close
Stefano Risolè
Stefano Risolè

L’iter che porta a ricoprire la carica di Direttore di uno dei più rinomati Hotel di Milano, non è sempre scontato.

Abbiamo intervistato Stefano Risolè, General Manager Château Monfort – Hotel in Milan, ponendo domande che ci permettano di comprendere meglio il mondo dell’Hotellerie di Lusso, e il suo percorso per arrivare a dirigere uno staff tra i più competenti della capitale meneghina.

Alberghi e non solo, ma come è iniziato tutto?

Scuola Alberghiera, non ne ero molto convinto, avrei voluto fare tante altre cose, ma poi negli alberghi mi sono ritrovato per caso.

Da sempre volevo fare il musicista e il cantante ma la parte più materialistica ha avuto il sopravvento  e la mia famiglia pensava fosse una grande passione ma che non potesse essere un vero e proprio lavoro.

Sicuramente se fossi stato più forte allora nelle mie decisioni mi sarei dato molto più ascolto tralasciando gli alberghi e cantando, cosa che poi ho fatto dopo quando avevo 30 anni arrivando alle selezioni finali del festival di Sanremo nel 2012 e facendo collaborazioni con alcuni artisti.

Ho imparato solo negli ultimi anni a non opprimere la mia parte creativa, ma come in tutto c’è sempre tempo per iniziare, non è mai troppo tardi, soprattutto quando ascoltiamo noi stessi.

Il Suo primo lavoro quindi è stato negli alberghi?

Come in ogni cerchio, è tutto successo subito dopo la scuola, ero stato negli stati Uniti diverse volte avendo mia padre una parte della sua famiglia e amici tra New York e Los Angeles e sicuramente il mio senso di ospitalità e dovere già presente allora e la conoscenza perfetta dell’inglese mi hanno fatto iniziare in Marriott subito a 19 anni una volta ritornato dall’ennesimo viaggio.

Poi successivamente bruciando le tappe, concentrandomi solo sul lavoro e sulle mie capacità a 33 anni ero già direttore di un albergo a Firenze, avendo fatto tutta la gavetta partendo da receptionist.

Giovane per ricoprire un così importante ruolo?

Moltissimo, ma cercavo di dimostrare a me stesso e agli altri che potevo farcela.  Direi che la mia evoluzione personale ha molto giocato in questo ed è sempre continuo il cambiamento.

Inoltre la passione per gli alberghi probabilmente era innata dentro di me ma la consapevolezza è arrivata dopo.

Cosa ti ha portato a questa evoluzione ?

Oltre alla passione per questo lavoro, la mia più grande evoluzione è stata anche la possibilità per me stesso di applicare la mia creatività a tutto ciò che è legato all’Hotellerie e non solo.

Ho cominciato a insegnare Tecniche alberghiere, Guest Relation e fatto collaborazioni anche per  IULM e per ultima la Business School del Sole 24 ore in diversi ambiti anche legati al mondo del benessere, delle spa e degli eventi .

Il mio ritorno da Firenze nella mia città a Milano, sempre per il gruppo Planetaria Hotels, mi ha poi dato anche la possibilità  di ampliare, quello che io definisco il mio raggio di espansione anche in settori legati agli alberghi come la moda, la televisione e tanti altri progetti e ultimamente anche nell’ambito sociale.

Come descriverebbe il Lusso oggi visto che ha lavorato per diversi alberghi 5 stelle su diverse città?

Per me il lusso oggi ha un significato ben diverso rispetto a solo 10 anni fa, è diventato più accessibile a molte più persone, e a volte stare bene con se stessi e coccolati in un bell’albergo è un buon inizio e non ha nulla a che fare con Suite da 15.000 euro a notte piena di comfort.

Basti pensare al 2020, oggi il lusso sarebbe anche poter uscire a cena tranquillamente o abbracciare uno dei nostri cari.

Non dimentichiamoci poi del fattore umano, che è sempre vincente, la cortesia, l’affetto, l’ospitalità il sentirsi a casa in un ambiente con energia positiva in una struttura ricettiva, sono gran parte degli elementi del lusso di oggi.

Gli ospiti di un albergo si ricorderanno di camere bellissime e ristorazione eccellente, ma se mancava il fattore umano, quest’ultimo sarà decisivo per ritornare e creare il ricordo di una bella esperienza.

Le chiederanno spesso quali Celebrities ha incontrato e come sono dal vivo, ne ricorda una in particolare?

C’è sempre molta curiosità nel sapere quali sono le impressioni nel conoscere e vedere celebrities e dobbiamo anche ricordarci dell’assoluta privacy degli alberghi.

Ho moltissimi ricordi piacevoli su tutti gli ospiti VIP e non solo incontrati, (per me sono tutti comunque VIP) ma spesso ripenso a Jennifer Lopez con cui ho avuto due esperienze diverse, a distanza di qualche anno a Milano, prima e dopo che diventasse mamma di Alex e Emme, che ho visto appena nati.

Conservo ancora un suo regalo che porto sempre con me e la ricordo con grande affetto.

Indubbiamente una donna bellissima ma soprattutto una grande donna che negli anni non ha avuto solo successo come artista ma che ha confermato quello che già pensavo di lei come persona.

Da poco è uscita una sua intervista per l’associazione Children for Peace, dove ha parlato della sua vita personale, come mai questa scelta?

Sono molto legato a Children for Peace, che mi ha dato anche la possibilità di entrare nel comitato e con quest’intervista ho voluto dare un segnale diverso ma che di base si accomuna un po’ a tutti.

Quello che siamo oggi è dettato anche dalle nostre esperienze personali e ognuno ha le sue, ma non è detto che debbano essere strumentalizzate come spesso accade, bensì è di grande valore parlare di argomenti importanti nel sociale che spesso sono ancora dei tabù e che passano ogni tanto come meteore. Se ne parla per un po’ poi svaniscono ma ci sono persone che hanno deciso di dedicare il loro lavoro e la loro vita per supportare gli altri.

Per me anche questo è un lusso, poter dare il mio contributo se posso aiutare gli altri.

Da qui é nato “Quello che gli alberghi non dicono “.

Quello che gli alberghi non dicono, cosa significa?

Spesso nel nostro ambiente si scherza sul fatto che si potrebbe scrivere un sacco di libri raccogliendo innumerevoli aneddoti successi con clienti e non, più o meno simpatici o strani,  ho voluto dare un significato diverso e in effetti dietro a un albergo che possa essere di lusso o no , ci sono persone, ognuno con la sua storia con la sua vita , spesso non fatta di moda, eventi, influencer, bellezza , lustrini e paillettes, ma ogni giorno regaliamo un sorriso a tutti gli ospiti,  offriamo servizi, li ascoltiamo , ognuno con la sua storia .

Anche io ne ho una come tutti del resto, ma fino a poco tempo fa se non ne avessi parlato, nessuno avrebbe potuto immaginare, è proprio questo che richiama la frase “Quello che gli Alberghi non dicono “.

Devo farle una provocazione, quanto conta l’apparenza in ambito alberghiero secondo lei?

Questa è una provocazione che estenderei in generale a quello che viviamo nel mondo oggi giorno e non solo in ambito alberghiero.

Si sgomita per apparire, ci si inventa ruoli, qualifiche nuove in ambito lavorativo di cui si fa fatica a trovare un vero contenuto, o se si scrive in inglese fa più figo perché attrae l’attenzione.

Franca Sozzani, scrisse che se l’apparenza non corrisponde alla propria personalità, diventa un bluff solo per attirare l’attenzione degli altri.

Per non parlare del fatto che ormai il successo è più volte associato all’essere famosi, conosciuti e anche quello rientra nella cerchia dell’apparire mostrando qualcosa che non siamo veramente.

Negli Alberghi sicuramente conta il primo contatto visivo, l’aspettativa degli ospiti, e l’intangibile ma tutto ciò è vanificato in pochi secondi se quell’apparire non ha una personalità vera.

Essere onesti con se stessi è la cosa più importante, io lo applico sulla vita di tutti i giorni e anche sul lavoro.

Le sarà capitato che le dicessero come si fa a fare il Direttore di Albergo?

Tempo fa avrei fatto fatica a trovare una riposta esaustiva e devo dire che quando insegno o faccio qualsiasi intervento, chiedo sempre: Siete sicuri di voler fare questo lavoro?

Non confondiamo i film con gli alberghi perché anche li abbiamo una regia molto organizzata e delle aziende o  grosse catene e gli imprevisti fanno parte del quotidiano .

Ci vuole tanta passione, dedizione, studio, curiosità, capacità comunicative, attitudine a lavorare con gli altri in gruppo, amore per quello che si fa tutti i giorni dando valore e significato ad ogni nostra azione, imparare a stare a passo con le innovazioni e i cambiamenti socio economici, soprattutto quando si aspira a posizioni alte manageriali, non esistono corsi dove si impara ad essere dei buoni leader e dei manager che sono due cose diverse, si impara sul campo .

Il successo ha sempre un prezzo, l’importante è sempre riconoscere quello che si vuole e chi siamo.

La scelta inizia e finisce sempre con noi.

Grazie per il suo tempo , e per l’interessante chiacchierata

Tags : hotel lussohotellerieStefano Risolè

Leave a Response