Attraversi i tuoi corridoi, interminabili, belli e cari, affettuosi e rari, orgogliosa del tuo vuoto, confusa dall’ignoto.

Ciò che dovresti conoscere come il tuo animo ti è estraneo, incomprensibile, vano.
Non c’è razionalità che lo possa domare, amore che lo possa capire, complicità che lo possa irretire, purezza che lo possa scalfire.
Solo con se stesso, orgoglioso, a tratti presuntuoso, vaga nella sua fragilità, che tenti di proteggere invano con infiniti, inascoltati, inutili “ti amo”.






