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Recital di Bel Canto al Castello.

Dominika Zamara

Siamo nella splendida cornice del “Zamek. Muzeum Piastów Śląskich w Brzegu” (Castello di Breg in Polonia), dove l’11 giugno scorso si è svolto il Recital: “Recital na Zamku Bel Canto II”

Brzeg città nel Voivado di Opole che per questo evento giunto alla sua seconda edizione si conferma una ricorrenza nelle estati della città, la quale ha incrociato la sua bandiera con il Tricolore.

Al già citato evento hanno partecipato artisti italiani, a partire dal soprano Dominika Zamara, polacca di origine ma italiana d’adozione, il tenore Simone Francesco Liconti e al pianoforte il Maestro David Boldrini. I tre artisti hanno dato una grande prova del proprio talento esibendosi in arie, duetti e pezzi per pianoforte solo, con musiche di: Chopin, Mozart, Bellini, Verdi, Cilea e Lehar.

Ad applaudire i nostri, un folto pubblico molto attento e soddisfatto che ha gremito la Salone del Castello di Brzeg, il Recital si è chiuso con una standing ovation.

Così il gentile pubblico, con uno scroscio di applausi ha omaggiato gli artisti, i quali donano un bis prima di congedarsi. Così Ewa Elizabeth Wróbel, organizzatrice e presentatrice dell’evento annuncia che il prossimo anno si svolgerà la terza edizione il: “Recital na Zamku Bel Canto III”.

La Salone del castello da tempo adibita a la Sala da Concerto ospita molti eventi musicali, tra i quali: “Wieczory Lisztowskie” (le Serate di Liszt).

Ora il “Recital na Zamku Bel Canto” si conferma come un altro evento di tradizione.

In sala il Monsignore Jean-Marie Gervais Presidente della Fondazione Tota Pulchra, Prelato di S. Pietro in Vaticano con il segretario Aldo Azzaro, arrivati in terrà polacca apposta per seguire l’evento.

Questo evento è stato un perfetto messaggio su come due culture posano entrare in una perfetta simbiosi attraverso l’arte.

L’arte un linguaggio universale che tende ad abbattere qualsiasi forma di barriera.

Enrico Bertato

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Quando l’Arte diventa il megafono di una causa giusta.

Dominika Zamara

L’Arte non è mai fine a se stessa, ma sempre veicola un messaggio, in questo caso di supporto all’Associazione dei genitori di bambini disabili ‘Tacy Sami‘.

Per l’occasione, lo scorso 12 giugno, il soprano Dominika Zamara, il tenore Francesco Simone Liconti e il Chor Angelus Cantat diretto dal Maestro Tadeusz Ecker, il tutto accompagnato da Agnieszka Hautz al pianoforte. I musicisti si sono esibiti con musiche di: Verdi, Mozart, Vivaldi, Businaro e Donizetti. 

Il concerto si è svolto nella chiesa parrocchiale di Natività della Beata Vergine Maria a Głubczyce, città nel Voivado di Opole, situata nel centro sud della Polonia. Il tutto è stato presentato da Ewa Elizabeth Wróbel e dal Prof. Bogdan Giemza, autore del libro “Sport w życiu i nauczaniu św. Jana Pawła II”, (Lo sport nella vita e nell’insegnamento di San Giovanni Paolo II).

L’evento è stato organizzato per una raccolta fondi a favore dell’Associazione ‘Tacy Sami’ e per sensibilizzare l’opinione riguardo alle difficoltà dei bambini disabili e delle loro famiglia. “Siamo felici di poter aiutare chi ha bisogno” dice Dominika Zamara. “Mi è stato donato un talento e credo sia giusto con questo aiutare chi è in difficoltà”

“L’organizzazione del concerto ci è costata molto lavoro, ma siamo contenti di essere riusciti a realizzare questo progetto” racconta Krzysztof Hajda, vicepresidente dell’associazione “Tacy Sami” e organizzatore dell’evento.

“Siamo lieti che gli artisti di questo livello si siano spesi per nobile causa di beneficenza e gli abitanti di Głubczyce poviat che sono intervenuti, un ringraziamento agli ospiti d’onore sono venuti dal Vaticano” (il riferimento al il Monsignore Jean-Marie Gervais Presidente della Fondazione Tota Pulchra, Prelato di S. Pietro in Vaticano con il segretario Aldo Azzaro).

Enrico Bertato

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Il Maestro Clipper Erickson, pianista intervistato da Enrico Bertato.

Clipper Erickson

La sua per la musica è una vera e propria vocazione spirituale, un qualcosa di trascendentale che va oltre la professionalità. Ha eseguito approfonditi studi presso prestigiosi istituti tra cui: Juilliard School, la Yale University e l’Indiana University, formandosi con il famoso pianista britannico John Ogdon.

E si esibisce come solista con orchestre in tutti gli Stati Uniti, In prestigiosi luoghi tra cui: Kennedy Center di Washington, DC, la Carnegie Hall e il Symphony Space di New York.

Buongiorno Maestro, lei ha fatto approfonditi studi di musica, cosa le resta impresso degli anni di formazione? 

Da piccolo vivevo con la mia famiglia in una zona remota del Michigan settentrionale.

Non avevo molte possibilità di entrare in contatto con la musica, se non attraverso i dischi di mia madre, lei amava la musica.

Mi piaceva passare il mio tempo libero ad ascoltare quei dischi, da li iniziai ad studiare e a suonare.

Ricordo che all’età di sette anni ci trasferimmo in California, pregai i miei genitori perché mi portassero a concerti.

Volevo suonare i pezzi di Horowitz e Gieseking, mi esercitai molto duramente, a volte per 2 ore prima della scuola, fino a quando ho potuto.

A 17 anni vinsi una borsa di studio per frequentare la Juilliard School di New York, li fui sopraffatto da tutta la musica che sentivo ad esempio sentii l’opera per la prima volta, la amavo e la amo tutt’ora particolarmente.

Ci può spiegare il suo legame con la musica?

Per me la musica e quel particolare che riesce a creare un legame tra le persone, delle connessioni nel tempo e nello spazio.

Un linguaggio universale, le emozioni, esperienze, passioni, delizie e dolori di ogni essere umano sono la sua essenza.

La vita di un musicista non è facile, ma una volta scelto di seguire quella strada diventa una parte di noi per sempre.

Tra le altre cose si diletta nell’esplorare dei repertori sottorappresentati, ci dica qualcosa a riguardo?

Per natura sono sempre stata una persona curiosa, in continua ricerca di ciò che sentivo che mancava a me e che potevo trasmettere agli altri.

Alcuni dicono che le opere musicali più suonate sono popolari perché sono le migliori e si sono innalzate al di sopra di ogni altra cosa.

Ma altri dicono che i pregiudizi di cultura, razza, genere ed età possono influenzare queste scelte.

Sono d’accordo con loro. Il poeta Percy Shelley ha affermò: “i poeti sono i legislatori non riconosciuti del mondo”. Questo vale anche per i musicisti perché anche noi siamo, In qualche modo poeti.

L’esecuzione e la registrazione di musica di compositori passati in un cono d’ombra può essere parte di un obiettivo più grande per determinare il cambiamento sociale. Ecco perché eseguo spesso musiche di compositori di origine africana e di entrami i sessi.

Nel 2015 ho pubblicato la prima registrazione della musica per pianoforte completa di Nathaniel Dett, un grande compositore afro-canadese del 20° secolo.

Le stazioni radio di tutto il mondo hanno presentano le opere di quell’album e sono felice che quel mio lavoro abbia contribuito a far conoscere meglio la sua meravigliosa musica.

Continuo questo lavoro scoprendo più creatori e dando vita al loro lavoro.

Nel mio sito web, www.clippererickson.com, sono descritti i miei lavori attuali.

Lei ha partecipato a molti concorsi, vincendo diversi premi, quali sono stati i più importanti per lei?

Penso che le competizioni “Busoni” e “Tchaikovsky” siano state le più impegnative e le più interessanti per me per vivere in posti meravigliosi e incontrare persone altrettanto valide sotto il profilo professionale e umano.

Ma ho deciso di lasciare l’esperienza delle competizioni in cassetto del mio passato, perché voglio essere fedele alla mia identità artistica e non cercare di immaginare cosa un giudice vorrebbe che facessi. L’individualità è importante per me e nella scelta del repertorio e nell’interpretazione.

Se guarda al suo passato quali sono le esibizioni lei ritiene le più importati per il suo sviluppo artistico e perché? 

Quando studiavo, ebbi la fortuna di ascoltare Horowitz e Rubinstein dal vivo, così come il mio insegnante John Ogdon. Quelle esibizioni rimarranno con me per sempre.

Nella mia vita esecutiva, due dei più memorabili esecuzioni sono state: la prima, il mio debutto a Los Angeles suonando il 2° Concerto di Prokofiev al Dorothy Chandler Pavilion, dove all’epoca si tenevano gli Academy Awards, la seconda le sonate per violino di Enescu alla Carnegie Hall con Lenuta Ciulei (vincitrice del Concorso Paganini). 

Entrambe furono grandi sfide pianistiche per me.

Tra le sale in cui quale è quella in cui si è sentito più in simbiosi?

Ovviamente la Carnegie Hall e il Kennedy Center e altri sono molto eccitanti per esibirsi, ma anche il War Memorial di Trenton, nel New Jersey, un’acustica meravigliosa, dove nel 1940 Rachmaninov vi suonò.  

Ma anche alcune delle mie esperienze predilette sono state nelle chiese, degli ambienti molto intimi. In questo tipo di ambiente, posso incontrare il pubblico personalmente e condividere con loro il mio amore per la musica e le mie idee.

A volte possono essere esperienze davvero memorabili.

E mai stato in Italia per suonare?

Sì, ho eseguito alcuni concerti in Trentino Alto Adige dopo aver vinto un premio al Concorso Busoni.

Spero anche di tornare a suonare in Italia e magari con i miei cari amici rumeni, Lenuta Ciulei e George Atanasiu, che suonano in un festival ad Orvieto con i quali feci quei concerti.

Cosa nel pensa del nostro paese?

Oh, gli americani amano l’Italia, soprattutto i musicisti e così anch’io. Dopotutto, l’America prende il nome da un esploratore italiano e il mio strumento, il pianoforte, è nato in Italia (nb. Bartolomeo Cristofori, Padova, 4 maggio 1655 – Firenze, 27 gennaio 1732).

La musica, l’arte, l’architettura, il vino, il cibo , la naturalmente, la storia, sono incredibili.

Tra l’altro la storia è la mia altra passione. In America la struttura più antica che si può vedere non ha più di 300 anni. In Italia ci sono edifici di migliaia di anni, per noi sono cose incredibili.

Purtroppo ci sono stati due anni molto difficili dovuti all’emergenza dovuta al covid, come li ha vissuti?

All’inizio, c’è stato un grande shock, tante cose sono successe molto velocemente e c’era molta paura. Molti dei miei amici sono rimasti molto delusi dalla cancellazione di tutti gli spettacoli e siamo stati chiusi nelle nostre case. Ma sono stato molto ispirato dall’ascoltare le storie degli italiani che cantavano dalle finestre in strada; lo spirito irrefrenabile della musica teneva insieme le persone quando erano separate.

Pertanto, ho decisi di provare ad esibirmi online e ho chiamato il mio programma “Music for the Soul” (Musica per l’anima). Trovai un negozio di pianoforti che mi permimse di entrare, ho chiesi a un amico videografo di montare una telecamera e ho suonai. Oh, abbiamo avuto dei problemi con Internet, ma è andò tutto bene ei miei ascoltatori hanno risposto con entusiasmo. Ho sviluppato “Music for the Soul” in una serie di concerti che presentano origini africane e compositrici donne combinate con famosi capolavori.

Finora abbiamo fatto sette concerti e nell’ultimo con il soprano Dominika Zamara ha fatto parte del progetto.

Sono stato molto felice e orgoglioso di aver suonato con lei e sono lieto di potermi esibire di nuovo per un pubblico dal vivo.Quindi, anche se è stato un periodo molto stressante, mi ha permesso di creare qualcosa di nuovo.

Sono stato anche molto fortunato a stare bene, anche se molte persone che conosco erano malate e una di loro ci ha lasciati.

Quali sono i suoi impegni attuali e futuri?

Lavoro spesso con i compositori su nuovi lavori e in particolare mi diverto a dare vita a musica inedita.

Qui a Filadelfia, la Network for New Music mi ha chiesto di presentare in anteprima una nuova sonata di Richard Brodhead, compositore emerito alla Temple University, dove tra l’altro insegno.

Sto anche lavorando alla registrazione di un nuovo CD di opere per pianoforte di Laurie Altman, una compositrice jazz che vive a Zurigo. Ho già registrato molti dei suoi lavori per l’etichetta NEOS a Monaco.

Le orchestre qui stanno ricominciando i concerti dal vivo, quindi ho alcune apparizioni di concerti in arrivo nella mia zona. A dicembre andrò a Birmingham, nel Regno Unito, per alcuni concerti e una master class.

Grazie Maestro per il tempo a noi dedicato

Enrico Bertato

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AttualitàEventiMusica

-7 Giugno 2022- 39° Premio Internazionale “Fontane Roma”.

Dominika Zamara

Lo storico Premio Premio della Capitale avrà luogo il 7 giugno 2022 alle ore 16:30 presso l’Aula Magna Augustinianum della Pontificia Università Lateranense in Via Paolo VI, 25 00193 Roma.

Arrivato alla sua 39° edizione l’appuntamento vede coinvolti personalità del mondo dell’Arte, Cultura, Istituzioni Europee, Diplomatici, Autorità Civili, Militari, Solidarietà, Lavoro, Sport.

Come l’anno scorso la serata sarà arricchita da un recital del soprano Dominika Zamara che è stata insignita del premio l’anno scorso), accompagnata alla chitarra classica da Hernán Navarro (Argentina/Spagna)

Il tutto guidato dal Presidente il Dottor Benito Corradini, il Presidente Onorario Sua Eminenza il Cardinale Marcello Semeraro e il Presidente della Giuria Sua Eccellenza il Monsignore Gianfranco Girotti.

Non sono ancora trapelate indiscrezioni sui nominati. 

Per il soprano sarà un grande onore cantare quest’anno per la premiazione, anche perché quest’anno sarà dedicato a Papa Giovanni Paolo II e Madre Tersa di Calcutta, due personalità molto importanti.

Dominika Zamara è da sempre molto legata a Giovanni Paolo II e in particolare alla sua celebre frase: Non Abbiate Paura”.

Chiudiamo questo breve articolo con una domanda :

Che effetto le ha fatto la nomina e il conferimento del Premio Fontane di Roma l’anno scorso?

“É stato molto importante per me ricevere il premio, oltre tutto l’anno scorsa era dedicato a Giuseppe Verdi, un compositore che adoro e spesso e volentieri eseguo quindi una doppia gratificazione per me.

Ringrazio il Dottor Corradini”.

Enrico Bertato

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“GTWO”al Salone Margherita è stata presentata la collezione F/W 2022-2023 del brand di Geolier, disegnata dal creative director Raffaele Morlando.

GTWO

Geolier, artista rap multiplatino, ha presentato la collezione F/W 2022-2023 del suo brand GTWO al Salone Margherita, luogo storico e prestigioso della città di Napoli, con una sfilata show curata nella direzione artistica da Alessio Menna. La nascita del brand, con il CEO e Founder Gaetano Palumbo (fratello di Geolier) e il creative director Raffaele Morlando e la scelta della location confermano che l’hip hop è un mondo in cui ci sono musica, arte, creatività e un modo di vestire che riflettono uno stile di vita ben preciso, nel rispetto del movimento artistico e culturale nato nel quartiere newyorkese del Bronx a partire dagli anni settanta del XX secolo.

«GTWO è un nuovo passo in un cammino che ho iniziato in questa mia vita artistica e, come ogni passo, l’ho compiuto insieme alla famiglia – racconta Geolier –. La mia famiglia è sangue, come Gaetano, mio fratello, il primo a credere in questo progetto e a volerlo, ma è anche un legame forte con chi mi è vicino da sempre nella costruzione della mia carriera e sono tutti fratelli di vita. GTWO è un racconto. Per quelli che come me, come noi, nascono in periferia niente è facile ma, al tempo stesso, niente è impossibile!

Ci vuole amore, passione, impegno e le cose accadono, soprattutto quando le fai con rispetto e professionalità. Siamo tutti molto giovani. GTWO avrà lunga vita non solo per il modo in cui nasce ma anche perché vuole rendere più forte il legame tra me e i ragazzi e le ragazze che mi ascoltano, che sono parte fondamentale del mio successo e che da oggi possono anche indossare la mia stessa giubba college, i miei stessi pantaloni.

Possono essere sempre più parte della mia vita, che è meravigliosa anche grazie a loro».

In questo nuovo progetto c’è tanto di Gaetano Palumbo. «L’idea di partenza è stata quella di voler creare un nuovo concetto dì streetwear capace di affascinare e conquistare chiunque – racconta Gaetano –. Uno streetwear che racconta una storia e che, proprio come il rap, dice la verità.

Non è un’operazione commerciale e speculativa, non è questo il senso di GTWO.

Mi piace pensare di dar vita a una rivoluzione e di diffondere un’immagine che crei amozioni. Emozioni vere, pure e forti, come quelle che stiamo provando noi della squadra GTWO, un progetto impegnativo ma vincente. È solo l’inizio di una nuova storia».

A disegnare la collezione, il creative director GTWO Raffaele Morlando, che ha proposto pantaloni tuta e pantaloni cargo, giubbe modello college americano, shirt manica lunga e corta, polo, felpe con e senza cappuccio, a cui, con scritte e disegni, ha affidato tanti messaggi.

Ci sono graffiti colorati, c’è l’icona di un uomo con la mascherina, per non dimenticare l’epoca Covid, e c’è la maschera da saldatore che lega il presente e il futuro di Geolier, ormai artista che scala le vette della classifiche nazionali, colleziona oro e platino e si afferma tra i rap più forti della scena, al suo passato da saldatore con la maschera che compare sui capi disegnati. Spazio anche alla pelle con trench, camice, pantaloni e guanti.

«Il valore di GTWO è profondamente radicato nell’unione tra la cultura di strada e i valori della moda – racconta Raffaele Morlando –. L’obiettivo è quello di trasmettere a chi parte da zero che la strada è il più grande trampolino di lancio per il successo. GTWO è un senso di appartenenza più che un brand di abbigliamento, rappresentiamo il riscatto per chi viene dal niente. La collezione F/W 2022-2023 ripercorre l’inizio della storia di Geolier: in fabbrica, sui banchi da lavoro, dove una mano di Emanuele era ricoperta dai calli della fatica, mentre l’altra era destinata a riscrivere la storia. I codici di abiti streetwear sono rivisitati e ricercati nel linguaggio visivo contemporaneo di GTWO, attingendo al concetto di immaginazione e creatività come la più pura forma di evasione, enfatizzando l’emblematico stile di riscatto idilliaco che si intreccia in armonia con la mia vision».

La regia della sfilata è stata affidata a Massimiliano Costabile; l’organizzazione dell’evento, a Giuseppe Ferrara, Stefano Margarita, Danilo Ruggiano e Raffaele Verde. I modelli sono stati truccati dallo staff della make up artist Ortensia Tropeano.

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GRETA LAMAY IN APERTURA DEL CONCERTO DI DANILO SACCO.

GRETA LAMAY

Sabato 7 maggio, Danilo Kakuen Sacco, ex leader dei Nomadi, terrà il suo concerto “Restart tour” al Teatro Ruggero Ruggeri di Guastalla (Reggio Emilia) e sarà proprio la giovane cantautrice Greta Lamay ad aprire le danze alla serata. Dalle ore 20:30 la vedremo in un pre-live con brani della musica italiana ed internazionale ed ovviamente anche suoi inediti estratti dal suo ultimo album dal titolo “Questa sono io” in distribuzione digitale e fisica.

Un altro grande traguardo per la giovane, che si è guadagnata questo posto importante dopo essere stata ascoltata dal grande Danilo, grazie anche all’occhio critico di Paolo Montanari, altro grande artista che si esibirà con la sua band durante il concerto e che ha sempre creduto nel talento e nella grande passione di Greta sin dalla prima apparizione della giovane negli studi di “Reggio Emilia Radio Web” in un programma condotto proprio da quest’ultimo.

Una grande occasione che soddisferà sicuramente le aspettative del pubblico che ormai è impaziente di conoscere un’artista emergente in un concerto di così grande impatto.

Ma il suo percorso non finisce qui, oltre ad aprire il concerto di un artista di così grande calibro, Greta ha già ricominciato da inizio aprile ad esibirsi per le nuove tappe del suo tour già iniziato la scorsa estate e che ha di recente visto un successo strepitoso a Calvenzano (BG).

Tante date estive sono già in programmazione nel calendario di Greta Lamay, e non solo, molti grandi progetti sono in arrivo. Se siete curiosi di sentirla, una sbirciatina sui suoi social vi mostrerà una lunga lista di appuntamenti oltre che a un sacco di canzoni settimanalmente prodotte e pubblicate!

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“VORREI” Il nuovo singolo della giovane cantautrice toscana : MAZY.

MAZY

Il testo è stato scritto dalla stessa Mazy insieme a Ugo Bongianni, che è coautore della parte musicale e ha curato la produzione e l’arrangiamento, 

“Vorrei” (UDB Carousel Records), il nuovo singolo della giovane cantautrice toscana MAZY, nome d’arte di Alice Santini, conferma la poliedrica cifra stilistica della cantautrice Toscana, caratterizzata da una vocazione pop con intense venature R&B, e da una scrittura intimista ricca di suggestioni visive.

Nel brano Mazy parla, attraverso le dinamiche di una crisi di coppia.

della mancanza di comunicazione tra le persone, tema, più che mai attuale

«I protagonisti di “Vorrei” sono un Lui e una Lei che, a causa di un’incomprensione, si chiudono in un silenzio fatto di sguardi – racconta Mazy – Il silenzio, a sua volta, genera ansia e dolore e la loro storia d’amore, tutto a un tratto, sembra perdere il colore per trasformarsi in un film in bianco e nero che nessuno dei due guarderà più.

Il sentimento che li univa diventa come “un bacio di Klimt senza l’oro intorno”».

Il videoclip di “Vorrei”, girato nel futuribile show-room della Gemeg ad Avenza (MS) dal team del Mindbox studio, si ispira alle immagini e ai giochi cromatici presenti nel testo, valorizzandone la portata metaforica.

L’allestimento scenografico e il concept sono opera dell’architetto Marco Francesconi, che spiega così l’idea e il complesso lavoro alla base del progetto.

«Il video si sviluppa intorno a un display: da una parte c’è la band che suona e dall’altra due ballerini che interpretano la canzone.

Questo schermo, costituito da migliaia di elementi traslucidi, permette straordinari giochi di luci e di ombre che richiamano le immagini di un film in bianco e nero.

Il grande pannello, inoltre, racchiude in sé un messaggio nascosto.

La combinazione cromatica del giallo e dell’arancio, infatti, crea una scritta in Braille che apparentemente non può essere letta da nessuno.

Il messaggio c’è ma non si può decifrare senza la giusta “sensibilità”, quella che spesso manca tra le persone che si amano e parlano la stessa lingua, ma non riescono a comprendersi.

Nel disegno in Braille, il titolo della canzone assume peraltro una ulteriore valenza: “Vorrei” dà inizio a una frase da completare, un augurio, una speranza che permetta a ognuno di leggere ciò che desidera nello schermo criptico in background».

Vorrei” vede la partecipazione, accanto a Mazy, di una formazione composta da alcuni giovani talenti del panorama musicale toscano: Leonardo Badiali (batteria), Fabio Angeli (basso), Pablo Gigliotti (chitarra), Francesco Saporito (tastiere). La band accompagnerà la cantautrice anche sul palco del prestigioso Teatro della Versiliana, dove si esibirà in concerto il prossimo 9 agosto.

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Il brano è accompagnato dal videoclip ufficiale è online su YouTube.

CREDITI

Testo: Mazy (Alice Santini)

Musica: Mazy e Ugo Bongianni

Arrangiamento: Ugo Bongianni

Voce: Mazy

Basso: Fabio Angeli

Batteria: Leonardo Badiali

Chitarra: Pablo Gigliotti

Tastiere: Ugo Bongianni e Francesco Saporito

Un ringraziamento speciale all’associazione Kreion Versilia APS

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Nasce una collaborazione tra Numa Echos e i Red Zebra, storica band belga post-punk anni ‘80

Numa Echos

Il frontman dei Red Zebra partecipa ad un videoclip con l’artista italiana Numa Echos: pianifica di lavorare insieme più spesso.

Peter Slabbynck, frontman dello storico gruppo belga post-punk Red Zebra ha registrato un singolo con l’artista new wave italiana Numa Echos e si è recentemente recato a Venezia per girare il video musicale.

Il musicista belga originario di Bruges è stato contattato dalla stessa Numa Echos l’anno scorso con la richiesta di collaborare alla sua canzone “Wasted items”.

Gli artisti hanno colto anche l’occasione per registrare presso lo studio Sub711 di Milano due canzoni, un nuovo featuring  ‘Over and Out’ e una versione speciale del classico brano dei Red Zebra ‘The Art of Conversation‘.

D’altronde quest’ultima canzone contiene un’introduzione  in italiano e Peter sognava da tempo di realizzare  una versione con un artista italiano.  “Vorrei portare Numa Echos in Belgio nell’estate del 2023 come ospite speciale alle esibizioni dei Red Zebra” – afferma Peter Slabbynck.

Crediti foto: Andrea Lux Ferre 

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Irene Mosca torna con un nuovo singolo “Adesso davvero” . 

Irene Mosca

“Adesso davvero”, parla di un amore purtroppo finito, e di lei che rinasce andando avanti e puntando tutto su di se stessa. (Leggerissima l’area che respirerò) pezzo della canzone. 

Un testo molto profondo che con la frase Adesso davvero (titolo della canzone) vuole stare a significare che ora è il momento di voltare pagina e rinascere! 

“Ho deciso che, non mi fermerò, anche se così io ti perderò “ 

Irene invita tutti a superare le delusioni che ci capitano lungo tutto il percorso della nostra vita e di concentrarsi su di noi.

Il sole dopo la tempesta arriva sempre a scaldare e a splendere bisogna solo saper aspettare e imparare a dare il giusto valore anche alle più piccole cose. 

Per Irene la musica è una VALVOLA Di SFOGO, il suo posto felice dove rifugiarsi quando nessuno riesce a capirla o quando vuole stare un po’ sola con se stessa. 

Il pezzo è stato scritto e musicalmente composto da Emiliano Cecere in arte jerico , autore di grandi nomi della musica italiani quali: Mietta, Alessandra Amoroso , Noemi , Antonino , Anna Tatangelo, Patty Pravo , Annalisa, Francesco Renga , Paola Turci, Elodie … 

Prodotto da Ronny Aglietti bassista di Alessandra Amoroso, Bianca Atzei e tanti altri altruisti importanti del panorama musicale.

Ogni volta che Irene canta si sente libera, nella piena consapevolezza di poter dire ciò che prova con la sua voce e si sente felice!

La musica la accompagna da sempre

ASCOLTA IL BRANO CLIKKANDO QUI

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AttualitàMusica

FILLY LUPO, LA TANGUERA PODCASTER…

FILLY LUPO

La passione per il tango di Filly Lupo ha trovato una nuova forma: il podcast.

La poliedrica performer milanese ha iniziato, infatti, la pubblicazione di una serie di audio-racconti dedicati al ballo di cui si è fatta ambasciatrice.
Si tratta di racconti che evocano il tango come genere musicale ma anche come filosofia di vita.
Grandi classici e brani meno noti diventano, dunque, la colonna sonora di storie, che attraversano tutto il ‘900 e che, quasi sempre, sono sospese tra l’Argentina e l’Italia.


Questo è il caso, ad esempio, del primo episodio intitolato Renato Cesarini, tanghi e gol al 90°, in cui la voce di Filly Lupo ripercorre la vita del calciatore nato a Senigallia, emigrato a Buenos Aires e diventato famoso con la maglia della Juventus per i gol al 90°.

CLIKKA QUI per ascoltare il podcast RENATO CESARINI

Naturalmente, il podcast spiega come nacque la famosa Zona Cesarini, del giocatore, però, viene ricordata
soprattutto la passione per il tango, che a Torino trovò una declinazione davvero speciale.


“I podcast danno valore alla parola, come il canto: è una forma di espressione che sento mia” spiega Filly Lupo “Del tango, poi, mi hanno sempre affascinato le biografie dei suoi protagonisti e gli aneddoti legati alle canzoni.

È nata così l’idea di realizzare questa serie di audio-racconti”.
Dopo la storia di Renato Cesarini, Filly Lupo ne ha raccontata una altrettanto originale e interessante: quella dell’incontro tra Enrico Caruso e Carlos Gardel.

CLIKKA QUI per ascoltare il podcast Enrico Caruso e Carlos Gardel.

È una vicenda risalente al 1915, che ha dato alla tanguera della Bovisa l’opportunità di combinare, ancora una volta, tango e canzone napoletana.
“Da dieci anni porto in giro il recital ‘Da Napoli a Buenos Aires’, in cui metto in connessione due mondi musicali che amo molto” sottolinea la cantante “Mi ha colpito scoprire in che modo Gardel e Caruso si conobbero e come entrarono subito in sintonia.

È stato emozionante rievocare il loro incontro, raccontandolo con parole e canzoni che fanno parte della mia identità artistica”.
Come gli altri, anche l’episodio dedicato a Gardel e Caruso fa parte del podcast “Racconti di tango”, disponibile su Spotify, Amazon Music, Apple Podcasts e sulle principali piattaforme di audio-racconti

Foto di STEFANO MOLASCHI

Cappelli di Steven’s Hats 

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