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IntervisteMusicaspettacolo

Filly Lupo, Emozioni e Armonie.

Filly Lupo

Artista poliedrica, recita, canta e balla. Dialogo oggi con Filly Lupo, donna la cui voce rivela magia.

Allora Filly, nel tuo “Curriculum Vitae” vi è  anche il tango. Hai voglia di raccontarcelo?

Il Tango è  la mia forma espressiva, mi ci sento comoda nell’esprimermi, sia cantandolo che ballandolo.
Ha il potere di far emergere il mio lato più femminile, quella polarità che abita in ognuno di noi a prescindere dal fatto che io sia una donna.
Me ne sono innamorata anni fa, ascoltando degli amici che suonavano in un locale milanese: hanno attaccato con le note di “Malena” e ho sentito il battito cardiaco di tutto il Cosmo.

Da quel momento in poi, il colpo di fulmine che mi aveva colpito, è stato un crescendo
di curiosità e voglia di conoscere, capire e approfondire. Come in una storia d’amore.

Quale relazione intercorre con la recitazione?
Un cantante è imprescindibilmente un po’ attore, ed esserlo è una straordinaria opportunità: diventi interprete della vita di un personaggio esplorando te stesso come forse non faresti abitualmente. Cantare, il tango, è farsi tramite di quello che si sta raccontando. Storie inzuppate di amori, nostalgie, tradimenti. E molto altro.
Va fatto con autenticità.

Quando interpreti testi malinconici, come riesci ad intercalarti nei messaggi, nelle storie e nelle emozioni che questi trasmettono?
Credo che certe cose tu debba averle vissute per saperle trasmettere.
O quantomeno, già il fatto di interpretarle implica una presenza totale nelle parole che stai cantando e raccontando.
Se il tuo vissuto, le tue emozioni, il tuo essere testimone di quello che canti sono aderenti alla “performance”, non è necessario fare grandi sforzi.  Basta lasciarsi accadere.

Quanto studio precede l’interpretazione di un testo?
Lo studio di un testo è come aprire uno scrigno.
Un brano lo si avvicina, lo si osserva, lo si fa in mille pezzi. A tratti lo posso anche abbandonare ed odiare. Poi ci ritorno su, dopo aver fatto tutte le ricerche del caso per capirne le origini.
Ma dopo tutto questo processo è come se dovessi fare tabula rasa conservandone il lavoro implicitamente.
E allora posso farlo davvero mio.


Canzone napoletana e passione tipica del mondo argentino: dove si trova il punto d’incontro?
Il punto d’incontro è nella storia.
A partire dall’emigrazione dei primi del ‘900 e dagli innesti e fusioni culturali che inevitabilmente avvengono quando si incontra ” l’Altro”.
Tango e Musica Napoletana non potevano non incontrarsi, e ribadisco: le reputo cugine e simmetricamente percorribili per tematiche e sonorità.

Quali pensieri ed emozioni ti attraversano nel momento in cui ti esibisci?
Ogni volta è diverso, dipende anche dal momento che sto vivendo.
Il comune denominatore di ogni concerto è sicuramente l’entusiasmo ma anche l’ansia positiva di far bene il mio lavoro. Quello che accade dal vivo è sempre un’incognita, un po’ come la vita.
Ti prepari, studi. Ma è insondabile quello che davvero può succedere quando sei sul palco.
Sei lì davanti a delle persone come te, ma che ti ascoltano e hanno scelto di venire a sentire cos’hai da dire. Hai una responsabilità importante, apri il Tempo al divenire.
E tu senti i loro respiri, osservi le pieghe delle loro emozioni e l’energia della loro attenzione.
È un atto magico e pure sacro direi.

In fine, dato il periodo che stiamo vivendo, causato dall’emergenza sanitaria che sta mettendo in ginocchio i settori arte e cultura, cose ne pensi dell’utilizzo della tecnologia e come pensi (se pensi) di farne uso?
La tecnologia è uno strumento ormai funzionale nel nostro quotidiano e non mi sento di demonizzarlo.
Ma l’Arte deve svolgersi nei suoi luoghi sacri, nei teatri, nei cinema, in quegli spazi dove la Bellezza può essere generata grazie a tutti quelli che vi prendono parte.
Sia da spettatori che da artisti sul palcoscenico.
Tutto questo va protetto e custodito, non va fermato né considerato superfluo o non necessario.
 Soprattutto in una civiltà dove tutto ha un prezzo e nulla, a quanto pare, un valore.

Concludo ringraziando Filly per il tempo concessomi.

Mara Cozzoli

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AttualitàIntervistespettacolo

Ivan Damiano Rota, una vita in punta di penna!

Ivan Damiano Rota

Giornalista di altri tempi, per esperienza, e preparazione,

Scrive da sempre per diverse testate, conosce personalmente vizi e virtù del Jet set, amante e esperto di Cinema, abbiamo fatto qualche domanda a Ivan Damiano Rota per conoscerlo meglio :

Quando hai deciso che scrivere sarebbe stato parte integrante della tua vita?

Da bambino. Sono sempre stato appassionato di cinema e sin da piccolo tenevo dei quaderni in cui recensivo i film che vedevo

Cos’è per te il giornalismo?

Per me é la vita. É il colorare anche le vite degli altri. Mi sento di dire che occorre sempre verificare quello che si scrive. Oggi purtroppo con internet ognuno scrive senza assicurarsi della veridicità dei fatti. 

Quale di questi settori è il più difficile da affrontare per scrivere? Cronaca, gossip,politica, cultura, spettacolo?

Anche se puó sembrare strano, il gossip é quello piú difficile soprattutto perché bisogna andare leggeri con i pettegolezzi inventati. Oggi purtroppo vince chi la spara più grossa. 

Hai scritto in diverse occasioni per la tv, che approccio è necessario quando si entra in questo mondo ?

Ho partecipato a innumerevoli programmi sia come autore sia come opinionista.

Bisogna peró avere quel pelo sullo stomaco che a me manca, ma preferisco essere come sono. 

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

Ero in un programma di Piero Chiambretti e dovevo portare in passerella un gigantesco alano che purtroppo sì é spaventato e si é buttato sul pubblico. 

Se potessi incontrare un personaggio del passato , quale e di cosa parleresti?

Vorrei incontrare Luchino Visconti, il mio mito e parlare con lui dei suoi film. E poi Marcello Mastroianni e parlare del suo stile unico, controllato, mai urlato. I giovani di oggi dovrebbero rivedere i loro film

Quanto è importante aver studiato per fare il giornalista ?

Secondo me ci nasci. Le scuole servono forse dal punto di vista tecnico. Così come per gli attori. Il talento é nel sangue.

Grazie Ivan

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IntervisteModaspettacolo

4 chiacchiere con Mattia Fumagalli, stylist? Non solo…

mattia fumagalli

Classe 1986 , anche se ha 34 anni, ma in lui risiede , e sempre risiederà l’anima , la curiosità l’imprevedibilità di un “teenager”

Dopo una piccola parentesi nel mondo del design ha seguito quello che lo rendeva più felice:

la MODA.

Oggi stylist e consulente per celebrity e strizza l’occhio alla TV.

Abbiamo fatto qualche domanda a Mattia , per lasciare sia lui a raccontarsi:

Primo contatto con la moda?

Diciamo che la moda e il mondo fashion hanno fatto parte di me fin da piccolo. Mia nonna aveva un negozio di abbigliamento che gestiva con la sua famiglia.

Mi ricordo i miei dopo scuola passati tra il magazzino e i camerini a provare, allestire ed aiutare a fare le vetrine. Ero Immerso da case di moda come Fendissime il ready to wear di Fendi by Silvia Venturini fino ad arrivare a Moschino.

Erano gli inizi degli anni ‘90 quando la moda, il vero made in Italy, stava crescendo e insieme ai brand anche le top model da Kate Moss (icona di trasgressione che rompe i canoni della classica top model) fino a Naomi Campbell che insieme a Linda Evangelista ed Christy Turlington furono chiamate “The Trinity”.

Mi possono ritenere super fortunato per essere cresciuto nell’età d’oro della moda e questo mi ha portato ad amarla fin da subito. Soprattutto per questo suo modo creativo di comunicare e rompere gli schemi.

Per parlare di moda è necessario averla studiata?

Ritego che per poter parlare di moda come in ogni altro campo, bisogna almeno avere delle nozioni base per poter esprimere dei concetti o delle riflessioni di senso.

Per amarla, indossarla e seguirla non bisogna necessariamente aver studiato anzi sarà lei stessa a catturarti ed affascinarti attraverso i colori, stampe e tessuti.

Cos’è per te la moda?

La moda per me è vita, è la mia colonna portante. Mi ha sempre affascinato tutto quello che sta dietro alla creazione di un abito, un accessorio, una collezione. Un esercito di persone che con le proprie mani riescono a creare delle vere opere d’arte.

La moda mi ha permesso di lavorare per grandi marchi che hanno fatto la storia del made in Italy come CoSTUME NATIONAL by Ennio Capasa fino ad Ermenegildo  Zegna.

La moda mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di viaggiare per andare a scoprire altre realtà come il mercato americano. Nel 2016 lavorai a Los Angeles, insieme alla mia amica e collega Simona Sacchitella, per serie televisive come “Grey’s Anatomy” e “Lucifer”.

Ho provato anche la moda 2.0 nell’era digitale lavorando con start up che mi hanno dato l’opportunità di testare altri volti del mondo fashion soprattutto nel mercato social e web. Questo mi ha permesso di essere il mentore che ha seguito il lancio online della sezione moda di Foxlife italia, consigliando rubriche, trend e look ispirate al mondo celebrity.

Quando hai capito che sarebbe stata parte integrante della tua vita?

La moda è cresciuta con me ma c’è stato un episodio nella mia vita che mi ha fatto dire: “Ok, la moda sarà la mia compagna di vita!”

L’episodio è successo alle scuole superiore quando grazie ai miei look, accessori sono riuscito a farmi accettare dagli altri essendo io una personalità estroversa e gay, in un paese di provincia; quindi potete immaginare voi la difficoltà nel crearmi una propria identità. In questo caso posso dire che l’abito fa il monaco!

Gli outfit che indossi insieme ai colori, le fantasie ed ai contrasti dicono agli altri chi sei e cosa vuoi comunicare: gioia, tristezza, felicità, spensieratezza, sicurezza e tanto altro.

Studio o talento?

Entrambe le cose ci vogliono per poter fare la differenza in un mercato molto competitivo com’è la moda, ma un po’ tutti i settori sono così.

Devi tirare fuori anche gli “attributi”, se no rischi che il tuo talento e gli anni di sacrificio con lo studio vengano calpestati da gente che è molto competitiva che ti vede più come nemico che collega.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Ero ad un’after show party di Philipp Plein e stavo ballando sulle note di una delle mie canzoni preferite “Crazy in love” e ballavo agitando animatamente i glutei e imitavo le movenze di Beyoncè quando ad un certo punto mi girai e a ballare  con me c’era Naomi Campbell. Io mi fermai per un istante ero imbalsamato, ma poi continuammo a ballare insieme come se fossimo amiche da una vita! Questo fu molto divertente.

Cosa pensi della TV oggi?

La TV di oggi è un mondo che sta attraversando, come la moda, un periodo di crisi e di forte cambiamento spero che sia in meglio e non in peggio. Penso anche che si dia troppo spazio alla superficialità a scapito di una realtà più talentuosa e di sostanza.

Che importanza ha l’immagine?

L’immagine è molto importante, attraverso il tuo stile riesci a comunicare chi sei senza presentazioni e parole. È il tuo biglietto da visita!

Nel fashion system ogni anno cerca di fare spazio alle curvy, fenomeno, necessità o pubblicità? 

Penso che la moda come ha sempre fatto, anche in passato, deve essere un punto di riferimento e di avanguardia per rompere alcuni schemi che nessuno osa fare. Il mondo Curvy per forza di cose deve esserci e non è di certo un fenomeno ma è una necessità data dal cambiamento delle forme umane. Un cambiamento dato soprattutto da un mercato americano che vede donne e uomini più in carne.

Prima della creazione di collezioni Curvy le persone non sapevano dove andare a vestirsi o meglio c’erano dei negozi ma con prodotti e accessori davvero molto basici.

Cosa ti colpisce in una persona al primo sguardo? 

Quello che mi colpisce di più in una persona sono i dettagli. I particolari il più delle volte sono quelli che fanno la differenza e ti permettono di distinguerti.

Se potessi incontrare e parlare con un’icona del passato chi è? E cosa chiederesti?

Farei un pigiama party con Marylin Monroe e Lady Diana due persone che sento molto vicino a me e che reputo delle vere proprie icone senza tempo. Due personalità che hanno avuto il coraggio di combattere per essere loro stesse e sono state di ispirazione per tante donne.

Ultima domanda : che fine hanno fatto le vere top model? 

Le top model si sono evolute e si sono dovute adattare alla realtà del tempo. Molti le definiscono influencer cioè coloro che sono capaci di “influenzare” e dettare moda, soprattutto nel mondo online.

Sono delle vere e proprie It-Girl che appena indossano qualcosa nel giro di qualche ora è sold out. Da Chiara Ferragni a Kendall Jenner sono le top model 2.0 di oggi.

Grazie Mattia

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IntervisteModaspettacolo

Claudia Conte, talento, professionalità e sorriso

claudia conte

Attrice, presentatrice, scrittrice…

Abbiamo intervistato Claudia Conte, reduce dal successo al Festival Internazionale del Cinema di Roma con Women In Cinema Award, lasciando la parola a lei, per raccontarsi attraverso le risposte alle nostre domande :

Primo incontro con lo spettacolo?

Avevo 15 anni, stavo vivendo un momento molto difficile della mia vita e il teatro mi ha letteralmente salvata.

Cosa provi quando sali su un palco?

Mi sento a casa. È il mio rifugio, mi sento libera e felice di esprimermi senza paure. Sono me stessa e tiro fuori tutta l’energia che ho per restituirla al pubblico.

Quanto è importante lo studio per la tua professione?

Molto importante. Mi sono formata con acting coach internazionali e ho avuto grandi maestri a cui sarò sempre grata per i loro insegnamenti di vita oltreché di professione!

Quanto conta la preparazione rispetto al talento?

Vanno di pari passo. Sono complementari. Il talento da solo non basta e senza talento non si raggiungono risultati eccezionali. Ciò che comunque occorre sempre è anche la tenacia e una buona dose di fortuna!

Raccontami un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Stavo andando in Canada per presentare il mio short movie. Ero all’aeroporto di Toronto e, dopo tante ore di volo e jet leg, mi concentro e formulo una ottima frase in ottimo inglese per chiedere informazioni e un signore mi risponde in romano. Ero convinta di essere in Italia! Poi ho scoperto che a Toronto c’è una delle più grandi e belle comunità di italiani all’estero!

Che rapporto hai con la moda?

Per il mio lavoro l’immagine è molto importante quindi collaboro con molti stylist e fashion designer e sono testimonial di diversi brand di moda. Prediligo il Made in Italy e gli stilisti italiani.

Se potessi incontrare un’icona del passato chi e cosa chiederesti?

Se potessi incontrerei Fellini, trovo i suoi film davvero geniali. Le atmosfere, i personaggi, lo sguardo sul mondo sono unici. Fanno sognare e immergere in una realtà onirica extra ordinaria!

Grazie per il tuo tempo Claudia

P.S. un suo libro di grande successo è Il vino e le rose. L’eterna sfida tra il bene e il male

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