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Redazione

AttualitàIntervisteModa

Il tempo di un piacevole caffè con Letizia Vercellino

Creatrice di eventi culturali , esperta di storia del costume e  Guida turistica, non potevamo non fare qualche domanda a Letizia Vercellino e lasciarle il compito di raccontarsi e raccontarci …

Il tuo primo incontro con l’Arte? Il primo incontro con la Moda?

Ho dei ricordi molto vividi e indelebili, avevo nove anni e il mio primo forte impatto con l’arte avvenne a Barcellona. Una vacanza indimenticabile, dove mio padre mi portò a vedere i quadri di Picasso, ammirare le opere di Gaudí, mentre mi declamava versi dei suoi poeti spagnoli preferiti.

Mi elettrizzai nei locali di Flamenco, l’arte di quella danza mi incantò e ciliegina sulla torta vedemmo passeggiare sulla Rambla, il lungo viale della città, Salvador Dalí!

Da qualche parte ho ancora un breve filmato di questo momento, Dalí che con il suo bastone e lunghi baffi si faceva notare con uno stile regale tutto vestito di bianco, una visione a dir poco eccentrica.

Da quel viaggio tornai con un entusiasmo che ancora adesso m’illumina.

La passione per la Moda, invece, la devo a mia madre, donna radiosa per definizione. Lei era sarta, la sua stanza era piena di bottoni di tutte le forme, fili di tutti i colori e stoffe, le cui rimanenze diventavano vestitini bellissimi per le mie bambole. A lei devo un certo gusto e senso estetico che con curiosità ho affinato nel tempo. Gli studi mirati poi, mi hanno permesso di diventare per molti anni una designer di abbigliamento lavorando per prestigiose aziende e affermati studi stilistici ed anche insegnando in scuole di Moda.

Per parlare di Arte è necessario averla studiata?

L’Arte ha un linguaggio molto potente che arriva a chiunque, conformandosi secondo la personale sensibilità e ricettività. Come guida turistica ho avuto ad esempio esperienze indimenticabili con i bambini, che di fronte ad opere di Rothko, Pollock, Kline, interagivano con riflessioni che nemmeno con gli adulti mi è capitato di sentire. Personalmente io sono per l’approfondimento e lo studio continuo, perché certi codici dell’Arte e la vastità di significati si possono comprendere e accogliere se quei codici possono essere in qualche modo decifrati. Con le giuste chiavi si possono aprire porte che si affacciano su panorami d’incredibile stupore che l’Arte sa provocare. Motivo per il quale, la tardiva laurea in Storia dell’Arte, con tesi dedicata alla Storia del Costume, mi ha permesso di evolvere il mio percorso professionale e raggiungere nuovi obiettivi.  

Binomio Arte-Moda, da qualche anno sta funzionando, cosa ne pensi?

La Moda nella sua più alta accezione è per me indiscutibilmente Arte. La Storia del Costume lo racconta e le contaminazioni con le diverse forme dell’Arte, nel corso dei secoli, sono lampanti. Basti vedere come certe linee stilistiche siano mutuate dall’Architettura, dalla Pittura, dal Teatro…è continua ispirazione e allo stesso tempo ricerca innovativa. Ritengo che più che binomio parlerei di una voce sola: l’Arte della Moda. E la Moda è tutto fuorché una forma d’Arte minore rispetto alle altre. Il suo potere comunicativo è fortissimo e da sempre l’uomo utilizza l’abito come forma simbolica del proprio tempo. Raccontare tutto questo mi appassiona moltissimo e la risposta entusiasta da parte del pubblico, mi rende felice.

Collaborando ad esempio con i musei, mi permette di valorizzare un’opera pittorica o scultorea mostrando nuove sfaccettature, significati che grazie agli abiti, ai tessuti, colori, accessori, molto spesso si notano superficialmente o per nulla. Come si dice, i dettagli fanno la differenza e possono raccontare bellissime storie.

Quali sono i punti fondamentali attorno ai quali gira l’organizzazione di un evento?

Sicuramente per me è avere le idee chiare sin dall’inizio, sia sulla fase progettuale, sia quella creativa dell’evento. Poi segue un grande lavoro che è fatto di ricerca, studio, metodo. Creatività ed efficienza vanno sempre di pari passo. Sono un po’ maniacale, mi piace lavorare in modo molto meticoloso, calcolando ovviamente anche i fattori di imprevedibilità. Mi piacciono anche quelli.

La Cultura che peso ha in Italia?

La Cultura deve avere un peso enorme su una società e parlando dell’Italia, non dimentichiamoci quale è il nostro DNA. Purtroppo ora è come se fossimo retrocessi di decenni e pare che la Cultura sia sempre più ostacolata e bistrattata, ma si deve combattere per lei. Ciascuno di noi deve dare il proprio contributo e soprattutto formare correttamente i giovani. Devono essere educati alla Bellezza e portarli a capire che la Cultura regala libertà, dà valore alla vita e ci rende essere umani migliori. La tecnologia, ormai irrinunciabile, si sposa benissimo con la visita dei musei, la frequentazione di teatri, concerti, con il profumo della carta dei libri, quelli che permettono di crescere, conoscersi e soprattutto pensare.

Se potessi decidere tre azioni per aiutare il mondo della Cultura quali sarebbero?

Sostituire prima di tutto certi politici o personaggi nefasti per la Cultura italiana. Investire denaro ed energie per darle tutta l’importanza che merita in tutti i settori e livelli. Fortificare l’identità sociale e culturale di questo paese per un nuovo Rinascimento. Noi Italiani, sappiamo raggiungere l’eccellenza in ogni settore, ricordiamocelo ogni sacrosanto giorno.

Raccontami un aneddoto che ricordi con il sorriso

Ne avrei tantissimi, ne ricordo uno piuttosto recente di una signora che durante un mio reading teatrale e racconti sulla Moda Napoleonica, le squillò il cellulare. Non riuscendo a spegnerlo, si agitò molto arrossendo; allora mi fermai e le dissi di rispondere, perché era sicuramente Napoleone, forse compiaciuto delle cose che di lui stavamo raccontando! Il pubblico carinamente rise e la signora riuscì a spegnerlo.

Se potessi incontrare un’icona del passato, chi e di cosa parleresti?

Vorrei trascorrere del tempo con “la suprema delle donne” come fu definita da Matteo Bandello, Isabella D’este. Una delle donne più autorevoli del Rinascimento, mecenate delle arti, scrittrice e soprattutto donna ammirata e imitata dalle altre nobildonne  per il suo stile innovativo e la sua raffinata eleganza.

Parleremmo di un po’ di tutto, di uomini, di Arte, di vestiti… e congedandomi con un inchino, le regalerei un elegante tubino nero alla “A.Hepburn. Le starebbe d’incanto.

Grazie Letizia, al prossimo caffè …

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Attualitàsalute

“L’ombra della candela”: Dodici Barlumi di Psicologia”

L’ombra della candela

“L’ombra della candela”: Dodici Barlumi di Psicologia” da un’idea di Monica Dimonte in collaborazione con Alessandro Fornaro

Sotto la luce viva e calda della psicologia illumineremo quelle zone d’ombra della mente e della  vita che rendono più complicate la relazione, in particolare tra uomo e donna.

Saranno 12 puntate in cui approfondiranno psicologicamente 12 argomenti selezionati tra i tanti che suscitano la  curiosità più intensa…ed il bisogno di risposte più profonde.

Gli appuntamenti sono:

– ogni Lunedì alle 20:30 sulla pagina FB “dott. Monica Dimonte”,

profilo Instagram “monica.dimonte”,

sul  canale YouTube “Monica Dimonte

sulla pagina “WL Magazine” e sulla piattaforma www.wl-magazine.it

Ogni Venerdì, dalle 07:30 alle 08:30, diretta sulla  pagina FB  dott. Monica Dimonte  verrà discusso l’argomento proposto nella rubrica del lunedì precedente.

Psicologa e psicoterapeuta, nata a Bari, classe 1964. Libera professionista dal 1994, si dedica alla psicologia clinica con particolare attenzione all’approccio alla violenza in ambito evolutivo (bullismo, cyberbullismo, ecc…) e alla violenza di genere.

Componente del direttivo di più associazioni impegnate nella sensibilizzazione psicologica del territorio, tra queste SIPAP e Andromeda, è attiva in numerosi progetti che si occupano di pevenzione e di violenza, con un focus particolare sullo studio del profilo dell’aggressore e della vittima. È ideatrice/autrice del progetto PMPVS – Prevention and Management of Potentially Violent Subject, in collaborazione con l’associazione Andromeda e la Croce Rossa Italiana sez. Provincia di Padova.

Premiata nel 2016 dalla Croce Rossa Italiana per la sensibilità dimostrata nel sostenere le donne vittime di violenza.

Il 25 novembre 2020 ha presentato il suo primo libro : 12 Ore per vivere o morire, un romanzo che parla della violenza di genere,

farmacista e giornalista scientifico

responsabile editoriale della testata Nuovo Collegamento, rivista distribuita a tutte le farmacie italiane e organo ufficiale dell’Unione tecnica italiana farmacisti (Utifar)

ideatore e conduttore della trasmissione radiofonica  #Salute on air su www.radiowellness.it

docente di corsi per l’educazione continua in medicina (Ecm) rivolti a farmacisti

consulente per la comunicazione della Farmacia Piccinelli di Treviglio (Big)

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IntervisteLibri

Francesca Marzia Esposito : Corpi di Ballo

Francesca Marzia Esposito

Il suo Romanzo d’esordio nel 2015 è stato La forma minima della felicità nel 2019 arriva il secondo “Corpi di Ballo”, nato nell’isolamento di un estate Milanese ferita dal primo Lock Down.

La sua prima opera parla di Isolamento , mentre la seconda entra prepotentemente nel suo Mondo, quello di cui non ama parlare, ma del quale è stata da sempre rapita sempre : “La danza”,

Abbiamo scelto di fare qualche domanda a Francesca, per conoscerla meglio , e lasciare a lei il compito di raccontarsi …

Il tuo primo incontro con la danza? 

Credo sia avvenuto in mia assenza. Ero piccola, forse mi trovavo in una stanza da sola e ho cominciato a muovermi seguendo la musica. Voglio dire che è successo in una dimensione espressiva spontanea che non aveva nulla a che fare con l’intenzionalità. Più che altro non mi andava di parlare, e l’uso del corpo mi permetteva di dire cose senza passare per la bocca.  

Hai deciso di scrivere un libro che racconta sogni, sacrifici e rischi che chi vuole intraprendere questa strada si trova a intrecciare, da dove nasce?

«Corpi di ballo» è un duello tra chi ha talento e chi meritatamente occupa il secondo posto. Mette a confronto due identità che, a parità di passione, dedizione, spirito di sacrificio, voglia di arrivare alla meta, non hanno la stessa vocazione. Il talento è selettivo, spietato, puoi allenarti quanto vuoi ma il risultato rimarrà mediocre, se paragonato a quello ottenuto da chi si è esercitato con lo stesso furore ma ha più stoffa di te. Se si è in due a gareggiare, arrivare al secondo posto vuol dire perdere rovinosamente. È il tema de «Il soccombente», il capolavoro di Bernhard: abbiamo il genio e la bravura media che dolorosamente prende coscienza del divario.

La danza è talento, ma anche molto sacrificio, ci racconti una giornata tipo per un’aspirante  ballerina?                                                                                                  

È un po’ come fare il militare alla sbarra: disciplina e ripetizione. Devi essere puntuale, precisa, umile, volitiva, ubbidiente, estremamente paziente e concentrata nell’imparare a sviluppare il tuo potenziale. Le lezioni iniziano al mattino, verso le dieci la classica, poi jazz o modern, nel pomeriggio si va a fare un provino o un’audizione, la sera insegni o fai l’assistente, così ti assicuri un piccolo fisso su cui contare per pagarti le lezioni che, tra l’altro, costano care. Nel mezzo: molti caffè col dolcificante, spuntini invisibili, insoddisfazione latente per il fisico, e tensione verso un futuro glorioso. È uno schema a grandi linee, sufficientemente veritiero.

Se potessi incontrare un’icona del passato, con chi prenderesti un caffè e di cosa parleresti?

Con Nureyev. In silenzio. Solo bere il caffè al tavolino con lui, magari a Parigi.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Posto che ricordare è una forma di reinvenzione e che, per me, le esperienze del passato sono più intense se nel ripercorrerle le collego a un sentimento che si muove dallo struggimento in poi, una forma di sorriso mentale me lo regala sempre la scena di quando finii l’esame di Storia del mimo e della danza, la professoressa mi restituì il libretto con la lode e io dissi: Sa, piacerebbe anche a me fare la critica di danza. Lei incrociò le braccia sul petto e con un sorriso da Monna Lisa disse: Se lo scordi.

Cos’è per te la danza?  

Prendo in prestito le parole di Mats Ek, il mio coreografo preferito: “La danza è pensare con il corpo.

È necessario pensare con il corpo? Non per la sopravvivenza, ma per vivere. Ci sono tanti pensieri che solo il corpo è in grado di pensare. Altre cose, come le pace, potrebbero essere più importanti della danza.

Ma allora noi avremmo bisogno di danzare per celebrarla. E per esorcizzare i demoni della guerra. Una rivoluzione che non ci consente di danzare, è una rivoluzione per la quale non vale la pena di lottare”.

Grazie Francesca per il tuo tempo

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IntervisteModa

Alessandra Giulivo, una carriera per la moda .

alessandra giulivo

Alessandra Giulivo Presidente della Camera Nazionale Giovani Fashion Designer, una brillante giornalista, presentatrice, conduttrice televisiva, organizzatrice di eventi, laureata in scienze dello spettacolo e della comunicazione multimediale, per conoscerla meglio le abbiamo fatto qualche domanda :

Primo contatto con la moda?

La mia è stata una lunga parentesi nel mondo della moda, ho fatto la  modella  sfilando per grandi nomi. Terminata la laurea magistrale in comunicazione e spettacolo allo IULM di Milano ho seguito  la mia passione per la scrittura che mi ha portata ad intraprendere la via del giornalismo e il salto nel mondo della conduzione è stato immediato. In questi anni, ho avuto la fortuna di presentare moltissimi programmi, talkshow, eventi e format e di organizzarne altrettanti.

Sei di origini calabrese, quanto c’è di Calabria nella tua vita?

Sono molto legata alla mia terra e credo di portarmi dentro molte cose  di essa che contraddistinguono il mio modo di essere ed il mio carattere forte. La Calabria con i suoi paesaggi, i suoi profumi e i suoi colori, presenta panorami d’incomparabile bellezza e vastità. Io, esattamente, sono nata a Reggio Calabria, la città dei Bronzi di Riace, del bergamotto, affacciata sul magico scenario dello Stretto di Messina, famoso nella mitologia di Scilla e Cariddi. Reggio è tutta una fantasmagoria di marine, di colli, di monti, di costiere che s’immergono nel glauco mare e nelle quali sono qua e là incastonate, gemme preziose, le reliquie di grandi ed illustri città greche che resero famosa questa Italia antichissima, questa regione stupenda. Dopo la maturità ho studiato scienze delle comunicazioni e dello spettacolo allo IULM di Milano e sentivo molto la nostalgia dei miei affetti.

Adesso, grazie al mio lavoro, ho la possibilità di dividermi tra la mia terra ed il resto dell’Italia.

Alessandra Giulivo, da quattro anni ricopri l’incarico di presidente della Camera Nazionale Giovani Fashion Designer. Che importanza ha per te questo traguardo?

Quattro anni fa ho accettato l’incarico di presidente della Camera Nazionale Giovani Fashion Designer, spinta dalla passione che nutro per la moda, per la cultura e per l’arte. In questo scenario la Camera Nazionale Giovani Fashion Designer gioca un ruolo fondamentale. Come obiettivo principale ho voluto portare un messaggio concreto, stimolante, innovativo ed altamente qualitativo, capace di catalizzare attenzioni nazionali ed internazionali.

Un programma a cui credo molto e che mi appassiona, con argomenti che vanno dalla valorizzazione delle radici culturali e storiche alla sperimentazione di nuovi percorsi creativi, dalla formazione dei giovani alle forti potenzialità dei connubi tra moda, cinema, arte e cultura. Oltre a questi, è necessario creare, sempre, delle sinergie tra i principali soggetti se si vuole arrivare a nuovi e tangibili risultati. Quello che mi piace sottolineare è che la Camera Nazionale Giovani Fashion Designer non riguardi solo la moda ma si estenda alle realtà collaterali e come l’attenzione ai giovani non si limiti strettamente all’ambito creativo dell’abbigliamento ma si estenda alle iniziative indipendenti legate a questo settore, creando tutta una serie di eventi che consentono alla Camera di confermarsi uno spazio creativo, di accoglienza.

Perché molti brand faticano a decidere di arrivare a Milano?

Per molti stilisti non è facile decidere di arrivare a Milano soprattutto per i giovani fashion designer  

perché devono affrontare  molte difficoltà. La Camera Nazionale Giovani Fashion Designer  è nata per promuovere e valorizzare i talenti emergenti della classe creativa, dando vita ad iniziative, workshop ed eventi che tengano conto della nuova generazione, offrendo possibilità di confronto, formazione, crescita professionale e visibilità, poiché il proprio motto è: New Generation”. E’ importante investire nella valorizzazione dei giovani talenti e legare artigianato e cultura, tradizione e innovazione. Solo con il rafforzamento dell’impegno nell’epoca attuale, infatti, è possibile favorire ed auspicare la crescita delle future generazioni. Il progetto nasce dall’idea di ampliare l’osmosi  tra il mondo della moda e dell’ arte. Il progetto vuole, quindi, essere un trampolino di lancio per promuovere  i giovani stilisti, dando loro la possibilità di farsi conoscere e di confrontarsi  entrando in contatto con il panorama del design Made in Italy. Dunque un’idea vincente che vuole aiutare a concretizzare i sogni dei tanti giovani creativi, contribuendo a sostenere la produttività calabrese ed italiana.

L’International Fashion Week, che ogni anno organizziamo a Reggio Calabria,  rappresenta la punta di diamante della CNGFD, un evento oramai molto atteso, di grande risonanza, grazie anche alla sinergia che si è venuta a creare con gli stilisti, le accademie di moda, le associazioni di categoria e tutti coloro che credono in noi. Una rete che permette di realizzare un evento di grande spessore che dia risalto alla nostra città ed alle eccellenze e persone coinvolte.

Purtroppo a causa della pandemia non abbiamo potuto realizzare la quinta edizione dell’evento perché eravamo in pieno lock-down ma la macchina organizzativa si sta mettendo in moto per ripartire. Reggio Calabria  ha accolto l’alta moda con successo.  Il nostro obiettivo è far diventare Reggio la capitale della moda per le giovani generazioni. Diversi sono gli stilisti che giungono da ogni parte d’Italia e del mondo ai quali si uniscono i fashion designer calabresi. Parliamo di cinque giornate che  abbracciano la moda e l’arte in tutte le sue sfaccettature con sfilate, shooting, mostre, premi, eventi collaterali presentazioni di libri e workshop.

Eccellenze Internazionali e del Made In Italy, Fashion Designer ed Accademie di Modasono  i  contenitori in cui vengono divise le sfilate di Alta Moda che si svolgono presso l’incantevole salone Foyer del teatro Francesco Cilea, creando molteplici occasioni di incontro tra le storiche realtà italiane della moda e le nuove realtà produttive e creative internazionali. Durante le due giornate di sfilate, inoltre, viene consegnato il prestigioso premio Golden Muse Award a tutte quelle personalità che per alti meriti si sono contraddistinte nel mondo della moda, dell’imprenditoria e dell’arte.

Cos’ è per te la moda?

La moda è estro, creatività, intuito ma anche organizzazione, strategia, management. Tutte queste componenti, apparentemente contrastanti, devono convivere ed amalgamarsi per assicurare il successo di un’idea imprenditoriale. Il mondo della moda vive di tendenze e gusti che cambiano nel giro di una stagione. Quando parliamo di moda il nostro pensiero non deve essere rivolto soltanto al défilé o agli eventi, perché la moda rappresenta anche un fattore sociale, ambientale ed economico che riesce ad unire mondi differenti tra loro, quali la creatività e il consumo. La moda è un processo costante di innovazione e cambia velocemente con ritmi rapidissimi. Sappiamo tutti che la moda italiana ha sempre avuto un’ importanza più rilevante , non solo per il lavoro svolto dai nostri grandi stiliti ma proprio per la qualità e la preziosità delle manifatture. Come in tutte i campi, il futuro siamo noi giovani. E’ bene dunque assicurarsi che questo senso di artigianalità, di vera e propria ”arte manifatturiera”’ non venga perduto. Ho sempre creduto che la moda sia non solo una leva fondamentale per lo sviluppo del territorio ma anche un grande elemento di attrattività. Bisogna investire nella valorizzazione dei giovani talenti e legare artigianato e cultura, tradizione e innovazione. La moda è un volano produttivo incredibile e può rappresentare una risorsa per la disoccupazione giovanile

Che consiglio daresti ad un giovane fashion designer?

Diventare i protagonisti delle passerelle. Creare vestiti e modelli è il sogno di molti. Ma la creatività non basta: per diventare stilisti bravi ed affermati occorrono competenze specifiche e tanta esperienza.. Chi vuole intraprendere la carriera dello stilista di moda deve sottoporsi ad un determinato percorso di formazione e ad un periodo di tirocinio che permettono di far emergere l’eventuale talento nascosto. Quindi nel periodo si è studenti bisogna cercare di essere presenti ad incontri e sfilate, di proporre le proprie idee alle persone giuste, di osservare molto e apprendere quante più cose possibile su questo ambiente. In alternativa alla scuola, è possibile  fare uno stage durante il periodo estivo in quelle aziende o case di moda che cercano personale da assumere a tempo determinato nella produzione di tessuti e stoffe. Oppure lavorare per sarte o artigiani presso cui imparare i segreti del “mestiere” per cimentarsi concretamente nella produzione di abiti. Un aspirante fashion designer deve essere sempre informato sulle ultime tendenze in fatto di moda, leggendo le riviste di settore e guardando in tv i programmi più “trend” sulla moda. Questa professione è adatta proprio per chi è curioso e particolarmente perspicace. Frequentare corsi specifici nel settore è importante per acquisire le competenze necessarie per svolgere al meglio questa professione. Una volta terminato il corso di studi o lo stage formativo, il passo successivo è quello di specializzarsi in un settore specifico della moda. Lo stilista può lavorare anche per la televisione, il cinema e il teatro, disegnando i costumi di scena. Chi aspira a diventare stilista dovrà acquisire, durante il corso di studi e la pratica aziendale, una serie di competenze inerenti le tecniche di stilizzazione dei bozzetti, la progettazione grafica, il design. Inoltre deve conoscere le modalità di lavorazione dei materiali, come tagliare e confezionare i tessuti, deve avere conoscenza delle varie tipologie di tessuto, i cicli di lavorazione che conducono alla lavorazione in serie.

C’è differenza nel modo di percepire la moda al Sud rispetto al nord? 

No, personalmente non credo ci sia differenza, penso piuttosto che venga recepita ed assimilata in modi e tempi diversi. Anche la moda ha i suoi tempi.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Ricordo che da bambina volevo fare la presentatrice, anche se non sapevo come. Mi divertivo molto ad imitare i grandi presentatori della televisione e a raccontare storie. Ricordo che a casa, spesso, la mia famiglia era il mio pubblico e intrattenevo tutti con le mie esibizioni. Quante risate. Già da piccola, in fondo, avevo capito quale sarebbe stato il mio destino.

Essere belle conta molto…ma quanto costa esserlo?

Credo che la bellezza sia qualcosa di più di un bel volto o un bel fisico.E’ qualcosa che coinvolge tutta la persona nel suo insieme. E’ la  mescolanza di fattori oggettivi e soggettivi che vanno dalle caratteristiche prettamente fisiche, all’avere un aspetto curato e che ti valorizza fino a trasmettere simpatia, positività e un’infinità di tante altre cose che costituiscono un valore personale diverso per ciascuno di noi. Tutti noi, nella nostra unicità possiamo definirci belli.

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Semplicità e Stile come parole d’ordine: Carmen Renée: Imprenditrice Digitale.

Carmen Renée

Carmen svolge la sua attività su Instagram dove si occupo di Moda, da sempre la sua passione.

Le piace lo stile semplice, durevole ed eterno da qui nascono i suoi post su Instagram ,foto dei suoi outfits, piuttosto minimal , composti da capi basici: vivendo a Parigi, è entrata nel mood dello stile “parisien” che si contraddistingue proprio per la sua semplicità.

Per Lei il guardaroba perfetto femminile dovrebbe essere composto da capi essenziali e accessori iconici.

Lasciamo a Carmen il compito di raccontarsi:

Amo la natura, essendo cresciuta in campagna dove passavo le giornate con mio nonno e i miei adorati cani.

Di recente, infatti, ho deciso di dare il mio contributo all’ambiente parlando nei miei post di tematiche riguardanti la Sostenibilità, consigliando ai miei followers prodotti e capi prodotti con materiali e con processi produttivi più verdi. Anche attraverso i reels e i video di IGTV condivido delle pillole, di non più di un minuto, riguardanti curiosità su questo fantastico mondo della Sostenibilità in continua crescita.

La mia formazione. Il mio futuro. Il mio progetto sostenibile.

Mi sono laureata in Economia alla Scuola di Economia e Management dell’Università di Siena. Decisi di intraprendere questo percorso perché il mio sogno è quello di aprire un’azienda. Ho sempre immaginato un futuro da imprenditrice nell’ambito della moda. Infatti la mia ambizione più grande sarebbe quella di creare un marchio di abbigliamento che rispecchi il mio stile essenziale ma che in primis rispetti l’ambiente.

Penso che il problema ambientale, soprattutto legato alla moda, non sia più da sottovalutare e che un brand che nasce oggi debba rispettare determinati standard ambientali. Tra le materie che ho studiato all’Università quella che mi ho sentito più mia è stata “ Politica Economica Ambientale” tanto che decisi di scrivere la mia tesi di laurea su questo argomento: affrontai la tematica della Fast fashion, concentrandomi sulla strategia sostenibile del marchio svedese H&M e le scelte d’acquisto dei consumatori, sempre più abituati ad acquisti compulsivi o dettati da budget ridotti.

Premettendo che non ho nulla contro i marchi della moda veloce, di cui anche io sono consumatrice, penso che sia fondamentale un’inversione di rotta verso la qualità di ciò che indossiamo.

Pur vero è che il concetto di stile sostenibile è ancora molto lontano dall’essere fruibile a tutti. La strada è ancora lunga perché rendere tutto sostenibile o almeno eco-sostenibile sarebbe un cambiamento troppo radicale per il mondo intero e dunque impossibile da realizzarsi in breve tempo. Per questo, tramite la mia attività social, ho deciso di sensibilizzare prima di tutto me stessa e spero di rendere partecipi tutti coloro che hanno il piacere di seguirmi. Ritengo che una “piccola-grande” rivoluzione debba avvenire a piccoli passi e attraverso gesti quotidiani.

UN ANEDDOTO CHE RICORDI CON IL SORRISO

Due anni fa il mio compagno mi chiese di andare a vivere con lui a Parigi, dato che aveva appena accettato un lavoro proprio nella Ville Lumiere.

Dopo 8 anni di relazione a distanza sentivamo il bisogno di stare sempre insieme. Ho sempre visto il mio trasferimento a Parigi come una nuova e grande oppurtunità di crescita personale e lavorativa.

All’inizio, pero, avevo molta paura del cambiamento e di lasciare i miei affetti . Mi ricordo che feci addirittura una lista dei pro e dei contro per decidere se accettare la proposta del mio compagno o meno. Mi viene da sorridere quando ci penso perché non sapevo a cosa stavo rinunciando se avessi risposto di no. Fortunatamente poi decisi di buttarmi a capofitto nell’esperienza come ho sempre fatto nella mia vita. Ho sempre ignorato le mie paure e così ho vissuto le esperienze piu belle che mi hanno fatto crescere, come gli anni universitari a Siena o l’Erasmus in Spagna. Vivo tutt’oggi a Parigi e la mia vita non potrebbe essere più perfetta di cosi.

E’ una città che mi sta dando tanto, molto romantica e che mi regala ogni giorno tanti spunti creativi che condivido su Instagram. A tutti coloro che mi chiedono un’opinione su Parigi io rispondo sempre “ Parigi è un museo a cielo aperto” che vale la pena visitare almeno una volta nella vita. All’inizio non sapevo se trasferirmi, ora non vorrei più andare via. Non so dove mi porterà il futuro ma quel che è certo è che Parigi rimarrà per sempre nel mio cuore.

SE POTESSI INCONTRARE UN’ICONA DEL PASSATO , CHI è E DI COSA PARLERESTI

Mi piacerebbe incontrare Coco Chanel. Sembra una risposta scontata per un’amante della moda ma non lo è . Coco Chanel non è stata solo una figura geniale nel mondo della Moda ma anche una donna avanti con i tempi. Oltre ad aver inventato l’intramontabile tubino nero, fu precorritrice dello stile garçone, rivoluzionando il modo di vestire delle donne e democratizzando l’eleganza.

Era impensabile a quei tempi vedere una donna vestita come un uomo, con giacca e pantaloni. Eppure lei lo fece, emancipando la figura della donna.

Mi piacerebbe chiederle come è riuscita ad ideare uno stile sempre attuale, che non passa mai di moda perché vorrei creare un marchio che rappresenti uno stile unico più che una moda passeggera.

INSTAGRAM

 Intervista in collabroazione con

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Antonello Marmora, AE MARMORA : la Moda a modo “NOSTRO”

Antonello Marmora

Insieme al Fratello, gestisce AE_MARMORA_Lab non solo uno store ma un vero laboratorio d’immagine..

Un idea di Antonello ed Emidio nata a Berlino ……un nuovo concetto di ambiente ….diverso dal FASHION STORE classico …ma con una linea comune..

AE MARMORA ma questa volta LAB…un laboratorio dove nulla è lasciato al caso.

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IntervisteModa

Babrbara Bertagni alias LadyBB

Babrbara Bertagni

Classe 1971 Adora tutto ciò che rappresenta l’eleganza e la classe, e la moda è la passione che la accompagna da sempre. ha creato un Blog tra i più seguiti in Italia www.ladybb.it e conta oltre 200.000 Follower sul suo profilo Instagram @ladybb___

Conosciamo meglio Barbara Bertagni

Il tuo primo contatto con la moda?

 Il mio primo vero e proprio contatto con la moda è stato nel 2016, quando fortuitamente, ho conosciuto lo stilista italiano Alberto Zambelli con il quale è nato fin da subito uno straordinario rapporto professionale e di amicizia. Grazie a lui ho potuto toccare con mano il mondo della moda anche partecipando a svariate edizioni della Milano Fashion Week Moda Donna in qualità di fashion blogger.

Non smetterò mai di ringraziarlo.

Il tuo primo servizio fotografico?

Anche il mio primo servizio fotografico risale al 2016, anno in cui ho deciso di intraprendere la carriera di blogger.

Non ho mai fatto servizi fotografici prima di allora. Tutto è iniziato nel 2016. Non ho mai posato. Non ho mai sfilato. Non ho mai frequentato scuole e/o corsi in tali settori. Mi sono “fatta da sola” in tutto e per tutto. Inoltre, le immagini che pubblico sono miei autoscatti. Inizialmente mi avvalevo di un fotografo, ma con il passare del tempo i reciproci impegni sono diventati inconciliabili, di conseguenza ho dovuto imparare a farmi scatti da sola utilizzando il mio telefono. Non ho mai neanche fatto corsi di fotografia.

Il mondo del fashion system pregi e difetti

 E’ una domanda alquanto complessa. Non mi è possibile rispondere in maniera esaustiva senza rischiare di dilungarmi eccessivamente. Cercherò di essere sintetica. Il Fashion System ha indubbiamente pregi e difetti al pari di qualsiasi altro settore. Tra i pregi, a mio parere, la creatività, il dinamismo, la continua ricerca di novità, la necessità di essere precursori, di guardare avanti ed oltre. La passione che non deve mai mancare. Difetti? Uno su tutti: l’apparire. Ciò che proprio detesto di questo settore è la dipendenza dall’apparenza.

Com’è cambiata la moda con l’avvento dei social?

 Se per “moda” intendi i fashion trend, ritengo che i social abbiamo comportato dei grandi cambiamenti. Ad esempio, a mio avviso, i social hanno uniformato gli stili a livello globale. Mentre un tempo in ciascun Paese prevaricava un determinato stile dettato dalla cultura e dalle tradizioni del Paese stesso, con l’avvento di Internet e poi dei social si è venuta a creare una sorta di globalizzazione della moda. Basti pensare alle grandi piattaforme che vendono abbigliamento low cost online. Da questo punto di vista la tecnologia ha appiattito i gusti delle persone, creando masse di fruitori omologati.

Influencer o blogger ? 

Blogger, grazie. Non amo definirmi Influencer. E’ un termine che a mio parere ha un’accezione negativa: influenzare le scelte degli altri. Preferisco definirmi blogger che condivide il proprio stile, le proprie scelte in tema di moda e cosmesi e lifestyle, che suggerisce, che lancia delle idee, degli spunti, che ispira gli altri senza necessariamente influenzarli.

Come scegli di cosa parlare  ?

Niente di più facile, ho sempre talmente tante cose da dire … Innanzitutto ci tengo a precisare che non tutti i post che pubblico sono frutto di collaborazioni, infatti mi piace condividere anche post riguardanti miei look personali piuttosto che prodotti cosmetici che utilizzo abitualmente nella mia beauty routine. Cerco sempre di mantenere fede alla persona che sono nella realtà ed è per tale ragione che sono molto selettiva nell’accettare le proposte di collaborazione. Se un brand non è in linea con i miei abituali contenuti, preferisco declinare la proposta e così pure se, dopo aver testato un prodotto, non lo ritengo soddisfacente.

Il talento e la bellezza possono bastare? 

 Assolutamente no! Senza la fortuna non si arriva da nessuna parte. Anche solo un pizzico, ma è indispensabile. E comunque, mentre il talento è fondamentale, la bellezza non lo è per niente in questo settore. Vi sono food blogger, tiktoker, curvy blogger, travel blogger etc che non possono essere definiti “belli” esteticamente eppure sono talentuosi e riscontrano più successo di altri a cui Madre Natura ha regalato la bellezza.

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso

 Il giorno in cui ho conosciuto lo stilista Alberto Zambelli. Ero talmente emozionata da non poter mai dimenticare quel giorno. Pensavo di non poter reggere ad una simile emozione. Avevo il cuore che batteva a mille. Ricordo che mi ero vestita di tutto punto, truccata alla perfezione (nei limiti delle mie capacità..) e che, prima dell’incontro, continuavo a ripetermi: “Chi te lo ha fatto fare???” “Cosa ti è venuto in mente?” Alberto Zambelli e la sua famiglia si sono dimostrati subito persone splendide ed affabili e così sono riusciti a stemperare la mia agitazione.

Se potessi parlare con un grande del passato, chi e di che cosa?

Il passato è ricco di grandi uomini e grandi donne, di persone che hanno fatto la storia ed hanno lasciato un segno indelebile. Fra tutti, per stare in tema, mi piacerebbe parlare con Coco Chanel.

Di lei ho letto varie biografie e la sua storia è affascinante. Con lei mi piacerebbe parlare della sua forza interiore e della sua determinazione, della sua capacità di elevarsi pur essendo cresciuta in un ambiente familiare drammatico (orfana di madre, abbandonata dal padre e vissuta per anni in un orfanotrofio). Vorrei dirle che è ancora un mito e che le sue creazioni stilistiche ed i suoi profumi, come pure le sue citazioni non moriranno mai. I miti non muoiono!

Cos’è per te la moda ?

Per me la moda da sempre rappresenta il mio modo di essere, il modo in cui mi interfaccio ed interagisco con gli altri, il modo in cui mi sento bene con me stessa. Fin da ragazzina sono appassionata di moda. Ho sempre prestato attenzione alla scelta dei giusti capi di abbigliamento. Non ho mai amato le persone sciatte, trascurate ed anonime. Ritengo che il modo in cui ci si veste sia una forma di rispetto per se stessi e per gli altri. Non si può negare che se una persona è “in ordine” significa che rispetta prima se stessa e quindi coloro con cui si relaziona. Ciò che indossiamo ci distingue dagli altri, quindi per me la moda è uno strumento di distinzione.

In chiusura di intervista ricordiamo anche il tuo profilo Tik Tok @ladybb___

Grazie Barbara per la tua disponibilità

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Mauro Lampo :il “migliore costruttore di Pinocchi al mondo”.

mauro lampo

Mauro Olivotto, in arte “Lampo” è’ stato definito dalla Fondazione Collodi come il “migliore costruttore di Pinocchi al mondo”.

Più di 6000 sono ad oggi i burattini “collodiani” costruiti di ogni misura e forma richiesti in ogni parte del mondo.

Il primo suo Pinocchio ufficiale risale al 1998, ma la passione per il burattino più famose del mondo arriva nel 1990 quando, per non buttare un pezzo di legno l’artista all’interno della sua bottega, crea  tre pinocchi….

Intervista in collaborazione con MOOD laboratorio di Idee

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Musica e Pandemia Il messaggio di Beethoven

beethoven
Nel  2020, anno che ormai volge alla fine e che ha stravolto le nostre vite, ricorrono  i 250 anni dalla nascita di Ludwig Van Beethoven.  Le  celebrazioni programmate in tutto il mondo  sono avvenute  in versione ridotta a causa della  pandemia, ma gli enti lirici e le orchestre hanno fatto il possibile perché l’anniversario del  grande genio della musica  non passasse inosservato. Ed è  proprio  l’esempio di  questa   titanica figura  di riferimento per la musica classica  a indicarci  oggi la via verso l’ottimismo,  in un periodo buio per tutti. Dal dramma della sordità alla maturità creativa Noto anche per  la  grave forma di  sordità che negli ultimi 25 anni  lo isolò dalla  vita sociale, tanto da essere creduto  un misantropo, il compositore tedesco ha molto da insegnarci,  grazie la sua capacità di risollevarsi  da una malattia   inaccettabile per un musicista.  Nonostante  la crisi fisica    esplosa nel 1802,  a cui si aggiunse una  profonda delusione amorosa,  Beethoven   ebbe il  coraggio di  compiere una svolta.  Consapevole che la sua infermità  avrebbe definitivamente distrutto la sua carriera pubblica di pianista,   abbandonò i tormenti e l’idea  del  suicidio, dedicandosi con nuovo slancio alla composizione. In una lettera del 1802 indirizzata ai fratelli, nota come il “Testamento di Heligenstadt”,  confessa: “Tali esperienze mi hanno portato sull’orlo della disperazione e poco è mancato che non ponessi fine alla mia vita – La mia arte, soltanto essa mi ha trattenuto. Ah, mi sembrava impossibile abbandonare questo mondo, prima di avere creato tutte quelle opere che sentivo l’imperioso bisogno di comporre”. 

E’ interessante cogliere l’evoluzione della sua attività di compositore verso opere sempre più  complesse ma anche brillanti. Oltre alle  sinfonie, di cui ben sette nacquero in una condizione di completa sordità  e di cui la quinta  e la nona  rimangono le più celebri,  creò   innumerevoli  composizioni per orchestra, per musica da camera, marce militari e tanto altro ancora, ricordando  in particolare la letteratura pianistica.  All’epoca del suo dramma personale  Beethoven aveva già raggiunto una notevole maturità artistica sia come virtuoso del pianoforte che come compositore, ma, dopo il 1802  ci ha regalato  altrettante pagine memorabili  che culminano  con la sua ultima sonata, la  n. 32 opera 111, nota anche come la “sonata  del boogie woogie”.

  ( selezionare al minuto 6:55) La modernità del  ritmo  presente  nel  secondo tempo, ovvero in alcune battute dell’ ”Arietta”, riesce a sorprendere anche l’ascoltatore  più profano.

L’invito alla gioia e alla creatività

Chi non  è in grado di riconoscere  le note dell’Inno Europeo?  

Lo suonano i bambini con il flauto alle  scuole medie, lo sentiamo alla  TV  in occasione di  eventi sportivi.  E’ l’ Inno alla gioia, la parte  corale  che chiude la  Nona  Sinfonia, l’ultima  composizione di Beethoven a cui lavorò tutta la vita. Il testo è del  poeta tedesco  Friedrich Schiller,  e descrive l’ideale tipicamente romantico di una società di uomini egualmente legati tra loro da vincoli di gioia e amicizia universale.  Un ideale  che  in questo momento  ci  appare   inconciliabile  con  l’odio e i conflitti generati  dall’incertezza e dalla paura generalizzata.   

Beethoven tuttavia, in un momento di diffuso senso di angoscia,  è forse l’esempio più avvincente  di quella che oggi amiamo definire e lodare come  resilienza  ed è al tempo stesso l’incarnazione della  filantropia e della forza morale, per la sua ostinazione nel non voler privare l’umanità  del suo talento.

Oggi è il compositore del passato  di cui  anche chi non  conosce e non ascolta la musica classica è in grado di riconoscere le melodie più celebri, presenti perfino nelle suonerie dei cellulari. Le sue  composizioni  sono entrate a far parte del cinema; sono oltre duecentosettanta le pellicole che hanno utilizzato la sua musica. L’esempio più noto è probabilmente in Arancia meccanica di Stanley Kubrick (1971)

e  memorabili sono  i film d’animazione di Walt Disney, Fantasia (1940) e Fantasia 2000, che utilizzano rispettivamente la Sinfonia Pastorale n. 6

e la Sinfonia n.5.

Quest’ultima  è stata  anche arrangiata da Walter Murphy  in versione  disco music  per la colonna sonora della Febbre del Sabato sera.

Certamente Beethoven non avrebbe mai immaginato tutto questo.  Eppure la sua tenacia creativa  e la sua modernità  rimangono un esempio in questo momento di isolamento generalizzato e di pausa forzata.  Ne può nascere per i musicisti  lo stimolo a ideare nuovi progetti, comporre nuova musica, migliorare la propria tecnica.

Ma, soprattutto in questo tempo così doloroso per tutti, ci arriva  con prepotenza il  messaggio dell’importanza dell’arte  come risorsa per la società, e aspetto irrinunciabile dell’esistenza  umana. E’ solamente  con l’arte in tutte le sue forme, soprattutto  con la musica  in quanto espressione più pura della sfera emotiva, che  si può pensare tutti insieme di ritornare a sperare  in un futuro migliore.

Articolo scritto da Isabella Longo

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