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Uguali ma Diversi, in bianco e nero- due vitigni declinati in modo diverso alla tavola di VinoPeople.

VinoPeople
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Ultimi due appuntamenti dell’anno per il progetto “Uguali ma Diversi” dell’Associazione VinoPeople – reso possibile grazie al sostegno della Fondazione Chianti Banca, che condivide la missione di promuovere la cultura enogastronomica territoriale e valorizzare le eccellenze del territorio – che declina il vitigno in tre stili diverse con la presenza di tre Maison di produzione dello stesso territorio. Così per il Nobile Pinot Nero, il racconto di tre espressioni toscane che ha visto in tavola “Il Borgo” di Borgo Macereto di Dicomano, nella zona di Firenze, “Bosco Bruno” di Vallepicciola di Pievasciata nel Comune di Castelnuovo Berardenga in provincia di Siena e “Monteprimo” di Bacco del Monte di Vicchio del Mugello, in provincia di Firenze, in abbinamento ai piatti preparati dallo chef Michele Berlendis del ristorante Riva Kitchen di Firenze.

Gli eventi, organizzati dall’associazione VinoPeople e condotti da Sara Cintelli e Milko Chilleri, hanno offerto ai partecipanti la possibilità di scoprire un vitigno di origine francese noto per essere delicato e non avere rese generose che diventa, oggi più che mai una scommessa; e il pregiato vitigno piemontese, Timorasso.

L’azienda Borgo Macereto coltiva diverse varietà di uva, tra cui il Sangiovese, che è la punta di diamante per la produzione dei Chianti Rufina, ma anche il Pinot Nero, introdotto con entusiasmo. Oltre a queste, coltiva anche altre varietà di uva bianca, come il Riesling, il Moscato e il Sauvignon Blanc. “I nostri vini, racconta Ilaria Chimenti, spaziano quindi dalle classiche etichette toscane ai bianchi aromatici, offrendo una gamma diversificata che soddisfi i gusti più esigenti. ciò che renda unici i nostri vini sia la loro capacità di raccontare la storia del territorio da cui provengono.”

E il pinot nero, più di altri vitigni ha questa capacità e caratteristica. “Il Borgo 2020” celebra il Pinot Nero, adattato magnificamente al Mugello, con una delicata nota violacea e aromi di ciliegia, cuoio, cioccolato bianco e mora, dall’impatto morbido. Perfetto con selvaggina, formaggi leggeri e anatra all’arancia.

La raccolta manuale in cassette assicura la selezione migliore. Le uve vengono poi vinificate in tini di rovere francese e affinate in tonneaux e barriques per 12 mesi, seguite da 6 mesi di affinamento in bottiglia prima della commercializzazione.

Vallepicciola affonda la sua storia negli anni Novanta quando la famiglia Bolfo ha intrapreso l’affascinante impresa di restaurare le rovine di un antico convento a Pievasciata, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Da quei vigneti, ora parte dell’Hotel 5 stelle Le Fontanelle, nasce Vallepicciola. Su una proprietà di 265 ettari, circondata da boschi e ulivi, coltiviamo con maestria 107 ettari di vitigni d’eccellenza: Sangiovese, Pinot Nero, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Chardonnay. L’impegno è chiaro, come spiega Alberto Colombo, AD Vallepicciola: “produciamo vini di qualità che celebrano il territorio toscano.

Offriamo esperienze in cantina personalizzate, trasformando ogni degustazione in un momento esclusivo. Nei nostri vini si riflette il nostro impegno quotidiano nella valorizzazione del terroir. Con passione e rispetto, perseguiamo una produzione sostenibile e d’eccellenza.” In particolare, “Bosco Bruno 2022” mostra come il Pinot Nero nel Chianti Classico trovi il suo perfetto connubio con il terroir.

La vendemmia avviene nella prima decade di settembre dal vigneto Boscobruno, con una resa di 45 quintali per ettaro. Situato a 480 metri sul livello del mare, il terreno offre condizioni ottimali.

Dopo la fermentazione in vasche di cemento per 15 giorni, segue la fermentazione malolattica in barriques di rovere francese usate. L’invecchiamento in barrique dura circa 12 mesi, seguito da 6-8 mesi in bottiglia. Il vino si presenta rubino, luminoso, con profumi di rose rosse, fragoline di bosco, cassis e spezie. I tannini sono setosi e avvolgenti.

La storia di Bacco del Monte inizia nel 1985, quando la famiglia Bacci si trasferisce al “Monte” e pianta una piccola vigna per uso familiare.

Nel 2016, i genitori con l’aiuto dei figli, decidono di ampliare e piantare due ettari di Pinot Nero, fondando l’azienda Bacco del Monte a Vicchio, paese natale di Giotto e del Beato Angelico.

L’azienda produce un solo vino, il Monteprimo, un IGT 100% Pinot Nero, vinificato in acciaio e affinato in barriques di rovere francese. “Si utilizzano esclusivamente tappi di sughero naturale, confermando l’impegno per la qualità e la tradizione,” racconta la figlia nonché enologa dell’azienda, Silvia Bacci, Bacco del Monte, che ha presentato il “Monteprimo 2021

“Dopo una vendemmia interamente manuale, si procede alla diraspatura, utilizzando anche il 20% di grappoli interi.

Segue la fermentazione alcolica e il riposo in legno, in barriques di rovere francese. Il vino non viene filtrato e viene imbottigliato direttamente in cantina, utilizzando tappi di sughero naturale monopezzo, analizzati con naso elettronico. Il nostro obiettivo è di presentare un vino con il minimo trattamento enologico possibile.

Il risultato è un Pinot Nero strutturato, con sentori caldi di frutta matura, macchia e vaniglia al naso, e un palato robusto, ideale con piatti più ricchi e sostanziosi” – conclude Silvia.

Il Timorasso, che conclude il ciclo degli incontri, originario delle colline del Tortonese, vanta una storia antica che risale al Medioevo. Tuttavia, nel XIX secolo ha subito un declino prima per la fillossera poi, nel secolo breve, dopo la Seconda Guerra Mondiale, a causa della preferenza per vitigni più produttivi.

Fortunatamente, negli Anni Ottanta, alcuni viticoltori pionieri hanno riportato in auge questo vitigno rustico, rivelando il suo grande potenziale, in particolare grazie a Walter Massa a partire dal 1987, il padre della riscoperta del Timorasso.

Questo vitigno si adatta perfettamente ai terreni calcarei e argillosi del Tortonese, producendo grappoli grandi e compatti con acini medio-grandi dalla buccia spessa e dorata.

Pur avendo una resa in vino relativamente bassa, la qualità è eccezionale e i vini sono bianchi strutturati e complessi, in grado di invecchiare per molti anni tanto che questo vitigno viene definito “un rosso travestito da bianco”.

Al di là delle definizioni è evidente la sua capacità grazie ad un’elevata acidità di essere longevo e di evolversi nel tempo; di raccontare un territorio, un autoctono più autoctono di altri visto che a mala pena riesce a dare frutti nel resto del Piemonte.

Non è trasportabile e questo ha creato un forte senso di comunità tra i produttori e il racconto notevolmente identitario della zona.

La sua particolarità con uno spiccato sentore minerale e ampia suggestione fruttata comincia già dal nome di etimologia incerta.

Luigi Bovere, Cascina La Ghersa e La Colombera sono tra le più apprezzate aziende produttrici di questo iconico vino del territorio conosciuto anche come Derthona, “Derthona”, l’antico nome della città da cui ha avuto origine, villaggio ligure ma di espansione romana.

Verticalità in primo piano per l’Azienda Agricola Luigi Bovere, con un sentore di pietra focaia e idrocarburo che domina sulle altre componenti; un sentore di fieno che è quasi paglia e qualcosa di ferroso in bocca per l’annata 2020.

L’annata calda 2019 la si avverte in bocca in un vino ammiccante, quello di Cascina La Ghersa, il cui titolare ci ha raccontato di essere straniero in terra di Timorasso.

La Colombera, azienda nata nel 1937, là dove c’era un anfiteatro romano, ha presentato il vino più strutturato, annata 2017, con una buona armonia tra le componenti sia all’olfattiva sia alla gustativa, vino ‘caldo’, deciso.

In abbinamento per la presentazione Ricotta del Mugello condita su crema di piselli, piselli bruciati e i loro germogli; Lasagna in bianco con melanzane e scamorza affumicata su pesto di basilico; Filetto di maiale di grigio casentinese marinato, cotto a bassa temperatura e poi alla brace su crema di zucchine, pomodoro al forno e fondo bruno di carne; Panna cotta al vin santo con croccante di mandorle.

A conclusione il Vinsanto del Chianti “Collefresco” dell’azienda Poggiotondo di Lorenzo Massart, proveniente dalla zona del Casentino, in provincia di Arezzo. L’azienda, fondata nel 1850 da Ada Lapini e continuata da successori come Antonio Cutini e Guglielmo Massart, si estende su 54 ettari tra Subbiano ed Arezzo, con tre località: Poggiotondo, Le Rancole e Valloni. I vigneti di Poggiotondo, tutti a denominazione Chianti, coprono 4,20 ettari di terreno galestro e sono coltivati con il sistema a cordone speronato.

Dai vecchi vigneti del 1970, restano solo Vigna Grande e Vigna Aldo (circa 3 ettari) con sangiovese (70%), canaiolo, trebbiano e malvasia bianca. Nel 2002 abbiamo aggiunto Vigna Tata (solo sangiovese) e nel 2006 Vigna dei Meli (sangiovese, canaiolo e malvasia bianca).

Il vinsanto Collefresco 2010 nasce dauve Trebbiano e Malvasia, coltivate a 350 metri di altitudine, vinificate in caratelli di diverse dimensioni per cinque anni prima dell’imbottigliamento. Il colore ambrato, si distingue dalle tonalità caramellate artificiali diffuse in alcuni vini. Al naso datteri, melata, miele di acacia ed una bella trama balsamica e di liquirizia.

Al palato, la dolcezza si manifesta in una cremosa intensità, misurata e per nulla stucchevole. Un gusto lungo, lineare e composto, che si evolve in sfumature cangianti.

A cura di Giada Luni

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