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Redazione

Attualitàeconomia

Breve guida alla crisi Ucraina a cura di Giulio Garsia Financial Advisor Parte I

Giulio Garsia

La Russia, contrariamente alla maggior parte delle analisi ,che immaginavano che tutto potesse concludersi come nel 2014: annessione di una piccola porzione di territorio, ha invaso l’intero territorio ucraino.

Per chi ha poco tempo: Putin, in buona misura a sorpresa, ha invaso l’intera Ucraina basandosi su una propria lettura della Storia che non considera altro che una svista la creazione di uno Stato indipendente di oltre 40 milioni di abitanti nel 1991. La comunità occidentale ha dichiarato espressamente di non avere in mente un intervento militare (Kiev non appartiene
alla NATO
per quanto, volendo, esiste il memorandum di Budapest del 1994 con cui USA e UK garantivano
l’integrità territoriale dell’Ucraina che, in cambio, cedette a Mosca la parte di arsenale nucleare che il Cremlino aveva sul suo territorio) sta, però reagendo con sanzioni mai viste prima che hanno fatto crollare il rublo e chiudere la Borsa di Mosca. L’energia, con l’eccezione del blocco del North Stream2, è stata lasciata fuori per non mettere a rischio l’approvvigionamento di molti Stati europei.

La Russia ha visto, comunque aumentare le proprie entrate come si può capire da un banale calcolo fatto considerando il calo dei volumi esportati (ha fatto passare nei gasdotti circa il 20% in meno del gas) e l’andamento dei prezzi ( cresciuti di 4 o 5 volte).

Le cause dell’aumento del prezzo del gas sono contingenti (scarso apporto dell’eolico) e strutturali ( meccanismo di formazione del prezzo che da qualche anno passa in parte dalla Borsa di Amsterdam e calo degli investimenti in ricerca e sviluppo).

Le soluzioni per far fronte alla mancanza di gas russo (in primo luogo gas liquefatto proveniente principalmente dagli USA). Il rischio di stagflazione: secondo qualche economista le materie prime continueranno ad aumentare portando inflazione e costringendo le autorità monetarie ad aumentare i tassi in un momento in cui l’economia avrebbe ancora bisogno di aiuti.

Altri, forse con un eccessivo ottimismo nell’immediato, ricordano che le Borse hanno sempre superato momenti di crisi e parlano già di opportunità di acquisto.

La posizione cinese:
Mosca è il primo partner commerciale di Kiev , ma nel medio lungo periodo spera di consolidare un’alleanza
con la Russia che, visto il suo peso economico: ha un PIL equivalente a quello spagnolo ed una crisi demografica in atto, sarebbe un partner assolutamente non alla pari.

Nelle ultime ore ha mostrato preoccupazioni per la stabilità mondiale su cui conta per la propria crescita.

La guerra cibernetica. L’esclave russa di Kaliningrad..

Giulio Garsia

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AttualitàRubrica di Elisa Volta

“BON TON BON TON” A CURA DI ELISA VOLTA: se si vedono non sono buone maniere…

ELISA VOLTA

“L’uomo elegante è quello di cui non noti mai il vestito”

(William Somerset Maugham)

Come per l’eleganza, anche per le buone maniere vale lo stesso principio: se si notano, non sono buone maniere.

Non una posa per occasioni speciali, ma una rilassata consuetudine, uno stile di vita.

Ecco come vanno intese le buone maniere.

Se pensiamo di padroneggiare il tema sfoggiando diligentemente regole e regolette tirate fuori dal cappello come conigli… possiamo aspirare ad essere forse dei bravi cabarettisti, ma non delle persone educate.

Ci vuole consapevolezza, pratica e attenzione.

Ecco perché se vogliamo che il mondo recuperi valori quali: rispetto, tolleranza, altruismo, è fondamentale che determinati comportamenti vengano seguiti anche a casa, dove i bambini e i ragazzi ci osservano. Insegniamo loro il rispetto con l’esempio e non lasciamoci mai vincere dal “tanto non mi vede nessuno”!

Ma come agire praticamente?

Iniziando dalle piccole cose: anche tra le pareti domestiche, non lasciamoci andare all’uso di un linguaggio superficiale, o peggio, involgarito da parolacce e imprecazioni.

Nelle discussioni lasciamo spazio a tutti i pareri.

A tavola cerchiamo di mantenere delle regole di orari e di mansioni da svolgere tra i vari componenti della famiglia.

Evitiamo abbigliamento e atteggiamenti troppo trasandati; sulla sedia, ad esempio si sta seduti e non accovacciati e l’avambraccio sinistro non serve per “puntellare” la testa!

Cerchiamo di essere irremovibili: smartphone e tecnologia varia, non fanno parte della mise en place.

Evitiamo di “scaricare” alla rinfusa, sulla tavola, confezioni e oggetti vari. 

Anche l’occhio vuole la sua parte e avere una tavola apparecchiata in modo gradevole e ordinato, aiuta a mantenere quella sensazione di armonia che predispone positivamente e allenta le tensioni accumulate durante la giornata.

Provare per credere!

Elisa Volta

2 i libri scritti dall’autrice che trattano i temi del Bon Ton

“Gocce di Bon Ton” l’eleganza in 120 Aforismi 

Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo

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Attualità

Denise Inguanta: giornalista, scrittrice e Founder del Blog “Lettera D”, libera di esprimersi.

Denise Inguanta

Denise si  occupa di giornalismo, editoria e scrittura, per lei scrivere e comunicare è una passione.

Se dobbiamo scegliere un termine che la caratterizza è sicuramente “creatività”.

Conosciamola meglio.

Che formazione hai avuto?

Ho una laurea in Lettere Classiche ma ho anche approfondito gli studi nell’ambito della comunicazione e dell’editoria.

Tra i tanti ambiti, ho studiato scrittura creativa e editing, sceneggiatura cinematografica e teatrale, ma anche scrittura persuasiva finalizzata al copywriting.

Questo ed altro ancora per la verità!

Ma mi fermo qui perché non vorrei annoiare nessuno con il mio curriculum di studi. Lasciatemi però dire che sono anche una giornalista.

Da dove nasce la tua passione per la scrittura?

È semplicemente nata insieme a me!

Scrivo da sempre. La scrittura esercita un potere imprescindibile sulla mia esistenza, sul mio essere.

Penne e taccuini non mancano mai in giro per casa e nella mia borsa.

Se non scrivo sento che le mie giornate non hanno un senso.

Quando e perché è nata l’idea di aprire un blog?

L’idea di aprire “Lettera D” è nata molti anni fa. Il perché l’ho aperto è semplice: è stato l’amore per la scrittura che mi ha portato a farlo. Inoltre volevo essere libera di esprimere il mio personale punto di vista sul mondo attraverso un blog che potesse essere in qualche modo una piazza dove confrontarsi con gli altri per scambiarsi opinioni e idee, insomma una vera e propria agorà democratica e aperta a tutti.

Cosa pensi del mondo dei blogger italiani?

Che dire?!

È un mondo vario sotto tutti i punti di vista.

Tutti vogliono fare i blogger in Italia, ma sono moltissimi quelli che si arrendono in fretta, che non riescono a portare avanti questo tipo di impegno, forse perché non sono veramente motivati da idee e convinzioni forti e di un certo spessore. I blogger sono davvero tanti, ma sono pochissimi quelli che sanno produrre contenuti di qualità e divulgare informazioni e tendenze davvero utili al lettore.

Quale consiglio ti senti di dare a chi vuole intraprendere la professione di blogger?

In verità non ci sono delle regole precise, tutto dipende dalla qualità e dal valore aggiunto che si intende dare al proprio blog: non ci si può improvvisare blogger (come purtroppo fanno molti) senza capire cosa comporta realmente intraprendere un percorso di questo tipo.

Per molti gestire un blog significa soltanto disporre di una vetrina per apparire, ma si tratta, secondo me, di un presupposto errato.

Curare un sito richiede grande sacrificio e dedizione: è essenziale, prima di ogni altra cosa, capire quali sono gli argomenti che possono realmente interessare il lettore e non annoiarlo, scrivere con continuità anche quando non si ha il tempo per farlo e, infine, dimostrarsi sempre cordiali e disponibili verso chi ti contatta per chiederti di dare spazio a ciò che ha da dire, sempre che si tratti di argomenti validi, ovviamente.

È anche vero, però, che un blog, se curato con impegno e con la giusta professionalità, può riservare grandissime soddisfazioni: quando vedo l’altissimo numero di persone che segue “Lettera D” e tutte le volte che ricevo complimenti per il mio sito, sono davvero felice e questo mi ripaga per tutti i sacrifici che faccio, sacrifici fatti sempre con grande amore.

Cosa non deve mancare sulla tua scrivania?

Partiamo dal fatto che la mia scrivania è estremamente ordinata e organizzata.

Nulla viene lasciato al caso!

Ma di sicuro non devono mancare la mia penna preferita che è un ricordo di un viaggio fatto in un luogo speciale, la mia agenda che è preziosissima per organizzare le mie giornate, un antico mappamondo che mi aiuta a ripensare ai viaggi che ho fatto e fantasticare su quelli che farò, le carte da lettera decorate e profumate sulle quali scrivo fiumi di parole che forse non spedirò mai (sì, perché amo moltissimo scrivere a mano).

Qual è l’argomento del quale preferisci scrivere?

“Lettera D” nasce per essere un osservatorio sul mondo, per questo fin dall’inizio mi sono occupata di diversi aspetti della società e dell’attualità, ma gli argomenti preponderanti sono comunque quelli legati alla cultura nel senso più ampio del termine.

E ciò non vale solo per il blog ma anche per i giornali con cui collaboro.

Come giornalista, infatti, mi incuriosisce tutto e mi sono occupata degli ambiti più vari, ma un posto particolare l’ho sempre riservato alla sezione “cultura e società”, sarà la mia formazione di base di stampo classico.

Oltre ad essere giornalista e blogger sei anche una scrittrice. Cosa scrivi?

Di tutto! Romanzi, racconti, poesie, sceneggiature cinematografiche e teatrali, testi di canzoni e saggi su argomenti legati alla cultura e perfino all’etno-antropologia.

Ho pubblicato alcuni versi in una raccolta di poesie, un romanzo dal titolo “Apologia di un amore” e svariati saggi che sono stati poi ripresi da professori universitari per i loro studi.

Attualmente ho già pronti per la pubblicazione un romanzo, una raccolta di racconti, una silloge di poesie e un testo che raccoglie importanti indicazioni per chi vuole dedicarsi alla scrittura.

Quali sono le parole chiave che ti caratterizzano dal punto di vista professionale?

Sicuramente ordine, passione, integrità morale e onestà intellettuale.

L’ordine per me è molto importante, dal momento che ritengo fondamentale, dal punto di vista professionale, seguire una precisa programmazione che mi consenta di raggiungere gli obiettivi che mi sono posta e di godere della fama di essere molto affidabile tra le persone con cui mi trovo a collaborare. In tutto ciò che faccio metto passione. Senza mai risparmiarmi!

Non riuscirei, infatti, a svolgere qualsiasi lavoro senza amarlo profondamente.

Anche l’integrità morale e l’onestà intellettuale sono due parole chiave fondamentali dal punto di vista professionale: nella vita non si deve cedere a compromessi e, se si vuole fare strada, bisogna affidarsi unicamente alle proprie forze e al proprio impegno, senza ricorrere a squallidi mezzucci, comode scorciatoie o, peggio, a vere e proprie falsità.

Dove trovi l’ispirazione per tutto ciò che fai?

Il mare, il sole, un bicchiere di buon vino, la musica, una passeggiata all’aria aperta in mezzo alla natura sono tutte fonti di ispirazione per me.

Amo i piaceri della vita e apprezzo tutto ciò che di bello mi circonda ed è da lì che nasce l’input creativo, fosse anche una buona cena in un ristorante vista mare o semplicemente un fiore che sboccia nel mio giardino. Sic et simpliciter!

Cosa c’è nel tuo futuro?

Tantissimi progetti ai quali sto lavorando sodo ma che al momento non posso rivelare. Quel che posso dire a tutti è di continuare a seguire “Lettera D” perché ci sono in serbo tante novità e tante sorprese.

Grazie Denise per la piacevolissima chiacchierata.

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Attualità

“FRA TERRA E CIELO” Luoghi di culto nel mondo rurale dell’Alto Salento Franco Farina a cura di Maria Marchese

“FRA TERRA E CIELO”

“Nel mondo dei contadini non si entra senza una chiave di magía. “  

Carlo Levi

Nel 2015, Franco Farina autoproduce e deposita, tra le mani del pubblico, l’opera cartacea “TRA TERRA E CIELO – Luoghi di culto nel mondo rurale dell’Alto Salento” : le sue pagine custodiscono il senso di un profondo atto d’amore, rivolto, dall’artista, alla propria terra.

L’autore ostunese, laureato in conservazione dei beni culturali, ivi indova anni di ricerca e studi, di peregrinazioni concettuali, fisiche e del cuore.

Franco conduce l’intera esistenza come cittadino della “polis” : osserva gli individui, uno per uno, e le loro vicende, carpisce gli istanti di dinamiche intime o sociali, scruta le architetture umane e urbane… cum patior.

Nella sua personalità vive e arde, tra carezze e pugni, la necessarietà dell’abbraccio, e dell’aspro suolo e della fuggevole nuvola, nei confronti dell’essere vivente.

Così, nel 2004, dopo aver conseguito il “Master in Caratterizzazione e Conservazione dei materiali lapidei e ceramici” , alla Facoltà di Geologia di Bari, inizia a centellinare i semi, infusi, dall’uomo, addentro il “sassoso solco” , tra le severità della feconda terra salentina.

Frantoio ipogeo

L’autore percepisce quegli involti come essenza, custode della parte terragna e altresì della parte divina: il “pane”, inteso come rivelazione della realtà, muta in elemento indispensabile, che coinvolge sia il quotidiano che lo straordinario. Attorno a quel frugale “tozzo” di vita, nasce la prece per la sopravvivenza, l’invocazione propiziatoria, il lenimento per la fatica…

Franco Farina apre, così, il testo, con la narrazione, che identifica le genti, che hanno affrontato il territorio e i suoi umori, assecondandoli: in questo senso, il “troglodita” muta in ingegnoso “ἀρχιτέκτων” (arkhitekton), capace di ottimizzare e valorizzare le risorse, offertegli dalla natura circostante.

Come salvifiche gemme, nascono, allora, ai primordi, realtà ipogee: lame, grotte, insediamenti rupestri… , ove la conoscenza è scandita dal pensiero nei confronti dell’azione e, medesimamente, del sovrannaturale, il cui nome è policromo, seppur indiscutibile.

Col tempo, quei vivi nuclei si frangono e evolvono…

L’individuo, in seguito, condivide e ama la propria esistenza sul “tappeto rurale” : alla luce del sole, crescono, così, le masserie.

Come alveari, in esse echeggiano le voci e le gesta di facinorose creature, e è ogni volta presente, invero, una nicchia, riservata alla “preghiera” .

Accanto alla dimora esiste, da sempre, infatti, lo spazio per la sussistenza, quindi l’ovile, la tessitura, il frantoio, l’opificio… e quello per l’anima, sia esso identificato come templon, dolmen, cappella, chiesa…

La poesia insita nell’archè, liberato da una preziosità, carezzata, dall’uomo, addentro il ventre della donna è, alfine, parimenti custodita nei racconti delle “seminagioni” , tra polvere e pietra, elargiti dall’artista ostunese: ivi pulsa la stessa sacralità, dirimendo, pacificando e ricongiungendo, indissolubilmente, corpo e spirito, per addivenire all’interezza e all’assoluto.

Restauratore, intellettuale e artista eclettico, Franco Farina è stato protagonista di diverse mostre personali, in Puglia, tra cui Agrodolce, Crono, Stratificazioni, Tableaux; ultima, tra queste, la mostra “SCARTI” , realizzata, con l’affiancamento della curatrice Elisabetta Sbiroli, durante il mese di Ottobre 2022, nel contesto della discarica di S. Crispiano (TA).

mailto:affrancofarina@libero.it

Altri articoli su Franco Farina:

FRANCO FARINA AMA DETRITI APOLIDI NELL’ETEROGLOSSIA DI UNA NUOVA POLIS”

a cura di Maria Marchese

“LA DISCOBOLA” FRANCO FARINA

a cura di Maria Marchese

“MAJA”  FRANCO FARINA

a cura di Maria Marchese

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ArteEventi

“Ginger’s Word”: ALLA  (RI) SCOPERTA  DI  “ ANDY WHAROL  E  LA  NEW POP”.

ANDY WHAROL  E  LA  NEW POP

Quando ho saputo dal mio editore Alessio Musella che la Fondazione Mazzoleni avrebbe organizzato e curato con il patrocinio del Comune di Forte dei Marmi  una mostra/evento presso Villa Bertelli, dedicata interamente ad “Andy Wharol e la New pop” non ho esitato un attimo all’idea di andarla a visitare.

Nonostante non fosse del tutto in linea con quelle che sono le mie consuete attività lavorative, immaginavo che sarebbe andata ad arricchire la mia conoscenza sulla Pop Art e la New Pop e perché no anche a creare un arricchimento  in termini personali, difatti così è stato.

Dopo un inaugurazione, che ha conseguito successi sia in termini di critica che di pubblico, ho iniziato i miei due giorni di “full immersion” in cui mi sono trovata catapultata nella pop art del secolo scorso, ove Andy Wharol da maestro indiscusso quale è ancora oggi , propone le sue opere con poliedrica unicità spaziando dalla cinematografia alla fotografia, dalla pittura alla scultura, dalla sceneggiatura all’editoria.

Tutte espressioni che si riconducono al suo personalissimo concetto legato a “l’arte da consumare”, ovvero un linguaggio artistico secondo il quale Warhol prendeva spunto da oggetti e soggetti del quotidiano rielaborandoli e lasciandone la sua personalissima impronta.

Ne è esempio, la famosa opera “Campbell’s soup Cans”, ovvero dei comunissimi barattoli di zuppa di cui lui stesso era assiduo consumatore da giovane, era tra le poche pietanze chela madre poteva permettersi di comprare, , ; magari il nome della serie di opere ai più dice poco, ma osservando l’immagine impossibile asserire che non la si è già vista.

Ogni stanza di Villa Bertelli a lui dedicata, è un incredibile viaggio tra le opere di un’artista che ci ha lasciato oltre 30 anni fa ma che ancora oggi è di ispirazione per moltissimi creativi così come è giusto che sia per tutti quei maestri che lasciano il segno attraverso i secoli.

Mi immergo così tra un turbinio  di colori fluo tipici degli anni’80, luci, immagini , serigrafie imponenti, opere, polaroid riviste ; passo da un ambiente dove si può ammirare la sua opera più iconica la Marilyn Monroe  (e qui sfido chiunque a non riconoscere l’immagine della diva in multi color)  per poi passare in un altro ove sono custoditi preziosi cimeli che non si possono non ammirare ad occhi sgranati.

Al centro della sala dedicata alle Marilyn sono posizionate 4 sdraio colorate, ma non semplici sdraio , ma la celebre Sedia Spaghetto. fiore all’occhiello del design italiano anni 60, ed esposta al Moma Museum di New York nella sezione design, riprodotta in colorazione decisamente pop dall’azienda Fiam apposta per la mostra in collaborazione con la Fondazione Mazzoleni.

Una carrellata che spazia dalle scarpe di Michael Jackson autografate da Warhol, alla chitarra dei Rolling Stone, per poi passare dall’accappatoio di Sylvester Stallone indossato nel film  Rocky , ai boxer indossati dal più famoso puglie di tutti i tempi Muhammad Alì.

Concludo  il mio percorso della mostra introducendomi nelle sale del secondo piano dove ho potuto ammirare alcuni artisti della New Pop i quali , mediante i loro lavori possono non solo dire tranquillamente la loro in merito ma sono certa che cattureranno in egual misura il vostro interesse ed il vostro sguardo così come è accaduto a me.

Una sala in particolare ha rapito la mia attenzione per la cascata di colori che la caratterizzano nei quali riconosco anche la presenza del dipinto della nostra Sofia Nazionale (Sofia Loren) negli anni in cui era all’apice del suo successo Internazionale, ma non meno interesse è l’opera dedicata alla Regina Elisabetta II, su tela che i su di un piccolo trono, trono !! (God bless Ginger!!!)

Una piccola nota ma assolutamente doverosa, la riservo ad una persona con la quale ho avuto l’immenso piacere di collaborare solo qualche mese fa, il quale non solo è riuscito a realizzare una camicia su misura per la sottoscritta (e credetemi soddisfare le mie esigenze non è roba da poco) ma si è di gran lunga superato e distinto con una camicia con la tipica “stampa Wharol” realizzata appositamente per la mostra e che trovate esposta presso il “ Ristorante Filippo” a Forte dei Marmi , inutile dirvi che non poteva mancare il mio scatto con …

Sto parlando nello specifico di Marco Giannetti e della “Giannetti Camiceria Artigianale Italiana Il quale è riuscito a lasciare  un segno della sua maestria anche in questa occasione.

Termina così la mia visita da ammiratrice quale sono di questo immenso artista, permettendomi sul finale di darvi un piccolo consiglio ,la mostra dedicata a “Andy Wharol e la New Pop “ non fatevela raccontare andatela a visitare !

Durerà fino al 29 Maggio 2022…

Parola di Ginger Inside

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AttualitàRubrica di Elisa Volta

“ Bon ton Bon ton” a cura di Elisa Volta : Anche nelle SPA bisogna sapersi comportare:

Elisa Volta

I momenti trascorsi presso le strutture termali e di benessere, permettono di curarsi, scaricare le tensioni e attutire l’impatto nel mondo delle corse sfrenate e delle problematiche quotidiane.

Qui si rigenera corpo e mente, ma affinché questo si verifichi, sono necessarie alcune condizioni e la convivenza negli spazi comuni, deve essere regolata da comportamenti appropriati.

Quali sono le regole a cui attenersi?

Un’attenzione particolare va ovviamente ancora riservata al rispetto scrupoloso delle norme anti Covid.

Tutti, utenti e personale della struttura, devono attenersi all’osservanza delle regole di distanziamento, protezione e igiene necessarie a salvaguardare se stessi e gli altri.

L’igiene personale è fondamentale in un luogo dove si condividono spazi e superfici.

Anche quando ci si sottopone ad un trattamento personale, sarebbe buona abitudine presentarsi all’operatore/operatrice freschi e profumati.

Non intendo avvolti da una nuvola di profumo che impedisce di respirare, ma della delicata fragranza del prodotto appena usato per fare la doccia.

Il silenzio! Questo è un elemento essenziale. Ci si reca in questi luoghi per chiudere fuori il mondo rumoroso e frenetico quindi, abbandoniamo per un po’ i nostri onnipresenti smart phone. Se siamo abbastanza forti e risoluti, lasciamoli in camera, altrimenti nella tasca dell’accappatoio o nella borsa, ma spenti o senza suoneria.

Zona relax, il nome già potrebbe indicarci qualche cosa.

Si tratta del luogo dove si deve assaporare il silenzio per rilassarsi e beneficiare dei trattamenti appena ricevuti.

Dobbiamo fare in modo di non produrre rumore.

Se beviamo la tisana, facciamolo senza sbattere cucchiaini e piattino.

Se vogliamo chiacchierare, andiamo al bar. Se dobbiamo rispondere al telefono usciamo. Indicazioni inutili?

Non è così scontato purtroppo, visto che mi sono trovata, nel morbido silenzio accompagnato solo dallo scorrere leggero dell’acqua della fontanella, a sussultare per un improvviso squillo di trombe (la suoneria del telefono) e ascoltare (mio malgrado) il racconto che la disinvolta signora distesa davanti a me aveva intrapreso con un’amica!

Credo che il buon senso dovrebbe essere sufficiente, ma quando non lo è (come in questo caso), il personale della struttura, deve prontamente intervenire.

Gli altri ospiti non sono tenuti a subire la maleducazione altrui e quando ciò avviene va segnalato.

La mancanza di rispetto e la disattenzione per il prossimo sono ormai la norma, ma non per questo vanno accettate.

Non sciabattare, concedetemi il termine poco elegante, ma che proprio per questo, particolarmente efficace. L’abitudine di strascicare le ciabatte, è già piuttosto fastidiosa sul lungomare, ma diventa davvero intollerabile lungo i corridoi che attraversano le cabine dei trattamenti per i massaggi.

Bambini. Probabilmente le mie parole saranno impopolari, ma le terme non sono luoghi per piccoli, a meno che non siano adeguatamente attrezzate per loro. In alcune strutture non sono infatti ammessi.

Dove sono ospitati, la struttura dovrebbe imporre alcune regole e i genitori, dovrebbero avere ben chiari i limiti da rispettare, affinché i bambini e gli altri ospiti possano, in egual misura, trascorrere ore piacevoli. I piccoli hanno il diritto di dare libero sfogo alla loro energia ma in luoghi appropriati.

Le vasche termali non sono piscine di un parco acquatico!

Quindi non ci si tuffa.

Questo va ricordato ai piccoli, ma ahimè anche agli adulti!

Per la stessa ragione non si fanno le gare di nuoto sbattendo i piedi in faccia alle persone ferme a bordo vasca (perché è così che si utilizza la vasca termale) e non si urla.

Si utilizzano costumi sportivi o comunque semplici, e per le signore (anche se giovani e con ottima resistenza alla forza gravitazionale), mai costumi con mutandina brasiliana o tanga.

“La buona educazione di un uomo, è la miglior difesa contro le cattive maniere altrui” (Lord Chesterfield)

Elisa Volta

2 i libri scritti dall’autrice che trattano i temi del Bon Ton

“Gocce di Bon Ton” l’eleganza in 120 Aforismi 

Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo

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ArteAttualità

Perché la Pop Art e la New Pop piacciono ai bambini?

Pop Art e la New Pop

Sicuramente  la Pop Art  e conseguentemente il movimento  che viene definito oggi New Pop sono i più adatti quando parliamo di mettere in contatto i bambini con il mondo dell’arte.

In primis per i soggetti facilmente riconoscibili , in secundis  per i colori forti e accesi che da sempre attirano i più piccoli.

Se poi vogliamo passare dal raccontare e far osservare l’arte a riprodurla, ricordando che interagire per i bambini con qualcosa, aiuta decisamente a percepirla  come un gioco , entrando  a pieno diritto nella loro confort zone.

Le tecniche pittoriche e creative che possiamo utilizzare per realizzare “opere Pop” sono facilmente riproducibili e non c’è bisogno di materiali difficilmente reperibili.

La Pop Art come movimento artistico nasce negli anni 50’-60’ per poi in teoria terminare alla fine degli anni 80, dando però origine a svariati tentativi di prolungarne il concetto, appunto raggruppati con la definizione “New Pop”.

Una delle caratteristiche che ha contraddistinto questo movimento è la sperimentazione di tecniche inedite servendosi di fotografie ritoccate, di collage,  di fatto , una tipologia  di arte che parla un linguaggio comprensibile a tutti, con un chiaro rimando  ai mass media, alla pubblicità, alla televisione e al cinema, un linguaggio che utilizza  immagini tipiche della società dei consumi, quindi quanto mai attuale.

Indiscutibilmente sono queste le caratteristiche vengono recepite e inglobate dai più piccoli in modo molto veloce, trasformando il contatto tra Arte e Bambini in un gioco in grado di stimolare la creatività.

Concludo questo breve articolo con una frase celebre di uno dei massimi esponenti della Pop Art

“I bambini sanno qualcosa che la maggior parte della gente ha dimenticato.” (Keith Haring).

A.M.

Immagine di copertina di Mr Brainwash

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