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IntervisteModa

La “sposa” secondo Mariateresa Furfaro

Mariateresa Furfaro

Nata con ago e filo tra le dita , Mariateresa è la nuova generazione che avanza, nel meraviglioso universo degli abiti da cerimonia.

Le abbiamo fatto qualche domanda per farci raccontare il percorso da lei intrapreso…

Il tuo primo incontro con la moda?

Non saprei con precisione quando sia stato il momento esatto in cui ho avuto un primo approccio con il mondo della moda. Sono nata in una famiglia di sarti perciò l’ambiente  e la passione per la moda sono stati da sempre luoghi e attitudini piuttosto intimi fin da quando ero una bambina.

Il tuo primo abito ?

Guardando indietro nel tempo, direi che in realtà esistono tanti primi abiti. Se proprio dovessi scegliere, tra i ricordi più belli, sicuramente il primo abito da sposa in organza e pizzo francese che confezionai in occasione dell’apertura del mio atelier. I primi abiti sono sempre carichi di sogni e di passione e quello, in particolare, era il simbolo della voglia di cominciare un percorso che mi ha portato fino a qui.

Quando hai capito che la moda sarebbe stata la tua vita?

Che la moda fosse la mia strada credo di averlo sempre saputo. E’ stata una passione che ho coltivato a costo di tanti sacrifici fin da piccola. Di certo questa consapevolezza si è cementata con il tempo dopo gli studi di maturità per finire poi all’apertura di un mio personale atelier. Un’importante spinta motivazionale in questo senso però, la attribuisco senza dubbio alla mia partecipazione all’ International Fashion Week , proprio qui a Reggio Calabria, con la Camera Nazionale Giovani Fashion Designer. 

A cosa ti ispiri per le tue collezioni?

Alla base di ogni idea per le mie collezioni c’è di fondo una continua ricerca del Bello e di come questo possa tradursi costantemente in forme e linee nuove. Credo che due siano i filoni che mi permettono di dare concretezza a questa ricerca: la bellezza della natura, particolare, quella della mia terra di Calabria e i sentimenti. 

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Da quando ho avviato la mia attività, undici anni fa, sono molti gli episodi curiosi e divertenti che potrei raccontare. Confezionare abiti su misura permette sempre di entrare in una confidenza particolare con le persone che mi vengono a trovare in atelier.  Tuttavia, se dovessi scegliere in questo momento…ci fu un giorno in cui mentre lavoravo in sartoria, a mia completa insaputa, mia figlia Monica, che allora aveva più o meno tre anni, rubò da sotto il tavolo qualche spezzone di stoffa caduto, per provare da sola a realizzare un abito per il suo cicciobello. A modo suo aveva osservato quello che facevo e cercava di elaborare, di creare qualcosa con le sue piccole mani paffute. Mi sembrò di rivedere me diversi anni prima ai piedi della macchina da cucire di mamma.

Se potessi parlare con un’icona del passato della moda, con ti piacerebbe parlare e di cosa?

Un’icona della moda del passato con cui parlare? Coco Chanel.

Doppia C, come doppio coraggio. Coraggio per innovare per reinventare abiti e concetti, per disegnare un nuovo universo femminile. Di cosa parlerei con lei? Avrei molto da chiedere e molto da imparare su tutto quello che riguarda il settore in cui lavoro! Ma vorrei chiacchierare con lei a proposito della scintilla che ha incendiato la sua fantasia, del modo in cui ha cambiato la sua visione di cose ormai date per assodate, di come si è saputa rapportare con il suo tempo e ha proposto in modo originale e sempre così elegante un nuovo modo di intendere la femminilità. 

Cos’è per te la moda?

Ho sempre pensato che moda non sia solo abiti, look, tendenze, fashion system. Per moda è una strada creativa per veicolare un messaggio. Un modo per farsi portavoce di qualcosa o di qualcuno. Moda è un continuo lasciarsi ispirare ma, anche ispirare qualcosa. È scambio di idee, emozioni, ricordi, speranze, voglia di non arrendersi nonostante tutto.

Quanto conta la comunicazione oggi?

Se per comunicazione intendiamo meramente “marketing ed annessi”, oggi è palese che non esiste più un ambito della vita che non ne sia interessato; se, invece, parlando di comunicazione  pensiamo alla “condivisione” di sé , del  pensiero, delle capacità e dei sogni, allora la comunicazione la annovero tra i bisogni essenziali dell’uomo. Comunicare è di vitale importanza, specie in questo periodo in cui, per ovvi motivi, siamo stati costretti ad una chiusura che non ha riguardato solo gli aspetti lavorativi della vita. Proprio per questo motivo credo anche, che l’importanza della comunicazione sia direttamente proporzionale ai contenuti che si veicolano. Comunicazione, condivisione di sé e responsabilità verso gli altri sono per me un trinomio inscindibile.

Intervista in collaborazione con Alessandra Giulivo Presidente della Camera Nazionale Giovani Fashion Designer

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