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Al Teatro Comunale di Ferrara “Claudio Abbado” è andata in scena il 15 Giugno “Norma”, per la regia di Maria Cristina Osti

Claudio Abbado

La lirica torna a teatro con un’opera affascinante, che ha regalato emozioni che non si possono spiegare a parole… ma ci pensa il linguaggio del cuore.

Norma di Vincenzo Bellini, su libretto di Felice Romani, è andata in scena martedì 15 giugno al Teatro Comunale di FerraraClaudio Abbado”, per la regia di Maria Cristina Osti.

Una produzione Fondazione Teatro Comunale di Ferrara in coproduzione con Associazione Parma e OperArt APS e Fondazione Teatro “G. Borgatti” di Cento.

Oltre a Renata Campanella e Fabio Armiliato nei panni rispettivamente di Norma e Pollione, Yulia Merkudinova è Adalgisa, Alberto Bianchi Lanzoni è Oroveso, e poi Vittoria Brugnolo (Clotilde), Stefano Colucci (Flavio), Diana Rivaroli e Francesco Ferri (Due Fanciulli), Daniela Patroncini e Paolo Garbini (Mimi). Gli attori sono di Operiamo e Casa della Musica e delle Arti. Le scene sono a cura di Alessandro Ramin, le luci a cura di Marco Cazzola.

Direttore di scena è Kaori Suzuki. Lo spettacolo vedrà la presenza anche dell’Orchestra Città di Ferrara, che suonerà dal vivo. Direttore d’orchestra è Lorenzo Bizzarri, con il Coro “G. Verdi” di Ferrara diretto da Mirko Banzato.

Rilevante in Norma, per la regista Maria Cristina Osti, è la metamorfosi femminile nell’opera.

 “Nel settimo centenario dalla morte di Dante Alighieri l’opera belliniana rievoca in sé la Commedia dantesca permettendo ad ognuno di riconoscere l’umanità che circonda entrambe le opere. L’inferno è vivo, umano, tangibile, violento e passionale così come il mondo che troviamo in Norma” spiega Maria Cristina Osti. “La libertà individuale, che sta nella capacità di scegliere tra le diverse strade, ha come conseguenza una assunzione di responsabilità.

Nulla è casuale come la bufera finale dettata dalla scelta della morte come ultimo sacrificio, perseguendo quella libertà di cuore che vince ogni ragione. Il conflitto interiore di Norma è per lei un Purgatorio: disposta a sacrificare il bene più prezioso, i figli, per punire la fellonia di Pollione e il suo peccato” prosegue la regista. Per Osti “è il trionfo del femminile: generosità, rinuncia, sorellanza, riscatto, sacrificio sublimato nella catarsi paradisiaca finale”.

SIMBOLOGIA DELLA METAMORFOSI FEMMINILE NELL’OPERA

Note di regia di Maria Cristina Osti

Nel settimo centenario dalla morte di Dante Alighieri l’opera belliniana rievoca in sé la Commedia dantesca, permettendo ad ognuno di riconoscere l’umanità che circonda entrambe le opere. L’inferno è vivo, umano, tangibile, violento e passionale così come il mondo che troviamo in Norma. Questo è stato lo spunto per gli elementi scenografici narrativi: un grande albero rievoca la metamorfosi dei suicidi che avendo rifiutato il loro corpo, sono costretti ad essere una inferiore forma di vita (vermo reo che l’mondo fora): risale dagli inferi, caratterizzata dalle sue tre facce, una corporeità prorompente con grandi ali scure tali da inglobare il bene quale ribaltamento di tutti i valori. Vedremo il signore d’inganni, Loki, il non demonio cristiano, dio della grande astuzia e della distruzione pronto per un gioco seduttivo del male nei confronti di Norma, sino ad indurla a non riuscire a porre freni ai suoi istinti entro il limite prefissato dalla ragione.

La libertà individuale, che sta nella capacità di scegliere tra le diverse strade, ha come conseguenza una assunzione di responsabilità. Nulla è casuale come la bufera finale dettata dalla scelta della morte come ultimo sacrificio perseguendo quella libertà di cuore che vince ogni ragione.

Il conflitto interiore di Norma è per lei un Purgatorio: disposta a sacrificare il bene più prezioso, i figli, per punire la fellonia di Pollione e il suo peccato. Altro fondamentale simbolo è la Luna, lo strumento cosmico che segna il cammino del “viator” ed è profondamente legata al ciclo della nascita, della morte, della fertilità femminile, dell’io nascosto, dell’esoterico, dell’eterno ritorno. La scelta di Norma induce la Luna, saggezza celata, a coprirsi per lo sdegno. Nella veglia nascosta sui suoi figli, la Luna, simbolo di ambivalenza (vita e morte), rimane regina madre, sacerdotessa, pronta al suo inizio passivo; è colei che detta i segni del cielo avvolgendo tutte le facce di Norma.

E’ il trionfo del femminile: generosità, rinuncia, sorellanza, riscatto, sacrificio sublimato nella catarsi paradisiaca finale.

a Cura di Sara Gautier

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L’ Attrice DANIELA D’AGOSTINO si racconta …

DANIELA D’AGOSTINO

La mia passione per il teatro inizia nell’anno 1998, quando entrai a far parte di una compagnia amatoriale del mio paese. Lo feci per gioco ma quando salì la prima volta sul palco per esibirmi in pubblico non sentì imbarazzo o ansia, ero completamente a mio agio, mi sentivo come a casa lassù.

Ebbi subito il consenso del pubblico e decisi così di intraprendere quel cammino lavorativo.  Così poco tempo dopo feci domanda di ammissione all’accademia d’arte drammatica.

Durante i tre anni di accademia ho avuto maestri meravigliosi che oltre ad una rigorosa formazione tecnica, mi hanno trasmesso un grande amore per questo mestiere. Oltre ad avermi formato caratterialmente,  devo a loro oggi quello che sono, umanamente parlando. Perché un attore si, deve avere in primis la tecnica ma non basta, al pubblico dall’altra parte deve arrivare l’anima, il cuore.

Uno dei maestri a cui devo tanto, purtroppo scomparso da poco è “Paolo Giuranna”, difficile dimenticare la sua bellezza d’animo.

La prima vera esperienza professionale fu nel 2000 con lo spettacolo di Shakespeare: Sogno di una notte di mezz’estate che recitammo persino a Buenos Aires in Argentina e qualche anno dopo partecipammo con “L’Orestea” di Eschilo (regia Livio Galassi) al festival internazionale di teatro di Varsavia.

Nel 2002 dopo aver conseguito il diploma di attore mi trasferì a Roma, dove continuai con le tragedie greche.

Nel 2005 iniziai le mie prime esperienze televisive come attrice (fiction) e mi occupai anche per diverse produzioni televisive girate in calabria di figurazioni (AOSM).

Mi resi conto che l’amore per il teatro era più profondo e radicato in me.  Preferivo la magia del palco e il calore del pubblico alla freddezza della cinepresa.

Negli anni tirai comunque fuori la tutta la mia creatività e ampliai gli orizzonti lavorando non solo come attrice teatrale ma anche nell’animazione, radio, televisione e infine, dopo anni di gavetta, l’insegnamento, partendo dai bambini.

Nel 2008 lasciai Roma per tornare nella mia terra, la sentivo come una missione, volevo lasciare il segno, seminare arte e cultura qui e così fu .Inizia con i progetti teatrali nelle scuole (PON) appassionandomi sempre di più al mondo di bambini e ragazzi. Ma anche spettacoli teatrali con temi sociali importanti come il: bullismo, l’alimentazione, ecc…

Nel 2012 inizia un’altra bellissima esperienza nelle biblioteche (comunali e private), diversi progetti di educazione alla lettura animata. Vedere i bambini attratti e ammaliati dalla magia dei libri fu una grande soddisfazione e da lì proseguì questo bellissimo percorso fino ad oggi.

Mi occupo anche di laboratori adulti e faccio corsi di dizione ma il mondo dei ragazzi mi da tantissime soddisfazioni  perché adilà della formazione attoriale aiuto i miei allievi a fortificarsi caratterialmente, esprimendosi individualmente ed in un gruppo in modo creativo. Il teatro ha una funzione terapeutica. Ciò che vedo nei miei allievi, nel corso degli anni è un miglioramento caratteriale; ci si libera dalle insicurezze, imparando a gestire le proprie emozioni e a controllarle, senza vergogna o paura nel rapportarsi con il prossimo e parlare in pubblico.

Insomma un’ottima scuola di vita che li aiuterà in qualsiasi campo lavorativo e sociale; come diceva Stanislavskij:

“Il mio scopo non è insegnarvi a recitare, il mio scopo è aiutarvi a creare un uomo vivo da voi stessi.”

Dal 2000 ad oggi sono passati 20 anni e non posso dire sia stato un percorso facile, Il più grande problema dell’italia è che gli artisti non sono considerati dei veri e propri lavoratori.

Un classico:

A: Di cosa ti occupi?

B: di teatro.

A: Ah, e come lavoro cosa fai?”

In ogni caso sono felice di avere dato e continuare a dare il mio contributo in una terra difficile che fa fatica a crescere culturalmente.

Ho piantato dei semini che pian pian cresceranno e daranno i loro frutti.

Quello che posso consigliare oggi a chi volesse intraprenderlo come mestiere è di studiare tanto, perfezionarsi, attraverso studi ma anche laboratori a cui io stessa ancora oggi partecipo.

Non bisogna mai sentirsi arrivati, sfidarsi sempre e arrivare davanti ad una cinepresa o su un palco con tecnica ma anche tanta umiltà.

C’è chi sceglie questo lavoro per puro esibizionismo, narcisismo e non è questa la strada giusta da prendere.

Chi sente di avere un minimo di talento deve come ho già detto e non smetterò mai di ripetere: studiare, studiare, studiare, non improvvisatevi attori.

Il pubblico vuole percepire l’anima e il cuore di un’artista ma non basta, ci vuole anche la tecnica come è giusto che sia in tutte le professioni.

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Intervistespettacolo

Francesco Butteri: la recitazione nel sangue.

francesco butteri

Una predisposizione naturale alla recitazione, passione, studio e talento e un amore , non comune ,per la storia del cinema.

Abbiamo fatto qualche domanda a Francesco Butteri per lasciare sia lui a raccontarsi:

Il tuo primo incontro con la recitazione?

Tutto parte da un’educazione volta a farmi amare intensamente il cinema, ma non solo… direi l’arte in generale! A ciò va aggiunta un’indole innata ed un fuoco sacro da parte mia verso tutto ciò. Queste mie caratteristiche, notate da molti addetti ai lavori, artisti stessi e non, hanno fatto crescere sempre più in me la consapevolezza che questo potesse diventare non solo un lavoro, ma un vero e proprio stile di vita e, piano piano, con i giusti incastri, tutto sta prendendo la giusta piega. Il primo lavoro importante che ho fatto, dopo svariati laboratori teatrali ed un’accademia (che ancora sto facendo), è stata la fiction “Non dirlo al Mio Capo 2” (andata in onda su Rai 1), sommata ad esperienze teatrali e spot pubblicitari. 

Quanto è importante studiare per poter recitare?

È fondamentale: l’attore deve necessariamente essere erudito. La memoria deve sempre essere perfetta per poter poi interpretare il personaggio per cui si è stati scelti. Fuori dal set bisogna leggere tanti libri, di tutti i generi, guardare tantissimi film (anche in altre lingue). Inoltre, la tecnica (quella insegnata dalle scuole) ha sempre il suo peso, ma il talento è innato e si coltiva soprattutto lavorando sul set. 

Quanto serve conoscere e avere cognizione di causa quando si parla di cinema , teatro e recitazione?

Tanto, tanto, tanto… aiutami a dire tanto! E quando si è alle prime armi occorre ascoltare i professionisti già affermati, carpirne i trucchi, fare domande e prenderne spunto. Anche se un vero artista deve necessariamente entrare nell’ottica che non finirà mai di imparare e conoscere (Laurence Olivier a 60 anni faceva laboratori teatrali), a mio avviso non c’è mai un punto di arrivo, ma sempre un punto di partenza. Anche una volta raggiunta l’affermazione, non bisogna perdere la sete di conoscenza… quella ti manterrà sempre in alto! E quindi, anche da adulti, vanno ascoltati quelli più esperti e navigati. La semplicità è la sofisticazione suprema! 

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

Ti racconto ben due aneddoti: il primo è stato l’incontro con Cate Blanchett durante il party di Pomellato durante la Milan Fashion Week.

Lei è l’emblema della mia risposta precedente: Un’attrice del suo calibro, vincitrice di due Premi Oscar, si è dimostrata di una semplicità, umiltà e disponibilità unica verso le persone accorse a vederla quella sera: è un insegnamento per tutti!

Il secondo riguarda i due Red Carpet alla Mostra del Cinema di Venezia: Il primo nel settembre del 2019 (Venezia 76), dove ho assaggiato il connubio fotografi-fan che mi ha emozionato tantissimo, ma allo stesso tempo dato una carica pazzesca e con i piedi ben piantati a terra ti dico che quel giorno ho capito definitivamente cosa voglio fare nella mia vita. Il secondo red carpet quest’anno (Venezia 77) dove, ovviamente e, giustamente, a causa della pandemia in corso, c’erano tante misure restrittive.

L’atmosfera era meno magica del solito, ma è stato ugualmente importante esserci (oltretutto nella serata inaugurale). A entrambe le edizioni sono andato con colui che considero il mio talent scout, un giornalista ed autore televisivo di una cultura unica, che ha scoperto molti talenti in passato, anche se non si è mai vantato in giro di averlo fatto… 

Se potessi incontrare un personaggio del passato , quale e di cosa parleresti?

Luchino Visconti: Il più grande regista di tutti i tempi.

Mi piacerebbe parlare con lui dei suoi film, anzi dei suoi capolavori. E poi mi piacerebbe recitare in qualche suo film (penso a Rocco e i suoi Fratelli o Il Gattopardo).

Diciamo che aver avuto il privilegio di fare un servizio fotografico con il Nipote, Giovanni Gastel mi rende orgoglioso, davvero tanto. 

Preferisci teatro cinema o tv?

Mi piacciono tutti e tre. Il teatro è la vita ed un vero attore deve misurarsi con esso. Il cinema e la TV portano tante altre cose belle. Quindi che dire… mi sto preparando per fare tutto. 

Cosa provi quando si accende la luce rossa e si sente : ciak si gira?

Un’intensa emozione. Sono a mio agio, tranquillo e sereno. Per me la vita è un set e quindi è il mio habitat. Non mi vedrei a fare altro o a fare una vita cosiddetta “normale”. Il sacro fuoco va sempre tenuto acceso.

Grazie Francesco per la tua disponibilità

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