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Il mondo di Rossella Catapano Gioielli.


​Il marchio è diventato un punto di riferimento nella gioielleria contemporanea italiana, grazie a un’estetica che mescola il lusso dell’oro 18kt e dei diamanti con un design giocoso, simbolico e profondamente comunicativo.

​Partenopea nel DNA con un background d’eccellenza, Rossella si è formata all’Istituto Marangoni di Milano e ha lavorato per oltre otto anni nello staff di Gianni Versace.

Questa esperienza nell’alta moda ha influenzato il suo approccio al gioiello, che lei non considera un semplice accessorio, ma un vero e proprio “veicolo di tenerezza” e uno stato d’animo da indossare.

​I suoi gioielli sono famosi per essere emozionali e narrativi.
Le forme traggono ispirazione dal quotidiano e dal mondo dell’infanzia:
​Icone ricorrenti: Cuori, stelle, fulmini, gelati, lucchetti e manette.

Molti pezzi (come i celebri bracciali Handcuff) possono essere personalizzati con nomi, date o parole significative, rendendoli unici.

La produzione spazia dall’Oro 18Kt (con diamanti e pietre preziose) per la linea Fine Jewellery, all’Argento 925 per la linea più accessibile e trendy.

​Il brand ha una forte vocazione internazionale (molto apprezzato anche a Dubai)
La vendita avviene principalmente tramite l’e-commerce ufficiale e gioiellerie selezionate

www.rossellacatapano.com

The world of Rossella Catapano Gioielli:
​The brand has become a benchmark in contemporary Italian jewelry, thanks to an aesthetic that blends the luxury of 18kt gold and diamonds with playful, symbolic, and deeply communicative design.

​Neapolitan by nature with a background of excellence, Rossella trained at the Istituto Marangoni in Milan and worked for over eight years on the staff of Gianni Versace.

This experience in high fashion has influenced her approach to jewelry, which she considers not just a simple accessory, but a true “vehicle of tenderness” and a wearable state of mind.

Her jewelry is known for its emotional and narrative nature.
The shapes draw inspiration from everyday life and childhood:

Recurring icons: Hearts, stars, lightning bolts, ice cream, padlocks, and handcuffs.

Many pieces (such as the famous Handcuff bracelets) can be personalized with names, dates, or meaningful words, making them unique.

The production ranges from 18K gold (with diamonds and precious stones) for the Fine Jewelry line to 925 silver for the more accessible and trendy line.

The brand has a strong international presence (also highly regarded in Dubai).
Sales are mainly through the official e-commerce site and selected jewelry stores.

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Dubai: Francesco Merighi tra imprenditoria e Glamour.


In un contesto dove il business internazionale incontra il lifestyle del Golfo, la figura di Chicco (Francesco) Merighi si è imposta a Dubai come sinonimo di networking d’élite e innovazione tech-sportiva.
​Le sue “serate” non sono semplici party, ma eventi curati dove la comunità imprenditoriale italiana e internazionale si ritrova per scambiare visioni tra un cocktail e l’altro.

​Chicco predilige luoghi che riflettano l’anima della “Nuova Dubai”: un mix di lusso moderno e tradizione mediorientale.

​Il vero cuore delle serate di Chicco Merighi è la lista degli invitati.
Non si tratta di eventi aperti al pubblico, ma di raduni di “top player”:

Grazie alla sua storia con Goal.com e alla partnership con Fabio Capello, non è raro incontrare importanti ex calciatori dirigenti sportivi.

Le sue serate sono il punto di riferimento per i “nuovi expat” di successo: professionisti che hanno portato il gusto e il saper fare italiano negli Emirati.

​Il segreto del successo di queste serate risiede nella filosofia che Merighi ha esportato da Londra a Dubai:

Niente presentazioni noiose.

Il business si fa in modo organico, spesso davanti a un tramonto sul mare o in una lounge riservata.

Anche se il contesto è internazionale, il gusto per il dettaglio, la scelta del cibo e l’accoglienza riflettono sempre le radici italiane dell’imprenditore.

​Le serate di Chicco Merighi dimostrano come la città non sia solo cemento e centri commerciali, ma un luogo dove relazioni umane di alto livello possono generare startup milionarie.

Merighi suggerisce spesso di non fermarsi ai soliti posti turistici, invitando i suoi ospiti a scoprire il lato “genuino” di Dubai, come i tramonti o le notti nel deserto, che spesso diventano il prologo o il post-serata dei suoi eventi ufficiali.
Francesco Merighi e’ diventato un punto di riferimento importantea Dubai in una merropoli raccontata attraverso molti stereotipi, Chicco ha dimostrato come la sostanza Vince sull’apparemza.

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Casa Camperio, il nuovo spazio milanese : Non solo un ristorante, un luogo da vivere nell’arte.

casa camperio

Casa Camperio è un nuovo spazio milanese, a due passi da piazza Cairoli e dal Castello, come dal teatro della Scala, una posizione centrale per gli affari di giorno, la cultura e la vita mondana di sera. Il locale ha aperto a gennaio scorso ed è già diventato un punto di incontro grazie all’entusiasmo e alla professionalità di Andrea Lascatti, giovanissimo General Manager che si occupa della gestione e dello sviluppo della struttura per il Gruppo di ospitalità, formato da 6 soci con background ed esperienze diverse tra il mondo della finanza, del calcio e per l’appunto dei locali.

L’idea nasce dall’esperienza della famiglia nel 2010 con Fooding, locale che serviva Sushi e mozzarella a Peschiera Borromeo. Nel 2018 poi l’attività è stata venduta e Andre parte per Londra per studiare business management con l’idea di trovare un lavoro part time che lo potesse supportare; entra poi a far parte di una realtà unica come il Connaught Bar dove apprende l’arte dell’eleganza e della semplicità ingredienti fondamentali per creare momenti magici per gli ospiti.

La scelta di Casa Camperio è pertanto fortemente modellata dall’esperienza londinese nella creazione del concept e degli ambienti stessi strizzando però sempre un occhio verso New York.

Lo sviluppo è stato eseguito tra Milano e Londra e questo ha permesso un flusso di idee molto particolari con la necessità però di capire come renderle idonee al mercato Italiano, una delle sfide che oggi anche molti grandi hospitality brands si trovano ad affrontare soprattutto quando operano in settori retail hospitality high-end.

L’aria che si respira a Casa Camperio è quella di un club inglese, più decontracté, con un bell’affaccio sul giardino di rose curato dalla Signora Severnini, di origini giapponesi, la famiglia proprietaria dello stabile. Una serie di ambienti rivestiti di boiserie, legno a terra, colori caldi, design americano Anni Quaranta oltre ad alcuni elementi danesi, con divanetti dai toni arancioni, tanti oggetti scelti con cura, lontano da tendenze troppo modaiole come il retro di un bancone in legno che diventa una sorta di vetrinetta.

Gli spessori e i materiali danno il senso di solidità, del calore domestico ed evocano il senso di una storia che in realtà in questo caso è da costruire.

La tentazione è però di accordare istintivamente fiducia e non è solo una questione di entusiasmo; è anche la determinazione, la professionalità e una certa discrezione che fanno dire che è un locale che crescerà, che non esploderà come il fuoco di un momento, a giudicare dall’attenzione ai dettagli, all’idea di un arredo su misura stile Club room.

Alle pareti arte americana che risponde al gusto e allo stile della famiglia, collezionisti, legati professionalmente al mondo dei locali e dell’ambiente bar a partire dal padre di Andrea.

A settembre il programma è già tracciato con l’idea di realizzare mostre d’arte accogliendo emergenti e artisti più storicizzati e di dar vita ad eventi legati alla moda del mondo underground con tessuti da filiera ecosostenibile.

Tra le idee ad esempio l’organizzazione di cene a tema con una mise en place dedicata a tessuti particolari e vari momenti che si svolgono nei diversi ambienti compreso un défilé. La formazione professionale e le passioni di Andrea, che ha studiato a Londra, indubbiamente si avvertono.

Si parte al mattino quando alle 7.30 si cominciano a servire le colazioni nel caffè di fianco, ambiente del Seicento con soffitto a volte, per il residence della proprietà in uno spazio che sta già diventando un luogo di habitué della zona dove gli uffici sono numerosi; nello stesso ambiente si sta pensando oltre al pranzo veloce a un aperitivo con cocktail classici per andare incontro alla tradizione milanese.

Casa Camperio offre una doppia possibilità a pranzo per un pasto à la carte o un business lunch; quindi aperitivo con una cocktail list che ha delle signature importanti e sfiziose e infine un Casual Dining, formula che vuole indicare un’atmosfera rilassata e giovane anche se la frequentazione ha un’età che in genere parte dai trent’anni, mettendo d’accordo i palati più esigenti con la voglia di godersi la serata, a scelta tra la sala grande con la cucina a vista, una sorta di isola dove vengono preparati il sushi e i piatti principali e la sala più intima.

La cucina è creativa e si ispira alla tradizione giapponese maritandola a quella mediterranea per lavorare su qualcosa di dinamico che ai fornelli trova il dialogo tra lo chef Ruwan Livera e il sous-chef Mattia Amato, figure con un’esperienza molto diversa. Il primo, originario dello Sri Lanka ha lavorato vent’anni da Nobu a Milano; mentre il secondo, ventiseienne già con un curriculum di tutto rispetto, ha lavorato tra l’altro con lo chef Roberto Conti, ed è stato tra l’altro da Vittorio.

Al bar la collaborazione di Paolo Scialpi con una cocktail list originale e molto studiata che unisce alle preparazioni classiche il sapore, puntando sul gusto più che sul processo tecnico.

A livello di degustazione troviamo molto Oriente e ingredienti insoliti.

Fermandoci sui cocktail siamo stati colpiti in particolare da Oriental Riviera un drink che ha subito una serie di modifiche fino alla messa a punto definitiva.

Il Cocktail ha una base alcolica di Gin Portofino e Altamura Vodka distillato di grano pugliese; quindi una terza componente alcolica di Saint-Germain che conferisce una nota floreale; servito in un bicchiere tumbler basso con cubo di ghiaccio e coin di foglia di shiso come guarnizione.

Originale la scelta di combinare l’impiego della Vodka e del Gin con il burro, zeste di limone e lo shiso, basilico orientale, per esaltare la freschezza.

Il ménu, che si concentra sulla materia prima, è organizzato in sezioni, come capitoli che si possono leggere non in ordine, con La sezione crudi, quella della pasta e del riso, la portata principale e i sushi roll, privilegiando l’originalità in questo caso.

Tra i piatti in anteprima vi presentiamo un risotto con gamberi messi a crudo e leggermente cotti dal calore e limone fermentato.

A cura di Giada Luni

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“Sound of Silence” Strega Forte dei Marmi: Un Evento Indimenticabile Firmato Michael Rothling. Oltre 120 Ospiti VIP, Lusso e Cultura all’Evento dell’Anno al Remo Beach Club.

Michael Rothling

Sabato al Remo Beach Club di Forte dei Marmi, più di 120 volti hanno scattato una foto ricordo all’evento Monopoly firmato Michael Rothling. Il “Sound of Silence” ha incantato tutti, dagli imprenditori ai VIP, in una serata magica.

La novità dell’evento è stata sicuramente l’utilizzo delle 100 cuffie che hanno permesso a tutti gli ospiti di immergersi nel Sound of Silence. Tra gli obbiettivi del party di sabato c’era sicuramente la valorizzazione del territorio

tramite artisti come gli “Eddy Glaives”, di cui fa parte anche Massimo Melloni, che hanno creato la suggestiva statua di Mr. Penny Bags; ma anche Waro che, per l’occasione ha creato un quadro. Inoltre, il fantastico Photo Booth ha permesso agli ospiti di immortalare e condividere immediatamente i loro ricordi sui social, arricchendo l’esperienza dello stile Monopoly a Forte dei Marmi.

Una serata che oltre al divertimento, ha puntato veramente tanto sul territorio tramite piccoli ma efficaci accorgimenti; infatti: sono state presentate le nuove bottiglie d’acqua della Luxury Line di Fonte Viva, progettate dall’azienda Apuana; gli artisti, grazie a “Fly Forte dei Marmi “hanno fatto un giro in elicottero per ammirare la bellezza delle suggestive cave di marmo; e i palati degli ospiti sono stati deliziati da vini offerti dalle botteghe di R.G. Supermarket e dal pregiato PetNat creato da Guido Mori di Agricola Mori ,un capolavoro toscano dal nome intrigante, Birbante.

Numerosi anche gli ospiti d’onore, come: Ilaria Capponi, spesso sugli schermi Mediaset, il grande filantropo Artur Artom, noto per il suo Cenacolo Artom; ma anche Ben Dj, che ha lasciato segno incantando il pubblico all’evento con la sua musica. In occasione del party firmato Monopoly, Michael Rothling ha parlato anche del “Monopoly Forte dei Marmi” realizzato nel 2022: “L’edizione creata nel 2022, dedicata con affetto a mio padre, resterà unica.

La popolarità inarrestabile del Monopoli Forte dei Marmi si conferma anche sul mercato di seconda mano, dove già si può trovare a triplo del suo prezzo originale. – ha spiegato Rothling- Questa edizione limitata promette di rimanere un oggetto ambito e collezionabile.” Tuttavia, ha già in programma un nuovo evento firmato Monopoly in collaborazione con un brand italiano di fama internazionale promettendo un’altra serata da sogno all insegna della Dolce vita italiana .

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Lussospettacolosport

Dal connubio Arte e Tecnologia Nasce la supercar Bespoke: “Picasso, the GT Miracle”.

Picasso, the GT Miracle

Due artisti internazionali che dedicano un’opera d’arte a un bolide leggerissimo, iper veloce e…costruito in maniera sartoriale, come un vestito couture.
Giuliano Grittini e Enrico Dicò, the fire artist, hanno celebrato con due opere uniche la nuova
Picasso 660LMS, ideata da Stefano Picasso nel laboratorio-industria svizzero dove ingegneria, passione, creatività e valore si fondono per progetti realmente custom made
Milano presenta al mondo un’auto GT simile a un’opera d’arte, costruita come un capo couture ma capace di stupire per parametri tecnici.

Nasce la Picasso 660 LMS, supercar svizzera che unisce realizzazione Bespoke ed alte prestazioni: 660 indica i cavalli di potenza, LM ne descrive il DNA ispirato agli iconici prototipi che corrono a Le Mans e S vuole dire nata per correre su strada.
Ma con un guizzo di glamour…
Carrozzeria e telaio interamente in fibra di carbonio, 660CV da un motore 3.0 Twin Turbo V6, meno di 1.000 Kg di peso e oltre 900 Kg di carico aerodinamico.
La monoscocca laterale è costituita dal pannello in fibra più lungo mai realizzato per un’auto al mondo: 3,24 metri.
Firmata da Stefano Picasso, artista dell’automotive, capace di riportare il Gran Turismo ai primordi,
quandoi fondatori di scuderie leggendarie creavano prodezze di meccanica e acume ingegneristico per correre.

Ma con il valore aggiunto della bellezza e della sartorialità.
L’ultimo trend dell’iper lusso è infatti la Supercar sartoriale, alla cui costruzione può partecipare anche il cliente, portando a compimento il concetto di Bespoke.
La nuova Picasso è stata presentata insieme al team di Willdoo, network nato per creare nuove forme di marketing capaci di conciliare arte e mercato.
La nuova fashionable car rispetta anche l’ambiente: Il motore della LMS è costruito appositamente per Picasso da Autotecnica Motori, leader nella progettazione di motori nel FIA GT, Formula 2, Formula 3.
Si tratta di un 3.0 V6 twin turbo sviluppato in modo da sfruttare al massimo le prestazioni dei carburanti sintetici, apportando benefici immediati e misurabili in termini di contenimento e riduzione delle emissioni di CO2.
Picasso: la storia
Ready to race potrebbe essere il payoff di Stefano Picasso.
Ma non in mera accezione adrenalinica: la sua è una missione inscritta nel codice genetico.
Ha creato quel capolavoro –ancora prototipo, che prenderà vita sul mercato nel 2024- chiamato 660 LMS, con la forza della visione che lo accompagna dall’infanzia.
La sua prima macchina, un piccolo GT azzurro forgiato con il DAS, è scaturita dalle sue mani a 2 anni.
“Ho giocato a pallanuoto in serie A dagli 8 ai 22 anni, ho studiato qualche anno ingegneria navale e lavorato sulle barche a vela iniziando a seguire anche la parte cantieristica, ma non ho un curriculum da ingegnere meccanico né da designer. Però ho sempre avuto questa missione nel cuore: portare una macchina da corsa alla massima performance, senza intaccarne la bellezza”.

La determinazione e la precisione con cui l’immaginario di Stefano ha tracciato un disegno futuro, hanno incrociato l’acume di Robert Wild, uomo d’affari di caratura internazionale, collezionista.
“Robert ha raccolto la mia visione, ha compreso il mio intento e siamo cresciuti un tassello alla volta, con un focus preciso sulla parte ingegneristica e sul traguardo che volevamo raggiungere”.

La meraviglia qui non poggia sui soli dettagli meccanici, come il potentissimo gioiello di propulsione customizzato da Autotecnica Motori, o sulle skills che hanno consentito di ingegnerizzare una delle poche macchine al mondo con un telaio totalmente di carbonio: si tratta di una progettualità bespoke, che travasa i principi della sartorialità e della verticalizzazione produttiva nell’automotive.
Il polo produttivo di San Vittore, in Svizzera, è in grado di concepire e realizzare ogni elemento, tanto da avere comparti dedicati anche all’aerospaziale.
Ci sono ben 5 bespoke assembly stations che contribuiscono a comporre queste piccole opere d’arte e di ingegno , capaci di coniugare performance assoluta, valore estetico, sostenibilità.
“Non utilizziamo componenti after market, né ricarrozzate, ogni singolo pezzo viene creato da noi.
Questo approccio radicale ci consente altresì di lavorare su carburanti sintetici che portino innovazione anche nel contesto della sostenibilità”.
Come un purosangue, una macchina Picasso corre per vocazione, per genesi, muovendosisulla linea spazio tempo con la perfezione di un’alchimia.


Non a caso, al piccolo laboratorio di ingegneria meccanica sartoriale che crea i suoi capolavori in 2.000 metri di superficie, si sono avvicinati nomi come Pirelli e Sabelt, partner tecnici di Picasso.
“Nel passaggio dall’invito alla visita, i clienti rimangono vincolati anche umanamente all’approccio con il nostro mondo. Siamo una piccola azienda, un laboratorio di costruzione e ingegnerizzazione che offre non solo marketing, performance e numeri ma una dimensione partecipativa.
Il cliente può venire a montarsi la macchina, stare in officina con noi.
Abbiamo in previsione dei veri e propri training, per insegnare a chi guiderà la propria Picasso alcune cose essenziali, in un percorso che li porta a crescere insieme a noi”.


E siccome ogni macchina nasce per correre, sulla linea di arrivo del 2024 c’è Dakar, che Stefano Picasso correrà su una Suzuki.
Stefano Picasso, che rischia di essere uno dei più giovani imprenditori al mondo in questo ambito, testerà come sempre ognuno dei suoi prototipi.
Nel futuro di Picasso ci sono tanti progetti, tutti finalizzati al coinvolgimento della clientela e alla gioia della guida che sfida le capacità dell’uomo: 21 coupé e 11 roadster per i clienti stradali, a cui si aggiungono 11 GT1 solo da pista e infine il customer racing, per cimentarsi nella corsa.
Per ulteriori informazioni
www.picassoautomotive.ch
www.willdooproject.com

Pubblicazione in collaborazione con Giordana Sapienza.

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Il gioiello d’epoca da Cassetti a Forte dei Marmi.

Cassetti a Forte dei Marmi

A Forte dei Marmi la scelta è l’eleganza che non segue la moda e non ostenta il lusso ma racconta la storia: quella del gioiello d’epoca in mostra dal 29 luglio scorso fino a fine mese alla Boutique Cassetti Gioielleria e Orologeria.

Abbiamo avuto la fortuna di poter percorre un viaggio nella bellezza con Maria Grazia Cassetti a farci da guida che ha sottolineato come le persone tendano sempre più a seguire la moda e la riconoscibilità del marchio e sempre più focalizzate sulla qualità e certificazione delle pietre.

Andando a ritroso nel tempo invece troviamo la ricerca dell’unicità, l’apprezzamento del disegno e lavorazioni che appaiono come opere d’arte.

La moda però è anche una ruota che gira e torna seppur reinterpretata. In tal senso è importante saper vivere il gioiello adattandolo al tempo e reinventando il modo di indossarlo.

Abbiamo iniziato la nostra passeggiata nell’esposizione con un gioiello firmato da Renzo Cassetti per poi fermare lo sguardo su un anello storico di Gucci con le staffe di dimensioni importanti come spesso nel gioiello d’epoca.

Un grande spazio era dedicato in passato alle spille, oggi dimenticate, anche se si stanno riaffacciando nelle toilette delle signore grazie a un modo diverso di vestirle.

L’uso classico ne prevede l’applicazione su baveri di giacche e cappotti quando i tessuti erano più sostenuti o su vestiti appuntate da un lato sopra il petto.

Oggi tornano in vesti differenti. Tra le spille in mostra una a grappolo con perle e foglie degli Anni Sessanta e molti esempi di versatilità in un’epoca in cui il gioiello si conservava e passava di generazione in generazione.

Così la spilla poteva diventare un ciondolo o l’elemento centrale di un bracciale da indossare anche come collarino con un nastro di gros-grain.

È il caso ad esempio di un ciondolo con acqua marina nato come spilla, pietra molto apprezzata tra la fine degli Anni Cinquanta e l’inizio degli Anni Sessanta, poi ritenuta ‘povera’ e tra l’altro sempre meno reperibile come molte pietre.

A questo, come accennato, occorre aggiungere il fatto che sulle pietre si è sempre più esigenti.

Le ultime sfilate di moda di Chanel hanno aiutato il rilancio delle spille e anche dell’uso di monete nei gioielli e di cammei, indossati in modo estroso, con disinvoltura; così come il caso delle perle, con un ritorno significativo di quelle giapponesi dopo anni dominati dalle perle australiane.

Parlando di mode che tornano, il nostro sguardo è caduto su gioielli degli Anni Settanta dove domina il colore vivace, con cristallo di rocca e maglia a tubo di gas.

Molto raffinata una collana con una lavorazione preziosa, che crea una sorta di rete metallica con brillanti, dando quasi l’impressione di un tessuto. In esposizione anche alcune creazioni di David Webb come un anello scultura degli Anni Quaranta in cristallo di rocca. Sempre dello stesso periodo un anello della gioielleria francese con perla di grandi dimensioni, rubini e diamanti.

Da menzionare anche una creazione firmata Van Cleef e tre parure degli Anni Trenta rispettivamente con rubini, zaffiri e smeraldi colombiani, i più importanti.

L’impressione è un vero lavoro di creazione artistica al di là dell’importanza della materia prima, la finezza della lavorazione, l’arditezza degli accostamenti e, soprattutto, l’unicità quando vestirsi è esprimere una personalità non uno status, così come un abito di sartoria.

A cura di Ilaria Guidantoni

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“Diamante Hope”? No Grazie…

Diamante Hope

Il diamante Hope, ai più conosciuto come” Blu di Francia” per il suo intenso colore, ha un peso di 45,52 carati.

Questa splendida gemma pare porti con se una maledizione: infatti legate a questo diamante ci sono  almeno 20 decessi avvenuti per le più svariate cause e la rovina economica di coloro che sono riusciti a sopravvivere al potere negativo della gemma.

Ci limitiamo a raccontarvi la prima sventura per poi lasciare ai lettori il piacere di scoprire le rimanenti attraverso il web…

Alla statua Rama-Sitra se ne attribuisce la “colpa”, fu lanciata una maledizione sulla pietra quando un mercante francese, tale Jean-Baptiste Tavernier decise di  disincastonarla da un suo occhio.

La ricchezza che il diamante  portò al mercante  fu sperperata dal figlio e quando  tentò nuovamente di fare fortuna tornando alla ricerca di altre gemme, morì durante il viaggio verso l’India……

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-Torino- Cloud9 a Villa Sassi, American Bar dal sapore retrò unico nel suo genere.

Cloud9 a Villa Sassi

Nella splendida città di Torino  parafrasando una aforisma di Eraclito, “Panta rei”, tutto scorre, e il Cloud 9 ne è una prova evidente, il passato prende forma e si trasforma

Dalla caoticità della città, ma che in realtà  a due curve dal centro, entrare al Cloud9, a Villa Sassi ti teletrasporta nella Grande Mela,  il parco racconta la storia di una delle ville più importanti della città , un luogo storico che profuma di Italia, ma appena varchi la soglia del locale , vieni catapultato nelle atmosfere che ricordano inevitabilmente i migliori club  di Manhattan

Insomma la splendida e storica Villa Sassi è una cornice perfetta .per il nuovo  Cloud9, american bar unico nel suo genere per Torino.

Diverse sono le sale comunicanti, che si rincorrono tra una sala privata accessibile solo su prenotazione nella quale puoi gustare un sigaro o degustare il migliore dei liquori e non solo, la cantina del Cloud9 non ha davvero eguali , , e una terrazza prospicente il parco , tutto a dimensione d’uomo, dove ogni dettaglio è curato con estrema  sensibilità, nulla lasciato al caso

.

Gli arredi sono un mix tra retrò e design, carte da parati che si miscelano con i colori delle pareti e il sapiente utilizzo di specchi anni 30 che regalano inaspettati giochi di luci e scorci del locale riflessi…

Il protagonista del locale non poteva che essere il bancone…

La cucina, capitanata dal giovane e talentuoso chef Alessandro Braga, regala piatti inaspettati per design e gusto, e dietro al bancone Roberto Palestini, ,nonostante la giovane età, si dimostra uno dei barman più preparati in Italia.

L’ultimo tocco indispensabile per il successo di un locale, è il servizio, eccellentemente orchestrato dal restaurant manager Andrea Busca, ogni persona  a disposizione del cliente all’interno del locale è cortese, preparata e sempre sorridente.

Insomma , se passate da Torino , non potete non fare un salto al Cloud9 , una vera experience da vivere e soprattutto da gustare con occhi e palato ..

CONTATTI

Indirizzo: Strada al Traforo di Pino 47

Telefono: 328 18 30 574

Mail: booking@cloud9villasassi.com

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AttualitàLussoModa

Annalisa Macina, non solo Web…

Annalisa Macina

Il Mondo del web è popolato da diverse professionalità, Wl Magazine ha scelto di conoscere meglio Annalisa Macina, Modella, influencer, testimonial, lasciamo che sia lei a raccontarsi attraverso le risposte alle nostre domande:

Cos’è per te la moda?

Oggi si può parlare di moda non solo nel campo dell’abbigliamento ma un pò in ogni ambito della nostra vita, dall’alimentazione all’arredamento, dalle discipline sportive (oggi è di grande tendenza il Paddle anni fa era il Pilates) ai generi musicali (oggi c’è la Trap music ieri c’era il reggaeton).

Essendo noi per definizione una società di massa ci troviamo a seguire tutti gli stessi dettami con lo scopo di sentirci più fashion o semplicemente più “adeguati” alla società in cui viviamo.

Per quanto mi riguarda questo concetto non mi apparterrà mai, nel caso dell’abbigliamento indosso sempre ciò che desidero spaziando tra vari stili diversi che mantengono la mia identità e non quella che le passerelle richiedono.

Pertanto, la moda andrebbe presa e vissuta come espressione di sè.

Il tuo primo contatto con la moda?

Il mio primo contatto con la moda è stato senza dubbio l’armadio di mia madre.

Da bambina rimanevo sempre estremamente affascinata  da questa esplosione di colori e di tessuti che traboccavano dal suo armadio, tutto in stile rigorosamente anni ’70.

A questo periodo fece seguito subito la moda degli anni ’80 dove era di grande tendenza il culto l’eccesso, l’opulenza,dove si vedevano  in tv i primi videoclip e si andava a scuola in total look Madonna.

Per quanto mi riguarda il decano più di tendenza mai vissuto.

3 Capi che non possono mancare nel guardaroba di una donna?

Premesso che ridurre a soli 3 capi “must have” il guardaroba di una donna è un impresa davvero ardua ma dovendo scegliere senza ombra di dubbio terrei una camicia bianca che rappresenta il capo versatile per eccellenza, puoi abbinarlo con una longuette o con un pantalone e dei decolletè vertiginosi ed hai svoltato la serata.

Un tubino classico da arricchire con accessori vistosi o mantenere sul low profile se dobbiamo recarci ad una cena di lavoro;.

Ed infine il jeans che credo sia l’unico capo impossibile non trovare in un armadio, lo indossa la donna slim più che una curvy, ha infiniti tipi di lavaggi e vestibilità, sa soddisfare esigenza ed ogni occasione e poi è un evergreen, meglio di così.

Quali sono i prodotti che non possono mancare nel beauty di una donna?

La borsa di una donna, o anche un beauty, per quanto mi riguarda dovrebbe avere un pozzo senza fondo proprio perchè quotidianamente porto con me tante di quelle cose in virtù del “perché non si sa mai”.

Ciò che scegliamo di avere sempre con noi credo sia un concetto molto personale perché scegliamo sulla base delle nostre esigenze; dovendo consigliare direi sicuramente un gloss (o un rossetto nude) , il mascara, un elastico per i capelli, una crema super idratante ed un campioncino del nostro profumo preferito.

Scelgo cose che si prendono cura e valorizzano il mio viso e che soprattutto sono il nostro biglietto da visita,la prima cosa che noti quando incontri qualcuno.

Alla fine poi, ci sarà sempre qualcosa che rovistando nella borsa ci arrabbieremo di non aver portato con noi, siamo donne, siamo fatte così.

Se potessi parlare con un grande del passato chi e di cosa?

Dei grandi del passato parlerei per ore con Marilyn Monroe ,per la precisione con Norma Jeane Backer, scelgo la donna e non la “femme fatale” che hanno costruito su di lei i film interpretati e le numerose copertine dei giornali.

Le chiederei di raccontarmi delle sue evidenti fragilità camuffate tra le sue splendide curve, del suo rapporto perennemente tormentano con gli uomini che ha avuto ove è passata da moglie maltrattata ad amante rinnegata; vorrei sapere dove trovava la forza di ingerire numerosi psicofarmaci per poi andare sul set e vestirsi dei panni che l’hanno resa celebre, anzi un mito.

Credo che lei sia la più degna rappresentazione della dicotomia tra essere e apparire.

Il tuo primo servizio fotografico?

Difficile dimenticare il mio primo servizio fotografico, avevo 19 anni (un po’ tardi per iniziare a fare la modella) ma mio padre era molto geloso di me e non gradiva questo tipo di esposizione, una volta diventata maggiorenne mi contattò subito un fotografo per un catalogo in lingerie, lì per lì ero reticente, essere per la prima volta semi nuda davanti l’obiettivo non mi convinceva ma il fotografo insistesse dicendomi che vedeva in me molta espressività e capacità, difatti così è stato e da allora non mi sono più fermata.

Preferisci stare davanti un obiettivo o una telecamera ?

Credo che l’obiettivo della macchina fotografica riesca a farmi esprimere al meglio in quanto con un istantanea cattura molte sfaccettature di me, che non sono date solo dal vestito che indosso ma anche dall’intensità espressiva che provo a dare.

La telecamera invece a parer mio necessità di continuità, c’è una scaletta o comunque un programma da seguire e non la sentirei mia.

Come concili la vita privata con una tua continua esposizione ai commenti sui social ?

Bella domanda, tocca un tasto un po’ostico, nel senso che quando ricevi quotidianamente proposte e commenti di ogni tipo sui social c’è bisogno di avere accanto un uomo davvero con le spalle larghe o comunque che non sia per natura geloso. Comprendere che faccia tutto parte “del gioco” è fondamentale per avere un rapporto sereno e non dover scegliere tra lavoro e sentimenti.

Il talento e la bellezza possono bastare?

Si tratta in entrambi i casi di doni che ci ritroviamo ma che non ci siamo conquistati, e possono bastare ma solo se sfruttate al massimo nel percorso del raggiungimento del nostro obiettivo personale o di squadra.

Quante volte abbiamo sentito dire, aveva molto talento ma non l’ha saputo sfruttare, mi viene da pensare anche a grandi artisti che per scelte di vita sbagliate anche buttato via carriere o peggio ancora la propria vita.

Non in ultimo io ci metterei quel pizzico di fortuna che quando c’è è sempre meglio.

Come è cambiato il lavoro con l’avvento dei social?

Ormai una qualunque piccola o media impresa deve promuovere i propri prodotti e servizi con i nuovi strumenti digitali ,l’importanza di essere presenti sul mercato attraverso le reti sociali è una prerogativa imprescindibile per poter arrivare in contatto con milioni di persone in tutto il mondo. Il focus è farsi trovare prima che scelgano qualcun altro.

Non di minore importanza è divenuta anche la selezione di un candidato  da parte dei recruiter aziendali sui profili social del potenziale candidato (in termini di post, video,foto)  tutto questo  al fine di reperire il maggior numero di notizie (anche personali) e capire se possa essere in linea o meno con le esigenze aziendali.

Tutto ciò è divenuto pura realtà anche se un po’ scomoda.

Quando sei entrata nel mondo dei social e perché?

Era il 2011 quando mi iscrissi per la prima volta ad un social network ,Facebook, lo feci per curare i miei rapporti interpersonali, restare in contatto con amici di vecchia data, passare il tempo nei momenti di relax , per spiare il mio fidanzato, insomma era un mezzo comodo per 1000 usi.

All’epoca ero completamente a digiuno di tutte le varie strategie di marketing che vi erano dietro e che oggi utilizzo con molta dimestichezza soprattutto su Instagram (social di cui 5 anni fa dicevo no io mai !!)

Ma poi ti rendi conto che quando lavori con la tua immagine non puoi non esserci, personalmente non condivido tutto con i miei follower , cerco sicuramente il contatto, l’interazione ma sempre nei limiti della mia privacy, ad esempio non troverete mai una mia foto col mio fidanzato (anche perchè ha il livello di socievolezza di un orso).

Ho costruito una gallery dove ci sono alcuni dei miei lavori, non mi piace lasciare nulla al caso, non mi faccio selfie o stories  in ogni dove perché bisogna stare sul pezzo, preferisco curare il dettaglio, ed un occhio attento e di qualità la differenza la sa riconoscere.

Grazie Annalisa per la piacevole ed esaustiva chiacchierata

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”IL Salotto di Milano” martedi  7 Settembre DSV DI SARNO: QUANDO IL TAPPETO DIVENTA UN’OPERA D’ARTE.

DSV DI SARNO

Sessantanni di passione per la famiglia di Sarno coincidono con la ricorrenza dei 60 anni della manifestazione del salone del mobile, grande banca del design di Milano.

Occorre saper scegliere tra le mille proposte quella veramente giusta, saper individuare il pezzo che nel tempo diventerà sempre più raro ed importante.

Per farlo servono tutte assieme tante qualità: intuito, talento e passione che, legate dall’esperienza, formano il cacciatore perfetto di rarità.

il tema dell’edizione 2021 e’ forme dell’abitare per fare il punto sulle trasformazioni in corso negli spazi abitativi

DSV DI SARNO da Caserta, Vercelli, Cortina, ora approda a Milano.

La Maison propone da sempre, tappeti rari e unici, arazzi antichi, e ora  dedica una collezione al Design che presenta in anteprima  per gentile ospitalità de

”IL salotto di Milano’‘ martedi  7 Settembre, che rimarra’ la sede permanente

Tappeti alla ricerca del connubio moderno design di qualita,attraverso soprattutto la personalizzazione su commissione creata grazie ad un consolidato rapporto tra designer e artisti.

Fantastic Spots:

Una combinazione eccezionale di arte astratta e tecniche di lavorazione tradizionali, questo splendido tappeto vanta un design accattivante da caratterizzato da una tavolozza di blu e grigio .

Realizzato a mano in India utilizzando la tecnica di annodatura iraniana 10×10 (100 nodi per pollice quadrato).Combina lana della Nuova Zelanda e fili di pura seta Cinese su un ordito e una trama di cotone

Mis. cm. 270 x x360 circa

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