Ho insegnato danza a un sacco di gente di ogni età. Alle figlie dei cantanti famosi, alle settantenni che pensavano di non muoversi mai più, alla bambina riccia della pubblicità, a giunchi diafani che poi sono passati in Scala. Ai ragazzoni che quell’anno, invece di continuare basket, hanno deciso di fare jazz, all’avvocatessa che da piccola sognava di fare la ballerina, al dott che poi ha dovuto smettere perché con la direzione del reparto gli orari non si incastravano più.
Al giudice che dopo una giornataccia in tribunale veniva a buttare fuori un po’ di roba. Alle diciottenni vincitrici di una borsa di studio: arrivavano dal Perù e non riuscivamo a capirci a parole ma coi passi sì. Alle ex modelle, ancora belle, altere, a P. che “sai lei è un po’ speciale ma ama ballare”, alle tre donne persiane indistinguibili tra loro: stessi volti, capelli inchiostrati neroblu, corpi all’antica. Ho dovuto imparare nomi strani che a fine lezione, causa stanchezza, non sapevo più dire: Tu!,
Tu bionda!, Tu riccia… Scusa ma il venerdì sera non riesco a connettere. In classi dove erano talmente tanti che usavo la cuffia microfonata, o in sale dove c’eravamo solo io, l’allieva, e lo specchio. Mai avrei pensato di insegnare online e invece la maledetta pandemia ha fatto diventare reale anche questo. Mi è passata davanti agli occhi l’intero spettro dell’umanità, una moltitudine di corpi ognuno simile all’altro negli acciacchi, nei limiti, nel potenziale. Sono sempre migliorati tutti. Sempre, ogni volta, abbiamo solo dovuto affrontare la possibilità del margine di miglioramento. L’idea di averne uno: No, io non riesco, Non sono capace,
Sono sempre stata così! Il concetto di individuo monolitico. Una delle cose che dico spesso è: Da qui in poi ci penso io, gestisco io il tuo corpo, tu devi solo affidarti a me e non pensare. Non pensare è fondamentale. Eseguire e basta, senza ricordare a te stessa continuamente chi sei. Sostituire la memoria emotiva con quella muscolare. Fare un viaggio sul corpo, arrivare alle estremità, toccarle, piantare bandierine su muscoli inesplorati, arti abbandonati, sconosciuti, mantenere una costante esecutiva fino a riconfigurare la mappa geografica di involucro più denso, attivo, oliato, per poter dire alla fine:
Eccomi, sono addirittura ancora IO.






