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“FRA TERRA E CIELO”

Attualità

“FRA TERRA E CIELO” Luoghi di culto nel mondo rurale dell’Alto Salento Franco Farina a cura di Maria Marchese

“FRA TERRA E CIELO”

“Nel mondo dei contadini non si entra senza una chiave di magía. “  

Carlo Levi

Nel 2015, Franco Farina autoproduce e deposita, tra le mani del pubblico, l’opera cartacea “TRA TERRA E CIELO – Luoghi di culto nel mondo rurale dell’Alto Salento” : le sue pagine custodiscono il senso di un profondo atto d’amore, rivolto, dall’artista, alla propria terra.

L’autore ostunese, laureato in conservazione dei beni culturali, ivi indova anni di ricerca e studi, di peregrinazioni concettuali, fisiche e del cuore.

Franco conduce l’intera esistenza come cittadino della “polis” : osserva gli individui, uno per uno, e le loro vicende, carpisce gli istanti di dinamiche intime o sociali, scruta le architetture umane e urbane… cum patior.

Nella sua personalità vive e arde, tra carezze e pugni, la necessarietà dell’abbraccio, e dell’aspro suolo e della fuggevole nuvola, nei confronti dell’essere vivente.

Così, nel 2004, dopo aver conseguito il “Master in Caratterizzazione e Conservazione dei materiali lapidei e ceramici” , alla Facoltà di Geologia di Bari, inizia a centellinare i semi, infusi, dall’uomo, addentro il “sassoso solco” , tra le severità della feconda terra salentina.

Frantoio ipogeo

L’autore percepisce quegli involti come essenza, custode della parte terragna e altresì della parte divina: il “pane”, inteso come rivelazione della realtà, muta in elemento indispensabile, che coinvolge sia il quotidiano che lo straordinario. Attorno a quel frugale “tozzo” di vita, nasce la prece per la sopravvivenza, l’invocazione propiziatoria, il lenimento per la fatica…

Franco Farina apre, così, il testo, con la narrazione, che identifica le genti, che hanno affrontato il territorio e i suoi umori, assecondandoli: in questo senso, il “troglodita” muta in ingegnoso “ἀρχιτέκτων” (arkhitekton), capace di ottimizzare e valorizzare le risorse, offertegli dalla natura circostante.

Come salvifiche gemme, nascono, allora, ai primordi, realtà ipogee: lame, grotte, insediamenti rupestri… , ove la conoscenza è scandita dal pensiero nei confronti dell’azione e, medesimamente, del sovrannaturale, il cui nome è policromo, seppur indiscutibile.

Col tempo, quei vivi nuclei si frangono e evolvono…

L’individuo, in seguito, condivide e ama la propria esistenza sul “tappeto rurale” : alla luce del sole, crescono, così, le masserie.

Come alveari, in esse echeggiano le voci e le gesta di facinorose creature, e è ogni volta presente, invero, una nicchia, riservata alla “preghiera” .

Accanto alla dimora esiste, da sempre, infatti, lo spazio per la sussistenza, quindi l’ovile, la tessitura, il frantoio, l’opificio… e quello per l’anima, sia esso identificato come templon, dolmen, cappella, chiesa…

La poesia insita nell’archè, liberato da una preziosità, carezzata, dall’uomo, addentro il ventre della donna è, alfine, parimenti custodita nei racconti delle “seminagioni” , tra polvere e pietra, elargiti dall’artista ostunese: ivi pulsa la stessa sacralità, dirimendo, pacificando e ricongiungendo, indissolubilmente, corpo e spirito, per addivenire all’interezza e all’assoluto.

Restauratore, intellettuale e artista eclettico, Franco Farina è stato protagonista di diverse mostre personali, in Puglia, tra cui Agrodolce, Crono, Stratificazioni, Tableaux; ultima, tra queste, la mostra “SCARTI” , realizzata, con l’affiancamento della curatrice Elisabetta Sbiroli, durante il mese di Ottobre 2022, nel contesto della discarica di S. Crispiano (TA).

mailto:affrancofarina@libero.it

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