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Lini 910

Food & Beverage

Lini 910, le bollicine come un accompagnamento musicale.

Lini 910

Al Vinitaly 2024 a Verona abbiamo incontrato l’azienda di Correggio, in provincia di Reggio Emilia, Lini 910, oggi alla quarta generazione, fondata appunto nel 1910, una delle prime realtà italiane a spumantizzare con il metodo tradizionale in Italia. un’intuizione del nonno che non solo si aprì con lo sguardo oltre confine là dove era arrivato solo qualche piemontese ma aveva scommesso in un territorio noto per il Lambrusco e poco altro.

Gettando il cuore oltre l’ostacolo oggi la casa di produzione ha un’esperienza consolidata con un bel ventaglio di prodotti, tanto da aver meritato l’ospitalità nel Padiglione del Trentino dove protagonista è la spumantistica, segnatamente il metodo classico. L’azienda porta in Fiera due novità che ben rappresentano le tendenze della spumantizzazione italiana che oggi cerca freschezza e complessità insieme, grazie a una lunga maturazione sui lieviti – nel caso di Lini 910 spesso lunghissima – e un basso residuo zuccherino.

Soprattutto il pubblico più giovane che si è in parte disaffezionato al vino per privilegiare birra e mixology, cerca una semplice complessità. In particolare i vini della Maison vogliono essere, in linea con il nuovo stile della stessa Champagne, essere gastronomici e di accompagnamento: per usare una metafora musicale, l’idea non è di essere il testo o la melodia ma la base musicale, come ci ha raccontato Alessio Lini, una formazione da avvocato e una grande cultura musicale che lo ha portato ad unire la tradizione classica alla sperimentazione, il rispetto del pentagramma e il diritto all’improvvisazione, per la quale occorre uno studio ancora superiore.

Lo stile sobrio e contemporaneo della comunicazione, rivolta in particolare al mercato americano, si sposa con il bianco e nero di tutta la linea e la ‘i’ finale del cognome che si può leggere come il numero uno davanti a 910 a completare la data di fondazione della casa vinicola.

“La nostra ricerca è nel segno della sartorialità – ha continuato Lini – cercando non una cuvée sempre uguale a se stessa, spesso interpretata quale sinonimo di qualità, quanto una coerenza con lo spirito del marchio che per prima cosa vuol far sta bene il consumatore; da cui un basso tenore alcolico e zuccherino.”

L’eleganza è per Lini 910 soprattutto nel segno del togliere, senza nessuna ridondanza neppure nel bouquet aromatico con l’idea di regalare il secondo bicchiere migliore del primo.


In fiera arriva il metodo classico pas dosé 2018, sboccatura recente, pinot nero in purezza; e il metodo classico blanc de noir, vendemmia 2004, 11 anni sui lieviti, sboccatura 2015 con lungo riposo in bottiglia seguendo le tendenze più recenti delle pratiche della Champagne, prodotto che si fa apprezzare per una nota speziata, medicinale e un sentore di caramello che in bocca non è saturante.

Anzi la sua nota amaricante lascia il posto a un sentore agrumato candito che mantiene, malgrado la complessità, una buona freschezza grazie ai 6 grammi litro di residuo zuccherino. Alla fine il palato è soddisfatto, non stanco, pulito e la promessa del naso è conservata e rilanciata in bocca.

A cura di Giada Luni

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