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“IL TANGO È ARTE” RUBRICA A CURA DI MARINELLA PUCCI (MA.PU.) “La Donna”.

MA.PU.
MA.PU.

Non si tratta della rubrica dell’esperto,ma vuole essere un racconto onirico che ci porta a vivere il sogno dell’incontro con personaggi d’altri tempi.

Una rubrica che racconterà i pensieri di chi da sempre ama la danza e si è innamorata del Tango… tutto partirà da un disegno, da segni grafici venuti dal cuore, niente di preparato, puro istinto..movenze catturate su un semplice foglio ascoltando parole, musica e respirando l’universo di emozioni che vive nella parola “Tango”..

Sara’ una rubrica scritta a 4 mani istinto e ragione, Marinella Pucci e Alessio Musella, curatore d’arte che ama scoprire da dove nascono le passioni…..

Siamo a Buenos Aires.

Un foglio bianco, un carboncino nero, Una musica,un tango..

Io che mi lascio andare ad un sogno ad occhi aperti ed ecco materializzarsi il dreaming D2..

Un immagine, come alito di vento si dischiude e manda verso di me una memoria.

Sono due donne del passato:

Ada Falcon e Linda Thelma (Ermelinda Spinelli)

Intro:

I Dreaming partono sempre da un abbraccio

Perché il tango parte sempre da un abbraccio, una connessione tra due esseri umani…

Sappiamo che quando nacque il tango, verso la fine del XIX secolo, le ondate di immigrati dall’europa includevano, uomini soli, arrivati in Argentina alla ricerca di costruire una vita migliore.

La condizione da emigrante non era facile, la mancanza degli affetti ed il sentirsi soli in terra straniera ha fatto si che si cercasse un contatto fisico consolatorio magari in un abbraccio tra commilitoni facilitato dalle note spesso tristi di un tango.

Il tango quindi tra uomini e per uomini.

Allo stesso tempo iniziano a stabilirsi i “prostibulos porteños” (bordelli degli arrabal di Buenos Aires, detti quilombos), che rispondevano alla crescente esigenza maschile di donne con cui intrattenersi.

Fino alla prima decade del ‘900, le uniche donne che frequentavano i locali di tango – e nei quali di solito lavoravano – erano prostitute. Gli uomini dovevano pagare anche solo per ballare con loro: si pagava una “lata” (gettone o moneta di latta) per ogni tango.

Solo in seguito al grande successo che ebbe a Parigi, il Tango fu pian piano accettato dalla società argentina e le donne della classe media poterono iniziare a frequentare le milonghe.

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“ L’incontro onirico”

Torniamo al dreaming.

L’incontro con le nostre due protagoniste del Dreaming D2.

Sembrano dire:

siamo donne dimenticate ma ci fu un tempo in cui

abbiamo diffuso il tango fuori confine..

‘Io sono Linda Thelma (Ermelinda Spinelli) di origine italiana.

Una delle poche donne ad esibirsi al Teatro Roma nella avenida de Mayo dove, le donne che volevano mantenere una decenza non potevano entrare.’

“Ho viaggiato in Europa, cantando il tango in Spagna e a Parigi dove ho incontrato Francisco Canaro.” “ ho cantato nella sua orchestra e nel 1926 sono andata con lui a esibirmi a New York.”

“a Lima ho vissuto la mia storia d’amore con il presidente Augusto Leguia vivendo nel lusso fino al colpo di stato ed essere deportata .. Da quel momento ha iniziato il declino della mia carriera, non ci sono più dal 1939..”

“Sono Ada Falcon nata a Buenos Aires il 1905, ho debuttato nel tango nel 1925 con l’orchestra di Osvaldo Fresedo. È in quel periodo che conobbi Francisco Canaro – aveva 20 anni più di me ed era già sposato con una francese”

“Abbiamo avuto una lunga relazione. Francisco compose per me il Vals ‘Yo no se que me han hecho tus ojos’ (Non so che mi hanno fatto i tuoi occhi)”

“un giorno la moglie francese piombò in sala prove durante una pausa puntandoci una pistola..

..scappai e da quel momento la mia vita cambiò. Lasciai la mia vita da diva del tango.

Mi chiusi in me stessa, fin quando mi ritirai in un convento a Salsipuedes, in provincia di Cordoba, non ci sono più dal 2002”.

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Nel tango la donna non impara solo dei passi, ma inizia una vera e propria metamorfosi che la porta a conoscere e riconoscere se stessa, attraverso un percorso di consapevolezza.

Il primo passo consiste nel vincere quell’imbarazzo di fronte all’ intimità che l’abbraccio del tango dona.

Non è facile per la donna di oggi, abituata a lottare per la sua indipendenza concedersi, lasciarsi andare per farsi guidare dall’uomo, al quale spetta scegliere la direzione e i passi da eseguire.

Ma proprio attraverso il tango la donna inizia a recuperare fiducia e quell’iniziale imbarazzo si trasforma e diventa piacere intenso nel trovarsi accudita e protetta dall’uomo ed è in quel momento che inizia ad esprimere tutta la sensibilità che la contraddistingue.

E il Tango muta in un progetto danzante condiviso, in cui due persone creano una terza entità,la coppia.

La donna quindi non è passiva, come molti pensano, lei è il gioiello che dona luce alla coppia, l’uomo ha il compito di mostrarla, di metterla in evidenza, proteggendola, accompagnandola nel percorso verso la propria consapevolezza.

Il tango evidenzia il valore della diversità.

La donna è una creatura coraggiosa che accetta le sue vulnerabilità e le trasforma in risorse, sedendosi su quella sedia e accettando con stile che durante una serata potrà essere invitata o meno ad entrare nell’universo di emozioni danzanti che è il Tango.

Ma.pu A.M.

In collaborazione con Ese Parlassimo di Tango?” su FB 

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