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Redazione

Moda

Intervista a Mirko Geco Geco

Mirko Geco Geco

Nel Mondo della moda i protagonisti sono sempre alla ricerca di sperimentare , e questo vale anche perchè chi sta davanti ad un obbiettivo:

Lasciamo che sia il protagonista di questa intervista, Mirko Geco Geco a raccontarsi attraverso le risposte alle nostre domande .

Il PRIMO CONTATTO CON LA MODA 

È stato con Elio Fiorucci ad una sfilata dove mi fu presentato 

Inaspettatamente Fiorucci dopo aver chiacchierato con me si incuriosì a tal punto da chiedermi una collaborazione nel disegnare costumi da bagno molto sgambati ..era un inizio di un era, la moda costume anni 80,, ma non si fermò unicamente alla spiaggia.

Conservo ancora gelosamente le bozze che disegnai per questo artista della moda. 

IL TUO PRIMO SERVIZIO FOTOGRAFICO 

Inizio’ a casa mia con una modella attratta dalla mia Location un pò barocca.

Fu cosi’ che la modella che volle la mia immagine accanto alla sua per postarla su i social e ricevere maggior attenzione dai fotografi   incuriositi dalla mia immagine retro’ ed elegante a detta loro.

In seguito fui portato da un mio amico fotografo alla Fashion Week di Milano.

Anche in questo caso inaspettatamente , l’attenzione mediatica si spostò verso me mettendo in secondo piano le modelle.

Alcune mie foto vennero pubblicate generando molta curiosità  tra fotografi dell’ambiente e non solo.

LA MIA PRIMA SFILATA 

Premetto che fin da giovane venivo invitato a qualche sfilata locale senza aver fatto nessuna scuola di portamento non avendo oltretutto timore delle persone che mi osservavano, diciamo che quella che mi ha dato maggiore visibilita’ e’ stata alla fashion Week Milanese a Palazzo Marini per un evento che trattava di disabilita e di ugualianza, argomenti che mi stanno a cuore da sempre . 

ILMONDO DEL FASHION SYSTEM PREGI E DIFETTI 

Innanzi tutto sostengo che “nel mondo moda non e’ facile rimanere di moda” poiche’ e’ un corsa continua ad una evoluzione costante ampliata sicuramente dalla visibilità dei web.

Credo che il peggior difetto del sistema sia ’ quello di avere trasformato il nostro modo di vivere e di indossare a volte ridicolizzante per  la propria personalita’ annullata dal web per rendersi alla moda.

QUANTO E’ IMPORTANTE STUDIARE PER DIVENTARE UNA MODELLA/O 

Questa domanda la lascierei nell’ambito femminile posso solo sostenere che lo studio in qualsiasi materia perfeziona e cmq  serve sottolineando che non tutte le modelle hanno frequentato corsi di portamento per anni ma forse a volte per qualche mese per correggere la postura di sfilata ribadendo che la classe e’ innata ci devi nascere e non essere una manichino da sfilata perche’ devi creare vita al vestito che indossi. 

IL TALENTO E LA BELLEZZA POSSONO BASTARE?

Diciamo che sono un ottimo connubio che si completa anche con la fortuna ovviamente la bellezza nel campo moda influisce molto se no non parleremmo del bello Moda!

Possiamo sostenere che un individuo meno bello si puo’ completare indossando un capo che la abbellisca ma la personalità o la hai o non l’hai

Io sono consapevole dei miei limiti estetici , ma il giusto outfit e la personalità, come accennato prima, valgono più della fredda bellezza

Mi RACCONTI UN INEDITO CHE RICORDI COL SORRISO

Diciamo che non ho molti aneddoti particolari posso solo sostenere che a volte mi viene da sorridere quando arrivo su alcuni set fotografici e ci sono alcuni fotografi imbarazzati all’inizio per scattare qualche foto e sono io che li devo tranquillizzare.

Un bellissimo aneddoto che ricordo con emozione è quando conobbi Giovanni Gastel che quando mi vide la prima volta mi disse per mettermi a mio agio “NON SEI COSI’ VECCHIO COME APPARI IN ALCUNE FOTO” accostando il braccio sulla mia spalla.

Poi con qualche sua battuta rassicurante e il sorriso mi mise nella condizione migliore per essere fotografato.

Ricordo ancora il primo scatto di prova che fece, per il secondo mi spiegò, posizionandomi personalmente quale fosse il mio lato migliore ,  di quel servizio scegliemmo 2 foto che mi regalò insieme ad un suo libro dicendosi disponibile per un secondo intro per concordare la presenza di questi scatti in una futura mostra. Scoprire il sabato successivo , quando avrei dovuto incontrarlo ,appresi della sua scomparsa , inutile dirvi che fu un colpo all’anima anche se conosciuto da poco…non voglio pensare a tutti i suoi collaboratori e amici come possano essersi sentiti.

Una cosa è certa: :manchera’ all’ arte.

SE DOVESSI PARLARE CON GRANDI DEL PASSATO

Beh sicuramente l’estro e la pazzia di Salvador Dali’ ed Andy Warhol che hanno rivoluzionato a livello Artistico le leggi della fotografia e della pittura.

COSA PENSO DELLA MODA?

Che sia un mezzo inconscio  per raccontare un’epoca e in questo suo ruolo trova come splendida compagna di viaggio l’Arte.

Grazie per la piacevole chiacchierata

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AttualitàFood & Beverage

Milano : iniziamo la giornata con gli autentici sapori della Sicilia, I Compari Sicily for Life.

I Compari Sicily for Life

Nonostante la location sia a pochi passi dal centro di Milano, appare immediatamente chiaro che se hai deciso di fare colazione in questo angolo di Sicilia, come minimo dare una sferzata alla giornata con la granita: panna e “brioscia” è d’obbligo.

Per i siciliani si tratta, tutt’oggi, di un vero e proprio rito, un momento di relazioni sociali. Un po’ come il caffè per tantissima gente

Viene preparata seguendo meticolosamente le tradizioni siciliane.

Grazie allo “zucchero d’uva” la panna ha una consistenza perfetta, e il gusto non è troppo dolce, ma ovviamente le alternative non mancano: cannoli, cassata, cornetti e paste di mandorle. 

E anche una semplice spremuta ha i colori e i sapori della terra d’origine che ha dato il via a questo angolo di sapori a Milano. la SICILIA dove lo straordinario microclima dell’isola , permette di coltivare le arance rosse, un frutto unico al mondo per colore, gusto e proprietà salutari.

Ogni singola portata è rigorosamente fatto in casa.

Chiudiamo questa pillola gastronomica con la pietanza che in molti danno per scontata , ma che qui è una vera e propria opera d’arte:

Il “Pane d’Autore” che si può assaggiare con farina di Perciasacchi con mandorle autoctone siciliane e olive Tonda Iblea, oppure con pomodorino secco e capperi di Salina.

Non a caso Tommaso Cannata che insieme a Antonio Longhi ha fondato I Compari Sicily for Life  , è stato nominato il miglior fornaio di Sicilia nel 2016 ed è l’unico fornaio dell’associazione CHIC – Charming Italian Chef.

Il pane è dunque il vero  biglietto da visita dove la materia prima di qualità è lavorata dall’esperienza di quattro generazioni.

Tommaso, infatti, ha una storia familiare che va avanti nel tempo, tramandata da padre in figlio.

A Messina l’attività di famiglia è la Boutique del Pane.

Uno spazio esterno di oltre 100 metri quadrati, rende la location perfetta per eventi selezionati che possono essere feste private ma anche eventi aziendali oppure degustazioni mirate.

Una curiosità

La Granita siciliana pare sia arrivata sull’isola grazie alla dominazione araba diventando nel corso dei secoli un vero e proprio simbolo per la Sicilia.

Aperto tutti i giorni dalle 7 alle 23 tranne il lunedi

Corso indipendenza 5 , Angolo via Ciro Menotti

  • 02 738 0400
  • 349 380 3888

20129 Milano MI

Italia

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Attualitàeconomia

Conosciamo meglio Giulio Garsia, Private Banker.

prosperitas.info

Quando parliamo di Private Banker , sono ancora molte le persone che guardano con curiosità e sospetto questo professionista, che, oltre ad essere un consulente personale in ambito economico/finanziario, è anche e soprattutto un assistente nella scelta delle migliori soluzioni finalizzate alla valorizzazione del patrimonio del cliente,

Abbiamo deciso di intervistare Giulio Garsia, cercando dalle sue risposte di poter meglio spiegare cosa si cela dietro ad un “PRIVATE BANKER “ di successo.

Che formazione hai avuto?
Finito il liceo mi sono iscritto alla facoltà di Economia della L.U.I.S.S. a Roma dove mi sono laureato con lode alla fine degli anni 80 .

Dopo sono entrato in banca dove sono stato prima un analista finanziario: visitavo regolarmente le società quotate a Milano per scrivere report destinati ai gestori di portafogli azionari e poi sono diventato uno di loro.
Dopo qualche anno passato in “prima linea”, in contatto quotidiano con i principali broker internazionali, ho cambiato ruolo e sono diventato un consulente.

Ora il mio contatto quotidiano è con i clienti cui devo spiegare cosa succede sui mercati, quali prodotti scegliere in base alle loro esigenze e come non rimanere vittime delle loro emozioni di fronte alle oscillazioni dei mercati.

Cos’è un private banker?

Il ruolo di un private banker, oltre a quanto appena detto, è proteggere il patrimonio dei propri clienti coordinandosi con gli altri professionisti che lo seguono per tutta la vita o soltanto in alcuni particolari momenti. Deve cercare di trasferire le proprie competenze ai suoi clienti senza timore di essere escluso perché tanto sarà sempre lui che dovrà dedicare il tempo necessario.

Un buon consulente si accerterà che il proprio cliente abbia tutte le coperture assicurative di cui ha bisogno, che non faccia errori nel trasmettere il proprio patrimonio alle generazioni successive, che sappia distinguere i vari prodotti finanziari sapendo come usarli ( ci sono regole banali che spesso non vengono spiegate col risultato che un investimento è abbandonato a se stesso ).

Un ruolo che può essere ricoperto da posizioni differenti come funzionario di banca o come consulente finanziario.

Il secondo è un professionista, iscritto ad un albo e sottoposto ad un’attività di vigilanza, che, pur avendo un rapporto di collaborazione con una banca, agisce come un imprenditore che deve sempre rispondere ai propri clienti all’interno di una relazione che non è destinata ad essere interrotta da trasferimenti ad altro incarico o in altra sede.

Quella del consulente è una professione relativamente nuova in Italia. Spesso il cliente non sa cosa aspettarsi , non sa che può andare molto oltre quello che trova in uno sportello bancario.

Non sa che può farsi affiancare da qualcuno che cercherà di seguire lui e la sua famiglia nel corso degli anni.

Cosa si aspetta il cliente dalla tua consulenza?
Questa è forse la domanda più difficile.

Per rispondere un consulente è costretto a chiedersi se seleziona i propri clienti in base a qualche parametro oggettivo o, peggio, soggettivo. Il cliente tipo, alla fine, è quello di cui riesci a conquistare la fiducia .

Quello che si autodefinisce strano nel momento in cui rifiuta di controllare quello che gli dici mentre tu insisti perché lo faccia !
Un processo che può essere più o meno lungo.

A volte passa da incomprensioni, da momenti in cui ti chiedi perché non sei ancora riuscito ad ottenere la disponibilità ad un confronto.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?
Sono molti gli episodi che ricordo con piacere legati principalmente alla nascita o al consolidamento di un rapporto di fiducia con i miei clienti.

C’è stato un importante imprenditore che dopo aver pazientemente ascoltato le mie proposte mi ha confessato di cercare soltanto il modo per vivere un’emozione. Un altro che mi ha raccontato come mi abbia scelto perché al primo incontro mi sono presentato senza niente, nessun grafico, nessun depliant, nessun contratto nella valigetta, se non la voglia di ascoltarlo. In pratica l’ho conquistato violando quasi tutte le regole del manuale del perfetto consulente.

Spesso capita che qualcuno finalmente si convinca a fare un controllo con la propria banca ponendo alcune domande in base ai miei suggerimenti ed inizi a raccontarmi cose di cui all’inizio preferiva non parlare.

Può capitare di scoprire che un affermato chirurgo ignori la differenza tra un’azione ed un’obbligazione realizzando così quanto ci sia bisogno di diffondere elementi base di educazione finanziaria.

Se poi vogliamo andare indietro nel tempo ricordo le visite ad alcuni stabilimenti industriali fatti quando ero un’analista finanziario, i report che scrivevo e le cose che riferivo oralmente ( potevano esserci delle differenze… , anzi c’erano quasi sempre ! ).

Sei sempre stato promotore di eventi legati all’arte, consiglieresti ai tuoi clienti di esplorare questo mondo come investimento?

L’arte può senz’altro far parte di un progetto di diversificazione che non deve limitarsi ai diversi settori geografici e/o merceologici dei mercati finanziari .

Naturalmente deve essere avvicinata nella consapevolezza che i tempi di un eventuale disinvestimento possono essere più vicini a quelli del mercato immobiliare che non a quelli dei mercati finanziari.

Investire in un opera d’arte può essere semplicemente un desiderio ed il ruolo del consulente diventa, come dire, accessorio come quando il cliente decide di comprare una macchina nuova o di fare un viaggio : assicurarsi che possa permetterselo ed eventualmente fornirgli dei contatti perché possa orientarsi !

Prosperitas, il sito che uso per presentarmi, ha sempre cercato di affiancarsi al mondo dell’arte: le newsletter che iniziano con un quadro famoso e le conferenze sponsorizzate ne sono una testimonianza.

La collaborazione con un affermato team di esperti rappresenta un inevitabile passo avanti .

Chi vuole avrà la possibilità di iniziare un percorso nel mondo dell’arte con un piccolo investimento mediante una guida per capire prima di tutto quali sono le dinamiche delle quotazioni e solo successivamente si procederà alla scelta dell’artista o dell’opera sulla quale investire.

Qualora abbia già maturato delle esperienze potrà avere un’occasione per un confronto e/o per una valutazione di opere già acquisite magari per via ereditaria.

Non vendiamo nulla, consigliamo, spieghiamo e lasciamo, come sempre , la decisione finale al cliente.

Grazie per l’esaustiva intervista e la spontaneità delle risposte .

www.prosperitas.info

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AttualitàEventispettacolo

Al Teatro Comunale di Ferrara “Claudio Abbado” è andata in scena il 15 Giugno “Norma”, per la regia di Maria Cristina Osti

Claudio Abbado

La lirica torna a teatro con un’opera affascinante, che ha regalato emozioni che non si possono spiegare a parole… ma ci pensa il linguaggio del cuore.

Norma di Vincenzo Bellini, su libretto di Felice Romani, è andata in scena martedì 15 giugno al Teatro Comunale di FerraraClaudio Abbado”, per la regia di Maria Cristina Osti.

Una produzione Fondazione Teatro Comunale di Ferrara in coproduzione con Associazione Parma e OperArt APS e Fondazione Teatro “G. Borgatti” di Cento.

Oltre a Renata Campanella e Fabio Armiliato nei panni rispettivamente di Norma e Pollione, Yulia Merkudinova è Adalgisa, Alberto Bianchi Lanzoni è Oroveso, e poi Vittoria Brugnolo (Clotilde), Stefano Colucci (Flavio), Diana Rivaroli e Francesco Ferri (Due Fanciulli), Daniela Patroncini e Paolo Garbini (Mimi). Gli attori sono di Operiamo e Casa della Musica e delle Arti. Le scene sono a cura di Alessandro Ramin, le luci a cura di Marco Cazzola.

Direttore di scena è Kaori Suzuki. Lo spettacolo vedrà la presenza anche dell’Orchestra Città di Ferrara, che suonerà dal vivo. Direttore d’orchestra è Lorenzo Bizzarri, con il Coro “G. Verdi” di Ferrara diretto da Mirko Banzato.

Rilevante in Norma, per la regista Maria Cristina Osti, è la metamorfosi femminile nell’opera.

 “Nel settimo centenario dalla morte di Dante Alighieri l’opera belliniana rievoca in sé la Commedia dantesca permettendo ad ognuno di riconoscere l’umanità che circonda entrambe le opere. L’inferno è vivo, umano, tangibile, violento e passionale così come il mondo che troviamo in Norma” spiega Maria Cristina Osti. “La libertà individuale, che sta nella capacità di scegliere tra le diverse strade, ha come conseguenza una assunzione di responsabilità.

Nulla è casuale come la bufera finale dettata dalla scelta della morte come ultimo sacrificio, perseguendo quella libertà di cuore che vince ogni ragione. Il conflitto interiore di Norma è per lei un Purgatorio: disposta a sacrificare il bene più prezioso, i figli, per punire la fellonia di Pollione e il suo peccato” prosegue la regista. Per Osti “è il trionfo del femminile: generosità, rinuncia, sorellanza, riscatto, sacrificio sublimato nella catarsi paradisiaca finale”.

SIMBOLOGIA DELLA METAMORFOSI FEMMINILE NELL’OPERA

Note di regia di Maria Cristina Osti

Nel settimo centenario dalla morte di Dante Alighieri l’opera belliniana rievoca in sé la Commedia dantesca, permettendo ad ognuno di riconoscere l’umanità che circonda entrambe le opere. L’inferno è vivo, umano, tangibile, violento e passionale così come il mondo che troviamo in Norma. Questo è stato lo spunto per gli elementi scenografici narrativi: un grande albero rievoca la metamorfosi dei suicidi che avendo rifiutato il loro corpo, sono costretti ad essere una inferiore forma di vita (vermo reo che l’mondo fora): risale dagli inferi, caratterizzata dalle sue tre facce, una corporeità prorompente con grandi ali scure tali da inglobare il bene quale ribaltamento di tutti i valori. Vedremo il signore d’inganni, Loki, il non demonio cristiano, dio della grande astuzia e della distruzione pronto per un gioco seduttivo del male nei confronti di Norma, sino ad indurla a non riuscire a porre freni ai suoi istinti entro il limite prefissato dalla ragione.

La libertà individuale, che sta nella capacità di scegliere tra le diverse strade, ha come conseguenza una assunzione di responsabilità. Nulla è casuale come la bufera finale dettata dalla scelta della morte come ultimo sacrificio perseguendo quella libertà di cuore che vince ogni ragione.

Il conflitto interiore di Norma è per lei un Purgatorio: disposta a sacrificare il bene più prezioso, i figli, per punire la fellonia di Pollione e il suo peccato. Altro fondamentale simbolo è la Luna, lo strumento cosmico che segna il cammino del “viator” ed è profondamente legata al ciclo della nascita, della morte, della fertilità femminile, dell’io nascosto, dell’esoterico, dell’eterno ritorno. La scelta di Norma induce la Luna, saggezza celata, a coprirsi per lo sdegno. Nella veglia nascosta sui suoi figli, la Luna, simbolo di ambivalenza (vita e morte), rimane regina madre, sacerdotessa, pronta al suo inizio passivo; è colei che detta i segni del cielo avvolgendo tutte le facce di Norma.

E’ il trionfo del femminile: generosità, rinuncia, sorellanza, riscatto, sacrificio sublimato nella catarsi paradisiaca finale.

a Cura di Sara Gautier

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AttualitàFood & BeverageLusso

Ecco il cielo di Roma, riapre la Terrazza Posh firmata Niko Sinisgalli

la Terrazza Posh

Ecco il cielo di Roma, ecco l’estate.

Ritorna il sole, riapre la Terrazza Posh.

Buon gusto, vita e felicità ricominciano dalla cima delle mura del monumentale Palazzo Naiadi di Piazza della Repubblica.

E l’Hotel Anantara si riprende tutta la scena.

Lo fa grazie alle linee di una piscina “infinita” e surreale, incastrata in un groviglio di tetti e di storia. Lo fa grazie ai suoi ampi spazi, aperti e vasti, in cui sognare si fa un po’ più facile.

Lo fa grazie al tocco da maestro dello Chef Niko Sinisgalli.

Cascate di pesce freschissimo, inarrivabile crudo, tra trionfi di ostriche, di gamberi rossi e con un “cin” di Champagne.

Con il tramonto e la storia a occuparsi del resto.

Ma anche cotto e fritto, ad esempio in kataifi (oramai autentica “firma” di Niko) o in cartoccio, direttamente dalle mani dei pescatori di Campagna Amica.

Garanzia di qualità, di freschezza e di bellezza: tra apertivi, cene ed eventi, più che un ritorno, un vero e proprio sogno.

Scintillante, ma mai eccessivamente sfarzoso, pure in termini di costi.

Viceversa leggero, rilassato, sorridente, vero e vivo.

Un sogno che può essere solo e soltanto Roma, tra le ricette di Sinisgalli e gli occhi di sua moglie Maria Rosito.

Abili e amabili padroni di casa, nella nuova casa del cielo, del sole e del buono.

Nella nuova casa della felicità.
Tutti i giorni a partire dalle 11:00
Telefono: 06/48938061
Email: info@nikosinisgalli.com

MARIA ROSITO
Food & Beverage Manager

Anantara Palazzo Naiadi Rome Hotel Ristorante Tazio – Chef Niko Sinisgalli
Piazza della Repubblica 48, 00185 Roma, ITALY 
T: +39 06 489 38
E: info@nikosinisgalli.com 
W:anantara.com/palazzo-naiadi-rome 
www.nikosinisgalli.com
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ArteLibri

-DIARIO DI SIMBOLI- Un mondo magico nascosto fra i monumenti fiorentini di Francesca Rachel Valle

DIARIO DI SIMBOLI

Sei è un numero perfetto di per sé, e non perché D*o ha creato il mondo in sei giorni; piuttosto è vero il contrario. Dio ha creato il mondo in sei giorni perché questo numero è perfetto, e rimarrebbe perfetto anche se l’opera dei sei giorni non fosse esistita.

Sant’Agostino d’Ippona

Ogni pensiero è un segno, ogni simbolo è l’espressione intima del nostro mondo interiore tradotto in diagrammi per comprendere i misteri dell’universo. Il pensiero plasma la materia e la materia si fa pensiero.

Questo Diario di Simboli è un viaggio affascinante in un mondo magico nascosto fra i monumenti fiorentini, i simboli sono veicoli potenti di unità fra le culture e tradizioni dell’uomo ed è ininfluente la loro specifica appartenenza. In modo sincretico i simboli esprimono lo stesso valore spirituale: il profondo legame con Dio e con la dimensione ultraterrena.

I simboli sono vocaboli comuni che non necessitano di esser tradotti, essi vibrano e fanno risuonare la parte più intima dell’uomo.

L’essere umano ha bisogno dei simboli, essi sono la visualizzazione grafica del suo pensiero astratto che prende forma attraverso immagini archetipiche. I simboli sono anelli di una catena che lega l’uomo all’inesplicabile, sono espressioni vivide che si ancorano alla realtà quotidiana in una visione tangibile e al tempo stesso ineffabile.

Questo mio breve peregrinare all’interno della magia dei simboli fra i monumenti fiorentini è un granello di sabbia rispetto alla vastità della conoscenza iconologica e iconografica della simbologia esistente.

Non abbiamo bisogno di inventare simboli, potremmo essere incapaci e mediocri nel farlo. Scoprirli, invece, sarà una benefica poesia per la nostra anima! 

Francesca Rachel Valle

Cenni Biografici

Francesca Rachel Valle, studiosa e ricercatrice si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1993 in Arti Visive con una tesi sulla realtà virtuale applicata all’arte. Ha lavorato presso la Biennale di Venezia. È stata operatrice didattica  museale presso la Sinagoga di Firenze e la Fondazione Palazzo Strozzi. Nata nel 1969 e cresciuta nel Ghetto Ebraico di Venezia, vive e lavora a Firenze esercitando la professione di Gui­da Turistica Qualificata Abilitata. Da anni si occupa della valorizzazione delle attrattive storiche, artistiche, monumentali, paesaggistiche della città di Firenze con particolare attenzione alle differenti disabili­tà, iscritta a Confguide – Confcommercio di Firenze.

Guida Ufficiale dell’Associazione Firenze Alchemica, svolge visite guidate secondo l’antico linguaggio della tradizione ermetica, scoprendo il significato na­scosto delle opere d’arte. Svolge conferenze di storia dell’arte presso la prestigiosa Villa Bertelli a Forte dei Marmi.

Pubblicazioni

Valle F. R., Eleonora de Toledo, sposa amata di Cosimo I de’ Medici, A. Pontecorboli Editore, Firenze, Marzo 2018.

Valle F. R., La Qabbalah ebraica alla corte di Cosimo I de’ Medici, allegorie e simboli in Palazzo Vecchio, A. Pontecorboli Editore, Firenze, Febbraio 2019.

Valle F. R., Diario di Simboli, un mondo magico nascosto fra i monumenti fiorentini, Salvemini Ed., 24 giugno 2021.

Pubblicato in collaborazione con www.prosperitas.info

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ArteMusica

-18 Giugno- Venice Faktory Show presenta Musica da diffondere: il caso dell’etichetta “Il cane d’oro” (Zolotaja sobaka), Leningrado 1946-1961

venice faktory show

Sempre in onda ogni venerdì dalle 16 alle 18,

il Venice Faktory Show, radio di Avanguardia sulle frequenze di radio Vanessa  Venerdi 18 Giugno 2021 lieti presentare

Musica da diffondere: il caso dell’etichetta “Il cane d’oro” (Zolotaja sobaka), Leningrado 1946-1961

In studio come sempre a condurre i due artisti Federica Palmarin e Alvise Guadagnino.

il podcast sempre riascoltabile  dal sito di Radio Vanessa www.radiovanessa.it

CONDUTTORI

Federica Palmarin

Veneziana di nascita , cresciuta tra l’ Italia e Mauritius, nell’Oceano Indiano, e questo non è un dettaglio trascurabile, perchè la curiosità e la creatività che traspaiono dal suo lavoro raccontano di un DNA legato al Viaggio, alla conoscenza di culture, persone, anime del Mondo. 

Anticonformista per antonomasia, amante del bello nella sua più ampia accezione, le sue passioni spaziano tra Fotografia e Arte

Alvise Guadagnino.

Nella Leningrado del 1946 i russi Boris Taighin, Ruslan Bogoslovsky e Evgeny Sankov diedero vita ad uno studio di registrazione clandestino “Il Cane d’oro” che riproduceva i dischi “proibiti” dal regime prima su sottili fogli destinati alla fotografia aerea e poi sulle lastre per le radiografie da vendere al mercato nero.Nella puntata radiofonica si racconterà la storia di questo studio e dei repertori che illegalmente “Il cane d’oro” pubblicava: Jazz, Boogie-Woogie, Foxtrot,

Tango, Blues, Rock & Roll, ma soprattutto di quella musica, forse meno nota a noi, degli artisti emigrati di prima e seconda generazione, come Pyotr Leschenko (1898-1954), 

Alexander Vertinsky (1889-1957) e altri artisti  che con i loro repertori cantati in russo si rivolgevano ai compatrioti anti bolscevichi espatriati nelle grandi città europee, prima fra tutte Parigi.

Ne parleranno Carla Sabrina Marenco e Giovanni De Zorzi ampliando il loro recente articolo:

Musica da diffondere: il caso dell’etichetta “Il cane d’oro” (Zolotaja sobaka

Ascesa e declino dello studio “Il cane d’oro”

” https://www.blogfoolk.com/2021/05/ascesa-e-declino-dello-studio-il-cane.html

LOCANDINA: https://www.russian-records.com/details.php?image_id=22354&l=russian

Solo su radio Vanessa

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Food & BeverageLusso

Il Cocktail di Forte dei Marmi “Pinetina” nasce al Caffe’ “Soldi” grazie ad Andrea Silvestri.

Andrea Silvestri

Inventare un Cocktail è alchimia, una miscela di sapori, colori sapientemente scelti da chi ha dedicato la propria vita al buon bere , selezionando decine di prodotti , testandoli, con il fine di creare qualcosa di unico ,

Pinetina nasce nello storico Locale di Forte dei Marmi Caffè Soldi , tra una chiacchiera e l’altra , Andrea Silvestri Barman internazionale ha trovato il perfetto connubio di sapori , e come spesso accade, tutto è avvenuto in pochi secondi e un unica intuizione.

Il nome non poteva che ricordare le famose pinete che da sempre caratterizzano Forte dei Marmi , ma in particolare proprio la piccola pinetina che accompagna l’Ingresso degli ospiti al Bagno Alpemare al quale è legato anche L’amaro alla base del Cocktail .

Champagne Grand Gru Alpemare amaro del Forte , Vodka Lime e Maggiorana

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Libri

Nuovo libro per il chitarrista storico dei DIK DIK, Pietruccio Montalbetti, racconta « Il mistero della bicicletta abbandonata »

Il mistero della bicicletta abbandonata

Con un romanzo giallo noir che riflette quella che è la realtà italiana del primo dopoguerra, Pietruccio Montalbetti si ripropone come scrittore.

“Il mistero della bicicletta abbandonata”, edito da BookRoad, descrive un’epoca in cui la coscienza umana sembra essere il dono di pochi, uno specchio su quello che è rimasto delle violenze del nazifascismo e del valoroso coraggio dei partigiani italiani. 

Siamo a Milano, nel 1948. Luca, ex militare ed ex partigiano, dopo la fine della guerra è diventato un carabiniere.

Ogni mattina compie lo stesso tragitto passando davanti alla basilica di Sant’Eustorgio, fino a quando nota una bicicletta legata sempre nello stesso punto. Quando si accorge che la bicicletta è girata alcune volte verso destra, altre volte verso sinistra e che l’uomo misterioso che la lega si affretta a dileguarsi non appena lo vede in divisa, Luca inizia a sospettare che quella non sia una semplice bicicletta ma un messaggio in codice.

Ma da parte di chi ? 

Pietruccio Montalbetti è da sempre chitarrista dei Dik Dik, la band storica italiana che tra i grandi successi annovera titoli come « Sognando la California » e « L’isola di Wight ».

Ha collaborato con Lucio Battisti, Mogol, Caterina Caselli e Giorgio Faletti. 

Titolo: Il mistero della bicicletta abbandonata 

Autore: Pietruccio Montalbetti

Casa editrice: BookRoad Editore
Genere: Romanzo 

ISBN: 9788833221243 Prezzo: 11,90 € 

Numero pagine: 120 

Link per l’acquisto:  https://www.bookroad.it/prodotto/il-mistero-della-bicicletta-abbandonata/

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Attualità

PREMIO BEST PRACTICES PER L’INNOVAZIONE XV EDIZIONE, RE-START INNOVATION 2021, 16 e 17 giugno | STAZIONE MARITTIMA DI SALERNO

Premio Best Practices

Dopo la scorsa edizione completamente digitale, a causa della pandemia da Covid-19, il Premio Best Practices per l’innovazione, giunto alla XV edizione e nato su proposta del Gruppo Servizi Innovativi e Tecnologici di Confindustria Salerno, torna in presenza mercoledì 16 e giovedì 17 giugno, alla Stazione Marittima di Salerno. L’iniziativa è organizzata da Confindustria Salerno, in collaborazione con la Camera di Commercio di Salerno.

«Questa edizione del Premio Best Practices per l’innovazione è molto importante. È il simbolo della ripartenza – dichiara Antonio Ferraioli, Presidente di Confindustria Salerno –.

È un’opportunità concreta per il paese e dà una prospettiva di carattere imprenditoriale a tanti giovani impegnati nel settore dell’innovazione tecnologica.

Questa VX edizione, per il prestigio dei partner che la sostengono e per il numero di progetti arrivati, ha riscosso un successo superiore».

Giuseppe Gallo

«La Camera di Commercio di Salerno ha supportato questa iniziativa sin dall’inizio – dichiara Giuseppe Gallo, Vice Presidente della Camera di Commercio –. Il Premio Best Practices per l’innovazione è una piattaforma importante, che mette insieme richieste e offerte per l’innovazione tecnologica. Oggi, solo un’impresa su quattro è adeguatamente strutturata per poter far fronte a tutte le innovazioni tecnologiche che il mercato richiede. La Camera di Commercio ha istituito i PID (Punti Informatici Digitali), dove vengono accolte tutte le richieste delle imprese della provincia di Salerno che vogliono avere informazioni e procedere nel senso dell’innovazione tecnologica, settore in cui abbiamo deciso di investire 2 milioni di euro».

Una due giorni in cui aziende, start up, spin off e organizzazioni avranno l’opportunità di presentare i loro progetti per le categorie “Tecnologie abilitanti 4.0 applicate al settore e filiera turistico/beni culturali” (innovazioni tecnologiche 4.0), “Digitalizzazione” (innovazioni di processo) e “Agrotech” (innovazioni di settore) a una giuria composta da esperti, imprenditori, policy marker, investitori, accademici e rappresentanti dell’ecosistema dell’innovazione.

«Quest’anno abbiamo ricevuto 98 progetti, di cui ne abbiamo selezionati 70. I progetti sono arrivati da tutta Italia, anche dalla Valle d’Aosta e questo dà la dimensione del carattere nazionale che sta assumendo –

Francesco Serravalle

dichiara Francesco Serravalle, Presidente Gruppo Servizi Innovativi e Tecnologici di Confindustria Salerno e coordinatore del Premio Best Practices per l’Innovazione –. I cluster di innovazione sono tre, innovazioni tecnologiche 4.0, digitalizzazione (innovazioni di processo) e “Agrotech” (innovazioni di settore). E, per le innovazioni tecnologiche 4.0 si punta sul turismo, considerate la situazione economica e la crisi e considerate anche e soprattutto le opportunità che abbiamo sui nostri territori. La crisi viene letta, quindi, come opportunità. Elemento fondamentale di questa edizione è quello di far capire sempre di più a tutti gli attori dell’innovazione che la parola chiave è la collaborazione. È stato quindi concesso spazio a chi presenta progetti in collaborazione con altri soggetti, attraverso uno scambio di risorse umane, finanziarie e strategiche. Siamo riusciti a creare un ecosistema grazie a partner storici e nuovi che affiancano e sostengono l’iniziativa: Banca di Credito Popolare, Banca Sella, Tim, Unicredit, Banca Campania Centro, Isolkappa, Enea e Sider Pagani. Grazie alla Camera di Commercio di Salerno, lo scorso anno siamo riusciti a dare un premio in denaro ai vincitori, per un totale di 15.000 euro. Il messaggio che vogliamo lanciare: crediamo nelle idee, nelle start up, nei giovani. Diamo opportunità per le nuove generazioni».

Creatività e contaminazione sono le parole chiave della kermesse, che promuove la cultura dell’innovazione e dell’imprenditoria in Italia, generando un meccanismo virtuoso di condivisione delle progettualità e che, nel tempo, ha dato vita a tante nuove idee e iniziative imprenditoriali, partendo da Salerno e raggiungendo il resto d’Italia. 

Dal 2006 al 2019, il Premio Best Practices per l’innovazione ha registrato numeri importanti: 800 progetti presentati, 10.000 presenze, 60.000 visualizzazioni YouTube, 216.000 visitatori unici al sito web, 140 ore di diretta streaming. A questi numeri si aggiungono due missioni in Silicon Valley.

Anche la XIV edizione, per quanto digitale, è riuscita a mantenere alta l’attenzione sul tema dell’innovazione, con 107 progetti in gara, 10.000 visualizzazioni video/diretta Facebook, oltre 50 tra sponsor e partner, oltre 200 visitatori unici sulla piattaforma e 3 tavole rotonde.

Beatrice Gigli

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