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Il look nella storia dell’arte… la parola alla Look Maker Raffaela Gallina.

Raffaela Gallina

Raffaela Gallina, nota Look maker, professionista da quasi 35 anni ed imprenditrice da 25 nel suo Salone di Bellezza “A Modo Mio” sito nella ridente Palmanova , cittadina storica friulana.

Lei, di professione, carpisce ed enfatizza ogni forma di bellezza ed in quest’occasione ha voluto fare un esperimento nuovo e costruttivo, mettendo in gioco le sue due passioni, il suo lavoro di consulente di immagine e l’arte della pittura, in particolare la quella impressionista di Monet.

Ha deciso di analizzare Camille Doncieux, un’attraente ragazza, nata a Lione nel 1847, dai tratti tipici di un raffinato volto francese , riuscì a 18 anni a fare innamorare al primo incontro in una libreria di Parigi, colui che è stato uno dei fondatori dell’Impressionismo in Francia: Claude Monet.

Lei, inizio’ ad essere la modella di Monet, poi la sua amante, ed infine la sua adorata moglie, fino alla sua prematura morte a 32 anni.

Fu Modella anche di Renoir e Manet ed i dipinti che la ritraggono, l’hanno resa immortale.

“Colpiscono in particolare queste due opere dell’artista, per il contrasto dei colori e l’ illusione ottica che ci trasmette emozioni e ci fa immaginare lo stato d’animo di chi dipinge e di chi è rappresentato. Monet ha voluto giocare con Camille facendole un vero e proprio Test di Armocromia, per cercare di carpire, da un punto di vista oggettivo e di esperienza professionale, quanto l’impatto visivo del colore possa cambiare l’immagine di una persona, mettendo a confronto i due dipinti come se fossero fotografie attuali.

Nel primo ritratto, dipinto nel 1873, Camille appare più scura di capelli, di sopracciglia e di occhi di quello che nella realtà è; il suo incarnato è diafano con un accenno di guancia rosea come accarezzata da un blush che si abbina a un colore delle labbra rosa ciclamino.

Il suo viso appare stanco segnato dall’ombreggiatura dell’occhiaia, il suo sguardo diretto altrove, attraversato da una vena malinconica, ci trasmette una Camille pensierosa e nostalgica.

Il collo della camicia bianco ottico fuoriesce dall’abito azzurrato e, con un fiocco dalle sfumature glicine, con la sua rigidità del tessuto, avvolge il collo mettendo in primo piano il viso, raffreddandone le cromie ed allungandone la forma anche per l’effetto dell’acconciatura protesa verso l’alto.

In questo ritratto Camille risulterebbe una Tipologia Cromatica “Inverno” dove predilige colori scuri e freddi che, ahimè, non la valorizzano.

Ma osserviamo il dipinto di Camille con l’abito Giapponese del 1876, ritratta mentre gioca con un ventaglio.

Il suo viso è circondato da un trionfo di Colori Amici della Tipologia Cromatica “Primavera”!

I Colori Amici sono tutte quelle sfumature che, circondando il nostro viso, ci fanno apparire più luminosi, più giovani e belli ed è quello che accade alla nostra Modella.

Lei indossa un abito rosso lacca su cui sono disegnate delle foglie verdi di varie sfumature calde e dorate e la caricatura di un Samurai che ha un effetto tridimensionale straordinario.

Monet ad un certo punto della sua carriera fu influenzato dal “Giapponesismo”, una vera e propria attrazione per l’arte orientale.

In questa tela ha voluto rappresentare, con la sua musa in una versione ironica, la moda giapponese.

I capelli ramati di Camille le incorniciano il viso con un raccolto morbido ed accompagnano un make-up delicato di occhi, guance e labbra dai toni aranciati che la rendono più giovane e fresca nonostante il ritratto sia stato creato dopo circa 3 anni dal primo.

La forma del viso è più ovale e, grazie agli zigomi valorizzati dal blush caldo e delicato, il suo incarnato acquista un colorito più “sano”.

Che bella che è Camille con questo sguardo languido e questo sorriso ironico che trasmette un momento di serenità e spensieratezza.

La scelta dei colori di quest’opera d’arte è determinante per suscitare in noi una diversa emozione rimanendo affascinati e folgorati dall’armonia delle sfumature e avidi nel voler catturare ogni dettaglio senza distoglierne lo sguardo”

Raffaela Gallina

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ArteEventiMusica

Barcellona 12 Gennaio : La multimedialità nell’Arte protagonista l’artista José Luis Corella, per il Vernissage d’apertura si esibiranno in un recital il Soprano Dominka Zamara e il chitarrista classico Hernán Navarro.

Dominika Zamara

Il 12 gennaio ci trasferiremo al MEAM, (Museum de Barcelona), per un evento insolito nella sua forma.

Il MEAM Museo di arte contemporanea inaugurerà il 12 gennaio e sarà visitabile fino al prossimo 16 aprile la mostra con le opere dell’artista José Luis Corella.

A impreziosire l’evento saranno due artisti di un campo che differisce dall’arte figurativa, ma come sappiamo le arti sono legate l’una a l’altra da un filo invisibile.

Durante il vernissage si esibiranno in un recital il soprano Dominika Zamara e il chitarrista classico Hernán Navarro.

Un duo consolidato da anni di condivisione del palco scenico, principalmente tra Italia, Polonia e Spagna.

Non ultima l’apparizione televisiva in quel di Roma, mentre lo scorso anno il duo ha ricevuto una menzione dalla giuria Premio Fontane di Roma.

Il duo esordì nel 2016 conquistando i favori del pubblico e della critica, per le qualità vocali della Zamara e la tecnica pulita di Navarro, il tutto in un’armonia di intrecci che donano all’ascoltatore un’esperienza sopraffina. 

Nota biografica di José Luis Corella: ha studiato alla Facultadde Bellas Artes de San Carlos di Valencia, specializzandosi in disegno e pittura, ma anche restauro, incisione e scultura.

“Lavoro dalla luce allo scuro, mantenendo il colore il più pulito e vibrante possibile.

Non ritengo di avere uno stile chiaro o definito, non l’ho mai cercato. Forse sono differenziato dai temi.

La mia evoluzione nella pittura è legata alla vita.

Uno è maturare, interessarsi a cose diverse, scoprire e vedere il mondo che ci circonda e quelli sono i miei temi, la mia famiglia, gli amici, il mio ambiente, ciò che mi entusiasma e riesco a capire”.

Le sue opere hanno fatto il giro del mondo e sono state esposte in musei e fiere d’arte.

Numerosi sono i riconoscimenti all’Artista ispanico, tra premi e menzioni, acclamato dalla critica internazionale.

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Artecultura

AQUILA: “SUI PASSI DI MADAMA MARGHERITA”Il 10 Dicembre 2022 (ore 17:30) presso il Palazzetto dei Nobili“.

SUI PASSI DI MADAMA MARGHERITA

Il 10 Dicembre 2022 (ore 17:30) presso il Palazzetto dei Nobili la Onlus Antonio Padovani presenterà il progetto “Sui passi di Madama Margherita” elaborato in occasione del cinquecentenario dalla nascita di Margherita D’Austria, presenza estremamente rilevante nella storia dell’Aquila.

Il progetto ha lo specifico obiettivo di promuovere un turismo culturale e di qualità, valorizzando la nostra Città attraverso le rievocazioni della figura di Margherita.

E’ stato realizzato un agevole volume su Madama Margherita a partire da una approfondita ricerca storia e iconografica che, accompagnato da vari materiali prodotti ad hoc, permetterà ai visitatori un viaggio in luoghi iconici della Città, un coinvolgente percorso emozionale che farà rivivere i quarti, le atmosfere, la cultura, i personaggi, la gastronomia dell’Aquila del XVI secolo.

Viene proposto, in particolare, un coinvolgente percorso a piedi nel cuore del centro storico toccando i luoghi vissuti dalla governatrice con l’accompagnamento di una guida turistica di grande esperienza. I visitatori potranno, tra le altre cose, degustare piatti tipici dell’epoca presso i vari ristoranti aderenti all’iniziativa.

L’evento del dicembre vedrà la partecipazione come moderatore del docente di storia dell’arte Giuseppe D’Annunzio e l’intervento degli autori: Carla Canali, curatrice dei testi e delle ricerche storico-bibliografiche, Marco Sciame, curatore delle illustrazioni e Francesca Falli, che ha progettato e curato la parte grafica sia del volume sia di vari gadget di promozione turistica che verranno distribuiti anche durante le visite guidate.

In occasione della presentazione del progetto, inoltre, verrà esposta un’opera originale della Pop Artist Francesca Falli, dedicata a Margherita D’Austria che verrà presentata da un ospite d’eccellenza: Alessio Musella, affermato redattore, editore e curatore d’arte.

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Arte

Grande successo per la personale “TEMPI PARALLELI” dell’artista Sabrina Barbagallo a cura di Nicoletta Rossotti.

Sabrina Barbagallo

Con i suoi “Tempi paralleli”, l’artista Sabrina Barbagallo ha esposto trentuno opere (16 quadri e 15 sculture realizzate con la tecnica giapponese RAKU) in cui pittura e scultura dialogano intrecciando tre diversi concetti di tempo. L’esposizione, ospitata negli spazi di Palazzo Chigi – Sala Orsini a Formello (Roma), è stata curata da Nicoletta Rossotti.

Nella personale di Sabrina Barbagallo si intrecciano quattro diversi concetti di tempo.

Ci sono le prospettive urban, dove tutto è apparentemente immobile; ci sono i concetti di “cadenzato” e “lento”, legati ai tempi di lavorazione del raku, materia prima di cui sono fatte le sculture, con i diversi passaggi di cottura e ridefinizione; e poi c’è il tempo dell’artista, il momento in cui arriva l’intuizione creativa; e il tempo come viaggio nei vari mondi della fantasia per chi produce l’arte e per chi la osserva.

Sabrina Barbagallo è un’artista in senso antico – dice il critico Daniele Radini Tedeschi –  perché la sua creativà spazia tra la tridimensionalità delle opere di pittura e la potente produzione onirica delle sculture, Alice, la grande installazione dei maghi, Peter Pan, tutta incentrata su pensieri teneri, fanciulleschi che risvegliano in noi emozioni lontane.

TEMPI PARALLELI a cura di NICOLETTA ROSSOTTI

Le città dell’artista Sabrina Barbagallo sono caratterizzate da architetture solide, spazi reali e tangibili resi da un’atmosfera sospesa e disincantata.

Incontriamo grattacieli che con straordinaria verticalità corrono in alto, macchine e treni in corsa in scenari urbani e metropolitani resi con straordinaria volumetria e prospettiva degna di una mano certa ed esperta.

Improvvisamente, guardando con attenzione queste città dove tutto appare silenziosamente immobile, vediamo piccole figure di funamboli, che camminano in alto su fili finissimi, attraversando paesaggi che conducono la mente al di là del semplice scenario “urban”.

Il linguaggio dell’artista Barbagallo lo ritroviamo, così, intriso di un alone filosofico, di un pensiero che va oltre il dato reale rappresentato sulla tela.

Non si parla più solo di ciò che si vede ma percepiamo il pensiero dell’artista che fa un passo verso un mondo diverso.

Si parla e ci si accosta attraverso quei fili e figure di ometti che rimangono sospesi in aria, della caducità della vita, della precarietà dell’oggetto rappresento, e della fragilità umana sospesa in aria in cui in un attimo tutto può cadere e tutto può finire.

La caducità della vita è un concetto già esplicato fin dall’Antichità che si diffonde in opere letterarie.

Lo ritroviamo nell’Iliade di Omero, nelle poesie di Quasimodo, Ungaretti, nel Bacchino Malato; opera giovanile del Caravaggio o in opere di Guercino e Salvador Rosa.

Nelle città incantate o disincantate dove tutto è sospeso, nel tempo cadenzato, l’artista ci fa fare un salto nel mondo dell’immaginario.

Da Occidente a Oriente troviamo questo concetto che accompagna la storia dell’uomo, evidente anche nella cultura giapponese, nella filosofia zen e nell’estetismo giapponese: l’aware che esprime la bellezza effimera delle cose che tendono a svanire, fino ad arrivare al mondo fantastico delle sculture in Raku, che rappresentato personaggi delle fiabe classiche.

Figure più note delle favole, cotte con l’antica tecnica giapponese, vengono realizzate da Sabrina Barbagallo con maestria e sapienza e rese all’occhio dell’osservatore, come piccoli oggetti da venerare, da guardare da lontano per la fragilità e bellezza.

A rendere ancora più evidente l’aspetto ammaliante, sono le preziose venature madreperlacee che donano a ogni scultura un aspetto sontuoso ed elegante.

Filo conduttore che lega pitture e sculture in osmosi continua tra la precarietà della vita, tempo cadenzato e una straordinaria libertà espressiva, è il mondo fantastico e fantasioso popolato da presenze di personaggi fiabeschi funamboli, resi con colori e tonalità sempre calde.

Una poeticità che si fonda tra presente e passato, in una dimensione fantastica a volte onirica ma non surreale.

TELETHON E SABRINA BARBAGALLO: Arte e Solidarietà.

Il Referente della Fondazione Telethon per le attività artistiche e culturali Giampiero Stancati, ha selezionato la Mostra Personale dell’artista Sabrina Barbagallo come un’ottima occasione per portare la presenza TELETHON all’evento, distribuendo prodotti solidali e materiale informativo.

Tale abbinamento fra Arte e Solidarietà, rivolta concretamente ad aiutare la Ricerca, costituisce un valore aggiunto alla già importante manifestazione artistica. 

Partner della mostra è stata l’azienda vinicola Casale del Giglio, che ha offerto una degustazione di vini.

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ArteAttualitàModa

Vittorio Camaiani porta nel suo salotto la sua Regina nel jet set di Milano, Cesarina Ferruzzi.

Cesarina Ferruzzi

“Voilà è arte e moda” è questo il titolo dell’evento in cui il couturier marchigiano Vittorio Camaiani ha mostrato la sua arte a Milano con la sua ultima collezione autunno /inverno 2022-23 ispirata a Regina Cassolo Bracci, artista meneghina del futurismo milanese anni Trenta.

Nella casa con terrazzo giardino di Cesarina Ferruzzi è andato in scena mercoledì 30 novembre 2022 un raffinato evento tra arte e moda, presentato da Ivan Damiano Rota.

La Ferruzzi ha svelato il suo ultimo libro “Voilà Cesarina” accompagnata dallo stile delle creazioni dello stilista Camaiani.

Un gioco, un prisma colorato, un caleidoscopio che mostra figure e parole cangianti, che coniuga l’ARTE con la BELLEZZA, la visione, l’impegno e la forza.

Il libro Voilà Cesarina mostra diversi ritratti; volti e anime che “lo animano” come un piccolo gioiello che brilla e riluce sugli abiti. Un libro che è esso stesso un vestito, una seconda pelle o un oggetto essenziale e prezioso.

Un talismano per colui che lo riceve, un viatico per colui che scrive. I tratti essenziali e le geometrie astratte erano i segni distintivi di Regina Cassolo Bracchi, che si trova a dialogare con lo stilista marchigiano e le sue stoffe.

È un lavoro “a quattro mani” in cui le forme rigide della scultura vengono trasformate e traslate su tessuto da Camaiani in un continuo rimando all’estetica di Regina, ma rese morbide e fluttuanti, pronte per avvolgere il corpo femminile.

Nel dialogo tra Regina e Camaiani sculture, strutture e disegni diventano l’alfabeto della loro comunicazione; linee rotonde, triangoli, forme astratte si appoggiano sulla donna Camaiani.

La collezione si struttura sui colori dei materiali utilizzati da Regina come il grigio dell’alluminio e il giallo, il verde e il rosa del plexiglas.

Piccoli triangoli colorati si appoggiano al rigore di un tubino, i pantaloni si muovono fluidi e finiscono sull’orlo piegati come in una sua scultura, come anche le maniche di una elegante camicia bianca, pezzo iconico di Camaiani presente in ogni sua collezione.

Capo emblematico della collezione è il giaccone “1969”, ripreso da una scultura in plexiglas bianco e trasparente o quello giallo in cachemire ricamato a motivi che evocano il canarino scolpito da Regina negli anni 1925/1930.

Non è mancata una nota di solidarietà all’interno dell’evento. Camaiani, infatti per la particolare occasione, ha donato un abito in favore di City Angels, associazione di volontariato fondata nel 1994 a Milano da Mario Furlan in aiuto dei senzatetto e alla lotta contro il crimine. In rappresentanza dell’associazione è intervenuta la Presidente Daniela Iavarone.

Tra gli altri ospiti vip si distinguevano: il deputato Andrea Mascaretti, il critico d’arte Paolo Lettieri, l’assessore della Regione Lombardia Stefano Bolognini, Olga Causen, console dell’Islanda, Louis Niscovolos, console Argentina,  il Professore di storia dell’arte dell’Università di Pavia e noto critico Paolo Campiglio e l’artista Tomoko Nagao.

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ArteEventi

“Acqua” di Umberto Lilloni a cura di Elisabetta Polezzo, Acquario Civico di Milano 16 novembre 2022-8 gennaio 2023 Inaugurazione, 15 novembre ore 18.30.

"Acqua" di Umberto Lilloni

Il giorno 16 novembre 2022, presso l’Acquario Civico di Milano, apre la mostra Acqua, a cura di Elisabetta Polezzo, dedicata al pittore Umberto Lilloni (1898-1980). L’esposizione presenta 30 dipinti realizzati dall’artista tra gli anni Trenta e gli anni Settanta, tutti dedicati a paesaggi acquatici.
L’interesse di Lilloni per l’acqua trova origine negli anni della prima guerra mondiale, quando il giovane artista è arruolato nei reparti d’assalto della fanteria. Risale, infatti, a quel periodo un episodio drammatico che lo vede protagonista, sul Piave, quando a causa dell’improvviso ingrossamento del fiume fu separato dai suoi commilitoni e ne ascoltò per tutta la notte, inerme, le invocazioni d’aiuto.

Questo ricordo doloroso giustifica e testimonia, da parte di Lilloni, le ragioni di una fuga dall’orrore della guerra per trovare conforto in una produzione fiabesca.

Una fuga che, riprendendo quanto scritto dal pittore e critico d’arte Mario Lepore, l’artista utilizza per “… esprimere con la propria arte uno stato d’animo interiore, attraverso la rappresentazione del suo opposto: cioè un sereno paesaggio…”.
Nel 1939 l’importanza del tema “acqua” nella pittura di Lilloni è individuata dal giornalista e scrittore Emilio Radius che, nei suoi scritti, sottolinea come le acque siano rappresentate “con una Sapienza che ha dell’allegorico.

Dove ci sono le acque il pennello di Lilloni è guidato da un angelo.

Acque familiari di lago coniugate con la piazza o con la passeggiata del borgo, acque caste e selvagge tra i monti, acque di fiume che vengono a mettere tra case villerecce lo sgomento di un immenso specchio, acque di lago ameno pronte a sorridere al primo alito di vento, acque e scurrili di canale suburbano, belle acque addormentate in un’ansa, acque del mare abbandonate a se stesse senza speranza di requie, come per l’eternità, acque della laguna di Venezia o acque di corte solenne come tappeti di Persia, ancora e sempre acque di uno dei suoi diletti laghi, a specchio della sua coscienza di artista maturo”.
In sintonia con queste suggestioni, l’acqua è il filo conduttore della mostra presentata in Acquario, progettata con
l’obiettivo di trasportare il visitatore nel mondo lieve e confortante della poetica lilloniana, per fargli scoprire come

questa sia il contraltare e il rifugio di un animo turbato, come sottolinea la curatrice della mostra, Elisabetta Polezzo: “… In queste opere senza chiaroscuro la luce illumina quel che viene rappresentato ma sembra non riuscire ad illuminare quella segreta, acquatica cisterna emotiva che, pur rappresentata, rimane interna e nascosta. Assoluta. La visione di un uomo apparentemente senza ombre che forse invece le conosce così bene da temerle. Non c’è in Lilloni l’effettiva serenità di uno sguardo pacificato sulla natura quanto piuttosto l’esigenza di piegare la realtà a questo desiderio di pace e semplicità, domando dissidi interiori. …”

In esposizione saranno presenti opere provenienti da diverse collezioni, tra cui quelle del patrimonio artistico del Banco BPM che rappresentano la Milano ottocentesca con i suoi Navigli, oltre alle più note vedute marine e ai paesaggi urbani affacciati sull’acqua, nonché le vedute montane con torrenti impetuosi e i placidi laghi lombardi.

L’esposizione è promossa dal Comune di Milano Cultura e dall’Acquario – Civica Stazione Idrobiologica.

Acqua

Umberto Lilloni
A cura di Elisabetta Polezzo
Acquario Civico di Milano
16 novembre 2022-8 gennaio 2023
Inaugurazione, 15 novembre ore 18.30

Umberto Lilloni (Milano, 1° marzo 1898—Miilano, 15 giugno 1980), figlio di un falegname mantovano approdato a Milano, vive la propria infanzia nel quartiere di Porta Tosa, oggi nota

come Porta Vittoria. Il padre lo avrebbe volu-
to con lui a bottega e lo fa studiare alla Società

Umanitaria dove apprende i primi rudimenti del disegno e matura la passione per l’arte che lo porterà a frequentare l’Accademia di Belle Arti a Brera. Gli studi interrotti per la guerra, dove combatte in fanteria, riprendono con successo
sotto la guida di Tallone e di Alciati, oltre che di Rapetti.

Si diploma nel 1922 avendo conseguito da studente alcuni importanti successi: premio Vedova Mazzola, Pensionato Francesco Hayez,

Medaglia d’oro alle prime Olimpiadi Univer- sitarie Italiane. L’insegnamento inizia nel 1924

alle Scuole Serali d’Arte Applicata all’Industria della Società Umanitaria. Nel 1927 riceve il Premio Nazionale
Principe Umberto e intraprende l’insegnamento al Liceo Artistico e nella Scuola Superiore degli Artefici a
Brera.

Nel 1929 si colloca la sua partecipazione alla Mostra del Novecento Italiano e nel 30 è invitato alla XVII Biennale di Venezia e alle edizioni successive del 1932 , 1934 e 1936. Numerosi sono i premi ricevuti in queste occasioni, così come gli acquisti pubblici. Riceve l’Ambrogino d’oro nel 1971 e la Medaglia d’oro del Comune dì Milano, per meriti artistici, nel 1974. Negli anni Settanta si trasferisce in Svizzera, sul lago di Lugano, e vi rimane stabilmente con poche sortite a Milano, dove viene a mancare nel 1980.
Informazioni
Sede: Acquario Civico di Milano
viale Gadio 2 (MM Lanza)
tel 02 88465750
Data: 16 novembre 2022 – 8 gennaio 2023
Orari : da martedì a domenica 10:00 – 17:30, ultimo ingresso ore 17:00 con biglietto.
Chiusura biglietteria 16:30. Chiuso Lunedì
Biglietti € 5.00 intero, € 3,00 ridotto (la visita alla mostra è compresa nel biglietto d’ingresso dell’Acquario)
Tel. 02.88465750
Per le procedure di accesso all’Acquario aggiornate, consultare il sito web: www.acquariodimilano.it
Ufficio stampa Comune di Milano
Elena Conenna | elenamaria.conenna@comune.milano.it
Maggiori informazioni : https://tinyurl.com/mostraLilloniAcquario

Si ringrazia Vera Agosti per il testo critico in catalogo

L’Acquario

L’ Acquario civico di Milano fu edificato in occasione dell’Esposizione mondiale di Milano del 1906 da Sebastiano Giuseppe Locati (1861-1939), e fu ricostruito dopo le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale.

La statua di Nettuno sulla facciata è opera di Oreste Labò (1865-1929).

Attualmente, l’ Acquario civico, che è parte dell’Area Mostre e Musei scientifici del Comune di Milano, promuove attività di ricerca e di divulgazione nel campo delle scienze acquatiche. È un luogo dinamico, che propone eventi culturali incentrati sulla contaminazione tra arte e scienza, contribuendo ad arricchire l’offerta museale milanese.
Oltre ai percorsi strettamente inerenti agli scopi di divulgazione scientifica, numerose sono le mostre d’arte che vengono organizzate nelle proprie sale espositive.

Dopo la ristrutturazione su progetto degli architetti Piero De Amicis e Luigi Maria Guffanti, grande attenzione è stata data all’attività espositiva dedicata all’arte contemporanea, arricchendo la mission dell’Istituto.

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ArteEventi

Il 22 ottobre 2022, nel contesto della RomeArtWeek, la curatrice d’arte Nicoletta Rossotti inaugura la mostra personale dell’artista Bruno Melappioni. 

Bruno Melappioni

LA SETTIMA EDIZIONE DI ROME ART WEEK SI SVOLGERÀ

DA LUNEDÌ 24 A SABATO 29 OTTOBRE, date in cui RAW riempirà Roma di arte contemporanea con sei giorni di Open studio di artisti, Progetti di curatori ed Eventi espositivi.

Storica dell’arte e critico d’arte, Nicoletta Rossotti, con passione e dedizione, segue da anni artisti affermati. 

Senatrice dell’Accademia Internazionale Medicea, collaboratrice presso la Biennale di Venezia 2022, docente presso la società Performativa Accademy e Presidente dell’associazione culturale NS Nuove Sinergie, presenta, con questa esposizione,  l’artista Bruno Melappioni, attivo nel panorama artistico da oltre 40 anni.  

Artista poliedrico, pittore, sculture, è legato al mondo del cinema con le sue scenografie e le collaborazioni con registi e attori, tra i quali Ricky Tognazzi, Antonio Albanese e Riccardo Milano. 

La mostra terminerà il 29 ottobre 2022

NICOLETTA ROSSOTTI

Nicoletta Rossotti è senatrice Accademica presso l’Accademia Internazionale Medicea di Firenze. Iscritta all’ordine dei Senatori n. 816

59°Esposizione Internazionale d’Arte -Biennale di Venezia 2022 collaboratrice/testo critico d’arte ISBN 978 88 946789 1 8

Luglio 2021 attuale critica Internazionale presso OPRA Opera Programmatica di Riqualificazione Artistica gemellaggio con International Study Institute di Tokyo

Critico d’arte presso la rubrica Tv L’Arte Incontra l’Arte all’interno della rete televisiva Arte24.

Critico d’arte Collettiva d’arte Internazionale “l’Arte senza Frontiera”.Aviano

Curatrice d’arte presso il museo Crocetti con la collettiva Tra Sacro e Profano”.

Curatrice d’arte presso la galleria Artgallery di Milanocon la collettiva “Simposio d’arte”.

Curatrice d’arte presso la Biennale di Milano collaboratrice presso la mostra Miami meet Miami. Miami. Stati Uniti

Testi critici e scouting presso casa editrice De Agostini.

Master in perito e attribuzioni delle opere d’arte.

Master in curatrice d’arte ed eventi culturali

Laurea in lettere indirizzo storico-artistico

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AccessoriArteAttualitàculturaModaSenza categoria

“Lia Pascaniuc” il logo è più che la firma d’artista è un’opera d’arte.

Lia Pascaniuc

La L di Lia e la P di Pascaniuc si incontrano e intrecciano insieme fino a formare spontaneamente il simbolo dell’infinito: la totalità che nasce dall’incontro di due metà perfettamente speculari e che attraverso un flusso energetico creano equilibrio e armonia.

La filosofia artistica di Lia Pascaniuc rispecchia perfettamente tutto il simbolismo legato all’infinito, perché è una costante ricerca di equilibrio energetico e bellezza attraverso il movimento e la mutazione della natura.

L’ambiente naturale, in continua lenta mutazione è sempre diverso, ma sempre armonico.

Si adatta e cambia, reagisce con energia alle influenze esterne, trovando soluzioni perfette ed esteticamente uniche.

Ogni forma artistica delle visual artist nasce con la stessa motivazione della natura: creare l’artwork perfetto, secondo uno schema di equilibri naturali, ma in costante mutazione, seguendo il flusso energetico spontaneo delle cose.

C’è in ogni opera una sapiente fusione tra l’elemento naturale (pesci, legno, farfalle, luce, metallo) e la visione artistica di Lia Pascaniuc che si intrecciano e creano un artwork che racconta con il linguaggio delle tecnologie moderne la sua filosofia.

Il logo rappresenta quindi molto più della firma dell’artista: è esso stesso un’opera d’arte.

Il ricco simbolismo dell’infinito viene personalizzato dalla visione filosofica di Lia Pascaniuc, che lo ha trasformato in un’opera d’arte: la più rappresentativa di se stessa.

Firma e ricerca di un simbolo

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ArteAttualitàModa

Forte dei Marmi: 8/9/10 Luglio all’Alpemare DSV Carpets presenta GREEN ICELAND RUG realizzato dall’artista LIA PASCANIUC in collaborazione con la presentazione della nuova collezione Safira Milano.

LIA PASCANIUC

In collaborazione con la presentazione della nuova collezione Safira Milano SS22,,,

ArtCarpets dove l’arte ed il design incontra le preziose trame dell’azienda storica italiana DSV Di Sarno al Trunk Show – Bagno Alpemare.

Tappeto annodato a mano in India, vello in lana (New Zealand ) e seta pura (Cina), trama ed ordito in cotone, con nodo tibetano100 line (ossia 100 nodi in un pollice quadro) Il calore naturale e la rarità del geyser, presente in natura solo in sette Paesi del mondo, rappresentati nei caldi e accoglienti tessuti che intrecciati “disegnano” preziosi tappeti.

Lia Pascaniuc ci ricorda lo spettacolare fenomeno islandese attraverso questo art-carpet, espressione di accoglienza familiare.

Il contrasto “freddo-caldo” raccontato da Lia Pascaniuc attraverso le preziose trame di un tappeto d’arte.

L’artista porta all’interno delle case l’antitesi di Madre Natura, che scalda con i geyser ciò che ha creato freddo.

L’equilibrio tra necessità e soddisfazione viene espresso artisticamente in un oggetto prezioso e confortevole.

Trunk Show – Bagno Alpemare

Viale Italico 69, Forte dei Marmi Venerdì 8 Luglio dalle ore 9:30 alle ore 21:00

Sabato 9 Luglio dalle ore 9:30 alle ore 19:30

Domenica 10 Luglio dalle ore 9:30 alle ore 21:00

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ArteAttualitàDesign

Marielle Stella:”U Mungibeddu”Arte Contemporanea e moda, il connubio perfetto.

Marielle Stella

Tutto parte da un viaggio, dal viaggio che congiungeva  di culture, due nazioni, da una città a 80 km da Parigi, il treno, doveva arrivare in Sicilia.

Marielle era piccola e per lei quello era il viaggio delle meraviglie, perché nelle lunghe ore in treno poteva vedere il mare, e una volta arrivata sulla punta dello stivale, l’Etna in lontananza, al di la dello stretto era il segnale che mancava poco all’a meta…

Questo breve racconto ci porta alle origini della creazione di “U Mungibeddu” una creazione che ha visto 3 eccellenze italiane collaborare insieme : Marielle Stella Designer internazionale, l’artista Pino Labarbera e il Cappellificio Cervo 1897 Biella.

L’approccio che l’artista calabrese ha quando descrive con i suoi pennelli l’Etna non è  per niente contemplativo, caratteristica che lo contraddistingua è il contrasto tra i colori forti ed essenziali, evocativi e simbolici  che rendono il vulcano quasi un entità divinatoria davanti alla quale l’osservatore deve accostarsi con timore e rispetto. 

Sono proprio quei tratti quasi primitivi  che appaiono sopiti che invece vengono stravolti dall’incisivo segno del colore rosso che sgorga direttamente e senza ostacoli dalle viscere della terra…

Questa stessa potenza Marielle è stata in grado di trasferirla in “U Mungibeddu”.

Il Risultato del connubio tra moda e arte ha sempre rappresentato un tributo importante per la creatività in tutte le sue forme e anche questa realizzazione racconta di una perfetta miscelanza tra la tradizione, la cultura e l’impeccabile sartorialità italiana.

Dobbiamo fare un salto temporale di qualche anno, e tornare  agli  anni Trenta, per parlare del sodalizio delle due arti , Moda e Design  grazie alla collaborazione tra Elsa Schiaparelli e Salvador Dalí.

E’ stata proprio Elsa Schiaparelli  che sin da subito è stata in grado di  tradurre  l’arte in moda, ma è con Salvador Dalí che trova la sua massima espressione. Il primo capo iconico frutto del connubio tra moda e arte è stato l’Abito Aragosta 

“U Mungibeddu”

La base del mosaico è un capello in lana riciclata (feltro) quindi ecosostenibile come il resto dei materiali utilizzati considerando la malattia che da anno accompagna la Deisgner italofrancese (MCS sensibilità chimica multipla)

Marielle Stella da anni convive con questa patologia che porta il nostro organismo a non tollerare un certo ambiente chimico o una certa classe di sostanze.

Smalti di vari colori fatti di proposito, senza sostanze tossiche e dannose (piombo, arsenico ecc.)​

Argilla con polvere di metallo arrugginito.

Collante: Malta

La peculiarità dell’opera è l’effetto giorno e notte grazie agli smalti fosforescenti.

Marielle ha lavorato molto sul cappello di base per trasformalo in una base rigida perfetta per posizionare i tasselli scelti del mosaico.

Un perfetto connubio tra l’Arte musiva l’arte pittorica e la Moda.

Marielle Stella Classe 1967 nata in Francia a Chartres dove ha vissuto per 20 anni per poi trasferirsi in Sicilia, nel paese di origine dei suoi genitori.
Marielle ha sempre avuto la passione per l’Arte e il restauro e una manualità unica.

Non a caso fFin da piccola i suoi luoghi preferiti erano, infatti, il falegname, il ferramenta e il calzolaio.

Chiudiamo l’articolo con la visione notturna di “U Mungibeddu”


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