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Food & Beverage

Ciblèo, un viaggio nel segno del gusto.

Ciblèo,

Un viaggio orientale nel cuore di Firenze che comincia dal nome, Ciblèo, come Cibrèo con la elle, “Tortelli e ravioli” a fare da sottotitolo, cucina tosco-orientale come afferma qualcuno. È riduttivo, come qualcosa di anfibio.

Al contrario il Ciblèo è un tipico ristorante giapponese che guarda anche alle suggestioni della Cina e della Corea utilizzando prodotti al novanta per cento toscani.

Qualche contaminazione corre nei due sensi come avviene in ogni viaggio.

Qui si viene per compiere un viaggio attraverso il gusto, lasciandoci trasportare, come ci ha raccontato Giulio Picchi, che ha ereditato quest’avventura paterna e la ridisegna ogni giorno. La sera in particolare non si sceglie cosa mangiare: si scopre la sorpresa di un menu gastronomico perché qui non si chiama degustazione. Il viaggio parte da lontano quando nel 1988 Fabio Picchi, ideatore della galassia Cibrèo e padre di Giulio, si innamora perdutamente di un piccolo, straordinario ristorante di Kyoto dove porta la cucina toscana. Frequentando il luogo però in un dialogo sincero le risposte che arrivano dall’Oriente si sedimentano nel gusto del fiorentino che decide di aprire uno spazio dedicato all’Impero del Sol Levante nel quartiere di Sant’Ambrogio. Nessun ammiccamento fashion, niente sushi e sashimi, né una contemporaneità che profuma troppo di internazionalità.

La filosofia del Cibrèo resta inalterata: la cucina della tradizione rivisitata anche nell’ambiente. Così quell’ossessione per il sapore di Fabio come la definisce Giulio si sposa con la cura del particolare nell’arredamento.

Un posto piccolo – una trentina di posti tra interno e dehors, circa 40 persone al giorno – come sono i ristoranti tipici in Giappone dove vecchie porte recuperate diventano la boiserie; un bancone con 8 posti per gli spettatori della cucina, molto artigianale, che dialoga con chi degusta. Tutto è essenziale e caldo, lontano da quell’immaginario europeo del ristorante giapponese.

Un’immersione nell’Oriente dove i cibi sono o freddi o caldi ci spiega lo chef.

La scelta è una materia prima esclusiva, con abbondanza di zuppe come nella cucina di casa ricreando la declinazione orientale della cucina toscana.

Per il Cibrèo il cuore della tavola sono infatti alcune ricette popolari legate alla città come il lampredotto e la tradizione contadina delle zuppe in particolare.

All’inizio del secolo scorso quando la città si ingrandisce nella cintura vivono persone umili che non possono mangiare la carne più nobile e scelto il quinto quarto che finisce anche nei piatti giapponesi del Ciblèo.

La proposta è una cucina che scalda il cuore, un’emozione domestica senza fuochi d’artifici, un viaggio lontano senza perdere le radici. Il quadro di Giulio Picchi, artista che recentemente ha ricominciato a disegnare, con il Ponte Vecchio davanti al bancone ce lo ricorda.

Nulla di esotico dunque ma un’immersione autentica in un’altra cultura.

Giada Luni

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eccellenze italianeFood & Beverage

Il Caffè del Verone, una terrazza di gusto a Firenze.

Il Caffè del Verone,

Il Caffe del Verone – Gruppo Elior, azienda francese leader nella ristorazione delle mense, è un viaggio fra gusto e cultura, che si arricchisce di nuove proposte.

All’ultimo piano del Museo degli Innocenti, in piazza Santissima Annunziata, ha un panorama immersivo che regala una finestra spalancata sulla Cupola del Duomo.  

A guidare la cucina localmente, c’è l‘Executive Chef Adriana Melani, con diverse importanti esperienze professionali alle spalle, che propone principalmente piatti della tradizione fiorentina e toscana, soprattutto di carne che guarda anche al mare seguendo la stagionalità.  

L’ampio locale arredato in modo contemporaneo ed essenziale, gode di una bella terrazza con copertura, una loggia o veròne che dà il nome al locale, e da qualche mese ha ampliato l’offerta gastronomica, finora limitata a colazione, spuntini e aperitivi, aprendosi anche alla ristorazione. Il nuovo corso è legato alla nuova gestione da parte del Gruppo Elior Ristorazione SpA, multinazionale francese della ristorazione con 10.000 collaboratori e 2.000 ristoranti aziendali in tutta Italia.

Il menu è contenuto e per questo cambierà ogni due mesi, mantenendo però alcuni classici quali i pici al ragù di carni bianche e il Peposo dell’Impruneta, anche in estate, una scommessa, rivolta soprattutto ai visitatori che vengono da lontano. Grande attenzione, in linea con la filosofia aziendale, è riservata alle proposte vegane e vegetariane e a richieste ad hoc legate a norme religiose.

La territorialità è una scelta anche nella carta dei vini con etichette principalmente toscane senza dimenticare alcune referenze provenienti da altre regioni italiane, bollicine franciacorta e champagne.

Il locale è aperto 7 giorni su 7 dalle 10 fino alle 21.30.

G.L.

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eccellenze italianeFood & Beveragehotellerie

Firenze: al Four Seasons la Toscana incontra il mondo. Un cocktail su misura per tutti i gusti e ogni ora.

Four Seasons

C’è un luogo nel centro di Firenze, a Borgo Pinti, che sprizza la fiorentinità delle dimore nobiliari di un tempo, l’evocazione del casato della Gherardesca, in un parco dove si alternano opere d’arte, tra viottoli e radure, quanto il gusto internazionale. Frequentato soprattutto da una clientela americana che ama essere coccolata, anche un po’ viziata, immergersi in una Toscana riconoscibile, respirare l’italianità, ma sentirsi a casa, con una grande piscina, una spa di prestigio e gli immancabili cocktail, il Four Seasons si caratterizza per un’offerta molto ampia in tutti i sensi, a cominciare dalle boutique all’interno.

La sera c’è l’esclusività de Il Palagio, ristorante stellato, che da un anno è guidato dallo chef Paolo Lavezzini, supervisore di tutta la ristorazione del complesso.

La sua è una cucina contemporanea che guarda al territorio, molto attenta alla stagionalità con un menu che cambia secondo i prodotti del luogo e lavora molto bene in particolare il pesce.

Di Paolo è un’esperienza articolata che ha alle spalle un percorso al Four Seasons in Brasile, poi un soggiorno francese, quindi in Italia ha lavorato tra l’altro all’Enoteca Pinchiorri ma anche in Versilia.

La sua tavola è curiosa, fantasiosa ma vuole anche dare un messaggio riconoscibile a chi viene da lontano: siamo a Firenze, il gusto è Italiano e la materia prima a portata di mano.

Nel periodo estivo a bordo piscina ci si può fermare alla Trattoria Alfresco, sempre aperta, giorno e sera, da maggio a ottobre, secondo la stagione con un’offerta variegata dalla pizza, alla griglia a un menu ricco e soprattutto vale la pena assaggiare uno dei cocktail del Pool Tree Bar che dà il nome a una preparazione.

Per il pomeriggio i cocktail sono a base di caffè, ad esempio, poco alcolici e si servono centrifughe e smoothy, andando incontro a una clientela che chiede sempre più attenzione alla natura e alla salute; mentre la sera la nuova lista ha il nome dei luoghi iconici come “Il bacco”, ispirato all’omonima statua all’interno dell’hotel, rivisitazione dell’Americano con bitter Fusetti, Vermouth Baldoria, soda al sambuco e peperoncino che sembra quasi spuma preparata da Simone Corsini, appassionato Bar Tender dell’Hotel responsabile del Pool Tree Bar.

All’interno l’Atrium, cocktail bar tra i migliori 50 bar d’albergo al mondo secondo la rivista Forbes – aperto dalle 9 del mattino a mezzanotte e mezzo – e gestito da Edoardo Sandri, dove si può anche mangiare. Il mondo dei cocktail è una delle peculiarità dell’hotel che mostra come il bar si stia sempre più avvicinando alla cucina, abbinando le sue preparazioni ai piatti infatti con molti degli attrezzi che si trovano in cucina.

Qui da anni c’è una lista di cocktail per bambini, rigorosamente analcolici, molto giocosi preparati dentro lampadine, in bicchieri di carta colorata con pop corn e altre fantasie.

Nessuna distinzione invece tra bere femminile e maschile ma solo una questione di gusto.

L’ultima creazione è un vinile, l’LP MiX-Thology con un Lato A che abbina la musica composta dal pianista storico dell’Atrium Maurizio Tomberli associata ai cocktail più venduti, i grandi classici in lista e un Lato B con le new entry e la musica proposta nelle serate con dj.

E in autunno la domenica riprende il brunch.

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Accessorieccellenze italianeEventiModa

Il confine labile tra arte e artigianato Storie a Palazzo Gondi, il Salotto degli Artigiani.

il Salotto degli Artigiani

Recentemente abbiamo visitato “Il Salotto degli Artigiani”, esposizione di manufatti d’arte artigiana a Palazzo Gondi, edificio storico del centro fiorentino, vicino a Palazzo della Signoria, organizzato da Eleonora Lucifero.

Un primo appuntamento per mostrare esperienze da Firenze e dall’Italia.

L’occasione è stata preziosa anche per visitare il piano nobile e i suoi saloni di uno dei palazzi più belli di città, costruito dal 1490 da Giuliano da Sangallo per la famiglia Gondi, attualmente privato.

La manifestazione ha visto le botteghe e i marchi artigianali con un estro artistico provenienti da alcune regioni d’Italia e tra questi ci sono Folkloore e Altelier Francesca Bicchi da Milano, Domitilla Gucci con le sue borse, Larissa Pucci con i suoi foulard, Margherita B da Roma con il suo pregiato cashmere, Tulsi con i suoi scialli decorati a mano, gli incredibili arredi disegnati e creati da Maurizio Talerma, C’est la V da Milano, Ceramiche d’Este, i maestri argentieri e orafi di Gilda Re, e le colorate creazioni di Vincenzo Spanò, oltre alle cinture di Eleonora Lucifero.

Una passeggiata nella bellezza, grazie anche a una terrazza che si affaccia di sguincio su Palazzo della Signoria dove siamo andati a curiosare per raccogliere delle storie come quella di Alessandra Zaltieri e Maurizio Telerma, amici, che presentano un allestimento comune dove scialli e borse della prima si appoggiano sulle creazioni d’arredo del secondo.

Durante la manifestazione c’è stato un momento di attenzione sociale proponendo la vendita dei cioccolatini di Airc, l’Associazione per la Ricerca sul Cancro con delegazione attivissima e importante in Firenze e Toscana.

A cura di Ilaria Guidantoni

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