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Food & Beverage

Foodspot, i cinque sensi a tavola. L’arte della cucina e del riciclo nello spazio milanese.

Foodspot
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Ha compiuto dieci anni Foodspot a due passi da Romolo, uno spazio di gusto che definirlo una scuola di cucina è riduttivo. La cucina come arte, il libro del pittore Toulouse-Lautrec dal quale tutto è partito, un’ispirazione che Claudio Composti gallerista della mc2Gallery di Milano, curatore di mostre, docente ed esperto di fotografia d’arte, aveva già maturato a dire il vero ben prima.

Ai fornelli e alla conduzione Tommaso Fara, milanese, una famiglia originaria di Bosa in Sardegna, le cui origini si perdono nella Spagna rinascimentale, uno chef sui generis che nasce come restauratore di mobili antichi, passione presa dal nonno e un’attenzione particolare per i sistemi di cottura, un viaggio nello spazio e nel tempo come ostrano i suoi attrezzi di cucina.

Lo affianca Maria Giovanna Giugliano, artista che si affida alla fotografia sul tema del cibo e del rapporto con il corpo e che ha presentato una sequenza alla quale si è ispirata una serata. Il progetto in corso è Ordinary Pleasure, progetto vincitore della seconda edizione del Premio IRINOX SAVE THE FOOD in collaborazione con MIA Fair e Fiere di Parma che Maria Giovanna sta approfondendo con ricerche teorico-pratiche, indagando il rapporto tra uomo e natura attraverso il nutrimento, anche in senso metaforico. Approfondimento che coinvolge tra le varie esplorazioni un’esperienza di cucina all’Istituto Alberghiero di Alghero. L’ultimo esperimento è dedicato a dipingere il cibo con il cibo, attingendo direttamente al frigorifero, con l’idea del cibo di prossimità e quotidiano.

Nasce così ad Tomato Sun a partire da un piatto di spaghetti al pomodoro, come anche Fragole con panna o un’insalata della quale si utilizzano gli scarti, ad esempio le foglie non più fresche o da scartare utilizzate per colorare naturalmente come può avvenire con barbabietola e peperoni.

La puntata zero del progetto di serate conviviali ideato da Claudio Composti, a partire da una suggestione artistica, è stata con il fotografo ispano-argentino Patricio Reig, classe 1959, residente a Milano, i cui lavori sul cibo, accanto ai ritratti di donna tra i suoi temi centrali, anticati con il caffè. Il progetto poi con Tommaso Fara ha preso corpo anche in un senso ampio di sostenibilità a partire dall’economia circolare fino alla funzione sociale del cibo per rieducare al gusto persone che soffrono di disturbi alimentari, in particolare giovani anoressici con i quali si fa un percorso ad hoc in collaborazione con l’associazione culturale Nutrimente.

Il 6 giugno è invece la volta una cena in collaborazione con il Dipartimento Cervico Facciale dell’Istituto Europeo di Oncologia, dedicata alle persone che a causa di un tumore al cavo orale hanno problemi di percezione del gusto e di deglutizione per la quale sarà preparato un intero menu realizzato con gelatine che creano un gioco di scoperta e una nuova via alla socialità. L’idea è che l’arte sotto ogni forma possa curare.

In autunno è prevista invece una puntata realizzata con la Galleria di Torino Mucho Mas e l’artista tedesca di origine vietnamita che realizza foto, video e sculture con il cibo indagando il rapporto con la colonizzazione, Hiè’n Hoàng, con riflessi che si estendono per generazioni. Proprio nella mostra allestita nello spazio di Mucho Mas c’è un’installazione che contiene anche alcuni elementi del progetto interdisciplinare “Asia Bistro-Made in Rice”, in cui l’artista ha utilizzato il riso, ingrediente tipico del suo Paese d’origine e simbolo del concetto di ‘asiatico’ in Occidente, per affrontare la discriminazione che sottende il concetto di ‘immigrato buono’. Il cibo diventa metafora degli stereotipi legati alle culture asiatiche, una limitazione, una maschera. L’opera evidenzia il dibattito sul tema della politica dell’immigrazione in Germania e in Europa, e di come questa si ripercuota sulle persone generando traumi, sia a livello personale che nella comunità. Nello spazio di Foodspot viene esso in scena il concetto che ‘cucinare insieme fa bene’.

Chi è Claudio Composti

Classe 1973, è cresciuto nel mondo dell’arte, grazie al padre gallerista.

È curatore indipendente, fondatore e art director di mc2gallery a Milano, galleria specializzata in fotografia; talent scout di giovani artisti, che promuove con la piattaforma online Periscope Photoscouting o mettendoli in contatto con realtà e professionisti che possano svilupparne il percorso. Collabora come curatore con gallerie italiane, straniere, istituzioni o spazi pubblici e privati o musei. Cura progetti ad hoc per brand che si vogliono avvicinare all’arte. Ha curato mostre museali come la mostra Lisette Model: Street life al museo della fotografia CAMERA, di Torino (con un testo in catalogo) e al MART di Rovereto la mostra Cabaret Vienna. L’atelier fotografico Manassé, da un progetto di Chiara Spenuso (con un testo in catalogo).

Dal 2018 è Private Art Advisor per collezioni private e Corporate Collections per alcuni brand ed è direttore artistico della galleria/collezione privata dell’Hotel 5 stelle Plaza et de Russie di Viareggio, in provincia di Lucca.

Da anni partecipa come Folio Reviewer per diversi festival di fotografia italiani, come Fotografia Europea e internazionali come Les Rencontres de la Photographie di Arles, (Francia) o Face a la Mer, a Tangeri in Marocco.

Ha pubblicato un saggio per il libro Fermo immagine: Arte vita e mercato della Fotografia, a cura di Maddalena Mazzocut-Mis e Chiara Spenuso (ed. Mimesis).

Chi è Tommaso Fara

Nasce nel 1971 a Milano da una famiglia molto numerosa e dai genitori eredita presto la passione per la cucina, cominciando già nella giovinezza a sperimentarla per parenti e amici. Si iscrive alla Laurea di Veterinaria seguendo la sua passione per gli animali ma realizza ben presto che le maggiori soddisfazioni gli arrivano dagli antichi mestieri che aveva iniziato a praticare nel tempo libero: restaurare mobili e cucinare.

Lascia gli studi e parte prima per Londra, poi Madrid e l’Andalusia. Tornato in Italia affina le tecniche imparate sul campo e si ritrova quasi per caso a scrivere libri di cucina, mantenendo sempre viva l’arte del restauro.

Nel 2005 pubblica il suo primo libro, Il cucchiaino caramellato (De Agostini). Nel 2006 intraprende, con l’amico skipper Simone Magni, una crociera gastronautica nei mari italiani alla scoperta di ricette tipiche del territorio, dando vita alla rubrica radiofonica “Cucina di bolina” su Radio 101.

Tra il 2007 e il 2008 cura otto volumi sulla cucina italiana per De Agostini. E nel 2010, per le Edizioni Gribaudo, pubblica in collaborazione con Lisa Casali il volume Cucina ad impatto (quasi) zero.

Infine, nel 2012, compare il suo ultimo libro, Diversamente cotto, un viaggio nel tempo e nello spazio tra le tecniche di cottura.

Nel 2014 realizza il suo nuovo progetto FOODSPOT, dove la convivialità fa da padrona di casa.

Chi è Maria Giovanna Giugliano

Nata nel 1995, è una food artist e visual storyteller. Ha completato i suoi studi fotografici a New York presso L’International Center of Photography e al momento si divide tra l’Italia e NYC.

La sua ricerca visiva Ordinary Pleasures, dedicata al rapporto tra Uomo e Natura attraverso il cibo, ha vinto la seconda edizione del premio Irinox Save the Food 2023.

Il progetto è stato esposto durante il MIA, lo Yeast Photofestival, e al momento è in mostra presso il Lenzburg Fotofestival.

È stato selezionato come progetto caso studio per l’imminente numero in uscita di Graphicus Mag, dedicato all’Eros.

Maria Giovanna sta lanciando il suo studio creativo Dulcis, dedicato alla comunicazione del piacere di nutrirsi con responsabilità e consapevolezza attraverso produzioni collaborative che coinvolgono arte e scienza.

A cura di Giada Luni

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