Tre di notte. Australia.
Cinque ragazze scivolano via dalle scale di servizio. Scarpe in mano. Come ladre.
Non scappano da una guerra. Scappano dal loro Stato.
La colpa? Sessanta secondi di silenzio. Non hanno cantato l’inno nazionale. Per Teheran sono “traditrici”. In Iran non è un insulto: è una condanna a morte.
Il messaggio di una madre: “Non tornare. Ti uccideranno”.
Mentre loro tremano a Brisbane, nelle nostre piazze va in scena il solito errore. Bandiere della pace e dell’Iran mescolate. Ma la differenza è ENORME.
Palestina: Una prigione a cielo aperto. Senza Stato, sotto le bombe.
Iran: Il carnefice. Ha un esercito, la quasi-atomica e le gru per impiccare i suoi figli. Mille esecuzioni nel 2024. Pugili, studenti, ragazzine.
Chi “difende l’Iran” non difende gli iraniani. Sta oliando la corda del boia.
Vuoi essere solidale? Guarda quelle ragazze sulle scale antincendio.
Loro sono il popolo iraniano. Non chi le voleva morte per un minuto di dignità.
Aleasio Paolo Musella
Three in the morning. Australia. Five girls slip down the service stairs. Shoes in hand. Like thieves. They're not fleeing a war. They're fleeing their country. Where's the blame? Sixty seconds of silence. They didn't sing the national anthem. For Tehran, they're "traitors." In Iran, that's not an insult: it's a death sentence. A mother's message: "Don't come back. They'll kill you." While they tremble in Brisbane, the usual mistake is being played out in our squares. Flags of peace and Iran mixed together. But the difference is HUGE. Palestine: An open-air prison. Stateless, under bombs. Iran: The executioner. It has an army, the quasi-nuclear bomb, and cranes to hang its children. A thousand executions in 2024. Boxers, students, young girls. Whoever "defends Iran" doesn't defend Iranians. He's greasing the hangman's rope. Want to show solidarity? Look at those girls on the fire escapes. They are the Iranian people. Not those who wanted them dead for a moment of dignity. Aleasio Paolo Misella





