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JESS il ragazzo di via Padova

Libri

Due chiacchiere con Matteo Speroni.

Jess il ragazzo di via Padova

Come nasce la tua partecipazione al libro Jess il ragazzo di via Padova, vita avventurosa di Jess il bandito edito dalla casa editrice Le Milieu

Arnaldo Gesmundo, Jess, ha scritto di sua iniziativa un’autobiografia e, sette anni fa, l’ha fatta leggere a Nicola Erba ed Edoardo Caizzi di Milieu. Loro hanno ritenuto che io fossi la persona giusta per rivedere e curare il testo e mi hanno consegnato il manoscritto. All’inizio avevo rifiutato, perché la mia passione è scrivere romanzi. Comunque, per curiosità, ho deciso di leggere il manoscritto e ne sono rimasto colpito, affascinato: una storia straordinaria, raccontata in modo lucido e appassionante, che meritava di essere valorizzata. Così ho cambiato idea, ho conosciuto Arnaldo e mi sono messo all’opera. Accanto all’editing, ho deciso di intercalare l’autobiografia con miei interventi, in corsivo nel libro, per offrire al lettore approfondimenti tematici e una contestualizzazione storica delle vicende. Durante il lavoro, e anche dopo, ho incontrato spesso Arnaldo, compagno d’avventura diventato anche un caro amico.

Quando é avvenuto il tuo primo incontro con Arnaldo Gesmundo?

Ci siamo visti in una vecchia trattoria, che ora non c’è più, nella zona di via Padova. Mi ha subito colpito la sua gentilezza, il suo stile da uomo all’antica e, anche, la sua ironia.

Un tuo ricordo personale su Arnaldo Gesmundo 

Sono tanti. Tra questi, una passeggiata lungo via Padova per ritrovare i luoghi della sua infanzia e giovinezza. “Non è molto diversa da allora – ricordo che aveva commentato -. Ci sono ancora tanti poveri, tanta gente umile, solo che prima erano soprattutto persone provenienti dal Sud Italia, adesso invece sono stranieri. Il tempo passa ma certe cose sono sempre le stesse”.  Poi ci siamo fermanti in un ristorante e lui, a un certo punto, ha chiesto al cameriere il permesso per alzarsi da tavola. Ho capito che si trattava di un’eredità, un imprinting, della sua vita nelle carceri, dove ha trascorso 23 anni.

Quanto la stampa ha contribuito a creare il mito della banda di via Osoppo ?

Molto. Ma la stampa ha soltanto intercettato e amplificato un sentimento comune: era il 1958, l’Italia stava ancora cercando di lasciarsi alle spalle l’esperienza della guerra e della miseria. Una rapina così scenografica, durante la quale non fu sparato nemmeno un colpo, ben rappresentava il desiderio di riscatto di molti cittadini. Indro Montanelli comprese e raccontò questo sentire popolare in un famoso, e discusso, articolo sul Corriere della Sera del 6 aprile 1958, nel quale scrisse che, sotto sotto, la maggioranza tifava per i rapinatori. Poi, naturalmente, un “colpo” così eclatante eccitò i cronisti che seguirono le fasi del processo e ricostruirono in modo approfondito il profilo dei protagonisti, consacrando nel mito quella che fu definita “la rapina del secolo”.

Il mio libro preferito é Jess, qual’ é il tuo ? 

Leggo soprattutto classici, mi hanno sempre appassionato i grandi romanzieri russi dell’Ottocento. C’è un libro, però, che includo anche tra i testi per i miei studenti alla scuola di scrittura Belleville, a Milano, che ben rappresenta il ponte tra cronaca e letteratura, tema centrale del mio corso. Si tratta di “A sangue freddo” di Truman Capote: un’eccezionale ricostruzione del quadruplice omicidio, nel 1959, di un famiglia statunitense, a Holcomb, in Kansas. La narrazione alterna la descrizione documentatissima dei fatti a momenti di alta letteratura. Ecco, “A sangue freddo” per me è un modello ideale.

Perché hai deciso d’intraprendere la professione di giornalista ?

Mi sono sempre interessato alla cronaca e all’attualità, fin da bambino. Tutti i giorni i miei genitori portavano a casa diversi giornali, la lettura comparata è fondamentale per formare una coscienza critica. Poi la mia passione è sempre stata scrivere. Quindi, se uno più uno fa due…

Come si é trasformato il tuo lavoro di giornalista nel tempo ?

È cambiato molto. Come esperienza personale sono eclettico, mi sono occupato di cronaca e soprattutto di cultura. Nel tempo, però, la scrittura, ha lasciato sempre più il posto a un lavoro organizzativo, che in gergo si chiama “desk”. Anche perché il mestiere si è trasformato molto negli anni: con la tecnologia, il giornalista in redazione svolge anche diverse mansioni che prima erano affidate ai tipografi. Stiamo comunque parlando di carta stampata, che purtroppo sta vivendo un lento e forse inesorabile declino. L’invasione di contenuti sul web rischia di polverizzare la professione in un magma nel quale non si distingue più il vero dal falso, quando invece sarebbe sempre più urgente affidarsi ai professionisti dell’informazione, che verificano i contenuti con precise regole deontologiche. Speriamo sia una fase di transizione, a un certo punto sarà necessario “dirigere il traffico” sul web, altrimenti, citando una celebre espressione di Hegel, rischiamo di precipitare in “una notte in cui tutte le vacche sono nere”.

C’i introduci cortesemente con una sintesi alla lettura delle tue pubblicazioni, sempre con la casa editrice Le Milieu,I diavoli di via Padova e Brigate Nonni

“I diavoli di via Padova” potrebbe essere definito un romanzo corale di quartiere. Il libro racconta storie della zona di via Padova, la strada più multietnica di Milano, tra vite difficili, tentativi di riscatto e scorci poetici, nelle quali quasi tutti i personaggi sono veri, come i fatti raccontati. Il protagonista, Tes, è un flaneur con un sensibilità profonda ed empatica che vagabonda per il quartiere raccogliendo tensioni ed emozioni.

in “Brigate nonni”, invece, si immagina un Paese, l’Italia, in cui le risorse per pagare le pensioni sono esaurite, anche a causa della corruzione e della dissolutezza dei governanti. A questo punto, gruppi di anziani, guidati da Vincent, un anziano e vigoroso tassista abusivo, ai quali si uniscono emarginati e disoccupati, decidono di fare la rivoluzione. La storia è ambientata a Milano, dove a un centro ancora florido si contrappongono, nelle periferie, ghetti e suk.

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JESS il ragazzo di via Padova

jess

In questi giorni di Novembre, la città di Milano in Lockdown si apre alla lettura con il suo storico evento BookCity; grazie al progetto di promozione “Tu e il tuo libro preferito” ideato da Perimetro ho avuto modo di farmi ritrarre dal fotografo Marco Onofri con il mio libro preferito JESS il ragazzo di via Padova, Vita avventurosa di Jess il bandito edito dalla casa editrice Le Milieu di Arnaldo Gesmundo (ovvero Jess) e Matteo Speroni che ho avuto il piacere d’intervistare per l’occasione. Jess é un libro che mi ha voluto donare la strada, stavo camminando per le vie di Milano un po’ affranta dalla morte di un amico, un genio letterario Andrea G Pinketts, con lo sguardo perso e abbassato vengo attratta da un libro appoggiato in una panchina lo raccolgo, lo scruto e pensando che sarebbe stato un libro gradito ad Andrea lo porto via con me.

Era solito incontrare Andrea G Pinketts al caffè artistico Le Trottoir a Milano dove assistevamo ai suoi preziosi interventi e presentazioni di libri di genere di svariati autori; con orgoglio posso affermare di essermi formata culturalmente a Le Trottoir tra le chiacchiere della gente, Pinketts e Philippe Daverio entrambi pilastri e membri del movimento Lezioni d’Indisciplina.

Quando ho letto la storia di Jess che narra le vicissitudini di Arnaldo Gesmundo che fú un bandito Milanese della nota banda di Via Osoppo che compí il colpo del secolo senza utilizzo di armi da fuoco, una rapina a tutti gli effetti con la simulazione vocale di un mitra “ta ta ta ta”, mi sono emozionata ho ricondotto il tutto al senso dell’amicizia e al valore delle lezioni d’indisciplina.

Matteo Speroni

La storia della banda di via Osoppo rimane tutt’ora un operazione estemporanea irripetibile, un grande bluff, una performance artistica, un sogno realizzato che portò per un inconveniente i suoi fautori a dover attraversare l’incubo delle carceri. Arnaldo Gesmundo si racconta tra i ricordi della Ligera nel dopoguerra in una Milano piena d’atmosfera, nelle stesse vie che mi hanno portato al libro, arricchito dagli interventi storici di Matteo Speroni che c’introduce dettagliatamente alla realtà dei fatti rendendo così ancor più intrigante lo stile della narrazione. 

Paola Fiorido

La foto in copertina di Paola Fiorido fa parte del progetto fotografico :

“Tu e il tuo libro preferito” a cura di @bookcitymilano e @perimetro__fotografie di @marconofri

#ioeilmiolibropreferito #BCMPerimetro #BCM2020 #ilibricisalveranno #laletturaintornoBookcity,

dall’ 11 al 15 Novembrebookcitymilano.it

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