale, fortemente riconoscibile e coloratissimo, di chiara matrice neopop, sul quale si innestano caratteri tratti dalla storia dell’arte e dalla cultura di massa e riferimenti alle più diverse religioni e identità culturali, è divenuto ormai iconico, un vero e proprio “marchio di fabbrica” del suo lavoro.

Exit Urban Magazine ha dedicato la copertina di Maggio 2020 a Felipe Cardena

Leggi Ancora
1 82 83 84 85 86 92
Page 84 of 92