Raffaela Gallina, nota Look maker, professionista da quasi 35 anni ed imprenditrice da 25 nel suo Salone di Bellezza “A Modo Mio” sito nella ridente Palmanova , cittadina storica friulana.
Lei, di professione, carpisce ed enfatizza ogni forma di bellezza ed in quest’occasione ha voluto fare un esperimento nuovo e costruttivo, mettendo in gioco le sue due passioni, il suo lavoro di consulente di immagine e l’arte della pittura, in particolare la quella impressionista di Monet.
Ha deciso di analizzare Camille Doncieux, un’attraente ragazza, nata a Lione nel 1847, dai tratti tipici di un raffinato volto francese , riuscì a 18 anni a fare innamorare al primo incontro in una libreria di Parigi, colui che è stato uno dei fondatori dell’Impressionismo in Francia: Claude Monet.
Lei, inizio’ ad essere la modella di Monet, poi la sua amante, ed infine la sua adorata moglie, fino alla sua prematura morte a 32 anni.
Fu Modella anche di Renoir e Manet ed i dipinti che la ritraggono, l’hanno resa immortale.

“Colpiscono in particolare queste due opere dell’artista, per il contrasto dei colori e l’ illusione ottica che ci trasmette emozioni e ci fa immaginare lo stato d’animo di chi dipinge e di chi è rappresentato. Monet ha voluto giocare con Camille facendole un vero e proprio Test di Armocromia, per cercare di carpire, da un punto di vista oggettivo e di esperienza professionale, quanto l’impatto visivo del colore possa cambiare l’immagine di una persona, mettendo a confronto i due dipinti come se fossero fotografie attuali.
Nel primo ritratto, dipinto nel 1873, Camille appare più scura di capelli, di sopracciglia e di occhi di quello che nella realtà è; il suo incarnato è diafano con un accenno di guancia rosea come accarezzata da un blush che si abbina a un colore delle labbra rosa ciclamino.
Il suo viso appare stanco segnato dall’ombreggiatura dell’occhiaia, il suo sguardo diretto altrove, attraversato da una vena malinconica, ci trasmette una Camille pensierosa e nostalgica.
Il collo della camicia bianco ottico fuoriesce dall’abito azzurrato e, con un fiocco dalle sfumature glicine, con la sua rigidità del tessuto, avvolge il collo mettendo in primo piano il viso, raffreddandone le cromie ed allungandone la forma anche per l’effetto dell’acconciatura protesa verso l’alto.
In questo ritratto Camille risulterebbe una Tipologia Cromatica “Inverno” dove predilige colori scuri e freddi che, ahimè, non la valorizzano.

Ma osserviamo il dipinto di Camille con l’abito Giapponese del 1876, ritratta mentre gioca con un ventaglio.
Il suo viso è circondato da un trionfo di Colori Amici della Tipologia Cromatica “Primavera”!
I Colori Amici sono tutte quelle sfumature che, circondando il nostro viso, ci fanno apparire più luminosi, più giovani e belli ed è quello che accade alla nostra Modella.
Lei indossa un abito rosso lacca su cui sono disegnate delle foglie verdi di varie sfumature calde e dorate e la caricatura di un Samurai che ha un effetto tridimensionale straordinario.
Monet ad un certo punto della sua carriera fu influenzato dal “Giapponesismo”, una vera e propria attrazione per l’arte orientale.
In questa tela ha voluto rappresentare, con la sua musa in una versione ironica, la moda giapponese.
I capelli ramati di Camille le incorniciano il viso con un raccolto morbido ed accompagnano un make-up delicato di occhi, guance e labbra dai toni aranciati che la rendono più giovane e fresca nonostante il ritratto sia stato creato dopo circa 3 anni dal primo.
La forma del viso è più ovale e, grazie agli zigomi valorizzati dal blush caldo e delicato, il suo incarnato acquista un colorito più “sano”.
Che bella che è Camille con questo sguardo languido e questo sorriso ironico che trasmette un momento di serenità e spensieratezza.
La scelta dei colori di quest’opera d’arte è determinante per suscitare in noi una diversa emozione rimanendo affascinati e folgorati dall’armonia delle sfumature e avidi nel voler catturare ogni dettaglio senza distoglierne lo sguardo”
Raffaela Gallina





