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Dove sono “Le Vele” di Turcato donate alla Città di Viareggio?

le vele di turcato

Barbara Paci, capogruppo del gruppo misto a Viareggio, ha ritrovato le “ vele” di Turcato all’interno di un ala di villa Borbone, lasciate a se stesse, piene di polvere ed in uno stato di abbandono preoccupante.

Le ha trovate in pessime condizioni non riposte come un’opera d’arte di quel valore, sia artistico che economico richiederebbe.

Le “ vele”, o meglio, le Oceaniche di Giulio Turcato devono essere assolutamente restaurate al più presto e ricollocate in piazza Puccini, nel luogo dove l’artista le voleva donandole alla Città di Viareggio.

Barbara Paci,da storica dell’arte e tecnico in questo settore specifico non riesce ad immaginare il perché dover lasciare un’opera così importante che è stata donata alla città di Viareggio in questo stato di totale abbandono e noncuranza.

Ormai è passato diverso tempo da quando è stata inaugurata la nuova piazza Puccini, dove questa particolare scultura mobile era stata posizionata, dopo varie ipotesi sulla collocazione.

Una scultura monumentale che l’artista Giulio Turcato ha voluto donare nel 1990 alla città di Viareggio, luogo dove ha deciso di vivere gli ultimi anni della sua vita e dove ha voluto essere sepolto.

Delle forme che richiamano le tavole da surf, i colori dell’estate e, grazie ai suoi piedistalli mobili, potevano ruotare a seconda del vento.

La migliore collocazione secondo Turcato doveva essere di fronte al mare o in piazza Puccini, dove furono collocate.

La spesa per installare questa grande opera non fu poca, circa 50 milioni di lire dati dalla banca Toscana per poter vedere le Oceaniche oscillare così come avrebbe voluto il maestro, ma si sa il tempo ed il salmastro corrodono tutto e questa scultura non è rimasta immune al passare inesorabile del tempo.

Quando la prima amministrazione Del Ghingaro decise di ristrutturare piazza Puccini fece rimuovere tutte le Oceaniche e il giorno dell’inaugurazione non vennero ripristinate, nonostante i lunghi tempi per ottenere i permessi e fare i lavori, circa un anno, che ha comportato la chiusura della piazza.

Alle varie polemiche, siamo a fine dicembre 2019, il sindaco Giorgio Del Ghingaro risposte con questa frase “ La verità è sempre banale, a volte perfino scontata e ovvia:

Le famose “ Vele” di Turcato sono state tolte dalla nuova Piazza Puccini perchè i piedistalli avevano bisogno di manutenzione, erano corrosi e il vento poteva rendere pericolosa l’opera d’arte.

Saranno sistemati, con tutti i crismi del caso e il tutto riprenderà nuova vita in un luogo più visibile, in maniera da farne risaltare ancora di più la colorata bellezza.”

La stessa motivazione che ha riconfermato nel luglio 2020, ma sono passati in totale due anni e non è stato ancora fatto niente.

Di questa risposta ne fummo tutti contenti, ma allora perché Barbara Paci ha  ritrovato queste sculture in un magazzino e non al centro di restauro a Firenze?

Quanto tempo ci vuole per ristrutturare dei piedistalli? O meglio cambiarli?

Non mi sembra che si stia dimostrando una grande lungimiranza sulla cultura e sui simboli che stanno a cuore alla città da parte di questa amministrazione dalla quale non vorremmo un altro spot elettorale come risposta, ma una risposta reale sulle tempistiche effettive e sul prossimo collocamento di questa opera, che Barba Paci ricorda,

è stata donata da uno dei più apprezzati artisti del ‘900 alla città di Viareggio.”

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Testo Critico su “Le Favole della Dittatura” di Leonardo Sciascia, a cura di Maria Marchese

maria marchese

Leonardo Sciascia “Scrittore dalla breve frase e dal pensiero lungo” : così Leonardo Sciascia caratterizzava Luigi Pirandello. Sin da adolescente, egli fu vittima di un’indiscussa malía, promanata dall’autore di “Uno, nessuno e centomila” , che lo spinse, in seguito, a trovare un rimedio nei confronti della stessa fascinosa personalità, poiché sposava l’illogica realtà siciliana ad un inaccettabile relativismo filosofico. Vitaliano Brancati e il suo realismo divennero, quindi, il suo modello ideale. Il 21 settembre 1948, su uno spoglio di “Sicilia del Popolo” , compare una colonnina che riporta sei favole di Sciascia, il cui titolo è “Favole del dittatore” . Il 22 dicembre dello stesso anno, sul medesimo quotidiano, lo studente Sciascia realizza, per omaggiare Brancati, di cui ammira la lontananza da ogni totalitarismo, un intervento intitolato “Brancati e la dittatura” . Nel 1950 viene pubblicato presso l’editore Borsi, di Roma, “Le favole della dittatura” : l’iter riportato nelle righe precedenti è l’unico elemento che permette di individuare la figura del dittatore in Benito Mussolini e l’oggetto della dissertazione nel governo fascista. Il libro involve 27 brani, espressi attraverso la forma favolistica, ispirati a Esopo, Fedro e Lafontaine nonché agli Animali Parlanti dell’abate Gianbattista Casti. L’attualità della condizione dissertativa viene, invece, chiarita dalle due citazioni che, unitamente al titolo dell’opera, ne costituiscono l’incipit concettuale.

La prima, dalla “Fattoria degli animali” di Orwell (“Le creature di fuori posavano i loro occhi un po’ sul porco e un po’ sull’uomo, sull’uomo e poi sul porco e ancora sul porco e poi sull’uomo, ma ormai era impossibile distinguere l’uno dall’altro) , suggerisce l’innaturale efferatezza del regime stalinista; la seconda, di Leo Longanesi (“Gli storici futuri leggeranno giornali, libri, consulteranno documenti di ogni sorta, ma nessuno potrà comprendere quel che ci è accaduto. Come trasmettere alla posterità la faccia di F. quando è in uniforme e scende dalla sua automobile?”) , si riferisce alla boria del regime fascista. L’intellettuale siciliano esprime, nel testo, brevi scene allegoriche, che evidenziano la somiglianza, ad imis, di entrambe le forme di governo. Adotta, quindi, uno stile volutamente arcaico per sottolineare un comportamento retrivo nonché l’immutabilità degli atteggiamenti dittatoriali, nel corso dei secoli. Ne “Le favole della dittatura” , Leonardo Sciascia sembra raddolcire, attraverso un linguaggio usualmente rivolto al fanciullo, l’assunzione di un’amara compressa. Sotto la dolce pozione letteraria è celato, infatti, un fluire carsico, il cui adombrato eloquio destabilizza e graffia coscienza e stati d’animo. La brevità formale dei passi e la loro laconicità abbracciano esperienze esistenziali prive di una conclusione morale, che indovano l’individuo nel disincanto; mentre l’ossimoro tra competenza letteraria fanciullesca e denuncia sociale destabilizza il lettore, piombandolo nella sfera dell’incertezza. Invero accolgono, addentro, il procedere di una dimensione riflessiva che necessita di un acuto approccio attentivo: passo dopo passo, attraverso l’elaborazione del turbamento, il lettore viene coinvolto entro le soglie del pensiero precipuo, benché disilluso.

L’autore vi imprime la propria ribellione verso il regime dittatoriale e ogni forma di sottomissione perpetrata nei confronti del debole: in esse, lo scrittore dischiude un inconfessato limbo, lontano da utopia e speranza. Egli avvicenda gli animali e, talvolta, l’uomo, mediante una mano semplice e, nel contempo, salace, ironica e altresì sottile, giostrando brevi traslati simbolici assolti, in taluni casi, dai respiri del silenzio, in altri, dal mormorìo emanato dall’incognita. Riporto, qui di seguito, alcuni degli immaginari reali, dipinti dallo scrittore, perché il lettore possa meglio orientarsi nei confronti del contesto che ho fin ora descritto. So quel che pensiSuperior stabat lupus: e l’agnello lo vide nello specchio torbido dell’acqua. Lasciò di bere, e stette a fissare quella terribile immagine specchiata. “Questa volta non ho tempo da perdere “ , disse il lupo: “Ed ho contro di te un argomento ben più valido dell’antico: so quel che pensi e non provarti a negarlo” . E d’un balzo gli fu sopra a lacerarlo. (L. Sciascia) Da Fedro, schiavo liberato , che ben conobbe i meccanismi dei rapporti di oppressione e asservimento, Leonardo Sciascia adotta la favola “Lupus et agnus” , esacerbando il dictat proclamato dal lupo che, oggi, torna con una ragione, a suo dire, indiscussa: la regola del gioco è unica e prevede che le norme di quest’ultimo vengano realizzate e modificate dal più forte, a proprio piacimento.

La prima perla, che si dirime entro le cerchia di un perpetuo e mesto dogma, diviene l’inizio di uno sconfessato rosario, che procede, poi, in una sequela vivace e animata di irrisolte preci. Ma è soltanto un asino Cercando col muso tra i resti di un carro di carnevale, l’asino scoprì una enorme testa di leone: vi infilò dentro la sua e, mezzo accecato da quella testa di cartapesta che intorno alla sua si muoveva come un cappello in cima a un bastone, uscì per i campi tagliando di gioia. Galoppando, entrò in mezzo a un gregge tranquillo, arruffandolo di spavento e di confusione. Subito però il castrato più anziano capì di che si trattava. “Sei il signore di tutti noi” belò; “disponi di noi come vuoi” . L’asino accettò l’omaggio con altissimo raglio. E un agnellino osservò allora al castrato: “Ma è soltanto un asino” . E il castrato: “Stupido, lo so bene che è un asino. Bisogna però trattarlo come un leone, se non vuoi che i suoi calci ti piovano sulla schiena. Quando il padrone verrà a riprenderlo, sapremo come chiamarlo” . Un secondo stralcio, questo, dove convivono altri atteggiamenti stigmatizzati dall’autore: in esso si concretano il servilismo, il trasformismo e l’adulazione da parte degli intellettuali. L’uomo in divisaGuardando l’uomo in divisa, chiuso e rigido dentro tanto splendore, la scimmia pensò: “in fondo la mia condizione non è triste: mangio bene, faccio la mia ginnastica, la gente che si affolla intorno a questa gabbia mi diverte. Ma vorrei tanto avere un vestito come il suo” . Un ultimo esempio, quello sopra citato, che sottolinea la distanza tra la classe dominante e quella subordinata. Pier Paolo Pasolini, che analizzò lucidamente “Le favole della dittatura” , in Libertà d’Italia del 9 Marzo 1951 intravide, nell’uomo in divisa, la figura di Galeazzo Ciano o Achille Storace.

Ho illustrato l’opera di un Sciascia minore, la cui risultanza tessutale si celebra entro le pareti del pensiero scomodo: poteva essere apprezzato ma non amato, poiché la sua intransigenza metteva in luce, agli occhi degli italiani, evidenze che preferivano ignorare. Per enfatizzare le ideologie trattate sin ora, rammemoro alcuni versi tratti da “Ninna nanna della guerra” , composta nell’Ottobre del 1914, da Trilussa: anch’essi vertono su una formula rivolta all’universo infantile per addivenire ad una denuncia sociale. …

Fa la ninna cocco bello

E riuniti fra de loro Finché dura sto macello:

senza l’ombra d’un rimorso,

fa la ninna, ché domani ce faranno un ber discorso

rivedremo li sovrani su la Pace e sul Lavoro che

se scambiano la stima pe quer popolo cojone

boni amichi come prima risparmiato dar cannone!

So cuggini e fra parenti

Nun se fanno comprimenti:

torneranno poi cordiali li rapporti personali Utopia e mondo dell’infanzia divengono, invece, oggi forieri di speranza e cambiamento. Il 17 Novembre 2020, Francesco Tonucci, psicologo del Cnr, vignettista e ricercatore di fama internazionale, viene insignito del titolo “Senior fellow”, nell’ambito dell’Ashoka Changemaker Summit. Il professor Tonucci ama definirsi un “bambinologo” e il suo progetto, in qualità di changemaker, prevede un totale ribaltamento dell’attuale status quo. .Egli sostiene che la città debba essere giocabile: solo un nucleo predisposto in maniera tale che i bambini possano uscire liberi, operare scelte e esperire se stessi può considerarsi democratico. Un luogo pericoloso come, del resto, un luogo riservato non rappresentano una suolo costruttivo: crescere un essere umano nella paura farà di quest’ultimo un individuo fragilissimo. La città di Salò, sul lago di Garda, costituisce un virtuoso e concreto esempio di questa mutazione sociale che, attualmente, trova riscontro non solo in diverse regioni italiane ma altresì in Spagna e in America Latina. Dalla consapevolezza di adulti e bambini può pervenire, quindi, l’atteso cambiamento.

Maria Marchese

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Eccomi, sono addirittura ancora IO.

Francesca Marzia Esposito

Ho insegnato danza a un sacco di gente di ogni età. Alle figlie dei cantanti famosi, alle settantenni che pensavano di non muoversi mai più, alla bambina riccia della pubblicità, a giunchi diafani che poi sono passati in Scala. Ai ragazzoni che quell’anno, invece di continuare basket, hanno deciso di fare jazz, all’avvocatessa che da piccola sognava di fare la ballerina, al dott che poi ha dovuto smettere perché con la direzione del reparto gli orari non si incastravano più.

Al giudice che dopo una giornataccia in tribunale veniva a buttare fuori un po’ di roba. Alle diciottenni vincitrici di una borsa di studio: arrivavano dal Perù e non riuscivamo a capirci a parole ma coi passi sì. Alle ex modelle, ancora belle, altere, a P. che “sai lei è un po’ speciale ma ama ballare”, alle tre donne persiane indistinguibili tra loro: stessi volti, capelli inchiostrati neroblu, corpi all’antica. Ho dovuto imparare nomi strani che a fine lezione, causa stanchezza, non sapevo più dire: Tu!,

Tu bionda!, Tu riccia… Scusa ma il venerdì sera non riesco a connettere. In classi dove erano talmente tanti che usavo la cuffia microfonata, o in sale dove c’eravamo solo io, l’allieva, e lo specchio. Mai avrei pensato di insegnare online e invece la maledetta pandemia ha fatto diventare reale anche questo. Mi è passata davanti agli occhi l’intero spettro dell’umanità, una moltitudine di corpi ognuno simile all’altro negli acciacchi, nei limiti, nel potenziale. Sono sempre migliorati tutti. Sempre, ogni volta, abbiamo solo dovuto affrontare la possibilità del margine di miglioramento. L’idea di averne uno: No, io non riesco, Non sono capace,

Sono sempre stata così! Il concetto di individuo monolitico. Una delle cose che dico spesso è: Da qui in poi ci penso io, gestisco io il tuo corpo, tu devi solo affidarti a me e non pensare. Non pensare è fondamentale. Eseguire e basta, senza ricordare a te stessa continuamente chi sei. Sostituire la memoria emotiva con quella muscolare. Fare un viaggio sul corpo, arrivare alle estremità, toccarle, piantare bandierine su muscoli inesplorati, arti abbandonati, sconosciuti, mantenere una costante esecutiva fino a riconfigurare la mappa geografica di involucro più denso, attivo, oliato, per poter dire alla fine:

Eccomi, sono addirittura ancora IO.

Francesca Marzia Esposito

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Terra: il terzo modello di scarpa vegetale prodotta dai residui di uva italiana made in Le Coq Sportif

Coq Sportif

Dopo i modelli Gaïa e Nérée presentati lo scorso agosto, la nuova calzatura del brand francese completa la collezione naturale di produzione locale. Questa nuova generazione di sneakers si rivolge a un pubblico urban.

Dopo Gaïa e Nérée, l’anima green di Le Coq Sportif non si ferma. È stata presentata Terra, il terzo modello di scarpa vegetale, locale e naturale, che dà continuità ai due modelli del brand francese in vendita dallo scorso agosto.

Il modello Terra trae ispirazione dalla natura, più precisamente dalla topologia del terreno e dal suo rilievo. Una scarpa court, sempre realizzata con materiali vegetali, principalmente con i residui dell’uva di provenienza italiana.

Proprio come i primi modelli, la soletta è in sughero e lattice naturale, la suola in gomma e i lacci in cotone. Il logo del marchio è ricamato all’esterno della scarpa.

La firma di questa collezione, una bandiera bianca e verde, sempre realizzata con materiali vegetali, adorna i talloni delle scarpe. Sul lato destro si trova il nome del modello e la sua annata: “TERRA_VG 2020”.

Tanto comoda quanto elegante, Terra è disponibile in 4 varianti: due modelli monocromatici, uno bianco, uno nero, e due modelli con inserti e logo colorati, blu navy e grigio chiaro.

Questa nuova sneaker è il risultato di ricerca e innovazione per offrire modelli responsabili, autentici e con uno stile urban. La selezione e la raccolta dei materiali, la loro modellatura e trasformazione, viene realizzata nel rispetto della natura e della tradizione a livello di produzione del brand. Questa scarpa riprende le caratteristiche dei primi modelli naturali del marchio tricolore con una produzione locale in Portogallo.

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E’ la Nebbia che va, storie Milanesi, di Giancarlo Elfo.

E' la Nebbia che va

Busta a sorpresa

Un tempo, quando ce n’era una ad ogni angolo di strada, le edicole erano l’unico luogo dove si vendevano i fumetti. Lì, vicino alle pubblicazioni più recenti, c’era sempre un mucchio di buste colorate con su scritto “ busta a sorpresa”, in cui si potevano pescare alla rinfusa vecchi numeri di Mandrake, albi giganti di Gordon Flash, giornaletti di Tiramolla. A volte erano una delusione, altre volte si rivelavano piccole miniere da cui estrarre strisce comiche, avventure di fantascienza, racconti del West. Ogni busta era uno zibaldone di storie di ogni tipo e provenienza, che arrivavano dalle edizioni e dalle epoche più varie.

Qualcosa di simile è questo volume, che nasce in maniera imprevista dalla volontà di dare una nuova casa al mio romanzo a fumetti di maggiore successo, “Tutta colpa del ’68”. Che, dopo essere stato pubblicato per la prima volta da Garzanti nel 2008 e poi come allegato di Repubblica nel 2018, era ormai introvabile.

I miei rapporti con l’editoria a fumetti sono abbastanza bizzarri (dei miei quattro libri due sono apparsi con una casa editrice classica come Garzanti); così ho pensato di rivolgermi a Milieu, un editore di cui apprezzo il sapersi muovere tra locale e globale, cronaca e antropologia.

E Milieu, che con i fumetti finora non aveva a che fare, ha rilanciato proponendomi di raccogliere in volume le mie storie ambientate a Milano, dagli esordi a oggi. Non è poca roba, e me ne sono accorto andando a rovistare tra disegni originali e pubblicazioni.

Ho trovato tavole del 1977 per Alteralter, strisce per il giornale di inserzioni Secondamano, fumetti apparsi sulla rivista letteraria Linea d’Ombra negli anni ’80. E poi lavori per il settimanale Diario tra la fine del passato millennio e l’inizio del nuovo, testi e disegni del libro “Quelli che Milano” realizzato con Matteo Guarnaccia nel 2010. Nonché, ovviamente, le pagine di “Tutta colpa del ’68”, che si svolge in gran parte a Milano.

Dai cassetti è uscito insomma un serpente di storie che si snoda lungo parecchi decenni attraversando luoghi e luoghi comuni, persone e personaggi, leggende e leggende urbane. Parte dalle cronache di fantascienza del detective Paolo Valera con ufficio sul Naviglio, procede tra i frequentatori di un bar dove l’eco dei movimenti degli anni ’70 è ancora nell’aria. Si allunga nei cortei e nelle derive del sessantotto, incontra tipi con le ali che prendono il metrò, nuota nel riflusso dalla politica, galleggia nella Milano da bere, guada i tempi di Mani Pulite, avvista la città di oggi.

La nebbia se n’è andata, il clima è cambiato, la gente è cambiata, la città è cambiata. Ma nessun rimpianto per la Milano d’antan: per i cessi sul ballatoio, il vino perfido delle osterie, il Naviglio puzzolente, le case riscaldate a kerosene, le fabbriche che impestavano l’aria. “E’ la nebbia che va” è un serpente che non canta la canzone della nostalgia. Queste pagine disegnano semplicemente alcune delle mutazioni che ho visto nelle facce, nel panorama, nella pelle di Milano. Che, guarda caso, ha nel suo stemma un serpente.

Giancarlo Ascari

E’ la nebbia che va

presentazione

Giancarlo Ascari, noto da sempre come Elfo, è uno dei grandi fumettisti milanesi. Una carriera lunga quarant’anni, la sua, che viene celebrata per la prima volta con un volume che raccoglie tutte le sue storie alternate da lunghi racconti che ripercorrono quell’epoca che va dal Sessantotto no alla Milano da bere e alla Milano europea di Citylife. Elfo ha ambientato moltissime storie nella sua Milano (città in cui vive da quando aveva cinque anni), riuscendo a raccontarne i molteplici aspetti, le contraddizioni, le mille facce e i mutamenti. Dai racconti noir, al suo personale ricordo della contestazione, ai costumi e alle abitudini dei milanesi, Elfo ha dedicato le sue pagine a una metropoli spesso inafferrabile, con un’anima che si svela soltanto “a chi la sa guardare”.

Il volume, costruito in ordine cronologico, raccoglie anche diversi racconti inediti che illustrano il dietro le quinte di quegli anni, quando il mondo del fumetto e delle riviste era abitato da gure mitiche come Pazienza e Spiegelman e da direttori di spicco del mondo culturale come Del Buono e Deaglio. Tra i pezzi forti del volume, il fumetto autobiografico Tutta colpa del ‘68 e le strisce sul detective Paolo Valera, ormai introvabili, che raccontano gli anni settanta in chiave grottesca e noir.

Giancarlo Elfo Ascari illustratore e autore di fumetti con lo pseudonimo di Elfo, ha collaborato con AlterAlter, Linus, Corriere dei Piccoli, Diario, il manifesto, Smemoranda, Repubblica, Corriere della Sera. Ha pubblicato graphic novel con Coconino, Garzanti, Rizzoli.

Con Matteo Guarnaccia ha scritto e disegnato l’almanacco “Quelli che Milano”, divenuto ormai un classico. Con Pia Valentinis ha scritto e disegnato libri editi in Italia, Francia, Inghilterra e Russia.

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Viaggiare nello spazio? Oggi è possibile con la live experience Oltre di Chiara Canali

chiara canali

In questo periodo di vacanza natalizia e di forzata chiusura dei Musei e degli spazi espositivi, il coinvolgimento diretto dello spettatore viene comunque assicurato da alcune esperienze in live streaming a cui si può accedere comodamente da casa propria e attraverso  i propri device.
Tra le visite online, ho particolarmente apprezzato il museo virtuale di Oltre Live Experience/Dalla Luna a casa tua, nato da un’idea di Way Experience in partnership scientifica con LOfficina del Planetario e con la progettazione tecnologica di BADBYTE.

Oltre Live Experience/Dalla Luna a casa tua è un’esperienza in diretta live fruibile da una piattaforma di broadcasting web in un giorno e orario prestabilito, collegandosi con il proprio computer tramite un link.

Entrati nel museo virtuale, lo spettatore può partecipare in prima persona a un viaggio immersivo nello spazio, esplorando, sala dopo sala, storie, immagini, video e animazioni 3D assieme a una guida esperta de LOfficina del Planetario.

La prima sala è dedicata al sogno del volo ed è possibile rivivere le imprese che ne hanno segnato le tappe più importanti nella storia: dagli studi di Leonardo da Vinci, ai fratelli Mongolfier – inventori nel 1783 del pallone aerostatico – dai fratelli Wright e alle imprese di Amelia Earhart, aviatrice americana nata nel 1897, prima donna a volare da sola sopra l’Oceano Atlantico.

Dal sogno del volo al mito della Luna, da sempre fonte di ispirazione per filosofi, poeti, scrittori, come per es. del filosofo greco Luciano di Samosata, ma anche di Dante, Petrarca, Leopardi che fa parlare un pastore delle stelle asiatiche.

Per arrivare alle storie di fantascienza di Jules Verne che scrive ben due romanzi: Dalla Terra alla Luna, scritto nel 1865, e il seguito Intorno alla Luna del 1870, che anticipa le prime fasi dello storico allunaggio avvenuto realmente cent’anni dopo.

Proseguendo nella seconda sala, la guida introduce i visitatori alla sfida per giungere allo spazio che ha visto come protagonisti due grandi nazioni: Unione Sovietica e Stati Uniti.

In questa sezione sono ripercorse le fasi di lancio del primo satellite, lo Sputnik, ma anche le spedizioni spaziali che ebbero come protagonisti gli animali, come la cagnolina Laika, e infine le imprese dei cosmonauti Jurij Gagarin, Valentina Tereškova e Aleksej Archipovič Leonov.

Attraverso filmati dell’Istituto Luce che ripercorrono lo scenario storico della Guerra fredda e della “corsa allo spazio” dell’Unione Sovietica e degli Stati Uniti, la guida arriva così alla fondazione della Nasa fino alla storia della conquista della Luna avvenuta nel 1969.

Il percorso espositivo è reso ancor più stimolante e immersivo grazie alla presenza di quiz interattivi e alle sperimentazioni con Realtà Aumentata fruibili tramite l’App Planetarium. In alcune sale del museo è infatti possibile inquadrare con lo smartphone delle cartoline che rappresentano una tuta spaziale o una navicella spaziale, che dal museo si catapulteranno direttamente nell’ambiente di chi sta compiendo l’esperienza.

Insomma un’esperienza divertente e, al tempo stesso istruttiva, adatta ad un pubblico di grandi e piccini.

Chiara Canali

Oltre Live Experience/Dalla Luna a casa tua

Visibile da casa attraverso pc, smartphone, tablet e smart tv

Esperienza disponibile dal 18 dicembre 2020

Biglietti

20 euro

3 gift card a 50 euro

Disponibili sul sito: www.oltrexperience.it

PRESS

Studio Battage, Milano

battage@battage.net

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Libri

Un libro per raccontare una straordinaria vita di Catharsis piątej komory serca

Catharsis piątej komory serca

Catharsis piątej komory serca, un libro scritto da una donna che vuole riportare in auge la storia del padre filantropo, patriota e eroe

Benvenuta a Kamila Beata Bogackan, cosa ha significato per lei scrivere questo su suo padre?

K. B. B. Bongiorno grazie mille per l’opportunità di presentare il mio libro sulla figura di mio padre. E stato un mio desiderio d’infanzia, ma soprattutto un adempimento, una missione per commemorare la sua figura come eroe e patriota, medico, militare, diplomatico, un tenero padre. e colui che ha contribuito all’indipendenza della Polonia.

Qual è la motivazione che l’ha spinta a intraprendere questo lavoro?

K. B. B. Prima di tutto, per diffondere la verità e restituire a mio Padre tutti i meriti che gli spettano nel campo dell’indipendenza polacca. Con il contributo del mio libro, vorrei correggere la curvatura della storia dell’indipendenza polacca e ripristinare il ruolo che egli ebbe e i suoi merit. Vorrei salvare la sua memoria dall’oblio, vorrei che il mondo senta di lui. Questa è la storia di un uomo devoto alla sua patria.

Quanto le è costato in termini di tempo scrivere il libro tra il reperimento dei vari materiali e la stesura dello stesso?

K. B. B. Il desiderio di scrivere questo libro è nata in me quando ero bambina, in molti anni ho raccolto numerosi documenti, Incontrato persone che ancora lo conoscevano e o lo ricordavano personalmente e non. Il rapporto con le mie sorellastre mi ha permesso di conservare alcuni souvenir e ricordi. Ho conservare alcuni effetti personali, compreso il suo diario. Ho viaggiato molto Tra Europa e USA per rincorrere le sue tracce. Un grande aiuto nel reperire la documentazione storica da persone meravigliose, i miei amici, la genealogia degli abitanti di Krosno, in particolare Alicja e Andrzej Rygl.

Suo padre si distinse in Polonia e anche negli USA, ce lo racconti?

K. B. B. Nel marzo 1913 T.W. Wilson è divenuto il 28 ° presidente degli Stati Uniti d’America, grazie a una stretta conoscenza con il quest’ultimo, già nel 1915, a mio padre venne in aiuto di Feliks Młynarski, un banchiere polacco che faceva parte del consiglio del comitato nazionale supremo. Młynarski che andò negli Stati Uniti e rimase con mio padre, che lo aiutò a raccogliere fondi per le legioni polacche. Mio padre si guadagnò il favore dell’America per la causa polacca. Młynarski rimase ospite a casa di sua e con il suo aiuto stabilì una alleanza con il Presidente Wilson. E grazie ai grandi agli sforzi  Wilson promise l’aiuto e il supporto per le legioni polacche. Sulla via della riconquista dell’indipendenza, inoltre fu mio padre a scrivere il discorso a Wilson sulla riconquista dell’indipendenza della Polonia.

Kamil Jan Bogacki, filantropo, patriota, amico del Presidente degli Stati Uniti Wilson, ci spieghi in poche parole chi era suo padre dagli occhi di una figlia?

K. B. B. Da piccola sognavo di fare tante cose per aiutarlo e credo che scrivere questo libro sia il coronamento di quel desiderio d’infanzia. La sua non è solo la storia di un uomo coraggioso, non è solo la straordinaria storia della nazione polacca le numerose situazioni, gli ostacoli sulla strada verso l’indipendenza. È anche una realtà americana nel campo dell’educazione e dell’attività patriottica. Questi sono anche tutti i segreti della vicinanza emotiva. Proprio così era uno di noi, ha amato, ha vissuto, ha sofferto. Ha vissuto storie straordinarie, esperienze dolorose. Era un osservatore molto attento della vita. Seguo il suo esempio con grande speranza di trasmettere questo contenuto alle generazioni. Mi ha lasciato con un impareggiabile esempio di vita buona e nobile.

Nel mio viaggio nella città di Krosno mi sono imbattuto nella targa commemorativa e sono passato per il ponte a lui intitolato in che anno sono state fatte queste onorificenze?

K. B. B.  Grazie agli sforzi di molti anni di attività, sono riuscita a raggiungere uno dei miei obiettivi. La città di Krosno installò una targa commemorativa sulla tenuta di famiglia. La cerimonia si è svolse durante la celebrazione del 100 ° anniversario dell’indipendenza dello Stato polacco, fu il 15 agosto 2018, durante le cerimonie di stato, si svolse questo evento speciale per me. Lettere di congratulazioni arrivarono a Krosno dal Ministero degli Affari Esteri dall’America e dall’Austria e dalla compagnia dell’esercito polacco. Una Santa Messa concelebrata, presieduta da Sua Eccellenza Il vescovo Stanisław Jamrozek, ha avuto luogo nella nostra chiesa più antica nella chiesa parrocchiale di Krosno. Successivamente, l’11 novembre 2018, gli fu nominato il ponte più antico di Krosno.

Ricordiamo che nell’anno venturo sarà fatta una presentazione in Italia.

K. B. B. È un grande onore per me poter presentare il mio libro in Italia, patria dell’arte, il mio sogno è far conoscere la sua e storia e il mio sogno si sta realizzando. Attendo questo momento con giubilo.

Per maggiori info:                      

drkamiljanbogacki.pl

www.facebook.com

Enrico Bertato

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Moda

Cappotto , il capospalla indispensabile !

cappotto

Partiamo dal modello più basico e minimale ossia il cappotto con cintura in vita nelle tonalità neutre del cammello.

Vengono proposti capispalla con simmetrie strutturate arricchiti da dettagli lucenti o ricami preziosi soprattutto per le versioni da utilizzare per le occasioni importanti.

Una delle novità più funzionali è sicuramente sono i cappotti trapuntati che uniscono comfort e stile in un’unica soluzione ideale per qualunque momento della giornata.

Per le amanti delle fantasie troviamo anche modelli a quadri oppure tartan scozzese.

Per le donne più trendy troviamo la proposta con maxi frange sul fondo per un effetto visivo da cappotto lungo ma alleggerito dal loro movimento fluttuante.

Per quanto riguarda la lunghezza gli stilisti hanno optato sulla misura midi ossia al polpaccio ideale per tutte le donne di tutte le altezze.

Per quanto riguarda i colori oltre alle classiche tonalità del beige e del blu, per le più modaiole abbiamo il passionale rosso anche nella sfumatura del bordeaux, la purezza del bianco, la classe del rosa, la delicatezza del lilla e lo sfarzo del verde.

Romina Sirani

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AttualitàInterviste

Giovanni Granati, Falconiere!

Giovanni Granati

Quando parliamo di Falconieria, la mente corre ai nomadi di Mongolia , al Medioevo o ai deserti medio orientali.

Abbiamo Incontrato e intervistato un Falconiere “nostrano, per conoscere meglio questo fantastico mondo

Quando hai scelto di dialogare con i rapaci? :

Il mio rapporto con i rapaci inizia circa 15 anni fa quando, dopo un iniziale avvicinamento teorico affidato a falconieri esperti,  decisi di intraprendere l’arte della falconeria con il mio primo rapace: il suo nome è Nilak ed è una poiana di harris. Vive e vola con me ancora tutti i giorni.

Da quanto è il tuo compagno alato?
Ho diversi compagni alati nella mia equipe di circa 30 animali. Quando decisi di  avvicinarmi a quest’arte avevo un carattere molto fragile e chiuso. Questi animali mi hanno donato e dedicato parte della loro anima come anch’io ho fatto con essi. Quindi ognuno di loro ha parte di me; ed è proprio per questo motivo che si possono definire dei veri e propri compagni di viaggio, maestri di vita che ogni giorno mi insegnano a vivere il momento, talvolta in maniera spietata proprio come un predatore alato.

Come lo hai scelto? 
In verità difficilmente scelgo il rapace. Possiamo dire che sono loro a scegliere me soprattutto negli ultimi anni. Mi viene in mente Diana, l’ultimo dei miei falchi in addestramento, che mi è stata portata da un allevatore qualche mese fa. Essa si è dimostrata subito forte e tenace con un carattere fine tipico dei gyr falco, i falconi più pregiati che nell’epoca federiciana venivano affiancati al ceppo nobiliare più alto ossia quello del re.

Mi racconti la vostra giornata tipo?
La nostra giornata tipo è lunga, molto lunga e sempre inaspettata. difatti, quando si volano liberi numerosi rapaci durante l’arco della giornata, possono sempre succedere degli incovenienti, come un allontanamento di un rapace. In quel caso il falconiere deve andare a recuperare il falco attraverso dei sistemi gps o radio che preventivamente si montano prima del volo libero, e che permettono di dare la tracciatura  del falco attraverso un segnale.

La mia giornata tipo dura ben 16 ore dove le prime 3-4 ore sono dedicate alla pulizia; dopo di chè mi sposto nel centro Italia per poter intervenire in aziende e comuni con problematiche inerenti alle infestazioni da uccelli nocivi (gabbiani, corvi, piccioni, storni ecc) fino a sera. la sera dopo le 23 e fino alle 2.00 di notte solitamente lavoro per progetti inerenti la salvaguardia dei rapaci

Che rapporto ha con gli altri animali? 
Il mio rapporto con gli animali è un rapporto profondo, simbiotico, difficile da spiegare in poche righe. E’ proprio da essi che traggo la forza della mia vita, la mia fiamma interiore. Devo tanto agli animali perchè ogni giorno mi insegnano cose nuove. la mia vita la condivido con aquile, falchi, lupi cecoslovacchi, gufi e cavallo. Una vita ricca di sacrifici ma anche di gioie ed emozioni che solamente il rapporto diretto con gli animali e lo studio continuo della natura possono donarci. In questa epoca, in questa triste epoca dove l’uomo sociale è accerchiato da cemento, vita virtuale ed input azionati dalla illusoria realtà contemporanea, dove l’unica relazione animalesca che abbiamo è quella con animali derivati, ricreati dall’uomo per soddisfare i bisogni egoistici di esso focalizzati sul suo stesso egocentrismo ( pensate al cane che dimostra affetto e stima dell’uomo a qualunque sua condizione sentimentale) noi remiamo controcorrente, cercando di avvicinarci alla natura come facevano i nostri antenati….attraverso gli occhi dei selvatici.

Ci sono scuole per imparare a gestire questi rapporti?
Attualmente non esistono delle vere e proprie scuole seppur molti falconieri ed addestratori compreso il sottoscritto, organizzano degli avvicinamenti alla falconeria o delle giornate dedicate, dove le persone possono scoprire qualcosa di più su questo mondo e avvicinare ed interagire con diversi esemplari di rapaci

Quali sono le attività per le quali vieni chiamato con il tuo compagno alato? 
Le attività che svolgo sono principalmente tre: a dimostrazioni di volo nella fortezza di Civitella del Tronto e a battaglia di campli Teramo. in queste dimostrazioni do la possibilità alle persone, visitatori, di poter affiancare i rapaci e scoprire qualcosa in più su di loro. Escursioni con una vena avventurosa unica, create per scoprire il magnifico territorio abruzzese con gli occhi degli animali simbolo di questa terra bird control allontanamento degli uccelli nocivi dai centri abitati e dalle aziende. attraverso il volo dei falconi, animali nocivi come corvi, cornacchie, gabbiani, storni, piccioni ecc hanno una reazione istintiva di fuga dettata dalla paura verso il loro naturale predatore. Grazie a questa tecnica ad impatto ambientale nullo si possono contrastare problematiche inerenti alla salute pubblica e quindi di interesse sociale. il Guano degli uccelli nocivi può corrodere i monumenti e provocare  malattie istaurate da almeno 60 agenti patogeni diversi contenuti in esso (meningiti , polmoniti ecc)
In progetti internazionali. attualmente sono precursore di un innovativo sistema in sperimentazione in diversi centri di reintroduzione internazionali. il sistema fonda le sue origini nell’antica arte della falconeria, affiancandola alle moderne tecnologie. ed è o così che tramite gps e droni uccello i rapaci possono sviluppare la loro muscolatura ed essere competitivi grazie allo studio diretto degli animali durante le fasi di recupero e contenimento all’interno di centri dedicati. il mio fine è quello di poter evitare completamente il contenimento in box e gabbie e poter invece muscolare i rapaci da reintroduzione direttamente in natura.

Un aneddoto che ricordi ?
Un aneddoto che ancor oggi rimane vivo nella mia mente per il significato che da esso deriva, e quando persi uno dei miei primi falchi circa 13  anni fa. la mia inesperienza mi fece volare il falco in una situazione climatica impervia. difatti tirava un vento discendente da monte a valle, cioè il falco una volta lanciato dal monte fu letteralmente schiacciato in una valle impenetrabile. da li partì una vera e propria avventura per la ricerca in questa ” selva oscura” di un falco piccolo e perfettamente mimetizzato nel suo habitat. il segnale radio non riusciva a darmi il punto preciso talmente era fitta la vegetazione. riuscii dopo ore a prendere in prestito un cavalo che mi assistette per l’intera giornata. fatto sta che un minuto prima del tramonto, riuscii a ritrovare il falco.
Questo fu il primo di numerosi episodi. difatti quando si vola il rapace libero, si assume un gran rischio. per questo motivo vengono utilizzati sistemi di rilevamento che in caso di allontanamento assistono il falconiere nella ricerca.

Eì importante poterli ritrovare in quanto la maggior parte di loro non è competitiva in natura, visto che nascono in allevamento e quindi senza la naturale selezione genetica .

Grazie Giovanni per averci accompagnato nel tuo mondo .

Gli abiti indossati da Giovanni Granati in questi scatti sono di

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IntervisteModa

Il tempo di un caffè per conoscere meglio Umberto Lentini.

Umberto Lentini

Anche la moda uomo ha i suoi Fashion Blogger e sono dei veri e propri influencer di stile

Abbiamo fatto qualche domanda a Umberto Lentini ,

Il tuo primo contatto con la moda?
Ho iniziato ad interessarmi alla moda quando ero ancora un ragazzino. È un mondo che va veloce, in
continuo cambiamento. Le prime sfilate mi vedevano indossare abiti da cerimonia di Carlo
Pignatelli
. Solitamente si inizia frequentando specifici corsi, poi ci sono le eccezioni, ad esempio persone
come me che iniziano con la voglia di apprendere e che possiedono un’importante formazione culturale e
artistica.

Il tuo primo servizio fotografico?
Ho cominciato nel 2015 a 22 anni con degli scatti realizzati da due ragazze in cui mi prestavo
come indossatore di una collezione di abiti eleganti e casual.

Il mondo dei social pregi e difetti
Il social mi ha trasmesso la capacità performante nel raccontare, rappresentare, emozionare e
coinvolgere l’interesse del pubblico attraverso tecniche avvolgenti con contenuti efficaci e
comunicativi. Esso è capace di metterci in connessione con un numero ampio di persone in un
ambiente ricco di argomenti e passioni.

Ma come in ogni cosa, c’è sempre il rovescio della medaglia. I social presentano diverse facce nascoste che in diversi casi hanno determinato la chiusura del proprio account o persino la morte di alcuni utenti. In passato ho deciso di trattare l’argomento del cyber bullismo attraverso delle IG stories, riferendomi a quegli atteggiamenti che tendono ad intaccare la reputazione di un determinato soggetto dalle frasi offensive lesive dell’immagine e del decoro alle minacce.

Com’è cambiata la moda con l’avvento dei social?
La moda com’era intesa quando ero un ragazzino non esiste più. Ad oggi sta prendendo più voga
la moda creata e pubblicizzata in prima fila dai Big Influencer che tendono a condizionare gli
acquisti e vendite online attraverso collaborazioni con aziende proiettate sempre più nel nuovo
mondo cibernetico dell’ e-commerce.

Che rapporto hai con i followers?
Ho un ottimo rapporto con il pubblico che mi segue. Cerco sempre di rispondere ad ogni loro
domanda ed interesse, condividendo opinioni ed esperienze nel settore.

Come scegli i capi e gli accessori da proporre?
Attuo una selezione delle collaborazioni che mi vengono proposte. Ciò che conta è essere capaci
di mantenere un’unica immagine che possa influenzare positivamente l’opinione pubblica.

Influencer o Blogger?
Attualmente ritengo il mio profilo come un diario personale in rete. Mi piace trasmettere il bello e la
cultura legata al territorio, l’armonia dei colori e la natura che li rappresenta. In un contesto
individuale del tutto unico e particolare dove l’immagine può variare da un momento all’altro senza
vincoli o preconcetti.

Il talento e la bellezza possono bastare?
Il talento è tutto. Bisogna lavorare sulla percezione e distinguersi dalla concorrenza. Il trucco
risiede nella voglia di passare dal ruolo di semplice professionista al PROTAGONISTA nel settore.

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso.
In particolare la prima richiesta di collaborazione arrivata nel 2017, da un brand chiamato “Carrara
Home Design
”.
Ma questo è stato solo il viatico che mi ha proiettato a collaborare
successivamente con marchi autorevoli dei quali ne menziono alcuni:

  • Peugeot, dal quale sono stato contattato per partecipare all’evento “#unborningthefuture”,
    per l’inaugurazione della nuova Peugeot 208;
  • Daniel Wellington, del quale ormai quasi tutti conoscono gli orologi;
  • Rifle, noto brand specializzato nella realizzazione di jeans;
  • Arena, marchio qualificato nella realizzazione di abbigliamento sportivo
  • Randolphusa, marchio iconico americano (utilizzato prevalentemente dai piloti
    dell’aereonautica militare statunitense)
  • Hugo Boss, nota casa di moda che produce capi d’abbigliamento cosi come una linea di
    profumi e altro ancora.
  • L’oréal Paris, azienda operante nel campo della bellezza e della cosmetica.
    Nulla togliendo agli altri marchi autorevoli che non menziono per non prolungarmi nella risposta.

Se potessi dialogare con un grande del passato , con chi ti piacerebbe parlare e di cosa?

Proporrei Lorenzo Il Magnifico con la sua citazione Carpe Diem di oraziana memoria
“Quant’è bella giovinezza/ che si fugge tuttavia/ chi vuol esser lieto sia/ del doman non c’è
certezza.” sintetizzata nel “cogli l’attimo” inteso nel non farsi sfuggire nemmeno un
istante della vita che inesorabilmente scorre veloce, e non concede il tempo di una
seconda occasione.

Cos’è per te la moda?
La moda è il modo di esprimere e comunicare la propria personalità, la cultura e un gusto
socialmente determinato. Non sono solito seguire le tendenze, la moda cambia così velocemente
ma la qualità classica non passa mai di moda.

Grazie per la tua disponibilità Umberto .

Intervista in collaborazione con Alessandra Giulivo Presidente della Camera Nazionale Giovani Fashion Designer

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