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Is Femminas

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Is Femminas, la cucina è femmina. Parola di Maria Carta e del suo sogno antico nel cuore di Cagliari.

Is Femminas

Nomen omen, è questo il caso, in sardo Le donne perché la cucina è donna soprattutto in Sardegna, terra di matriarcato e in particolare in questo locale nato da un sogno al femminile.

Maria è rientrata infatti sulla sua isola e ha deciso di partire alla scoperta dell’anima tra sapori e saperi raccogliendo 100 ricette tutte di donne che ha rivisitato più nella forma che nel contenuto per renderle contemporanee, allettanti senza snaturarle.

L’origine della sua passione per la cucina parte da lontano un po’ per caso un po’ per errore ma, come direbbe lo psicanalista Hopcke, “nulla succede per caso” anzi, citando Luis Borges “ogni incontro casuale è un appuntamento”. È quello che è accaduto a Maria a 15 anni.

Nata a Seulo nel Gennargentu, in provincia di Nuoro, viene bocciata alla fine della prima Ragioneria e il padre, per punirla, la mette a casa un anno senza scuola a cucinare per la famiglia lasciandole a disposizione l’orto e il pollaio. Dalla nonna impara tanti segreti e anche quello della panificazione e dell’impastare, un’arte da queste parti paragonabile al telaio e per certi versi affine. Occorre cura e pazienza di cui le donne normalmente non difettano.

Un anno formativo e duro allo stesso tempo. Si sposerà giovane, a diciannove anni, poi a 21 la figlia, quindi finalmente il diploma.

A Roma dove si è trasferita una lunga e varia esperienza dividendosi tra l’ufficio di giorno e la cucina la sera per coltivare il suo sogno. Presto si ritrova a badare da sola alla sua vita ma è una donna forte, determinata e viaggia nella ristorazione della Capitale anche tra realtà note e prestigiose, imparando a conoscere gli alimenti, le tecniche e soprattutto il lavoro in squadra, lo spirito della brigata.

Una volta rientrata nel luogo natío, dopo un percorso di studio, apre nel cuore di Cagliari alla Marina un locale dove l’anima sarda sposa il design contemporaneo e il nome con la ‘emme’ raddoppiata, che nella lingua sarda per altro non esiste, rafforza la volontà di muoversi al femminile mentre nel locale di fronte Seulo Is Femminas serve Street food in un ambiente raccolto, accogliente che invita all’incontro e alla conversazione, dal mattino con la colazione del pastore all’aperitivo.

A muoverla, oltre la passione e la conoscenza di sapori antichi che fuori dalla Sardegna si conoscono poco, troppo poco, la convinzione che il cibo sia anche nutrimento dell’anima. Nel Gennargentu – e la sua famiglia ne è un esempio – siamo in una delle Blue Zone al mondo dove esistono più centenari anche grazie alla varietà dell’alimentazione e alla sua naturalezza accompagnata da ritmi lenti.

La sua proposta è infatti un percorso esperienziale che può essere assaggiato al ristorante con la scelta del menù degustazione e in particolare vissuto in una giornata comune. È importante sapere che il suo menù è un canovaccio che si adatta a quello che offre il mercato e l’orto giorno per giorno.

5. La cucina nel bosco di Maria Carta (1)

Per chi vuole provare a vivere “Una giornata particolare” si comincia dal mercato per fare la spesa quindi si fa la pasta fresca, il formaggio, una passeggiata per imparare a conoscere le botaniche commestibili quindi una passeggiata alle Vedette per immergersi nel panorama del Gennargentu tra grotte, cascate che formano piscine naturali e vecchi ovili. Poi si mangia su tavoli comuni di pietra ricoperti di felci con le mani. A tavola oltre i piatti solo il bicchiere per il vino – la selezione è focalizzata sulla Sardegna e le piccole cantine – e un coltello. Anche il modo è importante per il cibo della longevità dove non può mancare il miele delle api della proprietà.

Ancora una parola vale la pena sul tema delle paste con una varietà incredibile. In particolare è curiosa la storia del Suvilindeo, la pasta che vuole la preghiera. Si dice che una persona, un ragazzo fosse stato accusato di un crimine, e che avesse promesso in caso fosse stato scagionato di edificare una chiesa dedicata a San Francesco. Così fu e le donne pregando impastarono questa trama che ancora oggi offrono ai pellegrini.

A cura di Giada Luni

Terza foto La cucina nel bosco di Maria Carta

Seconda foto La zuppa degli antenati secondo Maria Carta

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