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Rubrica di Elisa Volta

BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: Ops…eri in vivavoce!

ELISA VOLTA
ELISA VOLTA

Se ascoltare persone che urlano al telefono in luoghi pubblici pensavamo fosse sufficientemente fastidioso, non avevamo previsto la possibilità di poter essere testimoni forzati di un intero dialogo.

Ultima frontiera della maleducazione è infatti l’opzione ”vivavoce”.

I fatti privati (si fa per dire…) vengono ormai placidamente condivisi con chiunque si trovi in prossimità.

Ben lontani dall’abitudine giapponese di tenere il telefono in modalità “silenzioso” in ogni luogo pubblico, di non fare o rispondere a telefonate quando ci si trova negli scompartimenti a bordo di treni o metropolitane, noi italiani rispondiamo senza ritegno alcuno in ogni situazione e addirittura in vivavoce! Siamo un popolo così aperto, accogliente, comunicativo, perché mai dovremmo avere dei segreti?

E allora, forza! In virtù della calda e spontanea italianità, diamo fiato alle trombe e condividiamo ogni aspetto della nostra vita, anche con chi non ci conosce o non ha alcuna voglia di ascoltare.

La rigorosa disciplina che contraddistingue il Paese del Sol Levante, poco si addice a noi, passionali mediterranei, purtroppo e a questo ci dobbiamo rassegnare. Un equilibrato compromesso deve essere tuttavia individuato.

Iniziamo allora con il dire che le telefonate in vivavoce sono ammesse solo in tre casi:

  1. se stiamo guidando (e siamo soli);
  2. se ci troviamo in casa, da soli;
  3. se altre persone devono partecipare alla conversazione e ci troviamo in un luogo chiuso e non pubblico.

Mi sia concessa una precisazione ovvia (o forse no…).

L’interlocutore (che è stato chiamato o ha effettuato la telefonata) deve essere sempre e subito informato della modalità con cui stiamo comunicando. Poche semplici parole sono sufficienti:

«Ciao, ti sto chiamando/rispondendo dall’auto»

«Ciao, sono a casa/in ufficio, da sola, ti metto in vivavoce per sentire meglio»

«Ciao, ti metto in vivavoce e qui con me ci sono: …»

È necessario e doveroso informare il nostro interlocutore soprattutto della presenza di altre persone. Sarebbe una grave mancanza non farlo.

Chi ignora la presenza di altre persone in ascolto, riponendo in noi la sua fiducia, potrebbe infatti inaspettatamente lasciarsi andare ad una confidenza o esprimere commenti che non devono essere ascoltati da altri.

Se le orecchie in ascolto, oltre le nostre, sono molte e sono soprattutto estranee (è il caso dei luoghi pubblici), saremmo scortesi nei confronti del nostro interlocutore, ma anche nei confronti di chi si trova a transitare o sostare nei pressi del nostro telefono.

I malcapitati sarebbero infatti costretti ad apprendere le nostre vicende sentimentali, famigliari o lavorative, senza nutrire interesse alcuno per tali argomenti, né per noi.

Elisa Volta

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