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Francesca Marzia Esposito : Corpi di Ballo

Francesca Marzia Esposito

Il suo Romanzo d’esordio nel 2015 è stato La forma minima della felicità nel 2019 arriva il secondo “Corpi di Ballo”, nato nell’isolamento di un estate Milanese ferita dal primo Lock Down.

La sua prima opera parla di Isolamento , mentre la seconda entra prepotentemente nel suo Mondo, quello di cui non ama parlare, ma del quale è stata da sempre rapita sempre : “La danza”,

Abbiamo scelto di fare qualche domanda a Francesca, per conoscerla meglio , e lasciare a lei il compito di raccontarsi …

Il tuo primo incontro con la danza? 

Credo sia avvenuto in mia assenza. Ero piccola, forse mi trovavo in una stanza da sola e ho cominciato a muovermi seguendo la musica. Voglio dire che è successo in una dimensione espressiva spontanea che non aveva nulla a che fare con l’intenzionalità. Più che altro non mi andava di parlare, e l’uso del corpo mi permetteva di dire cose senza passare per la bocca.  

Hai deciso di scrivere un libro che racconta sogni, sacrifici e rischi che chi vuole intraprendere questa strada si trova a intrecciare, da dove nasce?

«Corpi di ballo» è un duello tra chi ha talento e chi meritatamente occupa il secondo posto. Mette a confronto due identità che, a parità di passione, dedizione, spirito di sacrificio, voglia di arrivare alla meta, non hanno la stessa vocazione. Il talento è selettivo, spietato, puoi allenarti quanto vuoi ma il risultato rimarrà mediocre, se paragonato a quello ottenuto da chi si è esercitato con lo stesso furore ma ha più stoffa di te. Se si è in due a gareggiare, arrivare al secondo posto vuol dire perdere rovinosamente. È il tema de «Il soccombente», il capolavoro di Bernhard: abbiamo il genio e la bravura media che dolorosamente prende coscienza del divario.

La danza è talento, ma anche molto sacrificio, ci racconti una giornata tipo per un’aspirante  ballerina?                                                                                                  

È un po’ come fare il militare alla sbarra: disciplina e ripetizione. Devi essere puntuale, precisa, umile, volitiva, ubbidiente, estremamente paziente e concentrata nell’imparare a sviluppare il tuo potenziale. Le lezioni iniziano al mattino, verso le dieci la classica, poi jazz o modern, nel pomeriggio si va a fare un provino o un’audizione, la sera insegni o fai l’assistente, così ti assicuri un piccolo fisso su cui contare per pagarti le lezioni che, tra l’altro, costano care. Nel mezzo: molti caffè col dolcificante, spuntini invisibili, insoddisfazione latente per il fisico, e tensione verso un futuro glorioso. È uno schema a grandi linee, sufficientemente veritiero.

Se potessi incontrare un’icona del passato, con chi prenderesti un caffè e di cosa parleresti?

Con Nureyev. In silenzio. Solo bere il caffè al tavolino con lui, magari a Parigi.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Posto che ricordare è una forma di reinvenzione e che, per me, le esperienze del passato sono più intense se nel ripercorrerle le collego a un sentimento che si muove dallo struggimento in poi, una forma di sorriso mentale me lo regala sempre la scena di quando finii l’esame di Storia del mimo e della danza, la professoressa mi restituì il libretto con la lode e io dissi: Sa, piacerebbe anche a me fare la critica di danza. Lei incrociò le braccia sul petto e con un sorriso da Monna Lisa disse: Se lo scordi.

Cos’è per te la danza?  

Prendo in prestito le parole di Mats Ek, il mio coreografo preferito: “La danza è pensare con il corpo.

È necessario pensare con il corpo? Non per la sopravvivenza, ma per vivere. Ci sono tanti pensieri che solo il corpo è in grado di pensare. Altre cose, come le pace, potrebbero essere più importanti della danza.

Ma allora noi avremmo bisogno di danzare per celebrarla. E per esorcizzare i demoni della guerra. Una rivoluzione che non ci consente di danzare, è una rivoluzione per la quale non vale la pena di lottare”.

Grazie Francesca per il tuo tempo

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Libri

Due chiacchiere con Matteo Speroni.

Jess il ragazzo di via Padova

Come nasce la tua partecipazione al libro Jess il ragazzo di via Padova, vita avventurosa di Jess il bandito edito dalla casa editrice Le Milieu

Arnaldo Gesmundo, Jess, ha scritto di sua iniziativa un’autobiografia e, sette anni fa, l’ha fatta leggere a Nicola Erba ed Edoardo Caizzi di Milieu. Loro hanno ritenuto che io fossi la persona giusta per rivedere e curare il testo e mi hanno consegnato il manoscritto. All’inizio avevo rifiutato, perché la mia passione è scrivere romanzi. Comunque, per curiosità, ho deciso di leggere il manoscritto e ne sono rimasto colpito, affascinato: una storia straordinaria, raccontata in modo lucido e appassionante, che meritava di essere valorizzata. Così ho cambiato idea, ho conosciuto Arnaldo e mi sono messo all’opera. Accanto all’editing, ho deciso di intercalare l’autobiografia con miei interventi, in corsivo nel libro, per offrire al lettore approfondimenti tematici e una contestualizzazione storica delle vicende. Durante il lavoro, e anche dopo, ho incontrato spesso Arnaldo, compagno d’avventura diventato anche un caro amico.

Quando é avvenuto il tuo primo incontro con Arnaldo Gesmundo?

Ci siamo visti in una vecchia trattoria, che ora non c’è più, nella zona di via Padova. Mi ha subito colpito la sua gentilezza, il suo stile da uomo all’antica e, anche, la sua ironia.

Un tuo ricordo personale su Arnaldo Gesmundo 

Sono tanti. Tra questi, una passeggiata lungo via Padova per ritrovare i luoghi della sua infanzia e giovinezza. “Non è molto diversa da allora – ricordo che aveva commentato -. Ci sono ancora tanti poveri, tanta gente umile, solo che prima erano soprattutto persone provenienti dal Sud Italia, adesso invece sono stranieri. Il tempo passa ma certe cose sono sempre le stesse”.  Poi ci siamo fermanti in un ristorante e lui, a un certo punto, ha chiesto al cameriere il permesso per alzarsi da tavola. Ho capito che si trattava di un’eredità, un imprinting, della sua vita nelle carceri, dove ha trascorso 23 anni.

Quanto la stampa ha contribuito a creare il mito della banda di via Osoppo ?

Molto. Ma la stampa ha soltanto intercettato e amplificato un sentimento comune: era il 1958, l’Italia stava ancora cercando di lasciarsi alle spalle l’esperienza della guerra e della miseria. Una rapina così scenografica, durante la quale non fu sparato nemmeno un colpo, ben rappresentava il desiderio di riscatto di molti cittadini. Indro Montanelli comprese e raccontò questo sentire popolare in un famoso, e discusso, articolo sul Corriere della Sera del 6 aprile 1958, nel quale scrisse che, sotto sotto, la maggioranza tifava per i rapinatori. Poi, naturalmente, un “colpo” così eclatante eccitò i cronisti che seguirono le fasi del processo e ricostruirono in modo approfondito il profilo dei protagonisti, consacrando nel mito quella che fu definita “la rapina del secolo”.

Il mio libro preferito é Jess, qual’ é il tuo ? 

Leggo soprattutto classici, mi hanno sempre appassionato i grandi romanzieri russi dell’Ottocento. C’è un libro, però, che includo anche tra i testi per i miei studenti alla scuola di scrittura Belleville, a Milano, che ben rappresenta il ponte tra cronaca e letteratura, tema centrale del mio corso. Si tratta di “A sangue freddo” di Truman Capote: un’eccezionale ricostruzione del quadruplice omicidio, nel 1959, di un famiglia statunitense, a Holcomb, in Kansas. La narrazione alterna la descrizione documentatissima dei fatti a momenti di alta letteratura. Ecco, “A sangue freddo” per me è un modello ideale.

Perché hai deciso d’intraprendere la professione di giornalista ?

Mi sono sempre interessato alla cronaca e all’attualità, fin da bambino. Tutti i giorni i miei genitori portavano a casa diversi giornali, la lettura comparata è fondamentale per formare una coscienza critica. Poi la mia passione è sempre stata scrivere. Quindi, se uno più uno fa due…

Come si é trasformato il tuo lavoro di giornalista nel tempo ?

È cambiato molto. Come esperienza personale sono eclettico, mi sono occupato di cronaca e soprattutto di cultura. Nel tempo, però, la scrittura, ha lasciato sempre più il posto a un lavoro organizzativo, che in gergo si chiama “desk”. Anche perché il mestiere si è trasformato molto negli anni: con la tecnologia, il giornalista in redazione svolge anche diverse mansioni che prima erano affidate ai tipografi. Stiamo comunque parlando di carta stampata, che purtroppo sta vivendo un lento e forse inesorabile declino. L’invasione di contenuti sul web rischia di polverizzare la professione in un magma nel quale non si distingue più il vero dal falso, quando invece sarebbe sempre più urgente affidarsi ai professionisti dell’informazione, che verificano i contenuti con precise regole deontologiche. Speriamo sia una fase di transizione, a un certo punto sarà necessario “dirigere il traffico” sul web, altrimenti, citando una celebre espressione di Hegel, rischiamo di precipitare in “una notte in cui tutte le vacche sono nere”.

C’i introduci cortesemente con una sintesi alla lettura delle tue pubblicazioni, sempre con la casa editrice Le Milieu,I diavoli di via Padova e Brigate Nonni

“I diavoli di via Padova” potrebbe essere definito un romanzo corale di quartiere. Il libro racconta storie della zona di via Padova, la strada più multietnica di Milano, tra vite difficili, tentativi di riscatto e scorci poetici, nelle quali quasi tutti i personaggi sono veri, come i fatti raccontati. Il protagonista, Tes, è un flaneur con un sensibilità profonda ed empatica che vagabonda per il quartiere raccogliendo tensioni ed emozioni.

in “Brigate nonni”, invece, si immagina un Paese, l’Italia, in cui le risorse per pagare le pensioni sono esaurite, anche a causa della corruzione e della dissolutezza dei governanti. A questo punto, gruppi di anziani, guidati da Vincent, un anziano e vigoroso tassista abusivo, ai quali si uniscono emarginati e disoccupati, decidono di fare la rivoluzione. La storia è ambientata a Milano, dove a un centro ancora florido si contrappongono, nelle periferie, ghetti e suk.

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S-HEAVEN: SEA OF HEAVEN di Numa Echos

S-HEAVEN: SEA OF HEAVEN

TITOLO: S-Heaven: Sea of Heaven
AUTRICE: Numa Echos
© 2019 – Il Seme Bianco
ISBN 9788833611723
Foto dell’autrice: “Foto autrice © Luca Galvagni
PAGINE: 80

A me, tu, noi
loquace è il taciturno e vivo è il morto/
e mi permetto l’intimo conforto/
di trasformare dal veleno medicina/
praticare la falsa disciplina/
che produce dal potassio tutti i mondi/
che sia poeta o meno medicina dal veleno/
l’uguale rende vario e minuscolo l’enorme/
per il pane quotidiano: trarre dal veleno medicina

MORGAN, Da A ad A

Sinossi :

La rivelazione della prescelta “LIQUIDA” che attraverso un viaggio ideale decide di rivelarsi affinché il mondo possa evolversi e definire l’esistenza.

Nel percorso empirico attraverso i sette vizi capitali si raccontano l’Origine che rincorse “LIQUIDA” e lei elise, la solidità emotiva che la corteggiò e lei liquida- mente vanificò, la redenzione che decise di intaccare di peccato e il vizio che corrose la virtù impedendo l’ascesa e la resurrezione.  

Biografia:

Numa Echos, poliartista, si muove fra letteratura, musica, fotografia e pittura.

Ha realizzato il corto Sogni di Lucida-Mente: allusioni e rivelazioni di un io follemente sano tratto dal suo omonimo libro. 

Nel 2016 pubblica l’Lp Shady World, interamente scritto e prodotto da Numa Echos e Filippo Scrimizzi.

Dal 2017 è membro ufficiale del gruppo metal Double Bass of Death. Ha collaborato con lo scrittore Andrea G. Pinketts e alla realizzazione di antologie per diversi editori. 

STRILLO:
Avrei desiderato un ultimo bacio. In silenzio.

Avrei bevuto un ultimo sorso. In silenzio.

Avrei rubato un ultimo morso. In silenzio.

“S-Heaven: sea of Heaven” ediz. italiana,  collana “Magnolia, Narrativa” per Il Seme Bianco Editore (Castelvecchi Editore) IBSN 9788833611723.

Link: http://www.ilsemebianco.it/collana/magnolia/s-heaven-sea-of-heaven/

Per Ulteriori richieste ed informazioni:

rechosrecords@hotmail.com

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