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Redazione

ArteAttualitàOpera del Giorno

Art Toy : “DEVILS KILLA” creato da Dj Dropsy.

DEVILS KILLA

Devils Killa ( D.K.).

Letteralmente “colui che uccide i diavoli”. I diavoli, ossia i demoni, le negatività del mondo e della nostra quotidianità; i pensieri nefasti, l’ingiustizia, l’intolleranza, il razzismo, l’inquinamento ambientale e tutto ciò che impedisce all’ umanita’ di vivere bene ed in pace col prossimo.

DK rappresenta il risveglio della coscienza collettiva,

Un portatore di valori all’interno di una società troppo spesso al limite della deriva culturale ed ideologica

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AttualitàModasalute

Marialuigia Minato, professione Hair stylist.

Marialuigia Minato

Appartiene ad  una famiglia di artisti, suo padre era un noto antiquario di Asolo che con il suo talento sapeva trasformare oggetti antichi in capolavori di estrema bellezza.

Il restauro è l’arte legata al ridare la giusta luce a qualcosa che il tempo ha contribuito a rovinare , e  a ben vedere , fondamentalmente è quello che un Hair stylist fa con un suo cliente ..

Sua madre è una decoratrice su vasellame e tessuto.

Decorare un oggetto significa avere padronanza del colore, delle sfumature e dare libero sfogo alla creatività…

Da loro ha ereditato la passione per il bello e da questa sua passione innata è scaturito il suo personale percorso artistico ..

Conosciamo meglio Marialuigia Minato Hair stylist

Qual è il cliente più difficile?

Il cliente più difficile da trattare è quello che vuole un cambio di colore drastico in poco tempo, trascurando la salute del capello

Un aneddoto che ricordi col sorriso?

L’ incontro con Roberto Farruggia per essersi congratulato con me lodando il talento e le mie capacità.

Che formazione hai avuto?

Ho lavorato in diversi saloni di parrucchiera acquisendo diverse competenze nell’ambito professionale. 

L’arte vera e propria di trattare il capello la ho acquisita frequentando l’Accademia Aldo Coppola di Milano.

Ancora oggi sto frequentando i corsi che mi vengono proposti.

Un hair stylist, è diverso dal classico parrucchiere, infatti si tratta di una figura professionale dotata di ottime qualità sia pratiche, sia teoriche, in quanto ha la facoltà di tenersi sempre aggiornato sulle ultime tendenze, per quanto concerne i tagli più glamour.

Il culto della bellezza è cambiato, forse merito della televisione, dei media e di internet, che ha trasformato il semplice parrucchiere  in un vero e proprio consulente di bellezza.

Se prima le signore andavano dal parrucchiere per fare la piega, oggi vanno dall’ hair stylist per ottenere un know-how tecnico fatto di trattamenti su misura.

E conoscere le ultime tendenze del mondo della moda e del beauty.

Le caratteristiche che non devono mancare in un Hair Stylist sono:

  • capacità di ascolto
  • creatività
  • fantasia
  • senso dell’estetica
  • propensione all’attività di impresa

Conditio sine qua non da non sotto valutare:

Deve instaurare con la propria clientela un rapporto di massima fiducia ma anche di massima riservatezza

In conclusione, l’ hair stylist è una figura di riferimento che ci permette di stare bene e questo basta a rendere di buon umore!

Marialuigia Minato Selezionata da Tiziana Noia ideatrice dell’evento e Flavio Barbiere Hair stylist internazionale e resposabile reparto “Trucco & Parrucco” dell’evento

sarà presente alla quarta edizione Paillettes Sorridenti a Jesolo sabato 18 Settembre 2021.

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ArteModa

Alida Liberale: artista e maestra artigiana

Alida Liberale

Il suo estro artistico spazia dalla pittura su seta alla pittura su corpo, e nutre un amore viscerale per il teatro.

Conosciamo meglio Alida Liberale attraverso le sue risposte alle nostre domande

Il tuo primo contatto con l’arte? E con la moda?
Il primo contatto significativo con l’arte è avvenuto con la frequentazione, una vita fa, della “Scuola d’Arte – Sello” di Udine, ora “Liceo Artistico – Sello”.
Con la moda non c’è un inizio vero e proprio ma un graduale inserimento e un connubio fra arte e moda frequentando il comparto artistico nella Confartigianato e contemporaneamente il comparto moda sempre nella Confartigianato.

Quando hai capito che sarebbe diventata da passione a professione?
Non posso dire di aver avuto un momento specifico per questa decisione, ma un passaggio, direi, naturale per poter valutare approfonditamente la mia creatività.

La conferma di aver fatto una giusta scelta è avvenuta con UFAHON quando ha selezionato il mio Brand in occasione della pubblicazione dell’editoriale di “UFASHON MAGAZINE HAUTE COUTURE Spring Summer 2020” realizzato a Parigi per completare l’outfit di Alta Moda di Jean Paul Gaultier.

Dopo questo evento si sono susseguiti altri di rilevata importanza.

Cosa ti ha spinto verso la seta?
La spinta verso la seta è avvenuta per la grande voglia di mettermi continuamente in gioco, la pittura ad olio su tela non mi appagava più, ho pensato prima di sperimentare dipingendo visi e corpi (body e face painting ) poi sperimentare la pittura su seta, amandola da subito.
Grazie a questa arte ho conosciuto la bellezza del Batik rendendo questa tecnica la mia preferita. Ultimamente, nei momenti di grande riflessione, mi dedico alla pittura iconografica.

A cosa ti ispiri quando crei?
Se non ci sono soggetti particolari e già prestabiliti mi ispiro a un colore, a una forma.

Siccome sulla seta è difficile fare correzioni ad ogni passaggio mi soffermo a guardare e valutare ciò che sto eseguendo così da accompagnare l’opera alla stesura finale.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?
Tempo fa ho dipinto delle sciarpe che avevano come soggetto “Pinocchio”, oltre aver dipinto il Gatto e la Volpe, la Lumachina o la Casa sul Lago una sciarpa l’avevo dipinta con la Fatina; a me non piaceva ciò che avevo fatto ed ero più che certa che nessuno l’avrebbe presa in considerazione, invece, con mio stupore, fu la prima ad essere notata, ammira e presa come regalo da donare ad un’altra persona.

Se potessi incontrare un artista del passato, chi e cosa gli chiederesti?
Se per magia dovessi incontrare uno o più artisti del passato, non gli chiederei come sono riusciti a dipingere in maniera così sublime, le loro spiegazioni non farebbero di me una pittrice al loro livello, alla loro genialità, ma chiederei del loro stato d’animo, della loro esistenza interiore e se avrebbero vissuto bene senza poter esprimere la
loro arte o se avrebbero rinunciato ad essa.

Se incontrassi te stesso a 18 anni cosa gli consiglieresti?
Gli consiglierei, prima di decidere su cosa fare nella vita,  di frequentare dei corsi, sia in ambito artistico che in ambito teatrale così da essere in grado di scegliere la strada che più si avvicina alla sua personalità.

Facendo di una la professione e dell’altra l’hobby per eccellenza. Inoltre gli direi d’imparare molto bene l’inglese.

Quanto conta la comunicazione?
E’ fondamentale! In quasi tutte le sue forme.

Cosa è per te l’arte e la moda?
Senza l’arte in ogni suo aspetto il mondo sarebbe anonimo e triste.

Si vivrebbe nel grigiore e appiattimento dello spirito.
La moda dà personalità alle persone, non le rende uguali una all’altra, non le rende anonime.

Quanto contano per te la luce e il colore?
Cosa dire di quanto contano luce e colore è come dire quanto conta il cibo per l’essere umano o il coprirsi se fa freddo ecc.

Mi racconti cosa è il teatro per te?
Cos’è il teatro per me?

E’ Magia, è gioco di squadra, é introspezione è far diventare reale una interpretazione non vera ma costruita, è potersi perdere dentro.

E’ fantastico essere su un palcoscenico, non sei più tu, ma il personaggio che interpreti.

Grazie per la piacevole chiacchierata

Intervista in collaborazione con Paillettes Sorridenti

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eccellenze italianeEventiModaspettacolo

Paillettes Sorridenti: la Moda per Sociale.

Paillettes Sorridenti

Paillettes sorridenti  una Serata di Gala che coinvolge Imprenditori, Professionisti, Politici, Giornalisti e Campioni dello Sport, oltre ad alcuni rappresentanti del mondo dello spettacolo e delle Arti, facendoli  sfilare nei panni di Modelli e Modelle d’eccezione.

I protagonisti indosseranno le griffe più note, con gioielli di brand prestigiosi, con accessori glamour.

Paillettes Sorridenti, l’evento ideato da Tiziana Noia unisce moda e sociale è giunto alla sua quinta edizione, con un fine nobile e benefico; quello di raccogliere fondi

“Una volta all’anno Tiziana ha deciso di dedicarsi ad una causa nobile che ogni volta individua tra le situazioni di emergenza e fragilità e sostegno”.

Tutti i protagonisti coinvolti hanno deciso di partecipare gratuitamente e donare il loro tempo e la loro immagine per attirare pubblico e donazioni;

Per meglio far comprendere l’importanza in continua ascesa di questo evento benefico diamo qualche numero:

La prima volta i modelli erano 40, le persone in piazza ad assistere alla sfilata erano 500, l’anno successivo i modelli erano 80 e il pubblico era composto da 4700 persone.

Il concept del Progetto Paillettes sorridenti nasce una decina di anni fa a Parigi legato alle Galéries Lafayette l’’idea da sviluppare all’interno dei magazzini doveva avere un appeal mondano ma legato al charity ..

Successivamente si spostò a Milano per poi arrivare nel Settembre 2018, a Grado,

Il claim paillettes sorridenti nacque una notte nella quale Tiziana Noia invitando una sua amica a sfilare si senti rispondere negativamente, perché in quel momento aveva un problema di salute, fu allora che Tiziana rispose: non ti preoccupare, prima o poi un abito di paillettes, ma paillettes sorridenti, perché significherà che stai bene, per te ci sarà sempre .

Il 18 Settembre 2021 sarà Iesolo protagonista dell’evento…..

Evento segnalato da Fondazione Mazzoleni

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Attualità

Forte dei Marmi: “Sapore di mare” in Villa!

Tomassini

Anche quest’anno al Forte. Il fascino è rimasto immutato.

A Forte dei Marmi puoi passare dall’eleganza al kitsch, dall’aristocrazia allo snobismo, in pochi passi ,ma le immancabili biciclette vincono ancora sulle fuori serie più veloci legate per lo più, almeno qui, ad un ostentazione e certi eccessi non necessari per chi Forte la vive da sempre , e allora parliamo della riservatezza che regalano i pini marittimi custodendo le meravigliose ville di Roma Imperiale ed è proprio da quest’ultima immagine che partiamo per raccontare la Festa dedicata alla vera Forte che ha avuto luogo il 1 Agosto….

«Sapore di sale, sapore di mare
che hai sulla pelle, che hai sulle labbra
»
Proprio a questo brano di Gino Paoli che fu colonna sonora dei ruggenti anni Sessanta, si è ispirato Carlo Vanzina per il titolo dei suo film, ambientato in una Forte dei Marmi vacanziera e spensierata

Estate 1964, le  storie di molti ragazzi  provenienti da diverse città italiane e diversi stili di vita si intrecciano…

E’ da qui che parte il cult movie SAPORE DI MARE, e chi vive da sempre in quella che viene definita “la perla della Versilia , ogni volta che legge queste semplici parole messe una dietro l’altra , sorride, e si sente parte di un gruppo, di quel gruppo che ha vissuto e vive da sempre le atmosfere che solo chi davvero conosce FORTE DEI MARMI, sa apprezzare, i locali , stabilimenti balneari, che ogni stagione accolgono le stesse famiglie, i bambini che crescono , diventano adolescenti, poi adulti , si sposano diventano genitori e tuto ricomincia ..

In Questo articolo racconteremo con il solo ausilio delle foto, la piacevolezza di una serata organizzata da due fratelli  Damiano e Antonio Tomassini uniti da un legame indissolubile, capaci di circondarsi di persone speciali che hanno partecipato con gioia a questa serata che mai come in questo periodo ha avuto un forte significato di Rinascita..

La Musica rigorosamente anni 60 è stata affidata al binomio .del DJ Fabrizio Minuz accompagnato per l’occasione da un sax e due ospiti d’eccezione che sono intervenuti a sorpresa, Mario Lavezzi e Alessandro Ristori front man dei PORTOFINOS.

SAPORE DI MARE .

Molti degli ospiti presenti hanno trascorso la loro adolescenza e non solo proprio frequentando il Simbolo storico di Forte dei Marmi cardine introno al quale il film SAPORE DI MARE ha fatto ruotare dettagli, persone e personaggi.

La Capannina di Franceschi che non ha mai cambiato nome dall’apertura, avvenuta nel 1929 quando Achille Franceschi, albergatore del posto, allestì un capanno sulla spiaggia, sistemando tavolini, un grammofono a manovella e un bancone per servire bevande.

La leggenda vuole che L’origine del nome, sarebbe dovuta alla frase “Bello questo posto, sembra proprio una capannina” detta a Franceschi da una sua amica contessa….

Forte dei Marmi è una delle località turistiche più esclusive ed eleganti di tutta la Versilia. Un piccolo gioiello che dagli anni ’60 è una vera icona dello stile.

A Forte dei Marmi si lanciano mode, nascono amori destinati a finire sulle pagine delle riviste di gossip o semplicemente destinate a durare tutta una vita….

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ArteAttualitàDesignEventi

10 Agosto, Forte dei Marmi: Ekaros Interior Design ospita l’Arte!

Ekaros Interior Design

Da sempre Design e Arte vanno a braccetto, ancor di più Interior Design e Arte, già perché, in molti casi , sono proprio i progettisti di interni ad aprire le porte all’universo creativo scegliendo e inserendo opere nelle loro proposte e realizzazioni, per dare un tocco ancor più deciso e personale agli ambienti, tenendo rigorosamente in considerazione il gusto della committenza.

Proprio da qui nasce il connubio che vede coinvolto in primis le titolari di Ekaros Interior design boutique del lusso si, ma soprattutto di idee in pieno centro a Forte dei Marmi , Rossella e Ekaterina e alcuni nomi legati all’arte, come Simona Occioni Presidente dalla Fondazione Mazzoleni e co founder Arteonline20 con la quale hanno stretto una partnership coordinata da Alessio Musella Editore di Exit Urban Magazine e Direttore Art & Investments in collaborazione con la curatrice Maria Marchese e www.prosperitas.info.

Il 10 Agosto sarà un’occasione unica per presentare nello spazio Ekaros in Piazza Marconi 4 , Artisti come Murgia, Laboratorio Saccardi, Milena Bini, Andrea Trisciuzzi, Ugo Nespolo, Matteo Castagnini, Massimo Pennachini, Gianni Lucchesi e le polaroid del fotografo Maurizio Galimberti inseriti in un contesto legato alle scelte stilistiche di arredo scelte con estrema accuratezza che da sempre contraddistinguono la capacità progettuale delle Interior Designer Titolari di Ekaros.

L’appuntamento è per martedi 10 Agosto dalle ore 18 in Piazza Marconi 4 , dove le padrone di casa saranno liete di accogliervi e raccontarvi la loro visione dell’arte inserita nel mondo dell’arredo di alto livello.

EKAROS INTERIOR DESIGN

Rossella ed Ekaterina sono due professioniste nell’ambito della progettazione d’interni e delle ristrutturazioni, il cui  percorso professionale si è arricchito nel corso degli anni, con lavori svolti in tutta Europa, in Russia, in Florida, Madagascar.

Formano un Team un team consolidato dal 2008 nato dall’unione di due culture, quella italiana e quella russa.

Il loro core business ?

Ogni progetto è una storia  nuova da raccontare ed è dalle richieste sempre diverse  dei clienti che nascono progetti speciali, ed è proprio qui che trova spazio anche il mondo dell’arte.

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Attualitàcultura

Un caffè con la scrittrice e giornalista Ilaria Guidantoni.

Ilaria Guidantoni - Divulgatore culturale

Giornalista ,Blogger e scrittrice laureata in Filosofia Teoretica all’Università Cattolica di Milano,

Fiorentina di nascita, vive e lavora tra Roma, Milano e Tunisi, conosciamola meglio lasciando a lei il compito di raccontarsi rispondendo alle nostre domande :

Primo incontro con il giornalismo?

“Quello della carta stampata dei quotidiani, i fondi di Indro Montanelli, il Domenicale dedicato alla cultura de Il Sole 24 Ore e il racconto delle storie e della memoria di Luigi Maria Personé su La Nazione fiorentina.

Anche il mio primo incontro da protagonista è stato con la carta stampata, su quotidiani locali e poi periodici e ho scritto di cultura e di economia, sempre con un taglio culturale.

Questi sarebbero poi stati i miei binari per lungo tempo.

Quanto all’incontro con i giornalisti, i primi sono stati gli amici di famiglia legati ai quotidiani finanziari che venivano a cena a casa”.

Il tuo primo contatto con l’arte?

“Scherzando poteri rispondere con la pittrice che mi ha fatto un ritratto all’età di tre anni e con i pennelli della mamma che quando ero bambina dipingeva.

Maestro Jorio Vivarelli

Ma presto, a Pistoia, con il Maestro Jorio Vivarelli, il primo artista che ricordo di aver conosciuto e che mi ha insegnato ad apprezzare la scultura, dicendomi di non aver paura di toccare le opere.

La pittura si guarda; la scultura si tocca e naturalmente si guarda anche.

Molti anni dopo ho diretto la sua Fondazione. In generale l’arte nel primo approccio è stato il contatto con la bellezza della mia città, Firenze, che ha formato il mio gusto nel segno dell’armonia, del rigore e della raffinatezza.

Ma la vera palestra sono state le gallerie”

Che formazione hai avuto?

“Studi classici che ritengo un passe-partout culturale, di formazione e perfino di educazione civica.

Dopo il Liceo classico a Milano, mi sono laureata all’Università Cattolica del Sacro Cuore in Filosofia teoretica con Adriano Bausola, l’allora rettore – erano ancora i tempi in cui l’Università milanese aveva esclusivamente rettori di filosofia – su Wladimir Jankélévitch, un ebreo russo naturalizzato francese, scomparso nel 1985, paladino della filosofia per tutti.

Poi ho cercato di spaziare, nelle lingue, in bioetica, diplomandomi Sommelier all’AIS di Roma.

Il filo conduttore è sempre la parola, le storie, e le espressioni dell’uomo.

Gli studi classici insegnano proprio questo: ad interrogarsi sul pensiero e sulla parola e a non dividere la cultura in umanistica e scientifica perché ogni espressione è sempre frutto dell’uomo. La diversità sta nell’approccio.”

Quando hai capito che saresti diventata giornalista e scrittrice di professione?

“Da sempre, quando non andavo ancora a scuola, avevo deciso che avrei scritto nella vita, un desiderio assoluto, oltre l’idea della professione.

Il giornalismo è stata una scelta maturata già negli anni del Liceo perché mi affascinava l’idea di unire una professione culturale alla vita che scorre, all’immediatezza, all’attualità, facendo dialogare classico e moderno. Scrittrice poi lo sono diventata per caso.

Ho sempre scritto, soprattutto poesie, auguri, racconti quando dovevo dire qualcosa di importante, quando c’era un’occasione.

Se non sembrasse pomposo e lugubre direi che ho cominciato con le orazioni funebri.

Quando qualcuno se ne va lo ricordo che sorride e credo nell’importanza della memoria, l’immortalità laica; nel desiderio di lasciare un segno e nel dovere di ricordare gli altri.

Il primo libro Vite sicure. Viaggio tra strade e parole sul tema della comunicazione e delle campagne relative alla sicurezza stradale, l’ho scritto su commissione ed è stato sponsorizzato dall’Aci.

E’ nato dalla mia attività giornalistica e poi la scrittura è diventata la direzione della mia professione”.

Come scegli gli argomenti da trattare?

“Quelli dei libri non li scelgo, mi scelgono.

Noncoach è retorica. I libri non nascono da un impegno e in totale libertà accetto l’invito di un incontro che di volta in volta può essere legato a un luogo, a una storia, a un argomento o a un argomento di attualità.

Sempre più mi sento mediterranea e italiana per la lingua e in tal senso il mio orizzonte è il Mediterraneo che ritengo la culla della cosiddetta civiltà occidentale nella sua unicità e nel suo essere classica.

Questo è il mio campo d’azione nel quale gli argomenti possono essere molto diversi ma è come se ci fosse un timbro. Dal racconto noir, al diario di viaggio, al saggio , il fil rouge dei miei racconti è la civiltà mediterranea anche per una scelta linguistica precisa che ad esempio mi porta ad escludere quasi totalmente i termini inglesi.

Per l’attività giornalistica ci sono dei grandi binari che delimitano e hanno tracciato in passato i miei confini ma la mia sfida è parlare di quello che di volta in volta mi interessa senza andare fuori tema rispetto alla commessa.”

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

“Quando arrivai a Tunisi, la prima volta, mi fu detto di non dare confidenza ai tassisti, perché erano l’orecchio del regime, spie camuffate di Ben ‘Alï.

Un divieto stimola la trasgressione, questa proibizione per un giornalista diventa una sfida e così ne è nato un libro, Tunisi, taxi di sola andata, una docufiction che si svolge tutta a bordo di taxi dove protagonista è la conversazione con l’autista.”

Se potessi incontrare un grande del passato, chi e cosa gli chiederesti?

“Sto rileggendo Lucio Anneo Seneca leggendone opere che non conoscevo. Lo trovo illuminante e straordinariamente moderno, profondo e allo stesso tempo molto divulgativo.

E’ stato in grado di trasferire la filosofia greca nella vita quotidiana e nella mentalità pratica del mondo romano.

Non solo è una storia di successo di un uomo che è diventato cives romano, venendo da Cordova, anche se di famiglia colta dell’ordine equestre (il padre era un noto retore); uomo che ha conosciuto la gloria della vita pubblica e le amarezze della stessa: la gelosia di Caligola lo costrinse all’esilio e la follia di Nerone di cui era stato precettore e consigliere, di fatto lo condannò.

Gli chiederei la sua esperienza per trascriverla ai nostri giorni. Inoltre cercherei di approfondire il suo ragionamento su libertà, responsabilità morale e sociale e ricerca della felicità, non riducibile alla sete di conoscenza.

Una triade all’interno della quale l’uomo di dibatte ancora.

Leggere le Epistulae morales ad Lucilium è illuminante; una lettura profonda ma semplice, senza contorsioni né esaltazioni. Seneca resta una guida morale e psicologica straordinaria se si pensa che non c’era alcuno studio di psicologia, né sulla mente umana.

Per utilizzare un linguaggio moderno, un grande formatore e un coacher di alto profilo al quale dovremmo guardare.”

Quanto conta la comunicazione?

“E’ la veste del pensiero.

Forse l’esaltazione contemporanea dell’informazione, dell’eccesso di informazioni, spesso senza una reale comunicazione in un certo senso l’ha dequalificata.

L’essere umano è ‘un animale politico nel senso greco di sociale perché è dotato di parola, di voce e il suo pensiero si svolge secondo una comunicazione, prima di tutto con sé stesso, una sorta di Intranet fisiologica.

La comunicazione è il modo di agire dell’essere umano che completa l’azione e l’attività.

Forse è stata esasperata la funzione di pubblicità, spesso svuotata di reale comunicazione.

Se si comprende l’importanza della comunicazione il primo passaggio è entrare in sintonia con sé stessi.”

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte e della cultura tra Italia e estero?

“Bisognerebbe conoscere il mondo, molto dettagliatamente.

Ci sono indubbiamente paesi più colti e attenti all’arte indipendentemente dal livello di istruzione e di cultura accademica. L’Italia in qualche modo è un caso unico perché vive alcune eccellenze che sono riferimenti internazionali imprescindibili ma che per il nostro Paese sono parte di un vissuto legato all’inconscio collettivo. Dante è anche nelle battute ed è una delle ragioni per cui la lingua italiana sopravvive nel mondo.

L’opera lirica è nata a Firenze come melodramma per essere esportata nel mondo intero.

Il Rinascimento è una categoria dello spirito universale, tanto che negli Stati Uniti è diventato un argomento di culto. Certi valori sono nella nostra stessa lingua e credo che sia proprio l’italiano il punto di partenza con il quale noi guardiamo il mondo in modo diverso, perché l’origine della nostra lingua accoglie le lingue classiche in sé: il latino, il greco attico, le origini indoeuropee del sanscrito, senza contare le influenze dell’arabo classico.”

Cos’è per te l’arte?

“La cultura in chiave emozionale, non necessariamente bella secondo i canoni dell’armonia ma comunque rigenerante, catartica. Unione di creatività, di suggestioni culturali e di manualità.

Sono molto affascinata anche nelle dimensioni contemporanee dall’artigianalità e in questo la musica è straordinaria.”

Per proporre arte bisogna averla studiate?

“La sensibilità per l’arte – e gli artisti in questo ce lo insegnano – non è legata necessariamente allo studio e anche il fiuto per l’investimento.

Proporre però significa spiegare, convincere, saper raccontare e per questo aspetto credo sia necessaria un’alfabetizzazione e anche un lungo viaggio nell’arte.

E’ un lato che ispira fiducia negli altri e genera la stima di chi apprezza l’impegno.”

Cosa pensi dell’editoria di settore?

“Credo sia un mercato che ha vissuto una grande espansione, seguita da una contrazione e che ha ancora molto da dire, anche se dev’essere rimodulata con parametri nuovi.

Per molti anni è cresciuta come una forma di industria sia intesa come case editrici di testate giornalistiche e libri di settore, sia come case editrici vere e proprie.

Forse occorre distinguere tra le case editrici specializzate in un genere da quelle propriamente tecniche che hanno bisogno di un meccanismo legato ad abbonamenti, accordi di vendite specifici come l’adozione di testi in ambito scolastico o universitario e così via.

Certo è che, a parte le poche grandi case editrici, la proliferazione delle case editrici, indipendenti e di piccole dimensioni, in un mondo che legge sempre meno, ha senso solo scegliendo delle nicchie e una produzione che sia innovativa. In tal senso ne ho una grande considerazione sebbene nutra qualche perplessità sulla sostenibilità del business in tal senso.”

Mi racconti il tuo mediterraneo?

“Il mio Mediterraneo è molto occidentale e prevalentemente francofono: i suoi confini sono la Francia, l’Italia, la Tunisia, l’Algeria e il Marocco. La Grecia vive nell’anima storica, nella lingua e nelle categorie dello spirito.

E’ un Mediterraneo tormentato e lacerato come quello del Pasolini d’Algeria, Jean Sénac, assolutamente meticcio, dove la contaminazione regna sovrana perché è un mare chiuso, grande come un lago e quindi non può essere che un continente liquido patria di una società aperta.

E’ lontano dal Mediterraneo sognato da Albert Camus, greco, apollineo, mitologico, almeno nel vissuto.

E’ infine un Mediterraneo, figlio di Roma, almeno quanto di Atene, della religione ebraica, cristiana e musulmana, allo stesso modo; così come figlio di culture matriarcali, nomade e vicine al culto del sole e della terra madre.”

Grazie Ilaria per la piacevole chiacchierata

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Ilaria Guidantoni – Divulgatore culturale

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AttualitàDesignLusso

Versilia: Magazzini Bracchi Raddoppia…

jacopo bracchi

Inizialmente il core business dei Magazzini Bracchi era circoscritto alla vendita di materiale essenziale per la casa, era un punto di riferimento per i professionisti della ristrutturazione, un magazzino edile .

Poi, con il tempo, hanno ampliato l’offerta inserendo cucine, arredamenti, infissi, pavimentazione, bagni, piscine, illuminazione, pergole diventando di fatto un luogo in cui non solo gli addetti ai lavori potevano trovare consulenze, consigli e materiali, ma dove il cliente finale può scoprire personalmente il miglior mood per arredare casa.


La situazione attuale è tutt’altro che facile, ma a Jacopo Bracchi, Titolare del gruppo che conta oltre 30 dipendenti ha deciso di non stare alla finestra a lamentarsi..

Ha deciso di lanciare nuove offerte e di proporsi sul mercato in vesti anche diverse, nuove, non passive nell’attesa che qualcosa accada , ma essere parte attiva nel processo di vendita e promozione  

L’80% della clientela è locale, ma avendo potenziato molto la vendita online , le percentuali stanno cambiando rapidamente.

La Versilia è da sempre meta di un turismo che conosce il mondo del bello, la competenza, e le novità in campo di arredamento e costruttivo, e I Magazzini Bracchi sono pronti a soddisfare anche la clientele più esigente.

La sede principale rimane a Serravezza , a pochi KM da Forte dei Marmi, ma con l’estate 2021 I Magazzini Bracchi hanno rilanciato alla grande aprendo in pieno centro , nelle perla della Versilia uno Show room che miscela con stile Arte, design e articoli per la casa, capace di ospitare anche grandi eventi .

Nati 60 anni fa come ferramenta per il commercio al dettaglio e all’ingrosso per i laboratori di marmo versiliesi, oggi Magazzini Bracchi è efficiente realtà specializzata nel commercio di materiali da costruzione, finiture di alto livello , arredo e nella fornitura di servizi per l’edilizia in Versilia e su tutto il territorio nazionale.

Alessio Musella

www.magazzinibracchi.com

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Food & BeveragehotellerieInterviste

Luca Bianchi: passione e creatività in cucina.

luca bianchi

Iniziamo questa intervista evidenziando una differenza che non in molti hanno chiara :

lo chef è colui che decide le ricette e dirige la cucina. mentre il cuoco è colui che effettivamente realizza le ricette ma esclusivamente sotto la direzione e le richieste dello chef.

Luca Bianchi è sia l’uno che l’altro e lo abbiamo intervistato per farci raccontare da dove nasce la sua passione in cucina.

Primo incontro con il fornello?

14 anni, 20 settembre 1997,prima lezione pratica di cucina ,istituto professionale alberghiero di stato Giuseppe Minuto, sfidando le opinioni di famigliari ,amici e conoscenti, sbarbatello, maldestro, MAI ENTRATO in una cucina professionale e mai cucinato a casa, mai vista in tv perché nel 1997 masterchef era solo un corso enrty level per casalinghe alle prime armi nella cantina di mario della stazione,

Quindi, per nulla preparato al mondo turistico.

Decisi di intraprendere una strada a me totalmente sconosciuta affascinato, soprattutto, dall’amore nella passione che la mamma Stefania e le nonne Bianca e Lina mi hanno sempre trasmesso durante i pranzi e le cene dell’infanzia, li, capii che 10, 100,o mille persone, se apparecchiate e coccolate con amore e passione avrebbero gratificato tutto il duro lavoro che c’è dietro ad un piatto indimenticabile…

Quando hai capito che da passione sarebbe diventata professione?

l’ho dovuto accettare fin da subito,

Causa l’inesperienza iniziale, e le distanze prese verso le raccomandazioni e raccomandati, ma con un carattere determinato e testardo, attorno ai 17 anni, decisi di mettere da parte, le mie passioni e buona parte degli amici, causa: tempistiche e orari molto differenti rispetto ad una vita “normale” (QUESTO È UN MESTIERE CHE SI FA, QUANDO GLI ALTRI SI DIVERTONO) e concatenare tutti i miei studi, corsi e aggiornamenti, sulla ristorazione italiana, nella gestione del food and beverage, nella gestione alberghiera, all’organizzazione di eventi privati, nella ricerca del gusto e la sperimentazione nella ristorazione internazionale.

Che formazione hai avuto?

Diplomato con 75/100 all’istituto alberghiero prof.di stato Giuseppe Minuto di marina di massa, durante la 3′ area professionale, ramo dell’istituto, ho acquisito competenze in Sommelier III livello A.I.S., Corso pizzaioli italiani pizza planet, Corso barman F.I.B cocktail internazionali ,corso food and beverage manager amministrazione, banqueting e catering manager messi in pratica in più di 20 anni

Tra ristoranti, resort, alberghi, trattorie, osterie, ville private, spiagge e dov’è stato possibile organizzare ogni tipo di evento in Italia, Maldive, Tunisia, Egitto, Cuba, Thailandia, dove si barattavano le proprie conoscenze con chi, come te, per puro spirito di sopravvivenza,” rubava e ruba” il mestiere con gli occhi…

Il primo tuo piatto!

non saprei dirti qual’ è stato, ma ricordo con piacere il sobbollire del mio primo ragù alla bolognese, 8 kg di carne,che brontolavano per ore in un mare di pomodoro e una marmitta più grande di me….

Un aneddoto che ti ricordi con il sorriso!

Collaboro da 14 anni, con Federica , la MIA compagna di VITA, e potremmo scriverne un libro,

Capita che alcuni clienti o colleghi ci dicano spesso” perché vi impegnate così tanto?….sembra il vostro locale, ….”

Molte coppie a distanza di anni ,nel giorno di una ricorrenza festeggiata con noi, o in qualche resort con la quale abbiamo collaborato, ci contattano, ci dedicano un pensiero, oppure per chi se lo può permettere, ed esistono…ritrovarli dall’altra parte del mondo seduti ad un tavolo, nel nostro nuovo ristorante….

Che differenza c’è nel gestire una cucina in italia o all’estero ….

Nelle tecniche professionali,attezzature,e organizzazione sono del tutto uguali,ormai già internazionali da circa 30 anni,lo scontro etnico è sempre molto duro,sopratutto con le religioni di origine musulmana, non è stato facile essere un ragazzo di 25 anni e gestire con altri executive chef locali,una cucina con 70 Maldiviani,Egiziani…etc..che pensano da subito:è venuto a comandare a casa nostra questo…italiano?(p.s lo dicevano in lingua madre ma bastava osservare la loro espressione )

ma con una buona padronanza delle lingue, e un po di italinglish, che fa sempre un po’ di simpatia, ho sempre superato le situazioni piu complicate

Quale cliente da più soddisfazione ?

Come dicevo prima , quelli, che, per fortuna, ti seguono nel mondo, e per la fiducia nei tuoi confronti, un saluto o un passo a rifarsi il palato, e a farsi 2 chiacchere, lo fanno, tutti gli anni,

una gioia immensa,il senso, la gratificazione e la certificazione della tua professionalità

GRAZIE

Quanto conta la creatività in cucina?

Come i grandi chef rispondono, È TUTTO! certo, ma non è un’arte innata, la creatività in cucina e nella ristorazione in genere, va coltivata “sul campo” giorno per giorno ,ricercando, sperimentando, sbagliando, e a volte tagliandosi o ferendosi….e solo in quel caso, quando esce il sangue, il mestiere entrerà in te! cit. mio padre il magico Marcello (grazie)

un ringraziamento speciale alla mia piccola ELI che non ha fatto nulla di fisico o pratico per il mio lavoro, però c’è sempre!!!

Grazie Luca per il tempo che ci hai dedicato

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IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE PATRIZIO BIANCHI AL TEATRO COMUNALE DI FERRARA PER LA SERATA DEDICATA A MORRICONE.

PATRIZIO BIANCHI

Ferrara, 19 luglio 2021 –

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha voluto essere tra il pubblico del Teatro Comunale di Ferrara, ieri sera per Ascoltando il cinema, omaggio a Ennio Morricone, spettacolo dedicato alle colonne sonore più belle che il compositore ha realizzato nella sua lunga carriera, insieme ai brani di altri compositori di film indimenticabili, eseguiti dal vivo dall’Orchestra Città di Ferrara, con primo violino e Maestro concertatore Antonio Aiello, e interpretati dal soprano Renata Campanella.

Lo spettacolo, prodotto dalla Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, era l’ultimo in cartellone della stagione estiva del teatro, e ha registrato il sold out al teatro Abbado. Ad accogliere il ministro Bianchi al suo arrivo a teatro è stato l’assessore alla Cultura Marco Gulinelli.

Il ministro Patrizio Bianchi  ha apprezzato particolarmente lo spettacolo che ha valorizzato al massimo l’Orchestra Città di Ferrara, la Scuola d’arte cinematografica Florestano Vancini, e soprattutto perché si è sviluppata la capacità locale e gli artisti del territorio, dimostrando come Ferrara può ben lavorare.

Ovviamente punto focale la nostra musica da sempre sinonimo di eccellenza nel mondo in una splendida location come il Teatro Comunale di Ferrara

Un sentito plauso del ministro è andato sia alla direzione artistica del teatro, che promuove e coinvolge i giovani talenti nelle sue produzioni, sia agli allievi del secondo anno di recitazione della scuola d’arte cinematografica.

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