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Raffaela Gallina

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Klimt: Adele Bloch-Bauer, LETTA CON GLI OCCHI DELLA LOOK MAKER RAFFAELA GALLINA.

RAFFAELA GALLINA

In questo viaggio assieme a voi tra Arte e Consulenza d’Immagine voglio esplorare una piccola parte di vita e di opere di Gustav Klimt, il più celebre e noto pittore austriaco tanto amato dalla mia cara Lorella Maselli alla quale dedico questo articolo come portafortuna del nostro connubio lavorativo. Klimt, tra i massimi rappresentanti della Jugendstil viennese, nelle sue opere si è molto concentrato sulle figure femminili e nello specifico parleremo di Adele Bloch-Bauer, nata nel 1881 a Vienna, figlia di un imprenditore, moglie di un nobile ricchissimo industriale e musa dell’artista Gustav.

L’idea di ritrarre Adele per la prima volta fu però di suo marito Ferdinand che, nel 1903, commissionò a Klimt un quadro della donna come dono ai suoceri.

Da lì l’artista sviluppò una vera e propria passione nel ritrarla e lo fece più di una volta catturato dalla sua bellezza raffinata, dai suoi grandi occhi scuri e profondi, dalla pelle diafana e dalla sua bocca sensuale.

Per il primo ritratto l’artista impiegò tre anni e Adele ne aveva appena 21.

Grazie ad un soggiorno a Ravenna, ricco di ispirazione ed alla tradizione orafa della famiglia d’origine, iniziò a dipingere con la lavorazione a foglia d’oro e con un disegno bidimensionale raffigurandola in piedi con uno sguardo enigmatico tanto da darle l’appellativo di Monna Lisa d’Austria.

Osserviamolo assieme: sull’abito si ripete il simbolo egizio dell’occhio di Horus e sullo sfondo si notano decori di ispirazione bizantina.

Si dice che la posa apparentemente sensuale delle mani sia stata un’effettiva volontà di nascondere un piccolo difetto fisico a un dito.

Il volto è circondato da colori caldi prediletti da una Tipologia Cromatica di una Donna Primavera. Il make-up composto da un blush ed un rossetto aranciato mette in risalto le occhiaie sottolineate da Gustav, i capelli sembrano crespi, l’acconciatura e le sopracciglia poco pulite nei contorni; Adele, nonostante abbigliata e circondata da tanto sfarzo, attraente e passionale, appare un po’ stanca.

Questo ritratto così famoso fu terminato nel 1907 per poi iniziare subito l’altro e finirlo nel 1912.

In questo secondo dipinto Adele è una Tipologia Cromatica Inverno dove, come nella realtà, è esaltata da colori scuri e freddi.

La vediamo risaltare nella sua bellezza e austerità: il volto ha contorni nitidi e l’incarnato è luminoso; i capelli scuri sono lucidi e ben acconciati; il sopracciglio pulito e ben delineato accompagna la profondità dell’occhio; le labbra socchiuse e ben definite dalla pulizia dei contorni. Il collo a scialle verde smeraldo della stola , la camicetta azzurra con il colletto alto ricco di ricami rendono il suo aspetto distinto e raffinato; stoffe dai colori tenui e uno sfondo in cui domina il rosso ne esalta la figura.

La nostra amata ed enigmatica Adele purtroppo il 24 gennaio 1925 morì colpita da una forma violentissima di meningite.

Nelle ultime volontà la donna chiese al marito di donare alla Galleria del Belvedere tutte le opere di Klimt che aveva acquistato compreso il suo primo ritratto.

Successivamente nel 1938 il quadro, trafugato dai nazisti, cambia nome e prende il titolo di “Woman in gold” per nascondere l’origine ebraica del soggetto evidenziata dal cognome.

Nei due ritratti, in ogni caso, l’artista riproduce fedelmente l’aspetto fisico di Adele come notiamo nella foto, ma nei suoi ritratti recepiamo dei lati del suo carattere.

Chi la conosceva ne ricorda l’indole fragile, il vizio del fumo, la facilità all’emicrania e alla malinconia; chi osserva i dipinti di Klimt intravvede i colori e la luce della sua Anima.

RAFFAELA GALLINA

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Il look nella storia dell’arte… la parola alla Look Maker Raffaela Gallina.

Raffaela Gallina

Raffaela Gallina, nota Look maker, professionista da quasi 35 anni ed imprenditrice da 25 nel suo Salone di Bellezza “A Modo Mio” sito nella ridente Palmanova , cittadina storica friulana.

Lei, di professione, carpisce ed enfatizza ogni forma di bellezza ed in quest’occasione ha voluto fare un esperimento nuovo e costruttivo, mettendo in gioco le sue due passioni, il suo lavoro di consulente di immagine e l’arte della pittura, in particolare la quella impressionista di Monet.

Ha deciso di analizzare Camille Doncieux, un’attraente ragazza, nata a Lione nel 1847, dai tratti tipici di un raffinato volto francese , riuscì a 18 anni a fare innamorare al primo incontro in una libreria di Parigi, colui che è stato uno dei fondatori dell’Impressionismo in Francia: Claude Monet.

Lei, inizio’ ad essere la modella di Monet, poi la sua amante, ed infine la sua adorata moglie, fino alla sua prematura morte a 32 anni.

Fu Modella anche di Renoir e Manet ed i dipinti che la ritraggono, l’hanno resa immortale.

“Colpiscono in particolare queste due opere dell’artista, per il contrasto dei colori e l’ illusione ottica che ci trasmette emozioni e ci fa immaginare lo stato d’animo di chi dipinge e di chi è rappresentato. Monet ha voluto giocare con Camille facendole un vero e proprio Test di Armocromia, per cercare di carpire, da un punto di vista oggettivo e di esperienza professionale, quanto l’impatto visivo del colore possa cambiare l’immagine di una persona, mettendo a confronto i due dipinti come se fossero fotografie attuali.

Nel primo ritratto, dipinto nel 1873, Camille appare più scura di capelli, di sopracciglia e di occhi di quello che nella realtà è; il suo incarnato è diafano con un accenno di guancia rosea come accarezzata da un blush che si abbina a un colore delle labbra rosa ciclamino.

Il suo viso appare stanco segnato dall’ombreggiatura dell’occhiaia, il suo sguardo diretto altrove, attraversato da una vena malinconica, ci trasmette una Camille pensierosa e nostalgica.

Il collo della camicia bianco ottico fuoriesce dall’abito azzurrato e, con un fiocco dalle sfumature glicine, con la sua rigidità del tessuto, avvolge il collo mettendo in primo piano il viso, raffreddandone le cromie ed allungandone la forma anche per l’effetto dell’acconciatura protesa verso l’alto.

In questo ritratto Camille risulterebbe una Tipologia Cromatica “Inverno” dove predilige colori scuri e freddi che, ahimè, non la valorizzano.

Ma osserviamo il dipinto di Camille con l’abito Giapponese del 1876, ritratta mentre gioca con un ventaglio.

Il suo viso è circondato da un trionfo di Colori Amici della Tipologia Cromatica “Primavera”!

I Colori Amici sono tutte quelle sfumature che, circondando il nostro viso, ci fanno apparire più luminosi, più giovani e belli ed è quello che accade alla nostra Modella.

Lei indossa un abito rosso lacca su cui sono disegnate delle foglie verdi di varie sfumature calde e dorate e la caricatura di un Samurai che ha un effetto tridimensionale straordinario.

Monet ad un certo punto della sua carriera fu influenzato dal “Giapponesismo”, una vera e propria attrazione per l’arte orientale.

In questa tela ha voluto rappresentare, con la sua musa in una versione ironica, la moda giapponese.

I capelli ramati di Camille le incorniciano il viso con un raccolto morbido ed accompagnano un make-up delicato di occhi, guance e labbra dai toni aranciati che la rendono più giovane e fresca nonostante il ritratto sia stato creato dopo circa 3 anni dal primo.

La forma del viso è più ovale e, grazie agli zigomi valorizzati dal blush caldo e delicato, il suo incarnato acquista un colorito più “sano”.

Che bella che è Camille con questo sguardo languido e questo sorriso ironico che trasmette un momento di serenità e spensieratezza.

La scelta dei colori di quest’opera d’arte è determinante per suscitare in noi una diversa emozione rimanendo affascinati e folgorati dall’armonia delle sfumature e avidi nel voler catturare ogni dettaglio senza distoglierne lo sguardo”

Raffaela Gallina

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