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annalisa macina

Attualità

“GINGER’S WORD” BUONA FINE E BUON PRINCIPIO.

GINGER’S WORD

Come da tradizione è arrivato inesorabilmente il periodo dell’anno dei buoni propositi (o per lo meno fino ad un paio d’anni fa era così).L’adrenalina e l’energia tipiche di questi primi giorni ci porta a stilare una lista fatta di,

Devo dedicare più tempo a me stesso” “Devo assolutamente iscrivermi in palestra e perdere qualche kg “”Dovrei dedicare più tempo ai miei affetti” ”Quest’anno vorrei viaggiare di più” “Vorrei trovarmi un nuovo lavoro, magari più remunerativo o che quanto meno mi faccia sentire realizzato” e così via….

I primi tempi  si fa attenzione magari a ricordarsene, poi pian piano col passare dei giorni tutto torna come all’anno precedente, ci si dimentica della “lista mentale” che ci eravamo fatti e gli eventi così come la quotidianità riprendono il sopravvento sulle nostre azioni.

Occorre invece partire dal presupposto che nulla cambia ma tutto continua.

Se non faremo in modo di attuare un cambiamento nella nostra testa,ogni anno risulterà uguale a quello precedente. Volendo usare una metafora più esplicativa “Come un veliero, il tempo prosegue incessante la propria rotta ma il timone di esso siamo solo noi ad averlo nelle nostre mani”.

(Cit. poeta anonimo).

Determinazione e perseveranza dovrebbero essere la ruota motrice della nostra quotidianità, in modo tale che i nostri propositi si trasformino in obiettivi e poi abitudini.

Qualunque sia la cosa che si vuole realizzare, bisogna lanciarsi decisi senza remore o paure al fine di non avere poi un giorno grossi rimpianti e ricordarsi che persino uno slancio di cui al presente ci pentiamo è stato un obiettivo nel quale abbiamo fermamente creduto.

Quindi basta procrastinare, smettiamola di perdere tempo ed affrontiamo i problemi senza rimandare mai. Rimandare purtroppo è un istinto naturale, lo abbiamo tutti, ma offre una falsa soluzione , fa sembrare i problemi risolti sul breve periodo ma poi li accumula e li peggiora, sul medio e lungo periodo.

Ora, posto questo antefatto che ci disegna come spadaccini pronti a sferrare i colpi giusti verso le insidie della vita ed un futuro migliore, mi rendo anche conto che la nostra quotidianità, da qualche anno a questa parte, ci porta ad essere molto più pragmatici, pertanto i classici buoni propositi (devo, dovrei, vorrei)sono stati soppiantati da quesiti molto più pratici,

“Cosa mi è permesso fare e cosa no”?!

”Sarà azzardato fare un viaggio di questi tempi?

””Lo smart working mi distrugge ma non è il periodo storico per reinventarsi”,

Mi riferisco ovviamente alla pandemia che ha travolto e stravolto la vita di tutti noi dal 2020 (denominato “Annus  horribilis” non a caso )che ci ha portato a fare delle scelte del tutto personali che hanno inevitabilmente inficiato sulla nostra quotidianità.

Premesso che io non sono qui per sindacare o giudicare le decisioni  di ognuno di noi, non è questa la rubrica opportuna, non ne ho il ruolo ne le competenze per  farlo. Ma esporre il mio pensiero mi è lecito,questo sì.

Ed il mio punto di vista lo vorrei riassumere con una citazione che è divenuta un po’ il mio mantra:

 “Vivi! Vivi anche se la vita ti stanca tu non dovrai stancartene.

E’ bellissimo battersi per persuasione, abbracciare la vita e viverla con passione, perdere con classe e vincere osando! La vita è un dono troppo bello per renderlo insignificante”

(Cit. Charlie Chapiln)

E con questa  chiosa “Be positive”  non mi resta che augurare a tutti voi…

Buon anno bella gente!!

Ginger inside

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eccellenze italianeModa

“Ginger’s Word” incontra Marco Giannetti : la moda passa, una camicia su misura resta!

Marco Giannetti.

La camicia rappresenta un vero e proprio biglietto da visita per gli uomini, per questo è importante che essa sia scelta ed indossata in maniera impeccabile.

Inutile dire che acquistare una camicia pre-confezionata e pensare che essa calzi a pennello è veramente molto difficile.

Molto più probabile che abbia le maniche di una lunghezza sbagliata, i polsini ed il colletto troppo  larghi o stretti e così via.  Indossare una camicia in questo modo non è né comodo né elegante, resta un qualcosa fine a se stesso, un mero acquisto finalizzato all’uso che se ne farà a seconda delle occasioni.

Ecco perché vivere l’esperienza di vedere nascere su di sé un capo di abbigliamento  è un qualcosa di unico nel suo genere.

Un po’ come avviene per la cravatta, la camicia rivela il carattere di chi la indossa, ne conferisce un fascino distintivo proprio grazie alla personalizzazione, insomma è un capo che non può e non deve mancare nel guardaroba di un uomo.

Ma attenti a non ridurre il tutto ad un concetto di stile esclusivamente maschile, il medesimo discorso vale per i capi di vestiario femminili dove la camicia su misura rappresenta  un vero è proprio “must have”. Ispirata al modello classico maschile, nasce come simbolo dell’emancipazione femminile, e segna il progresso e l’entrata delle donne nel mondo del lavoro.

Siamo partiti da Coco Chanel, la stilista che per prima ha saputo interpretare il cambiamento avvenuto nel’900,presentando una nuova linea bianca dal taglio e dalle linee rivisitate rispetto a quella maschile.

Fino ad arrivare ad oggi, dove di camicie da donna c’è ne sono davvero per tutti i gusti ed esigenze.

Nonostante però la vasta scelta e volendo  per me il meglio ,troppo facile sarebbe stato acquistarne una in un qualsiasi luxury store di Via Condotti, io cercavo un esperienza differente che lasciasse in me e nel mio armadio traccia di essa.

Ed è qui che, per merito del mio editore Alessio Musella è arrivata la svolta!

Difatti grazie ad una sua idea, ovvero quella di arricchire il mio book fotografico con una camicia fatta su misura, mi ha creato dapprima un contatto che in seguito sarebbe diventato un vero e proprio connubio con il  miglior “artigiano delle camicie” su piazza e all’estero, Marco Giannetti.

La sua fama di grande professionista del settore, l’ho riscontrata sin dalle prime battute intercorse durante il nostro primo incontro.

Nella sua meravigliosa bottega (che ahimè con l’avanzare della tecnologia sono cosa davvero rara da ritrovare) mi ha subito trasmesso un concetto fondamentale ovvero, fare una camicia su misura non significa soltanto farla tecnicamente bene ma anche entrare nella mente di colui/lei  che la porterà, facendolo così  sentire bene e a proprio agio.

Ha inoltre aggiunto che, prendere le misure non significa solo prendere un centimetro e segnare, ma far incontrare la sua preparazione tecnica ed artistica con i miei desideri, difatti  così è stato.

All’inizio c’è stato il confronto sulla tipologia di capo da realizzare (e qui torniamo  allo studio del soggetto che si ha di fronte).

Lui si trovava davanti  una donna sicuramente dalla forte personalità, formosa, appariscente ,a volte eccessiva ma decisamente molto femminile.

Quale poteva essere dunque uno stile in linea con il suo essere ma che si discostasse per una volta da tutto ciò che eravamo abituati a vedere dalle sue” immagini social”?

La camicia ominile of course !!

Grazie al suo sapere mi sono immersa , in un meraviglioso mondo fatto di svariati elementi di cui conoscevo solo una basica esistenza, tessuti, colletti, polsini , asole , bottoni, e nella scelta di ognuno di essi ritrovavo il personale tocco dell’artigiano. Siamo partiti con la scelta del tessuto, e Marco senza indugio mi ha proposto un cotone e raso nero marcato “ Ferno Royal-Canclini “praticamente  il top di gamma sul mercato.

Abbiamo proseguito con la scelta dei dettagli , che si sà sono quelli che poi  fanno la differenza; dei  bottoni in madre perla trocast , con un unico differente dagli altri di colore rosso posto al centro dell’abbottonatura (perché a noi il rosso piace tanto e lo volevamo un po’ in ogni dove) il collo di classica linea Italiana, il polsino di sua personalissima creazione che ha chiamato “Middle way” proprio perche si presenta con un lato stondato ed uno quadrato, ed infine l’elemento distintivo di una camicia ominile , voi penserete giustamente alle iniziali del nome e cognome così come fan tutti , corretto ma questa per noi sarebbe stata una scelta troppo banale e Ginger di banale non ha e non doveva  avere niente quindi, senza pensarci troppo ci siamo trovati d’accordo sul fatto che l’iniziale sarebbe stata la G cucita sul polsino destro, bene in vista e di colore rosso !!

Nel corso dei successivi incontri prova, nulla sfuggiva al suo occhio attento, fino al fatidico giorno in cui mi è stato detto “La tua camicia è pronta” ed è li che mi sono sentita davvero felice e trepidante al solo pensiero di poter avere finalmente ciò che avevo desiderato tanto.

Nel momento in cui l’ho indossata non smettevo di guardarmi allo specchio da tutte le angolazioni possibili e immaginabili, e da qualsiasi prospettiva la guardassi era perfetta  ed era tutta mia, talmente mia che la sentivo addosso come una seconda pelle.

Sebbene però  fossi davvero entusiasta del prodotto finale, più mi guardavo e più riflettevo sul fatto che mancasse un qualcosa, si ma cosa?

La cravatta signori, ovviamente  la cravatta!!!

E credetemi quando vi dico che la sintonia che si era creata tra “cliente e maestro”, nel voler vedere il prodotto finito completo  nel suo insieme di qualità e stile ,che è intercorso un attimo tra il momento in cui ho espresso il mio desiderio a Marco, e quello in cui me la sono ritrovata al collo perfettamente annodata !!

Alla fine di questa meravigliosa esperienza  (che sicuramente non sarà l’unica) ho appreso quanta preparazione ,dedizione e passione ci metta Marco Giannetti nella realizzazione di una camicia su misura che, se pur rappresentando un capo unico del mio armadio, rimarrà per sempre anche un po’ sua.

Ginger inside

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