close

Attualità

Attualità

Driss El Faria: la strategia Oceano Blu per creari nuovi mercati

Driss El Faria

Sviluppare brand in qualsiasi tipo di mercato: questa è la mission di 25h Holding, fondata da Driss El Faria, che è partito dal mercato del beverage qualche anno fa iniziando una vera e propria ascesa imprenditoriale.

Perseveranza, costanza e coraggio: Driss El Faria, nato in Italia e di origini marocchine, si definisce “Vucumprà 2.0”. Il suo modello di business snello, senza uffici sparsi per il mondo e sedi fisse, sta dettando le regole del mercato. Focus principale è l’outsourcing: l’esternalizzazione di tutti i processi aziendali con unico centro di costo rappresentato dalla strategia e dal marketing.

Ed il suo modello di business ha attirato l’attenzione di tanti big: Bobo Vieri, ad esempio, è suo socio per Bombeer – la birra del bomber che durante gli Europei di calcio ha praticamente spopolato ovunque.

Ma non è l’unico: stanno per entrare in società con lui molti altri big del mondo della musica e della rete (per cui al momento non si può dire ancora niente).

Driss, sicuramente, rappresenta quella fetta di immigrati di seconda generazione che diventa un vero valore aggiunto nella società attuale.

La sua storia imprenditoriale inizia, come spesso accade, dall’esperienza vissuta in prima persona.

“Dopo aver mandato 300 curricula dopo la laurea, senza alcun tipo di risposta, mi ero abbastanza stancato perché ricevevo pochissime risposte.

Così ho pensato di non mollare creando mercati che dipendessero solo da me stesso”, racconta Driss El Faria. “

Nasce così Aviva Wines con la creazione di un primo mercato di bevande colorate aromatizzate e poi Bombeer: marchio di birre che comunica attraverso il “packaging”, che in Italia fino a questo momento non c’era”, continua El Faria.

Tra i gioiellini creati dal suo tocco imprenditoriale, c’è anche Mood Wines – che apre la strada al prosecco luminoso – ed altri che saranno presentati a breve. 

 “L’obiettivo di “25H holding è costituire aziende, controllate dalla holding, e in cui ognuna di queste c’è un prodotto che s’impone su un mercato nuovo ben preciso”, dice El Faria che si sta imponendo sul mercato con il suo guizzo provocatorio nei confronti della classe dirigente.

Il suo obiettivo?

La crescita, prima di tutto, e la sfida sul mercato con risultati sorprendenti. 

La 25H holding crea nuovi oceani blu, proprio seguendo la strategia descritta nel libro “La Strategia Oceano Blu”, pubblicato nel 2005 e scritto da W. Chan Kim e Renée Mauborgne (professori all’INSEAD e co-direttori dell’Istituto INSEAD Blue Ocean Strategy).

Secondo questo libro, la strategia Oceano Blu è quella secondo la quale i mercati in cui operano le imprese di qualsiasi tipo sono metaforicamente visti come due oceani paralleli di colore diverso, uno rosso ed uno blu, a seconda del modo in cui si decide di operare sul mercato stesso.

L’oceano rosso è un mercato ipotetico in cui i manager delle imprese si sono focalizzati da tempo, dove vige una continua lotta tra competitors per aggiudicarsi una maggiore fetta di domanda all’interno dello stesso settore e dove c’è completa assenza di innovazione.

L’oceano blu, al contrario del precedente, è uno spazio di mercato incontrastato, un luogo nel quale creare una nuova domanda.

Creare il proprio Oceano Blu significa quindi differenziarsi dagli altri e definire nuovi confini, dove non ci sono ancora competitor e dove la competizione non ha alcuno spazio

Beatrice Gigli

founder e chief manager

M. +39 333.2174835 

Beatrice Gigli Communication 

Relazioni Pubbliche | Comunicazione e Media Relations | Partnership Picking | Eventi

Milano | Roma | Napoli | Palermo I Parigi

Leggi Ancora
ArteAttualità

Tiziana Stocco: una storia da raccontare…

Tiziana Stocco

Sono molteplici le motivazioni che avvicinano al Mondo dell’arte., chi cerca la fama, chi un modo tutto suo di comunicare, che come Tiziana, per raccontarsi…..

La storia di Tiziana Stocco è tutta da ascoltare:

Il tuo primo contatto con l’arte?

Attraverso i quadri di mia zia paterna, e un pittore vicino di casa: Paolino Pelizzari.

Fin da piccola creavo anche piccoli bijou con perle e pietre dure.

L’incontro più significativo avvenne nella frequentazione della “Scuola d’ arte G. Sello” di Udine attualmente “Liceo artistico G. Sello”

Quando hai capito che l’arte sarebbe entrata nella tua vita?

Dal 9 ottobre 2018, grazie ad una operazione importante, soffro di endometriosi, allo stadio più grave, malattia femminile autoimmune, senza cura.

Da quel giorno è scattato dentro di me qualcosa che mi ha spinto a creare per esprimere il bello che ho dentro.

In primis perché senza l’ arte non so stare, e di conseguenza per dare un messaggio positivo al mondo e a tante donne che soffrono come me. 

Desidererei che il dipingere e integrare i miei quadri nei mobili fosse il futuro e la mia professione.

La tua prima opera?

Il volto della Madonna, matita su foglio A4, ripreso dalla famosa statua della Pietà di Michelangelo

Per fare arte , bisogna averla studiata?

Si, almeno uno studio di base.

Personalmente una continua ricerca per una scoperta personale e interiore, non finisce mai nemmeno nell’ arte.

Penso si possa esprimersi al meglio solo affinando la propria tecnica.

Come scegli cosa ritrarre ?

Mi ispiro a fatti reali, di esperienze di vita dirette e indirette.

Alla natura, che nasconde sempre qualcosa di misterioso da scoprire.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

In casa possiedo un tavolino, da salotto, con l’ anima e gambe in legno dipinto di nero, la base d’ appoggio era formata da 5 pannelli in vetro temperati.

Un giorno mio marito da un colpo con la mano al tavolo ed uno dei 5 vetri si infrange, da lì è nato il quadro dentro al tavolo: l’ albero di ciliegio in fiore.

Se ora ci penso sorrido e ringrazio mio marito per l’ occasione di aver potuto creare qualcosa di nuovo.

Se potessi incontrare un artista del passato , chi e cosa gli chiederesti?

Desidererei incontrarne due in particolare: Caravaggio Michelangelo Merisi, vorrei subito mettermi al suo fianco per imparare la sua arte perfetta; e Gaudì per apprendere il suo modo di pensare, e cogliere tutti i segreti della natura, che ha osservato per molto tempo…diceva: “l’ originalità consiste nel ritorno alle origini”.

Se incontrassi te stesso a 18 anni cosa ti consiglieresti ?

Innanzitutto le direi di avere cura e stima di sé stessa. 

Che è una bella persona, di non fermarsi se le dicono che non potrà fare ciò che sogna, e di non permettere a nessuno di farle del male.

Quanto conta la comunicazione ?

Tantissimo, è fondamentale.

La cosa bella è far provare qualcosa a chi guarda una tua opera.

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte tra Italia e estero?

In Italia l ‘arte è più comunicativa, esprime emozioni e cerca di far emergere il lato più profondo e personale di ogni artista, abbiamo tantissimi maestri prestigiosi cui guardare; all’ estero il sentimento, l’ emozione, anche trasmessa con un colore viene meno.

Cos’è per te l’arte?

E’ vita, è amore.

E’ una parte di me senza la quale non poteri esser completa come persona.

Cosa ti aspetti da un curatore ?

Che conosca l’ artista esponendo i suoi quadri più significativi, creando un’ allestimento d’ impatto visivo ed emotivo. Che ne faccia una piccola “critica” o introduzione conoscitiva/informativa

Cosa chiedi ad un Gallerista ?

Passione per l’arte. Promuovere nuovi artisti, fornire uno spazio espositivo importante, indirizzare sui trend attuali, e informare su iniziative.

Quanto contano per te la luce e il colore?

Entrambi fondamentali

La luce ha un significato di vita, senza di essa tutto muore, anche un quadro. Il colore è gioia, può assume diversi significati.

Il quadro più significativo che la rappresenta si chiamerà Light Inside (luce dentro) e sarà creato appositamente per la quinta edizione di Paillettes Sorridenti.

Soffrendo di una malattia autoimmune femminile allo stadio più grave è per ora senza una cura che si chiama Endometriosi Tiziana desidera dare luce e un messaggio positivo e forte a chi soffre ogni giorno come lei.

Grazie Tiziana per averci fatto partecipi della tua storia …

Leggi Ancora
ArteAttualitàOpera del Giorno

Art Toy : “DEVILS KILLA” creato da Dj Dropsy.

DEVILS KILLA

Devils Killa ( D.K.).

Letteralmente “colui che uccide i diavoli”. I diavoli, ossia i demoni, le negatività del mondo e della nostra quotidianità; i pensieri nefasti, l’ingiustizia, l’intolleranza, il razzismo, l’inquinamento ambientale e tutto ciò che impedisce all’ umanita’ di vivere bene ed in pace col prossimo.

DK rappresenta il risveglio della coscienza collettiva,

Un portatore di valori all’interno di una società troppo spesso al limite della deriva culturale ed ideologica

Leggi Ancora
AttualitàModasalute

Marialuigia Minato, professione Hair stylist.

Marialuigia Minato

Appartiene ad  una famiglia di artisti, suo padre era un noto antiquario di Asolo che con il suo talento sapeva trasformare oggetti antichi in capolavori di estrema bellezza.

Il restauro è l’arte legata al ridare la giusta luce a qualcosa che il tempo ha contribuito a rovinare , e  a ben vedere , fondamentalmente è quello che un Hair stylist fa con un suo cliente ..

Sua madre è una decoratrice su vasellame e tessuto.

Decorare un oggetto significa avere padronanza del colore, delle sfumature e dare libero sfogo alla creatività…

Da loro ha ereditato la passione per il bello e da questa sua passione innata è scaturito il suo personale percorso artistico ..

Conosciamo meglio Marialuigia Minato Hair stylist

Qual è il cliente più difficile?

Il cliente più difficile da trattare è quello che vuole un cambio di colore drastico in poco tempo, trascurando la salute del capello

Un aneddoto che ricordi col sorriso?

L’ incontro con Roberto Farruggia per essersi congratulato con me lodando il talento e le mie capacità.

Che formazione hai avuto?

Ho lavorato in diversi saloni di parrucchiera acquisendo diverse competenze nell’ambito professionale. 

L’arte vera e propria di trattare il capello la ho acquisita frequentando l’Accademia Aldo Coppola di Milano.

Ancora oggi sto frequentando i corsi che mi vengono proposti.

Un hair stylist, è diverso dal classico parrucchiere, infatti si tratta di una figura professionale dotata di ottime qualità sia pratiche, sia teoriche, in quanto ha la facoltà di tenersi sempre aggiornato sulle ultime tendenze, per quanto concerne i tagli più glamour.

Il culto della bellezza è cambiato, forse merito della televisione, dei media e di internet, che ha trasformato il semplice parrucchiere  in un vero e proprio consulente di bellezza.

Se prima le signore andavano dal parrucchiere per fare la piega, oggi vanno dall’ hair stylist per ottenere un know-how tecnico fatto di trattamenti su misura.

E conoscere le ultime tendenze del mondo della moda e del beauty.

Le caratteristiche che non devono mancare in un Hair Stylist sono:

  • capacità di ascolto
  • creatività
  • fantasia
  • senso dell’estetica
  • propensione all’attività di impresa

Conditio sine qua non da non sotto valutare:

Deve instaurare con la propria clientela un rapporto di massima fiducia ma anche di massima riservatezza

In conclusione, l’ hair stylist è una figura di riferimento che ci permette di stare bene e questo basta a rendere di buon umore!

Marialuigia Minato Selezionata da Tiziana Noia ideatrice dell’evento e Flavio Barbiere Hair stylist internazionale e resposabile reparto “Trucco & Parrucco” dell’evento

sarà presente alla quarta edizione Paillettes Sorridenti a Jesolo sabato 18 Settembre 2021.

Leggi Ancora
Attualità

Forte dei Marmi: “Sapore di mare” in Villa!

Tomassini

Anche quest’anno al Forte. Il fascino è rimasto immutato.

A Forte dei Marmi puoi passare dall’eleganza al kitsch, dall’aristocrazia allo snobismo, in pochi passi ,ma le immancabili biciclette vincono ancora sulle fuori serie più veloci legate per lo più, almeno qui, ad un ostentazione e certi eccessi non necessari per chi Forte la vive da sempre , e allora parliamo della riservatezza che regalano i pini marittimi custodendo le meravigliose ville di Roma Imperiale ed è proprio da quest’ultima immagine che partiamo per raccontare la Festa dedicata alla vera Forte che ha avuto luogo il 1 Agosto….

«Sapore di sale, sapore di mare
che hai sulla pelle, che hai sulle labbra
»
Proprio a questo brano di Gino Paoli che fu colonna sonora dei ruggenti anni Sessanta, si è ispirato Carlo Vanzina per il titolo dei suo film, ambientato in una Forte dei Marmi vacanziera e spensierata

Estate 1964, le  storie di molti ragazzi  provenienti da diverse città italiane e diversi stili di vita si intrecciano…

E’ da qui che parte il cult movie SAPORE DI MARE, e chi vive da sempre in quella che viene definita “la perla della Versilia , ogni volta che legge queste semplici parole messe una dietro l’altra , sorride, e si sente parte di un gruppo, di quel gruppo che ha vissuto e vive da sempre le atmosfere che solo chi davvero conosce FORTE DEI MARMI, sa apprezzare, i locali , stabilimenti balneari, che ogni stagione accolgono le stesse famiglie, i bambini che crescono , diventano adolescenti, poi adulti , si sposano diventano genitori e tuto ricomincia ..

In Questo articolo racconteremo con il solo ausilio delle foto, la piacevolezza di una serata organizzata da due fratelli  Damiano e Antonio Tomassini uniti da un legame indissolubile, capaci di circondarsi di persone speciali che hanno partecipato con gioia a questa serata che mai come in questo periodo ha avuto un forte significato di Rinascita..

La Musica rigorosamente anni 60 è stata affidata al binomio .del DJ Fabrizio Minuz accompagnato per l’occasione da un sax e due ospiti d’eccezione che sono intervenuti a sorpresa, Mario Lavezzi e Alessandro Ristori front man dei PORTOFINOS.

SAPORE DI MARE .

Molti degli ospiti presenti hanno trascorso la loro adolescenza e non solo proprio frequentando il Simbolo storico di Forte dei Marmi cardine introno al quale il film SAPORE DI MARE ha fatto ruotare dettagli, persone e personaggi.

La Capannina di Franceschi che non ha mai cambiato nome dall’apertura, avvenuta nel 1929 quando Achille Franceschi, albergatore del posto, allestì un capanno sulla spiaggia, sistemando tavolini, un grammofono a manovella e un bancone per servire bevande.

La leggenda vuole che L’origine del nome, sarebbe dovuta alla frase “Bello questo posto, sembra proprio una capannina” detta a Franceschi da una sua amica contessa….

Forte dei Marmi è una delle località turistiche più esclusive ed eleganti di tutta la Versilia. Un piccolo gioiello che dagli anni ’60 è una vera icona dello stile.

A Forte dei Marmi si lanciano mode, nascono amori destinati a finire sulle pagine delle riviste di gossip o semplicemente destinate a durare tutta una vita….

Leggi Ancora
ArteAttualitàDesignEventi

10 Agosto, Forte dei Marmi: Ekaros Interior Design ospita l’Arte!

Ekaros Interior Design

Da sempre Design e Arte vanno a braccetto, ancor di più Interior Design e Arte, già perché, in molti casi , sono proprio i progettisti di interni ad aprire le porte all’universo creativo scegliendo e inserendo opere nelle loro proposte e realizzazioni, per dare un tocco ancor più deciso e personale agli ambienti, tenendo rigorosamente in considerazione il gusto della committenza.

Proprio da qui nasce il connubio che vede coinvolto in primis le titolari di Ekaros Interior design boutique del lusso si, ma soprattutto di idee in pieno centro a Forte dei Marmi , Rossella e Ekaterina e alcuni nomi legati all’arte, come Simona Occioni Presidente dalla Fondazione Mazzoleni e co founder Arteonline20 con la quale hanno stretto una partnership coordinata da Alessio Musella Editore di Exit Urban Magazine e Direttore Art & Investments in collaborazione con la curatrice Maria Marchese e www.prosperitas.info.

Il 10 Agosto sarà un’occasione unica per presentare nello spazio Ekaros in Piazza Marconi 4 , Artisti come Murgia, Laboratorio Saccardi, Milena Bini, Andrea Trisciuzzi, Ugo Nespolo, Matteo Castagnini, Massimo Pennachini, Gianni Lucchesi e le polaroid del fotografo Maurizio Galimberti inseriti in un contesto legato alle scelte stilistiche di arredo scelte con estrema accuratezza che da sempre contraddistinguono la capacità progettuale delle Interior Designer Titolari di Ekaros.

L’appuntamento è per martedi 10 Agosto dalle ore 18 in Piazza Marconi 4 , dove le padrone di casa saranno liete di accogliervi e raccontarvi la loro visione dell’arte inserita nel mondo dell’arredo di alto livello.

EKAROS INTERIOR DESIGN

Rossella ed Ekaterina sono due professioniste nell’ambito della progettazione d’interni e delle ristrutturazioni, il cui  percorso professionale si è arricchito nel corso degli anni, con lavori svolti in tutta Europa, in Russia, in Florida, Madagascar.

Formano un Team un team consolidato dal 2008 nato dall’unione di due culture, quella italiana e quella russa.

Il loro core business ?

Ogni progetto è una storia  nuova da raccontare ed è dalle richieste sempre diverse  dei clienti che nascono progetti speciali, ed è proprio qui che trova spazio anche il mondo dell’arte.

Leggi Ancora
Attualitàcultura

Un caffè con la scrittrice e giornalista Ilaria Guidantoni.

Ilaria Guidantoni - Divulgatore culturale

Giornalista ,Blogger e scrittrice laureata in Filosofia Teoretica all’Università Cattolica di Milano,

Fiorentina di nascita, vive e lavora tra Roma, Milano e Tunisi, conosciamola meglio lasciando a lei il compito di raccontarsi rispondendo alle nostre domande :

Primo incontro con il giornalismo?

“Quello della carta stampata dei quotidiani, i fondi di Indro Montanelli, il Domenicale dedicato alla cultura de Il Sole 24 Ore e il racconto delle storie e della memoria di Luigi Maria Personé su La Nazione fiorentina.

Anche il mio primo incontro da protagonista è stato con la carta stampata, su quotidiani locali e poi periodici e ho scritto di cultura e di economia, sempre con un taglio culturale.

Questi sarebbero poi stati i miei binari per lungo tempo.

Quanto all’incontro con i giornalisti, i primi sono stati gli amici di famiglia legati ai quotidiani finanziari che venivano a cena a casa”.

Il tuo primo contatto con l’arte?

“Scherzando poteri rispondere con la pittrice che mi ha fatto un ritratto all’età di tre anni e con i pennelli della mamma che quando ero bambina dipingeva.

Maestro Jorio Vivarelli

Ma presto, a Pistoia, con il Maestro Jorio Vivarelli, il primo artista che ricordo di aver conosciuto e che mi ha insegnato ad apprezzare la scultura, dicendomi di non aver paura di toccare le opere.

La pittura si guarda; la scultura si tocca e naturalmente si guarda anche.

Molti anni dopo ho diretto la sua Fondazione. In generale l’arte nel primo approccio è stato il contatto con la bellezza della mia città, Firenze, che ha formato il mio gusto nel segno dell’armonia, del rigore e della raffinatezza.

Ma la vera palestra sono state le gallerie”

Che formazione hai avuto?

“Studi classici che ritengo un passe-partout culturale, di formazione e perfino di educazione civica.

Dopo il Liceo classico a Milano, mi sono laureata all’Università Cattolica del Sacro Cuore in Filosofia teoretica con Adriano Bausola, l’allora rettore – erano ancora i tempi in cui l’Università milanese aveva esclusivamente rettori di filosofia – su Wladimir Jankélévitch, un ebreo russo naturalizzato francese, scomparso nel 1985, paladino della filosofia per tutti.

Poi ho cercato di spaziare, nelle lingue, in bioetica, diplomandomi Sommelier all’AIS di Roma.

Il filo conduttore è sempre la parola, le storie, e le espressioni dell’uomo.

Gli studi classici insegnano proprio questo: ad interrogarsi sul pensiero e sulla parola e a non dividere la cultura in umanistica e scientifica perché ogni espressione è sempre frutto dell’uomo. La diversità sta nell’approccio.”

Quando hai capito che saresti diventata giornalista e scrittrice di professione?

“Da sempre, quando non andavo ancora a scuola, avevo deciso che avrei scritto nella vita, un desiderio assoluto, oltre l’idea della professione.

Il giornalismo è stata una scelta maturata già negli anni del Liceo perché mi affascinava l’idea di unire una professione culturale alla vita che scorre, all’immediatezza, all’attualità, facendo dialogare classico e moderno. Scrittrice poi lo sono diventata per caso.

Ho sempre scritto, soprattutto poesie, auguri, racconti quando dovevo dire qualcosa di importante, quando c’era un’occasione.

Se non sembrasse pomposo e lugubre direi che ho cominciato con le orazioni funebri.

Quando qualcuno se ne va lo ricordo che sorride e credo nell’importanza della memoria, l’immortalità laica; nel desiderio di lasciare un segno e nel dovere di ricordare gli altri.

Il primo libro Vite sicure. Viaggio tra strade e parole sul tema della comunicazione e delle campagne relative alla sicurezza stradale, l’ho scritto su commissione ed è stato sponsorizzato dall’Aci.

E’ nato dalla mia attività giornalistica e poi la scrittura è diventata la direzione della mia professione”.

Come scegli gli argomenti da trattare?

“Quelli dei libri non li scelgo, mi scelgono.

Noncoach è retorica. I libri non nascono da un impegno e in totale libertà accetto l’invito di un incontro che di volta in volta può essere legato a un luogo, a una storia, a un argomento o a un argomento di attualità.

Sempre più mi sento mediterranea e italiana per la lingua e in tal senso il mio orizzonte è il Mediterraneo che ritengo la culla della cosiddetta civiltà occidentale nella sua unicità e nel suo essere classica.

Questo è il mio campo d’azione nel quale gli argomenti possono essere molto diversi ma è come se ci fosse un timbro. Dal racconto noir, al diario di viaggio, al saggio , il fil rouge dei miei racconti è la civiltà mediterranea anche per una scelta linguistica precisa che ad esempio mi porta ad escludere quasi totalmente i termini inglesi.

Per l’attività giornalistica ci sono dei grandi binari che delimitano e hanno tracciato in passato i miei confini ma la mia sfida è parlare di quello che di volta in volta mi interessa senza andare fuori tema rispetto alla commessa.”

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

“Quando arrivai a Tunisi, la prima volta, mi fu detto di non dare confidenza ai tassisti, perché erano l’orecchio del regime, spie camuffate di Ben ‘Alï.

Un divieto stimola la trasgressione, questa proibizione per un giornalista diventa una sfida e così ne è nato un libro, Tunisi, taxi di sola andata, una docufiction che si svolge tutta a bordo di taxi dove protagonista è la conversazione con l’autista.”

Se potessi incontrare un grande del passato, chi e cosa gli chiederesti?

“Sto rileggendo Lucio Anneo Seneca leggendone opere che non conoscevo. Lo trovo illuminante e straordinariamente moderno, profondo e allo stesso tempo molto divulgativo.

E’ stato in grado di trasferire la filosofia greca nella vita quotidiana e nella mentalità pratica del mondo romano.

Non solo è una storia di successo di un uomo che è diventato cives romano, venendo da Cordova, anche se di famiglia colta dell’ordine equestre (il padre era un noto retore); uomo che ha conosciuto la gloria della vita pubblica e le amarezze della stessa: la gelosia di Caligola lo costrinse all’esilio e la follia di Nerone di cui era stato precettore e consigliere, di fatto lo condannò.

Gli chiederei la sua esperienza per trascriverla ai nostri giorni. Inoltre cercherei di approfondire il suo ragionamento su libertà, responsabilità morale e sociale e ricerca della felicità, non riducibile alla sete di conoscenza.

Una triade all’interno della quale l’uomo di dibatte ancora.

Leggere le Epistulae morales ad Lucilium è illuminante; una lettura profonda ma semplice, senza contorsioni né esaltazioni. Seneca resta una guida morale e psicologica straordinaria se si pensa che non c’era alcuno studio di psicologia, né sulla mente umana.

Per utilizzare un linguaggio moderno, un grande formatore e un coacher di alto profilo al quale dovremmo guardare.”

Quanto conta la comunicazione?

“E’ la veste del pensiero.

Forse l’esaltazione contemporanea dell’informazione, dell’eccesso di informazioni, spesso senza una reale comunicazione in un certo senso l’ha dequalificata.

L’essere umano è ‘un animale politico nel senso greco di sociale perché è dotato di parola, di voce e il suo pensiero si svolge secondo una comunicazione, prima di tutto con sé stesso, una sorta di Intranet fisiologica.

La comunicazione è il modo di agire dell’essere umano che completa l’azione e l’attività.

Forse è stata esasperata la funzione di pubblicità, spesso svuotata di reale comunicazione.

Se si comprende l’importanza della comunicazione il primo passaggio è entrare in sintonia con sé stessi.”

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte e della cultura tra Italia e estero?

“Bisognerebbe conoscere il mondo, molto dettagliatamente.

Ci sono indubbiamente paesi più colti e attenti all’arte indipendentemente dal livello di istruzione e di cultura accademica. L’Italia in qualche modo è un caso unico perché vive alcune eccellenze che sono riferimenti internazionali imprescindibili ma che per il nostro Paese sono parte di un vissuto legato all’inconscio collettivo. Dante è anche nelle battute ed è una delle ragioni per cui la lingua italiana sopravvive nel mondo.

L’opera lirica è nata a Firenze come melodramma per essere esportata nel mondo intero.

Il Rinascimento è una categoria dello spirito universale, tanto che negli Stati Uniti è diventato un argomento di culto. Certi valori sono nella nostra stessa lingua e credo che sia proprio l’italiano il punto di partenza con il quale noi guardiamo il mondo in modo diverso, perché l’origine della nostra lingua accoglie le lingue classiche in sé: il latino, il greco attico, le origini indoeuropee del sanscrito, senza contare le influenze dell’arabo classico.”

Cos’è per te l’arte?

“La cultura in chiave emozionale, non necessariamente bella secondo i canoni dell’armonia ma comunque rigenerante, catartica. Unione di creatività, di suggestioni culturali e di manualità.

Sono molto affascinata anche nelle dimensioni contemporanee dall’artigianalità e in questo la musica è straordinaria.”

Per proporre arte bisogna averla studiate?

“La sensibilità per l’arte – e gli artisti in questo ce lo insegnano – non è legata necessariamente allo studio e anche il fiuto per l’investimento.

Proporre però significa spiegare, convincere, saper raccontare e per questo aspetto credo sia necessaria un’alfabetizzazione e anche un lungo viaggio nell’arte.

E’ un lato che ispira fiducia negli altri e genera la stima di chi apprezza l’impegno.”

Cosa pensi dell’editoria di settore?

“Credo sia un mercato che ha vissuto una grande espansione, seguita da una contrazione e che ha ancora molto da dire, anche se dev’essere rimodulata con parametri nuovi.

Per molti anni è cresciuta come una forma di industria sia intesa come case editrici di testate giornalistiche e libri di settore, sia come case editrici vere e proprie.

Forse occorre distinguere tra le case editrici specializzate in un genere da quelle propriamente tecniche che hanno bisogno di un meccanismo legato ad abbonamenti, accordi di vendite specifici come l’adozione di testi in ambito scolastico o universitario e così via.

Certo è che, a parte le poche grandi case editrici, la proliferazione delle case editrici, indipendenti e di piccole dimensioni, in un mondo che legge sempre meno, ha senso solo scegliendo delle nicchie e una produzione che sia innovativa. In tal senso ne ho una grande considerazione sebbene nutra qualche perplessità sulla sostenibilità del business in tal senso.”

Mi racconti il tuo mediterraneo?

“Il mio Mediterraneo è molto occidentale e prevalentemente francofono: i suoi confini sono la Francia, l’Italia, la Tunisia, l’Algeria e il Marocco. La Grecia vive nell’anima storica, nella lingua e nelle categorie dello spirito.

E’ un Mediterraneo tormentato e lacerato come quello del Pasolini d’Algeria, Jean Sénac, assolutamente meticcio, dove la contaminazione regna sovrana perché è un mare chiuso, grande come un lago e quindi non può essere che un continente liquido patria di una società aperta.

E’ lontano dal Mediterraneo sognato da Albert Camus, greco, apollineo, mitologico, almeno nel vissuto.

E’ infine un Mediterraneo, figlio di Roma, almeno quanto di Atene, della religione ebraica, cristiana e musulmana, allo stesso modo; così come figlio di culture matriarcali, nomade e vicine al culto del sole e della terra madre.”

Grazie Ilaria per la piacevole chiacchierata

Seguitela su Facebook

Ilaria Guidantoni – Divulgatore culturale

Leggi Ancora
AttualitàDesignLusso

Versilia: Magazzini Bracchi Raddoppia…

jacopo bracchi

Inizialmente il core business dei Magazzini Bracchi era circoscritto alla vendita di materiale essenziale per la casa, era un punto di riferimento per i professionisti della ristrutturazione, un magazzino edile .

Poi, con il tempo, hanno ampliato l’offerta inserendo cucine, arredamenti, infissi, pavimentazione, bagni, piscine, illuminazione, pergole diventando di fatto un luogo in cui non solo gli addetti ai lavori potevano trovare consulenze, consigli e materiali, ma dove il cliente finale può scoprire personalmente il miglior mood per arredare casa.


La situazione attuale è tutt’altro che facile, ma a Jacopo Bracchi, Titolare del gruppo che conta oltre 30 dipendenti ha deciso di non stare alla finestra a lamentarsi..

Ha deciso di lanciare nuove offerte e di proporsi sul mercato in vesti anche diverse, nuove, non passive nell’attesa che qualcosa accada , ma essere parte attiva nel processo di vendita e promozione  

L’80% della clientela è locale, ma avendo potenziato molto la vendita online , le percentuali stanno cambiando rapidamente.

La Versilia è da sempre meta di un turismo che conosce il mondo del bello, la competenza, e le novità in campo di arredamento e costruttivo, e I Magazzini Bracchi sono pronti a soddisfare anche la clientele più esigente.

La sede principale rimane a Serravezza , a pochi KM da Forte dei Marmi, ma con l’estate 2021 I Magazzini Bracchi hanno rilanciato alla grande aprendo in pieno centro , nelle perla della Versilia uno Show room che miscela con stile Arte, design e articoli per la casa, capace di ospitare anche grandi eventi .

Nati 60 anni fa come ferramenta per il commercio al dettaglio e all’ingrosso per i laboratori di marmo versiliesi, oggi Magazzini Bracchi è efficiente realtà specializzata nel commercio di materiali da costruzione, finiture di alto livello , arredo e nella fornitura di servizi per l’edilizia in Versilia e su tutto il territorio nazionale.

Alessio Musella

www.magazzinibracchi.com

Leggi Ancora
AttualitàMusicaspettacolo

IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE PATRIZIO BIANCHI AL TEATRO COMUNALE DI FERRARA PER LA SERATA DEDICATA A MORRICONE.

PATRIZIO BIANCHI

Ferrara, 19 luglio 2021 –

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha voluto essere tra il pubblico del Teatro Comunale di Ferrara, ieri sera per Ascoltando il cinema, omaggio a Ennio Morricone, spettacolo dedicato alle colonne sonore più belle che il compositore ha realizzato nella sua lunga carriera, insieme ai brani di altri compositori di film indimenticabili, eseguiti dal vivo dall’Orchestra Città di Ferrara, con primo violino e Maestro concertatore Antonio Aiello, e interpretati dal soprano Renata Campanella.

Lo spettacolo, prodotto dalla Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, era l’ultimo in cartellone della stagione estiva del teatro, e ha registrato il sold out al teatro Abbado. Ad accogliere il ministro Bianchi al suo arrivo a teatro è stato l’assessore alla Cultura Marco Gulinelli.

Il ministro Patrizio Bianchi  ha apprezzato particolarmente lo spettacolo che ha valorizzato al massimo l’Orchestra Città di Ferrara, la Scuola d’arte cinematografica Florestano Vancini, e soprattutto perché si è sviluppata la capacità locale e gli artisti del territorio, dimostrando come Ferrara può ben lavorare.

Ovviamente punto focale la nostra musica da sempre sinonimo di eccellenza nel mondo in una splendida location come il Teatro Comunale di Ferrara

Un sentito plauso del ministro è andato sia alla direzione artistica del teatro, che promuove e coinvolge i giovani talenti nelle sue produzioni, sia agli allievi del secondo anno di recitazione della scuola d’arte cinematografica.

Leggi Ancora
AttualitàFood & Beverageviaggi

Forte dei Marmi : Bagno Camilla lo Stabilimento balneare delle meraviglie, una splendida realtà nata dalla voglia di cambiare vita…

Bagno Camilla


Chi non ha mai sognato di cambiare vita?

Di vivere al Mare e lasciarsi la città alle spalle, di rimettersi in gioco, di seguire l’istinto e , al di la di tutto e tutti rischiare per vivere con il sorriso, e vincere la sfida?
Scopriamo attraverso le risposte alle nostre domande come è nato il Bagno “CAMILLA”, a Forte dei Marmi.

Appena entrati appare subito chiaro che quello che aspetta di varca la soglia di questo luogo, vivrà un experience unica, sorrisi, cortesia, e ottimo servizio miscelati ad arredi e colori legati ad un mondo fantastico

Avete presente Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll?…

Quando è nata l idea di gestire un bagno a forte dei marmi e perché?

Sembrerà assurdo ma l’dea di prendere un bagno a forte dei marmi ci è venuta in mente proprio durante il periodo Covid perché sia io che mia moglie avevamo voglia di cambiamento e rinascita.

Se non erro è. la prima esperienza in questo settore, giusto? Prima di quest’avventura di cosa vi. occupavate ?
Assolutamente si è la nostra prima esperienza in questo settore, perché il nostro lavoro che continuiamo ancora a svolgere è nel campo medico in quanto forniamo materiale ospedaliero in ortopedia e traumatologia in tutta la Toscana.

Da clienti e gestori, quanto vi è servito per capire cosa proporre?

Mi viene sempre in mente la domanda di un cliente quando è venuto a vedere i lavori di ristrutturazione, ma voi avete esperienza come balneari???

E io prontamente ho risposto, come balneari no!

Ma come clienti tanta!!!!!

E difatti ho tentato di mettere in Bagno Camilla tutto quello che sempre cercato da cliente negli altri stabilimenti, ovvero cura del cliente, gentilezza, accoglienza, sorriso, ambiente familiare ma curato e puntando anche su un ottima ristorazione


Chi ha. Scelto di trasformare lo stabilimento balneare in una sorta di cancello immaginario verso il mondo. Delle favole?

Questo merito lo lascio tutto a mia moglie perché è stata lei a scegliere i colori gli arredi e fin dall’inizio aveva le idee chiare e non voleva creare un bagno standardizzato ma una sorta di luogo magico dove le persone potessero rilassarsi e sentirsi a proprio agio.

Quanto conta la cucina?

A mio avviso la cucina è fondamentale perché non basta dare semplicemente un luogo bello e pulito ma bisogna avere il giusto connubio tra il cibo e la location e per questo ho scelto di avere al mio fianco gli chef stellati del Ristorante il Giglio di Lucca Lorenzo Stefanini Benedetto Rullo e Stefano Terigi.

Come scegliete il personale?
La prima cosa che metto subito in chiaro durante un colloquio lavorativo è che a Bagno Camilla si lavora in modo professionale ma sempre con il sorriso e devo dire che su questo siamo stati fortunati perché siamo riusciti a creare un ambiente familiare con uno staff giovane volenteroso, sempre pronto a soddisfare tutte le esigenze dei nostri clienti.


Tre motivi per venire ad assaggiare la vostra cucina, e altri tre per restare sotto l ombrellone.

La nostra cucina è semplice ma raffinata rispetta la tradizione versiliese ma soprattuto è una cucina che punta alla qualità e ai prodotti del territorio.

Abbiamo fatto la scelta di avere solo tende innanzitutto per rispettare le norme sicurezza anti covid ma anche per dare al cliente una maggiore privacy quanto se lo desiderano possono degustare il nostro cibo comodamente sotto la tenda.


Che rapporto avete con i clienti?

Con i nostri clienti abbiamo voluto creare da subito un rapporto amichevole basato però sul rispetto e l’educazione cercando di soddisfare al massimo le loro richieste!

In questo magico luogo tutti hanno un ruolo importante, ognuno è un tassello importante affinchè il puzzle si possa comporre nel miglior modo immaginabile e ” non immaginabile “….


Grazie per il tempo che ci avete dedicato, e per essere un esempio per chi non vuole smettere di sognare..

Leggi Ancora
1 15 16 17 18 19 28
Page 17 of 28