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Sabato 27 maggio 2023 alle ore 11,00 presentazione del libro S-HEAVEN: SEA OF HEAVEN di Numa Echos nello Spazio Eventi della Libreria Toletta a Venezia

Numa Echos

Sabato 27 maggio 2023 alle ore 11 (di mattina) nello Spazio Eventi della libreria La Toletta, in Fondamenta de Borgo in contrada di San Trovaso a Dorsoduro (civico 1134) la Compagnia de Calza «I Antichi» ha il piacere di presentare il libro «S-Heaven: Sea of Heaven» di Numa Echos.

Il Prior Grando Luca Colo de Fero Colferai converserà con l’autrice.

S-HEAVEN: SEA OF HEAVEN – Il secondo libro di Numa Echos è un romanzo breve, o racconto lungo, allegorico e onirico, con intense tracce d’erotismo e di incubo, tenebroso e scintillante allo stesso tempo. La rivelazione della prescelta LIQUIDA che attraverso un viaggio ideale decide di rivelarsi affinché il mondo possa evolversi e definire l’esistenza.

Nel percorso empirico attraverso i sette vizi capitali si raccontano l’Origine che rincorse LIQUIDA e ella elise, la solidità emotiva che la corteggiò e ella liquidamente vanificò, la redenzione che decise di intaccare di peccato e il vizio che corrose la virtù impedendo l’ascesa e la resurrezione: «Avrei desiderato un ultimo bacio. In silenzio. Avrei bevuto un ultimo sorso. In silenzio. Avrei rubato un ultimo morso. In silenzio».

Seguirà brindisi con prosecco Bottega.

TITOLO: S-Heaven: Sea of Heaven

AUTRICE: Numa Echos

© 2019 – Il Seme Bianco

ISBN 9788833611723

PAGINE: 80

PREZZO: 9,90 euro

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Grande serata per il Cenacolo Artom nella splendida galleria Glauco Cavaciuti a Milano.

il Cenacolo Artom

Christian Bale, Kim Basinger, Monica Bellucci, Vincent Cassel, Laetitia Casta, Cindy Crawford, Penelope Cruz, Cameron Diaz, Matt Dillon, Michael Fassbender, Scarlett Johansson, Milla Jovovich, John Malkovich, Charlize Theron, Emma Watson sono solo alcuni dei personaggi famosi i cui ritratti sono esposti a Palazzo Reale. Scatti realizzati tra il 2001 e il 2021 da Vincent Peters che, usando un’illuminazione impeccabile, eleva i suoi soggetti a una posizione che spesso trascende il loro status di celebrità.

In questo splendido ambiente Arturo Artom ha accolto venticinque amici intorno ad un unico tavolo quadrato.

Ospiti d’onore il Vicesindaco di Milano Anna Scavuzzo e Morgan che al pianoforte ha incantato tutti gli ospiti.

Da brividi la sua interpretazione di Vedrai Vedrai e di Imagine insieme a Roberta Ruiu.

Tanti gli interventi, ispirati dal bel discorso introduttivo di Anna Scavuzzo sull’energia e la voglia di crescere ed innovare che trasmette Milano: dal grande designer Stefano Giovannoni, a Luca Buccellati, Alessia Fattori Franchini, Gaia Spallanzani, Marco Palacino, Sergio Tripodi…

Gran finale quindi con Morgan in piedi a cantare ‘O mia bela Madunina ‘, composta da Giovanni D’Anzi nel 1934 in coro con tutti gli ospiti. Si fa sempre più concreta là possibilità che Morgan torni nella giuria di X Factor.

Si dice stiano cercando di convincerlo in tutti i modi dopo il calo di ascolti della scorsa edizione.

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“IL TANGO È ARTE” RUBRICA A CURA DI MARINELLA PUCCI (MA.PU.) “OPINIONI”.

MA.PU.

Una rubrica che racconterà i pensieri di chi da sempre ama la danza e si è innamorata del Tango… tutto partirà da un disegno, da segni grafici venuti dal cuore, niente di preparato, puro istinto..movenze catturate su un semplice foglio ascoltando parole, musica e respirando l’universo di emozioni che vive nella parola “Tango”..

Sara’ una rubrica scritta a 4 mani istinto e ragione, Marinella Pucci e Alessio Musella, curatore d’arte che ama scoprire da dove nascono le passioni…..

Un nuovo giorno pieno di emozioni, nella vivace Buenos Aires giunge al temine.

E’ l’ora di mettersi a dormire ed entrare nel mondo dei Dreamings.

Due figure avanzano e si dirigono verso un tavolo di un bar. Discutono animatamente e sembrano non accorgersi di me.

Sembrano essere in disaccordo e non c’è serenità nei loro occhi.

Mi avvicino per ascoltare e solo in quel momento ottengo il loro

sguardo, poi uno dei due mi rivolge la parola e dice:

“Sai che molti fans del tango in tutto il mondo sono stati piuttosto confusi con il concetto e si parla oggi di Tango Nuevo.

Ma ti do una notizia: Tango Nuevo non è uno stile diverso di Tango.

Il concetto di Tango Nuevo nasce fuori dall’Argentina dalla necessità di alcune persone di etichettare ciò che per loro era in qualche modo diverso. La realtà è che la sua essenza rimane la stessa. La novità (nuevo) è la maggiore quantità di informazioni che ora abbiamo su questo ballo. Queste informazioni ci aiutano ad avere una tecnica molto più ricca ma ancora basata sugli stessi concetti tradizionali del Tango. Quindi, Tango Nuevo, non è uno stile diverso, ma è semplicemente un Tango migliore.”

L’altra figura non lo lascia finire di parlare e dice:

“Non ascoltare quello che dice, non esiste un tango diverso che possa chiamarsi tango, il tango è uno solo ed è quello della tradizione.”

Ma l’interruzione è breve perché il primo personaggio aggiunge:

“Dal punto di vista del modo di ballare, c’è una grande confusione. Uno stile di danza si chiama Tango Nuevo, o è considerato tale, il che è un errore.

Tango nuevo è in realtà tutto ciò che è accaduto con il tango degli anni Ottanta. Non si tratta di stile.

Capita in molte occasioni che alcuni ballerini mediocri aggrappati irrimediabilmente a un tango semplice e triste, data l’impossibilità logica di distinguersi, si definiscano “tango tradizionale”, per darsi una sorta di categoria.

Allo stesso tempo, quando si trovano di fronte a bravi ballerini, dediti allo sviluppo del ballo e che mostrano abilità, cercano di incasellarli dando loro qualche nome sciocco come “nuovo tango”, per darsi un paragonabile status, confrontandosi con il tradizionale e il nuovo. Creando con questo una confusione infinita.

Il nuovo tango non è solo un altro stile, ma succede semplicemente che il tango ballato sta crescendo, migliorando, sviluppandosi, arricchendosi, e quindi stiamo andando verso una “nuova” dimensione del tango ballato.”

“Ma lo senti?

Cosa devono udire le mie orecchie!

Non posso lasciarti parlare oltre di un tango che ha radici lontane, il tango quello vero, quello degli anni Quaranta. quel tango era ed è quello “giusto”. si balla musica antica, quella del tango “originale”. Con cui il campo del tango di allora viene rimesso in funzione, la milonga è la stessa, la musica è la stessa, il salotto è lo stesso, i tavoli sono gli stessi… si balla allo stesso modo di sempre . Quindi non ascoltare lui perché io so e posso raccontarti il vero”.

Io che non mi aspettavo di essere al centro di una discussione non oso dare ragione o torto ma invito i due a guardare alla cosa da una nuova angolazione:

-Se c’è gioia e felicità nell’esprimere emozioni, che sia tango, Tango Nuevo, o altra danza, lo scopo sarà raggiunto: dare spazio alle emozioni e alla creatività, in fondo tutto porta ad esprimersi in un linguaggio che comunica con il corpo.

I due non sembrano convinti e come se non esistessi più riprendono a discutere e si allontanano nel buio della notte..

Ma.pu

Nota storica:

Le origini della storia della milonga sono deduttive, si dice che la parola Milonga o Tango Milonga abbia origini africane, dove il significato della parola è casino, confusione e che nacque ai primi del ‘800 nei bordelli, della gente come ballo del basso ceto dove la parola stessa “Milonga” indicava le prostitute.

Il ritmo della milonga è regolare e sincopato, le figure sono semplici, ogni passo è spezzato, tagliato, portato alla chiusura, non esiste la sospensione perché ogni spostamento dell’asse è indirizzato al pavimento.

Questo è il Tango, la cultura del Tango, al di la delle varianti che inevitabilmente vengono applicate come in ogni forma di arte..

Con il termine Nuovo si intende un’evoluzione o un voler dare nuova linfa a qualcosa che ha fatto storia, non va mai interpretato come accezione negativa.

Ricordo che la milonga mantiene, al di la dei vari stili, il suo cuore legato alla Passione di un movimento danzante unico al mondo per intensità.

Il ritmo della milonga rallentato, diventa più morbido ed elegante, più adatto alla borghesia che andava a ballare con un bel vestito in saloni sempre più curati e ricercati, portando quindi la milonga su un ritmo apparentemente più facile: per alcuni esperti proprio da qui nasce Il Tango.

Una Curiosità:

La sala dove si balla il Tango prende il nome di Milonga.

Essendo dei luoghi sociali dove si ritrovavano persone di ceti diversi si adottavano dei comportamenti estremamente formali, i Codigos, elencati nel famoso Galateo della Milonga di Carlos Gavito.

A.M.

Rubrica

In collaborazione con Ese Parlassimo di Tango?” su FB 

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“IL TANGO È ARTE” RUBRICA A CURA DI MARINELLA PUCCI (MA.PU.) “La Donna”.

MA.PU.

Non si tratta della rubrica dell’esperto,ma vuole essere un racconto onirico che ci porta a vivere il sogno dell’incontro con personaggi d’altri tempi.

Una rubrica che racconterà i pensieri di chi da sempre ama la danza e si è innamorata del Tango… tutto partirà da un disegno, da segni grafici venuti dal cuore, niente di preparato, puro istinto..movenze catturate su un semplice foglio ascoltando parole, musica e respirando l’universo di emozioni che vive nella parola “Tango”..

Sara’ una rubrica scritta a 4 mani istinto e ragione, Marinella Pucci e Alessio Musella, curatore d’arte che ama scoprire da dove nascono le passioni…..

Siamo a Buenos Aires.

Un foglio bianco, un carboncino nero, Una musica,un tango..

Io che mi lascio andare ad un sogno ad occhi aperti ed ecco materializzarsi il dreaming D2..

Un immagine, come alito di vento si dischiude e manda verso di me una memoria.

Sono due donne del passato:

Ada Falcon e Linda Thelma (Ermelinda Spinelli)

Intro:

I Dreaming partono sempre da un abbraccio

Perché il tango parte sempre da un abbraccio, una connessione tra due esseri umani…

Sappiamo che quando nacque il tango, verso la fine del XIX secolo, le ondate di immigrati dall’europa includevano, uomini soli, arrivati in Argentina alla ricerca di costruire una vita migliore.

La condizione da emigrante non era facile, la mancanza degli affetti ed il sentirsi soli in terra straniera ha fatto si che si cercasse un contatto fisico consolatorio magari in un abbraccio tra commilitoni facilitato dalle note spesso tristi di un tango.

Il tango quindi tra uomini e per uomini.

Allo stesso tempo iniziano a stabilirsi i “prostibulos porteños” (bordelli degli arrabal di Buenos Aires, detti quilombos), che rispondevano alla crescente esigenza maschile di donne con cui intrattenersi.

Fino alla prima decade del ‘900, le uniche donne che frequentavano i locali di tango – e nei quali di solito lavoravano – erano prostitute. Gli uomini dovevano pagare anche solo per ballare con loro: si pagava una “lata” (gettone o moneta di latta) per ogni tango.

Solo in seguito al grande successo che ebbe a Parigi, il Tango fu pian piano accettato dalla società argentina e le donne della classe media poterono iniziare a frequentare le milonghe.

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“ L’incontro onirico”

Torniamo al dreaming.

L’incontro con le nostre due protagoniste del Dreaming D2.

Sembrano dire:

siamo donne dimenticate ma ci fu un tempo in cui

abbiamo diffuso il tango fuori confine..

‘Io sono Linda Thelma (Ermelinda Spinelli) di origine italiana.

Una delle poche donne ad esibirsi al Teatro Roma nella avenida de Mayo dove, le donne che volevano mantenere una decenza non potevano entrare.’

“Ho viaggiato in Europa, cantando il tango in Spagna e a Parigi dove ho incontrato Francisco Canaro.” “ ho cantato nella sua orchestra e nel 1926 sono andata con lui a esibirmi a New York.”

“a Lima ho vissuto la mia storia d’amore con il presidente Augusto Leguia vivendo nel lusso fino al colpo di stato ed essere deportata .. Da quel momento ha iniziato il declino della mia carriera, non ci sono più dal 1939..”

“Sono Ada Falcon nata a Buenos Aires il 1905, ho debuttato nel tango nel 1925 con l’orchestra di Osvaldo Fresedo. È in quel periodo che conobbi Francisco Canaro – aveva 20 anni più di me ed era già sposato con una francese”

“Abbiamo avuto una lunga relazione. Francisco compose per me il Vals ‘Yo no se que me han hecho tus ojos’ (Non so che mi hanno fatto i tuoi occhi)”

“un giorno la moglie francese piombò in sala prove durante una pausa puntandoci una pistola..

..scappai e da quel momento la mia vita cambiò. Lasciai la mia vita da diva del tango.

Mi chiusi in me stessa, fin quando mi ritirai in un convento a Salsipuedes, in provincia di Cordoba, non ci sono più dal 2002”.

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Nel tango la donna non impara solo dei passi, ma inizia una vera e propria metamorfosi che la porta a conoscere e riconoscere se stessa, attraverso un percorso di consapevolezza.

Il primo passo consiste nel vincere quell’imbarazzo di fronte all’ intimità che l’abbraccio del tango dona.

Non è facile per la donna di oggi, abituata a lottare per la sua indipendenza concedersi, lasciarsi andare per farsi guidare dall’uomo, al quale spetta scegliere la direzione e i passi da eseguire.

Ma proprio attraverso il tango la donna inizia a recuperare fiducia e quell’iniziale imbarazzo si trasforma e diventa piacere intenso nel trovarsi accudita e protetta dall’uomo ed è in quel momento che inizia ad esprimere tutta la sensibilità che la contraddistingue.

E il Tango muta in un progetto danzante condiviso, in cui due persone creano una terza entità,la coppia.

La donna quindi non è passiva, come molti pensano, lei è il gioiello che dona luce alla coppia, l’uomo ha il compito di mostrarla, di metterla in evidenza, proteggendola, accompagnandola nel percorso verso la propria consapevolezza.

Il tango evidenzia il valore della diversità.

La donna è una creatura coraggiosa che accetta le sue vulnerabilità e le trasforma in risorse, sedendosi su quella sedia e accettando con stile che durante una serata potrà essere invitata o meno ad entrare nell’universo di emozioni danzanti che è il Tango.

Ma.pu A.M.

In collaborazione con Ese Parlassimo di Tango?” su FB 

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Giovanni Paolo II e la Polonia, la spina nel fianco dell’imperialismo russo.

Giovanni Paolo II

Per un mese la Polonia è stata tormentata da pubblicazioni denigratorie e manipolatorie, che asserivano che Karol Wojtyła – Giovanni Paolo II nascondesse la verità sui pedofili nella Chiesa di Cracovia.

Nel sottotesto, dovrebbero anche “confermare” che già come Papa si è fatto portavoce dalla giustizia contro tutti gli autori del male.

Naturalmente, tutto questo è stato costruito sotto lo slogan della difesa delle vittime della pedofilia sacerdotale, anche se in realtà nessuno degli aggressori di Wojtyła non si preoccupa in alcun modo del benessere delle vittime stese.

Agli attacchi a Wojtyła seguirono quelli al suo grande predecessore e mentore, il principe costante della Chiesa polacca, il cardinale Adam Stefan Sapieha. Le stesse persone che non sono riuscite infangare il Papa polacco in più di quarant’anni nei quali ricopri vari ruoli sino al papato, ora stanno cercando di distruggere la sua memoria e minare la sua santità. Le stesse persone che non sono riuscite a trattare fisicamente con il cardinale Sapieha settant’anni fa stanno cercando di gettargli del fango postumo per distruggere il ricordo del suo atteggiamento e dei suoi successi.

L’affidabilità e la dovuta diligenza nella raccolta dei materiali di partenza e la loro preparazione per la pubblicazione sono tra i canoni dell’etica giornalistica. Purtroppo, gli autori di pubblicazioni che attaccavano Giovanni Paolo II e i valori polacchi non hanno soddisfatto minimamente il compito di affidabilità e diligenza, invece di cercare di presentare la verità, hanno servito ai lettori un cocktail di calunnie, eufemismi e falsificazioni, che non aveva niente a che fare con la verità. Vale la pena, quindi, organizzare almeno un po’ le informazioni presentate dai media, e soprattutto mostrarne i contesti reali.

Ma vale anche la pena prestare attenzione al contesto, che salta subito all’occhio dopo aver analizzato la sequenza di eventi descritta. Questa operazione mediatica e propagandistica non è solo un attacco alla Chiesa e al Decalogo. In effetti, abbiamo a che fare con un attacco alla Polonia, provocatorio e coerente sostenitore dei principi che sono alla base della Comunità europea. Si tratta di un’altra forma e fase della guerra ibrida con la Polonia e del sistema di valori che guida e plasma i polacchi. E l’impatto su questi valori polacchi in questo momento non è casuale, perché le elezioni in Polonia sono dietro l’angolo e il limite del ricatto con il rifiuto di stanziare fondi dal KPO si è chiaramente attenuato.

Una sorprendente coincidenza di tesi “indipendenti”.

Quasi contemporaneamente, anche se apparentemente indipendenti l’una dall’altra, sono apparse in circolazione due pubblicazioni, volte a sminuire sia la figura ecclesiastica di san Giovanni Paolo II il Grande, sia a colpire così uno dei capisaldi più importanti dell’identità polacca contemporanea e sovranità. Come se tra l’altro colpissero l’intera Chiesa cattolica, i cui valori sono alla base dell’identità e dell’etica della Comunità europea, dalla quale i funzionari di sinistra cercano di eliminarli da almeno una decina di anni.

Certo, Marcin Gutowski nel reportage “Franciszkańska 3” ha condotto la narrazione in modo leggermente diverso rispetto a Ekke Overbeek nel libro “Maxima culpa. Giovanni Paolo II sapeva”, ma le figure più importanti, le tesi principali delle due pubblicazioni sono praticamente identiche. Il reportage di Marcin Gutowski si concentra maggiormente sugli attacchi allo stesso Karol Wojtyła, mentre la pubblicazione di Ekke Overbeek si inquadra in un contesto molto più ampio (il libro ha poco più di cinquecento pagine), ma i colpi sono diretti proprio allo stesso bersaglio: San Giovanni Paolo II il Grande.

Nel suo reportage, Marcin Gutowski costruisce un’atmosfera suggestiva di malvagità con il gioco di luci sommesse e musica oscura, ed Ekke Overbeek va ancora oltre nel suo attacco, perché colloca il suo tentativo di disgustare Giovanni Paolo II in un contesto più ampio, ad es. sullo sfondo di un presunto caso avvenuto nella città natale di Karol Wojtyła.

È un dato di fatto che lo Sławek di Wadowice descritto da Overbeek esista, ma sostenere la tesi che Wojtyła sia responsabile della sua drammatica esperienza di abuso eccezionale anche nella scala di altre manipolazioni di questo autore. Il caso del citato risale al 1980, quando Karol Wojtyła era già Papa Giovanni Paolo II. Pertanto, non avrebbe potuto coprire questo atto di pedofilia. Anche qui la tesi sulla difesa delle vittime non è giustificata, perché qualche anno fa questo caso è stato chiuso con l’ammissione di colpa e le scuse del sacerdote.

Ma colpire Wadowice, città natale di Karol Wojtyła è proprio una procedura così vile che costituisce l’atmosfera cupa dell’intera storia di Overbeek. La dipinge come la terra oscura dell’infanzia di Karol Wojtyła, dove la pedofilia sacerdotale si annida non tanto dietro l’angolo, ma nel cuore stesso della città. Inoltre, sulla base di casi individuali, Overbeek cerca di creare un quadro olistico. Questo tentativo di decostruire l’immagine sentimentale di “Papieskie Wadowice” è senza dubbio una procedura deliberata di questo autore volta a indebolire l’intera immagine calda e positiva del Papa polacco.

Come se i suddetti due aggressori non bastassero, Artur Sporniak, giornalista di “Tygodnik Powszechny”, si è unito alla campagna anti-Wojtyłów-anti-Sapieha – probabilmente un po’ alla cieca, solo per farsi conoscere. Con il suo impegno, ha fatto sprofondare una rivista apprezzata come un periodico equilibrato e fucina di opinione.

Wojtyła lo sapeva… e ha ribattuto

La tesi principale sia del rapporto di Marcin Gutowski che del libro di Ekke Overbeek è l’insinuazione che Karol Wojtyła fosse a conoscenza del comportamento riprovevole dei sacerdoti descritto in questi materiali e non abbia fatto nulla al riguardo, non abbia impedito che tutto ciò accadesse. Questa tesi è fondamentalmente falsa e malvagia, e le fonti citate nel reportage e nel libro dimostrano esattamente il contrario di quanto vorrebbero gli autori di queste elucubrazioni mediatiche.

Questi autori hanno basato le loro argomentazioni su informazioni utilizzate in modo molto selettivo delle fonti provenienti dalle risorse archivistiche dell’Istituto della Memoria Nazionale, riguardanti i casi dei sacerdoti Józef Loranc (atti osceni nei confronti delle ragazze) ed Eugeniusz Surgent (corruzione di ragazzi), e sulla presunta pedofilia di p. . Bolesław Saduś, che hanno interpretato, o piuttosto sovra interpretato, dai file dell’archivio.

In seguito al “colpo” di questo reportage e pubblicazione del libro, la persona del cardinale Adam Stefan Sapieha è stata attaccata in modo simile, suggerendo in un’ipotesi costruita su false premesse che avesse anche tendenze pedofile. E ammesso che, essendo stato mentore di Karol Wojtyła, quest’ultimo abbia consapevolmente nascosto casi di pedofilia nella Chiesa di Cracovia.

 Nel frattempo, i casi dei sacerdoti Loranc, Surgent e Saduś sono stati descritti per la prima volta in Rzeczpospolita dagli editori Tomasz Krzyżak e Piotr Litka. L’analisi dei file raccolti nelle risorse dell’Institute of National Remembrance ci consente di ammettere che questi autori lo hanno fatto in modo affidabile e hanno condotto il loro lavoro con molta attenzione e precisione. Hanno mostrato in modo conclusivo, sulla base di una raccolta cronologica di informazioni di origine su p. Loranca e p. Surgent che Karol Wojtyła subito dopo aver rivelato il comportamento depravato di questi ecclesiastici, ha preso nei loro confronti misure disciplinari e punitive nella misura che aveva a sua disposizione come Arcivescovo Metropolita di Cracovia.

Il caso di p. Loranca

ìFr. Loranc, fu sacerdote dell’arcidiocesi di Cracovia e quindi subordinato diretto del cardinale Karol Wojtyła, fu trattato dal metropolita con tutta la severità prevista dal Codice di diritto canonico del 1917, allora in vigore, privato dei poteri sacerdotali e inviato per cure psichiatriche. Senza possibilità di procedimento penale, la Curia ha anche provveduto a portare il sacerdote davanti a un tribunale laico.

Quando gli agenti di sicurezza lo hanno scoperto, hanno arrestato p. Loranc in isolamento nel monastero cistercense di Mogiła. Dopo aver scontato una pena detentiva abbreviata per amnistia in occasione del 30° anniversario della Polonia popolare e aver ricevuto cure, p. Loranc ha lavorato come assistente amministrativo in una parrocchia a Zakopane, e successivamente – dopo la riammissione del suo sacerdozio come cappellano dell’ospedale di Chrzanów. Nel periodo successivo alla riammissione non fu riscontrato nessun cattivo comportamento da parte sua.

Il caso di p. Surgente

Considerando che p. Surgent lavorasse nell’arcidiocesi di Cracovia, era sacerdote dell’arcidiocesi di Lviv con sede a Lubaczów, quindi spettava al superiore competente punirlo. Karol Wojtyła lo rimosse dalla Metropoli di Cracovia (si congedò e gli negò il diritto al ritorno, cioè lo espulse dall’arcidiocesi).

È anche noto che l’allora amministratore di Lubaczów, bp. Jan Nowicki ha attirato l’attenzione sulla scorrettezza delle sue pratiche e gli ha ordinato di interromperle. Fr. Surgent ha anche scontato una pena detentiva, ma dopo aver scontato la condanna non fece rientro nella sua diocesi (è stato dopo la morte del vescovo Nowicki) ma ha iniziato il suo ministero in Pomerania, nella diocesi di Koszalin-Kołobrzeg e successivamente Pelplin. Fr. Surgent il fatto che l’SB lo abbia reclutato come suo collaboratore segreto sotto lo pseudonimo “Giorgio”.

E quando, dopo qualche mese, osò rifiutare questa collaborazione, la polizia segreta decise che per la sua immoralità avrebbe fatto più male alla Chiesa come prigioniero che come perseguito per pedofilia. Tale era la moralità dei presunti difensori odierni delle vittime della pedofilia.

Il caso di p. Saduś

Riguardo a p. Saduś, la presunta forma per nascondere le sue tendenze inappropriate era mandarlo all’estero per lavori scientifici. Gli editori Tomasz Krzyżak e Piotr Litka hanno mostrato nella loro pubblicazione che in questo caso non ci sono informazioni documentate che avesse preferenze pedofile. Ci sono solo accuse di presunta relazione con una donna o di rapporti con giovani uomini, cosa non severamente vietata dalla legge. È interessante notare che questi messaggi non sono stati confermati dalle osservazioni del servizio di sicurezza, il cui p. Saduś è stato un collaboratore segreto per molti anni sotto gli pseudonimi “Brodecki” e “Kanon”. La delegazione con la quale p. Saduś ha lavorato  all’estero è stato considerato un successo dai servizi di sicurezza, considerando la sua intelligenza, presupponendo che sarebbe stato un agente ancora più utile all’estero che in patria. A causa di supposizioni giornalistiche, che Wojtyla “ha permesso a p. Saduś una rapida fuga all’estero”, vale la pena notare che ha impiegato almeno un anno per andare all’estero. Inizialmente doveva essere un viaggio negli Stati Uniti, poi in Germania, alla fine è stato concordato che il luogo di insediamento e lavoro scientifico in una piccola città di Gaubitsch situata a circa 50 km da Vienna.

Pertanto, le informazioni fornite da Gutowski e Overbeek sul presunto scandalo che ha coinvolto p. Saduś dovrebbe essere collocato tra le fiabe olandesi. Sfortunatamente, nessuno dei difensori del diritto alla libertà di scelta delle preferenze sessuali o dei diritti dei gruppi LGBT si è fatto avanti in difesa di p. saduś

Alla ricerca del “male” a tutti i costi

Dietro le tesi non confermate dell’articolo sulla presunta pedofilia di p. Saduś tra gli altri, il giornalista del portale “naTemat”, Jakub Noch, il quale ha riferito che in una lettera ufficiale all’arcivescovo di Vienna, cardinale Franz König, Karol Wojtyła non ha scritto nulla sulle tendenze pedofile di p. Saduś. Quindi, secondo questo giornalista, è rimasto in silenzio. Il problema è che questo tipo di informazioni, anche se fosse probabile, non verrebbero inviate per posta ufficiale. E poiché p. Saduś non era un pedofilo, non c’era motivo di muovergli accuse così false. Così, un altro giornalista per la via più facile formula una tesi tanto drastica quanto falsa e non supportata da alcuna prova. Wojtyła non ha taciuto nulla, perché non si era nulla da tacere.

Tuttavia, questa “pseudo-inchiesta” giornalistica austriaca ha anche il suo secondo fondo, e il suo scopo è quello di suggerire azioni ambigue di Karol Wojtyła in un’area diversa. Ecco p. Saduś sarebbe stato un “banchiere” del cardinale Wojtyła, che conservava i suoi fondi in valuta estera ottenuti da fonti estere. Il problema è che la polizia segreta avrebbe informazioni precise sulle entrate e uscite private del cardinale, e non c’è ragione di credere che ne avesse una conoscenza così precisa.

Coloro che sono interessati a una descrizione dettagliata della sorte dei predetti sacerdoti possono fare riferimento agli affidabili ed esaurienti articoli di Tomasz Krzyżak e Piotr Litka in Rzeczpospolita.

Continuazione della manipolazione della sicurezza

Un grado di manipolazione molto più elevato caratterizzato dal caso della presunta pedofilia dell’arcivescovo Adam Stefan Cardinal Sapieha. Questo aspetto della campagna contro la Chiesa di Cracovia e Karol Wojtyła è stato scatenato dal sito web da “Gazeta Wyborcza”, dando così una chiara prova del coinvolgimento anti-polacco. I giornalisti di questo testata hanno fatto riferimento nel loro materiale a “due inchieste giornalistiche indipendenti” … Ekke Overbeek e Marcin Gutowski, sebbene il libro non fosse ancora stato pubblicato e il reportage non fosse stato trasmesso.

A questa narrazione si è unito con entusiasmo il suddetto giornalista di “Tygodnik Powszechny”, che non ha nemmeno tentato di verificare le “rivelazioni” annunciate.

L’inaffidabilità giornalistica in questo caso si sovrappone ai tentativi fatti dalla polizia segreta più di settant’anni prima di falsificare materiali contro il Principe Costante. Difficile credere che sia solo una coincidenza.

Le informazioni e gli estratti dei materiali dell’UBC nel “caso” di Sapieha, ritagliati fuori contesto, sono stati forniti ai giornalisti dalla professoressa Joanna Tokarska-Bakir dell’Università di Varsavia, che probabilmente li ha anche dati per scontati. E il modo di ottenere e utilizzare queste informazioni da parte dei giornalisti, in assenza di ogni tentativo di verifica, mostra le norme, o meglio contro le norme che guidano gli aggressori di San Giovanni Paolo II.

Degenerati, agenti, agenti segreti e loro discendenti

Gli antieroi più importanti di questa storia sono p. Anatol Boczek, un agente della polizia segreta di lunga data soprannominato “February”, un uomo altamente degenerato, che la polizia segreta trattava con riserva e disprezzo come una fonte inaffidabile, e il suo ufficiale principale, Sez. UB Krzysztof Srokowski. La tragica vittima del caso è la figura di p. Andrzej Mistat, una volta, tra gli altri. vicario a Wadowice papale (1960-1963). Perché la persona di p. Andrzej Mistat è così importante qui? Nell’immediato dopoguerra fu segretario particolare dell’arcivescovo metropolita Sapieha.

Fr. Anatol Boczek, che odiava il cardinale Sapieha, nelle sue denunce inventava informazioni sui presunti eccessi sessuali del gerarca contro seminaristi e giovani sacerdoti. Questa informazione non è stata supportata da altre fonti, sebbene la polizia segreta, preparandosi negli anni ’40 per un processo con l’arcivescovo di Cracovia, abbia diligentemente raccolto tutte le accuse e le accuse, anche le più piccole. Leggendo le relazioni di p. Boczek, si può avere l’impressione che trasmettesse ai funzionari comunisti immagini delle sue fantasie irrealizzate e delle sue inclinazioni perverse. Per Ekke Overbeek, queste denunce di Boczkowski sono bastate per il verdetto dei media su Sapieha e Wojtyła. Marcin Gutowski e Artur Sporniak denunce di p. Hanno anche trattato seriamente Boczek, ma probabilmente a causa della valutazione morale dell’informatore (alcolizzato, degenerato sessuale, agente di sicurezza e uno degli zelanti partecipanti al movimento comunista, il cosiddetto “preti patrioti”) ha preferito riferirsi alla “copia di testimonianza” di p. Andrzej Mistat, riportando circostanze simili, ma trascritte in maniera procedurale.

I giornalisti di “GW” e “TP” presumevano che la testimonianza dovesse essere resa nel cosiddetto il processo alla Curia di Cracovia, svoltosi nel 1953, non badando al fatto che in realtà è datato 10 agosto 1949 e nell’originale doveva provenire dagli atti del processo riguardante la collaborazione di p. Mistat con l’Associazione “Libertà e Indipendenza” nel 1945 e i suoi contatti con il generale Władysław Anders a Roma.

Il problema è che questa testimonianza di p. Di Mistat si conosce solo una copia, e dell’originale non è stata trovata traccia negli atti del processo a p. Mistata, o in qualsiasi altro materiale testato. Naturalmente, esiste la possibilità che un tale originale sia esistito, ma sia stato escluso dalla polizia segreta per altri fascicoli investigativi o operativi. Crudelmente maltrattato e brutalmente spezzato nelle indagini, p. Andrzej Mistat potrebbe persino firmare un documento del genere sotto dettatura della polizia segreta. La probabilità di un tale corso di eventi può essere messa in dubbio solo da chi non è passato attraverso le casematte della polizia segreta.

Tuttavia, a giudicare dalla descrizione dei comportamenti sessuali contestati all’Arcivescovo e dalla quasi esatta coincidenza di tale descrizione con le informazioni tratte dai rapporti di p. Boczek di quel periodo, sembra più probabile che le “rivelazioni” di p. Bacon era vestito con una forma da causa legale e firmato con il nome e il cognome di p. Mistat. È interessante notare che p. Boczka nasce nel 1950, ma le “rivelazioni” in esso contenute si materializzano nella presunta testimonianza di p. Mistat già nel 1949. Ciò consente la tesi che la testimonianza non solo sia stata falsificata, ma anche retrodatata.

Ordine: distruggi e profana

Dettagli sulla probabile falsificazione della “copia” di questa inesistente testimonianza di p. Mistat è stato descritto in modo affidabile in Rzeczpospolita da Tomasz Krzyżak e Piotr Litka nell’articolo “Discredit the Cardinal”. Hanno sottolineato che la copia era stata preparata per le esigenze dell’allora Ministero della Pubblica Sicurezza ed era stata inviata al colonnello Julia Brystygierowa, uno dei più importanti governatori sovietici in Polonia, che si occupava della lotta contro la Chiesa cattolica e l’identità nazionale polacca. L’autore della “copia” – e secondo le informazioni ivi contenute, anche l’ufficiale che doveva ricevere tale “testimonianza” – era il Sez. Krzysztof Srokowski dell’Ufficio provinciale di pubblica sicurezza di Cracovia, che è l’ufficiale responsabile di p. Anatol Boczek come agente di sicurezza. Tutti gli altri, datati più tardi e aggiungiamo, originali conservati testimonianze di p. Mistat è stato trascritto da altri due ufficiali WUBP e non ci sono tracce di partecipazione a questa indagine da parte della Sez. Srokowski.

Tre anni dopo, a seguito di un’appropriazione indebita del fondo operativo destinato a pagare gli agenti, Srokowski abbandonò il ministero e decise di nascondersi con p. Anatol Boczek, che all’epoca prestava servizio a Poronin. È stato catturato in un ristorante a Gubałówka, durante una cena da ubriaco con p. Bacon. Si è seduto sul banco degli imputati con l’accusa di appropriazione indebita di cui sopra, nonché falsificazione di documenti. Ulteriori atti illeciti sono stati minacciare i passanti con le armi e smascherare un agente con cui stava bevendo vodka in un luogo pubblico. Rimosso dal partito e dal ministero, fu condannato a cinque anni di carcere, ma in realtà ne scontò solo tre. Guardando l’entità dei crimini di Srokowski, una frase così piccola sembra strana e ci fa guardare la questione con molta più attenzione.

È impossibile credere nella misericordia del ministero. Particolarmente Tomasz Krzyżak e Piotr Litka hanno avanzato la tesi che Srokowski sia stato punito per aver falsificato la “copia della testimonianza” di p. Mistata, cioè un tentativo di sviare i superiori dal ministero. Analizzando la sequenza degli eventi, nonché il contenuto del documento e il contesto delle circostanze della sua redazione, sono convinto che la condanna per questo falso fosse solo una copertura per impedire a Srokowski di rivelare le reali circostanze della bufala.

A mio avviso, il falso è stato realizzato non per trarre in inganno MBP, ma addirittura su ordine del colonnello Brystygierowa, nell’ambito dei preparativi per il processo al card. Sapieha nel 1950. Il processo non ebbe luogo, perché il Constant Prince – nel gergo della polizia segreta “Sapieha polena” – morì a Cracovia il 23 luglio 1951. Per la polizia segreta che stava attuando i piani sovietici, sforzandosi di mostrare l’umiliazione e l’annientamento della Chiesa polacca, è stato senza dubbio un duro colpo.

E i problemi caratteriali di Srokowski avrebbero potuto portare alla divulgazione del piano non realizzato, ma ancora “top secret”, come elemento della lotta contro la Chiesa.

Vale la pena sottolineare qui che la lotta contro la figura del principe costante non si è conclusa con la morte del cardinale Sapieha. Gli ufficiali del 4° Dipartimento del Ministero dell’Interno, fino alla fine del regime comunista, hanno svolto questo compito, dopo che Karol Wojtyła ha rilevato la Metropoli di Cracovia, descritto come “smitizzando la figura del card. A. Sapieha, e quindi l’indebolimento dell’autorità del cardinale K. Wojtyła su scala nazionale”. Questa è una citazione da uno dei rapporti del Dipartimento IV del KWMO di Cracovia. Rinvio gli interessati alla lettura dei file conservati negli archivi dell’Istituto della Memoria Nazionale.

La capacità di leggere con comprensione, ad es. sulla mancanza di buona volontà e il dono della ragione

È un dato di fatto che gli archivi conservati degli organi repressivi comunisti sono una lettura specifica, e la loro lettura richiede una comprensione di base delle circostanze della loro creazione e degli scopi per i quali sono stati creati. Non è vero che sono tutte realtà false e falsificate. Ma proprio per questo il loro utilizzo nel discorso, sia esso scientifico o giornalistico, richiede particolare cura e diligenza. Prendere singole frasi o suggerimenti fuori contesto che si adattano alla narrazione creata, senza analizzare l’intero documento e il contesto della sua creazione e scopo, dimostra che i giornalisti, e nel caso del cardinale Sapieha, noto anche al professore, o non ha utilizzato le loro capacità di comprensione della lettura, o sfortunatamente non sono stati guidati dalla buona volontà.

I documenti prodotti o raccolti dai criminali comunisti che agivano sotto l’autorità della Russia sovietica avevano lo scopo di distruggere l’identità polacca e il sistema di valori, così come le persone che sono rimaste fedeli a questi valori. La Russia comunista era solo una delle fasi dell’imperialismo orientale, la cui attuale incarnazione è l’impero di Putin di oggi, continuando la tradizione dell’odio per la Polonia e la civiltà europea. È risaputo che la Germania, la Francia e molti altri paesi occidentali, così come le strutture burocratiche dell’Unione Europea, sono profondamente sature di agenti russi. Come hanno dimostrato i recenti avvenimenti intorno al Parlamento europeo, il denaro per attività di spionaggio può provenire da diverse direzioni, anche dal Qatar. Tuttavia, l’ideatore dell’operazione è senza dubbio uno e sempre lo stesso: l’idea post-sovietica e antieuropea dell’imperialismo russo e del dominio mondiale. Per i quali la polacca, così come il cattolicesimo, sono sempre stati oggetto del più grande odio.

La pedofilia è un crimine estremamente atroce. Pertanto, gli autori che affrontano un argomento così difficile dovrebbero essere guidati dalla volontà di raggiungere la verità. Intanto sia il rapporto che il libro miravano non a stabilire la verità, ma a sferrare un colpo alla figura di Karol Wojtyła – San Giovanni Paolo II, così come alla Chiesa cattolica, alla Polonia e alla tradizione polacca. Tale impostazione dell’argomento mostra le reali intenzioni degli autori. Il verdetto era stato emesso in precedenza, presso la sede del KGB e nei circoli di formazione dell’opinione pubblica della sinistra illuminata dell’Europa occidentale. Se qualcuno è sorpreso dalla combinazione di questi due elementi,

Sullo sfondo di entrambe le pubblicazioni c’è il tentativo di costruire una Polonia senza rispetto per Giovanni Paolo II e per le proprie radici e valori, sottomessa e soccombente alle manipolazioni di sinistra. Marcin Gutowski è nato ai tempi della Repubblica Popolare di Polonia, ma è cresciuto nella Polonia libera.

Forse non sa che Giovanni Paolo II, da lui attaccato in modo estremamente feroce e ingiusto, ha contribuito in modo significativo a questa libertà della Polonia. O forse ne è consapevole, ma lo rifiuta. Ha il diritto di farlo, ma dovrebbe anche avere un senso di onestà e responsabilità. Tuttavia, la sua massima autorità e allo stesso tempo una “fonte credibile” di conoscenza su Giovanni Paolo II è l’ex superiore dei benedettini e arcivescovo di una delle diocesi degli USA, Rembert Weakland, rimosso dal papa dal suo incarico, che non solo rimase in una “disputa teologica” con Giovanni Paolo II, ma ha anche distrutto personalmente le prove di pedofilia dei preti della sua diocesi, sottraendone 450.000 ai fondi della curia. dollari per pagare il silenzio del suo amante.

Ekke Overbeek, invece, cerca di assumere l’atteggiamento di un educatore e creatore di polacchi consapevole. Questa impressione può essere ricavata da un’intervista condotta con lui nell’autunno 2021. Non capisce affatto le condizioni di vita nella Polonia comunista e probabilmente non vuole capire.

Nelle sue visioni deliranti, i polacchi sono russofobi, oppressi dal trauma dell’origine plebea e schiava. Ebbene, forse come discendente di nobili mercanti di schiavi, tutto è così associato a lui. Il problema è che non c’è niente di meglio da offrire ai polacchi di quello che i polacchi conoscono da molto tempo, e inoltre in una versione molto migliore e più saggia dei mercanti di schiavi. Tuttavia, chiunque legga l’intervista con comprensione noterà che Ekke Overbeek predica tesi che sono la quintessenza della propaganda del Cremlino nei confronti della Polonia di oggi.

L’annuncio merita argomenti

Prestando attenzione alla falsità delle tesi presentate da Marcin Gutowski e Ekke Overbeek et consortes, cioè tutti i loro continuatori e imitatori, vale la pena prestare attenzione agli argomenti sostanziali che confermano la falsità delle loro tesi.

Durante la discussione, è stato sollevato la questione dei processi di beatificazione e canonizzazione di San Giovanni Paolo II il Grande. Le procedure di questi procedimenti richiedono un esame approfondito di tutti gli aspetti dell’attività pubblica e privata della persona che viene elevata agli altari.

Nei processi vengono esaminati tutti i documenti, e quindi anche gli archivi ecclesiastici che possono far luce o mettere in dubbio una persona classificata come santa o beata. Pertanto, se c’erano documenti che potessero mettere in dubbio l’atteggiamento e la condotta di Karol Wojtyła – Giovanni Paolo II nei confronti del fenomeno e dei casi di pedofilia, sarebbero stati senza dubbio indagati a fondo. La beatificazione e canonizzazione del Papa polacco dimostra che la condotta di Giovanni Paolo II non ha sollevato dubbi, cioè è stata giusta.

Nella dimensione terrena, la conferma dell’atteggiamento di controlo di Karol Wojtyła nei confronti dei casi di pedofilia è il fatto di una reazione immediata sotto forma di interruzione della possibilità di ulteriori attività pedofile e isolamento dei responsabili e invio a trattamento psichiatrico.

A sua volta, conferma dell’atteggiamento appropriato di Giovanni Paolo II verso questi fenomeni è il fatto che, poco dopo essere stato eletto Papa, ha intrapreso azioni che hanno portato all’aggiornamento del Codice di procedura canonica, le cui nuove formule sono in vigore dal 1983 . furono chiarite le disposizioni relative al reato di pedofilia e furono chiariti i criteri per punirli, che nel codice del 1917 fu espresso più in generale.

Infine, l’argomentazione più seria, segnalata solo da pochi commentatori in materia, è l’evidenza derivante dai materiali della polizia segreta, selettivamente utilizzati da Gutowski e Overbeek. I servizi di sicurezza che raccolgono, elaborano e producono questi materiali non hanno mosso accuse simili contro Karol Wojtyla. Perché? Dopotutto, l’impero sovietico e i comunisti indigeni lo odiavano zoologicamente.

Come si può vedere, però, erano pienamente consapevoli che i materiali raccolti testimoniavano la corretta condotta del metropolita di Cracovia. Non erano più i tempi in cui il vescovo Czesław Kaczmarek veniva messo alla sbarra con accuse fittizie, e il primate, il cardinale Stefan Wyszyński, a causa della mancanza di possibilità di essere perseguito, è stato isolato amministrativamente nei centri di detenzione. Un tentativo di seguire la strada del colonnello Brystygierowa che prepara falsi contro il card. Sapieha è stato molto più difficile nel caso di Wojtyła. La fabbricazione di compromessi, cioè materiali che compromettevano Karol Wojtyła, rischiava di indebolirli troppo rapidamente, cioè di compromettere i servizi di sicurezza. E semplicemente non c’erano prove reali contro Karol Wojtyla.

Difendersi o non difendersi? Un falso dilemma

I polacchi, scioccati dalle “rivelazioni” annunciate su ordini anti-polacchi e anti-europei, si sono trovati di fronte a un dilemma: difendere Giovanni Paolo II o credere alle tesi distruttive dei giornalisti anti-polacchi?

Il dilemma si è rivelato evidente. Non solo le manipolazioni di Marcin Gutowski ed Ekke Overbeek, e degli autori che seguono le loro orme, visibili ad occhio nudo, ma anche la corretta verifica delle fonti a cui si riferiscono, indicano chiaramente che sebbene il colpo sia stato brutale, la precisione delle mancate accuse.

Preservare i principi elementari del laboratorio giornalistico con una conoscenza rudimentale della storia dei polacchi e della Chiesa ai tempi della Repubblica popolare di Polonia permetterebbe agli autori di mantenere almeno una parvenza di obiettività. A meno che non gli importasse?

La probabile ipotesi dei responsabili di questa operazione speciale era che i destinatari non avrebbero letto o ascoltato con comprensione, ma avrebbero ceduto a suggerimenti di manipolazione. L’invadenza e l’orrore delle tesi portate avanti dai giornalisti è inversamente proporzionale alla loro veridicità.

Se si guarda da lontano l’intero problema e l’insieme dei casi presentati da Gutowski e Overbeek, si può vedere che si tratta di casi isolati, costretti insieme in un unico posto per aumentare l’impressione del male.

Questo accumulo di male, di informazioni su degenerazione e depravazione, nonché false “testimonianze”, sia nel reportage che nel libro, costruisce la sensazione come se il destinatario fosse entrato in contatto con una fossa settica. Questa procedura degli autori è pienamente consapevole e l’obiettivo è ovvio: spruzzare San Giovanni Paolo II con questa fossa settica.

L’analisi di tutte le pubblicazioni che prendono direttamente o indirettamente di mira San Giovanni Paolo II mostra chiaramente che si tratta di un’azione coordinata molto più in là che nella redazione di TVN o nel computer dello pseudo ricercatore olandese con tendenze pro-Putin. La rapidità con cui altri giornalisti sfavorevoli alla Polonia e ai polacchi e alcuni politici del cosiddetto di totale opposizione indica che stavano solo aspettando il comando e lo scatenamento.

Alla luce degli avvenimenti delle ultime settimane, i parlamentari che invece di difendere all’unanimità il buon nome di san Giovanni Paolo II, cioè la dignità, la sovranità e la ragion di Stato polacca, si sono comportati malissimo, strappando le schede elettorali ai lettori .

Si sono sparati di nuovo ai piedi quando, invece di fare riferimento alla questione, hanno accusato i loro concorrenti di utilizzare la persona di Giovanni Paolo II in ambito elettorale.

Ma forse grazie alla divulgazione delle intenzioni di queste pubblicazioni e degli atteggiamenti presentati, almeno alcune persone pensanti lettori, ascoltatori, elettori, inizieranno a trarre conclusioni dal comportamento e dagli impegni dei leader dei media o dei leader politici.

Perché schierarsi dalla parte di Giovanni Paolo II è una scelta inequivocabile di bene e di verità, mentre il relativizzare basato su tesi sovietiche e combinazioni poliziesche favorisce chiaramente il male. elettori: inizieranno a trarre conclusioni dal comportamento e dal coinvolgimento dei leader dei media o dei leader politici.

San Giovanni Paolo II il Grande si difende dagli attacchi dei denigratori con le sue vere e indiscutibili conquiste.

Ciò non significa, tuttavia, che la società polacca non debba reagire direttamente a questi insulti. Dovrebbe esserlo, perché difendendo il buon nome di San Giovanni Paolo II, in realtà difendiamo l’identità e la sovranità polacca. Sia nella dimensione nazionale, sia in quella comunitaria ed europea.

Difendiamo l’autentica civiltà occidentale contro l’assalto della mentalità “multi-polit-culti” piena di odio che serve a depravare l’Europa e ad aprire la strada a un’invasione dall’est. Difendiamo dunque la Polonia dall’invasione del Mir ruteno, invasione non solo militare, ma anche economica, informativa e propagandistica e qualsiasi altra.

Autore: Michał Siwiec-Cielebon

Giornalista, storico, attivista dell’opposizione anticomunista, insignito del premio IPN “Testimone della storia”, nipote del vice comandante del 12° reggimento di fanteria del Land di Wadowice Maggiore Michał Siwiec, assistente del Sejm del Repubblica di Polonia dell’8° mandato, dr hab. prof. UP Cracovia Józef Brynkus, curatore del Museo della Tradizione dell’Indipendenza della Terra di Wadowice

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ArteculturaMusica

“Il Tango è Arte” rubrica a cura di Marinella Pucci (Ma.Pu.).

Marinella Pucci

Quando l’Amministratrice del gruppoi ” Ese Parlassimo di Tango?” su FB  ha proposto di scrivere su questo tema, Marinella Pucci, coreografa, ballerina, poetessa e Pittrice ( Ma.Pu.) ha accettato con entusiasmo perché l’ occasione per parlare di tango partendo dalle sue opere ispirate a questo stile di “Vita” l’ha trovata estremamente stimolante.

Non si tratta della rubrica dell’esperto,ma vuole essere un racconto onirico che ci porta a vivere il sogno dell’incontro con personaggi d’altri tempi.

Una rubrica che racconterà i pensieri di chi da sempre ama la danza e si è innamorata del Tango… tutto partirà da un disegno, da segni grafici venuti dal cuore, niente di preparato, puro istinto..movenze catturate su un semplice foglio ascoltando parole, musica e respirando l’universo di emozioni che vive nella parola “Tango”..

Sara’ una rubrica scritta a 4 mani istinto e ragione, Marinella Pucci e Alessio Musella, curatore d’arte che ama scoprire da dove nascono le passioni…..

Parole, pensieri ed emozioni…

Perché il Tango è una bellissima scusa per abbracciare qualcuno e dialogare con la sua anima.

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Ecco il primo di una serie di disegni fatti lo scorso Marzo a Buenos Aires in uno di quei pomeriggi caldi trascorsi nella bellissima casa che ci ha ospitati, io e gli altri 4 appassionati di tango, ognuno occupato/a in qualche mansione in attesa che arrivasse il momento di andare in milonga

È in uno di quei pomeriggi che sono arrivati i personaggi che presentero’ di volta in volta in questa nuova rubrica di Tango e’ arte.

…Il mio primo personaggio è arrivato in sogno ancor prima della partenza…

Diario:

Eccomi a realizzare un sogno, il mio piu’ grande sogno:

Un viaggio, il viaggio.. a Buenos Aires.

Non sto nella pelle, da quando la mia amica mi ha prospettato di andare in Argentina non penso ad altro.

Allontano le aspettative per farmi sorprendere ed assaporare l’ esperienza con gli occhi della prima volta, come un bimbo che assaggia il gelato per la prima volta.

Con grande entusiasmo vivo le mie giornate facendo il conto alla rovescia in attesa della partenza.

Al calare della notte difficilmente prendo sonno; sogno ad occhi aperti.

Sto per addormentarmi quando arriva lui Il dreaming D1.

Chi sara’ mai questa coppia?

Ce’ lui il gauchos della Pampas.

Avanza verso di me con il suo danzare impetuoso.

Si propone In una danza di fuoco che nasce dalle radici e dalle tradizioni della Pampa argentina.

Un dinamico mix di passione, forza, precisione, galanteria, dinamismo sono le poche parole per descrivere lo spettacolo che fonde musica popolare, ritmica, calpestio, preciso gioco di gambe, tamburi, canti, sensualità e la maestria delle vorticose boleadoras, strumento utilizzato dal gauchos nella Pampa.

………………………………….

IL TANGO è coppia.

Unisce sul palco lo stile selvaggio degli indios, il folclore dei gauchos, l’eleganza sinuosa e la passione intrigante del tango argentino che da Buenos Aires ha conquistato il mondo.

Il vecchio e il nuovo mondo, il tango storico ballato nei cortili fino al sofisticato stile contemporaneo, si incontrano tra ritmi tipici, volteggi virtuosistici delle bolas nelle mani dei gauchos e gli abbracci danzanti di uomini e donne allacciati nel tango.

Il gaucho è per antonomasia la figura emblematica della cultura argentina .

Il mito del contadino della pampa nato in un contesto sociale di affermazione dell’identità nazionale.

Un eroe civilizzato, coraggioso e ribelle, non disposto a fare compromessi con il potere…

E’ proprio lui il protagonista del primo incontro Argentino di Marinella Pucci ..nel suo viaggio di passione in compagnia del Tango ..

La luce di un nuovo giorno che sta per iniziare mi riporta nella realtà, saluto il primo personaggio Dreaming D1 e mi appresto ad iniziare la mia giornata continuando a sognare ad occhi aperti.

Ma.pu & A.M.

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cultura

Prof. Józef Brynkus: Difendiamo la verità su Karol Wojtyła/Giovanni Paolo II e non solo su di lui.

Karol Wojtyła

La disputa sulla verità sul presunto insabbiamento di casi di pedofilia tra sacerdoti da parte di Karol Wojtyła non finirà così in fretta.

Non è una soluzione sottolineare ciò che rende inutile questa accusa è il materiale di partenza dell’UBEC/ESBEC.

E questo è ciò a cui si sono aggrappati i difensori della verità su Karol Wojtyła di TVP-iS e il dipartimento della chiesa, che si riflette nella lettera letta oggi nelle chiese dell’arcidiocesi di Cracovia.

Non posso usare i termini legali giusti. Spiegherò la questione solo da uomo e da persona che conosce i fascicoli prodotti dall’apparato repressivo della Polonia Popolare.

Lo ripeto ancora.

Questo materiale documentario deve essere letto, non trasformato in un’arma politica.

Perché è così che chi accusa ingiustificatamente Karol Wojtyła (vi incoraggio a continuare a leggere questo articolo) di nascondere il fenomeno della pedofilia nella Chiesa cattolica, così come chi cerca di difendere il cardinale e poi papa Giovanni Paolo II, c’è chi va screditando i suoi valori.

Sì – Karol Wojtyła, da cardinale, sapeva di alcuni casi di pedofilia tra sacerdoti sotto la sua autorità, ma non lo nascondeva certo.

E si sforzava di spiegarle con tutte le sue forze, sia secondo il diritto canonico che secondo il proprio giudizio, essendo sensibile soprattutto al danno subito dalle vittime, ma anche convinto che ogni persona ha il diritto non solo di un giusto processo e giudizio, ma anche in caso di scontare una pena, mostrare rimorso per il perdono e ricominciare la vita.

Soprattutto quando è stato giudicato anche dai tribunali ordinari.

Ma perché scrivo che probabilmente sapeva di alcuni casi di pedofilia.

Perché non tutte le informazioni gli sono arrivate.

Conosco personalmente un caso del genere, dai materiali del servizio di sicurezza (una cartella del lavoro operativo di un prete reclutato come collaboratore segreto), le notizie su di loro non sono arrivate alle autorità ecclesiastiche.

L’ho descritto in un articolo scientifico.

Qui in breve.

I parrocchiani e i parrocchiani di un piccolo paese vicino a Bielsko-Biała volevano informare la curia di Cracovia sulle inclinazioni di un tale sacerdote.

Prepararono una lettera e gliela mandarono.

Solo che la lettera è stata intercettata dal Servizio di Sicurezza e non è arrivata in curia.

Allora i parrocchiani ne prepararono un altro, perché al primo non avevano ricevuto risposta.

E questa lettera successiva è stata rilevata dal servizio di sicurezza.

Entrambe le lettere con informazioni su queste azioni del sacerdote non sono arrivate alla curia.

Quindi egli come avrebbe dovuto saperlo e quale azione dovrebbe essere intrapresa in relazione ad esso?

Una domanda puramente retorica.

Un’altra cosa è che gli stessi ufficiali del servizio di sicurezza non hanno intrapreso alcuna azione per spiegare e punire questo prete.

Trattavano il materiale acquisito come un potenziale strumento per fare pressione sul prete affinché lo facesse un collaboratore segreto.

In questa occasione, vale anche la pena notare che la portata della pedofilia tra i vari ambienti polacchi è comparabile.

Ciò è dimostrato dalle risposte alla mia interrogazione parlamentare.

Questo, ovviamente, non è un argomento per giustificare in alcun modo i preti pedofili.

Per le vittime di atti di pedofilia, non importa chi ha causato loro tale danno.

Tuttavia, le persone che svolgono un ruolo specifico nella società dovrebbero essere maggiormente condannate.

Permettetemi di ricordarvi qui che in qualche modo nessuno parla o scrive delle vittime della dubbia fama di Zatoka Sztuki a Sopot, e in qualche modo non ho sentito alcuna celebrità associata minacciare che il film di Latkowski abbia rovinato la loro immagine materializzata sotto forma di accuse.

Tornando al problema, consiglio di leggere qui l’articolo di Rzeczpospolita .

Se i suoi autori non hanno omesso nulla o non hanno nascosto nulla, ciò mostra chiaramente che Karol Wojtyła, sia come uomo che come capo della chiesa nell’arcidiocesi di Cracovia, nascose nulla.

Anche nel caso di p. Loranta, e probabilmente casi simili, agirono anzitutto con grande cura e meticolosità, e ragionando anche laicamente: onestamente e attendibilmente, affinché padre Loranta fosse giudicato e poi punito. In questo caso, anche gli organi dell’autorità statale e politica si sono comportati in modo decente.

La sanzione civile per il delitto è stata inflitta.

Da apprezzare anche il parroco che ha informato la curia di Cracovia.

Come ho spiegato agli studenti, durante le lezioni del laboratorio di ricerca, era importante che oltre ai fascicoli depositati in archivi secolari (IPN e altri), la Chiesa divulgasse anche documenti anonimi, affinché le vittime dirette e indirette, indubbiamente presenti tra il clero, non potevano essere identificati come pedofili.

Ancora di più risulterebbe falsa la tesi che il cardinale Karol Wojtyła proteggesse la pedofilia nell’ambiente clericale.

Ho scritto che si deve essere in grado di lavorare con i materiali prodotti durante il lavoro operativo del Servizio di Sicurezza. Hanno usato gli stessi, probabilmente perché dovresti controllare il cosiddetti giornalisti record d’archivio  che hanno girato un film sulla presunta protezione dei pedofili da parte di Karol Wojtyła e giornalisti (sì!!!) della Repubblica di Polonia.

Quelli di Rzepa citano documenti specifici, che mostrano qualcosa di specifico, leggi l’articolo “linkato” e poi ne parleremo. “Wytwór”, perché non è il documento degli “ospiti” di TVN, è che usano le informazioni in modo frammentario – che c’è stato un caso di pedofilia e che queste informazioni sono arrivate a Karol Wojtyła, che ha agito in conformità con quanto ho presentato.

Cos’altro avrebbe dovuto fare, colpire questo Lorant?

Ha fatto tutto il possibile. Inoltre, potrei aggiungere, che giornalisti (???), come quelli che sono gli autori del video “Franciszkańska3” non condividerebbero documenti curiali, perché agirebbero come quando creano un video (piuttosto lungo, però): sceglierebbero la prima pagina, e l’ultimo che parlava della fine del caso non sarebbe mai stato reso disponibile. Conosco anche pseudo-scienziati che per le loro enunciazioni secondo questo modello hanno ricevuto anche premi e borse di studio in Israele.

foto. Antoni Chylaszek/card. Karol Wojtyła nella chiesa di Bobrek nel 1971.

Autore: dr hab. Józef Brynkus, prof. UP Kraków

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Attualitàcultura

Il cammino sinodale. Seconda Riforma o Scisma nella Chiesa cattolica tedesca?

Il cammino sinodale

Una tappa importante e difficile della sua storia che iniziò nella Chiesa cattolica in Germania, senza dubbio associata alla dichiarazione di guerra di Lutero ai cattolici nel 1517.

La storia ha chiuso il cerchio?

Nell’istituire un nuovo “organismo di riforma”, i vescovi tedeschi adducono varie motivazioni, il cui denominatore comune sembra essere: rovesciare le dottrine ecclesiastiche esistenti, interpretare in modo nuovo concetti relativi alla fede cattolica, aprire gli occhi (e le orecchie) al fine di pensare e ai bisogni delle persone che vivono qui e ora. Insomma: adattare la Chiesa all’uomo moderno.

Questo obiettivo deve essere servito dall’istituzione del “Cammino sinodale”, iniziato il 30 gennaio con la Santa Messa nella Cattedrale di S. Bartolomeo a Francoforte sul Meno. Questo formato di incontri del clero e laici è stato lanciato nel 2018. I suoi presidi sono, da un lato, i vescovi tedeschi e, dall’altro, il Comitato centrale dei cattolici tedeschi, ovvero un’organizzazione che associa centinaia di organizzazioni laiche in Germania

Il “Cammino sinodale” basa il suo funzionamento su un organo di governo, il “Consiglio sinodale”, composto da 27 vescovi diocesani e da un pari numero di laici. Dal 2025 o 2026 si tratterà di prendere “decisioni fondamentali di portata sovradiocesana”. La nomina del “Consiglio sinodale” è stata approvata dai vescovi tedeschi a maggioranza dei due terzi.

Secondo loro, le azioni intraprese dai cattolici in Germania mirano, tra l’altro, a fermare il numero in rapida diminuzione di persone che ammettono di essere affiliate alla Chiesa. Questo fenomeno è colloquialmente noto come “uscita dalla Chiesa” ed è noto solo nella Chiesa cattolica in Germania e in Austria, dove il pagamento della tassa ecclesiastica è obbligatorio. Nel 2017, 167.000 hanno dichiarato di rinunciare al pagamento della tassa ecclesiastica (cioè “uscire dalla Chiesa”). cattolici, e un anno dopo ben 216.000. In termini di credibilità, la Chiesa cattolica è oggi al sesto posto dal basso tra le istituzioni funzionanti in Germania. Solo il 18% si fida di lui. intervistato. Secondo le previsioni dei sociologi tedeschi, tra 40 anni il numero sia degli evangelici che dei cattolici diminuirà della metà. Lo affermano i partecipanti al “Cammino sinodale”. che vogliono riconquistare questa credibilità perduta della Chiesa. Il vicepresidente della conferenza episcopale tedesca, il vescovo Franz-Josef Bode di Osnabrück, ha commentato: “Tutti questi problemi riguardano la credibilità della Chiesa, che è un fattore importante per l’evangelizzazione. Vogliamo risolverlo”.

Cinque postulati sono stati preparati per riparare (“riformare”) la Chiesa. Questi sono: Ordinazione delle donne, i laici dovrebbero avere più influenza nell’elezione dei vescovi, benedizioni per le coppie dello stesso sesso, riforma dell’insegnamento dell’etica sessuale, celibato.

Ad 1 Nel documento “Donne nei ministeri sacramentali, gli autori del testo additano le circostanze storiche tipiche della Germania e i “pregiudizi dei secoli” e propongono di avviare un “processo trasparente nella Chiesa in cui si istituisca una commissione per affrontare la questione della disponibilità del ministero sacramentale e l’ordinazione a persone indipendentemente dal loro sesso”. La comunione deve essere data anche dalle donne; niente detto se possono anche confessare….

Ad.2, documento “Inclusione dei fedeli nella nomina del Vescovo diocesano” parlare di questioni organizzative. La risoluzione del Cammino sinodale raccomanda che i consigli sinodali delle singole diocesi nominino sulla base di una dichiarazione volontaria dei capitoli diocesani, un organismo parallelo che sostenga il capitolo nella selezione dei candidati alla nomina a vescovi. Tale organismo verrebbe nominato in base a specifiche parità, tenendo conto, tra l’altro, dell’equilibrio di genere o tra diverse fasce di età.

Ad 3: Questa terza risoluzione afferma: “L’Assemblea sinodale invita i vescovi ad autorizzare ufficialmente nelle loro diocesi cerimonie di benedizione per le coppie che si amano e vogliono impegnarsi, ma per le quali non è disponibile il matrimonio sacramentale o che non vogliano aderire. Lo stesso vale per le coppie omosessuali basate su una rivalutazione dell’omosessualità come variante normale della sessualità umana” (in “Cerimonie di benedizione per coppie innamorate”)

Ad 4: Documento intitolato “Dichiarazioni del Magistero sull’amore coniugale” chiede una rivalutazione della percezione dell’amore tra i coniugi. Gli autori del testo discutono con la visione del matrimonio attualmente in vigore nell’insegnamento della Chiesa cattolica romana, ritengono che concentrarsi principalmente sulla procreazione comporti la perdita di altre dimensioni della relazione sociale e spirituale. Offrono pianificazione familiare e metodi contraccettivi selezionati. Gli autori di questo postulato scrivono che già prima dell’annuncio dell’enciclica di papa Paolo VI “Humanae vitae”, la commissione teologica pontificia, nella quale erano presenti, oltre al clero, anche i coniugi, era favorevole a lasciare la decisione sulla famiglia modalità di pianificazione, compreso l’uso o meno di contraccettivi, ai coniugi. “Purtroppo il papa ha ascoltato la voce della minoranza e l’insegnamento dell’enciclica è stato ampiamente respinto”, lamentano i “riformatori”.

Ad 5: L’ultimo postulato del “Cammino sinodale” riguardo alla Chiesa universale è relativo all’allentamento della disciplina del celibato dei sacerdoti. Il documento richiama l’attenzione sull’“aspetto essenziale” del celibato, sulla situazione in cui una persona riconosce in sé contemporaneamente due vocazioni: una relativa al ministero del sacerdozio e l’altra: alla vita coniugale e familiare. “I loro doni, che potrebbero integrare quelli dei sacerdoti celibi”, scrivono i partecipanti al Cammino sinodale, “sono persi per la nostra Chiesa, perché la stessa Chiesa considera queste due vocazioni incompatibili tra loro”.

Questa “rivoluzione” di concetti, definizioni e comprensione della Fede e inasprisce la disputa tra il Vaticano e la Chiesa tedesca

La “Frankfurter Allgemeine Zeitung” (del 24 settembre 2022) ha citato una lettera della Santa Sede ai vescovi tedeschi, facendo riferimento all’autorità del papa, a firma del cardinale, del segretario di Stato Pietro Parolini e dei vertici del Dicastero della Dottrina della fede per i vescovi, Luis Ladaria e il cardinale Marc Ouellet. Il testo della lettera recita: “Né il Cammino sinodale, né alcun organismo da esso istituito, né la conferenza episcopale hanno e non avrebbero la competenza per istituire un tale organismo”. Il “concilio sinodale” creerebbe “una nuova struttura di governo per la Chiesa in Germania, ponendosi al di sopra dell’autorità della conferenza episcopale e sembrando sostituirla efficacemente”, si legge nella lettera.

Critiche a questa “riforma moderna” in Germania provenivano anche da altri centri della Chiesa cattolica. Il cardinale Jean Claude Hollerich, relatore generale del Sinodo dei Vescovi, arcivescovo di Lussemburgo afferma che: “Il cammino sinodale tedesco è troppo elitario” e “Questo cammino (sinodale – mia nota) è opera di alcune élite e di vescovi, non di tutto il Popolo di Dio”. L’arcivescovo di Lussemburgo sottolinea che i tedeschi si considerano l’avanguardia e ritengono che il rapporto preparato per le assemblee sinodali continentali li sostenga.Anche il cardinale emerito spagnolo si è espresso (con altrettanta critica) sull’argomento in questione all’inizio di dicembre 2022 durante una conferenza all’Università di Navarra, Antonio Maria Rouco Varela, arcivescovo di Madrid. Il cardinale ha detto:

“Il Cammino sinodale ha un “vizio formale” ed è “più una sovrastruttura che una realtà nata dal cuore della Chiesa”. Ha notato che “ha un grande fascino a causa delle correnti sociali dominanti nel mondo”. (…) «Essa è stata promossa dall’esterno e ha un impatto sulla situazione all’interno della Chiesa. Questo dimostra che la fede è luce e che è necessario fareesame di coscienzae prendere più sul serio la santità, perché in gran parte ci siamo lasciati trasportare dalle correnti materialistiche”, ha aggiunto il cardinale Varela.

Il comune denominatore degli oppositori di questa “Via” sono pochi rispetto ai sostenitori possono essere considerate le parole dell’ex presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, il cardinale Walter Kasper, che ha affermato: “ La Chiesa non deve diventare una “massa usa e getta, che può essere liberamente impastata e modellata a seconda delle situazioni” (giugno 2022).

Per il cardinale Rainer Maria Woelki di Colonia, una “Chiesa specificamente cattolica” significa unità con il Papa e la Chiesa universale, nonché unità in materia di fede. “Per me questo è un criterio importante dell’identità cattolica”, ha detto il metropolita di Colonia in un’intervista al quotidiano tedesco Kölnische Rundschau.

Simile, negando il senso e la giustificazione di questa “rivoluzione della vita spirituale” tedesca, e anche parole di critica molto più forti (è un bene che provenissero dagli stessi tedeschi!) – si possono trovare in altre affermazioni. Qui dentro un’intervista esclusiva alla rivista Die Tagespost, il cardinale Kurt Koch, capo del dicastero romano per la promozione dell’unità dei cristiani, ha messo a confronto i metodi teologici del Cammino sinodale con quelli dei cristiani tedeschi che volevano adattare il protestantesimo in Germania all’ideologia del nazionalsocialismo negli anni ’30. Koch ha detto: “Mi dà fastidio che nuove fonti di rivelazione vengano accettate insieme a fonti di rivelazione nella Scrittura e nella Tradizione; e mi spaventa che questo stia accadendo – di nuovo – in Germania.

Perché questo fenomeno si è verificato già durante la dittatura nazionalsocialista, quando i “cristiani tedeschi” videro una nuova rivelazione di Dio nel sangue e nel suolo e nell’apparizione di Hitler. Per questo Il presidente della Conferenza episcopale, il vescovo Georg Bätzing, ardente “militante” dell’attuazione dei principi della “Via sinodale” nella vita della Chiesa: “Si tratta di un’aberrazione del tutto inaccettabile”.

Alcuni membri del gruppo del clero che si oppongono alle conclusioni del Concilio sinodale adducono come argomentazione: molte delle dichiarazioni del dialogo di riforma finora non sono in linea con il Vangelo e tentano di cambiare l’ufficio del vescovo come “la pietra angolare del vecchio Chiesa” sono pericolose. In un’intervista alla rivista “Communio” dell’ottobre 2022 si poteva leggere che “la Chiesa cattolica può avere un futuro solo se continua nella fedeltà creativa e nella comunione sinodale, nell’ascolto insieme della Parola di Dio e nell’ascolto reciproco su il cammino tracciato dal Concilio Vaticano II. Tuttavia, il Cammino sinodale non ha fatto questo”, ha affermato il cardinale Walter Kasper in un’intervista.

Il rimprovero più forte è stato rivolto ai riformatori da papa Francesco in una lettera diretta al presidente della Conferenza episcopale tedesca, il suddetto monsignor Bätzing: “C’è un’ottima Chiesa protestante in Germania. Non ce ne servono due.(…) Il problema si pone quando il cammino sinodale parte da élite intellettuali e teologiche ed è fortemente dipendente da pressioni esterne’, ha aggiunto.

In questa breve ma molto eloquente dichiarazione di Francesco: “Non abbiamo bisogno di due chiese portestane in Germania” contiene tutta la verità sull’essenza del movimento tedesco (inizio) per riformare l’Insegnamento di Cristo !

È giunto il momento di rispondere alla domanda posta nel titolo alla fine dell’articolo: quello che sta accadendo ora nella Chiesa cattolica tedesca è uno scisma? Se ciò che per un vescovo è una rottura con il cristianesimo, e per un altro è la pienezza del cristianesimo, non si può parlare di unità nella Chiesa. Tutto sembra indicare che lo scisma finora nascosto si è finalmente rivelato. La facciata sta cadendo a pezzi!

A illustrazione di quanto sopra servano, i seguenti passi del Cammino sinodale: esso chiede di eliminare dal Catechismo il passo relativo alla peccaminosità degli “atti omosessuali”, perché come vi è scritto: nelle relazioni stabili, amorose, fedeli ”, affermano i riformatori tedeschi. Il vescovo Bode ha espresso questo punto di vista all’incontro sinodale del 2020 a Berlino: “l’omosessualità appartiene alle normali forme di predisposizione sessuale” – con cui hanno concordato tutti i vescovi presenti alla sessione.

Creando “Droge synodalana” – i vescovi tedeschi si aspettano cambiamenti per quanto riguarda le persone LGBT+. Sostengono questo. che: “Gran parte dei cattolici ritiene che le persone LGBT+ siano ingiustamente discriminate (e il Catechismo della Chiesa Cattolica vieta discriminazioni ingiuste, dicono) solo perché non sono eteronormative (su cui non hanno alcuna influenza), e anche perché vengono loro imposte esigenze che spesso non riescono a sopportare (l’esigenza di vivere in astinenza sessuale con la contemporanea impossibilità di entrare in una relazione sacramentale).

Il logo del Cammino sinodale, la Croce non solo arcobaleno, ma anche sul lato sinistro staccato dal tutto, i rimanenti dei cinque postulati elencati all’inizio dell’articolo sono similmente “rivoluzionari” e scismatici. La Catholic News Agency ha presentato il testo della relazione dal forum della quarta assemblea generale del “Cammino sinodale” a Francoforte sul Meno, tenutasi nel settembre 2022. Postula la liberalizzazione dell’insegnamento della Chiesa sulla sessualità dei sostenitori del Cammino. Questa descrizione un po’ enigmatica nasconde la vera tragedia della Chiesa tedesca, perché il testo messo ai voti conteneva – di fatto – una rivoluzione completa.

Dalla dottrina cattolica, se questi postulati venissero attuati, non sarebbe lasciata nulla di intentato. Conteneva una dichiarazione sull’etica sessuale, che chiedeva l’accettazione della contraccezione, degli atti omosessuali e della masturbazione e la benedizione delle unioni tra persone dello stesso sesso. Il fatto che questo testo non sia stato respinto dalla maggioranza della gerarchia, ma solo “non abbia ottenuto i due terzi richiesti!” (sebbene le tesi siano contrarie a tutta la dottrina della Chiesa!) – indica quanto profondi siano avvenuti i cambiamenti negli ambienti dell’episcopato tedesco. In conclusione – un’altra “passita” sul tema dello “scisma”: in un’intervista al quotidiano “Die Zeit”, il vescovo di Aquisgrana, Helmut Dieser – si è semplicemente rivelato un ideologo LGBT.

È tanto più significativo che questo vescovo (attivista? ideologo?) sia, dopotutto, il presidente del Forum sulla sessualità e il partenariato per il Cammino sinodale. Questa è la “buona notizia” secondo Mons. Dieser. “Questo, ciò che troviamo nella creazione è buono. L’omosessualità non è un errore di Dio, ma è voluta da Lui tanto quanto la creazione stessa. E ancora: “Dio ha visto (mia nota) che era buono, dicono nella storia della creazione”, ha spiegato il vescovo. Mentre il Catechismo dice chiaramente che “gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati”, il vescovo, al contrario, ha sostenuto che nessun amore, compreso l’amore omosessuale, può essere peccato.

Nessuno sembra essere ancora andato oltre. Il vescovo Dieser ha coraggiosamente rotto il fondo e ha dimostrato che si può essere un vescovo cattolico e un radicale arcobaleno impunemente.

Mentre il Catechismo dice chiaramente che “gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati”, il vescovo, al contrario, ha sostenuto che nessun amore, compreso l’amore omosessuale, può essere peccato. Nessuno sembra essere ancora andato oltre.

Il vescovo Dieser ha coraggiosamente rotto il fondo e ha dimostrato che si può essere un vescovo cattolico e un radicale arcobaleno impunemente.

Mentre il Catechismo dice chiaramente che “gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati”, il vescovo, al contrario, ha sostenuto che nessun amore, compreso l’amore omosessuale, può essere peccato. Nessuno sembra essere ancora andato oltre. Il vescovo Dieser ha coraggiosamente rotto il fondo e ha dimostrato che si può essere un vescovo cattolico e un radicale arcobaleno impunemente.

In breve: dalla Germania sono venute anche la prima guerra mondiale e la seconda guerra mondiale – sono opera dei tedeschi, la separazione della Chiesa cattolica dal papato ad opera di Lutero -, da loro anche la “rivoluzione sessuale” (in Germania si chiama ” 68s”), che ha permesso il radicamento dell’ideologia LGBT+, e ora il “Cammino sinodale”, cercando di livellare la dottrina di fede professata dai fedeli della Chiesa cattolica, riconoscendo il primato del Vescovo di Roma – cioè il Papa – viene tutto dalla Germania !

Elenco delle fonti:

Synodaller Weg aktell: Nachrichten und News | Politica FAZ

Die Bischöfe und der Synodale Weg (faz.net)

Synodaler Weg beschließt neues Leitungsorgan (faz.net)

Di  Maria Legiec

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cultura

La rivolta di gennaio fu l’inizio della strada polacca verso la libertà.

POLONIA

Maggiori informazioni sulla rivolta di gennaio, per chi dice che non era necessario e perché “è stato versato troppo sangue”…

Lo scoppio della rivolta di gennaio ha portato a una crisi diplomatica sulla scena politica europea. Il riavvicinamento di Prussia e Russia, fu una risposta all’inizio della rivolta, incontrò la reazione di Francia, Gran Bretagna e Austria. Nel maggio 1863 ci fu la possibilità di una guerra tra la Russia e le potenze occidentali.

Quando diciamo che la rivolta di gennaio non ha avuto possibilità di successo, dimentichiamo questo fatto. In effetti, nessuna rivolta è stata così vicina a provocare una guerra europea, in cui la parte polacca ha avuto la possibilità di ottenere assistenza esterna dai paesi occidentali.
Poco noto, ma anche importante è il fatto che la Russia abbia perso l’Alaska a causa della rivolta di gennaio! 

La minaccia di guerra con la Gran Bretagna e la Francia ha moltiplicato i costi per il servizio del debito russo e questo combinato con gli alti costi per pacificare la rivolta di gennaio ha portato a una situazione in cui il tesoro russo è di fatto fallito! Il ministro delle finanze pregò lo zar di vendere l’Alaska per raccogliere fondi, un misero 7 milioni di dollari per tenere lontano dalla Russia lo spettro della bancarotta. 

È stato un risultato indiretto della rivolta di gennaio, che deve essere ricordato.

Una questione degna di attenzione è la natura sovranazionale della rivolta di gennaio. Il simbolo di questa insurrezione, che fu l’ultima rivolta comune della Prima Repubblica Polacca, era un triplice emblema, contenente non solo l’Aquila, ma anche l’Inseguimento a San Pietro. Michele Arcangelo, un simbolo di Kiev, in Ucraina, dove fu segnata anche questa rivolta, sebbene meno pronunciata.

E ancora: il fattore psicologico, l’eredità spirituale della Repubblica di Polonia e la tradizione di lotta per la libertà vissuta nella coscienza degli insorti di gennaio, nonché il clima politico che ha accompagnato la decisione di iniziare l’insurrezione, l’affermazione popolare che lo spirito romantico polacco è l’antitesi della ragione deve crollare. 

Questa convinzione ha le sue radici nella propaganda illuministica, diretta contro il Commonwealth. Si è intensificato soprattutto quando lo stato polacco-lituano ha iniziato a riprendersi dal crollo, quando è stata preparata la legislazione del Grande Sejm ed è stata finalmente adottata la Costituzione del 3 maggio.
Propaganda finanziata da un lato dall’imperatrice di Russia, Caterina II, e dall’altro da Federico II, che assoldano congiuntamente le più grandi teste e penne dell’Illuminismo francese e tedesco, con Voltaire in prima linea. Voltaire, commissionato dall’imperatrice Katarina, ridicolizzò i polacchi. 

La propaganda dell’era illuminista (la supremazia della ragione sui sentimenti), la valanga di testi diffamatori della Polonia creata da questi ospiti illuminati, ha perpetuato stereotipi dannosi. 

Uno di questi era la convinzione che i polacchi fossero pazzi e romantici che si dilettano al sole. A tutto ciò si deve aggiungere la propaganda prussiana rivolta all’insurrezione di Kościuszko, presentandola come un gesto romantico finito in tragedia per la Repubblica di Polonia. Fu allora che fu diffusa l’immagine di Kościuszko che cadeva, presumibilmente pronunciando le parole Finis Poloniae!, o “La fine della Polonia!”.

Senza insistere sul fatto che la Polonia è viva e non ha fatto i conti con il verdetto delle superpotenze, non avremmo riconquistato l’indipendenza nel 1918.

Il fatto che l’Ucraina, la Lituania, la Slovacchia e persino la Repubblica Ceca esistano oggi è in una certa misura determinato dalle persistenti richieste dei polacchi per il diritto all’indipendenza della nazione. 

E questa è la nostra preziosa eredità.

Ecco perché dobbiamo ricordarlo a coloro che vedono l’inutilità della Rivolta, perché: “troppe vittime”!

La grafica introduttiva, il dipinto di Aleksander Sochaczewski “Addio all’Europa”, raffigura l’esilio dei polacchi in Siberia dopo averli sconfitti nella rivolta di gennaio (1863) contro l’Impero russo. Il dipinto mostra la sosta del convoglio degli esuli presso l’obelisco che segna il confine tra Europa e Asia. L’artista stesso è tra quelli inviati qui, accanto all’obelisco, a destra. (da Wikipedia).

Di Maria Legiec

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Pier Paolo Pasolini…”CoMizi d’aMore”…

CoMizi d'aMore

Che cos’è l’amore?

«L’amore è un sentimento che ha infinite facce»,

«Può essere una cura»,

«L’amore è l’unico sentimento che ci può salvare», «L’amore è l’abbraccio di mamma e il bacio di papà», «L’amore è qualcosa di armonico», «L’amore è un trasporto».

Rispondono 46 persone, per ricomporre Altri Comizi d’Amore in onore a Pier Paolo Pasolini.

Ne è uscito un composit di testimonianze raccolte da Massimiliano Finazzer Flory, che firma la regia di questo docufilm realizzato in collaborazione con Rai Cinema.

«Il soggetto è Pasolini o meglio il suo metodo: dire la verità poeticamente con dichiarazioni sull’amore nel nostro tempo», spiega il regista,

«È uno sguardo da dentro gli occhiali da sole di Pier Paolo Pasolini, una visione in bianco e nero per un’estetica che livella senza differenze di ceto e di colore la gente su un tema: cos’è l’amore?

Altri Comizi d’Amore offre voce e volto a un Paese che crede nella diversità a partire dalla poesia. Un’umanità trasversale: compagni di classe di Pasolini e studenti di oggi, cantanti, scrittori, homeless, preti francescani ed ex tossicodipendenti, travestiti e attrici hard, insieme a ragazzi e ragazze dei giorni nostri. Volti sconosciuti e volti che l’hanno conosciuto come Blasco Giurato, Ornella Vanoni, Fulvio Abbate, Maria Rita Parsi».

Girato tra Roma,Milano, il Veneto e il Friuli, dalla chiesetta in cui il giovane Pasolini andava a messa, alla laguna di Grado dove il poeta fu regista di Medea, in un lungo viaggio in bianco e nero.

La prima proiezione, in anteprima, è sabato 28 gennaio, doverosamente al Teatro Pasolini di Casarsa della Delizia, il paese dove il grande poeta è sepolto.

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