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Le opere NeoPop dell’Artista Mariella Rinaldi a Dubai.

mariella rinaldi

Le opere di Mariella Rinaldi a Dubai presso la Star Home Gallery rappresentano un punto d’incontro affascinante tra l’arte italiana e la scena internazionale mediorientale.

​L’arte vibrante e simbolica di Mariella Rinaldi sbarca a Dubai, portando il suo inconfondibile linguaggio Neo Pop Star Gallery, una tra le prime Home Gallery negli Emirati.


Il concetto di “home gallery” è l’idea di organizzare una galleria d’arte all’interno di uno spazio privato, come una casa, uno studio o un garage, creando un ambiente ibrido che fonde abitazione e spazio espositivo.
​In un contesto dinamico e futuristico, le tele di Mariella Rinaldi, cariche di colori vivaci, pois e figure femminili potenti e rivisitate, trovano la loro risonanza perfetta.


È un dialogo tra il classico e il contemporaneo, un omaggio all’energia e alla storia, tradotto in una grammatica visiva audace e immediata.

A guidare questo dialogo è il curatore ed esperto d’arte Alessio Musella.
La sua curatela e gestione dell’artista non si limita all’allestimento, ma si fa ponte comunicativo, garantendo che il messaggio dell’artista – che si tratti di denuncia sociale o di celebrazione della luce – sia percepito e valorizzato nel fervente mercato dell’arte di Dubai.
​Questa presenza presso Star ( Home) Gallery è un’esperienza che celebra l’unione tra l’investimento emotivo dell’artista e la strategia di diffusione del curatore, illuminando la scena di Dubai con una ventata di Pop Art tutta italiana

La relazione tra Mariella Rinaldi e Alessio Musella è una collaborazione professionale e critica solida e ben definita
​Mariella Rinaldi è la pittrice che crea le opere, nota per il suo stile Neo Pop che rivisita i classici e affronta temi contemporanei con un uso vibrante del colore.
​Alessio Musella Svolge il ruolo di voce narrativa pianifica le strategie insieme all’artista cura e promuove il lavoro di Rinaldi, scrivendo articoli di critica e curando la sua presenza espositiva su palcoscenici internazionali.

​La loro unione professionale ha come risultato la presentazione delle opere di Mariella Rinaldi in contesti prestigiosi.

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“Primigenia” scultura di Gianfranco Meggiato.

Gianfranco Meggiato


la sfera centrale nelle sculture di Gianfranco Meggiato rappresenta sempre l’anima, il pensiero..
la sfera riflette il mondo che la circonda, e l’osservatore che guarda entra ,anche lui nell’opera…
le parti scure che circondano la sfera rappresentano le difficoltà della vita che , se trasformate in esperienza, permettono all’animo umano di tornare a splendere.
“primigenia” significa relativo alle origini, alla prima nascita o ai tempi più antichi e remoti. Ha un significato simile a “primordiale” o “primitivo”, indicando qualcosa che appartiene all’inizio, alla fondazione, come le forze che hanno dato origine al mondo o all’umanità.

Gianfranco Meggiato

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Gianfacco, il senso dell’arte ritrovata…

Gianfacco

Non esiste un età per scoprire di voler comunicare attraverso l’arte…
Non servono accademie, non basta la tecnica perfetta per definirsi artisti, artista è chi sa trasmettere emozioni e pensieri attraverso le proprie opere….
Conosciamo meglio Gianfranco Facco, in arte Gianfacco, imprenditore che a 50 anni ha seguito il suo istinto e si è avvicinato alla tela per creare un dialogo tra i suoi pensieri e il mondo…

Il tuo primo contatto con l’arte?
Avevo 12 anni quando il professore di applicazione tecnica ha portato in classe un suo dipinto che rappresentava Piazza Erbe di Verona, uno spatolato ad olio con colori di giallo e rosso intensi sfumati con del nero.

Era molto affascinante, bello e mi trasmetteva sensazioni molto forti.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione?
Per alcuni anni ho dipinto per passione e solo con la prima esposizione mi sono reso conto che nel futuro questa avrebbe potuto diventare anche una professione.

La tua prima opera?
La mia prima opera si intitola “I numeri della vita”. Ogni numero rappresenta una fase importante e significativa della mia vita, dall’adolescenza alla maturità.

Per fare arte, bisogna averla studiata?
Credo che l’artista sia dentro di noi indipendentemente dal fatto di avere effettuato studi specifici. Il mio percorso formativo tecnico ma non artistico, mi ha comunque facilitato nel saper esprimere la mia passione per la composizione dei colori, infatti dipingo solo con i colori primari che miscelo io stesso nel momento, nell’attimo in cui ho l’ispirazione per creare un’opera.

Cosa unisce i tuoi dipinti e la musica?
I miei dipinti nascono dalla passione, dall’esigenza, dalla necessità di esprimere su tela qualche cosa che possa essere visto e possa destare un’emozione. Allo stesso modo, per un musicista fare musica significa mettere insieme delle note per creare una melodia che possa essere ascoltata e sentita o semplicemente eseguita per emozionare. Da questo punto di vista, credo che siano entrambe due forme d’ arte, due facce di una stessa medaglia, arte pittorica e arte musicale con affinità simili che creano emozioni, vibrazioni da percepire.

Come scegli cosa ritrarre?
Non scelgo mai dei soggetti reali, quello che dipingo è frutto della mia immaginazione e fantasia che generalmente deriva da emozioni forti, passioni, pensieri.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?
Alcuni anni fa, chiesi a mia madre dove fosse il baule in cui erano stati conservati i miei vecchi libri di scuola, in particolare gli album da disegno perché mi ricordavo che in tenera età amavo dipingere a tempera.

Mia madre con ingenuità mi rispose:” Ah! Quei disegni dove non si riusciva a capire niente,

li ho buttati tutti”.

Oggi mi rendo conto che quelli erano i miei primi tentativi di rappresentare quel mondo che solo io percepivo, i miei primi disegni astratti.

Se potessi incontrare un artista del passato, chi e cosa gli chiederesti?
Vorrei incontrare Van Gogh, non saprei esattamente cosa chiedergli.

Mi affascinerebbe poterlo vedere dipingere e quindi si, gli chiederei di dipingere qualcosa per vedere con i suoi occhi un pezzo di storia, un pezzo di vita.

Quanto conta la comunicazione?
La comunicazione è fondamentale.

Riuscire a comunicare in modo corretto, permette di farsi capire, di chiedere, di dare, di ottenere, di ascoltare.

Comunicare è importante anche per dire ad altri quali sono le proprie sensazioni, le proprie idee, i propri obiettivi e forse in questo modo si riesce a raggiungerli.

L’arte è per me un’espressione di comunicazione.

Se incontrassi te stesso a 18 anni, cosa ti consiglieresti?
Credo che con l’esperienza di oggi, consiglierei a quel ragazzo di essere più determinato nelle sue scelte, di farsi condizionare il meno possibile dai genitori, e vorrei che quel ragazzo corresse verso le nuove esperienze senza aver paura di sbagliare.

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte tra Italia estero?
La sensazione è che in Italia la percezione dell’arte sia in crescita, soprattutto grazie anche alla partecipazione delle aziende private nel diffonderla.

Si parla molto di dedicare spazi all’arte ma in realtà, a volte la stessa sembra poco fruibile e poco raggiungibile, forse a causa di alcune scelte istituzionali nel preferire reperti antichi piuttosto che promuovere e diffondere nuovi artisti. Non ho avuto molte esperienze all’estero ma mi è sembrato che l’arte fosse apprezzata e più facilmente raggiungibile.

Cos’è per te l’arte?
L’arte è qualche cosa di sublime in qualsiasi sua forma venga espressa, l’arte è sfiorare il cielo con un dito, arrivare laddove nella vita reale non è possibile, comunicare oltre l’immaginazione con tutti.

L’arte è uno strumento anche per ascoltare sé stessi e mettersi alla prova, per far star bene sé stessi.

L’ arte fa parte del mio inconscio.

Cosa ti aspetti da un curatore?
Non ho mai avuto un curatore e sinceramente non so esattamente cosa aspettarmi.

Credo che il curatore abbia oltre all’esperienza e la competenza, la capacità di intuire e quindi saper scegliere l’artista.

Cosa chiedi ad un Gallerista?
Mi piacerebbe vedere i miei quadri esposti in una galleria. I miei dipinti: un’esplosione di colori valorizzata da una disposizione armonica e da una luce intensa.

Quanto contano per te la luce e il colore?
Sono due punti fondamentali della mia pittura. Credo nella luce e nei colori.

Quando creo un quadro cerco di trovare in questo la luce positiva e le tonalità dei colori nascono dal mio interno. Generalmente tutte le miscele di colori che preparo riflettono lo stato d’animo di un momento e soprattutto passionalità.

Il mio occhio vede le differenze cromatiche e le unisce al sentimento che provo. I colori dei miei quadri vengono fatti con i tre colori primari, il giallo primario, il magenta e il ciano.

Non uso mai colori confezionati ed è qualcosa di cui sono molto fiero.

Grazie Gianfranco per la piacevole chiacchierata

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Arte

Alberto Tornago creatività e passione: la ceramica torna nell’arte.

Alberto Tornago

In un periodo in cui il termine artista è decisamente abusato, la manualità e la creatività spesso sono lasciati all’improvvisazione, la mancanza di studio e tecnica vengono sostituiti dalla tecnologia, trovare un giovane che ha scelto di creare le sue sculture utilizzando acqua, terra, aria e fuoco ci fa ben sperare.
Parliamo della ceramica, dove nulla può e deve essere lasciato al caso, forse il più antico metodo per creare arte, sta tornando.
Abbiamo fatto qualche domanda a Alberto Tornago, artista “unconventional” che con passione e talento si affaccia nell’universo Arte

Il tuo primo contatto con l’arte?
Il mio primo contatto con l’arte è stato tramite un amico di mio papá, che ha una piccola bottega di arte vicino a casa dove svolge dei corsi di pittura e scultura;

La tua prima opera?
La mia prima opera l’ho fatta nel 2018, in creta, rappresenta la testa di un cavallo di colore rame e ho usato come tecnica per colorare le bombolette spray.

La feci al liceo artistico seguito dal mio professore di scultura, Dario Ghibaudo;

Per fare arte , bisogna averla studiata?
Secondo me per fare arte non bisogna necessariamente aver studiato, ma bisogna soprattutto avere passione, conoscere le basi e i classici in modo da trarre ispirazione dai propri miti e maestri;

Come scegli cosa ritrarre ?
Io di solito per scegliere cosa ritrarre, cerco qualcosa che mi affascini , a volte cupe a volte serene, ognuno di noi ha un lato più melanconico e uno più goliardico, io voglio raccontare entrambi nelle mie sculture.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?
Come aneddoto divertente, ho pensato a una volta che mi sono distratto un attimo e la mia cagnolina è salita sul mio tavolo da lavoro ed è riuscita a mangiarsi un tubetto di colore ad olio; il giorno dopo ha fatto i suoi bisogni colorati e mi sono divertito pensando alla “merda d’autore” di Pietro Manzoni.

Se potessi incontrare un artista del passato , chi e cosa gli chiederesti?
Mi piacerebbe incontrare Salvador Dali e mi piacerebbe conversare con lui per riuscire a lasciarmi trasportare nei suoi dipinti straordinari e onirici sempre ricchi di elementi bizzarri e fantastici che sfidano la realtà e l’immaginazione.

Quanto conta la comunicazione ?
La comunicazione avviene con un linguaggio chiaro e identico a quello della persona con cui ci interfacciamo, penso che conti più il linguaggio para verbale che quello verbale;

Cos’è per te l’arte?
L’arte per me è un’ altro tipo di espressione che va capita singolarmente, io di sicuro inserisco il mio pensiero ma alla fine ognuno arriva individualmente arriva alla propria interpretazione.

Cosa ti aspetti da un curatore e un gallerista?
Da un curatore mi aspetterei che si occupasse della cura dei miei allestimenti temporanei per le mostre; mentre a un gallerista chiederei di esporre le mie opere in modo che risalti subito la mia idea di arte per il pubblico;

Quanto contano per te la luce e il colore?
Secondo me le luci e il colore contano molto sia se sono cupe che accese, mi piace usare entrambe le tonalità.
Grazie Alberto per la tua disponibilità e la piacevole chiacchierata.

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A Roma Elisabeth Unique Hotel e Galleria Russo, un matrimonio artistico.

Elisabeth Unique Hotel

Un’oasi di piacere nel cuore di Roma con più di 100 opere di artisti contemporanei, per la maggior parte italiani, questa particolarità rende l’Elisabeth Unique Hotel– tra Piazza Augusto Imperatore e Piazza del Popolo, a due passi da Via Margutta – una sorta di Museo, tanto che vi si organizzano visite guidate, ma del tutto particolare.

Quasi tutte le opere, distribuite all’interno dell’hotel negli spazi comuni, nelle camere, nella dependance e un palazzetto sempre nel circondario dove si affittano appartamenti, sono in vendita.

Quindi può capitare di essere sorpresi quanto incuriositi nel tornarvici.

L’arte qui non è solo decorazione, è lo stile stesso del vivere un hotel urbano soprattutto per vacanza o come oasi dal lavoro sia per i residenti sia per chi è in città e qui può fare una sosta.

I cataloghi d’arte nelle aree e comuni e nelle camere raccontano i vari artisti, lasciati da sfogliare come i libri in una casa. L’atmosfera infatti quello intima di un’abitazione realizzata con la consulenza curatoriale della galleria più antica d’Italia, Galleria Russo, che si affaccia su via Margutta e che ha creato un ponte del tutto particolare con questa struttura.

Andiamo con ordine e torniamo al 2018 quando l’hotel è stato aperto con la versione inglese di Elisabetta, rispettivamente madre e nonna del fondatore, Curatella, una donna simbolo dell’ospitalità per eccellenza.

A casa sua infatti, in un paesino vicino Potenza, l’accoglienza non faceva distinzioni e si poteva mangiare a tutte le ore tanto che una volta Massimo Ranieri per un concerto in zona, fu ospitato per mangiare e cambiarsi non essendoci strutture in zona.

Ora questa figura, come ci ha raccontato Evlin Rossi Director Sales & Marketing, ha segnato in modo indelebile la vita della famiglia e al suo spirito è stato dedicato l’albergo con un profumo diffuso in tutti gli ambienti e realizzato dal naso di Laura Bosetti Tonatto – esperta nella creazione di profumi su misura con particolare attenzione – anche se la signora Elisabetta è morta poco prima che l’hotel inaugurasse.

Il ‘naso’ torinese – dal 2006 parte dello staff dell’Università degli Studi di Ferrara, facoltà di Farmacia, come Docente a contratto nei master di I e II livello in Scienza e Tecnologia Cosmetiche per i corsi “Profumi, Arte e Produzione” e “Aromacologia” – si è messa al servizio della storia, diventando il profumo di Roma con una dedica ad esempio a Via dei Coronari, la via degli antiquari e dei Musei Vaticani.

La filosofia è un ambiente elegante, esclusivo e discreto, certamente intimo perché qui non si viene per farsi vedere, per essere in vetrina e il vero lusso è nel segno della classicità.

È un luogo tutto da vivere, dove sostare e rallentare.

Così la colazione con alcune varianti a seconda dell’orario, è offerta anche per i clienti esterni, sempre à la carte, dalle 7 del mattino alle 18 e dall’ora di pranzo c’è l’introduzione di qualche primo piatto, insalata e altro.

Nella bella stagione con la possibilità di stare all’aperto in terrazza. In carta ci sono molti dei piatti di nonna Elisabetta, naturalmente rivisitati in chiave gourmet, come le polpette di pane e la zuppa inglese.

Il sodalizio con la Galleria Russo, ci ha raccontato Fabrizio Russo, è nato da un incontro fortuito, quando i signori Curatella entrati in Galleria rimasero affascinati dalle opere e proposero una collaborazione, raccolta come una scommessa. “Dopo il sopralluogo, ci ha raccontato Russo, ho fatto un appello agli artisti con i quali lavoriamo, promuovendo una serie di incontri in loco per realizzare opere site specific che in alcuni casi, come per i lavori di Enrico Benetta di Montebelluna in provincia di Treviso, classe 1977, artista diplomatosi nel 2001 in Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, presente in modo significativo nell’hotel ha escogitato soluzioni in dialogo con l’architettura. La sua cifra che diventa quasi una firma sono i caratteri di stampa, in particolare le lettere dell’alfabeto in Bodoni.

Tutte le opere sono in vendita e questo rende il ‘museo’ come una vera e propria galleria, vivo, perché ogni quadro o installazione venduti sono sostituiti da altri lavori creando la curiosità di tornare in questi spazi.

Alcune opere, difficilmente trasportabili, come il soffitto della saletta accanto alla reception di Manuel Felisi – del quale si è conclusa recentemente un’esposizione monografica al Museo Bilotti di Roma – o l’installazione in metallo sulla terrazza che rappresenta un soffione realizzato appunto con lettere, di Benetta, sono state acquistate dalla proprietà”.

A breve ogni opera avrà associato un QR Code, direttamente scaricabile dal telefono, con nome, descrizione dell’opera e dell’artista, quotazioni e modalità di spedizione nel caso di acquisto, dando vita a un catalogo virtuale dell’esposizione.

Tra gli artisti Michael Gambino di Varese, le cui opere popolate di tridimensionali addensamenti di farfalle di carta (riproducenti specie realmente esistenti in natura), ritagliate a mano e appuntate alla tavola con spilli, vogliono ricostruire le leggi dell’universo.

Sul soffitto di un corridoio un’installazione di 16 opere che rappresentano 16 paesi con un senso di corrispondenza: così ad esempio la farfalla gialla in Spagna e quella blu per il Portogallo. Tra l’altro questo lavoro è costituito da pannelli con la funzione di rendere facilmente accessibile il corridoio di servizi sovrastante.

Artista da tenere sotto osservazione, secondo la Galleria Russo, Giorgio Tentolini, nato in provincia di Cremona, classe 1978, che usa la fotografia in modo particolare partendo da un’indagine sul tempo come memoria e identità, in un’attenta e lenta ricostruzione che avviene con lo studio della luce e l’incisione di strati di materiali vari come tessuti, carte e PVC. Sono il tulle, la rete metallica e il nastro adesivo, regalando tridimensionalità ai suoi interventi che assumono una dimensione scultorea.

Gli arredi sono dell’architetto romano Antonio Marincola e del suo studio fondato nel 2025 Marincola Architects che ha scelto uno stile lineare, molto raffinato di modernità classica con toni di grigio perla, blu intenso appena polveroso, anche nei divani di velluto, e inserti di colore; la carta da parati richiama sui toni del grigio il Grand Tour, evocando il richiamo internazionale che suggerisce l’Italia e la cultura del viaggiare.

L’hotel vuol essere anche un luogo di incontro e a breve oltre la serata degustazione di introduzione alla cultura del vino – l’albergo sta studiando con la Maison di Épernay Charles Ellner una collaborazione – e il venerdì ci sarà l’Aperitivo in arte con la Galleria Russo, un tour di una mezzora tra le opere d’arte che può proseguire l’indomani mattina in galleria.

Tra l’altro l’Elisabeth Unique Hotel è ormai anche un punto di ritrovo per gli artisti che vi hanno lavorato.

Spesso all’interno di questo Art Hotel ci sono conferenze stampa, momenti di approfondimento, vernissage e finissage delle mostre in Galleria, una piazza per scambiarsi le idee sul mondo dell’arte.

Prossimo appuntamento espositivo romano, a ottobre, con una collettiva che si misurerà su un tema lanciato dalla Galleria per un episodio specifico; mentre a Firenze la Galleria sarà presente a fine settembre alla Biaf.

A cura di Giada Luni

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Arte

Intervista a Roberta Scatt, pittrice.

Roberta Scatt

Roberta Scatt è un’artista eclettica e divertente, in continua ricerca della perfezione empatica.

Desidera fermare l’attimo, trasformando ogni suo quadro nel Ritratto di Dorian Gray.

Lo fa per sé stessa, ma anche per te, lo spettatore.

La sua arte non segue la devota precisione del realismo accademico; guarda oltre e racconta l’emozione in uno sguardo, in un sorriso, nei toni cromatici o nella disposizione dei soggetti.

Ogni sfumatura può essere scoperta se ti soffermi abbastanza.

Il tuo primo contatto con l’arte?

Il mio primo contatto con l’arte è avvenuto da bambina. Respiravo arte quando osservavo mia madre dipingere le sue tele, ma le farfalle nello stomaco le ho provate nel Louvre di Parigi,  che mi ha lasciato un’impressione indelebile davanti a tanta storia e bellezza. 

Guardando le opere dei grandi artisti è facile sentirsi emozionati, è lì ho capito di avere questo immenso amore per l’arte, del quale non posso fare a meno.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione?

Ho capito che l’arte sarebbe diventata la mia professione quando ho iniziato a ricevere riconoscimenti per il mio lavoro e ho cominciato a ottenere commissioni.

La tua prima opera?

Sicuramente, porterò nel cuore il ricordo di quando, alle scuole medie, ho vinto un premio per un concorso di educazione artistica. La mia opera ‘ La piazza ducale di Vigevano ‘, e  successivamente,  negli anni,   la riproposi diverse volte  sulle mie tele.

La prima opera degna di nota  è stata un dipinto a olio su tela raffigurante Madre Teresa di Calcutta , consegnato per una cerimonia al Senato della Reppublica a Roma, come premio nazionale del Testimone del Volontariato Italia. Per questo lavoro ho ricevuto un premio di benemerenza per la mia arte.

Per fare arte bisogna studiarla?

Lo studio formale dell’arte può fornire una base solida e approfondita nella teoria e nelle tecniche artistiche.

Tuttavia, credo che molto persone imparino e crescano come artisti attraverso l’esperienza pratica, senza necessariamente avere una formazione accademica.

Questo è dimostrato da  Jack Kirby,  la cui formazione artistica era in gran parte informale, basata sull’ auto-apprendimento. Ha sviluppato il suo stile, diventando uno dei più grandi e influenti artisti nella storia dei fumetti.

Cosa unisce i tuoi dipinti e la musica?

I miei dipinti  e la musica sono entrambi forme d’arte che si basano sull’espressione creativa,   condividono la capacità di suscitare emozioni attraverso l’uso di colori, forme, ritmo e armonia.

Quando lavoro trovo spesso ispirazione nel ritmo e nelle tonalità della musica che mi guidano per le scelte di colore nelle mie tele.

Come scegli cosa ritrarre?

Scelgo un soggetto che mi attrae e cerco di catturare la bellezza e l ‘essenza. Attraverso i colori, la luce e le forme voglio  trasmettere un messaggio o suscitare un’emozione.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Un anedotto che mi fa sorridere e che spesso racconto è il ricordo di me bambina alle scuole elementari.

Durante l’ora di arte, disegnai un coniglietto con pastelli. 

Mi riuscì benissimo, ma la maestra, con aria di disapprovazione, mi disse che non poteva valutarmelo  perchè secondo lei sembrava essere stato disegnato da un adulto.

La mia timidezza mi bloccò, sentii un nodo in gola, ero triste ma felice, perchè il disegno era superiore alle aspettative della maestra.

Se potessi incontrare un artista del passato, chi e cosa gli chiederesti?

Se potessi incontrare un artista del passato vorrei che fosse il grande Leonardo Da Vinci, la sua curiosità insaziabile e la sua mente innovativa mi hanno sempre affascinata. Sono andata al Louvre,  e ho provato il piacere dello sguardo della Gioconda che penetrava la mia anima.

Sicuramente le chiederei di dipingermi, ma io vivo di fantasia e spesso me lo immagino passeggiare nel cortile del castello Sforzesco della mia città di Vigevano, dove ha lasciato la sua impronta indelebile.

Se incontrassi te stesso a 18 anni cosa ti consiglieresti?

Consiglierei a me stessa di provare vari stili artistici e tecniche nuove, di non aver mai  paura di sperimentare e di fare errori. Coltivare la curiosità e mantenere sempre uno spirito aperto verso nuove idee e influenze.

Ma soprattutto mi consiglierei di  non trascurare mai l’importanza della pratica costante  nelle abilità artistiche.

Quanto conta la comunicazione?

La comunicazione è fondamentale nell’arte perchè consente agli artisti di esprireme idee e emozioni attraverso vari mezzi, come la pittura, la scultura.

La comunicazione artistica può ispirare, provocare riflessioni, trasmettere messaggi sociali o politici, è quella connessione emotiva tra l’artista e il pubblico.

Senza una buona comunicazione l’arte rischierebbe di perdere il suo impatto e la sua capacità di ispirare e coinvolgere gli altri.

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte tra l’Italia e l’estero?

 All’estero l’arte italiana è considerata simbolo di bellezza e prestigio artistico, dalle opere rinomate dei grandi artisti del rinascimento come Leonardo Da Vinci e Michelangelo alle  innovazioni dei movimenti futuristi e dell’arte contemporanea. In Italia l’arte fa parte delle cultura nazionale,  ma  è importante che l’opera d’arte sia  esposta anche all’estero, perchè può ampliare il suo pubblico e consente agli artisti di raggiungere nuovi mercati.

Che cos’è per te l’arte?

Per me l’arte è un mezzo straordinario attraverso il quale le persone possono esprimere e condividere le proprie emozioni, utilizzando colori e forme per comunicare con gli altri.

Considero l’ arte una droga del piacere, perchè mi permette di lavorare dipingendo dieci ore al giorno senza sentire la stanchezza.

Cosa ti aspetti da un curatore?

Mi aspetto che un curatore sia in grado di apprezzare e comprendere il mio lavoro, e che abbia la competenza e la passione necessaria per promuoverlo efficacemente presso il pubblico giusto.

Mi piacerebbe anche che fosse aperto al dialogo e alla collaborazione creativa.

Cosa chiedi ad un Gallerista?

Chiedo ad un Gallerista la possibilità di esposizione in mostre rilevanti, che includa una buona visibilità, e anche un supporto nella promozione delle vendite.

Quanto contano per te luce e colore?

La luce e il colore sono entrambi essenziali. La luce può modellare forme creare ombre e profondità, influisce su come vediamo e interpretiamo un’opera d’arte,  Il colore è uno strumento potente per comunicare e trasmette emozioni .

Intervista in collaborazione con La Biennale d’arte di Vigevano.

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Arte

“Fanny art”: Silvia Fanny incanta il Panorama Artistico con il Suo Primo Concept Store.

Fanny art

Silvia Fanny ha inaugurato il suo primo concept store, “fanny art”, ad Arona, una splendida cittadina affacciata sulle sponde del Lago Maggiore.

Questo progetto visionario, destinato a riscuotere successo a livello internazionale, è stato presentato con un esclusivo cocktail che ha accolto una platea selezionata di ospiti, amici, operatori del settore e potenziali clienti, offrendo loro l’opportunità di immergersi in un mondo straordinario fatto di passione e desiderio.

Il concept store “fanny art” rappresenta un’esperienza ineguagliabile nel panorama artistico contemporaneo, dove istinto e creatività si fondono armoniosamente in un universo in costante evoluzione. Dal design per la casa alla moda, culminando in opere d’arte uniche ed esclusive, questo spazio è un vero e proprio santuario della bellezza e dell’innovazione.

Silvia Fanny, la visionaria fondatrice, ha descritto il suo ambizioso progetto con parole profonde: “E la meccanica incontrerà la moda, l’arte e il desiderio, ma prima di tutto incontrerà il vostro cuore trasformandolo in un vortice passionale di trucioli vaganti o semplicemente nel più splendente degli acciai…”.

Queste parole evocative sottolineano l’offerta di un’esperienza artistica senza precedenti, capace di toccare le corde più intime del cuore umano.

Nata a Torino, una città con una storia e una cultura millenarie, Silvia Fanny ha coltivato una passione viscerale per l’arte. Le imponenti innovazioni industriali di Torino hanno acceso in lei un ardente interesse per le grandi attività produttive, delineando così il percorso della sua brillante carriera imprenditoriale.

Il truciolo, simbolo di ispirazione e trasformazione, incarna l’essenza di ogni sua creazione, mentre la lavorazione del metallo riflette una filosofia acuta, tagliente e struggente. Silvia ha rivoluzionato il concetto di metalmeccanica, fondendolo con mondi apparentemente distonici per creare un’esperienza sensoriale e artistica senza pari.

Arte, cultura, visione e percezione sono i pilastri portanti dei quattro progetti presentati nel concept store: cuore, tennis, polpo e sole, sia come opere singole che in combinazioni armoniche. Situato in Corso Cavour 107, “fanny art” è pronto ad accogliere appassionati d’arte, amanti del design e acquirenti in cerca di pezzi unici, capaci di arricchire i propri spazi con un tocco di raffinata eleganza.

Una visione unica e straordinariamente preziosa, dedicata a chi sa apprezzare oggetti nati dalla maestria e dall’artigianalità dell’eccellenza del Made in Italy.

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Arte

Atene: ANDREA PINCHI “IL SOGNO DEL MITO QUOTIDIANO” a cura di Giuditta Elettra Lavinia (GEL) Nidiaci, 24 maggio – 21 giugno 2024.

ANDREA PINCHI

Istituto Italiano di Cultura di Atene Patission 47, Atene

Inaugura Venerdì 24 maggio alle ore 18, presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene, la mostra personale di Andrea Pinchi dal titolo Il sogno del mito quotidiano, a cura di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci.

L’esposizione si compone di un corpus di diciotto tele realizzate con pittura acrilica, in alcune delle quali è presente l’inserimento di pelle proveniente da organi musicali antichi. Tale pratica non è nuova nell’opera di Andrea Pinchi: l’artista fa parte di una famiglia di storici produttori di organi musicali. Pinchi, da sempre, si muove in una sostanziale grammatica astratta per la realizzazione delle sue opere, questo nuovo ciclo di lavori tuttavia, realizzati appositamente per la collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Atene, vede la coesistenza, assieme alla consueta dimensione astratta della pittura dell’artista, di alcuni elementi figurativi seppur in modo accennato, quasi stilizzato.

Il filo conduttore della mostra è senz’altro quello dell’esaltazione della dimensione onirica, da sempre strettamente connessa a quella mitologica, ma anche di come questa possa essere applicata al tempo odierno, non solo inteso come contemporaneità, ma anche, in maniera più prosaica ma non per questo diminutiva, come quotidianità, come collettività concepita come  somma delle individualità.

Così scrive la curatrice GEL Nidiaci nel testo critico posto a corredo delle opere: “Il sogno del mito quotidiano di Andrea Pinchi è un ciclo di lavori che rappresenta, in maniera inequivocabile, il punto d’incontro tra un macro tema e un micro tema.

La dimensione macro cosmica e microcosmica si uniscono in una mistura alchemica pittorica senza precedenti, che sottintende e non prescinde un ragionamento di tipo squisitamente deduttivo (inteso come procedimento razionale che fa derivare una certa conclusione da premesse più generiche, dentro cui quella conclusione è implicita). 

La dimensione onirica, che comprende sia l’attività onirica, ovvero il sognare, attività psichica che si esplica durante il sonno, sia l’immagine onirica, ciò che viene sognato, ovvero il contenuto manifesto nel sogno, ha spesso assunto un’apparenza illusoria e irreale nel pensiero greco, ma non soltanto:

Aristotele sosteneva che attraverso i sogni vedessimo delle immagini e queste immagini per Aristotele avevano cause esclusivamente fisiologiche; i sogni dunque non erano altro che tracce della percezione nello stato di veglia, condotte dal sangue fino al cuore e che riaffioravano durante il sonno. 

Con un approccio aristotelico, dunque carico e intriso d’inusuale pragmatismo per un macro tema così espanso e inafferrabile come quello della dimensione onirica, Pinchi, attraverso una narrazione maggiormente prosaica, si avvicina al micro tema del racconto del reale attraverso la rappresentazione di un individuo che sogna semplicemente ciò che vive, trasferendo sulla tela forme attratte che hanno una precisa collocazione e decodificazione, e che non si preoccupano di convivere insieme a forme figurative”.

La mostra sarà visibile fino al 21 giugno prossimo.

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Arte

Alla Biennale d’Arte di Vigevano entra la Driftwood Art.

Rossella Pennini

La prima Biennale d’arte di Vigevano si distingue per la sua offerta artistica eclettica che coinvolge oltre 100 artisti nazionali e internazionali. Nomi che rappresentano una varietà di medium e stili: si va dalla pittura e scultura tradizionali a forme espressive più contemporanee come installazioni e performance d’arte.

In questo panorama creativo incuriosisce la Driftwood art, insolita da trovare nelle grandi kermesse artistiche.

Una tecnica apparentemente semplice che nasconde un lungo lavoro di ricerca, studio della figura e capacità di scorgere tra le curve e i nodi del legno quella che poi diventerà una nuova e originale creazione.

Driftwood art è il nome anglosassone dell’arte di recuperare i legni di mare.

È un modo di fare arte davvero particolare, si tratta di opere realizzate con il solo utilizzo del legname spiaggiato e levigato dal mare in quanto ogni pezzo di legno ha una sagoma e una conformazione unica proprio perchè lavorata dagli agenti atmosferici.

La Driftwood art valorizza al massimo questo materiale naturale dandogli una seconda vita grazie alla capacità innata o acquisita di una mano creativa.

Una tecnica apparentemente semplice che nasconde un lungo lavoro di ricerca, studio della figura e capacità di scorgere tra le curve e i nodi del legno quella che poi diventerà una nuova e originale creazione.

Tale peculiarità rende l’arte del legno marino uno strumento con intrinseche qualità terapeutiche sull’uomo, attraverso il parallelo fra il percorso di rinnovamento del legno e quello del soggetto.

Le opere inserite nell’articolo sono esposte alla Biennale e sono state create dall’artista Rossella Pennini, che , sottolinea il suo curatore, ha un’incredibile capacità compositiva, basti solo pensare che Spirit, l’opera in copertina , è composta da oltre 5000 legni di diverse dimensioni, accuratamente raccolti , sciacquati , messi ad asciugare, successivamente selezionati uno ad uno e infine accorpati per creare la sagoma finale.

Il processo di selezione artistica è avvenuto attraverso un open call in cui gli artisti hanno presentato la propria candidatura.

In una prima fase la curatrice Arianna Forni ha selezionato gli artisti idonei e nella seconda fase l’operatività è stata «decentralizzata» con l’inserimento di un membro della direzione artistica della Biennale di Larnaca (Cipro) come parte integrante di quello che in futuro sarà il comitato di selezione della Biennale d’arte di Vigevano.

Dall’8 Aprile al 31 Maggio 2024
Castello Sforzesco di Vigevano, Piazza Ducale, 20, 27029 Vigevano PV

Tutti i giorni dalle 10,00 alle 19,00

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ArteEventi

Mark Sugar tra i protagonisti della prima Biennale di Vigevano ( dall’8 Aprile al 31 Maggio).

Mark Sugar

L’artista Mark Sugar dopo aver esposto alcune sue opere insieme ad icone del 900 come Salvador Dalì Andy Warhol e Keith Haring al Fortevillage nella Sala del Baldacchino, al piano terra dell’Hotel Castello Garden, dall’ 1 luglio all’ 1 settembre 2023 sarà tra i protagonisti della prima Biennale d’arte di Vigevano.

Le sculture dell’artista anche in questo caso godranno di un eccezionale compagnia, considerato che il team di AF Meta Strategy, e in particolare la curatrice , Arianna Forni, sono riusciti a garantire la presenza di opere di grandi maestri quali William Turner, Pablo Picasso, Paul Cézanne, Juan Gris, Guercino, Georges de la Tour.
Nel 2015 Mark Sugar si avvicina alla scultura pop concettuale, e da subito la risposta del mercato è più che positiva, le sue opere sono presenti in collezioni provate negli Stati Uniti, in Asia e in Europa.
Questi capolavori, affiancati dalle creazioni degli artisti emergenti, rappresentano la quintessenza di un’esposizione senza confini, dove il passato dialoga col presente con uno sguardo verso il futuro.

Una versione street speciale della scultura protagonista del video sarà tra le opere dell’artista Mark Sugar esposte.

Nel cuore dell’Italia settentrionale, la città di Vigevano si prepara ad ospitare un evento straordinario che promette di unire , tradizione e innovazione, e di posizionare la città come un centro culturale di rilevanza internazionale.

Gli obiettivi di questa straordinaria manifestazione abbracciano diversi aspetti, tra cui la promozione culturale, lo sviluppo economico e l’educazione culturale.
Arte contemporanea ma non solo, eventi con taglio educational, concerti e spettacoli coordinati da un team interno di grande esperienza.

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