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Musica

Nevruz, “la musica può salvare” intervistato da Numa Echos per Rechos Records & Promotion.

Nevruz
Nevruz

Nevruz, sei un compositore, cantautore, sperimentatore della voce, attore e musicista rock e già prima della tua partecipazione nel 2010 al talent X FACTOR, nel quale hai conquistato il terzo posto, eri molto apprezzato nella scena underground italiana.

Cosa ti ha portato a diventare “talent scout” e docente dato che negli ultimi anni ti stai dedicando alla produzione musicale per altri artisti e all’insegnamento?

Ad un certo punto della mia vita ho realizzato quanto l’arte sia stata sempre importante per me, quanto nella mia vita sia stata un’ancora di salvezza , quanto mi abbia tenuto attaccato alla vita stessa, visto che fin da bambino non ho fatto altro che desiderare la morte invece .

Non ho vissuto una vita serena, non ho avuto un’esistenza facile già dalla mia infanzia, direi piuttosto un’esistenza per certi versi anche traumatica. Grazie all’arte e alla musica ho resistito, sono diventato resiliente.

Ho realizzato meglio tutto questo dopo l’uscita del mio terzo Album IL MIO NOME È NESSUNO, uscita l’opera è come se fosse finito un mio percorso interiore, non ero legato soltanto al mio rapporto personale con la musica, con lo scrivere canzoni ma bensì desideravo uscire da me, mettere a servizio degli altri questo dono e me stesso.

Realizzai finalmente quanto la musica si fosse presa cura di me negli anni pensando semplicemente a quanti lì fuori vivono l’inferno , ho pensato che questa possibilità poteva essere importante anche per loro, che anche altri potevano salvarsi come me.

Ho iniziato con i miei primi laboratori di canto sperimentale nel 2013 al centro sociale Anarchico LIBERA di Modena, poi successivamente tramite l’associazione culturale Trame 2.0 ed il Social Point di Modena abbiamo proposto il mio laboratorio “LA VOCE CHE CURA” pensando il progetto per le persone più sensibili in cura psichiatrica o con disabilità.

Sono partito all’inizio con gli Adulti, l’ho fatto per un po’ di anni, insieme a me partecipavano anche educatori , operatori sanitari, persone che rivestivano cariche istituzionali del settore sanitario e sociale.

Questo è accaduto perché il mio laboratorio si è rivelato negli anni efficace ma soprattutto funzionale tanto da attirare persino la stampa locale e non solo. Il passo successivo è stato quello di proporre il mio laboratorio anche ai minori questo è accaduto grazie ad un’ iniziativa della scuola superiore Carlo SIGONIO di Modena che unisce Liceo Musicale a quello di scienze umane, entrai a far parte di un programma in veste di relatore e collaboratore esterno proponendo alla scuola una nuova materia scolastica durante l’ora di educazione fisica, EDUCAZIONE FISICA DEL SUONO, creammo una classe mista di studenti normo tipi e diversamente abili spingendoli così a interagire tra loro attraversando un’esperienza speciale educativa e formativa.

Dopo questa esperienza portai il mio laboratorio anche presso l’ospedale psichiatrico VILLA IGEA di Modena cominciammo sempre prima con gli adulti in cura e poi con i minori in cura al NESPOLO e al centro diurno GENZETA .

Attraverso i laboratori avvennero gli l’ incontri con i ragazzi che poi si scrissero al mio corso di canto presso le scuole nelle quali insegno e formo i miei Artisti, il Teatro Tempio di Modena e il VecchioSon di Bologna, mentre invece nel mio Home Studio di Carpi mi occupo e curo la preparazione delle live band o le loro preproduzioni. Negli anni ho stretto rapporti solidi con diverse etichette discografiche e dunque aiutandoli spero che intraprenderanno la loro strada musicale fatta di composizione alle volte e di live, concerti e che possa diventare anche per loro qualcosa in cui credere fortemente nella vita, importante per la loro crescita personale e Artistica.

Il lavoro “dietro le quinte” richiede responsabilità e impegno. Come gestisci la suddetta attività parallelamente alla tua attività artistica?

Prima di tutto non supero mai un certo numero di allievi altrimenti mi sarebbe impossibile, per cui tengo solo quelli che mi dimostrano che ci credono davvero e che capisco ambiscono a fare sul serio questo mestiere .

In questi anni ho prodotto moltissimo, ho almeno una dozzina di album già pronti ora spero di trovare i finanziamenti e riuscire a fare uscire il quarto, e ringrazio chi mi sta aiutando proprio in questa cosa, nel frattempo ho cominciato anche a scrivere e comporre per altri interpreti come ad esempio per NORA un’Artista della quale spero sentirete parlare, poi parallelamente sono nate nuove avventure LIVE ad esempio ho rimesso in piedi il mio vecchio Power Duo LE OSSA Batteria , chitarra semibaritona e Voce, dove canto in inglese abbiamo un album pronto in preproduzione che vorremmo registrare in studio entro quest’estate.

Poi sono tra i fondatori di un nuovo progetto Live Elettronico che vorrei presentare però all’estero non in Italia che si chiama “LaKoNkA” del quale si spera di poter uscire con il primo singolo entro quest’estate.

Di recente ho annunciato anche il mio ritorno alla batteria con NUMA ECHOS un’ Artista che mi ha letteralmente conquistato e con la quale stiamo per fare alcune date.

L’attività didattica si è concentrata negli ultimi anni nell’ambito sociale. Cosa ti ha portato a sensibilizzarti nei confronti delle categorie sociali più vulnerabili e a dedicarti a soggetti in cura psichiatrica o portatori di handicap?

Tutto è cominciato seriamente dopo l’incontro avuto con un ragazzo Down del Carlo Sigonio che soffriva di balbuzia estrema, sua mamma le aveva ormai provate tutte, volle provare anche con me.

Per me provarci era materia di studio di approfondimento una nuova occasione per poter sperimentare e spingermi oltre con i miei metodi. Iniziai a seguire corsi di psicodizione privati e informarmi il più possibile sulla materia.

Mi ritrovai ad un certo punto di fronte ad un ragazzino, una persona alla quale certo non puoi starla lì a raccontare, ma semplicemente uno che ti guarda con occhioni dolci che ti chiede aiuto ma che allo stesso tempo ti fa capire anche qualcosa “guarda sono qui per te”.

Nello stesso periodo cominciai sempre più ad appassionarmi alla psicomagia.

Oggi questo ragazzo parla perfettamente, ho risolto da lì in poi una serie di casi complessi come ad esempio “LaFrancy” una ragazza con seri problemi di comunicazione che dopo un percorso con me è riuscita a sbloccarsi con l’ intuizione di alterare il suono della sua voce in quanto il suono originale della sua voce non le piaceva e non sapeva accettarlo.

LaFrancy oggi apre i miei concerti.

Con gli Artisti o aspiranti tali si instaura un legame molto forte .

Red Ronnie di recente mi ha definito così : “Nevruz è l’Artista che piace agli Artisti” e devo dire che mi ci ritrovo moltissimo in questa sua affermazione.

Negli anni hai collaborato con numerosi musicisti e cantautori, anche artisticamente lontani dal tuo mondo. Quali sono le prerogative per una collaborazione?

Semplicemente un incontro di qualità sinonimo di magia per me, se c’è quella prerogativa magica allora tutto può succedere. Non mi limito a collaborare con Artisti che si occupano solo di un genere in particolare … onestamente a me del genere non importa, amo la contaminazione, inoltrarmi anche in viaggi sonori impossibili, amo l’idea di poter portare messaggi utili all’umanità questo è ciò che cerco.

Ti definisci un Alieno messaggero inviato nella terra per azionare un cambiamento. Non pensi che, in una società omologata e passiva, la diversità crei scetticismo e diffidenza?

Mi chiedo onestamente perché diffidare di chi costruisce qualcosa di bello?

Viviamo in un paese che troppo spesso ha dato credito ed arricchito finti Artisti lasciando annegare quelli come me.

Un giorno vidi la foto di un bambino, avrà avuto 3 anni credo, aveva tra le braccia un aeroplanino giocattolo, giaceva a terra ricoperto di polvere e pietre per via di un bombardamento in Siria, questo bambino e’ morto, come lui quanti bambini muoiono così nel mondo?

Quel giorno piansi moltissimo…

Le mie lacrime erano di sangue… se l’essere umano permette queste cose io onestamente non mi considero tale …

Quel giorno Scrissi L’ALIENO con l’intento di dare voce a quel bambino, far si che quel bambino potesse parlare ancora tramite la mia canzone all’umanità con il suo testamento.

Dunque non credo proprio di appartenere a quegli artisti che fanno quello che fanno per i dischi d’oro, la Hit dell’estate o le classifiche.

La musica può rappresentare un mezzo fondamentale per raccontarsi e metabolizzare il dolore, il senso d’inadeguatezza derivante da un contesto circostante che non ci appartiene. Effettivamente ascoltando i tuoi brani si possono percepire il coraggio di denunciare il sistema e un’oscurità che confondi con ritmiche incalzanti, atteggiamenti raggianti. Queste peculiarità apparentemente contrastanti descrivono un conflitto interiore, rappresentano la ricerca di un equilibrio o hanno un’altra valenza?

Ho imparato a dipingere la musica e fare questo non disturba i miei disturbi.

Franz Liszt diceva che la pena e la grandezza sono il destino dell’artista. Pensi che un artista possa evitare il dolore o che esso sia un passaggio obbligato per giungere alla dimensione artistica?

Sicuramente , ma il dolore, lo stare in pena chi più chi meno, fa parte della vita di tutte le persone, l’Artista è fortunato perché è in grado di trasformare il dolore in bellezza, certo che una perenne anima sofferente, è un po’ come assistere ad una tragicomica commedia costante …

Ma non tutte le persone hanno questo dono immenso o il privilegio di scrivere in qualche modo il proprio destino.

Da qualche mese faccio parte di un gruppo privato su whatsapp che hai denominato “Elefanti”, all’Interno del quale sono presenti artisti, musicisti, cantautori etc. Com’è nata l’idea di creare questa chat, quali sono le caratteristiche necessarie per farne parte e quali sono gli obiettivi della stessa?

Da diversi anni sono stato inserito in diverse chat , tra tutti Morgan è colui che mi ha coinvolto di più in questi esperimenti sociali.

L’idea della chat ELEFANTI è nata proprio grazie ad un sogno fatto dopo la festa del suo compleanno, l’idea era mettere insieme i miei amici di tanti anni , tutte le persone speciali che conosco, Artisti , Editori , Autori , musicisti, produttori, Registi, fotografi , scrittori , pittori , organizzatori di eventi, radio, giornalisti, ma anche persone che non lavorano nel settore dello spettacolo ma che credono però fortemente nell’arte.

È una chat nella quale nascono collaborazioni concrete fuori dal virtuale e questo accade attraverso l’interazione fra i membri di questa chat.

Sono nati diversi progetti tra i quali l’idea di creare una PLAYLIST ELEFANTI, una selezione di musica contemporanea di qualità, italiana ed estera, con alcune selezioni storiche.

L’intento è quello di educare i giovani alla Musica ma senza essere demodé. Come si fa a diventare Elefante?

Semplice, devi essere invitato da un’altro elefante e basta dirlo all’amministratore che ti inserisce.

Una nuova carboneria insomma.

Vorrei sapere come vorresti che i tuoi prossimi appuntamenti o progetti influenzassero l’umanità e qual’e’ la tua più grande ambizione.

Sicuramente l’umanità dovrebbe imparare a ragionare di più con la propria testa e non con quella degli influencer, stiamo vivendo un periodo terribile, l’umanità dovrebbe appropriarsi del diritto di pace, credo sia qualcosa per il quale tutti noi intellettuali siamo chiamati a contribuire è fondamentale unirsi fortemente e lottare il più possibile attraverso la realizzazione delle nostre opere, affinché si possano lanciare messaggi di pace, messaggi per fermare l’odio e la guerra. Stop alla guerra subito .

La mia più grande ambizione quella di diventare padre e dimostrare di poter essere il migliore papà al mondo, quello che ogni figlio desidererebbe

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