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30 Novembre :“Questa sono io”, primo Album della cantautrice Greta Lamay, su tutte le piattaforme musicali.

Greta Lamay


Il 30 di novembre, per il 20esimo compleanno della giovane cantautrice Greta Lamay esce il suo album ‘questa sono io’ su tutti i digital store. 

Le copie fisiche del cd autografate uscite sul mercato il primo di settembre. sono terminate velocemente . Dal 3oggi sarà possibile scaricare tutti e 9 i brani dell’album comodamente da tutte le piattaforme.

9 brani che raccontano le diverse sfaccettature del carattere di Greta e che passano dalle ballate a pezzi più rock per poi passare al pop e al rap..
Indice dell’album: 

01- questa sono io

02- a parte te 

03- il buio delle fragilità 

04- Dubai 

05- non è da me 

06- one day 

07- rosa 

08- fuori di me 

09- così distanti 


Ringraziamenti:

Etichetta discografica Out Recording studio del produttore Ezio Paloschi,

Collaboratore Regi Kaltani e al chitarrista Luciano D’Addetta.

Sponsor “Jes – il social delle emozioni” di Giorgio Bonaita e Stefano Piavani,

Make up Artist Francesco Plebani

Management, Altin Lamaj Management

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Romantic Fall

Romantic Fall

A volte mi capita d’essere coinvolta in progetti decisamente appaganti com’é successo per Romantic Fall, un editoriale ideato da Paola Saia con Silvia Calenic e Isabella Sangalli a tema floreale e d’ispirazione ottocentesco.

Romantic Fall nasce da un team interamente al femminile con una ricerca estetica comune, molte affinità e diverse capacità artistiche e professionali.

Per WL magazine oltre alcune immagini realizzate dal set Romantic Fall, un intervista a queste tre donne che hanno molto da raccontare sulla creatività e la bellezza. 

Chi è Isabella flower design?

Il mio primo contatto con il mondo dei fiori avviene assolutamente per  caso.

Non ci sono sogni bucolici d’infanzia né tradizioni familiari da  tramandare nella mia storia. Dopo la laurea, comincio a lavorare per una nota agenzia di eventi milanese. 

Un giorno, un’emergenza mi porta a dare una mano nel laboratorio floreale dove subito si  accorgono della mia manualità del tutto particolare, invitandomi ad approfondire. Ho quindi seguito vari corsi e, dopo interessanti esperienze presso flower designers internazionali, ho finalmente sviluppato il gusto estetico che mi caratterizza.  

Tutte capacità che ho messo a frutto nel 2015 quando ho deciso di aprire  Il mio atelier a Monza

Raccontaci della tua attività di decoratrice floreale a Monza.

Una flower boutique contemporanea, ma al tempo stesso retrò, che mi rappresenta in ogni sfumatura. Sono alla continua ricerca di piante insolite e fiori originali e che amo accostare ad un’accurata selezione di oggetti ed elementi decorativi per la casa.

Proprio nel mio atelier, nascono le idee per la progettazione di eventi ed allestimenti floreali, dove al fascino della tradizione combino quel pizzico di follia che mi contraddistingue.

Cosa ti ha colpita dell’idea di Paola Saia di realizzare un set presso il tuoi atelier e come hai partecipato con le tue doti creative alla realizzazione degli scatti romantic fall?

Vivo il mio atelier come se fosse casa, amo accogliere ospiti e clienti, organizzare piccoli happenings, corsi ed anche sessioni fotografiche con le persone con cui condivido valori e gusto estetico. Quando Paola mi ha proposto questo progetto ho subito intuito che il nostro obiettivo comune sarebbe stato la  ricerca del bello e che sviluppare insieme il tema romantic fall mi avrebbe dato grandi ispirazioni.

Ho pensato subito a quale sarebbe stata la scelta floreale adatta e come questa avrebbe dialogato con l’idea. Ho quindi selezionato i fiori, ispirandomi alla tematica ottocentesca-autunnale, per poi fonderli all’interno delle foto alla ricerca di qualcosa di sensazionale e fuori dal comune.

Il lavoro in team mi ha dato la giusta carica per esprimermi e per collaborare con delle fantastiche professioniste.

Chi è Silvia Calenic?

Sono una sognatrice ma nello stesso tempo mi reputo una donna molto pragmatica, amante del bello e del vintage.

Parlaci del tuo lavoro di make up artist e della tua visione del trucco 

Il make up ha da sempre rappresentato una mia grande passione, nonché un modo per esprimere le mie emozioni. In base al contesto, il trucco ha diverse accezioni: valorizzare la bellezza, condividere l’arte, donare momenti di felicità. Personalmente credo che svolgere questo lavoro richieda tanta empatia e sensibilità, aspetti che vanno oltre a quelli formativi. Il più delle volte il make up ha un importante ruolo terapeutico, aspetto che sto cercando di enfatizzare spesso sui miei canali social e durante i seminari on-line che organizzo.

Come hai incontrato Paola Saia e come sei stata coinvolta professionalmente nella realizzazione della sessione fotografica Romantic Fall preso l’atelier di Isabella Flower Design ? 

Nel ormai lontano 2013 mi sono iscritta al corso intensivo di trucco presso NOLab Academy a Milano, che ha rappresentato il mio primo approccio concreto nel percorso di formazione continua come make up artist. Una delle mie compagne di corso e’ stata proprio Paola Saia, la fondatrice di Pois Gras. Nasce così non solo una grande amicizia, ma anche una collaborazione continuativa per servizi come addii al nubilato (workshop trucco e acconciatura vintage), corsi di stile e di trucco, shooting fotografici, eventi per privati o aziende. Il progetto “Romantic Fall” nasce da un’esigenza di promuovere l’arte in un momento estremamente difficile sia a livello lavorativo che sociale. Le nostre visioni artistiche si sono intrecciate in una maniera fluida e lineare, dando vita cosi a degli scatti particolari e intensi.

Ogni progetto parte dall’obiettivo finale e dai passi da compiere per realizzarlo. Per la realizzazione dei tre look ho creato un beauty moodboard con idee di make up e acconciatura, proponendolo poi a Paola e Isabella. Il lavoro dietro le quinte è stato notevole, grazie alla comunicazione e all’intesa create siamo riuscite a portare a termine un lavoro di qualità, curato nei minimi dettagli.

Chi é Paola Saia ?

La somma delle mie passioni, dei miei continui studi e delle tante idee che sperimento sul campo definiscono chi sono: una ricercatrice del bello.

Qual’é la tua visione dell’arte, della moda e della comunicazione ?

Sono nata a Torino nel 1978, in una famiglia di artisti, musicisti e sarte.

L’arte, in tutte le sue forme, l’ho sempre respirata sin da piccola e forse è per questo che la vivo in tutto ciò che faccio. Ho studiato storia dell’arte e mi sono diplomata al DAMS come progettista multimediale, da lì la ricerca della mia arte che è sfociata nella fotografia.

Ho una visione molto personale, fortemente legata alle epoche passata dalla pittura, alla storia del costume, ma combinata con i mezzi di comunicazione contemporanei, potrei definirmi una promotrice del mix and match, mescolo l’antico al contemporaneo.

Come sono nati gli scatti fotografici da te realizzati Romantic Fall?

“La bellezza salverà il mondo”. Qualche volta penso a come alcuni concetti trasmessi dall’arte precedente al nostro tempo siano intramontabili e sempre attuali.

In questo periodo buio, ho sentito di avere bisogno di creare qualcosa di bello, ed alla prima occasione, ho coinvolto un gruppo eccezionale di donne, che mi ha aiutata a realizzare ciò che avevo in mente.

Romantic Fall è un tributo ai fiori autunnali, con toni ottocenteschi e tessuti preziosi, un modo per condividere un progetto fuori dal tempo, per guardare avanti ed astrarsi per un momento da questo strano periodo. 

Felice di aver collaborato con voi

Paola Fiorido

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Cuore per il cuore – per Iwonka, un progetto discografico per salvare una vita, quella della piccola Iwona.

Cuore per il cuore - per Iwonka

Viene dalla Polonia questo progetto patrocinato anche dalla  redazione flesz.news.

Si tratta di una compilation creata ad hoc per una raccolta fondi destinata a Iwona Glazer.

Iwona è una donna polacca affetta da cifoscoliosi toraco-lombare che sta progredendo, “muoversi e svolgere le attività quotidiane sono per lei un enorme problema.

“Ho bisogno di ossigenoterapia 24 ore su 24 con ventilatore e concentratore di ossigeno”

 scrive lei in una lettera.

Ha bisogno urgente di un’operazione negli Stati Uniti molto costosa e per questo molti artisti polacchi e non solo si sono mobilitati per questa nobile causa tra cui anche dei nostri connazionali: partiamo con il soprano Dominika Zamara polacca ma italiana di adozione,

spesso e volentieri ospite nelle nostre pagine, il tenore Roberto Cresca, Franco Dani attore e cantante, entrambi di Roma, il baritono Massimiliano Fichera di Torino e  la cantante Lucilla Scarsella da Pontecorvo.

Gli artisti che hanno aderito a questa nobile causa sono attori e cantanti d’opera e operetta e musicisti pop..

L’uscita della compilation è prevista tra dicembre e gennaio in 2 CD digipak, sarà distribuito su allegro.pl e altri portali Internet.

L’ideatore e l’organizzatore del progetto “Cuore per il Cuore per Iwonka” é Krzysztof Rydzelewski e Michał Baran responsabile del design grafico.

L’elenco completo degli artisti partecipanti:

Grażyna Szapołowska, Irena Santon Grażyna Brzezińska, Izabela Trojanowska, Aneta Skarżyski, Ich troje, Anna Mikołajczyk, Lidia Kopania, Krystyna Tkacz, Cecylia Steczkowska, Golec uOrkiestra, Justyna Makowska, Anna Świątczak,Bogusława Morka, Dominika Zamara, Roberto Cresca, Massimiliano Fichera, Franco Dani, Dorota Wasilewska, Zespół „KaDar”, Danuta Stakiewicz, Krzysztof Antkowiak, Iwona Węgrowska, Daria Adamczewska, Maja Kapłon, Iwona Manista-Kutryś, Paweł Mosiołek, Jola Molek (Jolene), Paweł Siluk-Steiner, Sylwia Drzecamomini, Maksymiliana Chaba, Krzysztof KIS, Angela, Lucas. M, Karolina Poźniak, Albert Ciemerych Zespół ALBIK, Andżelika Guściora, Alexander Nowak, Piotr Dystans, Kris Talisman i Magda Durecka, Lucilla Scarsella.

I proventi della vendita del Doppio Cd saranno devoluti a Iwonka e alla fondazione SIEPOMAGA

Per maggiori info

flesz.news

www.siepomaga.pl

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25 Novembre…

25 novembre

A tutte le donne, Alda Merini

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

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AttualitàIntervistespettacolo

Lisa Dalla Noce, un volto tra le maschere…

lisa della noce

Lisa Dalla Noce nasce a Bologna da Everardo, giornalista RAI e da Carla Abeti, pubblicista con interessi di Arte e Antiquariato.

Volto televisivo e scrittrice ,che nel mondo dell’arte , attraverso sue tecniche pittoriche  dipinge angeli, feti , donne….

La redazione di Wl-Magazine ha deciso di fare 4 chiacchiere con Lisa ,lasciando che sia l’artista a raccontare e raccontarsi..

Primo incontro con l arte?

Sono nata in mezzo all’arte, mio padre sia per lavoro sia da grande appassionato se ne occupava fin da quando ero bambina, ricordo che le pareti del lunghissimo corridoio della nostra casa era pieno di quadri, inoltre mia madre dipingeva e l’odore del colore ad olio era per me abituale e rassicurante

Prima opera?

Ricordo d’aver sempre disegnato, disegni molto forti e inquietanti, volti che sanguinavano e coltelli impiantati nelle teste, disegnavo su tutto quello che avevo a disposizione, perfino sulle pareti della mia camera,

Che formazione hai avuto?

Nell’arte mi sono totalmente inventata, sono cresciuta imparando e affinando le diverse tecniche, ero sicuramente più astratta ed informale per arrivare ad affinare i tratti e i diversi materiali.

Ho sempre rappresentato la figura femminile, una donna inquieta e sofferente per diventare poi più forte,

dipingevo la donna che “sanguinava” utilizzando i colori della terra per arrivare ad utilizzare la materia prima, il mio sangue, per identificarmi e per confermare il mio essere presente su questa terra.

Che tecnica utilizzi?

È comunque una tecnica mista, olio tempere acrilico colori da vetro, sono molto materici i miei quadri, a anche in quelli dove dipingo col sangue, estratto con un semplice prelievo dalla vena, lo chiudo poi infine con altri colori, con altri materiali.

Essere figlia d’arte, e un vantaggio o uno svantaggio?

Dipende dall’angolazione in cui guardi la cosa, a volte mi ha aperto delle porte, più spesso me ne ha chiuse.

Che rapporto hai con la TV?

Ho sempre lavorato nell’ambito televisivo,

ho un buon rapporto con la telecamera ma lavoro e ho lavorato in tutti settori televisivi dalla produzione alla concessionaria

Raccontami un aneddoto che ricordi con il sorriso 

Avevo cinque  anni ed “ero innamorata” di Mino Reitano, un grande amico di mio padre che  per farmi un regalo mi portò con lui  in RAI  per  farmelo conoscere e pranzare assieme. Ricordo il suo stupore quando mi vide arrivare per mano al mio papà, non credo gli avesse detto di una fan coì piccola. Fu molto gentile e dopo qualche giorno mi scrisse una lettera che aihmè, non ho più, dove mi spiegava il perchè non  avrebbe potuto sposarmi, durante quel pranzo ricordo mi fossi effettivamente dichiarata spiegandomi che quando fossi  stata una ragazza lui sarebbe stato troppo grande per me … da quel giorno per anni, mi spediva a casa  ogni suo disco uscita… uno dei ricordi che custodisco con nostalgia e dolcezza.

Se potessi dialogare con un personaggio del passato, con chi e di cosa? 

Credo con mio padre… da qualche anno non c’è più, e non sono davvero stati molti i momenti in cui abbiamo parlato, motivo per il quale il ricordo che ho condiviso con te poco fa mi è tanto caro.

Gli chiederei di parlarmi di Ferrara, del rinascimento e della dinastia dei Borgia, di raccontarmi del periodo musicale degli anni 30, e del perché non abbia fatto il padre con i suoi figli.

Poi se avessi ancora un po’ di tempo… Frida Kahlo, una grande artista, una grandissima donna. Le sue opere mi avvicinano al suo mondo inquieto, forte e pieno d’amore.  Vorrei sedermi accanto a lei mentre dipinge e  mi raccontasse di come trasformava la sua sofferenza in arte….  Ecco, un po’ mi rivedo in questo.

Cos e per te l arte? 

È quella cosa che quando non riesco a dormire mi trascina fuori dal letto per darmi la possibilità di diventare tutt’uno con la tela alla quale lavoro, e quella cosa che non mi permette di andare a dormire se sto lavorando ad progetti…. L’arte è l’emozione che mi travolge quando mi perdo in un’opera di Carrà o di un artista sconosciuto, o nelle pagine di un libro che sto leggendo o ad uno a cui sto lavorando… a proposito, non ti ho detto che ho terminato da poco un mio romanzo, “Mentre nessuno guarda” dove tratto un tema molto delicato e crudo come la violenza sui minori. Come vedi un filo conduttore che non cambia nel corso della mia vita. Dovrebbe uscire già con i primi del nuovo anno.

Quanto conta la comunicazione  oggi? 

Sono cambiati i modi di comunicare, oggi la comunicazione viaggia alla velocità della luce, è importante stare al passo e sul pezzo, rischi di essere sorpassato mentre ancora chiudi una campagna.

Bisogna prestare molta attenzione e affinare sempre di più il target per evitare dispersioni. Abbiamo tanti imput che ci arrivano da ogni parte e da ogni strumento. Se mi chiedi quanto conta comunicare, credo oggi serva più di ieri, ma la fatica e l’attenzione è doppia.

Più importante il talento o lo studio oggi? 

Una volta forse era sufficiente il talento, da non confondere con la genialità, Antonio Ligabue, riusciva a catturare e a raffigurare animali feroci senza averne mai visti e senza averne mai studiato né l’anatomia né aver frequentato un maestro d’arte. Oggi credo che, sebbene il talento sia conditio sine qua non per poter trasmetterne l’espressione, senza uno studio, oltre alla  fatica, per lo stesso concetto della velocità con cui cambino le cose, necessiti  uno studio approfondito di quello che permetta di ottenere e  semplificare un risultato. L’importante e comunque non oscurare o addolcire la parte più forte e l’essenza di un’artista.

Grazie per il tuo tempo Lisa

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ArteAttualitàEventi

Le azioni di sensibilizzazione previste per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

chiara canali

Il 25 novembre 2020 si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Paladina di questo processo di sensibilizzazione è sempre stata la sindacalista e opinionista televisiva Ketty Carraffa che ha già organizzato nel corso degli anni numerosi eventi, con il supporto della parte culturale, artistica e musicale, per “ricordare” le vittime di violenza e femminicidi.

Quest’anno, vista l’emergenza sanitaria che coinvolge il mondo intero e l’impossibilità di realizzare eventi “in presenza”, l’evento “Il Made in Italy delle donne” di Ketty Carraffa si realizzerà on line (sulla piattaforma Zoom), in un incontro dedicato alle donne che non potranno mai più raccontarsi, con interventi di donne e uomini da tutto il mondo, che raccontano le loro storie e progetti, per condividere un momento di speranza, di denuncia e d’impegno globale.

Tra le partecipanti, sono attese anche le artiste Silvia Levenson e Natalia Saurin, che il 25 novembre avrebbero dovuto realizzare a Milano, presso il cortile di Palazzo Reale,

l’installazione “Il luogo più pericoloso”, a cura di Antonella Mazza.

Il progetto, già esposto lo scorso anno a Firenze nel cortile di Palazzo Vecchio sempre in occasione del 25 novembre, consiste in un centinaio di piatti da cucina di uso quotidiano, in ceramica, decorati con frasi, estrapolate dai media, che giustificano gli episodi di violenza sulle donne.

Parole usate dalla divulgazione cronachistica oppure dal soggetto violento, per raccontare, motivare o minimizzare il gesto di violenza, che testimoniano troppo spesso, l’abuso consumato all’interno delle mura domestiche.

Parole che esprimono il desiderio di controllo, il rapporto di potere, pronunciate da uomini incapaci di gestire il rifiuto o il fallimento di una relazione sentimentale, per dimostrare che la discriminazione o il sessismo non è la conseguenza di un improvviso e momentaneo impulso violento ma l’esito di un lungo processo emotivo, spesso sottovalutato.

L’evento, inserito nel Palinsesto I Talenti delle Donne 2020, a causa delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria non ha potuto avere luogo ed è stato trasformato in un’azione tra Palazzo Reale e Piazza Duomo, per la ferma volontà delle artiste e della curatrice di denunciare le violenze sulle donne avvenute durante il lockdown.

Non potendo installare la loro opera a Milano, le artiste Silvia Levenson e Natalia Saurin, hanno coinvolto un gruppo di donne e artiste e si sono fatte ritrarre dal fotografo Marco Del Comune con i piatti di ceramica su cui sono state stampate frasi estrapolate da articoli pubblicati su fatti di cronaca che parlano di violenza sulle donne. Frasi come “In preda ad una tempesta emotiva”, “Sei mia per sempre”, “Senza di me non sei niente”, “Ti picchio ma ti amo”, “Non lo farò più”, “Era un buen chico”, “Te lo has buscado”

Ne è nata una sequenza di fotografie di donne e artiste, con i volti coperti dalle mascherine che Silvia Levenson ha appositamente disegnato con il suo simbolo dell’amore pericoloso per il progetto #sinergie: una mascherina per dar voce alle donne ‘imbavagliate’ dell’Associazione ‘Non sei sola. Uscire dal silenzio. Contro la violenza’ di Biella.

L’intento è far uscire allo scoperto questa emergenza umanitaria e sottolineare la comunicazione distorta e misogina legata alla divulgazione delle notizie sulle violenze, che colpevolizzano la vittima, causando un gravissimo equivoco culturale, tanto antico quanto diffuso ed attuale.

Spesso sotto questi gesti soggiace una radicata cultura di violenza verso le donne, con chiari segnali che vanno analizzati e riconosciuti come pericolosi quanto prima.

L’azione delle artiste, così come l’evento online di Ketty Carraffa, diventano così delle occasioni importanti per sensibilizzare l’opinione pubblica contro la violenza femminile e per proporre un’evoluzione culturale che educhi le nuove generazioni al rispetto e alla cura.

Chiara Canali

Per info:

www.kettycarraffablog.wordpress.com

 www.silvialevenson.com

www.natalia.saurin.it

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AttualitàLibriMusica

La Biodiversità vocale nell’era dei talent, la parola a Francesco Forges.

Francesco Forges

Ph Copertina di Annalisa Ceolin

La voce è uno strumento e come altri può essere oggetto di insegnamento.

La rapida diffusione dei talent show  televisivi ha influito molto sul panorama della didattica musicale, rischiando di dimenticare la pluralità delle voci  e tendendo ad  omologarle  per renderle più “commercializzabili” secondo logiche di mercato. Il format del talent- show non accenna ad arrestarsi, anzi viene esteso alle navi da crociera, alle serate karaoke e a volte anche all’ambito aziendale.  Questo è il presupposto da cui si dipana la lunga dissertazione di  Francesco Forges nel suo libro Critica della Voce. Appunti in difesa della biodiversità vocale” edito da  CRAC edizioni.

Cantante  eclettico, compositore, flautista  e insegnante di canto jazz e pop  in scuole private e civiche  e più recentemente nei conservatori di Genova, Venezia, Monopoli e Trieste,

Francesco  Forges presenta nel suo saggio un ampio e spettro di esempi di singolarità delle voci e suggerisce quali aspetti fondamentali della didattica possono preservare le voci dalla standardizzazione.  

L’idea ispiratrice del libro, ossia il concetto di “biodiversità vocale”,  per l’autore non è altro che l’applicazione all’ambito della voce di un termine comunemente utilizzato in  riferimento alla flora e alla fauna.  L’idea di difendere questa diversità è nata in Forges durante una sua visita all’acquario di Genova, dove notò una rana che assomigliava a un pomodoro. Proprio come questa “rana – pomodoro” è rimasta impressa nella sua mente è la singolarità di una voce quello che consente di ricordarla, quello che la rende interessante al punto da imprimerla nella memoria della gente.

Tuttavia molte delle voci che concorrono nei talent show, afferma Forges, sono generalmente più imitative e vengono facilmente dimenticate.

Parlando di biodiversità ci si riferisce in particolare alla voce naturale. 

Ma qual è la differenza tra voce impostata (lirica) e voce naturale?

“La voce impostata”, spiega Forges in un’intervista  per Radiowellness  a Musica senza Confini ,  “è quella che serve per eseguire la musica classica, principalmente la musica lirica o quella sacra con accompagnamento orchestrale. Questa si è sviluppata principalmente in Europa, anche se ne esistono esempi in India e in estremo Oriente.  È una tecnica che non prevede l’uso del microfono e nasce dalla  necessità di superare l’orchestra sinfonica che suona nella buca unicamente con la potenza della voce, senza ausilio di amplificazione.  Il cantante deve inoltre eseguire la nota giusta al momento giusto secondo quanto previsto dal compositore e senza  libere variazioni. “  

La voce che Forges definisce “naturale” è quella che nasce spontaneamente nelle culture tradizionali e che poi a partire dagli inizi del 900 viene tramandata attraverso la cosiddetta oralità secondaria, ossia la trasmissione orale utilizzando i mezzi di riproduzione del suono, la radio e i dischi e supportata, anche se non agli inizi, dall’utilizzo del microfono. “Si tratta di  una voce che ha altre necessità”, spiega Forges . “Spesso l’esecutore è anche compositore e comunque può rielaborare e rivivere la stessa canzone in tanti modi diversi.” Questo vale anche per il jazz vocale, una forma di cultura vocale tradizionale che  si è evoluta sempre di più fino a raggiungere forme molto raffinate e tecniche. Tuttavia  i primi cantanti di blues e jazz non erano  molto diversi da quelli pop  di allora o da quelli della musica  etnica.

La singolarità delle voci naturali  si riscontra dunque soprattutto  nelle vocalità  derivate dalla musica etnica e dalla musica tradizionale. Un esempio citato nel libro  è quello di  Rokia  Traorè,  cantante del Mali che canta in inglese accompagnata da strumenti africani. Apprezzata in molti  festival europei, il suo percorso  formativo  è stato segnato dallo scambio con molte culture, ma questo  non le ha impedito di mantenere l’originaria e singolare  vocalità  africana.  “DaLouis Armstrong e Billie Holiday”, scrive Francesco Forges, “da Bruce Springsten ad Ani di Franco, ….da Roberto Murolo a Pino Daniele abbiamo a disposizione migliaia  di voci uniche e in continua trasformazione, voci che adattano i loro canti rituali e le loro canzoni  al proprio registro vocale , scegliendo la tonalità più adatta, cosa impossibile nella musica classica.”  Grazie alla  formazione nata dall’assenza di confini tra generi e a una maturazione come musicista negli ambienti musicali più disparati,  Francesco Forges  individua  con cognizione di causa e senza pregiudizi il valore dell’unicità  delle voci.  

Ma quali sono gli elementi che rendono una voce unica?  A che cosa si deve la “biodiversità vocale”?   

La prima considerazione da cui nasce il libro  di Forges è che la voce è uno strumento diverso da tutti gli altri  perché non è costruito in serie.  I tratti distintivi di una voce, sottolinea l’autore,  sono la sua singolarità, la trasformabilità, l’invisibilità e l’articolazione del linguaggio.

La singolarità è legata alle differenze anatomiche tra i cantanti,  comprese  quelle dell’apparato  vocale. Le  varianti  presenti in quest’ultimo rendono la voce unica,  anche se ognuno cercherà di uniformarla a un modello. La voce è inoltre soggetta a  una naturale trasformazione  legata  alle varie fasi della vita e a  fattori esterni. Ci sono poi le parti  interne dell’apparato fonatorio, quelle che non possiamo vedere. Per la didattica vocale è di fondamentale importanza imparare a percepire  ciò che è invisibile per poterlo utilizzare al meglio,  sviluppando una buona  tecnica vocale. Infine  una voce è uno strumento che parla, sottolinea Forges, e ogni lingua possiede suoni diversi.  

Che relazione c’è dunque tra l’unicità della voce e il panorama dell’insegnamento del canto nell’era dei talent show? Come è cambiata la didattica vocale del pop negli ultimi 30 anni?

Forges ricorda la propria esperienza giovanile  negli anni 80, dopo aver terminato gli studi al Conservatorio come flautista, quando cantava in una band e iniziò a prendere delle lezioni di canto con  delle giovani insegnanti, delle  vere pioniere. Il grande cambiamento nell’insegnamento del canto naturale – spiega Forges – è avvenuto  inizialmente con il revival del musical, che necessitava  cantanti  molto preparati dal punto di vista tecnico e in grado anche di recitare e ballare .

Poi  è sopraggiunto il karaoke, che ha ampliato la dismisura la platea di quelli che volevano cantare  e inseguito  sono nati  i talenti show.  Grazie a quest’ultimo fenomeno si sono sviluppati  nelle scuole di canto americane metodi   poi  diffusi  in modo dilagante dai vocal coach.

A tutti  gli effetti  è  il vocal coach un allenatore , una figura nata  negli USA con principalmente con  l’intento di allenare cantanti già formati. Il più famoso   è Seth Riggs ,  che ha guidato  cantanti  come Steve Wonder o altri grandi nomi.

Non si tratta però di insegnanti   di canto  in senso tradizionale, presuppongono generalmente un percorso formativo già effettuato,  cantanti già formati che necessitano solo di un buon allenamento. La biodiversità, sostiene Forges, non viene incentivata perché molti tendono a imitare .

Convinto della necessità di preservare la peculiarità  vocale dall’uniformità,  Forges  contrappone a quello dei vocal coach un metodo diverso , una propria filosofia che va contro la standardizzazione dei suoni. “Oggi mancano figure come Janis Joplin”, dice, riferendosi alla graffiante cantante blues-rock degli anni sessanta.  L’obiettivo di  un insegnante   è quello di insegnare  a cantare cercando di trovare la strada unica e singolare per ogni allievo. La prima cosa che l’allievo non deve fare è imitare. 

Quali sono i rischi dell’imitazione?  

In realtà il vero pericolo delle diffuse  metodologie americane  sta nel  classificare  alcune  modalità di emissione della voce associate a determinati  sentimenti. Questo riduce l’imprevedibilità dell’intenzione artistica di un cantante.  Insegnando delle modalità predeterminate si dà per scontato che esistano solo queste,  escludendone altre a discapito  della spontaneità o della  creatività nell’esecuzione. Tuttavia l’imitazione in una prima fase didattica non è da escludersi. E’ una tradizione da sempre esistente. Ma in realtà  il mercato della pop music è quello che cerca l’imprevedibilità, proprio perché  la voce diviene immediatamente riconoscibile per la sua peculiarità.

Per fortuna ancora oggi, sebbene spesso fuori dal circuito degli ascolti in rete e della radiotelevisione, esistono esempi del tutto singolari di  elevata  qualità estetica e grande creatività. 

Articolo scritto da Isabella Longo per @radio wellness, ricondiviso dalla redazione di www.wl-magazine.it Conduttrice Trasmissione radiofonica “Musica senza confini” su Radio wellness

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AttualitàIntervistespettacolo

Intervista a Edoardo Sylos Labini, Attore, Regista e Editore di “CULTURAIDENTITA’ “

Edoardo Sylos Labini

Intervistare un Editore è sempre interessante potete solo immaginare se è anche Regista e Attore, quante sfaccettature possa assumere questa intervista , lasciamo volentieri il “Palcoscenico” a Edoardo Sylos Labini e alle sue risposte:

Il tuo primo incontro con lo spettacolo?

A 20 anni alla Crazy Gang di Roma la scuola di danza dove mi iscrissi per far vedere i miei genitori che avevo chiuso col mondo “caldo” degli ultras.

Quando hai deciso che sarebbe diventato passione a professione?

Quando ho messo piede sul palcoscenico per il primo spettacolo saggio con la Crazy Gang. In quel preciso momento mi sono detto:

“voglio fare l’attore“,

Mi sono iscritto alla scuola di recitazione di Garinei e dopo 2 anni al mio primo provino ebbi la fortuna di essere preso da Peppino Patroni Griffi per un grande allestimento di “Questa sera si recita a soggetto” di Pirandello accanto ad Alida Valli!

Che difficoltà incontra il teatro nel panorama più generalista del mondo dello spettacolo?

Il teatro lo stanno distruggendo. Incomprensibile è stata la chiusura delle sale dopo che con le norme di igienizzazione su 350 mila spettatori c’è stato solo un contagiato per covid.

Questo Governo ha fatto solo promesse dimenticandosi un settore cosi importante come quello dello Spettacolo.

Tutto però è iniziato da un po’ di anni quando la sinistra si è spartita la lottizzazione di gran parte del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) a pochi teatri Nazionali con direttori nominati dalla politica.

Ora anche gli artisti hanno capito a chi hanno dato il voto per anni.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Il mio debutto appunto nella regia di Patroni Griffi alla Versiliana nel 1995: avevo un piccolo ruolo, un disturbatore dal pubblico che protesta perchè lo spettacolo è incomprensibile. La polizia mi fermò portandomi via pensando che fossi veramente uno spettatore impazzito. Intervenne il primo attore dal palco che urlò ai poliziotti che ero un attore.

Cos’è per te il teatro?

Il teatro è un rito che si ripete, uno dei più antichi dell’umanità.

Per questo viviamo in Italia un’epoca oscura senza chiese e teatri.

Da attore a editore ,quando e perché è nata culturaidentità?

Negli ultimi 15 anni ho interpretato sul palco grandi personaggi italiani che hanno fatto discutere e che la storia ha spesso raccontato in modo negativo da Nerone a D’Annunzio da Italo Balbo a Giuseppe Mazzini passando per il fondatore del Futurismo FT Marinetti.

Uomini che hanno amato la cultura e che hanno fatto dell’italianità un valore fondante della loro vita e della loro lotta.

Uomini che hanno combattuto per un’ideale e hanno saputo trascinare con le loro idee migliaia di persone.

Mi avrà influenzato interpretarli ma CulturaIdentità è stata quasi una scelta dovuta che ha continuato nella vita un percorso iniziato sul palco.

Dopo 25 anni di carriera da attore ora preferisco essere il regista di questo movimento culturale che sta aggregando tutti quelli che vogliono rilanciare l’Italia attraverso il suo straordinario ed immenso patrimonio artistico culturale e paesaggistico.

Esiste il politically correct nel mondo dell’editoria?

Certo che esiste e va di pari passo alle pubblicazioni di giornali e libri con tanti programmi televisivi.

Il main stream è un vero e proprio impero in campo editoriale ben strutturato ed organizzato ed il polticamente corretto occupa quasi la totalità della comunicazione nell’occidente.

Le voci non allineate vengono messe all’indice in vere e proprie liste di proscrizione.

Ma le voci libere stanno aumentando. Siamo come Davide contro Golia per questa la sfida è ancora più stimolante.

Poi nell’epoca del ” pandemicamente corretto” dove il terrorismo psicologico serve a farci accettare la privazione delle nostre libertà,

Il ruolo dei salotti radical chic del politically correct hanno un ruolo ancora più preciso nella narrazione partigiana dei fatti.

Quali responsabilità ha un editore secondo te ?

Un editore oggi comunque è un eroe : produrre un giornale cartaceo o stampare libri nell’era dei social è un gesto che emoziona. Il problema è che continuano a nascere scrittori ed editori ma diminuiscono i lettori. Il nostro paese desertificato culturalmente da anni di programmi televisivi trash e da influnecer “de noantri” ha bisogno invece di essere rieducato attraverso la riscoperta della lettura.

Avete visto chi abbiamo al Governo? Che gli frega a questi signori del monopattino e dei banchi a rotelle di libri teatri cinema e musei, infatti sono i primi che hanno chiuso.

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AttualitàLibri

“Lost Identity” di Nicola Stradiotto

nicola stradiotto

L’arte è sempre rimasta la sua passione, coltivata con gli studi alle scuole superiori all’Isa “M. Fanoli” di Cittadella, e applicata con l’attività professionale da grafico pubblicitario da oltre un ventennio.

Nelle corde di Nicola Stradiotto  asolano, c’è l’espressione surrealista che riesce a mantenere nella parte più profonda della fantasia, e nel suo inconscio.

Il suo primo libro “Lost Identity” è UNA Raccolta di immagini in bianco e nero, illustrazioni surrealiste di un’identità perduta, di una realtà che non ci rispecchia, nascosta tra social network e contratti a termine.
Figure anatomiche deformi e devitalizzate, ritratti di non-persone in non-luoghi in situazioni astratte. Abbiamo reciso le radici delle nostre personalità.

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AttualitàFood & BeverageInterviste

“Percorriamo emozioni”, nuova rubrica online e settimanale proposta da “Living around

Percorriamo emozioni

Si è svolta lunedì 9 novembre “Percorriamo emozioni”, nuova rubrica  online e settimanale proposta da Living around”, il cui fulcro è la valorizzazione del turismo, del territorio, dell’enogastronomia e della ristorazione italiana

A spiegarlo un team composto da Sandra Paoli Direttore e founder Glance Garda&More, Francesco Guidugli Presidente di Solidus, Mauro Alberti Direttore commerciale di Neururalehub, Franco Muzzio direttore di Tarkalibri – la Collana dei Territori, Roberta Rampini giornalista professionista e autrice di libri, Max Rigano giornalista  e responsabile Ufficio Stampa “Living around” e dai due fondatori: Matteo Galiano e Monica Meglioli

Living around, ‘percorriamo emozioni’  è rivolto ad avventurieri che, spinti da curiosità intendono esplorare spazi, realtà, culture, magari prese poco in considerazione, destinate quindi, a rimanere nell’ombra. L’enogastronomia in questo scenario diviene di fondamentale importanza.
Basta questo per comprendere che la valorizzazione di cui si tratta è il territorio.

Come nasce il progetto ?

Nel corso della diretta la prima presentazione arriva da Matteo Galiano:” Nasce da un’idea di libertà, di ricerca di bellezza, sapori, radici e tradizioni per riscoprire il nostro tempo, dalla volontà di nutrire la nostra anima. Tutto ciò sarà possibile attraverso itinerari nascosti, dove sarà possibile godere di prelibatezze, storia e patrimonio culturale. Ad affiancarlo Carlos Mac Adden, giornalista pubblicista, che da sempre si occupa di enogastronomia


“Mi hanno voluto in questo viaggio perché apportassi ciò che ho appreso in questi anni.
 I viaggiatori curiosi o compartecipanti,  sono viaggiatori attivi, che costruiscano il percorso, che non si fermino alla superfice, ma vogliano arrivare al fondo, insomma caratterizzati dalla curiosità, in grado di fare uso accorto della capacità critica”.

A comporre gli itinerari, ovviamente aziende, affinché possano ampliare il loro essere.

Circa la realizzazioni di questi ultimi, prende parola Sandra Poli fondatrice di Glance Garda&More,
“Mi occupo di turismo, è la mia passione, ho convogliato questi miei 30 anni d’esperienza nel turismo, che spaziano in vari campi, in questo progetto, di cui sono collaboratrice, credo davvero molto”.
L’intenzione è di promuovere il concetto di italianità, il bello, il buono, tutto ciò che è fatto bene, con cura, soprattutto è diretto ai nostri produttori.
Decisiva è la passione per questo mondo: chi lavora nel turismo è fortunato in quanto a contatto con arte, cultura, enogastronomia.
Occorre avere una perfetta conoscenza del territorio, amarlo e da qui sviluppo itinerari”.

A focalizzarsi sulla componente emotiva è Max Rigano, giornalista : “ Ho sotto mano “ Il codice dell’anima” libro che racconta i percorsi umani. La persona è soprattutto anima, ciò che quest’ultima interpreta meglio è la coscienza di star intraprendendo un viaggio, incognito.
Living around mi ha affascinato da subito  proprio per questa ragione, perché tenta di intraprendere un viaggio per certi aspetti incognito, dall’altra parte  ha obiettivi chiari e trasparenti, cioè la valorizzazione del nostro patrimonio vinicolo, enogastronomico, strutture ricettive, mondo del turismo, ma è  altresì qualcosa di più profondo: permette di entrare in una sorta di famiglia allargata, in cui a ciascuno è data la facoltà di portare un pezzo di sé,  del suo viaggio, mescolandolo con quello altrui.
Una delle cose che mi è piaciuta molto è la ricerca di bellezza in ogni sua sfumatura.
AL momento il nostro sguardo sul mondo, la nostra capacità di guardare oltre è un gran valore aggiunto”.
Un progetto decisamente apprezzabile che lascia tuttavia sospeso due quesiti.

Quali sono le incognite dettate dall’attuale situazione, prima di tutto: 

“Le incognite maggiori, dichiara Matteo Galiano, dipendono più che altro dalla possibilità di piegare quanto più rapidamente possibile la curva dei contagi: in questo senso abbiamo già i primi segnali di un rallentamento del Covid, il che mi pare un segnale positivo. Inoltre con le ulteriori misure restrittive di medio periodo e l’avvento degli anticorpi monoclonali e del vaccino annunciato dalla Pfitzer, direi che è vicina la fine dell’incubo. Teniamo conto inoltre che quanto più lungo è il periodo di lockdown, quanto maggiore diventa la voglia di tantissime persone di potersi concedere una vacanza. In questo senso siamo in presenza di un’opportunità da coltivare. Dobbiamo farci trovare pronti, con le strutture ricettive, i ristoranti, i musei, le aziende enogastronomiche che sono un nostro peculiare patrimonio”

Quanto all’efficacia del Dpcm, secondo quesito che resta sottostante ad una pregevole iniziativa come questa, risponde invece la cofondatrice di Living Around, Monica Meglioli: 

“Penso che fosse necessario un intervento severo, secondo me fatto nel momento giusto per altro, ovvero quando la curva dei contagi era ancora in salita. Forse si sarebbe potuto evitare se ci fosse stata una sorveglianza attiva, ma è anche vero che questo problema non colpisce solo l’Italia ma il mondo intero”. Ad ogni modo non credo si potesse lasciare tutto com’era. Le misure sono giuste: ora occorre abbassare la curva dei contagi. Dopo ogni tempesta, comunque, arriva il sole.”

a cura di Mara Cozzoli

Per seguire le future dirette
https://www.facebook.com/livingaround2020/videos/2062383293892368/UzpfSTEwMDAwNTQyOTMyMzg0NjoxNTk3MTU0MTMzODA4ODgy/

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