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Redazione

ArteFood & Beverage

Castellani Maestri di Vigna dal 1903 insieme alla Galleria Barbara Paci presenta : Collezione Collesano

andrea collesano

I grandi vini, quelli che provengono da terre antiche, da antichi vitigni hanno lo stesso profumo delle meravigliose chine di Andrea.

“Volevamo che gli Artisti e la loro Arte fossero vicini alle persone anche in un momento come questo, dove Musei e gallerie sono chiuse al pubblico, dove l’unica arte possibile da ammirare è sotto forma virtuale.

Volevamo non farvi perdere il contatto con i vostri sensi che grazie all’arte, in tutte le sue forme, sono da sempre stimolati in modo virtuoso e appassionante.

Non volevamo lasciarvi soli, poiché da oltre vent’anni ci occupiamo di Voi e delle Vostre grandi passioni.

Nasce così il nostro progetto Dipinti di Vini: un connubio perfetto tra Arte Contemporanea e Vino italiano.

Artisti quali Sandro Chia, Javier Marin, Andrea Collesano, Alessandro Busci e molti altri, hanno firmato le Etichette di vini importanti e di forte caratterizzazione territoriale.

Potremo entrare in ogni casa, essere presenti nei momenti più intimi e veri di questi giorni di “clausura” forzata, permettere davvero a tutti, collezionisti o semplici appassionati, di toccare con mano e goderne poi il gusto, di una forma di condivisione dell’Arte nuova, entusiasmante, di qualità.

Per non dimenticare mai quanto l’Italia sia un grande Paese, dove l’Eccellenza e la Tradizione non vengono mai meno, soprattutto nei momenti di grande difficoltà come questo che stiamo vivendo.

Richiedi con una mail la selezione completa dei vini del progetto Dipinti di Vini per l’acquisto.

Barbara.Paci.

Solo la poesia è veramente in grado di attraversare le epoche storiche parlando l’unica lingua che la parte più vera di noi può comprendere…cosi come una bottiglia può attraversare gli oceani portando messaggi verso l’ignoto.

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Intervistespettacolo

L’ Attrice DANIELA D’AGOSTINO si racconta …

DANIELA D’AGOSTINO

La mia passione per il teatro inizia nell’anno 1998, quando entrai a far parte di una compagnia amatoriale del mio paese. Lo feci per gioco ma quando salì la prima volta sul palco per esibirmi in pubblico non sentì imbarazzo o ansia, ero completamente a mio agio, mi sentivo come a casa lassù.

Ebbi subito il consenso del pubblico e decisi così di intraprendere quel cammino lavorativo.  Così poco tempo dopo feci domanda di ammissione all’accademia d’arte drammatica.

Durante i tre anni di accademia ho avuto maestri meravigliosi che oltre ad una rigorosa formazione tecnica, mi hanno trasmesso un grande amore per questo mestiere. Oltre ad avermi formato caratterialmente,  devo a loro oggi quello che sono, umanamente parlando. Perché un attore si, deve avere in primis la tecnica ma non basta, al pubblico dall’altra parte deve arrivare l’anima, il cuore.

Uno dei maestri a cui devo tanto, purtroppo scomparso da poco è “Paolo Giuranna”, difficile dimenticare la sua bellezza d’animo.

La prima vera esperienza professionale fu nel 2000 con lo spettacolo di Shakespeare: Sogno di una notte di mezz’estate che recitammo persino a Buenos Aires in Argentina e qualche anno dopo partecipammo con “L’Orestea” di Eschilo (regia Livio Galassi) al festival internazionale di teatro di Varsavia.

Nel 2002 dopo aver conseguito il diploma di attore mi trasferì a Roma, dove continuai con le tragedie greche.

Nel 2005 iniziai le mie prime esperienze televisive come attrice (fiction) e mi occupai anche per diverse produzioni televisive girate in calabria di figurazioni (AOSM).

Mi resi conto che l’amore per il teatro era più profondo e radicato in me.  Preferivo la magia del palco e il calore del pubblico alla freddezza della cinepresa.

Negli anni tirai comunque fuori la tutta la mia creatività e ampliai gli orizzonti lavorando non solo come attrice teatrale ma anche nell’animazione, radio, televisione e infine, dopo anni di gavetta, l’insegnamento, partendo dai bambini.

Nel 2008 lasciai Roma per tornare nella mia terra, la sentivo come una missione, volevo lasciare il segno, seminare arte e cultura qui e così fu .Inizia con i progetti teatrali nelle scuole (PON) appassionandomi sempre di più al mondo di bambini e ragazzi. Ma anche spettacoli teatrali con temi sociali importanti come il: bullismo, l’alimentazione, ecc…

Nel 2012 inizia un’altra bellissima esperienza nelle biblioteche (comunali e private), diversi progetti di educazione alla lettura animata. Vedere i bambini attratti e ammaliati dalla magia dei libri fu una grande soddisfazione e da lì proseguì questo bellissimo percorso fino ad oggi.

Mi occupo anche di laboratori adulti e faccio corsi di dizione ma il mondo dei ragazzi mi da tantissime soddisfazioni  perché adilà della formazione attoriale aiuto i miei allievi a fortificarsi caratterialmente, esprimendosi individualmente ed in un gruppo in modo creativo. Il teatro ha una funzione terapeutica. Ciò che vedo nei miei allievi, nel corso degli anni è un miglioramento caratteriale; ci si libera dalle insicurezze, imparando a gestire le proprie emozioni e a controllarle, senza vergogna o paura nel rapportarsi con il prossimo e parlare in pubblico.

Insomma un’ottima scuola di vita che li aiuterà in qualsiasi campo lavorativo e sociale; come diceva Stanislavskij:

“Il mio scopo non è insegnarvi a recitare, il mio scopo è aiutarvi a creare un uomo vivo da voi stessi.”

Dal 2000 ad oggi sono passati 20 anni e non posso dire sia stato un percorso facile, Il più grande problema dell’italia è che gli artisti non sono considerati dei veri e propri lavoratori.

Un classico:

A: Di cosa ti occupi?

B: di teatro.

A: Ah, e come lavoro cosa fai?”

In ogni caso sono felice di avere dato e continuare a dare il mio contributo in una terra difficile che fa fatica a crescere culturalmente.

Ho piantato dei semini che pian pian cresceranno e daranno i loro frutti.

Quello che posso consigliare oggi a chi volesse intraprenderlo come mestiere è di studiare tanto, perfezionarsi, attraverso studi ma anche laboratori a cui io stessa ancora oggi partecipo.

Non bisogna mai sentirsi arrivati, sfidarsi sempre e arrivare davanti ad una cinepresa o su un palco con tecnica ma anche tanta umiltà.

C’è chi sceglie questo lavoro per puro esibizionismo, narcisismo e non è questa la strada giusta da prendere.

Chi sente di avere un minimo di talento deve come ho già detto e non smetterò mai di ripetere: studiare, studiare, studiare, non improvvisatevi attori.

Il pubblico vuole percepire l’anima e il cuore di un’artista ma non basta, ci vuole anche la tecnica come è giusto che sia in tutte le professioni.

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ArteEventiModa

Art & Fashion “The Jungle book” Castello Spazio del Design, ROMA

Jammy Dude

Lunedì 23 novembre partirà l’evento art & fashion “The Jungle book” organizzato da Jammy Dude, un’innovativa start up di private sale di lusso al quale parteciperà Agarte – Fucina delle Arti con l’esposizione e la vendita delle sculture in ferro battuto di Moses Ochieng già presentate al pubblico con la mostra diffusa sul suolo del comune di Frascati Safari in Centro Storico.

L’evento di vendita privata si terrà al Castello Spazio del Design, Via Tuscolana,1197, 00173 Roma (RM) e si protrarrà sino a martedì 1 dicembre dalle ore 09:30 alle 21:00 e proporrà abiti di alta moda, prime linee delle più grandi case d’abbigliamento al mondo, abbinate alle sculture di Agarte, confermando il binomio perfetto tra “art & fashion”.

Si potrà accedere all’esclusivo evento di vendita privata solamente tramite invito richiedibile via e-mail a info@jammydude.com,

via whatsapp al +39 3276626530 o scaricando l’app Ufirst (scaricabile da Apple Store e Google Play),

in tal modo si potrà ottenere la prenotazione in base alla fascia oraria disponibile. Per la durata si verrà accompagnati da uno shop assistant che illustrerà i pregiati capi e spiegherà l’incredibile manodopera dell’artista keniota Moses Ochieng

Un evento imperdibile, primo di una lunga serie, che vuole promuovere al 50-75% off capi iconici delle collezioni uomo-donna di: Balenciaga, Balmain, Brunello Cucinelli, Burberry, Celine, Dsquared2, Dior Homme, Dolce & Gabbana, Givenchy, Gucci, Kenzo, MaxMara, Prada, Saint-Laurent, Valentino, Versace (il tutto contornato da un’ incredibile location).

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spettacolo

“Non Seguirmi” il film di Ermelinda Maturo

non seguirmi

“Non Seguirmi”, una trama ricca di colpi di scena, il film di Ermelinda Maturo presentato lo scorso Ottobre alla Festa del cinema di Roma.

Il mondo dei social, la vita degli influencer ma anche giochi di sottile psicolgia.

Non Seguirmi nasce da un format di reality con vari personaggi ; la trama si snoda intorno ad una donna che si prende cura dell’universo femminile… fino, però, ad un finale agghiacciante”.

Presentato nella sua prima uscita al centro sperimentale di cinematografia di Roma Non seguirmi è “un legal thriller mozzafiato dal respiro internazionale che lascerà tutti a bocca aperta”.

Uno stolker di influencer, psicopatico che firma i suoi crimini efferati utilizzando sempre lo stesso metodo.

Una volta scoperto sarà messo alle strette da chi non avrebbe mai voluto…”.

La partecipazione al Festival del cinema di Roma è un bel traguardo per il lungometraggio prodotto da Ermelinda Maturo, diretto da Alessandro Febo e girato in più regioni: Lazio, Calabria e infine Campania.

“Finire di girare un film in questo periodo nel Sannio e nell’ isola da me molto amata, Lacco Ameno (Ischia) – racconta ancora Maturo – è stata una gran bella soddisfazione non solo per me ma anche per tutta la squadra”.

Ermelinda Maturo

Il film è stato girato a settembre in Campania tra Benevento e Ischia.

A partire dalla scrittura grazie anche alla sceneggiatrice Anna Rita Santoro e lo psicologo Antonio Luce, che hanno sapientemente recepito le continue indicazioni di Ermelinda Maturo autrice del soggetto, sono arrivati davvero a “progettare” in dettaglio il film con un’accurata preparazione prima dell’apertura del set.

Non seguirmi è stata anche una grande opportunità per sperimentare l’efficace, reale ed innovativa applicazione di protocolli e conseguenti comportamenti Covid19 Safe.

Attualmente è in post-produzione e dove molte ancora saranno le sorprese.

Protagonisti del thriller sono Alessandro Orrei di origini sannite, Alessandra Izzo, Elodie Serra Attrice Italo/ Francese, Sharon Fuoco, Ubaldo Marangio, Antonio Cadore, Reyson Grumelli, Holly Irgen e il film conta anche sulla partecipazione straordinaria di Eleonora Pieroni venuta direttamente da New York e tanti altri piccoli e aspiranti attori come Ludovica Torone, Michele Bellinvia, Sara Carulli, Fabio Fontana, Maverick e Sharon lo Bianco, Valeria Nappi, Daniele Nuzzi.

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Foto del Giorno

Scatto di Sabina Filice

Sabina Felice

… Sono le tue foto a parlare, i volti, le espressioni della gente, degli attori, dei musicisti. L’ho rivisto in altre tue foto, nella luce che i volti emanano più che ricevono, negli individui che incontri e immortali, portandoti a casa tasselli importanti per capire, per capire te stessa, ricerca infinita, valore stesso della tua arte. ..

Franca Brucoli

Sabina Filice

Fotografa ufficiale del Festival della Tv e dei Nuovi Media.
Fotografa alla Mostra del Cinema di Venezia-Biennale, Festa del Cinema di Roma, Festival della canzone italiana – Sanremo.
Servizi negli studi televisivi Rai, Mediaset e Sky

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AttualitàLibriMusica

La Biodiversità vocale nell’era dei talent, la parola a Francesco Forges.

Francesco Forges

Ph Copertina di Annalisa Ceolin

La voce è uno strumento e come altri può essere oggetto di insegnamento.

La rapida diffusione dei talent show  televisivi ha influito molto sul panorama della didattica musicale, rischiando di dimenticare la pluralità delle voci  e tendendo ad  omologarle  per renderle più “commercializzabili” secondo logiche di mercato. Il format del talent- show non accenna ad arrestarsi, anzi viene esteso alle navi da crociera, alle serate karaoke e a volte anche all’ambito aziendale.  Questo è il presupposto da cui si dipana la lunga dissertazione di  Francesco Forges nel suo libro Critica della Voce. Appunti in difesa della biodiversità vocale” edito da  CRAC edizioni.

Cantante  eclettico, compositore, flautista  e insegnante di canto jazz e pop  in scuole private e civiche  e più recentemente nei conservatori di Genova, Venezia, Monopoli e Trieste,

Francesco  Forges presenta nel suo saggio un ampio e spettro di esempi di singolarità delle voci e suggerisce quali aspetti fondamentali della didattica possono preservare le voci dalla standardizzazione.  

L’idea ispiratrice del libro, ossia il concetto di “biodiversità vocale”,  per l’autore non è altro che l’applicazione all’ambito della voce di un termine comunemente utilizzato in  riferimento alla flora e alla fauna.  L’idea di difendere questa diversità è nata in Forges durante una sua visita all’acquario di Genova, dove notò una rana che assomigliava a un pomodoro. Proprio come questa “rana – pomodoro” è rimasta impressa nella sua mente è la singolarità di una voce quello che consente di ricordarla, quello che la rende interessante al punto da imprimerla nella memoria della gente.

Tuttavia molte delle voci che concorrono nei talent show, afferma Forges, sono generalmente più imitative e vengono facilmente dimenticate.

Parlando di biodiversità ci si riferisce in particolare alla voce naturale. 

Ma qual è la differenza tra voce impostata (lirica) e voce naturale?

“La voce impostata”, spiega Forges in un’intervista  per Radiowellness  a Musica senza Confini ,  “è quella che serve per eseguire la musica classica, principalmente la musica lirica o quella sacra con accompagnamento orchestrale. Questa si è sviluppata principalmente in Europa, anche se ne esistono esempi in India e in estremo Oriente.  È una tecnica che non prevede l’uso del microfono e nasce dalla  necessità di superare l’orchestra sinfonica che suona nella buca unicamente con la potenza della voce, senza ausilio di amplificazione.  Il cantante deve inoltre eseguire la nota giusta al momento giusto secondo quanto previsto dal compositore e senza  libere variazioni. “  

La voce che Forges definisce “naturale” è quella che nasce spontaneamente nelle culture tradizionali e che poi a partire dagli inizi del 900 viene tramandata attraverso la cosiddetta oralità secondaria, ossia la trasmissione orale utilizzando i mezzi di riproduzione del suono, la radio e i dischi e supportata, anche se non agli inizi, dall’utilizzo del microfono. “Si tratta di  una voce che ha altre necessità”, spiega Forges . “Spesso l’esecutore è anche compositore e comunque può rielaborare e rivivere la stessa canzone in tanti modi diversi.” Questo vale anche per il jazz vocale, una forma di cultura vocale tradizionale che  si è evoluta sempre di più fino a raggiungere forme molto raffinate e tecniche. Tuttavia  i primi cantanti di blues e jazz non erano  molto diversi da quelli pop  di allora o da quelli della musica  etnica.

La singolarità delle voci naturali  si riscontra dunque soprattutto  nelle vocalità  derivate dalla musica etnica e dalla musica tradizionale. Un esempio citato nel libro  è quello di  Rokia  Traorè,  cantante del Mali che canta in inglese accompagnata da strumenti africani. Apprezzata in molti  festival europei, il suo percorso  formativo  è stato segnato dallo scambio con molte culture, ma questo  non le ha impedito di mantenere l’originaria e singolare  vocalità  africana.  “DaLouis Armstrong e Billie Holiday”, scrive Francesco Forges, “da Bruce Springsten ad Ani di Franco, ….da Roberto Murolo a Pino Daniele abbiamo a disposizione migliaia  di voci uniche e in continua trasformazione, voci che adattano i loro canti rituali e le loro canzoni  al proprio registro vocale , scegliendo la tonalità più adatta, cosa impossibile nella musica classica.”  Grazie alla  formazione nata dall’assenza di confini tra generi e a una maturazione come musicista negli ambienti musicali più disparati,  Francesco Forges  individua  con cognizione di causa e senza pregiudizi il valore dell’unicità  delle voci.  

Ma quali sono gli elementi che rendono una voce unica?  A che cosa si deve la “biodiversità vocale”?   

La prima considerazione da cui nasce il libro  di Forges è che la voce è uno strumento diverso da tutti gli altri  perché non è costruito in serie.  I tratti distintivi di una voce, sottolinea l’autore,  sono la sua singolarità, la trasformabilità, l’invisibilità e l’articolazione del linguaggio.

La singolarità è legata alle differenze anatomiche tra i cantanti,  comprese  quelle dell’apparato  vocale. Le  varianti  presenti in quest’ultimo rendono la voce unica,  anche se ognuno cercherà di uniformarla a un modello. La voce è inoltre soggetta a  una naturale trasformazione  legata  alle varie fasi della vita e a  fattori esterni. Ci sono poi le parti  interne dell’apparato fonatorio, quelle che non possiamo vedere. Per la didattica vocale è di fondamentale importanza imparare a percepire  ciò che è invisibile per poterlo utilizzare al meglio,  sviluppando una buona  tecnica vocale. Infine  una voce è uno strumento che parla, sottolinea Forges, e ogni lingua possiede suoni diversi.  

Che relazione c’è dunque tra l’unicità della voce e il panorama dell’insegnamento del canto nell’era dei talent show? Come è cambiata la didattica vocale del pop negli ultimi 30 anni?

Forges ricorda la propria esperienza giovanile  negli anni 80, dopo aver terminato gli studi al Conservatorio come flautista, quando cantava in una band e iniziò a prendere delle lezioni di canto con  delle giovani insegnanti, delle  vere pioniere. Il grande cambiamento nell’insegnamento del canto naturale – spiega Forges – è avvenuto  inizialmente con il revival del musical, che necessitava  cantanti  molto preparati dal punto di vista tecnico e in grado anche di recitare e ballare .

Poi  è sopraggiunto il karaoke, che ha ampliato la dismisura la platea di quelli che volevano cantare  e inseguito  sono nati  i talenti show.  Grazie a quest’ultimo fenomeno si sono sviluppati  nelle scuole di canto americane metodi   poi  diffusi  in modo dilagante dai vocal coach.

A tutti  gli effetti  è  il vocal coach un allenatore , una figura nata  negli USA con principalmente con  l’intento di allenare cantanti già formati. Il più famoso   è Seth Riggs ,  che ha guidato  cantanti  come Steve Wonder o altri grandi nomi.

Non si tratta però di insegnanti   di canto  in senso tradizionale, presuppongono generalmente un percorso formativo già effettuato,  cantanti già formati che necessitano solo di un buon allenamento. La biodiversità, sostiene Forges, non viene incentivata perché molti tendono a imitare .

Convinto della necessità di preservare la peculiarità  vocale dall’uniformità,  Forges  contrappone a quello dei vocal coach un metodo diverso , una propria filosofia che va contro la standardizzazione dei suoni. “Oggi mancano figure come Janis Joplin”, dice, riferendosi alla graffiante cantante blues-rock degli anni sessanta.  L’obiettivo di  un insegnante   è quello di insegnare  a cantare cercando di trovare la strada unica e singolare per ogni allievo. La prima cosa che l’allievo non deve fare è imitare. 

Quali sono i rischi dell’imitazione?  

In realtà il vero pericolo delle diffuse  metodologie americane  sta nel  classificare  alcune  modalità di emissione della voce associate a determinati  sentimenti. Questo riduce l’imprevedibilità dell’intenzione artistica di un cantante.  Insegnando delle modalità predeterminate si dà per scontato che esistano solo queste,  escludendone altre a discapito  della spontaneità o della  creatività nell’esecuzione. Tuttavia l’imitazione in una prima fase didattica non è da escludersi. E’ una tradizione da sempre esistente. Ma in realtà  il mercato della pop music è quello che cerca l’imprevedibilità, proprio perché  la voce diviene immediatamente riconoscibile per la sua peculiarità.

Per fortuna ancora oggi, sebbene spesso fuori dal circuito degli ascolti in rete e della radiotelevisione, esistono esempi del tutto singolari di  elevata  qualità estetica e grande creatività. 

Articolo scritto da Isabella Longo per @radio wellness, ricondiviso dalla redazione di www.wl-magazine.it Conduttrice Trasmissione radiofonica “Musica senza confini” su Radio wellness

Radio wellness
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ArteOpera del Giorno

D’après Magritte II, Opera di Simona Cozzupoli

Simona Cozzupoli

D’après Magritte II
2019
Scatola di legno, vetro, pipa, smalto,
imbottitura per cuscini, cartoncino, legno e colla
cm 23,7 x 33,2 x 5

Artista Simona Cozzupoli

La pipa è una vera pipa.

Il cielo nuvoloso no: è la rappresentazione di un cielo nuvoloso realizzata con smalto azzurro e imbottitura bianca per cuscini, all’interno di una scatola di legno: “ceci n’est pas un ciel nuageux”.

Questa seconda versione di “D’après Magritte” è un omaggio a Magritte, un pittore che, come de Chirico, utilizzava una tecnica pittorica realistica per rappresentare ciò che sta oltre la realtà stessa e per riflettere sui complicati rapporti esistenti tra immagini, parole e realtà.

Il primo incontro con l’Arte dell’artista …

il suo primo incontro con l’arte è avvenuto intorno ai 6 anni, a casa dei suoi zii paterni.

Attratta da un quadro astratto di cui non riusciva a individuare il soggetto, ha chiesto incuriosita allo zio: “Cos’è raffigurato in quel quadro?”

“Ognuno può vedere ciò che vuole”, le rispose.

Simona Cozzupoli

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Musica

MAMOIADA ICHNOS di Davide Contu

davide contu

La batteria e la natura selvaggia della Sardegna sono le caratteristiche che mi vengono in mente quando penso al musicista Davide Contu, per promuovere il territorio della sua splendida Isola , l’artista di Iglesias ha portato il suo strumento ovunque, realizzando diversi video che portano lo spettatore a compiere un incredibile viaggio negli angoli più affascinanti e sconosciuti della Sardegna, un progetto che

Davide porta avanti anche per avvicinare i giovani alla musica.

Questa volta il  batterista Davide Contu ha portato il suo strumento al pozzo sacro di Santa Cristina a Paulilatino, alla tomba dei giganti Sa Dom’e S’Orcu, Siddi, alle terme romane di Fordongianus, al nuraghe Losa di Abbasanta, al nuraghe Gennamaria di Villanovaforru e nella città romana di Nora a Pula, per eseguire il brano Mamoiada dei Tazenda.

La scelta della canzone è un omaggio al cantante Andrea Parodi scomparso nel 2006 e il video è stato pubblicato in occasione dell’anniversario della sua morte.

(Il video è stato girato da Sandro Orrù, mentre la regia e l’ideazione sono di Davide Contu)  (a cura di Federico Spano)

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AttualitàIntervistespettacolo

Intervista a Edoardo Sylos Labini, Attore, Regista e Editore di “CULTURAIDENTITA’ “

Edoardo Sylos Labini

Intervistare un Editore è sempre interessante potete solo immaginare se è anche Regista e Attore, quante sfaccettature possa assumere questa intervista , lasciamo volentieri il “Palcoscenico” a Edoardo Sylos Labini e alle sue risposte:

Il tuo primo incontro con lo spettacolo?

A 20 anni alla Crazy Gang di Roma la scuola di danza dove mi iscrissi per far vedere i miei genitori che avevo chiuso col mondo “caldo” degli ultras.

Quando hai deciso che sarebbe diventato passione a professione?

Quando ho messo piede sul palcoscenico per il primo spettacolo saggio con la Crazy Gang. In quel preciso momento mi sono detto:

“voglio fare l’attore“,

Mi sono iscritto alla scuola di recitazione di Garinei e dopo 2 anni al mio primo provino ebbi la fortuna di essere preso da Peppino Patroni Griffi per un grande allestimento di “Questa sera si recita a soggetto” di Pirandello accanto ad Alida Valli!

Che difficoltà incontra il teatro nel panorama più generalista del mondo dello spettacolo?

Il teatro lo stanno distruggendo. Incomprensibile è stata la chiusura delle sale dopo che con le norme di igienizzazione su 350 mila spettatori c’è stato solo un contagiato per covid.

Questo Governo ha fatto solo promesse dimenticandosi un settore cosi importante come quello dello Spettacolo.

Tutto però è iniziato da un po’ di anni quando la sinistra si è spartita la lottizzazione di gran parte del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) a pochi teatri Nazionali con direttori nominati dalla politica.

Ora anche gli artisti hanno capito a chi hanno dato il voto per anni.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Il mio debutto appunto nella regia di Patroni Griffi alla Versiliana nel 1995: avevo un piccolo ruolo, un disturbatore dal pubblico che protesta perchè lo spettacolo è incomprensibile. La polizia mi fermò portandomi via pensando che fossi veramente uno spettatore impazzito. Intervenne il primo attore dal palco che urlò ai poliziotti che ero un attore.

Cos’è per te il teatro?

Il teatro è un rito che si ripete, uno dei più antichi dell’umanità.

Per questo viviamo in Italia un’epoca oscura senza chiese e teatri.

Da attore a editore ,quando e perché è nata culturaidentità?

Negli ultimi 15 anni ho interpretato sul palco grandi personaggi italiani che hanno fatto discutere e che la storia ha spesso raccontato in modo negativo da Nerone a D’Annunzio da Italo Balbo a Giuseppe Mazzini passando per il fondatore del Futurismo FT Marinetti.

Uomini che hanno amato la cultura e che hanno fatto dell’italianità un valore fondante della loro vita e della loro lotta.

Uomini che hanno combattuto per un’ideale e hanno saputo trascinare con le loro idee migliaia di persone.

Mi avrà influenzato interpretarli ma CulturaIdentità è stata quasi una scelta dovuta che ha continuato nella vita un percorso iniziato sul palco.

Dopo 25 anni di carriera da attore ora preferisco essere il regista di questo movimento culturale che sta aggregando tutti quelli che vogliono rilanciare l’Italia attraverso il suo straordinario ed immenso patrimonio artistico culturale e paesaggistico.

Esiste il politically correct nel mondo dell’editoria?

Certo che esiste e va di pari passo alle pubblicazioni di giornali e libri con tanti programmi televisivi.

Il main stream è un vero e proprio impero in campo editoriale ben strutturato ed organizzato ed il polticamente corretto occupa quasi la totalità della comunicazione nell’occidente.

Le voci non allineate vengono messe all’indice in vere e proprie liste di proscrizione.

Ma le voci libere stanno aumentando. Siamo come Davide contro Golia per questa la sfida è ancora più stimolante.

Poi nell’epoca del ” pandemicamente corretto” dove il terrorismo psicologico serve a farci accettare la privazione delle nostre libertà,

Il ruolo dei salotti radical chic del politically correct hanno un ruolo ancora più preciso nella narrazione partigiana dei fatti.

Quali responsabilità ha un editore secondo te ?

Un editore oggi comunque è un eroe : produrre un giornale cartaceo o stampare libri nell’era dei social è un gesto che emoziona. Il problema è che continuano a nascere scrittori ed editori ma diminuiscono i lettori. Il nostro paese desertificato culturalmente da anni di programmi televisivi trash e da influnecer “de noantri” ha bisogno invece di essere rieducato attraverso la riscoperta della lettura.

Avete visto chi abbiamo al Governo? Che gli frega a questi signori del monopattino e dei banchi a rotelle di libri teatri cinema e musei, infatti sono i primi che hanno chiuso.

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Intervistespettacolo

Francesco Butteri: la recitazione nel sangue.

francesco butteri

Una predisposizione naturale alla recitazione, passione, studio e talento e un amore , non comune ,per la storia del cinema.

Abbiamo fatto qualche domanda a Francesco Butteri per lasciare sia lui a raccontarsi:

Il tuo primo incontro con la recitazione?

Tutto parte da un’educazione volta a farmi amare intensamente il cinema, ma non solo… direi l’arte in generale! A ciò va aggiunta un’indole innata ed un fuoco sacro da parte mia verso tutto ciò. Queste mie caratteristiche, notate da molti addetti ai lavori, artisti stessi e non, hanno fatto crescere sempre più in me la consapevolezza che questo potesse diventare non solo un lavoro, ma un vero e proprio stile di vita e, piano piano, con i giusti incastri, tutto sta prendendo la giusta piega. Il primo lavoro importante che ho fatto, dopo svariati laboratori teatrali ed un’accademia (che ancora sto facendo), è stata la fiction “Non dirlo al Mio Capo 2” (andata in onda su Rai 1), sommata ad esperienze teatrali e spot pubblicitari. 

Quanto è importante studiare per poter recitare?

È fondamentale: l’attore deve necessariamente essere erudito. La memoria deve sempre essere perfetta per poter poi interpretare il personaggio per cui si è stati scelti. Fuori dal set bisogna leggere tanti libri, di tutti i generi, guardare tantissimi film (anche in altre lingue). Inoltre, la tecnica (quella insegnata dalle scuole) ha sempre il suo peso, ma il talento è innato e si coltiva soprattutto lavorando sul set. 

Quanto serve conoscere e avere cognizione di causa quando si parla di cinema , teatro e recitazione?

Tanto, tanto, tanto… aiutami a dire tanto! E quando si è alle prime armi occorre ascoltare i professionisti già affermati, carpirne i trucchi, fare domande e prenderne spunto. Anche se un vero artista deve necessariamente entrare nell’ottica che non finirà mai di imparare e conoscere (Laurence Olivier a 60 anni faceva laboratori teatrali), a mio avviso non c’è mai un punto di arrivo, ma sempre un punto di partenza. Anche una volta raggiunta l’affermazione, non bisogna perdere la sete di conoscenza… quella ti manterrà sempre in alto! E quindi, anche da adulti, vanno ascoltati quelli più esperti e navigati. La semplicità è la sofisticazione suprema! 

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

Ti racconto ben due aneddoti: il primo è stato l’incontro con Cate Blanchett durante il party di Pomellato durante la Milan Fashion Week.

Lei è l’emblema della mia risposta precedente: Un’attrice del suo calibro, vincitrice di due Premi Oscar, si è dimostrata di una semplicità, umiltà e disponibilità unica verso le persone accorse a vederla quella sera: è un insegnamento per tutti!

Il secondo riguarda i due Red Carpet alla Mostra del Cinema di Venezia: Il primo nel settembre del 2019 (Venezia 76), dove ho assaggiato il connubio fotografi-fan che mi ha emozionato tantissimo, ma allo stesso tempo dato una carica pazzesca e con i piedi ben piantati a terra ti dico che quel giorno ho capito definitivamente cosa voglio fare nella mia vita. Il secondo red carpet quest’anno (Venezia 77) dove, ovviamente e, giustamente, a causa della pandemia in corso, c’erano tante misure restrittive.

L’atmosfera era meno magica del solito, ma è stato ugualmente importante esserci (oltretutto nella serata inaugurale). A entrambe le edizioni sono andato con colui che considero il mio talent scout, un giornalista ed autore televisivo di una cultura unica, che ha scoperto molti talenti in passato, anche se non si è mai vantato in giro di averlo fatto… 

Se potessi incontrare un personaggio del passato , quale e di cosa parleresti?

Luchino Visconti: Il più grande regista di tutti i tempi.

Mi piacerebbe parlare con lui dei suoi film, anzi dei suoi capolavori. E poi mi piacerebbe recitare in qualche suo film (penso a Rocco e i suoi Fratelli o Il Gattopardo).

Diciamo che aver avuto il privilegio di fare un servizio fotografico con il Nipote, Giovanni Gastel mi rende orgoglioso, davvero tanto. 

Preferisci teatro cinema o tv?

Mi piacciono tutti e tre. Il teatro è la vita ed un vero attore deve misurarsi con esso. Il cinema e la TV portano tante altre cose belle. Quindi che dire… mi sto preparando per fare tutto. 

Cosa provi quando si accende la luce rossa e si sente : ciak si gira?

Un’intensa emozione. Sono a mio agio, tranquillo e sereno. Per me la vita è un set e quindi è il mio habitat. Non mi vedrei a fare altro o a fare una vita cosiddetta “normale”. Il sacro fuoco va sempre tenuto acceso.

Grazie Francesco per la tua disponibilità

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