La mia passione per il teatro inizia nell’anno 1998, quando entrai a far parte di una compagnia amatoriale del mio paese. Lo feci per gioco ma quando salì la prima volta sul palco per esibirmi in pubblico non sentì imbarazzo o ansia, ero completamente a mio agio, mi sentivo come a casa lassù.
Ebbi subito il consenso del pubblico e decisi così di intraprendere quel cammino lavorativo. Così poco tempo dopo feci domanda di ammissione all’accademia d’arte drammatica.
Durante i tre anni di accademia ho avuto maestri meravigliosi che oltre ad una rigorosa formazione tecnica, mi hanno trasmesso un grande amore per questo mestiere. Oltre ad avermi formato caratterialmente, devo a loro oggi quello che sono, umanamente parlando. Perché un attore si, deve avere in primis la tecnica ma non basta, al pubblico dall’altra parte deve arrivare l’anima, il cuore.
Uno dei maestri a cui devo tanto, purtroppo scomparso da poco è “Paolo Giuranna”, difficile dimenticare la sua bellezza d’animo.
La prima vera esperienza professionale fu nel 2000 con lo spettacolo di Shakespeare: Sogno di una notte di mezz’estate che recitammo persino a Buenos Aires in Argentina e qualche anno dopo partecipammo con “L’Orestea” di Eschilo (regia Livio Galassi) al festival internazionale di teatro di Varsavia.
Nel 2002 dopo aver conseguito il diploma di attore mi trasferì a Roma, dove continuai con le tragedie greche.
Nel 2005 iniziai le mie prime esperienze televisive come attrice (fiction) e mi occupai anche per diverse produzioni televisive girate in calabria di figurazioni (AOSM).
Mi resi conto che l’amore per il teatro era più profondo e radicato in me. Preferivo la magia del palco e il calore del pubblico alla freddezza della cinepresa.
Negli anni tirai comunque fuori la tutta la mia creatività e ampliai gli orizzonti lavorando non solo come attrice teatrale ma anche nell’animazione, radio, televisione e infine, dopo anni di gavetta, l’insegnamento, partendo dai bambini.
Nel 2008 lasciai Roma per tornare nella mia terra, la sentivo come una missione, volevo lasciare il segno, seminare arte e cultura qui e così fu .Inizia con i progetti teatrali nelle scuole (PON) appassionandomi sempre di più al mondo di bambini e ragazzi. Ma anche spettacoli teatrali con temi sociali importanti come il: bullismo, l’alimentazione, ecc…
Nel 2012 inizia un’altra bellissima esperienza nelle biblioteche (comunali e private), diversi progetti di educazione alla lettura animata. Vedere i bambini attratti e ammaliati dalla magia dei libri fu una grande soddisfazione e da lì proseguì questo bellissimo percorso fino ad oggi.
Mi occupo anche di laboratori adulti e faccio corsi di dizione ma il mondo dei ragazzi mi da tantissime soddisfazioni perché adilà della formazione attoriale aiuto i miei allievi a fortificarsi caratterialmente, esprimendosi individualmente ed in un gruppo in modo creativo. Il teatro ha una funzione terapeutica. Ciò che vedo nei miei allievi, nel corso degli anni è un miglioramento caratteriale; ci si libera dalle insicurezze, imparando a gestire le proprie emozioni e a controllarle, senza vergogna o paura nel rapportarsi con il prossimo e parlare in pubblico.

Insomma un’ottima scuola di vita che li aiuterà in qualsiasi campo lavorativo e sociale; come diceva Stanislavskij:
“Il mio scopo non è insegnarvi a recitare, il mio scopo è aiutarvi a creare un uomo vivo da voi stessi.”
Dal 2000 ad oggi sono passati 20 anni e non posso dire sia stato un percorso facile, Il più grande problema dell’italia è che gli artisti non sono considerati dei veri e propri lavoratori.
Un classico:
A: Di cosa ti occupi?
B: di teatro.
A: Ah, e come lavoro cosa fai?”
In ogni caso sono felice di avere dato e continuare a dare il mio contributo in una terra difficile che fa fatica a crescere culturalmente.
Ho piantato dei semini che pian pian cresceranno e daranno i loro frutti.
Quello che posso consigliare oggi a chi volesse intraprenderlo come mestiere è di studiare tanto, perfezionarsi, attraverso studi ma anche laboratori a cui io stessa ancora oggi partecipo.
Non bisogna mai sentirsi arrivati, sfidarsi sempre e arrivare davanti ad una cinepresa o su un palco con tecnica ma anche tanta umiltà.
C’è chi sceglie questo lavoro per puro esibizionismo, narcisismo e non è questa la strada giusta da prendere.
Chi sente di avere un minimo di talento deve come ho già detto e non smetterò mai di ripetere: studiare, studiare, studiare, non improvvisatevi attori.
Il pubblico vuole percepire l’anima e il cuore di un’artista ma non basta, ci vuole anche la tecnica come è giusto che sia in tutte le professioni.














