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Redazione

Musica

Il Maestro Clipper Erickson, pianista intervistato da Enrico Bertato.

Clipper Erickson

La sua per la musica è una vera e propria vocazione spirituale, un qualcosa di trascendentale che va oltre la professionalità. Ha eseguito approfonditi studi presso prestigiosi istituti tra cui: Juilliard School, la Yale University e l’Indiana University, formandosi con il famoso pianista britannico John Ogdon.

E si esibisce come solista con orchestre in tutti gli Stati Uniti, In prestigiosi luoghi tra cui: Kennedy Center di Washington, DC, la Carnegie Hall e il Symphony Space di New York.

Buongiorno Maestro, lei ha fatto approfonditi studi di musica, cosa le resta impresso degli anni di formazione? 

Da piccolo vivevo con la mia famiglia in una zona remota del Michigan settentrionale.

Non avevo molte possibilità di entrare in contatto con la musica, se non attraverso i dischi di mia madre, lei amava la musica.

Mi piaceva passare il mio tempo libero ad ascoltare quei dischi, da li iniziai ad studiare e a suonare.

Ricordo che all’età di sette anni ci trasferimmo in California, pregai i miei genitori perché mi portassero a concerti.

Volevo suonare i pezzi di Horowitz e Gieseking, mi esercitai molto duramente, a volte per 2 ore prima della scuola, fino a quando ho potuto.

A 17 anni vinsi una borsa di studio per frequentare la Juilliard School di New York, li fui sopraffatto da tutta la musica che sentivo ad esempio sentii l’opera per la prima volta, la amavo e la amo tutt’ora particolarmente.

Ci può spiegare il suo legame con la musica?

Per me la musica e quel particolare che riesce a creare un legame tra le persone, delle connessioni nel tempo e nello spazio.

Un linguaggio universale, le emozioni, esperienze, passioni, delizie e dolori di ogni essere umano sono la sua essenza.

La vita di un musicista non è facile, ma una volta scelto di seguire quella strada diventa una parte di noi per sempre.

Tra le altre cose si diletta nell’esplorare dei repertori sottorappresentati, ci dica qualcosa a riguardo?

Per natura sono sempre stata una persona curiosa, in continua ricerca di ciò che sentivo che mancava a me e che potevo trasmettere agli altri.

Alcuni dicono che le opere musicali più suonate sono popolari perché sono le migliori e si sono innalzate al di sopra di ogni altra cosa.

Ma altri dicono che i pregiudizi di cultura, razza, genere ed età possono influenzare queste scelte.

Sono d’accordo con loro. Il poeta Percy Shelley ha affermò: “i poeti sono i legislatori non riconosciuti del mondo”. Questo vale anche per i musicisti perché anche noi siamo, In qualche modo poeti.

L’esecuzione e la registrazione di musica di compositori passati in un cono d’ombra può essere parte di un obiettivo più grande per determinare il cambiamento sociale. Ecco perché eseguo spesso musiche di compositori di origine africana e di entrami i sessi.

Nel 2015 ho pubblicato la prima registrazione della musica per pianoforte completa di Nathaniel Dett, un grande compositore afro-canadese del 20° secolo.

Le stazioni radio di tutto il mondo hanno presentano le opere di quell’album e sono felice che quel mio lavoro abbia contribuito a far conoscere meglio la sua meravigliosa musica.

Continuo questo lavoro scoprendo più creatori e dando vita al loro lavoro.

Nel mio sito web, www.clippererickson.com, sono descritti i miei lavori attuali.

Lei ha partecipato a molti concorsi, vincendo diversi premi, quali sono stati i più importanti per lei?

Penso che le competizioni “Busoni” e “Tchaikovsky” siano state le più impegnative e le più interessanti per me per vivere in posti meravigliosi e incontrare persone altrettanto valide sotto il profilo professionale e umano.

Ma ho deciso di lasciare l’esperienza delle competizioni in cassetto del mio passato, perché voglio essere fedele alla mia identità artistica e non cercare di immaginare cosa un giudice vorrebbe che facessi. L’individualità è importante per me e nella scelta del repertorio e nell’interpretazione.

Se guarda al suo passato quali sono le esibizioni lei ritiene le più importati per il suo sviluppo artistico e perché? 

Quando studiavo, ebbi la fortuna di ascoltare Horowitz e Rubinstein dal vivo, così come il mio insegnante John Ogdon. Quelle esibizioni rimarranno con me per sempre.

Nella mia vita esecutiva, due dei più memorabili esecuzioni sono state: la prima, il mio debutto a Los Angeles suonando il 2° Concerto di Prokofiev al Dorothy Chandler Pavilion, dove all’epoca si tenevano gli Academy Awards, la seconda le sonate per violino di Enescu alla Carnegie Hall con Lenuta Ciulei (vincitrice del Concorso Paganini). 

Entrambe furono grandi sfide pianistiche per me.

Tra le sale in cui quale è quella in cui si è sentito più in simbiosi?

Ovviamente la Carnegie Hall e il Kennedy Center e altri sono molto eccitanti per esibirsi, ma anche il War Memorial di Trenton, nel New Jersey, un’acustica meravigliosa, dove nel 1940 Rachmaninov vi suonò.  

Ma anche alcune delle mie esperienze predilette sono state nelle chiese, degli ambienti molto intimi. In questo tipo di ambiente, posso incontrare il pubblico personalmente e condividere con loro il mio amore per la musica e le mie idee.

A volte possono essere esperienze davvero memorabili.

E mai stato in Italia per suonare?

Sì, ho eseguito alcuni concerti in Trentino Alto Adige dopo aver vinto un premio al Concorso Busoni.

Spero anche di tornare a suonare in Italia e magari con i miei cari amici rumeni, Lenuta Ciulei e George Atanasiu, che suonano in un festival ad Orvieto con i quali feci quei concerti.

Cosa nel pensa del nostro paese?

Oh, gli americani amano l’Italia, soprattutto i musicisti e così anch’io. Dopotutto, l’America prende il nome da un esploratore italiano e il mio strumento, il pianoforte, è nato in Italia (nb. Bartolomeo Cristofori, Padova, 4 maggio 1655 – Firenze, 27 gennaio 1732).

La musica, l’arte, l’architettura, il vino, il cibo , la naturalmente, la storia, sono incredibili.

Tra l’altro la storia è la mia altra passione. In America la struttura più antica che si può vedere non ha più di 300 anni. In Italia ci sono edifici di migliaia di anni, per noi sono cose incredibili.

Purtroppo ci sono stati due anni molto difficili dovuti all’emergenza dovuta al covid, come li ha vissuti?

All’inizio, c’è stato un grande shock, tante cose sono successe molto velocemente e c’era molta paura. Molti dei miei amici sono rimasti molto delusi dalla cancellazione di tutti gli spettacoli e siamo stati chiusi nelle nostre case. Ma sono stato molto ispirato dall’ascoltare le storie degli italiani che cantavano dalle finestre in strada; lo spirito irrefrenabile della musica teneva insieme le persone quando erano separate.

Pertanto, ho decisi di provare ad esibirmi online e ho chiamato il mio programma “Music for the Soul” (Musica per l’anima). Trovai un negozio di pianoforti che mi permimse di entrare, ho chiesi a un amico videografo di montare una telecamera e ho suonai. Oh, abbiamo avuto dei problemi con Internet, ma è andò tutto bene ei miei ascoltatori hanno risposto con entusiasmo. Ho sviluppato “Music for the Soul” in una serie di concerti che presentano origini africane e compositrici donne combinate con famosi capolavori.

Finora abbiamo fatto sette concerti e nell’ultimo con il soprano Dominika Zamara ha fatto parte del progetto.

Sono stato molto felice e orgoglioso di aver suonato con lei e sono lieto di potermi esibire di nuovo per un pubblico dal vivo.Quindi, anche se è stato un periodo molto stressante, mi ha permesso di creare qualcosa di nuovo.

Sono stato anche molto fortunato a stare bene, anche se molte persone che conosco erano malate e una di loro ci ha lasciati.

Quali sono i suoi impegni attuali e futuri?

Lavoro spesso con i compositori su nuovi lavori e in particolare mi diverto a dare vita a musica inedita.

Qui a Filadelfia, la Network for New Music mi ha chiesto di presentare in anteprima una nuova sonata di Richard Brodhead, compositore emerito alla Temple University, dove tra l’altro insegno.

Sto anche lavorando alla registrazione di un nuovo CD di opere per pianoforte di Laurie Altman, una compositrice jazz che vive a Zurigo. Ho già registrato molti dei suoi lavori per l’etichetta NEOS a Monaco.

Le orchestre qui stanno ricominciando i concerti dal vivo, quindi ho alcune apparizioni di concerti in arrivo nella mia zona. A dicembre andrò a Birmingham, nel Regno Unito, per alcuni concerti e una master class.

Grazie Maestro per il tempo a noi dedicato

Enrico Bertato

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Attualitàcharityeccellenze italiane

“Nena” DEBUTTA LA PRIMA BAMBOLA CHARITY dedicata a FORTE DEI MARMI. Appuntamento 9 giugno alle 19 al Caffè Giardino da un idea di Michael Rothling.

Michael Rothling

Dopo il successo del Monopoly dedicato a Forte dei Marmi un’altra idea innovativa del giovane imprenditore Michael Rothling

Il 9 giugno alle 19 al Caffè Giardino la presentazione del giocattolo ideato da Michael Rothling, re delle bambole, ( vice presidente Dimian Toys ) per raccogliere fondi da destinare ad associazioni locali Bionda, sbarazzina e con il look da marinaretta.

E’ la prima bambola fortemarmina (a corpo rigido e quindi adatta per giocarci in spiaggia) che sarà presentata giovedì 9 giugno alle 19 – su invito – al Caffè Giardino in occasione di un cocktail al quale parteciperanno autorità, giornalisti e personaggi noti.

La scommessa e’ di Michael Rothling, ha creato questo primo giocattolo charity per sostenere le associazioni del paese. Infatti non solo alcuni pezzi saranno donati ad Auser, Misericordia e Croce Verde per raccogliere fondi ma la nuova bambola fortemarmina – in limited edition da 150 pezzi – sarà anche in vendita nel circuito degli sponsor. Rothling, che già sta portando avanti una campagna di beneficenza con il ‘Monopoly-

Un giorno a Forte dei Marmi’ in uscita entro la fine di giugno, rappresenta la terza generazione alla guida della Dimian che conta 60 anni di storia.

E già ha creato bambole special edition per bagno Alpemare, Twiga e Augustus hotel &resort. ‘I 150 pezzi – spiega Rothling – sono creati in materiali eco sostenibili, compreso il convenzionalmente in un sacchetto in tulle ecologico per rispettare l’ambiente’‘’

Abbiamo fatto una domanda a Micheal sulla scelta del nome e da dove nasce il suo amore infinito per Forte dei Marmi.

La scelta del nome Nena è legato al nomignolo in tedesco con il quale era chiamata da piccola mia mamma e ho deciso di creare questa bambola in memoria di mio Padre che proprio su queste spiagge nel 2016 a lui molto care è venuto a mancare.

Ogni oggetto che creeremo legato a Forte , sarà sempre dedicato a lui. e sarà sempre in aiuto della Croce Verde e la Misericordia che in quel giorno nefasto ci sono state vicinissime .

L’amministrazione sostiene fortemente questa originale iniziativa – evidenzia l’assessore al sociale Simona Seveso – che garantisce un aiuto concreto alle associazioni del paese che rappresentano un’energia importante per la nostra comunità’’

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ArteLibri

“MENTE OCCHI CUORE” dell’artista Gigro visto da Giusy De Iacovo.

MENTE OCCHI CUORE

“Affonda i tuoi artigli tra i sottili strati dell’anima… tu che ancora rubi respiro”.

È con questa espressione di pensiero che Giuseppina Irene Groccia in arte GiGro, spalanca le porte come autrice alla narrazione artistica.

Un meraviglioso affresco, dove ingloba immagini e parole, connubio perfetto, nato dalla necessità di rielaborare le cose del suo mondo, con uno sguardo nuovo e profondo. Il titolo esplicativo del libro “Mente Occhi Cuore” racchiude in sé, l’essenza di una straordinaria evoluzione artistica, raccontata fluidamente, attraverso una navigazione che parte proprio dalla Mente ed arriva al Cuore.

L’irrefrenabile artista GiGro, con bravura, delicatezza e professionismo, mette in dialogo immagini e parole, riflettendo l’interiorità spirituale dell’essere umano, travolto dal bisogno di mettere a nudo la propria anima.

Le sue opere sono  “luoghi” dell’interiorità, del vissuto, una sorta di trasfigurazione della realtà in grado di suscitare emozioni a coloro che le contemplano e ne traggono linfa vitale per l’anima.

L’autrice consente di addentrarci nella profondità del suo mondo artistico, in modo nuovo originale, elegante e creativo, per mostrare la sua arte. Tutto studiato nei minimi particolari, anche il “lettering narrativo”, non è affatto casuale, ma trova spazio e prende forma adeguandosi alle sagome delle immagini, nonché ai colori dei dipinti.

La copertina in B/N realizzata con scritta in trasparenza, contestualizza la comprensione interna. Il tutto racchiuso in un fuori formato lucido, elegante, stampato in dodicesimi, adatto per libri di fotografie o cataloghi di mostre.

È una finestra aperta sul cosmo artistico, il suo. Straordinariamente popolato da figure evanescenti, quasi sempre in cima ai suoi schemi rappresentativi. Il libro  proietta il lettore verso un racconto fluente, saggiamente realizzato da pensieri ed immagini che si susseguono e sostengono a vicenda, mettendo a fuoco sentimenti e reminiscenze di vita vissuta, scandagliando nelle profondità più recondite della sua anima.

Concludo consigliandone la lettura, e proseguo con i versi che l’artista GiGro usa nel concedersi ai suoi lettori. “Esiste un posto dove l’indistinto tratteggio dei ricordi ci regala un tempo in cui perdersi”.

Giusy De Iacovo

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Attualitàspettacolo

I bambini della classe 3 B della scuola Primaria di Ripa il 6 giugno alle ore 21 porteranno in scena, alle Scuderie Granducali di Seravezza “Il Principe e la Principessa che non sapevano mangiare” .

Il Principe e la Principessa che non sapevano mangiare

I bambini della classe 3 B della scuola Primaria di Ripa il giorno 6 giugno prossimo alle ore 21 porteranno in scena, alle Scuderie Granducali di Seravezza, uno spettacolo dal titolo “Il Principe e la Principessa che non sapevano mangiare” .

Il progetto, su cui hanno lavorato tutto l’anno, nasce da un’idea dell’insegnante di classe Rossana Mezzavia che ha creato un copione a loro misura prendendo spunto da una favola creata nel 2010 da tutte le classi del plesso di Ripa che, in una “staffetta narrativa”, si sono passate il testimone, raccontando le vicende di un principe e e di una principessa vittime di un’alimentazione scorretta.

Tale favola fu premiata a Firenze nel 2010 perché vincitrice di un premio regionale.

Lo spettacolo teatrale che andra’in scena è il frutto di un grande impegno da parte degli alunni di 3 B, dell’insegnante Rossana Mezzavia, degli esperti Ascania Roni, titolare di un centro di danza a Seravezza, di Marco De Novellis, prof di musica all’Istituto Comprensivo di Seravezza, dell’insegnante Sonia Domenici che ha curato il testo di alcune canzoni in lingua 2.

L’entusiasmo del team e dei piccoli attori ha dato vita ad una splendida favola in cui una dolce principessa dal nome evocativo,

Dolciumosa appunto, e il suo principe riescono con grande impegno a trovare il loro equilibrio alimentare. Certo non senza evitare pericoli nascosti o pozioni non sempre miracolose. Un bel racconto farcito, è proprio il caso di dirlo, anche da tante ricette e consigli sul mangiare bene per sta bene.

La valenza e la portata educativa di un progetto del genere é grande e coinvolge diverse aree disciplinari come italiano, arte e immagine, psicomotricità – danza, musica.

Ancora una volta il teatro si dimostra fonte inesauribile di insegnamenti.

Consente infatti lo sviluppo armonioso della personalità dei bambini.

Permette loro di esprimere le proprie inclinazioni esperendo emozioni in un percorso di scoperta di sé stessi e del proprio rapporto con l’Altro. Consente di aprirsi agli altri ed insegna l’empatia, la comprensione.

Tutto ciò è stato possibile grazie ad una scuola come quella del tempo pieno, dove i tempi, appunto, più lunghi a disposizione permettono di rispettare l’esigenza educativo formativa dei bambini che per crescere necessitano di fare esperienze con l’arte della musica, della pittura, della danza, del teatro.

Di seguito i nomi dei piccoli attori: Aurora Macchione, Yassmine Saki, Viola Verona, Giorgia Verona, Emma De Cesari, Valerija Shvets, Esmeraldo Kakija, Federico Berti, Samuele Di Cosmo. 

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EventiModa

Se “sei” Dandy vai ad Arezzo  Sabato 4 e domenica 5 giugno la sesta edizione del raduno italiano dedicato all’eleganza torna ad animare la Fiera Antiquaria.

DANDYdays - Maestri d'eleganza per le vie del centro

AREZZO – “Il culto della differenza nell’epoca dell’uniforme”, per citare Roger Kempf, torna ad Arezzo: il 4 e il 5 giugno difatti è in programma il 6° DandyDays (il Raduno Dandy Italiano), l’evento collaterale della Fiera Antiquaria realizzato col patrocinio del Comune e della Provincia di Arezzo e la collaborazione della Fondazione Arezzo Intour. I DandyDays – Maestri d’eleganza per le vie del centro hanno uno scopo benefico: i fondi raccolti verranno donati all’istituto “Casa Thevenin” di Arezzo – che accoglie bambini con problemi familiari e difficoltà scolastiche e ragazze madri in situazioni di disagio – per l’acquisto di un nuovo pulmino.

“Casa Thevenin è lieta di collaborare all’organizzazione dei DandyDays, una manifestazione che abbinata alla meravigliosa Fiera Antiquaria nella cornice storica di Arezzo, rende questa città ancora più glamour”, commenta Sandro Sarri, il direttore dell’istituto aretino. “I dandy – prosegue – restano amici del Thevenin: non possiamo quindi che ringraziare i patron dell’evento, tutti i galantuomini che parteciperanno, le aziende amiche che contribuiscono alla buona riuscita del raduno e augurarci una due giorni davvero speciale”.

“L’avventura artistica dei DandyDays – spiegano Alessio Ginestrini e Stefania Severi, i due ideatori dell’evento – è nata di getto durante il ‘Pitti Uomo’ di Firenze di qualche anno fa. La nostra due giorni è dedicata a uomini e donne amanti dello stile e dell’eleganza con uno spiccato senso di creatività. La scintilla che ci accende le menti e gli animi estrosi trasforma le strade del centro storico in un progetto ogni volta nuovo e sorprendente”.

“I DandyDays tornano ad animare l’Antiquaria con il loro tocco di stravagante eleganza che bene si combina con la manifestazione – dichiara l’assessore al turismo del Comune di Arezzo e presidente della fondazione Arezzo Intour, Simone Chierici –. L’evento poi, dedicato alle auto storiche, contribuirà ad arricchire ulteriormente la Fiera offrendo ai visitatori l’occasione per ammirare da vicino auto leggendarie. Grazie ai DandyDays, l’Antiquaria di giugno si preannuncia quindi particolarmente vivace, di certo ancora più attrattiva per i turisti che vorranno venire ad Arezzo”.

I testimonial
Attesi gentiluomini e stilose dandy lady da tutta Italia e anche dall’estero. Testimonial della manifestazione – in qualità di gran cerimoniere – Stefano Agnoloni, maestro di stile e buone maniere.

E, ancora, Niccolò Cesari brand ambassador e creativo digitale, Mr JP alias Jean Pierre Xausa, ambasciatore dell’artigianato italiano, fashion designer e referente nazionale per la Federazione Unimpresa moda uomo e donna Triveneto e Umberto Uliva gentleman e modello di successo.

Il programma

La “due giorni”, come in passato, si preannuncia densa di eventi e di appuntamenti: si parte sabato 4 giugno alle 10 il “Club del Saracino” di Arezzo farà il suo ingresso al Prato accompagnato da leggendarie auto d’epoca per “lanciare” il primo Benefit “Rally automobilistico della moda”: una mostra statica di veicoli storici in sosta sino alle 23.30 (le iscrizioni all’evento di auto moto d’epoca saranno devolute interamente a Casa Thevenin). Il Prato, alle 10.30, ospiterà una colazione con gazebi espositivi e una piccola rappresentanza del Golf club Casentino protagonista di una performance gratuita all’insegna di sport e salute. Appuntamento alle 11 all’Atrio d’Onore della Provincia di Arezzo per il taglio del nastro in presenza delle autorità cittadine, dove artigiani e commercianti si danno appuntamento per un’esposizione di capi di abbigliamento e accessori artigianali unici.

A mezzogiorno tutti al brunch di benvenuto privato nel chiostro del Comune, dove sarà possibile ammirare i colori della Giostra del Saracino mentre alle 14.30 si avvierà la passeggiata guidata dei dandy e delle loro signore per le vie del centro storico con la guida turistica Debora Bresciani, alla scoperta della città. Francesco Maria Rossi invece aspetta gli “gentili ospiti” nella terrazza della Fraternita dei Laici per una tavola rotonda, in programma alle 16, dal titolo “Dandy e potere: confronto, ribellione, rifondazione estetica?”.

Alle 18.30 si torna al Prato: i dandy si “vestiranno” da giudici per premiare la più bella auto storica in mostra. Non mancherà poi la cena di gala a scopo benefico curata dal ristorante “Logge Vasari” nel giardino di Casa Thevenin, arricchita dalla presenza dell’Associazione italiana sommelier (Ais Toscana), dall’associazione nazionale assaggiatori grappa e acquaviti (Anag Toscana) e la Compagnia toscana sigari (Cts) che per l’occasione presenterà la sua produzione di sigari italiani di alta qualità realizzati secondo la tradizione della tabacchicoltura toscana della Valtiberina. La serata – che partirà alle 21 e che sarà presentata dallo show girl Valentina Marconi – sarà accompagnata dal tappeto sonoro di Sonia Mazza e da una selezione di brani tratti dal suo primo LP, “Amore straniero”.

Domenica 5 giugno si apriranno gli occhi alle 10 nell’Atrio d’Onore della Provincia di Arezzo dove artigiani e commercianti si danno appuntamento per un’esposizione di capi di abbigliamento e accessori artigianali unici con ingresso libero. Mezzora prima (dalle 9.30 in poi) una delle novità del 2022: il primo “Dog exhibition show” al Prato di Arezzo, l’esposizione nazionale canina di bellezza organizzata dai responsabili dell’Arci Caccia Toscana all’interno del ricco cartellone di eventi dei DandyDays, aperta a tutte le razze di cani iscritti all’anagrafe canina con o senza certificato di pedigree, cani non di razza e giovani presentatori. Anche per questo evento le iscrizioni saranno devolute in beneficienza all’istituto Casa Thevenin. Alle 11,30 la seconda passeggiata di tutti i dandy e le dandy lady alla scoperta della Fortezza Medicea che si chiuderà alle ore 13 nel Chiostro del Comune di Arezzo per un autentico brunch dal sapore toscano.

La visita ai musei della città e alle bancarelle della Fiera antiquaria è in agenda alle 15, in attesa del gran finale: alle 18 ritrovo all’Atrio d’Onore della Provincia per i saluti e l’arrivederci alla prossima edizione dei DandyDays.


La tavola rotonda
Arezzo, Terrazza di Fraternita in Piazza Grande

Sabato 4 giugno – ore 16
“Dandy e potere: confronto, ribellione, rifondazione estetica?”
Moderatore: Francesco Maria Rossi

Chi è un dandy? Fondamentalmente è qualcuno che promuove eleganza ed equilibrio estetico, ricerca il bello e le belle maniere, vuole salvare il mondo dalle brutture e dallo scempio: egli fa del vestire e dell’apparire – il suo “outfit” – un modo di essere e relazionarsi con gli altri e la società, un modo di affrontare anche problemi seri e molto attuali.

La tavola rotonda Dandy Days di quest’anno affronterà come sempre temi legati alla contemporaneità. L’anno scorso abbiamo parlato di sostenibilità ambientale, di “dandy green” fra consumismo e decrescita felice, virtualità e materia. Quest’anno alziamo il tiro e parliamo del rapporto eterno e complesso fra dandy e potere, libertà individuale e appartenenza collettiva. Dalla Reggenza inglese (1811-1820, periodo in cui nasce il dandismo ufficiale) e sino ad oggi ogni vero dandy ha mantenuto col potere un atteggiamento vigile, critico, difficile, a volte contraddittorio.

Che si parli in grande di democrazie, monarchie, o persino dittature della “globalizzazione fredda”, ma anche di un assessore alla cultura del nostro Belpaese o del consigliere regionale di turno, l’approccio dandistico può davvero portare una ventata d’aria nuova e freschissima. La domanda retorica è perentoria: “Dandy e potere: confronto, ribellione, rifondazione estetica?”.

Dandy Days crede che su tutti questi temi fondamentali il dandismo contemporaneo abbia da dire (e da fare) qualcosa di importante, con grande senso di responsabilità e consapevolezza.

Se è vero che l’odierna società di massa ha negato la naturalezza e la spontaneità, frammentando la realtà in mille rivoli, se è vero che il consumo ha vinto sulla politica e sulla religione, pervadendo anche le aree più intime del genere umano, allora il dandy, nella sua continua ricerca di unità attraverso mezzi etici ed estetici, nel suo individualismo colmo di senso della responsabilità personale, nella sua ricerca utopistica di eleganza e sincerità stilistica a 360 gradi, può davvero dare un contributo per salvare la bellezza del mondo, ovvero l’essenza stessa della nostra vita (la cosiddetta “vita vera”) e il senso di giustizia, equità e libertà.

Una tavola rotonda – quella coordinata dal giornalista Francesco Maria Rossi nella giornata di sabato 4 giugno 2022, ore 16, presso la Terrazza di Fraternita in Piazza Grande ad Arezzo – ricca di ospiti importanti e dalla forte personalità, per un dibattito caleidoscopico e appassionato.

Naturalmente si parlerà di tante altre cose: della bellezza come eleganza, del rapporto con gli animali domestici e degli status symbol che hanno valore per i dandy. Dell’apparire, dell’essere e del fare, della contemporaneità, naturalmente dell’amore…

Il futuro appartiene ai dandy: se Oscar Wilde ne era fortemente convinto, noi non possiamo che confermarlo con entusiasmo.

E con noi, gli organizzatori dell’evento aretino, Alessio Ginestrini e Stefania Severi.

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Arte

1,2,3… “DALÌCE” – SILVER PLACHESI a cura di Maria Marchese

SILVER PLACHESI

Il 2 giugno 2022, si inaugura DALÌCE” , la mostra personale di Silver Plachesi, a cura di Maria Marchese.

In un attimo, il tempo di uno scoccar di dita, l’artista bergamasco ritaglia lo spazio per una fuga, tanto fantastica quanto necessaria, dalla terra del senso; libera, indi, un suolo artistico inusuale, laddove l’arte viene celebrata come esperienza polisemantica.

L’autore si siede, oggi, affianco a Salvador Dalì, per rivivere, con un nuovo sguardo, le colorate vicende di “Alice in Wonderland” …

Nel 1865, Luis Carroll, alias Charles Lutwidge Dogson, fascina l’universo dell’infanzia e quello adulto, raccontando il curioso viaggio di una fanciulla, addentro il susseguirsi di assurde “stanze erratiche” , pullulanti di figure antropomorfe, di dialoghi espressi nel contesto di un pentagramma idiomatico apolide e fuori del comune, di contesti spaziali privi di ogni fermo riferimento….

L’artista spagnolo, invece, negli anni ’30, iniziò a realizzare delle tele, la cui protagonista si chiamava Caroline. La rappresentava con il volto chino e una veste bianca… con fattezze quasi spettrali. La motivazione è che, all’età di 10 anni, apprese della morte per meningite di una nipote della sorella della nonna: ciò lo traumatizzò. Nel tempo, però, il soggetto della tela evolve: l’autore la esprime, in ultimo, mentre salta alla corda.

Poi le cambia il nome: da Caroline a Alice. Alice diventa l’effige dell’innocenza bambina, dell’adolescenziale femminilità in un eterno Eden, meritevole unicamente di vivere leggerezza e gioia.

Nel 1969, alfine, sintetizza il surreale viaggio di Carroll e questo suo cambiamento, traducendoli in una eliografia e 12 mirabili litografie.

“Chi sei?  chiese il gatto ad Alice

“Davvero non te lo saprei dire, ora. So dirti chi fossi, quando mi sono levata questa mattina, ma d’allora credo di essere stata cambiata parecchie volte.”

          Alice in wonderland-Alice e il gatto

Silver Plachesi forgia, alfine, una preziosa chiave, per rileggere le folli vicende di questo favoloso convivio: ammannisce, sul desco di Cappella Marchi, un tempo votata al culto sacro, la sacralità dell’essere umano e della sua maturazione.

Dispone, in tal senso, un profondo confronto, tra le sue creature, che sorprendono, così, il ciglio e altresì la mente, coinvolgendo l’osservatore nella sfera della riflessione.

Chi sarà Alice, il 2 Giugno?

Chiunque varchi quell’aleph…

Borges figura quest’ultimo, nel suo racconto, come “il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli”.

Silver Plachesi esce, quindi, dalla “cornice di senso” e giunge alla concretezza eteroglossa del “non luogo” .

Giunti a “DALÌCE” , quindi, ci accoglierà un Salvador Dalì dandy, la cui spalla è carezzata da una gallina.

Essa rappresenta la maternità, mentre l’uovo, soggetto tra i suoi prediletti, involve l’ossimoro molle/duro e simboleggia anche il grembo, in cui l’individuo ha modo di crescere, nutrito e protetto, per affacciarsi a nuova vita.

Molteplici sono le opere di Dalì, che coinvolgono “nucleo” , da “Il grande masturbatore” , a “Geopolitico che osserva la nascita dell’uomo nuovo” , a “Leda atomica” , a “La metamorfosi di Narciso” .

Peraltro, in una nota foto, l’artista spagnolo accompagna la sua personalità autocentrata con un Gallo, effigie di potere. Lo scultore bergamasco chiama a ruolo, in “DALÌCE” , quest’ultimo, per rammemorare e l’imperio e il risveglio, in una nuova alba conoscitiva.

              “Per quanto tempo è per sempre?

                    “A volte, solo un secondo”

     Alice in wonderland – Alice e Bianconiglio

Una diade di orologi fa compagnia al Dalì di Silver Plachesi: uno fisico, nel taschino, e uno liquefatto, accanto alla gallina. Prende corpo, allora, la verità di un tempo alternativo: un diastema sperimentativo diverso comporta, infatti, l’incedere di istanti diaconici rispetto alle lancette di un comune dispositivo.

Non poteva mancare, quindi, il “Bianconiglio ” , che, succube di un’ora amplificata, deve disbrigare i propri impegni sociali, tra cui presenziare al cospetto dei regnanti, durante il “rito del tè di ogni ora” .

“È sempre l’ora del tè, e negli intervalli non abbiamo il tempo di lavare le tazze”

                        Alice in wonderland

Due preziose Sedute, realizzate da Silver Plachesi, poeteranno questo cerimoniale, necessario momento di confronto.

                         “Tagliategli la testa”

                              Regina di cuori

A questo appuntamento sempiterno, Alice incontrerà re, regina e Carte soldato.

Dalì, come Plachesi, come Leonardo Sciascia, ne “Le favole della dittatura” , raddolciscono, con una fanciullina narrazione, l’amara pozione imposta dalla dittatura e dalla guerra.

                         “So quel che pensi”

Superior stabat lupus: e agnello lo vide nello specchio torbido dell’acqua. Lasciò di bere, e  stette a fissare quella terribile immagine specchiata. “Questa volta non ho tempo da perdere” disse il lupo: “Ed ho contro di te un argomento ben più valido dell’antico: so quel che pensi e non provare a negarlo”. E d’un balzo gli fu sopra a lacerarlo.

Le favole della dittatura, 1960-Leonardo Sciascia

L’intellettuale siciliano, Fedro e Orwell adottano un linguaggio scarno, seppur adatto ai bambini, offrendo, al lettore, una visione asciutta e irreversibile dello stato delle cose.

Alice rise:  “È inutile che ci provi, disse; non si può credere a una cosa impossibile.

“Oserei dire che non ti sei allenata molto-ribatté la Regina. Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz’ora al giorno. A vote riuscivo anche a credere a sei cose impossibili prima di colazione. “

        Alice in wonderland – La regina e Alice

Le illustrazioni di Salvador Dalì sono, invece, il policromo, geniale e positivo alfabeto di una composizione, in cui “joie de vivre”, insegnamento e genialità confondono le carte in tavola. Così, anche lo scultore di Bergamo ravviva sopiti detriti, memoria di un passato, in cui la legge del “necessario” ne aveva declinato l’esistenza, per, poi, annichilirla, riammantandoli di una giocosa, pregiata e fruttuosa veste. In Dalìce, Silver Plachesi polverizza anche la disputa tra velocità e lentezza, facendole coesistere nell’ “abbraccio” tra il fantasmagorico Turbovolatile, la Tartaruga e la Lumaca.

Polverizza, invero, anche la querelle tra condizione adulta e verde età, levità e pesantezza, che vedono Alice crescere e rimpicciolire in continuazione, liberando, tra le trame e gli orditi di quest’avventura artistica, la presenza dell’ Elefante e dell’Ape.

“Il modo di ragionare degli animali è terribile” disse tra sé. “Ci sarebbe da diventar pazzi!”

            Alice in wonderland – Alice

Silver Plachesi poserà, alle pareti di quest’esperienza estetica inconscia, Libellule e Coccinelle, celebrando tanto la leggerezza, come condizione “sine qua non” per amare la follia, quale  stato che allontana dalla banalità per regalare una cifra distintiva di spessore e peculiare, quanto il pensiero felice e beneaugurante.

C’è un’altra artista, che omaggia Alice, elogiando, con Essa, la follia: è la giapponese Yayoi Kusama. L’autrice immila il pois, la sua ossessione, in immagini che conservano alcuni riferimenti fortemente caratteristici dei personaggi, enfatizzandone le azioni con colori psichedelici.

Yayoi Kusama, ultraottantenne, affetta da disturbi ossessivo compulsivi e di percezione della realtà, vive, per scelta, da anni, in un manicomio in Giappone

L’opera, editata e presentata nel 2013, è particolarmente articolata, come, del resto “Dalìce” : in entrambi i casi, è presente una stratificazione di fondo sottile, che consente di approfondire una conoscenza di sé e dell’altro, in cui la parola “normalità” non è più contestualizzabile.

“Ultimamente erano successe tante di quelle cose strane che Alice aveva cominciato a credere che di impossibile non ci fosse quasi più nulla.”

              Alice in wonderland – Alice

Silver Plachesi omaggia l’arte e la società con uno spaccato esperienziale, in cui, sedersi al tavolo per un te, è diletto per l’occhio, la mente e l’anima.

L’autore ribalta zolle di terra ormai rassegnate e immobili, evocando pensieri pronti per gemmazioni inconsuete.  

 L’esperienza espositiva è stata curata dalla poetessa e curatrice comasca Maria Marchese, in collaborazione con Lorenzo Belli.

Media Partners dell’evento saranno EXIT URBAN MAGAZINE e Art&Investments, dell’editor Alessio Musella, Oubliette Magazine, il blog personale “Ilrapinososcrivere” e “Maria Marchese scrittrice”, di Maria Marchese.

La mostra sarà inaugurata il 2 giugno 2022, alle ore 18. 00, e sarà visitabile fino 22 giugno, presso Cappella Marchi, nella Chiesa delle Madonna del Carmine, Via G. Lombardi 38,  nella città di Seravezza (LU).

Gli orari saranno i seguenti:

9.30-12.30/ 16.00-19.00

Venerdì, Sabato e domenica.

Gli altri giorni su appuntamento.

CONTATTI:

Alessio Musella: editor e art curator

mailto:exiturbanmagazine@gmail.com

3510176661

Art curator : Maria Marchese

Mary.up74@gmail.com – 348 8959814

Art curator: Lorenzo Belli

mailto:info@openartproject.it  – 3939797947/

375 568 6211 

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animaliAttualitàeccellenze italiane

Villa Bertelli apre le porte della mostra Andy Warhol e la New Pop alla SICS – Squadra Italiana Cani Salvataggio – Scuola Italiana Cani Salvataggio.

SICS - Squadra Italiana Cani Salvataggio - Scuola Italiana Cani Salvataggio

Grazie al Presidente della Villa Bertelli Ermindo Tucci e al Vice Sindaco di Forte dei Marmi Graziella Polacci è stato possibile far visitare la Mostra in corso dedicata ad Andy Warhol. anche ai “nostri amici a 4 zampe”.

Le unità cinofile della Sezione Toscana della Scuola Italiana Cani Salvataggio vengono impiegate nella sorveglianza delle spiagge durante la stagione balneare, in virtù della pluridecennale collaborazione  con la Guardia Costiera formalizzato da un accordo quadro in essere tra la SICS ed il Comando Generale  delle Capitanerie di Porto ed un Disciplinare Attuativo con la Direzione Marittima della Toscana.

L’editore d’arte Alessio Musella si è prestato a fare da guida concordando la visita con il Vice Sindaco di Forte dei Marmi Graziella Polacci  e il Presidente di Villa Bertelli Ermindo Tucci , raccontando la mostra Andy Warhol e la New Pop a tutta la squadra, protagonisti indiscussi della situazione sono stati proprio i 50 cani, che in silenzio, seguendo i propri istruttori hanno partecipato alla visita in pena tranquillità.

La mostra è stata organizzata dalla Fondazione Mazzoleni in collaborazione con la Villa Bertelli e patrocinata dal Comune di Forte dei Marmi e dalla delegazione di Pisa dei Cavalieri di Malta

Una  vera e propria full immersion di quattro giorni partita il 25 Maggio che si concluderà domenica con la consegna dei brevetti. Verranno formati, attraverso esercitazioni in spiaggia, in acqua e sia con i cani che con i mezzi i nuovi operatori che poi troveremo sulle spiagge del litorale nei mesi estivi.

Cinquanta unità cinofile, insieme ai componenti del corpo didattico e a una quindicina di istruttori, protagonisti in Versilia.

Sono stati  formati, attraverso esercitazioni in spiaggia, in acqua e sia con i cani che con i mezzi i nuovi operatori che poi troveremo sulle spiagge del litorale nei mesi estivi.

Salvo Gennaro, presidente della Sics Scuola cani salvataggio è stato entusiasta con tutto il team di mettere a disposizione  Il loro  know how,  frutto di un’esperienza di 35 anni.

Hanno proposto al presidente della Regione, Eugenio Giani, la creazione di un registro unico delle unità cinofile di salvataggio a livello toscano, in modo che gli enti locali possano attingervi e rendere sicure le spiagge libere

Per questa iniziativa-full immersion hanno sia il patrocinio della Regione che quello della Guardia Costiera, con la quale hanno rinnovato un accordo quadro.

Ricordiamo che la Scuola Italiana Cani Salvataggio, è la più grande organizzazione nazionale dedicata alla preparazione dei cani e dei loro conduttori, le così dette Unità Cinofile, il cui obiettivo principale è l’addestramento al salvataggio nautico dei cani di tutte le razze, purché abbiano spiccate doti di acquaticità e un peso superiore ai trenta chili.

La scuola organizza, unica in Italia, corsi per istruttori, al fine di trasmettere ad altri le esperienze e la professionalità raggiunta in tutti questi anni di lavoro insieme ai cani rilasciando ogni anno, su esame, il Brevetto di Salvataggio S.I.C.S. riconosciuto dal Ministero Trasporti e Navigazione al fine del servizio di salvataggio, in accordo con il comando Generale delle Capitanerie di Porto – MARICOGECAP.

La Scuola Italiana Cani Salvataggio è  l’unica struttura a livello europeo ad organizzare annualmente corsi di Elisoccorso per Cani da Salvataggio e collaborare regolarmente nel corso di svariate esercitazioni con tutti i nuclei elicotteristi italiani (Soccorso Aereo Aeronautica Militare Italiana, Guardia di Finanza, Protezione Civile, Carabinieri, Vigili del Fuoco Polizia, Eliwork, ecc.). 

A Massa la capitaneria ha previsto in un’ordinanza ad hoc che la Sics e i cani di salvataggio siano inquadrati come “dispositivo aggiunto di sicurezza“. Un presidio mobile, che ha la sua base a Forte dei Marmi e che si sposta lungo il litorale”.

www.canisalvataggio.it

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ArteFoto del Giorno

Un’altro quadro della pittrice Sandra Menoia entra a far parte di una collezione privata.

Sandra Menoia

La capacità dell’astrattista veneta nel creare dittici che anche separati sono in grado di raccontarsi è fondamentale, ama dipingere grandi tele,e per questo ama dividerle, ma senza far loro perdere poetica e personalità.

In questa occasione il dittico si è diviso….

Dittico
Titolo :”Bellezza Imperfetta”
Tecnica : Acrilico su tela

Anno: 2021
Dimensione : 200 x 220
Sandra Menoia

La collezionista in questione è l’Avv. Roberta Nesto Founder  nel 1997 dello Studio Legale che con il tempo si è evoluto in un network di professionisti individuali che collaborano stabilmente in team e, grazie alle differenti aree di interesse e alle diverse esperienze maturate, è in grado di offrire ai privati e all’impresa assistenza e consulenza qualificate nei principali settori del diritto civile, in materia di diritto penale e in diritto amministrativo, tutto questo oggi è lo STUDIO LEGALE RIUNITO AVV. NESTO.

Roberta Nesto politicamente parlando ha messo la sua esperienza di avvocato civilista e penalista ad animare una passione politica al servizio del cittadino , infatti è Sindaco di  Cavallino Treporti, la prima donna sindaco della costa veneta e è stata Consigliere Provinciale della Provincia di Venezia, membro della Commissione Pari Opportunità e responsabile dello sportello della provincia di Venezia per il contrasto alla violenza di genere.

“In fretta, come se qualcosa l’avesse richiamata là, si volse verso il cavalletto. Eccolo ‐ il suo quadro. Sì, con tutti i verdi e gli azzurri, le linee verticali e diagonali… guardò la tela; era una macchia confusa. Con improvvisa intensità, come se per un istante lo vedesse con chiarezza, tracciò una linea al centro. Era finito; era completo. Sì, pensò, posando il pennello con estrema fatica, ho avuto la mia visione.

VIRGINIA WOOLF

Ha fame, Sandra Menoia: vuole nutrirsi di vita, di vive e concrete visioni… 

Sandra Menoia si laurea in lettere moderne e si dedica, poi, tra le altre cose, al giornalismo; risolve, quindi, la propria personalità, esprimendola attraverso forme di comunicazione attuali e efficaci. 

Le combinazioni alfabetiche e il nero verso della carta patinata limitano, invero, irrequietezza e curiosità: “colori” del suo temperamento, questi, che gemmano allora sulle tele.

Maria Marchese

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Fotografia

“L’obbiettivo”di Giacomo Mozzi…

Giacomo Mozzi

E’ sempre una sorpresa leggere le risposte di un intervista rivolta ad un fotografo, mille aneddoti, ricordi, idee,

Conosciamo meglio Giacomo Mozzi lasciando sia lui a raccontarsi attraverso le sue risposte

Il tuo primo contatto con la fotografia ?

La prima volta che presi in mano una macchina fotografica, che io sappia, avevo circa 6 anni.

Era una macchina automatica a rullino, di quelle semplicissime, un solo pulsante, guardavi da un piccolo buco, inquadravi e scattavi.

Poi quando il rullino era finito, io pensavo di averla rotta, mio nonno andava a svilupparlo e prendeva un nuovo rullino così potevo tornare a fotografare.

Per mio nonno la prima macchina digitale fu una vera e propria rivoluzione, una schedina e basta rullini da sviluppare.

C’era un piccolo laboratorio vicino casa e nel giro di pochi anni chiuse, non si sviluppavano più tanti rullini.

A quei tempi fotografavo paesaggi, animali, persone in casa, diciamo che era come vedevo il mondo o il mio piccolo mondo, ma non lo sapevo ancora.

Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata da passione a professione?

Finito il liceo classico andai all’università, lì dopo un anno passai da una facoltà ad un’altra e avevo sei mesi come periodo transitorio, in questi tempo decisi di cercare un modo per migliorare quello che facevo per hobby o meglio uno dei tanti. In quel periodo dicevo che andavo a prendere “ un’ora d’aria” quando tornavo a Viareggio da Pisa con il treno, posavo i libri a casa, prendevo la bicicletta ed andavo al muraglione a fare una foto al tramonto, ai pescatori a quello che trovavo. Foto fatte sempre premendo un pulsante ed inquadrando quello che volevo ritrarre.

Pensai che potevo migliorare questo aspetto imparando ad usare anche gli altri pulsanti della macchina fotografica ( al tempo avevo una reflex base). Feci uno stage con Paolo Valli e mi insegnò ad usare quella macchina, con molta pazienza, perché sono si curioso, ma anche parecchio duro di comprendonio.

Dopo un anno lasciai l’università, aprì partita IVA ed iniziai la professione di fotografo. Non sapevo se ci sarei riuscito o no… e non lo so ancora, ma qualcosina in questi anni spero di aver fatto.

Il tuo primo scatto?

Il primo scatto è difficile da descrivere, perché molto probabilmente non me lo ricordo, ma posso dirti il primo scatto con una reflex non professionale e poi con una professionale.
Per andare a fare una missione umanitaria in Brasile mio nonno mi regalò una reflex non professionale e il giorno prima di partire ( era il 2007) andai nel solito posto dell’”ora d’aria” sul muraglione a Viareggio a fare delle foto.

Mi colpì subito una barca a vela che stava rientrando nel porto e catturai l’attimo. L’anno dopo Paolo Valli mi spiegò che avevo usato la regola dei terzi ( ovviamente a mia insaputa).

Con la reflex professionale, che comprai usando tutti i miei risparmi, andai sempre nello stesso posto dove avevano messo da poco delle statue di Libero Maggini raffiguranti dei bambini che giocavano o prendevano il sole. Feci una foto alla statua della bambina che faceva l’atto di passeggiare sugli scogli in controluce.

Ne scaturì un bell’effetto tanto che quella fotografia l’ho presentata spesso a delle mostre.

Che soggetti prediligi ritrarre?

Non ho dei veri e propri soggetti, penso di essere più un fotografo da reportage che altro, però mi so adattare. Non credo di avere ancora un filone che prediligo, faccio un po’ di tutto, ma diciamo che quando non fotografo per lavoro mi piace scoprire pezzi di città, scovare sguardi e vedere geometrie all’interno del rettangolo di scatto. Se posso permettermi “ un po’ come ai vecchi tempi”.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Eh, ce ne sono tanti, probabilmente il più divertente è stato quello della prima volta che mi intervistò Cinzia Donati.

Alla fine dell’intervista mi chiese una fotografia. Io giustamente le chiesi che soggetto o che ambientazione volesse. Lei rimase un secondo al telefono senza dire niente e poi mi specificò “ Giacomo una tua fotografia, di te!”

Lì realizzai che non avevo foto mie, ad esclusione delle fototessere che non sono bellissime da pubblicare su delle riviste, quindi mi feci un autoscatto allo specchio… riuscì talmente bene che per parecchio tempo mi chiesero chi mi aveva scattato quella fotografia. 

Se potessi incontrare un personaggio  del passato , chi e cosa gli chiederesti?

C’è l’imbarazzo della scelta, ma penso Marco Polo.

Un esploratore, un commerciante, uno scrittore, via un curioso che prendeva appunti e desiderava apprendere dalle altre culture.

Gli vorrei chiedere se mi avrebbe portato in questo viaggio in oriente.

Un libro che ho apprezzato e che è in grado di farti immaginare i luoghi e le persone che Marco Polo ha conosciuto durante il suo viaggio e che solo vivendo in quel momento potresti provare le stesse emozioni e lo stesso stupore che si prova quando si è bambini e si scopre qualcosa di meraviglioso per la prima volta.

Vorrei comunque incontrare dei sognatori che hanno fatto la storia, quelle persone che sono partite con un’idea e sono riuscite a realizzarla, per rimanere in tema viaggio potrei citare Cristoforo Colombo o Magellano, oppure Giulio Cesare e Cesare Augusto.

Non gli farei grandi domande, cosa strana per uno che è anche giornalista, ma vorrei capire cosa si prova ad intraprendere determinati viaggi ed affrontare determinate situazioni, ad andare verso luoghi inesplorati, o poco conosciuti, spinti dalla propria voglia di conoscenza.

Non nascondo che il personaggio di Ulisse mi ha sempre affascinato tanto da averci fatto la tesina della maturità classica.

Quanto conta la comunicazione ?

La comunicazione è tutto. Senza mezzi termini.

Se una fotografia non comunica qualcosa non ha raggiunto il suo scopo secondo me.

Bisogna dire che la comunicazione visiva, più di quella letteraria, può arrivare o meno allo spettatore anche perché le persone al giorno d’oggi sono bombardate da immagini, invece i lettori stanno diminuendo.

Con un’immagine bisogna riuscire a descrivere quello che succede, senza utilizzare le parole. La ricerca della descrizione all’interno delle fotografie non è semplice.

La cosa più semplice è quella di riuscire a comunicare tra immagini e scritte.

Ad esempio una persona che guarda un qualcosa che è scritto, come può essere un menù fa capire moltissimo di quella situazione. Risponde a molte delle famose 5 W del giornalismo ( Who, What, Where, When, Why – Chi?, Che Cosa?, Quando?, Dove?, Perché?)-

Su questa domanda vorrei anche descrivere un aneddoto.

Ero a New York, volevo scattare una fotografia che mi era venuta in mente, quella di un giornale che volava davanti alla sede del New York Times.

La situazione mi si era palesata in mente quando capì che lì c’era molto vento e quindi poteva essere normale che un giornale volasse lì davanti, quindi iniziai a costruirla, mi piazzai e tutto, ma mancava solo il giornale che volava perché giustamente quel giorno il vento non c’era.

Dopo un po’ di tempo che ero appostato passò un bus e fece volare il giornale dalle mani di Fabrizio Gatta che mi stava aiutando in questa follia, allora scattai ed ebbi la fotografia che mi ero immaginato. Il titolo fu “ La fine della carta stampata?” Su suggerimento di Lorenzo Bonini e Lodovico Gierut, i primi due critici che la videro e ci scrissero qualcosa in merito. La comunicazione qui è semplice, ma non scontata perché la domanda fa riflettere sul quando e se mai questa domanda avrà una risposta. Personalmente spero il più tardi possibile. 

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte e della fotografia , tra Italia e estero?

In Italia siamo dei viziati dal punto di vista della ricchezza artistica.

Riusciamo a non emozionarci nel vedere opere di un livello di complessità inaudito sparse per tutta la penisola e le trattiamo come se fosse una cosa normale. In un certo senso ci siamo abituati al bello ed in molti casi non ci rendiamo conto che dobbiamo valorizzarlo e conservarlo.

Gli stranieri arrivano qui e vengono affetti dalla sindrome di Stendhal in alcuni casi proprio perché non sono abituati a tutta questa bellezza.

Penso che ad un italiano all’estero questa cosa succeda raramente.

Abbiamo una storia ed una percezione del bello che ci porta inevitabilmente a cercare di trasmetterlo, ma lo diamo per scontato.

Noi possiamo avvalerci di anni di storia, altre nazioni non sono così fortunate e sono spronate ad avere una continua evoluzione. In Italia l’arte contemporanea spesso non ha il rilievo che meriterebbe, come la sperimentazione di novità artistiche, questo vale in generale come per la fotografia.

All’estero le sperimentazioni, a parere mio, vengono apprezzate maggiormente, come tutto il mercato dell’arte sembra sia diverso, sembra che abbia sbocchi migliori ed aiuti gli artisti a sviluppare e a far emergere quelle novità che potrebbero far nascere nuove correnti in tutte le discipline artistiche.

Guardiamo spesso all’arte estera che “ sfonda” in Italia, ma raramente ci domandiamo se, con una maggiore considerazione di alcuni personaggi, quest’arte potrebbe essere già nel nostro paese e se solamente non siamo stati in grado di trovarla e valorizzarla.

Cos’è per te la fotografia?

Il raccontare la mia personale percezione del nostro tempo attraverso un rettangolo.

Penso sia la definizione migliore che possa dare.

Un racconto di luoghi, persone, creazioni, architetture, eventi che ho avuto modo di vedere, conoscere e ritrarre… talvolta di nascosto… ma che se messe insieme danno vita alla mia vita intrecciata con quella di altre persone con cui ho avuto la possibilità di fare questo percorso. 

Per proporre fotografia bisogna averle studiate?

Non necessariamente. Nel senso che ci sono le fotografie studiate a tavolino e quelle che invece ti vengono sul momento a seconda della situazione.

Tutte e due hanno lo stesso valore, anzi, mi correggo, forse quelle sul momento hanno un valore aggiunto, sempre, l’imprevisto.

Non essendo studiate non è possibile sapere se ci sarà lo scatto perfetto, o come potevamo averlo immaginato. Questo succede spesso, per non dire sempre, quando si fanno reportage.

Ci sono tantissimi fattori che influiscono su uno scatto fotografico e che spesso vengono ignorati o molto più semplicemente non vengono considerati come importanti.

Uno è sicuramente lo stato d’animo e la condizione del fotografo e dell’ambiente che lo circonda, il secondo, a meno che non si sia in uno studio completamente isolato, il fattore tempo atmosferico ed un’altro molto importante è il contesto nel quale ci andiamo a calare.
Ad esempio una volta intrapresi un progetto alquanto folle, andare in 24 luoghi simbolici della Toscana in 24 ore, lo chiamai Toscana H24, lo so non è molto fantasioso, per fare in ogni luogo una fotografia che lo rappresentasse. Per realizzare questo progetto avevo studiato l’itinerario con dei miei amici che mi accompagnarono, Valentina Musetti, Chiara Bianchi, Debora Lenti e Alessandro Laveneziana, ma non potevamo sapere cosa avremmo trovato.

Quindi arrivammo a Castiglioncello che stavano finendo un concerto e siamo rimasti imbottigliati nel traffico, non riuscì a fotografare torre Mozza perché era ancora troppo buio, ma arrivammo a Siena e riuscimmo a gustarci l’alba con una città deserta, gli unici rumori erano gli operai che stavano smontando le impalcature da piazza del Campo ( andai due giorni dopo il palio). In questo progetto la variante più grande che dovetti affrontare era il sole perché ovviamente nell’arco di 24 ore vedi tutti i possibili gradi di luminosità.

Cosa vuoi che arrivi attraverso i tuoi scatti?

Una visione del mondo. Il mondo sta cambiando velocemente e noi con lui.

Penso di essere, nel mio piccolo, un narratore di questo cambiamento attraverso testi ed immagini.

Se le immagini vengono viste oggi potrebbero narrare qualcosa, ma viste tra qualche anno potrebbero dare una percezione diversa.

Comunque la si voglia vedere e quando la si voglia vedere sarà sempre la mia visione del mondo calata all’interno del tempo che sto vivendo.

Posso girare la Terra, posso andare a vedere tantissimi luoghi o rimanere ancorato in una città, ma quello che scaturirà sarà sempre un’interpretazione di cui inevitabilmente chi ha in mano la macchina fotografica risulta l’interprete. 

Grazie Giacomo per la piacevolissima chiacchierata e il tempo a noi dedicato

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AttualitàEventiMusica

-7 Giugno 2022- 39° Premio Internazionale “Fontane Roma”.

Dominika Zamara

Lo storico Premio Premio della Capitale avrà luogo il 7 giugno 2022 alle ore 16:30 presso l’Aula Magna Augustinianum della Pontificia Università Lateranense in Via Paolo VI, 25 00193 Roma.

Arrivato alla sua 39° edizione l’appuntamento vede coinvolti personalità del mondo dell’Arte, Cultura, Istituzioni Europee, Diplomatici, Autorità Civili, Militari, Solidarietà, Lavoro, Sport.

Come l’anno scorso la serata sarà arricchita da un recital del soprano Dominika Zamara che è stata insignita del premio l’anno scorso), accompagnata alla chitarra classica da Hernán Navarro (Argentina/Spagna)

Il tutto guidato dal Presidente il Dottor Benito Corradini, il Presidente Onorario Sua Eminenza il Cardinale Marcello Semeraro e il Presidente della Giuria Sua Eccellenza il Monsignore Gianfranco Girotti.

Non sono ancora trapelate indiscrezioni sui nominati. 

Per il soprano sarà un grande onore cantare quest’anno per la premiazione, anche perché quest’anno sarà dedicato a Papa Giovanni Paolo II e Madre Tersa di Calcutta, due personalità molto importanti.

Dominika Zamara è da sempre molto legata a Giovanni Paolo II e in particolare alla sua celebre frase: Non Abbiate Paura”.

Chiudiamo questo breve articolo con una domanda :

Che effetto le ha fatto la nomina e il conferimento del Premio Fontane di Roma l’anno scorso?

“É stato molto importante per me ricevere il premio, oltre tutto l’anno scorsa era dedicato a Giuseppe Verdi, un compositore che adoro e spesso e volentieri eseguo quindi una doppia gratificazione per me.

Ringrazio il Dottor Corradini”.

Enrico Bertato

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