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Beatrice Gigli, tra Arte, Moda e Comunicazione.

beatrice gigli

Giornalista, esperta di comunicazione, che strizza l’occhio alla moda, Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Beatrice Gigli per conoscerla meglio .

Il tuo primo incontro con la moda?

Direi già da bambina, poi da semplice passione è diventata un progetto: dopo il liceo, mentre frequentavo l’ Università, fondai il brand abbigliamento Beatrice G. Fu una buona palestra per imparare l’andamento aziendale.

Erano i primi anni dei social network e fare comunicazione per la promozione del brand  fu davvero complicato: la produzione, i cataloghi, i rappresentanti, il passaparola, i campionari spediti sui set cinematografici, etc etc. Tutto aveva un costo molto alto. Con i social, come sono oggi, sarebbe stato diverso. Dopo qualche anno ho interrotto ma tuttavia è stata un’esperienza molto importante per la mia formazione. 

che formazione hai avuto ?

Mi sono diplomata al liceo classico e poi ho conseguito la laurea in economia, proprio per acquisire le conoscenze in marketing e in strategia aziendale per fondare e gestire un’azienda che si occupasse di comunicazione e relazioni pubbliche. Così è nata la Beatrice Gigli Communication

Cosa significa comunicare oggi ?

Comunicare è tutto.

Se non comunichi te stesso, o il tuo prodotto o la tua azienda non esisti. 

I social sono il veicolo più efficace ma sono dell’idea che affidarsi anche alla comunicazione tradizionale, e quindi fare attività stampa e avere una buona copertura mediatica profilata e di qualità rispetto a ciò che dobbiamo comunicare, sia un grande valore. Anche il merchadasing è un ottimo veicolo di comunicazione.

Per la Beatrice Gigli Communication ho ideato un vero e proprio brand di gadgets aziendali: “Circolo delle Dame Colte”. Produciamo t-shirt, mug, shopper bag, taccuini, di alta qualità, destinati alla promozione ma anche alla raccolta fondi per scopi benefici. 

Ecco cosa è il Circolo delle Dame Colte nello specifico?

Lo scopo del brand gadget “Circolo delle dame colte” è  quello di rafforzare in modo veramente particolare l’identità del marchio Beatrice Gigli Communication attraverso uno storytelling culturale per raccontare ciò di cui mi occupo. Il Circolo delle dame colte era un salotto sorto in età napoleonica e fondato da donne, ma erano ammessi anche i cavalieri, ideato per dare un forte contributo al lavoro, alla cultura e alla politica attraverso le relazioni pubbliche e le iniziative. E’ lo spunto perfetto per raccontare il mio lavoro: la Beatrice Gigli Communication fa tutte queste attività.  

Cosa deve avere un’azienda per farti dire si, la seguo?

Io sono molto per la qualità dei contenuti: costruire un profilo in base a ciò che bisogna comunicare, senza uscire dai binari -come dico sempre-, studiare uno storytelling interessante che racconti il come e il perchè, produrre storie e video di buona qualità.

Poi ci vuole costanza, tempo e pazienza, solo così un profilo cresce.

se potessi parlare con un personaggio del passato con chi e di cosa?

Dato che siamo in argomento moda parlerei con Maria Antonietta.

Vivo  per lunghi periodi di tempo a Parigi e ho avuto modo di studiare le carte originali del processo, approfondire i tre capi di imputazione, vedere i suoi vestiti, anche quelli indossati durante la prigionia, le sue lettere originali e tutti i documenti relativi alla satira e alle notizie contro di lei. 

Maria Antonietta è stata la più grande influencer della storia per il modo di vestire, per il modo di vivere e di pensare, ma anche, una tra le più grandi vittime di fake news. 

Proprio negli anni della rivoluzione francese,e poi ancora durante il regime del terrore, si affermò infatti lo spietato giornalismo rivoluzionario, colpevole, tra le tante cose, delle satire e delle falsità sul conto di Maria Antonietta. 

In breve differenza tra Blogger e Influencer?

Per blogger si intende chi ha un blog, e il blog è uno grande raccoglitore di contenuti editoriali ma anche video e fotografici, su un determinato argomento (moda, make up, benessere, fitness, business etc etc). 

Gli Influencer sono propri dei social network quali instagram, tik tok, snapchat per citarne alcuni, e attraverso la propria immagine ci raccontano lo stile di vita, anche qui in base a ciò che vogliono comunicare (vita lussuosa, fitness, moda ecc). 

Oggi i blog sono sempre meno ed anche i blogger famosi sono approdati sui social che diventano in questo caso dei veri e proprio blog: il manager attraverso la sua immagine e con una didascalia appropriata racconta il suo lavoro, idem il giornalista, il personal trainer e cos via. Quindi oggi un blogger è anche un influencer e viceversa. 

Come è cambiato il modo di comunicare da 5 anni ad oggi?

La comunicazione è social, e i social cambiano continuamente.

Per accrescere popolarità e visibilità, quindi,  bisogna puntare anche su una buona e forte strategia social. 

Grazie per la piacevole chiacchierata Beatrice .

Di seguito i riferimenti social

social instagram :

beatrice_gigli_communication

beatricegigli_

circolodelledamecolte

sito web

www.beatricegiglicommunication.com —

Beatrice Gigli

founder e chief manager

Beatrice Gigli Communication 

Relazioni Pubbliche | Comunicazione e Media Relations | Partnership Picking | Eventi

Milano | Roma | Napoli | Palermo I Parigi

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Romantic Fall

Romantic Fall

A volte mi capita d’essere coinvolta in progetti decisamente appaganti com’é successo per Romantic Fall, un editoriale ideato da Paola Saia con Silvia Calenic e Isabella Sangalli a tema floreale e d’ispirazione ottocentesco.

Romantic Fall nasce da un team interamente al femminile con una ricerca estetica comune, molte affinità e diverse capacità artistiche e professionali.

Per WL magazine oltre alcune immagini realizzate dal set Romantic Fall, un intervista a queste tre donne che hanno molto da raccontare sulla creatività e la bellezza. 

Chi è Isabella flower design?

Il mio primo contatto con il mondo dei fiori avviene assolutamente per  caso.

Non ci sono sogni bucolici d’infanzia né tradizioni familiari da  tramandare nella mia storia. Dopo la laurea, comincio a lavorare per una nota agenzia di eventi milanese. 

Un giorno, un’emergenza mi porta a dare una mano nel laboratorio floreale dove subito si  accorgono della mia manualità del tutto particolare, invitandomi ad approfondire. Ho quindi seguito vari corsi e, dopo interessanti esperienze presso flower designers internazionali, ho finalmente sviluppato il gusto estetico che mi caratterizza.  

Tutte capacità che ho messo a frutto nel 2015 quando ho deciso di aprire  Il mio atelier a Monza

Raccontaci della tua attività di decoratrice floreale a Monza.

Una flower boutique contemporanea, ma al tempo stesso retrò, che mi rappresenta in ogni sfumatura. Sono alla continua ricerca di piante insolite e fiori originali e che amo accostare ad un’accurata selezione di oggetti ed elementi decorativi per la casa.

Proprio nel mio atelier, nascono le idee per la progettazione di eventi ed allestimenti floreali, dove al fascino della tradizione combino quel pizzico di follia che mi contraddistingue.

Cosa ti ha colpita dell’idea di Paola Saia di realizzare un set presso il tuoi atelier e come hai partecipato con le tue doti creative alla realizzazione degli scatti romantic fall?

Vivo il mio atelier come se fosse casa, amo accogliere ospiti e clienti, organizzare piccoli happenings, corsi ed anche sessioni fotografiche con le persone con cui condivido valori e gusto estetico. Quando Paola mi ha proposto questo progetto ho subito intuito che il nostro obiettivo comune sarebbe stato la  ricerca del bello e che sviluppare insieme il tema romantic fall mi avrebbe dato grandi ispirazioni.

Ho pensato subito a quale sarebbe stata la scelta floreale adatta e come questa avrebbe dialogato con l’idea. Ho quindi selezionato i fiori, ispirandomi alla tematica ottocentesca-autunnale, per poi fonderli all’interno delle foto alla ricerca di qualcosa di sensazionale e fuori dal comune.

Il lavoro in team mi ha dato la giusta carica per esprimermi e per collaborare con delle fantastiche professioniste.

Chi è Silvia Calenic?

Sono una sognatrice ma nello stesso tempo mi reputo una donna molto pragmatica, amante del bello e del vintage.

Parlaci del tuo lavoro di make up artist e della tua visione del trucco 

Il make up ha da sempre rappresentato una mia grande passione, nonché un modo per esprimere le mie emozioni. In base al contesto, il trucco ha diverse accezioni: valorizzare la bellezza, condividere l’arte, donare momenti di felicità. Personalmente credo che svolgere questo lavoro richieda tanta empatia e sensibilità, aspetti che vanno oltre a quelli formativi. Il più delle volte il make up ha un importante ruolo terapeutico, aspetto che sto cercando di enfatizzare spesso sui miei canali social e durante i seminari on-line che organizzo.

Come hai incontrato Paola Saia e come sei stata coinvolta professionalmente nella realizzazione della sessione fotografica Romantic Fall preso l’atelier di Isabella Flower Design ? 

Nel ormai lontano 2013 mi sono iscritta al corso intensivo di trucco presso NOLab Academy a Milano, che ha rappresentato il mio primo approccio concreto nel percorso di formazione continua come make up artist. Una delle mie compagne di corso e’ stata proprio Paola Saia, la fondatrice di Pois Gras. Nasce così non solo una grande amicizia, ma anche una collaborazione continuativa per servizi come addii al nubilato (workshop trucco e acconciatura vintage), corsi di stile e di trucco, shooting fotografici, eventi per privati o aziende. Il progetto “Romantic Fall” nasce da un’esigenza di promuovere l’arte in un momento estremamente difficile sia a livello lavorativo che sociale. Le nostre visioni artistiche si sono intrecciate in una maniera fluida e lineare, dando vita cosi a degli scatti particolari e intensi.

Ogni progetto parte dall’obiettivo finale e dai passi da compiere per realizzarlo. Per la realizzazione dei tre look ho creato un beauty moodboard con idee di make up e acconciatura, proponendolo poi a Paola e Isabella. Il lavoro dietro le quinte è stato notevole, grazie alla comunicazione e all’intesa create siamo riuscite a portare a termine un lavoro di qualità, curato nei minimi dettagli.

Chi é Paola Saia ?

La somma delle mie passioni, dei miei continui studi e delle tante idee che sperimento sul campo definiscono chi sono: una ricercatrice del bello.

Qual’é la tua visione dell’arte, della moda e della comunicazione ?

Sono nata a Torino nel 1978, in una famiglia di artisti, musicisti e sarte.

L’arte, in tutte le sue forme, l’ho sempre respirata sin da piccola e forse è per questo che la vivo in tutto ciò che faccio. Ho studiato storia dell’arte e mi sono diplomata al DAMS come progettista multimediale, da lì la ricerca della mia arte che è sfociata nella fotografia.

Ho una visione molto personale, fortemente legata alle epoche passata dalla pittura, alla storia del costume, ma combinata con i mezzi di comunicazione contemporanei, potrei definirmi una promotrice del mix and match, mescolo l’antico al contemporaneo.

Come sono nati gli scatti fotografici da te realizzati Romantic Fall?

“La bellezza salverà il mondo”. Qualche volta penso a come alcuni concetti trasmessi dall’arte precedente al nostro tempo siano intramontabili e sempre attuali.

In questo periodo buio, ho sentito di avere bisogno di creare qualcosa di bello, ed alla prima occasione, ho coinvolto un gruppo eccezionale di donne, che mi ha aiutata a realizzare ciò che avevo in mente.

Romantic Fall è un tributo ai fiori autunnali, con toni ottocenteschi e tessuti preziosi, un modo per condividere un progetto fuori dal tempo, per guardare avanti ed astrarsi per un momento da questo strano periodo. 

Felice di aver collaborato con voi

Paola Fiorido

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Intervista a Eva Collini…

eva collini

Mamma, donna e moglie, ma riesce a trovare il tempo per essere se stessa, davanti ai riflettori

Abbiamo fatto qualche domanda a Eva Collini

Il tuo primo contatto con la moda?

Il mio primo contatto con la moda è avvenuto nel 2000, ben venti anni fà.

Ero con delle amiche in un centro commerciale e ricordo che stavano cercando ragazze per partecipare al concorso di Miss Italia.

Ebbene; mi fermò una signora dicendomi che sarei stata perfetta e che dovevo assolutamente iscrivermi per fare le prime selezioni. Io sinceramente rimasi colpita e anche imbarazzata per il grande interesse che avevo suscitato…e in un primo momento ricordo che le dissi di no, anche perché ero molto giovane e assolutamente senza nessuna esperienza nel settore.

Poi però ci ripensai; ricordo che la signora mi aveva lasciato il numero di telefono dell’agenzia che in Toscana si occupava di Miss Italia, con su scritto che dovevo chiamare assolutamente perché ero giustissima. Ma quando dissi che avevo solo 16 anni mi risposero che ero troppo giovane e a quel punto mi avrebbero ricontattata l’anno successivo (e infatti fu così).Intanto cominciai i primi passi nel mondo della moda con la mia prima agenzia di Firenze, città di cui sono originaria, la Casting. E mentre studiavo mi ritagliavo momenti per i primi lavori.

Il tuo primo servizio fotografico?

Il primo servizio fotografico fu appunto nell’anno 2000, entrando in agenzia e facendo il primo book fotografico.

La tua prima sfilata?

La prima vera e propria sfilata la ricordo ancora benissimo; nel 2003 a Milano alla Fashion Week per la Just Cavalli. Un’emozione unica! Soprattutto aver avuto l’onore di poter conoscere e lavorare con Roberto Cavalli e sua moglie Eva che all’epoca era appunto lei la stilista del marchio.

Il mondo dello spettacolo pregi e difetti

Bèh, come tutti i lavori penso che i pregi e difetti non manchino. Io parto dall’idea che se uno và a fare un lavoro che piace è già fortunato e affronta quindi tutti i sacrifici in maniera diversa

Sei anche mamma e moglie, come riesci a conciliare il lavoro con la famiglia?

Posso dire che sono riuscita a trovare l’equilibrio giusto. Aiuto mio marito nell’amministrazione della sua azienda (produce imballaggi plastici e bio), mi dedico anima e corpo a mio figlio e continuo a fare i lavori moda scegliendo e valutando tutto.

Com’è cambiata la moda negli ultimi 10 anni?

È cambiato tutto enormemente direi! Quando ho iniziato io, venti anni fà, dovevi “sbatterti” per riuscire ad emergere. Io a 19 anni ho dovuto prendere la valigia e trasferirmi a Milano per fare il lavoro di modella a livello professionale. Oggi con i social network anche da casa puoi diventare qualcuno e guadagnare.

Penso che i ragazzi di oggi, appunto aiutati dalla tecnologia, facciano molta meno fatica.

Un po’ tutti oggi sono modelle, fotografi, showgirl…

Quanto è importante studiare per diventare una modella?

Lo studio è fondamentale sempre! Qualsiasi  cosa si voglia fare. A tutte le età la cultura è fondamentale. Più maturo e più me ne rendo conto.

Il talento e la bellezza possono bastare? 

Il talento e la bellezza sono un ottimo biglietto da visita, ma credo che anche un pizzico di fortuna e trovarsi nel posto giusto al momento giusto non guasta

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso

Ne avrei tanti da raccontare. Ricordo però con emozione quando a “Quelli che il calcio”, trasmissione dove per due anni sono stata una delle schedine quando conduceva Simona Ventura, venne come ospite musicale Robbie Williams.

Non potete immaginare l’emozione e la gioia! Io poi che sono una sua fan dai tempi dei Take That. Insomma, arrivò il suo momento in trasmissione e mentre cantava il nuovo brano che era venuto a pubblicizzare, io e un’altra delle mie colleghe fummo spinte sul palcoscenico mentre cantava…l’emozione era alle stelle!

Lui fu carino e ci abbracciò, ed io riuscii a dargli pure un bacio sulla guancia.

Fu molto divertente per le nostre facce diventate  rosse paonazze per la vergogna e l’emozione dato che non ci aspettavamo tanto

Se potessi parlare con un grande del passato, chi e di che cosa?

Sicuramente vorrei stare un po’ di tempo con due grandi donne del nostro passato recente: Madre Teresa di Calcutta e Rita Levi Montalcini.

Ne sono sempre rimasta molto ammirata!

Sicuramente con entrambe parlerei e mi confronterei sulla Fede, l’Umanità e la Scienza; e con entrambe vorrei passare giornate intense immersa nelle loro vite straordinarie, e imparare, imparare, imparare…

Grazie Eva per il tempo che ci hai dedicato

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Felipe Cardeña firma una Capsule Collection floreale per Spazzuk

felipe cardena

L’artista spagnolo ha firmato una linea per il noto brand streetwear. “Pop Flowers by Felipe Cardeña” è la nuova linea di felpe e di T-shirt.

Direzione Artistica del Progetto di Chris Gangitano (curatore indipendente e agitatore culturale, Comunicarearte ass. Atelier Spazio Xpò)

Il controverso artista spagnolo Felipe Cardeña, famoso per aver vissuto come mimo di strada a Cuba e come artista “sans papier” in molti paesi del mondo, firma una linea di moda per Spazzuk, noto brand streetwear.

La visionaria linea Capsule Collection ‘Pop Flowers by Felipe Cardeña’ è la nuova linea di felpe e di T-shirt il cui filo conduttore è costituito dalla presenza di un folto pattern floreale e di elementi eterogenei (foglie, farfalle, pesci, uccelli), tutti appartenenti al mondo naturale.
Forme varie ed estremamente gioiose, allegre e colorate, tipico dei lavori dell’artista di origine spagnola.
Il potere magico della natura è infatti rappresentato dai fiori, psichedelici e coloratissimi, che sembrano sbalzarci, come per un’azione magico-rituale, in un tempo altro, onirico, fantastico, incantato. 
Al centro della composizione creata dall’artista appositamente per Spazzuk, è sempre presente l’immagine di un personaggio fortemente iconico.

T-shirt “Jesus Smile” 
Sul lato frontale delle T-shirt, compare una classica raffigurazione di Gesù Cristo, il quale, però, anziché offrire ai fedeli l’ostia consacrata – immagine del corpo stesso del Redentore, offerto in sacrificio per la salvezza dell’umanità –, dona invece un’emoticon con la classica icona dello “smile”, a simboleggiare un presente dove tutto è iper-semplificato ed esteriorizzato, ridotto a puro slogan, a emoticon, a gioco infantile ridotto a regola del mondo, dove i valori tradizionali sono stati sostituiti con comportamenti etici e virtù più apparenti che reali. 

Felpa “Flower Lion”  
Nella felpa, al centro del pattern floreale di Felipe compare invece un leone stilizzato, simbolo di forza e determinazione, che contrasta aspramente con la raggiante giocosità dello sfondo, rendendo così l’immagine insieme allegra e sottilmente minacciosa, delicata e forte nello stesso tempo, marcatamente maschile ma anche prepotentemente femminile, riducendo le distanze tra i modelli imposti dalla società e tra gli stereotipi di genere. 
Pop Flowers è acquistabile sul sito Spazzuk.com
Spazzuk
 
Spazzuk è un brand streetwear nato per chi vuole qualcosa di diverso dalla moda. È una visione, un mondo dove artisti, attivisti, propagatori di messaggi artistici lavorano, in modo inclusivo e sperimentale. È una visione nata su principi quali sostenibilità, responsabilità, etica, attenzione al pianeta e ai suoi abitanti. Spazzuk è libertà, prima di tutto di genere. 

Felipe Cardeña 
La biografia di Felipe Cardeña è controversa, e in questo risiede già una parte importante della sua poetica: l’idea che, nell’era della comunicazione virtuale e dell’identità sfuggente e fluida di internet, anche l’identità stessa dell’individuo, e la sua verità profonda, siano da mettere in discussione, e che dietro la maschera che ci siamo costruiti nel mondo, ormai sempre più legato alla dimensione virtuale, possa celarsi altro da ciò che appare.

Nato, secondo le biografie ufficiali, a Balaguer (Spagna) nel 1979, Cardeña ha vissuto come mimo di strada a Cuba e come artista “sans papier” in molti paesi europei ed extraeuropei, rappresentando, come performer, scene tratte dall’iconografia classica e rinascimentale.

Dal 2007 ha dato il via al progetto “Power Flower”, con grandi – a volte anche monumentali – composizioni coloratissime e strabordanti di collages dall’effetto eccentrico ed esagerato, a base soprattutto floreale, che toccano i temi del sacro, delle diverse identità culturali, della contaminazione tra natura umana e forme naturali. Artista “apolide” per eccellenza, è stato invitato a esporre alla Biennale di Venezia in tre diversi padiglioni nazionali: Padiglione Italia, Padiglione della Repubblica di Cuba e – come invito alla pace e alla cooperazione tra i popoli – in quello della Repubblica Arabo-siriana devastata dalla guerra.

Il “volto” pubblico della sua opera è spesso rappresentato da gruppi di ragazzi (la Felipe Cardeña Crew) che ne realizzano collettivamente i lavori e le installazioni, come in una sorta di laboratorio transnazionale permanente, come progetto pubblico di arte condivisa e collettiva: l’arte, secondo Felipe, non deve infatti essere appannaggio di un solo individuo, ma gioco, libertà, laboratorio pubblico ed esperienza di creatività partecipata. Il suo stile floreale, fortemente riconoscibile e coloratissimo, di chiara matrice neopop, sul quale si innestano caratteri tratti dalla storia dell’arte e dalla cultura di massa e riferimenti alle più diverse religioni e identità culturali, è divenuto ormai iconico, un vero e proprio “marchio di fabbrica” del suo lavoro.

Exit Urban Magazine ha dedicato la copertina di Maggio 2020 a Felipe Cardena

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Beppe Modenese uno dei creatori del Made in Italy nel ricordo di Mario Vespasiani

mario vespasiani

Certi ricordi che sopravvivono nel tempo spesse volte non riguardano fatti importanti ma dettagli che potremmo definire secondari, che tuttavia completano la nostra personalità, delineano il nostro stile. Di punto in bianco affiorano momenti inaspettati e forse niente è perduto per sempre se abbiamo imparato qualcosa, facendola in qualche modo nostra e soprattutto se in quell’istante l’abbiamo amata. Ho la stessa curiosità di quando ero bambino e l’identica smania, tipo quella che percepivo alla notizia che saremmo andati allo stadio a veder giocare Marco Van Basten.

Mio padre ci teneva a farmi osservare da vicino personaggi particolari perchè è convito che si impara molto di più dall’esempio. Mi diceva di osservare le movenze, l’armonia dei passi e la potenza del tiro, come fosse più un ballerino che un calciatore, un funambolo che fa dell’equilibro un fatto di eleganza. 

Lo ricordo a San Siro come al Del Duca di Ascoli Piceno “casa” di Costantino Rozzi presidente della serie A bianconera, personaggio che mi rimase impresso per la spiccata ironia e per la vivacità da ragazzino ma soprattutto per un particolare che ho ancora negli occhi: quei calzetti rossi, che staccavano dal completo scuro e che non passavano inosservati, specie quando eravamo seduti a parlare.

La prima volta che incontrai Beppe Modenese provai quello stesso sentimento di curiosità e arguzia per come un dettaglio riuscisse ad inquadrare un personaggio. Un punto deciso di colore in un luogo del corpo inaspettato, la stravaganza di chi se la può permettere, di chi sa che bisogna andare oltre ciò che appare. In più Modenese somigliava ad un mio vicino, che guarda caso aveva a che fare coi tessuti e quindi trovai immediatamente nel suo sguardo attento e gentile un conoscente, ma anche uno del mestiere. Il caso vuole che quei calzetti rosso acceso avessero a che fare con un altro pittore, quale dono dell’amico Balthus. La arti che si incrociano, come le storie e le relazioni. 

Il suo impegno come imprenditore e per anni come presidente della Camera Nazionale della Moda, ha permesso non solo a Milano e alla settimana della moda di diventare un punto di riferimento internazionale per tutto il reparto, ma ha rappresentato quella figura centrale che è mancata al mondo dell’arte in questi trent’anni, capace di unire più menti e di riconoscerne il valore, creando intorno a sé un beneficio che poi sarebbe stato per tutti. Il sistema dell’arte italiano non ha avuto un Beppe Modenese e non è riuscito a creare queste sinergie, questa abilità di regia tra i vari interpreti ed è così rimasto intrappolato nei confini nazionali, mentre il mondo non faceva complimenti e proponeva con successo autori provenienti anche da paesi dove l’arte era considerata al massimo un passatempo, una decorazione, più che una tradizione e una vocazione. In questi ultimi tre decenni il Made in Italy della moda ha saputo crearsi e mantenere una reputazione di livello internazionale, mentre l’arte da questo palcoscenico è stata praticamente essente, se non per qualche eccezione qua e là tipo fuoco d’artificio. 

Impeccabile nei suoi abiti sartoriali, col bastone laccato e col fermacravatta dai riflessi d’oro, in prima fila a tutte le sfilate della Milano Fashion Week, si è dato da fare incoraggiando validi stilisti a partire da Dolce e Gabbana, ma soprattutto immaginando un moderno sistema fieristico della presentazione delle collezioni, conquistandosi a pieni voti il passaporto di “Primo Ministro della moda Italiana”.

La sua abilità nel ricordare nomi e volti è la stessa che rivedo nel suo aspetto, nella sua posa ondulata, nell’indossare un cappotto che cadeva a pennello persino in movimento, mentre attraversava la strada. Quella strada a cui la moda deve tanto, quando ha saputo innalzarla a sogno, ad un raffinato elitarismo, che voleva significare rispetto e valorizzazione della propria persona, prima della paradossale ostentazione egocentrica di ciascuno e del logo.

Nei giorni del secondo lookdown, delle decine di migliaia di vittime tra i nostri concittadini e tra le personalità del mondo della cultura (che ho voluto ricordare nella mostra “Ritratti – sguardi ed anime” allestita tutt’ora presso l’Archivio di Stato di Pesaro) la scomparsa a 91 anni di Modenese mi auguro che riesca ad incoraggiarci nel perseverare sulla scia del suo esempio, lavorando insieme per un obiettivo comune: la crescita personale con quella del nostro Paese.


Lo immagino ora con Diane Vreeland a parlare del bello immortale, mentre noi dobbiamo risolvere problematiche umane fondamentali tutte in una volta: quelle sanitarie, estetiche, spirituali ed economiche che la pandemia ha evidenziato e che l’individualismo ha incattivito. Come una certa arte di tendenza ci ha anticipato in questi anni, stiamo vivendo la supremazia del brutto, dello scempio in nome del profitto, della moda ingannevolmente democratica che cannibalizza la cultura.

Per fortuna ci sono aree che resistono al degrado, che hanno meno visibilità, numeri e che se ne fregano dei like o di rivestire le influencer, che fanno della sapienza artigianale, della carica passionale e innovativa, il loro elemento di riconoscibilità e unicità.

Ciao B.M.(come il titolo del catalogo a lui dedicato) goditi che sfida che ci aspetta, perché da lassù si preannuncia ricca di colpi di scena. Siamo di fronte ad un nuovo inizio e quel rosso dei tuoi calzetti che sia quello dell’energia del fuoco, principio primo del nostro universo. 

M.V.

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Anton Giulio Grande: la Moda come stile di vita.

anton giulio Grande

Incontro con Anton Giulio Grande, uno tra gli stilisti riconosciuto nel Mondo come ambasciatore dello stile Italiano e dell’alta Moda

Abbiamo fatto 10 domande allo Stilista e all’uomo, Anton Giulio Grande, per meglio conoscere i suoi quando,, dove e perchè..

Il tuo primo incontro con la moda?

1) Conservo dei ricordi molto fervidi e vivi fin dai primi anni della mia infanzia , provenendo da una famiglia matriarcale sono nato osservando abiti di mia madre , donna bella ed elegante e attenta meticolosamente a trasmetterci valori quali educazione e soprattutto bon ton e buone maniere , mentre da parte della famiglia di mio padre conservo un ricordo meraviglioso di mia nonna paterna china sul suo telaio, intenta nella sua arte di ricamo macrame ‘ completamente realizzato a mano attraverso tecniche inspiegabili, creava delle rose contenute dentro losanghe perfettamente assemblate tra loro che divenivano miracolosamente splendide coperte che terminavano con frangie annodate a mano , destinate al corredo di giovani spose .

Il tuo primo abito ?

2) I miei primi veri bozzetti di moda risalgono alle scuole medie , già allora segretamente acquistavo le riviste che riuscivo a trovare nelle edicole della provincia in cui vivevo e sognavo attraverso le cover e i reportage delle sfilate che ammiravo su quelle pagine patinate . Disegnavo moltissimo e l’unico approccio del tempo alla moda era la Tv con gli spettacoli del sabato sera e i settimanali di moda. Già al tempo le amiche mi chiedevano se disegnassi per loro abiti per i loro compleanni ecc … ne realizzai davvero tanti già a quell’età .

Quando hai capito che la moda sarebbe stata la tua vita?

3 ) Sono stati d’animo inspiegabili concretamente, sono delle vere e proprie tendenze che ti spingono da sole verso quel percorso che intraprendi rinunciando a tutto . È una passione che mi porto sempre dentro , fin dai miei primi anni di infanzia per il disegno in generale e in eta’ adolescenziale mirato verso il mondo della moda femminile . 

Per fare moda bisogna aver studiato?

4) Lo studio serve moltissimo , attualmente la creatività da sola non basta . La moda è un continuo evolversi e pertanto bisogna adeguarsi a ciò che il mondo che ti circonda richiede , anche se la conoscenza e lo studio del passato in qualunque settore o campo sono necessari per la comprensione e il miglioramento in primis di se se stessi , degli altri e della società . Conoscere e studiare oltre a renderci migliori direi che sono propedeutici e necessari, in quanto senza conoscere e studiare il passato non potrà esserci ne presente ne futuro e una società deve essere basata principalmente sulla sanità e sull’istruzione , un popolo che non è sano ne colto ne istruito è destinato al fallimento .

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

5) La maggior parte dei ricordi che ho del mio lavoro che poi è il mio mondo, la mia vita sono legati al sorriso. Sono una persona che ama e crede in ciò che fa e realizza indipendentemente dai  momenti storici che attraversiamo e pertanto amo ricordare solo quello di cui ho voglia e che susciti in me piacere e felicità nel ricordo . 

Vesti molte star, che rapporti si crea tra te e chi scegli di seguire?

6) Con la maggior parte di loro si è creato un vero e proprio rapporto di amicizia e stima reciproca, ogni rapporto è diverso l’uno dall’altro ma la cosa che accomuna è il desiderio di essere belle , di renderle belle ed essere  valorizzate con il mio abito. A volte sono stato io a scegliere un personaggio piuttosto che un altro per sfilate , eventi ecc.. molto spesso loro a scegliere me perché attraverso i miei abiti volevano comunicare glamour , sensualità , eleganza e soprattutto sicurezza di possedere un capo di alta moda unico e senza alcuna ripetizione .

Passando molto tempo insieme nel cercare la soluzione giusta , nel provare abiti e accessori si istaura un rappprto confidenziale ,di complicità che va oltre il lavoro fine a se stesso e si trasforma in vera amicizia, molte di loro sono diventate parte della mia vita e sfera personale oltre ad aver segnato il mio percorso lavorativo . Sono molto legato a tantissime splendide donne dello spettacolo che ho accompagnato , vestendole in momenti importanti della loro vita e carriera e le stesse hanno accompagnato anche me .

Se potessi parlare con un’icona del passato della moda, con ti piacerebbe parlare e di cosa?

7) Con un’icona della moda sicuramente.. con Madame  Gabrielle Chanel detta Coco’… una vera e propria antesignana , rivoluzionaria e progressista non solo nella moda ma anche del sociale per quell’epoca . Non fu facile per lei imporsi e imporre le sue idee rivoluzionarie e moderne in quei tempi in cui le donne oltre a non lavorare indossavano ancora sottogonne , crinoline e bustier scomodi e steccati . La sua fu una vita dedicata alla moda e all’amore spesso non ricambiato e incompreso . Una donna dalla fortissima personalità e trasgressiva creatività , che seppe creare e anticipare le mode ascoltando e prevedendo le esigenze delle donne abbattendo luoghi comuni e noiosamente desueti , e andando contro  tutto e tutti pregiudizi e stati memtali tradizionalisticamente radicati.

Un esempio di grande modernità e ribellione , una vera icona per le donne libere e non solo libere dagli stereotipi della moda . Chanel per me non è solo un’icona di moda , ma un esempio di donna e stile che seppe anticipare non solo tendenza ma status sociali e cambio di mentalità . Attualmente secondo me si conosce molto poco Il lavoro immenso di questa donna e la sua vita privata , spesso associandola al lusso di qualche borsa e tailleur di boucle’, banalizzata irrimediabilmente da una società attualmente ignorante . Mi piacerebbe dialogare con lei sulla sua idea di sdoganamento della moda del ruolo delle donne , sarebbe una vera e propria lezione di stile in un periodo come quello attuale di cui si sente fortemente la mancanza sia di stile che di vero senso estetico e della libertà spesso e volentieri scambiato per altro.

Cos’è per te la moda?

8) Una scelta di vita , un percorso che ogni giorno instancabilmente mi emoziona e mi ispira nelle scelte non solo lavorative ma soprattutto personali . È la mia vita, una vita che ho sognato prima, desiderato ,e realizzato poi.. un percorso quotidiano ,ricco di emozioni e stati d’animo tra i più disparati , mai costanti ne noiosi,  è come un viaggio verso mete sconosciute , un’avventura straordinaria dove , nonostante gli anni che incalzano scopro personaggi, interpreti ,  paesaggi , modi di approcciarmi alla vita sempre nuovi , un copione che non si ripete nonostante la matrice ad animare tutto è sempre la medesima : la passione !

Com’è cambiata la moda negli ultimi 10 anni?

9) La moda ,in quanto tale è giusto che cambi anche in modo repentino e spesso senza neanche accorgersi  del suo  mutare  così repentino . Sta cambiando velocemente e il distacco a parer mio non è  più netto e segnato come un tempo dove assistevamo ai fenomeni  cosiddetti decennali rimasti nel nostro vocabolario non solo modaiolo(anni 70, anni 80, anni 90 ecc…)dove le epoche erano segnate da eventi storici , politici , culturali , sociali .  A causa del Covid 19 , secondo me, molte abitudini e tendenze hanno subito un percorso accelerativo, in questo caso è la moda che cambia , si evolve e si adatta agli eventi circostanti . Sono cambiate tantissime cose e non parlo solamente e in modo riduttivo di cambiamenti di look o tendenze ma proprio nel modus operandi di fare acquisti , nascita di nuovi marchi, brand che stanno sempre più soprassediando la figura storica del fashion designer , del couturier tradizionale dettatore di stile , figura carismatica con carica quasi dittatoriale in campo di tendenza . Molte storiche maison hanno rivoluzionato il loro archivio , utilizzando e proponendo prodotti rivolti ad un pubblico sempre più giovane che spesso e volentieri nulla ha a che fare con il background e la storia dello stilista che faceva capo alla maison di riferimento, una sorta di riesumazione solo del nome dello stilista spesso omettendo proprio il nome di battesimo dello stesso stilista e utilizzando solo il cognome così impersonale e trasformando tutto in un brand spesso commerciale adatto ad acquisti e-commerce . La moda sempre più rivolta verso brand commerciali che prende il posto a figure artistiche dei veri creatori di moda , questo in sintesi il vero cambiamento da me avvertito. Insieme a questo si sta perdendo il valore emozionale di provare gli abiti nelle sartorie , nelle boutique , il valore che si dava ad un lavoro realizzato a mano con una figura esperta che ne tesseva lodi e caratteristiche impiegate nella lavorazione e costruzione del capo stesso. C’era più attenzione e più rispetto e soprattutto il momento dell’acquisto è ahimè cambiato … peccato perché era un’esperienza unica e spesso terapeutica!

Perchè oggi non esistono più le top come negli anni 80/90?

Sono cambiate le epoche e le dinamiche , le top 30 anni fa erano notissime anche ai non addetti ai lavori , erano autentiche star come le attrici , spesso venivano utilizzate per gli abiti di punta delle collezioni ma va detto che molto spesso la concentrazione e l’attenzione non era sugli abiti ma su le varie Cindy , Claudia , Helena , Carla , Yasmin , Nadia ecc …

questo fenomeno si è andato affievolendosi gradualmente e il mestiere della modella è diventato qualcosa di molto più accessibile e svariato , nel senso che ci sono diverse tipologie di modelle ( chi adatta per intimo , chi per alta moda , chi per sfilate chi per foto ecc … utilizzando terminologie e appellativi quali: modella fashion , commerciale ecc) . Attualmente il mestiere di una modella dura molto meno rispetto agli anni passati proprio perché c’è esigenza e necessità di cambiamento di stile e i prototipi di bellezza sono molto più svariati e soggettivi rispetto alla bellezza classica degli anni ‘80 e ‘90 e soprattutto il numero delle modelle è molto più alto rispetto a quegli anni dove una modella era top per ogni lavoro . Le agenzie di modelle propongono svariate proposte e di diverse tipologie .. ammattiamo pure che attualmente è molto più semplice e meno elitario fare questo mestiere

Grazie per esserti raccontato a WL-MAGAZINE

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Art & Fashion “The Jungle book” Castello Spazio del Design, ROMA

Jammy Dude

Lunedì 23 novembre partirà l’evento art & fashion “The Jungle book” organizzato da Jammy Dude, un’innovativa start up di private sale di lusso al quale parteciperà Agarte – Fucina delle Arti con l’esposizione e la vendita delle sculture in ferro battuto di Moses Ochieng già presentate al pubblico con la mostra diffusa sul suolo del comune di Frascati Safari in Centro Storico.

L’evento di vendita privata si terrà al Castello Spazio del Design, Via Tuscolana,1197, 00173 Roma (RM) e si protrarrà sino a martedì 1 dicembre dalle ore 09:30 alle 21:00 e proporrà abiti di alta moda, prime linee delle più grandi case d’abbigliamento al mondo, abbinate alle sculture di Agarte, confermando il binomio perfetto tra “art & fashion”.

Si potrà accedere all’esclusivo evento di vendita privata solamente tramite invito richiedibile via e-mail a info@jammydude.com,

via whatsapp al +39 3276626530 o scaricando l’app Ufirst (scaricabile da Apple Store e Google Play),

in tal modo si potrà ottenere la prenotazione in base alla fascia oraria disponibile. Per la durata si verrà accompagnati da uno shop assistant che illustrerà i pregiati capi e spiegherà l’incredibile manodopera dell’artista keniota Moses Ochieng

Un evento imperdibile, primo di una lunga serie, che vuole promuovere al 50-75% off capi iconici delle collezioni uomo-donna di: Balenciaga, Balmain, Brunello Cucinelli, Burberry, Celine, Dsquared2, Dior Homme, Dolce & Gabbana, Givenchy, Gucci, Kenzo, MaxMara, Prada, Saint-Laurent, Valentino, Versace (il tutto contornato da un’ incredibile location).

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Barbara Delmastro Meoni, alias Lady Tabata.

lady tabata

Ex Top Model, Barbara Delmastro Meoni ha lavorato con i più grandi stilisti del mondo, viaggiando fin dall’età di 16 anni in tutta Europa e non solo.

Poi ha scelto di lasciare la carriera di modella all’apice del successo per dedicarsi alla sua passione per la musica e l’intrattenimento e per esprimere la sua innata creatività,, nel 2019 ha pubblicato un libro sulla sua vita e da sempre vicina ai temi legati a come vivere in modo sano il divertimento, e alle donne, è considerata la regina della notte, e titolare del Tabata a Sestriere il resto lo lasciamo raccontare a lei .

Primo incontro con la moda? 

Il mio primo incontro con la moda è avvenuto a 16 anni, a Milano, ho posato come modella per Fendi pellicce, Armani, Yves Saint Laurent e Cartier. Il fotografo era Avi Meroz e il giornale si chiamava Linea Italiana , magazine italiano e internazionale. paragonabile a Vogue, per temi trattati e non solo.

Quando hai capito che sarebbe stata parte della tua vita? 

Ho capito fin da subito che la moda sarebbe stata parte della mia vita perchè certi lavori ti emozionano così tanto da sentire che li porterai avanti tutta la vita anche se in forme diverse.

Quanto conta il talento e quanto lo studio? 

Lo studio è fondamentale, soprattutto in questo ultimo e terribile periodo. E’ fondamentale per essere una mente pensante e per sentirti individuo. Lo studio serve anche a rapportarsi con gentilezza, educazione e rispetto con il prossimo. Tutto questo è già moltissimo, il talento conta per armonizzare quello che la vita ti ha donato e il talento non lo si può sviluppare con lo studio, perchè innato.

Quando la musica è entrata nella tua vita? 

Con il mio primo vagito e da lì mi ha sempre accompagnato. Mi ha rattristato, rallegrato, consolato, mi ha fatto innamorare, volare, cadere a terra e mi ha dato tanto successo. Ma soprattutto mi fa comunicare con tutto il mondo, usando lo stesso linguaggio.

Raccontami un aneddoto che ricordi con il sorriso, sia per la moda che per la musica. 

Ricordo con il sorriso le Olimpiadi del 2006 il mio pubblico del Tabata, era composto da atleti teste coronate, presidenti delle nazioni, grandi attori e attrici e tanti altri personaggi. Tutti quanti ballavano la mia musica da me vocalizzata ed era una grande festa.

Nel mondo della moda invece è stata una grande sorpresa per me quando pensavo di dover fare uno shooting fotografico per la maison Katharine Hamnett a Londra e invece la stilista si era talmente tanto innamorata del mio stile da farmi diventare la sua modella di punta da passerella pur non essendo io indossatrice ma esclusivamente fotomodella.

Se potessi parlare con un personaggio del passato con chi e cosa chiederesti? 
Leonardo Da Vinci. Gli chiederei di sposarmi perchè un grande genio, talentuoso, intuitivo e chissà…forse divino?

Quanto conta l immagine oggi? 

L’immagine oggi è fondamentale per chiunque. Per evitare di crearsi un’immagine fasulla, soprattutto sui social che oggi sono molto influenti, bisogna capire che esistere umanamente e veramente è molto più impattante che mostrare delle false identità.

Questo per un motivo, se ti mostri per quello che sei (sempre nel rispetto per il prossimo), la gente potrà solo accettarti oppure no. Se mostri al mondo la tua identità bugiarda, quando farai vedere la tua vera identità non ti crederà più nessuno.

Quanto conta la comunicazione?  

La comunicazione per me è fondamentale. ho deciso di esprimerla sotto ogni forma d’arte proprio per questo motivo.

Cosa pensi dell editoria di settore? Musica e moda.. 
L’editoria nella moda e nella musica vanno a braccetto con l’attualità e quindi sono sempre in evoluzione. Quello che rimane a noi è un giudizio ed eventualmente un buon ricordo.

Una donna non può mai uscire senza?

Ad oggi, senza la sua mascherina! Normalmente, senza un po’ di rossetto e profumo. 

Grazie Barbara

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IntervisteModa

Irene Tonelli- BL1T HANDMADE IN FUCKING ITALY –

BL1T

Irene Tonelli, un artigiana contemporanea Italiana, nata a Carrara, ma vive , lavora sogna e crea a Milano.

Si esprime attraverso ago e filo, lavorando con tanta passione e spontaneità.

Le sue idee e la creatività navigano verso un’ambizione: rendere la vita un po’ più colorata e divertente disegnando e ricamando immagini, per dare vita ad un personaggio curioso.

Abbiamo fatto qualche domanda a Irene Tonelli Founder e stilista di BL1T

Primo incontro con la moda?

Non so dirti esattamente il primo incontro, fin da piccola disegnavo vestiti ed ho sempre avuto un amore per i colori ,le stoffe e le forbici!! Assurdo, ma vero, tagliuzzavo tutto, per la felicità dei miei genitori!!!.

Tua prima creazione 

Le mie prime creazioni sono nate in accademia, per poi evolversi in piccoli progetti per amici e amiche.  

Quando hai scelto di far diventare passione in professione 

Non pensavo potesse diventare una professione. Vedevo la moda come un mondo inarrivabile per una ragazza di provincia. Tutto si è evoluto nel tempo, partendo dall’esperienza universitaria al Polimoda di Firenze, fino alle prime esperienze lavorative a Firenze e Bologna.

Poi è arrivato Bl1t.

Cos e per te la moda?

La moda è interpretazione di sogni ,visioni e stile. E’ un modo di esprimere la propria personalità. Non ci sono regole, ognuno può interpretarla a modo suo. Sinceramente mi dispiace vedere le nuove generazioni tutte uniformate e legate a trend dettati da altri, senza espressione del proprio essere e del proprio stile.

Talento o studio?

Sicuramente tanto studio, ma soprattutto passione, dedizione e amore. Tutto quello che creo è fatto con il cuore.

Se potessi dialogare con un grande del passato?

Coco Chanel , una donna forte che ha saputo imporsi ed imporre il suo stile in una società decisamente maschile.

Ma la mia grande passione è l’interpretazione e la voglia di essere un opera d’arte della Marchesa Luisa Casati .Una donna incredibile, che ha interpretato e dettato stile, ha folgorato stilisti e artisti con la sua personalità e cultura. Il suo obiettivo era diventare un’opera d’arte e tutti i migliori artisti di inizio secolo, si sono confrontati rappresentandola, con stili e visioni differenti. Ma nulla è mai riuscito a coglierne l’anima. 

Dialogare e creare un abito per Lei, sarebbe ed è un sogno.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Appena arrivata in accademia, dopo un percorso di studi classici, mi sono confrontata con i miei compagni di corso, con molta più esperienza e studi più affini al mondo dell’arte e della moda. Lì ho imparato la differenza tra le matite H -HB – B ecc  , può sembrare stupido, ma , credimi, il primo giorno d’accademia mi sono sentita stupidissima e terribilmente inesperta!!!!

Ispirazione.. Da dive arriva quando crei 
Domanda difficilissima, tutto quello che creo nasce spontaneamente, sono visioni di quello che mi piacerebbe indossare. Tutto nasce un po’ per gioco , un po’ per amore.

Non ho regole o imposizioni. L’unico obiettivo è creare qualcosa di bello e particolare , che faccia stare bene le persone che indossano un capo Bl1t.E poi non dimentichiamo … è tutto fatto fottutamente in Italia con il cuore.

xxxx  BL1T HANDMADE IN FUCKING ITALY  xxxx

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