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Ludmilla Voronkina: Dalle Passerelle all’Arte

​Ludmilla Voronkina Bozzetti non è solo una top model internazionale, ma una vera e propria musa contemporanea che ha saputo trasformare la moda in un linguaggio artistico.

Nata a Sochi, sulla riva russa del Mar Nero, ha iniziato a calcare le passerelle a soli 13 anni, viaggiando tra Parigi, Tokyo e Milano, città che oggi chiama “casa” da oltre tredici anni.
​Un’Icona di Eleganza e Impegno
​Sposata con l’imprenditore milanese Giovanni Bozzetti, Ludmilla è una figura centrale del jet set italiano.
La sua carriera è un mosaico di successi: dopo aver sfilato per i giganti del lusso come Armani, Dolce & Gabbana e Roberto Cavalli, ha scelto di dedicarsi a progetti fotografici d’autore che raccontano storie profonde.


​La sua capacità di bucare l’obiettivo l’ha resa la protagonista di mostre ed eventi di respiro internazionale:
​Il sodalizio con Max Vadukul: Nel progetto “Through Her Eyes – Timeless Strength”, Ludmilla si spoglia dei panni della modella tradizionale per interpretare la forza delle donne attraverso 40 ritratti in bianco e nero.


Un viaggio che intreccia la sua storia personale con le radici della sua terra d’origine.
​Omaggio all’Italia: Con la recente iniziativa “Italia di Moda”, scattata da Andrea Varani, ha celebrato la bellezza delle 20 regioni italiane. Un racconto visivo che unisce l’alta moda ai paesaggi più suggestivi del Bel Paese.


​Oltre la Bellezza: Il Cuore e la Ricerca
​Ludmilla è anche un’attiva sostenitrice della solidarietà.
Collabora strettamente con la Fondazione Umberto Veronesi, mettendo spesso all’asta le sue opere fotografiche per finanziare la ricerca scientifica contro i tumori femminili, dimostrando che l’estetica può essere un potente veicolo di sensibilizzazione.

Ludmilla Voronkina: From Catwalk to Art

​Ludmilla Voronkina Bozzetti is not just an international supermodel, but a true contemporary muse who has transformed fashion into an artistic language. Born in Sochi, on the Russian shores of the Black Sea, she began walking the runways at just 13 years old, traveling between Paris, Tokyo, and Milan, the city she has now called home for over thirteen years.
​An Icon of Elegance and Commitment
​Married to Milanese entrepreneur Giovanni Bozzetti, Ludmilla is a central figure in the Italian jet set.
Her career is a mosaic of successes: after walking for luxury giants such as Armani, Dolce & Gabbana, and Roberto Cavalli, she chose to dedicate herself to auteur photography projects that tell profound stories.

​Her ability to shine through the lens has made her the focus of international exhibitions and events:
​The partnership with Max Vadukul: In the project “Through Her Eyes – Timeless Strength,” Ludmilla sheds her traditional modeling cloak to portray the strength of women through 40 black-and-white portraits.

A journey that intertwines her personal story with the roots of her homeland.
​Homage to Italy: With the recent “Italia di Moda” initiative, photographed by Andrea Varani, she celebrated the beauty of Italy’s 20 regions. A visual narrative that combines high fashion with the most evocative landscapes of the Bel Paese.
​Beyond Beauty: The Heart and Research
​Ludmilla is also an active supporter of solidarity.

She collaborates closely with the Umberto Veronesi Foundation, frequently auctioning her photographic works to fund scientific research into women’s cancers, demonstrating that aesthetics can be a powerful vehicle for raising awareness.


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AttualitàculturaFotografiaModa

Nasir Khan: un volto dietro l’obbiettivo.

Nasir Khan rappresenta l’evoluzione perfetta di chi ha vissuto la bellezza davanti all’obiettivo e ha poi scelto di dominarla da dietro la lente.

La sua transizione da modello professionista a fotografo lifestyle non è stata solo un cambio di carriera, ma un’estensione naturale della sua sensibilità estetica.

​L’occhio di chi conosce la scena avendo calcato passerelle e set fotografici, Nasir possiede un vantaggio raro: la consapevolezza dello spazio.

Sa esattamente cosa prova un soggetto davanti alla fotocamera, riuscendo a guidare i modelli con un’empatia che trasforma una semplice posa in un momento autentico.

​Il lavoro di Nasir Khan si muove costantemente tra tre pilastri fondamentali:
​Volti : La sua ritrattistica è intima.

Non si limita a catturare i lineamenti, ma cerca l’emozione pura. La sua esperienza nella moda traspare nel modo in cui scolpisce i visi con la luce.
​Corpi : C’è una fisicità scultorea nei suoi scatti. Il corpo umano è trattato come un elemento architettonico, dove muscoli, curve e pelle diventano paesaggi da esplorare.
​Skyline : Le città sono i suoi secondi soggetti.
Il caos ordinato delle metropoli.
Le sue skyline non sono mai fredde cartoline, ma scenari vivi che interagiscono con l’osservatore.


​A differenza della fotografia di moda pura, spesso rigida e artificiosa, il lifestyle di Nasir è dinamico.
Le sue foto sembrano frammenti di una vita vissuta.
​”La sua fotografia è un dialogo costante tra la perfezione estetica della moda e l’imprevedibilità della vita quotidiana.”

Le sue composizioni sono pulite, moderne e cariche di una tensione narrativa che invita chi guarda a chiedersi cosa sia successo un istante prima e cosa accadrà un istante dopo lo scatto

Nasir Khan: a face behind the camera

Nasir Khan represents the perfect evolution of someone who experienced beauty in front of the lens and then chose to master it behind it. His transition from professional model to lifestyle photographer was not just a career change, but a natural extension of his aesthetic sensibility.

​The eye of someone who knows the scene
​Having walked the runways and been on photo shoots, Nasir possesses a rare advantage: spatial awareness.

He knows exactly what a subject feels in front of the camera, guiding models with an empathy that transforms a simple pose into an authentic moment.

​Nasir Khan’s work constantly moves between three fundamental pillars:
​Faces: His portraiture is intimate. He doesn’t simply capture features, but seeks pure emotion. His fashion experience shines through in the way he sculpts faces with light.

Bodies: There’s a sculptural physicality in his shots. The human body is treated like an architectural element, where muscles, curves, and skin become landscapes to explore.
Skylines: Cities are his second subjects.
The ordered chaos of metropolises.
His skylines are never cold postcards, but living scenarios that interact with the viewer.

Unlike pure fashion photography, often rigid and artificial, Nasir’s lifestyle is dynamic.
His photos seem like fragments of a life lived.
“His photography is a constant dialogue between the aesthetic perfection of fashion and the unpredictability of everyday life.”

His compositions are clean, modern, and charged with a narrative tension that invites the viewer to question what happened a moment before and what will happen a moment after the shot


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culturaEventiMusica

DUBAI: Il Martedì a Cinar Villa un appuntamento da non perdere


​C’è un luogo a Dubai dove il martedì sera non è semplicemente una data sul calendario, ma una destinazione dello spirito.
Varcare la soglia di Cinar Villa significa entrare in una dimensione dove l’accoglienza non è apparenza, ma un’arte antica.

​Al centro di questa esperienza c’è la figura del padrone di casa.
Con una naturalezza rara, egli trasforma la villa in un palcoscenico di incontri autentici, dove ogni ospite non è un numero, ma parte di un’armonia corale.

La sua capacità di accogliere è il vero motore di queste serate: un misto di calore, discrezione e quella visione generosa che permette alle persone di sentirsi, finalmente, a casa propria pur essendo nel cuore di una metropoli cosmopolita.

​E’ la musica a scandire il battito della serata. Ogni martedì, le selezioni degli artisti non sono un semplice sottofondo, ma una trama narrativa del tempo in Villa Cinar.
​Atmosfere avvolgenti che invitano al dialogo.
​Ritmi ricercati che sottolineano l’amore e la passione per la musica e il bello.

​In queste serate, la musica e l’ospitalità si fondono in un unico linguaggio.

Si ascolta, si osserva, si condivide.

Non serve altro per capire che il valore di un incontro risiede nella qualità del tempo che decidiamo di dedicargli

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Le Stanze dell’Arte 2026. Un viaggio immersivo nella creatività contemporanea.

Dal 20 febbraio all’8 marzo 2026, Palazzo Fruscione a Salerno ospiterà la quinta edizione di Le Stanze dell’Arte, rassegna curata da Luciano di Gianni Flusso Contemporary Art, con la direzione artistica di Olga Marciano, che conferma il suo ruolo di punto di riferimento per la comunità artistica e culturale.
La serata inaugurale, prevista per venerdì 20 febbraio alle ore 18:30, si preannuncia come un momento di viva partecipazione, in grado di guidare il pubblico in un percorso espositivo vario e sorprendente.
La conduzione di Concita De Luca e la partecipazione del Coro T’Incanto, diretto da Antonella Zito, con le esecuzioni al pianoforte di Roberto Marino e alle percussioni di Biagio Marinelli, creeranno un’atmosfera accogliente, dando subito il tono a una rassegna che privilegia il dialogo tra linguaggi diversi dell’arte contemporanea.

La forza di Le Stanze dell’Arte risiede nel suo format innovativo. Diversamente dalla tradizionale mostra collettiva, ogni artista dispone di una stanza dedicata, concepita per raccontare in modo completo la propria ricerca, tecnica e poetica.

Questo approccio consente di apprezzare l’individualità di ciascun percorso creativo, favorendo al contempo un confronto stimolante tra espressioni artistiche differenti.
Tra le novità di questa edizione, una stanza sarà interamente dedicata a una collettiva di artisti emergenti, con l’obiettivo di garantire loro un’importante occasione di visibilità e riconoscimento nel panorama dell’arte contemporanea.
All’interno del percorso espositivo, le iniziative proposte lungo tutto il periodo della mostra si rivelano particolarmente interessanti e coinvolgenti.
Sabato 28 febbraio, per esempio, il progetto Silver Soul unisce arti visive, teatro e musica. L’artista Olga Marciano, l’attrice Cinzia Ugatti e il musicista compositore Jacopo Martone accompagneranno il pubblico in un’esperienza multisensoriale che invita anche a condividere momenti di convivialità, sorseggiando un tè insieme.


Venerdì 6 marzo, la rassegna propone due momenti di grande interesse: Spoiler d’Artista, un format originale che svela ciò che di solito resta nascosto dietro l’opera, tra intuizioni improvvise, dubbi, ossessioni e piccoli segreti mai raccontati, e Il Fantasma del Palazzo, un percorso suggestivo in cui la mostra si anima di presenze simboliche e inattese, dando vita a un gioco di percezioni e narrazioni tra spazio e opera.
La rassegna si chiuderà domenica 8 marzo con la premiazione finale e la consegna di attestati e catalogo, un momento di valorizzazione del percorso creativo degli artisti e della partecipazione del pubblico.
In parallelo, non mancheranno incontri dedicati alla ceramica con Roxana Esposito, che permetteranno di approfondire e dialogare con la materia e le diverse tecniche artistiche.
Gli orari di apertura della mostra, studiati per garantire la massima fruibilità, saranno dal martedì al giovedì dalle 17:30 alle 20:00 e dal venerdì alla domenica dalle 11:00 alle 13:00 e dalle 17:30 alle 20:00, con il lunedì giorno di chiusura.
Con il suo equilibrio tra individualità espressiva e dialogo tra linguaggi diversi, l’evento Le Stanze dell’Arte rappresenta una finestra aperta sulla scena contemporanea, capace di regalare al pubblico un’esperienza immersiva e coinvolgente.

Grazie alla varietà delle iniziative, alla cura degli spazi espositivi e alla presenza di artisti emergenti e affermati, Le Stanze dell’Arte conferma la sua identità di progetto innovativo e inclusivo, e coinvolge visitatori e operatori culturali in un autentico dialogo con l’arte contemporanea.

Artisti partecipanti:

Laura Bruno, Anna Ciufo, Lello D’Anna, Antonio De Chiara, Dario Di Martino, Roxana Esposito, Maria Fontanella, Stefania Frigenti, Anna Nuzzo Grisabella, Giuseppina Irene Groccia, Elena Lembo, Olga Marciano, Antonio Mariconda, Nicola Pellegrino, Anna Quaglia, Giulia Reale, Maria Scotti, Regina Senatore, Pasquale Siano, Barbara Spatuzzi, Sabrina Tortorella, Silvana Valse.

Stanza Collettiva:
Francesco Avvisati
Peppe NocerinO
Omaggio a Maria Di Filippo

Media Partner: L’ArteCheMiPiace

Scopri qui l’elenco completo degli artisti partecipanti e tutte le informazioni a loro dedicate:

https://www.stanzedellarte.com/artisti-partecipanti

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culturaEventiFood & BeverageSenza categoria

Dubai: Franji Caffè e il Catering e’ servito…

Franji Caffè

Franji Caffè rappresenta l’essenza della convivialità nel cuore vibrante di Dubai.
Più che una semplice caffetteria, è un rifugio metropolitano dove l’eccellenza delle materie prime e la cura per il dettaglio creano un’esperienza sensoriale unica.


​Un successo fondato sulla visione del titolare Sam, che supervisiona personalmente ogni aspetto dell’attività.
Con una dedizione assoluta, Sam sceglie e crea personalmente ogni singolo prodotto gastronomico, garantendo che ogni sapore rispecchi i suoi altissimi standard di qualità e originalità.
​Un team altamente qualificato che accoglie ogni ospite con professionalità impeccabile.
Il servizio di ​Catering e’ una proposta raffinata e su misura, ideale per rendere memorabile ogni evento privato o aziendale.


​Per chiudere il cerchio non poteva mancare un servizio di consegna rapido e curato, che porta la perfezione di Franji direttamente a casa o in ufficio.
​Franji Caffè si conferma la stella polare dell’ospitalità d’élite a Dubai: il luogo dove la passione personale diventa eccellenza da gustare

English Version

Franji Caffè represents the essence of conviviality in the vibrant heart of Dubai.

More than just a coffee shop, it's a metropolitan retreat where excellent ingredients and attention to detail create a unique sensory experience.

​A success founded on the vision of owner Sam, who personally oversees every aspect of the business.

​With absolute dedication, Sam personally selects and creates every single gastronomic product, ensuring that every flavor reflects his extremely high standards of quality and originality.

​A highly qualified team welcomes every guest with impeccable professionalism.

​The catering service is a refined and tailored offering, ideal for making any private or corporate event memorable.
​To complete the experience, a fast and attentive delivery service is a must, bringing Franji perfection directly to your home or office.

​Franji Caffè confirms its position as the guiding star of elite hospitality in Dubai: the place where personal passion becomes savoury excellence.
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Arteculturaeccellenze italianeModaSenza categoria

DUBAI: Saints Studio e Angelo Accardi, quando la moda dialoga con l’arte.

Il connubio tra Saints Studio e l’artista Angelo Accardi a Dubai rappresenta l’incontro perfetto tra streetwear d’avanguardia e arte contemporanea internazionale.

Le serate d’arte organizzate da Eden Gallery hanno celebrato il legame profondo tra il brand e l’universo artistico di Accardi.
Il brand non si limita a vestire, ma diventa parte integrante delle installazioni e della visione “pop-surrealista” dell’artista

Saints Studio è un brand italiano di fashion design che trasforma la moda in un’indagine antropologica e culturale.
​Si distingue per uno stile eclettico che fonde simbologia, folklore e psiche, creando capi dal forte impatto visivo.

L’uso iconico di bandane, denim laserato e mix di tessuti pregiati (come seta e jersey).

Ogni collezione è concepita come un racconto che unisce il mito alla cultura di strada (dal “Joga Bonito” brasiliano al denim vintage).

Dai capi “One of a Kind” alle collaborazioni internazionali , il brand punta su un lusso consapevole e distintivo.
​Un laboratorio creativo campano che veste chi cerca originalità e profondità culturale, lontano dal fast fashion.

​Il brand promuove un concetto di moda più consapevole e rilassata.
Attraverso i loro canali social e il sito ufficiale, invitano la propria community a un “2026 lento”, celebrando un lusso che non ha fretta e che valorizza la qualità e il significato di ogni singolo pezzo nel guardaroba.

​Saints Studio non è solo una casa di moda, ma un ponte tra l’arte e il vestire, pensato per chi cerca capi che abbiano un’anima, una profondità culturale e un design che non teme di essere fuori dagli schemi convenzionali.

www.saintsstudio.it

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culturaLibriSenza categoria

“Adele per Sempre” di Alessia Zupicchiatti: non un libro, ma esperienza da vivere.

Adele per sempre

Milano, 17 gennaio 1882. In una dimora d’élite, a un soffio dal Duomo, irrompe Adele.

Quinta figlia di una stirpe nobile, il suo destino era sigillato, ma lei ha impugnato la penna per riscriverlo con la pura forza della mente, del cuore e dell’anima.

Fin dall’infanzia, Adele è stata sintonizzata su frequenze invisibili: energie sottili, leggi segrete, le vibrazioni stesse dell’universo.

La sua esistenza non è solo straordinaria, è un palcoscenico mondiale per una narrazione senza limiti. Cresce trasformandosi in un’icona fuori dal tempo: bellissima, indomita, audace.

Pittrice di emozioni, scrittrice profetica, bohémienne, aviatrice, stratega, pioniera.

Una donna che sa governare sesso, denaro, passione e destino con una consapevolezza che abbaglia.

​Accanto a lei, Marc.

Non solo un medico brillante, ma il suo compagno d’anima.

Insieme, la loro epopea si snoda tra le eleganze di Milano e le luci di Parigi, il mistero sacro dell’Egitto, la serenità della Svizzera e le colline di Vinchio.

Navigano tra conflitti, segreti, rivelazioni e metamorfosi profonde. Il loro legame? Si eleva in una nuova dimensione di amore e coscienza.

ADELE PER SEMPRE è un vero e proprio romanzo dell’anima: intenso, audacemente moderno e assolutamente senza tempo.

È il punto di fusione tra Storia, arte, passione inarrestabile, esoterismo e crescita interiore.

Un potente inno all’indipendenza e alla forza femminile che tutto può, e alla maestosità delle nostre scelte.

Una storia intrisa di magia che tocca le corde della reincarnazione.

Non è semplicemente la protagonista.

È una guida luminosa.

Un faro per chi è alla ricerca della propria verità più profonda. Una donna che ha avuto il coraggio di cambiare sé stessa, e in quel gesto, ha cambiato il mondo.

inizia il viaggio:

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DIO ESISTE – LO DICE LA SCIENZA In Principio Era il Logos: Dalla Genesi al Big Bang, alla Vibrazione Cosmica a cura di Simone Ratti.

Simone Ratti

DIO ESISTE – LO DICE LA SCIENZA
In Principio Era il Logos: Dalla Genesi al Big Bang, alla Vibrazione Cosmica.

Nel celebre Vangelo di Giovanni, si legge: “In principio era il Logos, e il Logos era presso Dio, e il Logos era Dio” (Giovanni 1:1).
Le parole di questo passo, che sono la pietra angolare della teologia cristiana, sono state interpretate in infiniti modi nel corso dei secoli.

Ma che cosa significa davvero “Logos”? E, soprattutto, cosa ci dice questa affermazione sull’origine dell’universo e sul mistero di Dio?
Oggi, attraverso le lenti della filosofia ermeneutica e delle scoperte moderne in fisica e cosmologia, possiamo avventurarci in una riflessione affascinante e, forse, sorprendente.
“Logos” non è semplicemente la “parola” in senso letterale, ma una realtà ben più profonda: è il principio ordinatore e razionale che dà struttura all’universo.
Il termine greco, che Giovanni usa per riferirsi alla manifestazione divina, è stato a lungo studiato dai filosofi ellenistici, dagli storici a Filone di Alessandria, fino ai neoplatonici; “Il Logos “ rappresenta l’intelligenza cosmica che permea ogni cosa, un principio dinamico che non è separato dal divino, ma che ne esprime la volontà e l’intelligenza.
Se proviamo a leggere questo passo in chiave moderna, potremmo dire che il “Logos” è il principio che ordina l’universo, la legge fondamentale che ne regola la struttura e il funzionamento.
Ma quale potrebbe essere la connessione tra questo concetto filosofico e le teorie scientifiche contemporanee?

La fisica, in particolare la fisica quantistica e la cosmologia, ci offre degli strumenti interpretativi incredibili che permettono di avvicinare l’idea del “Logos” alla realtà cosmologica in modi sorprendenti.
La Singolarità Iniziale: La Massa Iperconcentrata e la Potenza Divina
Oggi, gli scienziati ci parlano di un Big Bang: un’incredibile esplosione che, circa 13,8 miliardi di anni fa, ha dato inizio al nostro universo. La teoria del Big Bang, confermata da anni di osservazioni astronomiche, ci dice che l’universo primordiale era un concentrato di energia infinita e densità estrema. Questo stato iniziale non somigliava a nulla di ciò che conosciamo: spazio e tempo non erano ancora definiti, tutto era un “punto di singolarità”, un’entità indifferenziata da cui tutto sarebbe emerso.
Questa fase di massa iperconcentrata, priva di forma ma carica di potenzialità, ricorda molto il concetto di Dio come “potenza assoluta” presente nelle grandi tradizioni filosofiche e religiose. Come diceva Plotino, Dio (o l’Uno) è un principio che esiste prima di ogni distinzione, prima di ogni creazione.
È una forza pura, indivisibile, da cui scaturisce l’intero cosmo. In questo senso, la massa iperconcentrata all’inizio dell’universo è il parallelismo perfetto con l’idea di un principio divino che esiste prima di ogni separazione, prima che la realtà si manifesti nel suo ordine strutturato.

La Vibrazione Cosmica: Il Logos come Movimento Ordinatore
La fisica moderna ci offre una chiave di lettura ancora più affascinante: la vibrazione.
Secondo la teoria delle stringhe e la quantistica dei campi, le particelle che compongono la materia non sono “oggetti” fissi e determinati, ma vibrazioni di campi e stringhe infinitamente piccole. L’intera realtà fisica sembra essere composta da oscillazioni e vibrazioni che determinano la forma delle particelle e delle forze che regolano l’universo. È come se l’universo fosse in un costante stato di “canto”, in cui la vibrazione è la legge sottostante che ordina tutto.
Non è forse questa la stessa idea che troviamo nel concetto di Logos come principio ordinatore? Nel Vangelo, il “Logos” è descritto come qualcosa che è “presso Dio” ma anche “Dio stesso”, un principio che è simultaneamente immanente e trascendente. Analogamente, la vibrazione cosmica è la legge immanente dell’universo che ne regola la struttura, la forma e l’evoluzione.


È un movimento continuo, un flusso energetico che scorre attraverso tutto ciò che esiste.
Così come il “Logos” è il principio razionale che permea l’universo, la vibrazione diventa la legge che dà ordine e coerenza a tutte le cose.
Dio e l’Ordine Cosmico
Ora possiamo tornare alla domanda centrale: esiste Dio? Se consideriamo il concetto di Dio come principio originario, potenza assoluta e ordine immanente, la risposta non può che essere affermativa. La scienza, attraverso la cosmologia e la fisica quantistica, non smentisce il concetto di Dio come principio di ordine, ma piuttosto lo rende ancora più affascinante. L’universo, nelle sue strutture più profonde, sembra seguire leggi che non sono casuali, ma che sono intimamente connesse a un principio intelligente, che possiamo chiamare Dio.
Le vibrazioni che costituiscono la realtà fisica sono le stesse che, nell’antica filosofia greca, venivano intese come espressione del “Logos”, il principio che ordina il cosmo e che dà forma all’infinito caos iniziale.
In definitiva, ciò che la scienza ci dice sull’universo non è in contrasto con la teologia o la filosofia. Anzi, ci offre nuovi strumenti per comprendere il mistero di Dio e del Logos.

La massa iperconcentrata e le vibrazioni cosmiche sono le modalità con cui il divino si manifesta nel mondo fisico. Se pensiamo al Logos come una forza vibratoria che dà ordine, dire che “Dio è vibrazione” non è un’eresia, ma piuttosto una riflessione che unisce il pensiero antico e quello moderno, la teologia e la scienza.
In principio, era il Logos. E il Logos, forse, è vibrazione, è ordine, è Dio. In un movimento cosmico che attraversa lo spazio e il tempo, in un ininterrotto fluire di energia, potenza e ragione.
In Conclusione
L’armonia tra la fisica quantistica e la filosofia ermeneutica si rivela in un incontro sorprendente, dove il concetto di “Logos” e l’origine cosmologica dell’universo si intrecciano in una danza infinita.
La vibrazione cosmica, principio ordinatore e primo atto creativo, si fa immagine del divino che, pur nel suo mistero, continua a guidare e modellare la realtà.
Se, in principio, era il “Logos”, oggi possiamo dire che, in fondo, è ancora il “Logos” a tenere insieme il cosmo, a guidare ogni piccola vibrazione che compone l’universo.

Simone Ratti

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Artecultura

L’arte della parola: ANILA DAHRIU a cura di Irene Giuseppina Groccia.

ANILA DAHRIU

ANILA DAHRIU

Un viaggio nell’Arte della parola

di Giuseppina Irene Groccia |17|Novembre|2023|

Anila Dahriu è scrittrice, poetessa e traduttrice con un talento straordinario. La sua poesia è un’arte potente che ispira e tocca profondamente la sensibilità dei suoi lettori.

Ha una grande abilità nel creare opere evocative insieme a quella di esprimere emozioni complesse attraverso le parole. L’eccellenza del suo lavoro è dimostrata dai numerosi premi e riconoscimenti ricevuti durante il suo percorso artistico, i quali testimoniano l’impatto che hanno avuto le sue pubblicazioni in ambito letterario.

Da qualche anno si dedica anche alla traduzione di testi poetici nella sua lingua madre, l’albanese.

La traduzione è una forma d’arte che richiede una profonda comprensione della lingua di partenza e di arrivo, oltre a una sensibilità per la resa accurata delle sfumature linguistiche e culturali. Anila Dahriu riesce con grande professionalità a condividere, mediante questa ulteriore espressione artistica, la bellezza e l’importanza della letteratura attraverso le barriere linguistiche.

Conosciamola meglio attraverso questa intervista in cui sarà lei stessa a raccontarsi…

▪️Cara Anila, quando e come nasce, la tua passione per la scrittura e la poesia?

La mia passione per la scrittura nasce in età tenera, ero ancora una bambina, avevo forse dieci anni. Mi ricordo benissimo, uscendo da un negozio  all’ improvviso dissi a loro con la spavalderia dell’età: “In futuro diventerò una scrittrice”. Loro rimasero impietrite dicendomi che ero una povera pazza. Non badai alla loro reazione, andai tranquillamente verso il mio sogno. La voglia e la curiosità di leggere, di osservare, di cercare di capire gli avvenimenti della vita, l’ho avuta  si può  dire da sempre. Già da piccola guardavo i libri come si guardano i gioielli. Sono stata sempre curiosa di capire che cosa c’è dietro la realtà che si vede, dietro le apparenze, ed è per questo che a un certo punto ho voluto condividere le mie esperienze con gli altri. Il modo più giusto era la scrittura e l’ho fatto con entusiasmo, liberamente, senza creare mai zone d’ombra con le mie parole. Pane al pane e vino al vino: ho scritto quindi in maniera diretta, chiamando le cose con il loro nome, non nascondendomi dietro paraventi falsi o dietro furberie. L’inizio  fu a 22 anni, quando avevo già maturato un rapporto sereno con la pagina che, come sanno tutti i poeti, fa sempre paura. 

Quando hai capito che la scrittura sarebbe diventato un aspetto così predominante della tua vita?

L’ho capito nel 1996 quando decisi di pubblicare il primo libro in albanese “La porta di me stessa”. Contemporaneamente, oltre a leggere narrativa e poesia, decisi di dedicarmi anche allo studio della letteratura partendo dal passato, dai classici. Devo dire che sono stata molto incoraggiata dai lettori che subito si complimentarono con me con entusiasmo.  Naturalmente io mi sentivo molto inquieta, ero dominata dalla poesia, il mio essere era tutto preso dai libri e cercavo quindi  di distillare letture e vita nei versi ormai diventati la mia esistenza quotidiana.

Quali autori classici e contemporanei hanno più influenzato la tua scrittura?

All’inizio ho fatto letture disordinate; leggevo tutto ciò che mi capitava fra le mani. Soprattutto autori albanesi come Ismail Kadare, Fatmir Gjata, Sterio Spase per la prosa,  e per la poesia Xhevair Spahiu, Luljeta Lleshnaku. Poi mi sono scatenata e quindi l’elenco sarebbe in finito ma non poso non citare Dostoevskij, Tolstoj, Anna Achmatova, Marina Ivanovna Cvetaeva, Baudelaire, Verlaine, Mallarmè, Rimbaud,  Ghiannis Ritsos, Kostanntino Kavafis fino a quando non ho incontrato gli italiani con i quali ho sentito molte affinità, anche per essere vissuta a lungo in Toscana. Per la narrativa cito Grazia Deledda, Alberto Bevilacqua, per la poesia Ungaretti, Saba, Cardarelli, Antonia Pozzi, Sibilla Aleramo, Luciano Luisi, Dante Maffia. Potrei fare anche altri nomi, perché ogni libro mi apre mondi nuovi, diversi, nei quali trovo spesso sorprese immense, ma si tratta di episodi. Invece i nomi fatti sono una frequentazione che mi ha saputo dare indicazioni e direttive che arricchiscono di continuo la mia anima, il mio cuore e il mio intelletto.

Hai partecipato ad alcuni importanti concorsi letterari ottenendo ottimi consensi ed ambiti riconoscimenti… ce ne vuoi parlare?

Si ci sono stati diversi premi importanti e riconoscimenti internazionali per la mia poesia. Sono stata segnalata al “Premio Farina” a Roseto Spulico (Calabria) (giugno 2014). “Premio Terre Lontane “Spezzano Albanese, Calabria (dicembre 2014), il premio “Don Luigi Di Liegro” a Roma. (2015)

Vari Premi assegnati dalla Associazione Culturare ”Club della poesia” insediati Cosenza. L’associazione internazionale degli scrittori Bondani, con sede a Bruxelles e Pristina, 2019 decide di assegnare il premio internazionale” DARDANICA” Albania/Italia, Macedonia settentrionale… 

Premio internazionale “Mihai Eminescu” Romania 2019

Premio “Arberia” 2020 Calabria

Nel 2021  il premio Barocco Salentino della Città di Lecce

Premio Bogdani nel 2021 Kosovo

Premio letterario “Antica Pyrgos” 2021-2022

In Grecia “Alessandro Magno” 2022. 

Lasì Romania 2022.

Tra i vari componimenti letterari, quali prosa, poema, poesia. Quali prediligi?

Sono tutte tre preferite da me. Ma ultimamente scopro che esprimermi attraverso i poemi rappresenta più il mio essere. Quando ho un’ idea all’improvviso diventa un poema, un libro. 

Da qualche anno hai iniziato a dedicarti anche alla traduzione di testi poetici. Quali sono le maggior difficoltà che incontri?

Le difficolta sono tante, non è facile la traduzione ma si cerca di entrare nel focus della scrittura con l’anima e leggere e studiare molto nella lingua che si traduce. Credo che aiuta lo scambio di opinioni, di poesia, di idee e di mondi poetici possa dare energia nuova ad ognuno. Sono convinta che quando due mondi diversi si scambiano il fiato, cioè la poesia, i risultati ci saranno.

Recentemente hai partecipato al Festival in Romania, avendo avuto possibilità di confrontarti con diverse culture. Ci parli di questa tua importante esperienza?

E’ stato un’esperienza straordinaria. Scambiare la poesia, opinioni, conoscere poeti e scrittori da tutto il mondo direi è una grande fortuna. Un scambio che ha come risposta la ricchezza del tuo essere. Come ho detto sopra cioè che la poesia è il fiato che lega tutti i popoli del mondo, non ha colore, ha solo la bellezza della nostra salvezza. 

Se incontrassi te stessa a 18 anni cosa ti consiglieresti?

Di farei quello che ho fatto fin ora senza esitare. Scrivere, studiare in continuo, viaggiare nella scoperta delle culture nuove. Il mondo è così grande con spazi inesplorati. Dove vai anche se fai un passo sempre scoprirai esistenza di un fiato che diventa una parola e dopo una poesia. Il mio senso della vita è questo, vivere nel bene e nel male, nei labirinti proibiti e tante volte anche sognare il paradiso. Perché no?! 

Quante ore dedichi al giorno alla scrittura e solitamente a che ora preferisci scrivere?

Dipende! Sono giornate che mi dedico alla lettura e altre alla scrittura. Dipende dall’ispirazione, non ci sono orari. 

A quale dei tuoi libri ti senti più legata e su cosa stai lavorando attualmente?

I libri sono come i figli. Nascono e poi li ami nello stesso modo. Attualmente sto lavorando con traduzioni. E sto preparando diversi libri da  pubblicare con poeti noti internazionali. Un antologia con tutti poeti internazionali tradotto dall’ italiano in albanese. E due miei libri, un poema in italiano e un libro di racconti in albanese.

Progetti e sogni nel cassetto?

Sono tanti. Viviamo in tempi drastici con problematiche sociali, economiche e internazionale che lasciano tanto a intendere. Vorrei che il mondo, avvicinandosi alla poesia, diventi migliore e trovi la possibilità di produrre felicità e amore. Sarà difficile ma la speranza non muore mai.

Grazie per l’intervista.

Anila Dahriu

Contatti  

Email aniladahriu@live.it

Facebook Anila Dahriu

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Storie senza pari: LA CASA DEL DOTTORE NELLA COLLINA 593 MONTAGNA DEL SACRIFICIO, SOTTO MONTE CASSINO.

COLLINA 593

È la casa polacca per antonomasia di tutta Italia e tale rimarrà. Un luogo bagnato dal sangue di un soldato polacco, legato per sempre alla storia del 2° Corpo e alle battaglie per Montecassino. Chi non conosce questa storia e si imbatterà in questo luogo quasi per caso penserà, che bella casa tranquilla, immersa nel verde e nel silenzio….

Per 2 settimane di combattimenti contro la Dywizji Karpackiej (Divisione dei Carpazi), le mura della Casa del Dottore hanno visto molto di quello che accadde. Se potessero parlare, racconterebbero la sofferenza e il dolore dei soldati polacchi feriti e combattenti. Racconterebbe dell’eroismo di medici e inservienti.

L’8 maggio alle 17.30, l’artiglieria tedesca bombardò il punto di medicazione della 5a divisione di fanteria Kresowa, nonostante fosse chiaramente contrassegnato da una croce rossa.

Allora furono uccisi due dottori: Adam Graber, sottotenente. Wincenty Napora e due paramedici del Cpl. Wincenty Giruć e suor Emil Toczyłowski e il cappellano p. Agosto Huczynski. E altre 17 persone rimasero ferite.

La casa vide ogni soldato polacco che andato a combattere sulla collina 593 e ha ricevuto tutti i feriti e i morti portati via da essa.

Il nome di questo luogo era Domku Doktora (Casa del Dottore), fu adottato nelle descrizioni dei soldati e tale rimase dai medici militari dei battaglioni della Divisione Carpazia che soggiornarono in questo luogo, prendendo parte all’attacco.

In questa casa furono prestate cure di emergenza e forniture mediche per i soldati feriti diretti agli ospedali militari situati nella parte posteriore del fronte.

Domku Doktora (Casa del Dottore).

Durante la battaglia di Monte Cassino, qui si trovava il punto di preparazione del battaglione della 3a divisione di fucilieri dei Carpazi. Si trovava sul crinale del cosiddetto “Teste del Serpente” nei pressi del colle 593, fondamentale per la difesa tedesca nel massiccio montuoso di Montecassino.

Nella Casa del Dottore e nelle sue immediate vicinanze si distribuivano vettovaglie e rifornimenti di materiale durante la notte. C’era una piccola scorta e un punto di comunicazione radio scavato nel muro nord.

A diverse decine di metri dalla Casa del Dottore vi erano 2 pozzi, in uso per la fornitura di acqua potabile, che doveva essere trasportata con muli e barelle a chilometri di distanza.

12 maggio a alle una di notte, quando i soldati del 2° Corpo andarono all’assalto, si  comincò quasi subito a ricevere i primi feriti.

Fu lì, nella Casa del Dottore, che durante la battaglia di Montecassino si trovava il punto di preparazione del battaglione della 3a divisione fucilieri dei Carpazi.

Dal 14 al 19 maggio, 556 feriti e 73 malati passarono attraverso i punti di medicazione della 5a divisione di fanteria Kresowa. Dal 12 al 19 maggio, 1.050 feriti e 257 malati furono evacuati dalla 3a Divisione Fucilieri dei Carpazi.

Durante la battaglia di Montecassino, su tutti i feriti ricoverati lì, solo quattro pazienti morirono!

MEDICI IN FUOCO E SANGUE.

I medici che lavorano tra le rocce esposte del massiccio di Montecassino hanno compiuto miracoli per salvare la vita dei soldati. Atti di abnegazione e coraggio potrebbero servire da ispirazione per un film come il famoso “Having Pass”.

48 ore senza dormire, in ginocchio, inzuppati di sangue, così lavoravano i medici polacchi durante la battaglia di Montecassino. Erano capaci dei più grandi sacrifici, il loro lavoro era impegnativo e pericoloso come quello dei soldati sulla linea di battaglia.

Il BPO era composto da medici di battaglioni successivi che occupavano posizioni nell’area della casa. Il dottor Bolesław Jurczewski del 1 ° battaglione di fucilieri dei Carpazi è stato fu il primo ad essere lì.

Sul punto è stato trattato dal Dott. Adam Majewski del 3° battaglione fucilieri dei Carpazi. Rimase lì con la sua équipe medica fino al 9 maggio, dopodiché fu ritirato con il battaglione in un altro punto.

Durante il primo assalto, il dottor Edmund Gaweł del 2 ° battaglione ha lavorato nella casa del dottore. Nella zona erano attivi anche i dottori Marian Natkański, 2a compagnia medica, e Olech Szczepski, 1a compagnia medica, incaricati di organizzare l’evacuazione dei feriti dal BPO al punto di medicazione avanzata.

Il 22 maggio, il generale Szarecki è arrivato al GPO. Questo straordinario chirurgo di 68 anni, ignorando i regolamenti britannici, ha operato su fanti feriti per quasi 2 giorni senza interruzioni.

Il capitano Donat Massalski era un alto ufficiale medico presso il 3° ospedale di evacuazione sul campo, proprio accanto alla linea di battaglia. A Montecassino salvò la vita a decine di soldati inglesi, italiani e polacchi, oltre a tedeschi fatti prigionieri.

Il suo atteggiamento eroico durante la campagna d’Italia è stato descritto nei libri di reportage di Melchior Wańkowicz “Monte Cassino” e Adam Majewski “Guerra, popolo e medicina”.

Il veterano, Boniface Kowalewski, ha raccontato del fatto che il dottor Majewski, che ha operato lì, ha camminato in pozze di sangue e poi è svenuto per la stanchezza, tenente in seconda, il dottor Adam Majewski. Anni dopo, ha ricordato:

“Stavo lavorando sulle mie ginocchia. Ero coperto di sangue dappertutto. Tra i lamenti schiaccianti delle persone che soffrono o muoiono, ho eseguito movimenti meccanici per scoprire, esaminare e fasciare le ferite, non c’era iodio. Abbiamo iniettato morfina, siero, fasciato le ferite, messo le persone sulle barelle e le abbiamo mandate avanti.

Quando le mie gambe si sono intorpidite per essere inginocchiato, mi sono seduto e ho lavorato seduto. Non potevo stare in piedi, perché il bunker era basso e inoltre i feriti giacevano a terra. Alle due del mattino, più di cento feriti erano passati per le nostre mani, e forse di più».

L’EVACUAZIONE DEI FERITI.

Il tempo di evacuazione dei feriti, a seconda dell’ubicazione del BPO, variava da 1 a 4 ore. Il percorso più impegnativo era la strada dal BPO alla 3ª Divisione Carpatica, situata nella leggendaria “Casa del Dottore”, ai piedi del Colle Maiola e del Monte Castellone.

Il dislivello in questo caso era di 400 me la lunghezza del percorso pesantemente bombardato era di 2.200 m Per l’evacuazione dei feriti in questa sezione furono assegnate 180 barelle. Sono stati collocati in rifugi tra le 8 e le 12, circa ogni 150 m.

I feriti venivano trasferiti a tappe da una stazione all’altra, sostituendo solo le barelle cariche con quelle vuote. I polacchi chiamavano questo sistema: evacuazione relè.

Per facilitare l’evacuazione dei feriti, lungo il ripido percorso sotto tiro dal BPO presso la Domus del Medico ai piedi della quota 593 fino alla medicazione avanzata (WPO) in località Caira, è stata organizzata una sorta di staffetta.

Lungo più di 2 km. strada, più o meno ogni 100 m, nei ricoveri venivano collocati diversi barellieri, che successivamente consegnavano i feriti.

IL SACRIFICIO DEL SANITARIO

La grande generosità che hanno mostrato i medici, che hanno perlustrato il campo di battaglia tra fischi di proiettili e frammenti di roccia volanti, alla ricerca dei colleghi feriti.

L’inserviente medico Józef Brzeziński, incurante della propria incolumità, ha cercato e curato instancabilmente i feriti sulla collina 593. In questo modo ha salvato la vita a quasi 40 soldati. Affinché non fossero finiti, li trascinò via e li seppellì in varie buche, in attesa dell’evacuazione.

Sebbene lui stesso sia stato ferito tre volte, ha lasciato l’incarico solo su espresso ordine del suo superiore.

* Sulla Collina Fantasma, il tiratore senior paramedico Falbowski ha applicato ben 50 medicazioni, le sue mani svennero letteralmente per il lavoro.

* Sulla Collina Fantasma, anche il paramedico Ludwik Radziszewski ha fornito aiuto senza un attimo di tregua. Radziszewski, nudo fino alla cintola, correva come un matto tra feriti.

Quando finì le bende, su consiglio del comandante, Magg. Leon Gnatowski, si è strappato la maglia e ha continuato a fermare l’emorragia con pezzi di stoffa. Sulla Collina Fantasma

Quando lui stesso è stato ferito, ha trascorso altre due ore ad aiutare gli altri fino a quando è stato colpito una seconda volta, alla coscia.

Per le loro imprese, Józef Brzeziński e Ludwik Radziszewski ricevettero gli ordini di Virtuti Militari.

CAPPELLANO P. JONIC

Durante le battaglie per Montecassino, il loro cappellano, p. Joniec, durante l’attacco, organizzò un centro di pronto soccorso nella cosiddetta “Casa del dottore” sotto la collina 593. Durante i combattimenti più duri, il sacerdote portava sulle spalle i soldati feriti dal campo di battaglia, li vestiva e dava loro i sacramenti. Seppellì i morti e tenne i registri. Fr. Joniec e il suo atteggiamento durante la lotta per Montecassino sono menzionati nei suoi libri di Melchior Wańkowicz.

Questi sono gli eroi dimenticati e trascurati della battaglia di Montecassino. Ma in realtà fu grazie a loro che molti soldati polacchi si salvarono e forse tornarono in patria dopo la guerra.

Non possiamo dimenticare i medici e gli inservienti, perché il loro sacrificio, la loro lotta per la vita dei soldati non è stata meno importante dell’assalto a Montecassino.

Tutti hanno adempiuto al loro dovere militare nei confronti della Polonia. La loro dedizione e il loro sacrificio sono entrati per sempre nella storia di questo luogo.

E la cosa ci si chiede: la Polonia abbia adempiuto al suo dovere nei loro confronti….

La Domku Doktora è la casa più polacca di tutta Italia e tale rimarrà.

Un luogo santificato bagnata dal sangue dei un soldati polacco, legato per sempre alla storia del 2° Corpo e alle battaglie per Montecassino.

E in Polonia, Domek Doktora e gli eroici medici e paramedici…

Bene, in Polonia….

Articolo in collaborazione con www.pressmania.pl

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