Siamo a Dubai, autunno 2025. In un grande appartamento di quasi 200 metri quadri, situato al 22esimo piano di un grattacielo nel centro della città, a meno di un chilometro di distanza dal Museum of the Future, il grande polo cittadino dedicato alle visioni tecnologiche e ai futuri possibili, un gallerista apre le porte della propria casa trasformandola in spazio espositivo: la Star Home Gallery. Il gallerista si chiama Alessio Musella, è italiano e alle spalle ha un percorso costruito tra architettura, mercato, comunicazione e divulgazione dell’arte, sviluppato in contesti internazionali.
Musella è una figura trasversale, difficilmente riducibile a una sola etichetta. Architetto di formazione, negli anni Novanta lavora come progettista e interior designer tra Medio Oriente, Stati Uniti ed Europa, facendo per quasi dieci anni la spola soprattutto con l’Arabia Saudita.



È lui stesso a raccontarlo, in più d’una intervista: “In ogni mio progetto, già all’epoca, appena possibile inserivo un’opera d’arte”. Non un ornamento, ma un punto di equilibrio, qualcosa che cambia la percezione dello spazio. “All’epoca posizionavo un’opera in una stanza, oggi creo una stanza per posizionare un’opera”, dirà più tardi. Da qui l’allargamento del raggio d’azione: analisi territoriali, comunicazione, marketing strategico, il lavoro come mediatore tra mondi diversi (artisti, collezionisti, aziende) e una presenza costante tra Pietrasanta, Forte dei Marmi e circuiti internazionali, sempre con l’idea di costruire ponti più che appartenenze rigide. Musella è stato gallerista, mercante, editore, ma soprattutto un operatore che ha fatto della comunicazione una parte sostanziale del lavoro sull’arte. “Se non ti racconti, non esisti”, ripete spesso, senza indulgere però in facili slogan.



Durante il lockdown questa posizione prende forma in Art&Investments, piattaforma nata (parole sue) per reazione: “Ero stufo di vedere che proprio nel mondo dell’arte molti prendevano l’alibi della chiusura per lamentarsi, senza cercare vie alternative”. Il progetto evolve rapidamente da vetrina a spazio editoriale, con interviste e testi pensati per “dare voce a chi voce troppo spesso non ha”, usando un linguaggio volutamente accessibile. Poco dopo arriva Exit Urban Magazine, mensile cartaceo di quattro pagine, grafica Neo Pop, formato non convenzionale: un oggetto che tiene insieme carta e contemporaneità, e che Musella difende senza esitazioni. “Il successo spesso sta nella semplicità e nella facilità di comprensione”, dice, rivendicando la scelta di togliere l’arte dal piedistallo. La sua idea di arte resta coerente lungo tutto il percorso: “L’arte è lo specchio dei tempi”, ma anche “un investimento personale, per crescere, per non smettere mai di farsi domande”. E ancora: “Non esiste l’arte bella o brutta, ma quella che ti arriva”. Da qui un rifiuto tanto dell’élitarismo quanto della riduzione puramente finanziaria: il mercato conta, ma non può essere l’unico metro.
English Version
We are in Dubai, autumn 2025. In a large apartment of almost 200 square meters, located on the 22nd floor of a skyscraper in the city center, less than a kilometer from the Museum of the Future, the city’s major center dedicated to technological visions and possible futures, a gallerist opens the doors of his home, transforming it into an exhibition space: the Star Home Gallery.
The gallerist is Alessio Musella, an Italian with a background in architecture, marketing, communication, and art dissemination, developed in international contexts.
Musella is a versatile figure, difficult to pin down to a single label. An architect by training, in the 1990s he worked as a planner and interior designer between the Middle East, the United States, and Europe, commuting primarily to Saudi Arabia for nearly a decade. He himself explains this in more than one interview: “Even back then, I included a work of art in every project of mine whenever possible.” Not an ornament, but a point of balance, something that changes the perception of space.
“Back then, I would place a work in a room; today, I create a room to place a work in,” he would later say. Hence, his broadening of his scope: territorial analysis, communication, strategic marketing, working as a mediator between different worlds (artists, collectors, companies), and a constant presence between Pietrasanta, Forte dei Marmi, and international circuits, always with the idea of building bridges rather than rigid affiliations. Musella was a gallery owner, dealer, publisher, but above all, a practitioner who made communication a fundamental part of his work on art. “If you don’t tell your story, you don’t exist,” he often repeats, without indulging in facile slogans.
During the lockdown, this position took shape in Art&Investments, a platform born (in his words) as a reaction: “I was tired of seeing many in the art world using the closure as an excuse to complain, without seeking alternatives.” The project quickly evolved from a showcase to an editorial space, with interviews and texts designed to “give voice to those who too often have no voice,” using deliberately accessible language. Shortly thereafter, Exit Urban Magazine was launched, a four-page monthly paper magazine with Neo-Pop graphics and an unconventional format: an object that combines paper and contemporaneity, and which Musella defends without hesitation.
“Success often lies in simplicity and ease of understanding,” he says, emphasizing his decision to remove art from its pedestal. His idea of art remains consistent throughout his career: “Art is a mirror of the times,” but also “a personal investment, to grow, to never stop asking questions.” And again: “There’s no such thing as good or bad art, but the kind that comes to you.” Hence a rejection of both elitism and purely financial reduction: the market matters, but it can’t be the only yardstick.










































































