La curia di Cracovia in difesa del buon nome di Giovanni Paolo II: “a tutti coloro che non comprendono il nostro attaccamento a S. Giovanni Paolo II, affermiamo: è impossibile sminuire il bene che è avvenuto grazie a lui, e solo Dio sa quanto di questo bene rimane nascosto nell’intimo del nostro cuore e della nostra coscienza” nel comunicato del metropolita di Cracovia (la curia), che sarà letta domenica nelle chiese dell’arcidiocesi. Il caso è legato alla trasmissione di un servizio dell’emittente TVN24 “Franciszkańska 3”, in cui, Karol Wojtyła è stato accusato di essere a conoscenza dei crimini di preti pedofili e di aver coperto questi scandali in diversi casi.

Di seguito il testo integrale del messaggio:
COMUNICAZIONE DELLA CURIA METROPOLITANA DI CRACOVIA AI FEDELI DELL’ARCIDIOCESANO DI CRACOVIA
Ai cari fedeli, che potrebbero sentirsi preoccupati per le informazioni che appaiono nello spazio pubblico sulla storia recente dell’Arcidiocesi di Cracovia, vorremmo presentare quanto segue:
L’Arcidiocesi di Cracovia resta infinitamente grata a Dio e orgogliosa della grande moltitudine dei soui veri pastori, che da secoli la presidiano, tra i quali il primo risulta essere il Cardinale Karol Wojtyła – Sant Giovanni Paolo II. Molte sue decisioni, soprattutto quelle di carattere pastorale, hanno ancora orientano la vita della nostra comunità diocesana. Il debito contratto da generazioni di cracoviani e polacchi, riconquistando grazie a Lui libertà, anche in campo internazionale, e dignità, anche in relazione alla giusta comprensione della nostra natura fisica e spirituale, possiamo ripagare con grata memoria, amore per ciò che lui ha lasciato come studio dei suoi insegnamenti.
A tutti coloro che non comprendono il nostro attaccamento a S. Giovanni Paolo II, affermiamo: è impossibile sminuire il bene che è avvenuto grazie a lui.
Il bilancio della vita e dell’attività dei vescovi della Chiesa, appartenenti in senso stretto alla Santa Sede, è stato fatto anche nell’arcidiocesi di Cracovia nel contesto storico.
Ciò è stato possibile grazie all’assiduo lavoro di specialisti in vari campi utilizzando le risorse dell’Archivio della Curia Metropolitana di Cracovia, operando secondo le disposizioni del diritto comune e canonico.
Questo lavoro scrupoloso di un gran numero di persone qualificate è stato e continuerà ad essere la base della ricerca storica critica basata su materiali originali.


D’altra parte, è difficile chiarire i tentativi osservati di recente di impersonare nervosamente il lavoro dei ricercatori, per strappare frammenti di informazioni usando metodi ingannevoli e usarli in modo non professionale, per definirla un’analisi affidabile e profonda del problema che tutti si aspettano.
Va sottolineato che durante la perquisizione ad casum dei fascicoli personali dei sacerdoti, i cui nomi compaiono nell’ambito di casi di reati sessuali commessi in passato nella comunità dell’Arcidiocesi di Cracovia, non è stato trovato alcun documento che possa attestare la veridicità delle gravi accuse attualmente mosse contro alcuni vescovi della Chiesa di Cracovia.
Questa dichiarazione non è ancora un verdetto finale. Tuttavia, è sicuramente la più preziosa delle cosiddetto prove, sotto forma di frammenti di fascicoli, creati per le esigenze dell’apparato criminale del potere comunista, conservati negli archivi dell’Istituto di memoria nazionale.
Nei materiali dell’Archivio della Curia Metropolitana di Cracovia si richiama l’attenzione su alcune circostanze che provano la notevole sensibilità degli allora superiori ecclesiastici dell’Arcidiocesi di Cracovia al problema degli abusi sessuali da parte del clero, allora non così a fondo compreso com’è oggi.
Nel caso di p. Józef Loranc negli anni ’70 fu processato senza indugio dal Tribunale che lo condannò, separandolo a vita dal ministero dai bambini. Nello stesso periodo, p. Eugeniusz Surgent per esami psichiatrici e psicologici, che a quel tempo non sembravano affatto scontati.
Alla fine, non gli è stato permesso di continuare il suo ministero nell’arcidiocesi di Cracovia. In molte situazioni, una gravità simile, l’ambiguità e la disciplina da parte delle autorità ecclesiastiche nei confronti del clero potrebbero diventare, ad esempio nella vicenda di p. Anatol Boczek, il motivo dei loro tentativi di vendetta sotto forma di false denunce presentate agli ufficiali del servizio di sicurezza.


Come giustamente viene sottolineato, nell’analisi dei casi di delitti commessi da ecclesiastici contro il 6° Comandamento del Decalogo, la massima attenzione va prestata alle vittime dei loro torti. Indipendentemente dal fatto che l’autore della violenza sia vivo o sia già morto, la comunità dell’Arcidiocesi di Cracovia, ispirata dall’esempio di sensibilità e cura per i più deboli da parte del suo Pastore più insigne di tutta la storia, cerca di circondare i feriti con il necessario supporto in vari modi. In primo luogo, contrariamente a quanto sostenuto dai critici, viene coerentemente attuata la modalità di ricezione delle denunce di abusi, comprovata nella pratica, nonché di presa di contatto con le persone offese, assicurandone la riservatezza e l’assistenza professionale. Convinti della necessità di aiutare le persone che subiscono violenze sessuali non solo da parte del clero.
Grato per ogni testimone della grandezza di S. Giovanni Paolo II, vi invitiamo ad esprimergli il nostro amore fedele nell’anniversario della sua morte, avvenuta il 2 aprile di quest’anno. sotto la Finestra Papale a Cracovia durante la tradizionale veglia, che avrà inizio alle 20.00.
San Giovanni Paolo II il Grande – prega per noi!
Fr. Łukasz Michalczewski
Direttore dell’Ufficio Stampa dell’Arcidiocesi di Cracovia
In collaborazione con Pressmania





