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Redazione

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Hanna Khan : Style is innate, Style can’t be bought.

Hanna Khan

Abbiamo fatto qualche domanda a Hanna Khan; influencer, modella e ambassador per diversi brand internazionali.
Lasciamo volentieri alle sue risposte il piacere di conoscerla meglio

ITALIAN VERSION

Qual è stato il tuo primo contatto con la moda?

La moda non è mai stata qualcosa che ho “scoperto”, è sempre stata parte del mondo in cui sono cresciuta. Mia madre è stata la mia più grande ispirazione in fatto di eleganza e grazia, mia sorella è una stilista e mio padre ha lavorato nell’esportazione di ricami di alta gamma.

Quindi, le conversazioni su tessuti, artigianato e design erano all’ordine del giorno a casa nostra.

Credo che quell’ambiente abbia plasmato molto presto la mia attenzione per i dettagli e il mio apprezzamento per il lusso.

Per me, la moda è sempre stata più che semplici abiti: è stata un linguaggio che ho parlato fin da piccola.

Quando hai deciso di entrare nel mondo della promozione online?

Condividevo foto delle mie vacanze, i miei outfit, piccoli scorci dei luoghi che amavo, e in qualche modo quel mix di viaggi, moda e lusso ha iniziato a trovare riscontro nelle persone.

Ho sempre avuto un profondo apprezzamento per le cose belle, non solo in termini di moda, ma anche nel modo in cui vivo il mondo. Col tempo, credo di aver trovato una community che condivide la stessa sensibilità: persone che vedono il lusso non come qualcosa di distante, ma come uno stile di vita basato sui dettagli, sulla creatività e sull’espressione di sé.

Come è cambiata la moda con l’avvento dei social media?

I social media hanno reso la moda molto più democratica.

Non si tratta più solo di riviste patinate o di accesso alle passerelle: chiunque abbia un senso dello stile unico e una voce propria può partecipare al dibattito. Ha anche sfumato il confine tra lusso ed espressione personale.

Per me, si tratta di dimostrare che si può essere allo stesso tempo ambiziosi e accessibili: che il lusso non deve essere intimidatorio.

Come si sceglie un prodotto da promuovere?

Sono molto attenta a ciò a cui dico di sì. Il prodotto o il marchio deve essere in linea con la mia estetica e i miei valori e, soprattutto, deve essere qualcosa che userei davvero. Credo che l’autenticità sia il nuovo lusso e il mio pubblico riesce sempre a percepire quando qualcosa non mi convince.

Puoi raccontarmi un aneddoto che ricordi con un sorriso?

Alcuni dei momenti che mi rimangono più impressi sono quelli in cui ho incontrato follower durante i miei viaggi, in posti come Parigi, la Spagna o il Medio Oriente.

È una sensazione speciale quando qualcuno così lontano da casa si avvicina per dirmi che ama la mia pagina o il mio stile. In quei momenti, mi rendo conto di quanto sia arrivato lontano il mio lavoro: che questo piccolo spazio che ho creato online ha creato connessioni con persone in tutto il mondo.

Ciò che rende tutto ancora più significativo è quando la mia famiglia è con me. Vedere quanto siano orgogliosi quando succede: questa è sinceramente una delle parti migliori di ciò che faccio.

Qual è il tuo rapporto con i tuoi follower?

Direi che è più una comunità che un pubblico. Condivido i miei momenti di moda raffinati, sì, ma anche i miei pensieri senza filtri, i miei errori e a volte persino i miei dubbi. Questa onestà crea fiducia.

Non sono solo numeri: sono persone che sono cresciute con me e non do mai per scontato questo legame.

Qual è stato il tuo primo servizio fotografico?

Quando ho deciso di entrare nel mondo dell’influencer, non volevo farlo a metà. Il mio profilo non era nemmeno pubblico all’epoca, ma sapevo che volevo che la mia introduzione riflettesse la serietà con cui vedevo la moda. Ho selezionato alcuni look direttamente dal mio guardaroba, ho chiamato un parrucchiere e un truccatore, ho trovato una location e ho pianificato un intero servizio fotografico da sola.

Quelle immagini sono diventate i miei primissimi post, e credo che sia stato allora che le persone hanno davvero capito il mio stile: raffinato, raffinato, ma pur sempre molto “io”. Non è stato solo un inizio da dilettante; è stato il mio modo di dire: questo è il posto a cui appartengo.

Grazie Hanna per il tempo che ci hai dedicato, è stato un piacere intervistarti

ENGLISH VERSION

We asked Hanna Khan a few questions; influencer, model, and ambassador for several international brands.
We’ll gladly leave her answers to the pleasure of getting to know her better.

What was your first contact with fashion?

Fashion was never something I “discovered” — it was always part of the world I grew up in. My mother has been my biggest inspiration when it comes to elegance and grace, my sister is a designer, and my father has been in the business of high-end embroidery exports.

So conversations around fabrics, craftsmanship, and design were just everyday things in our home. I think that environment shaped my eye for detail and appreciation for luxury very early on.

For me, fashion has always been more than just clothes — it’s been a language I grew up speaking.

When did you decide to enter the world of online promotion?

I used to share photos from my holidays, my outfits, little glimpses of the places I loved, and somehow that mix of travel, fashion, and luxury started resonating with people. I’ve always had a deep appreciation for beautiful things — not just in terms of fashion, but in the way I experience the world.

Over time, I think I just found a community that connected with that same sensibility — people who see luxury not as something distant, but as a lifestyle built on detail, creativity, and self-expression.

How has fashion changed with the advent of social media?

Social media has made fashion so much more democratic. It’s no longer just about glossy magazines or runway access — anyone with a unique sense of style and a voice can be part of the conversation. It’s also blurred the line between luxury and personal expression.

For me, it’s about showing that you can be both aspirational and approachable — that luxury doesn’t have to be intimidating.

How do you choose a product to promote?

I’m very intentional about what I say yes to.

The product or brand has to align with my aesthetic and values — and most importantly, it has to be something I would genuinely use. I believe authenticity is the new luxury, and my audience can always sense when something isn’t true to me.

Can you tell me an anecdote you remember with a smile?

Some of the moments that stay with me most are when I’ve met followers while traveling — in places like Paris, Spain, or the Middle East.

It’s such a special feeling when someone so far from home comes up to say they love my page or my style. In those moments, I realize how far my work has reached — that this little space I built online has connected with people all over the world.

What makes it even more meaningful is when my family is with me.

Seeing how proud they feel when it happens — that’s honestly one of the best parts of what I do.

What is your relationship with your followers?

I’d say it’s more of a community than an audience. I share my polished fashion moments, yes, but also my unfiltered thoughts, bloopers, and sometimes even my self-doubt.

That honesty builds trust. They’re not just numbers — they’re people who’ve grown with me, and I never take that connection for granted.

What was your first photoshoot?

When I decided to step into the world of influencing, I didn’t want to do it halfway.

My profile wasn’t even public at the time — but I knew I wanted my introduction to reflect how seriously I saw fashion.

I curated a few looks straight from my own wardrobe, called in a hair and makeup artist, found a location, and planned an entire shoot myself.

Those images became my very first posts, and I think that’s when people really got a sense of my style — elevated, polished, but still very me. It wasn’t just an amateur start; it was my way of saying, this is the space I belong in.

Thank Hanna you for your time, it was a pleasure interviewing you.

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“L’Araldo della disperazione” rubrica a cura di Simone Ratti : Dalla PAX CLIMAXECONOMICA DI GIORGETTI al SOVRANISMO dei TERRITORI. “La Quarta Via per l’Economia Morale”.

Giorgetti

C’è un momento nella storia in cui un popolo deve scegliere se essere spettatore o protagonista del proprio destino.

Oggi, per l’Italia, quel momento è arrivato.

La cosiddetta PAX climaxeconomica – il punto di equilibrio raggiunto tra stabilità finanziaria, solidità produttiva e riconoscimento internazionale – non è solo un traguardo tecnico. È la soglia simbolica di una nuova epoca.

Con il rating rialzato, lo spread ai minimi storici e una credibilità economica riconquistata, l’Italia non è semplicemente “tornata in serie A”: ha dimostrato di poter dettare una propria traiettoria nel mondo globalizzato.

L’Italia, inoltre, e’ la terza potenza aurea mondiale, il Paese con più siti UNESCO al mondo e una straordinaria densità di musei, monumenti e paesaggi tutelati, vero scrigno d’arte e biodiversità, un tesoro di scorci unici. 

Simbolicamente una “donna sciantosa” che calza stivale tacco 12. 

Vanta inoltre un grande risparmio privato e una diffusa proprietà immobiliare.

Questo equilibrio raggiunto, e la maturata consapevolezza delle nostre basi,  non possono e non devono restare confinati alla dimensione dei numeri. Devono diventare fondamento di una rinascita morale, territoriale e comunitaria. 

Perché la vera forza di una nazione non risiede solo nei mercati, bensì nella sua anima.

Da qui: ” LA QUARTA VIA PER GLI ITALIANI”………

1. Padroni a Casa Nostra – La Rinascita della Comunità Locale

Il primo passo verso la nuova sovranità è il ritorno della competenza e della responsabilità al territorio.

“Padroni a Casa Nostra” significa che la vita economica, le politiche sociali e la gestione delle risorse devono nascere dove i cittadini vivono e producono.

L’Italia è una nazione di territori e non di apparati: ogni valle, città e regione custodisce un’identità, una storia, un capitale umano e naturale che nessuna burocrazia centralizzata o direttiva esterna potrà mai comprendere fino in fondo.

L’autonomia territoriale non è secessione: è autodeterminazione organizzata. È la capacità di ogni comunità di amministrarsi in nome del bene comune, secondo il principio di sussidiarietà attiva.

Solo restituendo alle comunità il potere di decidere, pianificare e produrre, si potrà generare quella fiducia collettiva che è la base di ogni economia morale.

2. Idem Sentire – L’Unità Morale del Popolo

Ogni sovranità economica poggia su una sovranità dell’anima.

“Idem sentire” non significa uniformità, ma comunione di valori.

L’Italia deve riscoprire la propria unità morale, oggi frammentata da decenni di individualismo, di disincanto e di dipendenza esterna.

La ricostruzione della fiducia tra classi produttive, istituzioni e cittadini passa attraverso un rinnovato senso di dignità del lavoro.

Non esiste economia libera senza etica del produrre, né progresso senza rispetto per il limite e per la comunità.

La PAX climaxeconomica sarà reale solo se sapremo farne una pace civile, dove l’equilibrio dei conti pubblici si accompagna alla rinascita spirituale del popolo.

3. Il Sovranismo al Cubo del Territorio

Non serve un sovranismo ideologico, ma un sovranismo tridimensionale, concreto e operativo.

Il Sovranismo al Cubo del Territorio è un modello in cui economia, istituzioni e cultura interagiscono come lati di un solido politico nuovo.

Economia: rilocalizzare le filiere produttive, sostenere le imprese territoriali, premiare chi investe nel proprio contesto.

Istituzioni: riequilibrare i poteri verso assemblee locali realmente rappresentative, capaci di decisioni autonome e rapide.

Cultura: riscoprire l’identità storica, artistica e paesaggistica come motore di innovazione, non come reliquia del passato.

In un mondo omologato e digitalizzato, l’Italia possiede un vantaggio competitivo unico: la densità di differenze.

Ogni collina, ogni borgo, ogni sapere artigiano è una microeconomia potenziale, un nodo vitale di una rete di eccellenze che nessuna multinazionale potrà mai replicare.

4. La Quarta Via Economica: il Sovranismo dell’Anima

Dopo il capitalismo di mercato, il socialismo di Stato e il neoliberismo globale, emerge una Quarta Via: l’economia morale dei territori.

Un’economia che non misura il valore in base alla speculazione, ma in base al servizio reso alla comunità.

Il Sovranismo dell’Anima è l’alternativa alla dittatura dei dati e delle borse: è la libertà di produrre secondo giustizia, di scambiare secondo equità e di crescere secondo misura.

Significa rimettere il bene comune al centro della produzione, restituendo al lavoro il suo valore etico e al territorio la sua funzione generativa.

L’Italia, con il suo primato mondiale in biodiversità, in patrimonio artistico e paesaggistico, ha tutte le carte per diventare il laboratorio globale della nuova economia umana, fondata sull’armonia tra ambiente, cultura e impresa.

5. Liberare le Produzioni dalle Catene Multinazionali

Oggi, gran parte del valore prodotto nel nostro Paese viene drenato da filiere che hanno perso ogni radicamento.

Le multinazionali decidono cosa produrre, a che prezzo e dove, riducendo i territori a mere piattaforme di servizio.

Occorre una riconquista graduale e decisa della sovranità produttiva:

Incentivare le filiere corte, cooperative e territoriali;

Riformare gli approvvigionamenti strategici — energia, cibo, manifattura — secondo la logica Pro Domo Populi;

Premiare fiscalmente chi investe e assume localmente;

Contrastare gli oligopoli che impongono regole ai governi invece di subirle.

Solo restituendo la produzione ai cittadini si potrà dire di aver liberato davvero l’economia.

6. Liberare le Istituzioni dal Vincolo Esterno

Il vincolo esterno – economico, normativo e culturale – ha progressivamente svuotato la democrazia sostanziale.

Trattati, parametri e regole transnazionali, spesso privi di legittimazione popolare, hanno trasformato i governi in esecutori di decisioni altrui.

La sovranità dei territori richiede una riforma costituzionale del principio di sussidiarietà, in senso attivo: ciò che può essere deciso a livello locale non deve essere imposto dall’alto.

Le istituzioni devono tornare ad ascoltare i cittadini, non i mercati.

7. Conclusione – Verso una Nuova Civiltà Morale

L’Italia ha dimostrato di poter riconquistare rispetto e stabilità.

Ora deve trasformare questo momento di grazia economica in un progetto di civiltà.

La PAX climaxeconomica non è il fine, ma il preludio a un nuovo inizio: la nascita del Sovranismo dei Territori, la Quarta Via che unisce libertà economica, giustizia sociale e dignità morale.

Solo così potremo tornare ad essere non la terza potenza per statistiche, ma la prima per civiltà.

Perché il vero sviluppo non è accumulare ricchezza, ma costruire senso.

E il senso di una nazione si misura nella sua capacità di custodire la propria anima — e di offrirla, integra, al mondo.

SIMONE RATTI

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Una donna italiana darà un pugno al tavolo e cambierà il volto dell’Europa. Autore Maria Legieć, per Pressmania.

GIORGIA MELONI

Una volta ho definito Giorgia Meloni “la regina senza corona d’Europa” e oggi confermo ogni parola. Inoltre, a questo gruppo elitario di “sovrani” europei si aggiunge il nostro Karol Nawrocki. 

Ma la verità è questa: è Meloni, in quanto donna, a suscitare particolare ammirazione. Questa carismatica bionda italiana ha più buon senso (e coraggio!) di molti esponenti dell’élite europea, da Macron a Stamer, per non parlare di Tfusk.

Sebbene sia stata recentemente accusata davanti alla Corte penale internazionale di presunta “complicità nel genocidio nella Striscia di Gaza”, Giorgia non ha intenzione di fare marcia indietro.

Al contrario, sta giocando il tutto per tutto e dimostrando di avere principi ferrei dai quali non intende discostarsi sotto nessuna pressione.

La sua ultima mossa? Il disegno di legge sulla “lotta al separatismo islamico e culturale”, che dovrebbe davvero cambiare il volto dell’Italia. 

Meloni è chiara: basta burqa e niqab negli spazi pubblici! Il divieto dovrebbe valere ovunque: per strada, nelle scuole, nei negozi, negli uffici. Ma questo è solo l’inizio.

Il governo italiano prevede inoltre di rendere pubbliche tutte le fonti di finanziamento delle moschee e, qualora dovesse emergere che dietro alle organizzazioni islamiche vi sono fondi provenienti dall’estero, tale sostegno sarà considerato una minaccia ai valori italiani e severamente vietato sará !

Giorgia Meloni non ha paura di dire ciò che pensano milioni di europei. In un’epoca in cui tanti politici tergiversano e hanno paura della propria ombra, lei va avanti come una tempesta. A testa alta, con i valori in bandiera.

E chi comanda davvero in Europa?

Articolo pubblicato in collaborazione con PRESSMANIA

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A LECCO, L’ARTISTA E ARCHITETTOE,MANUEL ACCIARITO,SVELA “IL SEGRETO DI GERTRUDE” ALL’ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI ARTE CONTEMPORANEA…“I PROMESSI SPOSI”.

MANUEL ACCIARITO

Nel suggestivo Monastero del Lavello di Calolziocorte a Lecco, il veliterno architetto-artista Emanuel Acciarito espone insieme a tanti altri artisti talentuosi alla Esposizione Internazionale di arte contemporanea “I Promessi Sposi” che è stata ideata e allestita dal professore, storico e critico d’arte Giorgio Gregorio Grasso.

L’esposizione inaugurata il 04 ottobre 2025, resterà aperta al pubblico tutti i giorni fino al 16 ottobre.

L’opera “Il Segreto di Gertrude” di Emanuel Acciarito di dimensioni 60 x 120 cm è realizzata con tecnica mista su tavola, e raffigura Gertrude, l’iconica figura femminile del celebre romanzo “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, da un’angolazione creativa per niente scontata.

La Monaca di Monza è stata interpretata dall’artista nella sua intimità, assieme al suo segreto velato nel romanzo, della vera o presunta maternità.

L’opera di Acciarito aleggia tra le stanze del Monastero dei Padri Serviti, in tutta la sua nudità, con coperto solamente il capo e le spalle dal velo dell’ordine ecclesiastico dal quale si era opposta fino alla fine, ma poi ceduto per indossarlo a vita. Il velo che sa di imposizione, prigione e peso, per l’artista non privano Gertrude di poter esprimere nella sua quotidianità, la libertà di amare un uomo e in segreto, nuda dinanzi al solo Dio, custodirne senza nessuna veste di monaca, l’attesa di un figlio.

Quest’ultima opera dell’artista fa parte di un nuovissimo ciclo creativo realizzato a Vigevano tra il 2023 e il 2025, ma maturato nel tempo, attraverso un rigoroso ragionamento tecnico e creativo che ha potuto sperimentare nel 2014 con altrettanti lavori materici realizzati con la carta pesta, nel suo territorio natale e nei paesi limitrofi di Giulianello e Artena, Cori e Latina.

La scelta del colore bianco è una scelta vincolante a tutto questo percorso che pone dei paletti voluti dall’artista alla sua realizzazione, per permettere all’autore Emanuel Acciarito, di indagare fino in fondo tutte le sue simbologie che l’artista va ricercando nella sua introspezione quotidiana.

La ricerca del bianco lo ha portato ad analizzare questa scelta in tutte le culture. E nella ricerca delle diverse culture si è ritrovato ad accettare il simbolo del bianco nell’associazione della purezza, dell’innocenza e della spiritualità, che in questo caso è enunciato dalla bellezza del corpo della donna con la sola eccezione del colore nero del velo del copri capo e quello del copri spalle, che in questo caso l’artista ha voluto rimarcare per enfatizzarne maggiormente il forte significato di appartenenza religiosa.

Al bianco nelle diverse culture analizzate si attribuisce l’alto valore del sacro e ad esso si associano tanti significati simbolici, e ad essi Emanuel Acciarito cerca ogni volta di attingere nel suo percorso creativo.

Nella cultura occidentale il bianco viene associato alla purezza e all’innocenza, tanto è che viene utilizzato per rappresentare matrimoni e battesimi, poiché simboleggia l’inizio della nuova vita. Nella cultura orientale il bianco viene associato alla spiritualità e alla pace interiore. I monaci buddisti indossano abiti bianchi per rappresentare la loro rinuncia al mondo materiale offrendo la loro dedizione alla sola ricerca spirituale. Nella cultura africana il colore bianco viene associato alla purezza divina e alla spiritualità. Il bianco viene quindi considerato un colore sacro perché simboleggia la connessione con gli spiriti e il divino.

Nella cultura indiana il bianco viene associato alla purezza e alla morte. “Emanuel Acciarito – ha scritto il curatore della mostra de “I Promessi Sposi” – porta in scena una Gertrude intima, materna e libera di amare. E lo fa con la sua tecnica e il suo stile riconoscibile”.

Nel 2023 ha esposto i lavori di questo nuovo ciclo nella galleria di Milano Arcadia Art Gallery, nel 2024 ha partecipato alla prima edizione della “Biennale d’arte di Vigevano” allestita nelle stanze del Castello Sforzesco di Vigevano e alla rassegna d’arte “Donne in Trasformazione” che si è tenuta nell’antico palazzo “Malvinni Malvezzi” a Matera, dove ha ricevuto assieme ad altri artisti presenti, anche il Premio Modart Exhibition.

A gennaio di questo anno ha esposto alla esposizione d’arte “Lo stato dell’arte ai tempi della 60° Biennale di Venezia” che è stata allestita presso il Palazzo Pisani – Revedin a Venezia.

“L’esposizione di un mio lavoro – ha dichiarato Emanuel Acciarito – è sempre una importante prova per me, perché mi permette da un lato di guardare il processo creativo maturato durante la sua realizzazione da spettatore, e dall’altro, di continuare a farlo da artista tra la gente, mentre penso al mio prossimo lavoro”

Emanuel Acciarito

Atelier Creativo Acciarito

Studio di architettura

Emanuelacciarito@gmail.com

www.acciarito.com

Biografia dell’Artista:

Emanuel Acciarito, architetto e artista originario di Velletri, si è laureato in Architettura presso l’Università di Roma “La Sapienza”. La sua attività creativa si esprime attraverso diverse forme d’arte, dalla pittura alla scultura materica, accomunate da una profonda ricerca simbolica e spirituale.

Nel suo percorso artistico, Acciarito esplora temi universali come la libertà, la purezza e l’introspezione, con una particolare attenzione al valore del bianco, colore che per lui rappresenta la soglia tra il visibile e l’invisibile, la materia e lo spirito.

Negli ultimi anni ha presentato le sue opere in importanti rassegne nazionali e internazionali, tra cui Arcadia Art Gallery di Milano (2023), la Biennale d’Arte di Vigevano (2024) al Castello Sforzesco e la mostra

“Donne in Trasformazione”a Matera, dove ha ricevuto il Premio Modart Exhibition. Nel 2025 ha partecipato all’esposizione “Lo stato dell’arte ai tempi della 60ª Biennale di Venezia” presso Palazzo Pisani-Revedin.

Alla Esposizione Internazionale di Arte Contemporanea “I Promessi Sposi” di Lecco, Acciarito presenta Il segreto di Gertrude, un’opera intensa che indaga la dimensione intima e spirituale della Monaca di Monza.

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Giuseppina Irene Groccia

L’ArteCheMiPiace

Associazione Culturale, Blog Arte e Cultura

Cod. Fisc. 97047760786

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Piattaforma online dedicata alla promozione dell’Arte e della Cultura

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E SE VE LO DICE ROSSELLA, Rubrica a cura della Dott.ssa Rossella Facchinetti: “occhio al dettaglio”.

dottoressa rossella facchinetti


La paura della comunicazione, della socializzazione e dell’amore è diventata una realtà palpabile nel mondo post-COVID. La pandemia ha cambiato radicalmente il nostro modo di interagire, creando un clima di incertezza e ansia che ancora permea le nostre vite.

Ci siamo abituati a vivere in una bolla, protetti dall’isolamento, e ora che le porte si riaprono, molti si trovano sopraffatti da un timore inaspettato: il timore di connettersi.

Ogni interazione, anche la più semplice, può sembrare una montagna insormontabile.

La paura di essere giudicati o rifiutati ci paralizza, rendendo difficile riacquistare quella spontaneità nelle relazioni che un tempo dava vita ai nostri giorni.

La comunicazione, quindi, diventa un campo minato da evitare, mentre ci rifugiamo dietro schermi e messaggi silenziosi, coltivando un’illusione di contatto.

E poi c’è la paura di amare.

Dopo un periodo di distanziamento, aprirsi emotivamente a un’altra persona suscita timori profondi. Ci si chiede: “Come posso fidarmi ancora?

Che cosa succederà se mi lascio andare?” Le esperienze di dolore e vulnerabilità tripsicologiche ci rendono cauti, quasi diffidenti nei confronti delle connessioni significative.

Tuttavia, è proprio in questa vulnerabilità che risiede la nostra forza. Affrontare queste paure è fondamentale per il nostro benessere psicologico.

Riconoscere che non siamo soli in questa battaglia e che altri condividono le stesse ansie può essere un primo passo per superarle.

Ricordiamo che la comunicazione autentica, la socializzazione profonda e l’amore genuino sono elementi essenziali per il nostro spirito.

Ritrovare il coraggio di connetterci può sembrare difficile, ma è un viaggio che vale la pena intraprendere.

Solo così possiamo ricostruire legami umani, scoprendo la bellezza e la forza che derivano dall’esserci gli uni per gli altri. In queste connessioni risiede la vera essenza della vita, e ogni passo verso l’apertura rappresenta un passo verso la rinascita.

Sono Rossella Facchinetti, psicologa clinica, e vi auguro sempre il vento in poppa.
colloqui online per appuntamenti contattatemi alla mail:
rossellafacchinetti28@gmail.com
Profilo instangram:
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“L’Araldo della disperazione” rubrica a cura di Simone Ratti : BEATRICE VENEZI VS ILARIA SALIS

BEATRICE VENEZI

Due forme-merce della contemporaneità: la dicotomia fra eccellenza classica e prodotto ideologico a basso costo.

Nel solco delle analisi marxiane, secondo cui il valore di una merce è determinato dalla quantità di lavoro socialmente necessario alla sua produzione, possiamo azzardare un’analogia provocatoria, ma illuminante: quella tra le forme-merce umane che abitano l’agorà politica e culturale odierna. Due archetipi diametralmente opposti incarnano oggi la battaglia in atto tra l’eredità della civiltà classica e le derive nichiliste dell’ultracapitalismo ideologico.

BEATRICE VENEZI

Figura colta, formata con rigore e dedizione nell’alveo della tradizione umanistica europea, rappresenta una merce rara e preziosa nel mercato ideologico attuale. Il suo valore – secondo la logica marxiana – è elevatissimo: frutto di lunghi anni di studio, di disciplina intellettuale, di contatto diretto con il bello e con l’armonia, espressione vivente della paideia greco-romana.

È un prodotto costoso, elitario, perciò antitetico alle logiche della produzione di massa che dominano l’attuale sistema culturale ultracapitalistico.

Nel contesto odierno – plasmato dalla cultura woke e da un’industria ideologica che predilige l’omologazione alla raffinatezza – la figura della Venezi è inadatta a essere convertita in profitto culturale immediato. Essa non si presta alla mercificazione del consenso di massa, e proprio per questo viene marginalizzata, osteggiata, e delegittimata, persino quando, come nel caso della sua nomina al Teatro La Fenice, riceve incarichi consoni alle sue competenze.

La sua colpa non è l’incompetenza, bensì l’essere “merce non allineata”: espressione di un sapere critico, selettivo, gerarchico, perciò incompatibile con le logiche egualitarie e demagogiche del mercato woke. Una merce inadatta alla standardizzazione, con aspettative di vita qualitativamente elevate, portatrice di un ethos esigente e di una visione del mondo ancorata alla trasmissione intergenerazionale di valori forti.

ILARIA SALIS

All’estremo opposto troviamo Ilaria Salis, figura simbolo dell’antropologia decostruita e reificata tipica dell’odierno globalismo post-identitario.

Con alle spalle una serie di condanne – fra cui occupazioni abusive, atti vandalici, aggressioni a sfondo politico – la Salis si propone come l’epifenomeno perfetto della merce umana a bassissimo costo di produzione.

Nessun lungo apprendistato culturale, nessuna interiorizzazione di valori etici o spirituali, ma solo la rivendicazione brutale e continua di diritti scollegati da ogni dovere.

Nel paradigma marxiano, essa è il prodotto ideale per l’industria culturale dell’indottrinamento: valore d’uso immediato, valore di scambio altissimo per le élite ideologiche, ma costo di produzione pressoché nullo. È l’emblema di una nuova forma di proletarizzazione cognitiva: una merce docile, programmata per l’attivismo sterile e per la dissoluzione sistematica del retaggio storico e nazionale.

Salis non aspira alla bellezza, alla trascendenza, alla virtù. La sua antropologia è ridotta ai bisogni primari: nutrirsi, defecare, dormire, occupare spazi altrui. È, nella sua forma più estrema, la perfetta incarnazione dell’homo migrans woke, nomade nel corpo e nell’anima, apolide per vocazione, priva di appartenenza e, quindi, funzionale all’utopia del cittadino globale, disancorato da ogni radice.

Due antropologie a confronto: il bivio della civiltà

In questa contrapposizione si consuma una frattura epocale: da una parte l’essere umano come opus nobile, prodotto di lunga gestazione culturale, educato all’eccellenza e alla responsabilità; dall’altra l’essere umano come merce immediatamente spendibile, senza passato né futuro, pronto per essere modellato dalle narrazioni egualitarie e de-strutturanti dell’élite globale.

Che fare, dunque? Riscattare l’uomo dal mercato

Per opporsi a questa deriva, non basta il rifiuto dell’ideologia woke: occorre un ritorno militante alla civiltà classica, ai Lumi, al Diritto romano e alla Filosofia greca. Occorre decostruire l’avatar che le piattaforme digitali ci impongono come realtà, e rifondare il legame sociale attraverso il recupero delle relazioni di prossimità, della comunità vissuta e della paideia tradizionale.

La pandemia da Covid-19 – e il conseguente Great Reset – hanno accelerato la disgregazione del legame umano, sostituendo l’incontro reale con la mediazione algoritmica. Occorre ora rompere questo incantesimo, riaffermare il primato dell’umano sull’artificiale, dell’educazione sul condizionamento, del retaggio sul consumo culturale.

Solo così si potrà restaurare il bonum commune, fondato non sul profitto dell’indottrinamento, ma sul Bello e sul Buono, colonne portanti di una civiltà che – seppur ferita – non è ancora sconfitta.

SIMONE RATTI

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Un vernissage che diventa dialogo: “15 – La fotografia oltre l’umano”: Un vernissage che diventa dialogo.

“15 – La fotografia oltre l’umano”

Non una semplice inaugurazione, ma un intreccio di sguardi, relazioni e spazi vitali. Così si è presentato sabato 27 settembre il vernissage della mostra “15 – La fotografia oltre l’umano” presso la Cathart Gallery di Varese, trasformando l’apertura ufficiale in un’esperienza condivisa.

La città, con la sua vocazione artistica, ha accolto un evento che ha superato la dimensione della pura esposizione per diventare un’occasione di incontro.

Determinante è stato il ruolo dello spazio: la galleria di Carla Pugliano, che con magnifica accoglienza e grande professionalità ha saputo gestire l’allestimento e la stampa, si è rivelata una cornice capace di amplificare il linguaggio delle opere senza mai sovrastarlo, restituendo al pubblico la giusta intimità e una luce museale indispensabile per la fotografia.

Alla guida del progetto, l’ideazione e la cura di Ilaria Pisciottani, che ha saputo intrecciare visioni e sensibilità differenti, dando alla mostra una coerenza narrativa e un respiro critico che hanno reso l’evento più di una semplice esposizione: un percorso pensato come esperienza collettiva.

L’atmosfera respirata durante il vernissage non si è misurata in numeri o applausi, ma in quella sottile armonia che ha legato immagini, ambiente e persone. Ogni fotografia ha trovato il proprio posto, instaurando un dialogo con lo spazio e con chi lo abitava in quel momento.

Un ruolo centrale lo hanno avuto le collaboratrici coinvolte: professioniste serie, preparate, ma anche amiche di lunga data, tra cui proprio Carla Pugliano e Giuseppina Irene Groccia.

La loro collaborazione non si è limitata alla semplice coesistenza, ma ha dato vita a un intreccio di sensibilità che, grazie alla visione curatoriale di Ilaria Pisciottani, si è tradotto in un progetto corale e autentico. “Il successo si ha perché succede qualcosa” – ha ricordato appunto la curatrice durante l’evento, e sabato quella sintonia di pensiero si è concretizzata in un percorso comune.

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Il vernissage ha visto anche il contributo di autori di rilievo, le cui ricerche fotografiche sono state accolte con grande interesse. Esporre le loro opere ha significato riconoscere il valore di una ricerca che merita di essere diffusa, ma anche dare un segno di stima verso chi continua a interrogare la fotografia come linguaggio critico e poetico.

Il progetto non si esaurisce però nello spazio della galleria: le opere proseguiranno il loro cammino verso la Sicilia, entrando a far parte del museo a cielo aperto del Borgo di Cannistrà, grazie all’impegno e all’amicizia di Tonino Privitera. Un viaggio che testimonia come la fotografia possa abitare luoghi diversi e continuare a generare senso oltre l’evento.

Determinante è stato anche il lavoro redazionale: la cura del catalogo e della rassegna stampa, affidata a Giuseppina Irene Groccia – definita affettuosamente “la nostra Vasari” – ha garantito coerenza e qualità, offrendo all’iniziativa una cornice critica solida e professionale.

Il momento forse più intenso è stato l’intervento del critico Roberto Mutti, tra le voci più autorevoli nel panorama fotografico italiano. Con aneddoti sulle origini della fotografia e sui pionieri che ne hanno tracciato la strada, Mutti ha saputo affascinare il pubblico, offrendo nuove prospettive di lettura e consolidando il valore dell’esperienza.

Il pubblico stesso, numeroso e partecipe, ha giocato un ruolo chiave: colto, attento, entusiasta, ha trasformato la serata in un dialogo vivo tra chi espone e chi osserva.

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Tra i presenti spiccava una figura storica del fotogiornalismo italiano: Giorgio Lotti. Con una carriera lunga sessant’anni, oltre 400.000 scatti all’attivo e una vita trascorsa a documentare i protagonisti e gli eventi del Novecento – da Yasser Arafat a Brigitte Bardot, da Andy Warhol a Eugenio Montale, fino allo sbarco sulla Luna accanto a Giuseppe Ungaretti – Lotti ha portato con sé la testimonianza viva di un’epoca.

Emblematico il record della sua fotografia ufficiale del premier cinese Zhou Enlai, stampata in oltre 100 milioni di copie, la più venduta al mondo.

Il vernissage è stato, in definitiva, un momento di gratitudine: verso chi ha proposto le proprie idee creative, verso lo spazio che ha accolto le opere, verso chi ha reso possibile il catalogo e la stampa di qualità, verso il critico che ha offerto uno sguardo illuminante, e soprattutto verso il pubblico, che ha dato calore e senso a ogni immagine.

Ma soprattutto un ringraziamento va alla curatrice Ilaria Pisciottani, la cui visione ha reso possibile questo intreccio di energie, idee e relazioni.

Tra i ringraziamenti finali, non sono mancate le artiste Carlotta Baldazzi, Chiara Galliano e Luisa Montagna per la loro presenza, così come Maria Cristina Pasotti e Pier Paolo Tralli, che hanno immortalato con le loro fotografie i momenti salienti della serata.

“15 – La fotografia oltre l’umano” si è così rivelata molto più di una mostra: un passaggio che ricorda come l’arte sia sempre costruita su incontri, relazioni e luoghi capaci di restituire significato alle immagini.

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E SE VE LO DICE ROSSELLA, Rubrica a cura della Dott.ssa Rossella Facchinetti: “la transazione di stagione”.

Rossella Facchinetti

Con l’arrivo dell’autunno, ci troviamo a fare i conti con la transizione di stagione, un momento che può suscitare sentimenti contrastanti.

Le foglie che cadono, le temperature che si abbassano e il giorno che si accorcia portano con sé un invito alla riflessione e alla crescita interiore.

Questo periodo può essere visto come un’opportunità per lasciar andare ciò che non serve più, proprio come gli alberi rilasciano le loro foglie.

Un artista che incarna magnificamente questa fase del ciclo vitale è Vincent van Gogh.

La sua celebrazione dei colori autunnali nelle opere come “La notte stellata” ci ricorda che anche i cambiamenti possono essere straordinari e pieni di bellezza.

Il suo uso audace e emotivo del colore ci invita a riflettere su come affrontare le transizioni nella nostra vita. Affrontare l’autunno richiede una certa consapevolezza emotiva.

È il momento ideale per rallentare e prestare attenzione ai propri sentimenti.

Durante questa stagione, potremmo avvertire un desiderio di introspezione; è fondamentale accogliere queste emozioni senza giudizio.

Prendiamoci il tempo per scoprire ciò che ci appassiona, cogliere l’importanza del riposo e della riflessione, e abbracciare i cambiamenti inevitabili che la vita ci offre. I

n definitiva, l’autunno non è solo un addio all’estate, ma un invito a rinnovarci.

Che si tratti di riflessioni personali o cambiamenti visibili, affrontiamo questa stagione con un cuore aperto e una mente curiosa, proprio come avrebbe fatto Van Gogh.

Sono Rossella Facchinetti, psicologa clinica, e vi auguro sempre il vento in poppa.
colloqui online per appuntamenti contattatemi alla mail:
rossellafacchinetti28@gmail.com
Profilo instagram:
dottoressarossellafacchinetti

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Pillole d’arte: Silvia della Rocca.

Silvia della Rocca

Il suo percorso artistico nasce dall’esigenza di dare forma, attraverso la materia, al profondo legame che sente con gli Elementi della Natura e le energie dell’Universo, in particolare la Luna, che con la sua aura di mistero e magia, fin dall’antichità ha incantato i popoli e le culture di tutto il mondo.
Giornalista, scrittrice, videomaker, autrice e regista di format tv e documentari, Silvia Della Rocca è un’artista che si dedica alla sperimentazione di nuove forme di arte materica, esprimendo la sua creatività attraverso la ricerca e la sperimentazione di tecniche pittoriche miste.


Attraverso pigmenti, resine, pietre , Silvia crea superfici luminose su legno che riecheggiano i ritmi cosmici della Luna e gli archetipi della femminilità.
Le sue lune sono Donne che osservano e vengono osservate, brillano, ma si nascondono, nell’infinto gioco che si chiama vita.

www.silviadellarocca.com

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KONAIR – “I SCREAM 4 ICE CREAM” Prima esposizione personale in Italia dello street artist catalano 25-28 SETTEMBRE 2025 CASATI ARTE – Via Carlo Alberto 26, MONZA

KONAIR

L’EVENTO Si terrà dal 25 al 28 settembre 2025 la tanto attesa esposizione dello street artist catalano KONAIR, per la sua prima volta in Italia. L’esclusiva è a cura di Casati Arte, galleria d’arte nel cuore di Monza, e della P.R. meneghina Lorella Maselli.

Il titolo dell’esposizione, “I SCREAM 4 ICE CREAM”, richiama l’iconico e coloratissimo gelato tanto amato dall’artista, protagonista assoluto delle sue opere riconosciute in tutto il mondo. VERNISSAGE – Data: Giovedì 25 settembre 2025 – Orario: 18:30 – 22:00 – Live Performance: ore 19:45 – DJ Set a cura di DJ DROPSY

La serata inaugurale vedrà come momento clou la live performance di Konair alle ore 19:45, un passaggio d’obbligo per uno street artist degno di nota. Sarà per tutti emozione, energia e coinvolgimento, accompagnati per l’intera serata da un D.J set selezionato.

L’ARTISTA KONAIR Street Artist – Barcellona, Spagna L’artista barcellonese Konair si distingue tra gli street artist più riconosciuti a livello internazionale grazie ai famelici morsi dati ai suoi coloratissimi ghiaccioli. Le sue particolari creazioni, visibili in tutto il mondo, hanno dato vita a una concezione dell’arte completamente sua e immediatamente riconoscibile.

FILOSOFIA ARTISTICA Per Konair, la street art è una vera e propria rivendicazione di libertà nello spazio esterno, una valvola di sfogo e la maniera di sopravvivere in un mondo eterogeneo, morboso e controverso, lasciando ai posteri un marcato segno della propria identità. L’urlo del suo particolare e iconico ghiacciolo morsicato e spaventato è divenuto un’icona riconoscibile nella cultura artistica internazionale.

Le sue energiche creazioni sono intrise di colore ed espressività, trasformando muri anonimi in esplosioni di energia visiva. COLLABORAZIONI E RICONOSCIMENTI Konair ha dipinto al fianco di prestigiosi artisti del mondo della street art e dei graffiti, tra cui: – El Pez – El Xupet Negre – Birdie – Kamil Escruela Ha collaborato con prestigiose gallerie internazionali destando l’attenzione dei media che lo descrivono come un “geniale creatore di energia e movimento”.

PRESENZA INTERNAZIONALE Le opere di Konair sono presenti in: – Europa (Spagna, Francia, Germania, Regno Unito) – Stati Uniti – America Latina – Asia

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