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ROBERTO GUARDUCCI
ROBERTO GUARDUCCI
La sua carriera è iniziata nel 1978 disegnando pellicce.
Poi è entrato nella Maison Basile a Milano, dove ha imparato il mestiere da uno stilista del calibro di Luciano Soprani.

Per conoscerlo meglio lasciamo sia lui a raccontarsi attraverso questa intervista

Primo incontro con la moda ?

Ho sempre respirato aria di moda e di bellezza sin da quando ero piccolo a casa dei miei genitori perché mia madre era una persona estremamente raffinata che mi ha trasmesso il senso dell’estetica. Il mio primo vero approccio con la moda fu quando feci realizzare per mia madre il primo abito che riscosse grandi consensi da parte, soprattutto, di cari amici grandi cultori ed intenditori del settore fashion.

Il talento nel mondo delle passerelle conta più dello studio?

Lo studio deve essere alla base della ricerca creativa.

Senza il relativo apprendistato e l’acquisizione delle esperienze pratiche e storico-culturali non si può procedere a sviluppare nel modo più corretto questo lavoro, dando per scontato che si debba di base avere la giusta sensibilità e il talento senza i quali è impossibile poter intraprendere un lavoro così particolare e complesso.

Per parlare di moda è necessario averla vissuta? Studiata?

E’ fondamentale l’esperienza continua e la ricerca di nuove immagini estetiche soprattutto se si ha la possibilità di apprendere questa professione al fianco e alla visione diretta di stilisti importanti riconosciuti per la loro professionalità.

Da dove prendi ispirazione per le tue creazioni?

L’ispirazione può partire da qualsiasi origine, dalla visione di immagini di vario tipo all’atmosfera patinata di un film o da immagini storiche di abiti d’epoca.

Naturalmente dipende dal tipo di lavoro che devi sviluppare e, in base a quello, cerchi di realizzare un’idea che unisca la creatività alla funzionalità coerente con il mood di ideazione.

Perché non esistono più le TOP ?

Perché ci sono alcuni stilisti che vedevano l’immagine di queste splendide donne eccessivamente rilevante rispetto all’immagine delle loro proposte moda e, quindi pensavano che l’attenzione mediatica fosse più indirizzata verso le modelle anziché verso le loro creazioni sartoriali.

Io personalmente non sono minimamente d’accordo con questo modo di pensare perché ritengo che la modella giusta completi in modo esponenziale quello che è il vero concetto di moda che desideri proporre, valorizzandolo al massimo livello.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Uno dei tanti ricordi che riaffiorano nella mia memoria è legato al grande costumista teatrale e cinematografico Piero Tosi, che si congratulò con me, insieme alle signore Fendi, per il lavoro che avevo svolto per una trasmissione televisiva che si chiamava “Buon compleanno TV” condotta e diretta da Pippo Baudo, dove collaborai per la Maison Fendi nella costruzione di alcuni importanti abiti di scena.

Quanto contano i social oggi nel mondo della moda?

I social sono diventati per la moda e per la vita attuale importanti e fondamentali canali di comunicazione, promozione e commercializzazione della persona e del brand creato. Sono mezzi che ti consentono di arrivare in brevissimo tempo a tantissime persone in modo diretto e di farsi conoscere. Ormai sono diventati elementi insostituibili rispetto ai comuni canali mediatici.

Che cosa è per te la moda?

La moda per me è comunicazione, espressione della figura e valorizzazione della persona.

E’ passione, stile ed eleganza.

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale personaggio ti piacerebbe  interagire e perchè?

Mi sarebbe piaciuto molto far indossare i miei abiti a Rita Hayworth perché era una donna bellissima, dotata di una personalità femminilità e un di sex-appeal eccezionale

Cosa pensi dell’editoria di settore?

Penso che l’informazione e la visione diretta delle immagine fotografiche di moda, attraverso l’editoria di settore, siano di fondamentale importanza alla divulgazione del prodotto e dello stile dei brands.

Le immagini sono una sintesi pubblicitaria dello stile proposto dal marchio e ne consentono un maggiore apprezzamento in termini di qualità e di categoria merceologica.

L’anoressia spesso è stata associata al mondo della moda, qualcosa è cambiato oggi?

Ritengo che una figura longilinea ma strutturata nelle forme sia la base fondamentale per la costruzione di eleganti creazioni sartoriali. In passato alcuni stilisti prediligevano e proponevano modelle taglia 36/38 per le sfilate dei loro abiti perché pensavano che l’eccessiva magrezza rendesse le loro creazioni più sofisticate e promuovendo un’immagine femminile assolutamente inconsueta che, purtroppo, ha influenzato negativamente molti giovani all’imitazione e alla non accettazione della propria fisicità fino a portare all’anoressia.

Fortunatamente oggi, c’è un’attenzione maggiore alla scelta della fisicità delle modelle che pur essendo magre mantengono le loro forme naturali anche con una taglia 42.

 Cosa pensi del fenomeno “Curvy”? la sensazione è che poco realmente cambi….

E’ giusto che, chi ha una fisicità più accentuata sia valorizzata nella sua integrità e quindi poter sfilare o posare in modo naturale promuovendo la propria bellezza “morbida” con classe, eleganza e sensualità.  

CREDITS:

LUIGI D’ARCANGELO FOTOGRAFIA

SERGIO CANNIELLO FOTOGRAFIA

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