close

Filly Lupo

AttualitàMusica

FILLY LUPO, LA TANGUERA PODCASTER…

FILLY LUPO

La passione per il tango di Filly Lupo ha trovato una nuova forma: il podcast.

La poliedrica performer milanese ha iniziato, infatti, la pubblicazione di una serie di audio-racconti dedicati al ballo di cui si è fatta ambasciatrice.
Si tratta di racconti che evocano il tango come genere musicale ma anche come filosofia di vita.
Grandi classici e brani meno noti diventano, dunque, la colonna sonora di storie, che attraversano tutto il ‘900 e che, quasi sempre, sono sospese tra l’Argentina e l’Italia.


Questo è il caso, ad esempio, del primo episodio intitolato Renato Cesarini, tanghi e gol al 90°, in cui la voce di Filly Lupo ripercorre la vita del calciatore nato a Senigallia, emigrato a Buenos Aires e diventato famoso con la maglia della Juventus per i gol al 90°.

CLIKKA QUI per ascoltare il podcast RENATO CESARINI

Naturalmente, il podcast spiega come nacque la famosa Zona Cesarini, del giocatore, però, viene ricordata
soprattutto la passione per il tango, che a Torino trovò una declinazione davvero speciale.


“I podcast danno valore alla parola, come il canto: è una forma di espressione che sento mia” spiega Filly Lupo “Del tango, poi, mi hanno sempre affascinato le biografie dei suoi protagonisti e gli aneddoti legati alle canzoni.

È nata così l’idea di realizzare questa serie di audio-racconti”.
Dopo la storia di Renato Cesarini, Filly Lupo ne ha raccontata una altrettanto originale e interessante: quella dell’incontro tra Enrico Caruso e Carlos Gardel.

CLIKKA QUI per ascoltare il podcast Enrico Caruso e Carlos Gardel.

È una vicenda risalente al 1915, che ha dato alla tanguera della Bovisa l’opportunità di combinare, ancora una volta, tango e canzone napoletana.
“Da dieci anni porto in giro il recital ‘Da Napoli a Buenos Aires’, in cui metto in connessione due mondi musicali che amo molto” sottolinea la cantante “Mi ha colpito scoprire in che modo Gardel e Caruso si conobbero e come entrarono subito in sintonia.

È stato emozionante rievocare il loro incontro, raccontandolo con parole e canzoni che fanno parte della mia identità artistica”.
Come gli altri, anche l’episodio dedicato a Gardel e Caruso fa parte del podcast “Racconti di tango”, disponibile su Spotify, Amazon Music, Apple Podcasts e sulle principali piattaforme di audio-racconti

Foto di STEFANO MOLASCHI

Cappelli di Steven’s Hats 

Leggi Ancora
IntervisteMusicaspettacolo

Filly Lupo, Emozioni e Armonie.

Filly Lupo

Artista poliedrica, recita, canta e balla. Dialogo oggi con Filly Lupo, donna la cui voce rivela magia.

Allora Filly, nel tuo “Curriculum Vitae” vi è  anche il tango. Hai voglia di raccontarcelo?

Il Tango è  la mia forma espressiva, mi ci sento comoda nell’esprimermi, sia cantandolo che ballandolo.
Ha il potere di far emergere il mio lato più femminile, quella polarità che abita in ognuno di noi a prescindere dal fatto che io sia una donna.
Me ne sono innamorata anni fa, ascoltando degli amici che suonavano in un locale milanese: hanno attaccato con le note di “Malena” e ho sentito il battito cardiaco di tutto il Cosmo.

Da quel momento in poi, il colpo di fulmine che mi aveva colpito, è stato un crescendo
di curiosità e voglia di conoscere, capire e approfondire. Come in una storia d’amore.

Quale relazione intercorre con la recitazione?
Un cantante è imprescindibilmente un po’ attore, ed esserlo è una straordinaria opportunità: diventi interprete della vita di un personaggio esplorando te stesso come forse non faresti abitualmente. Cantare, il tango, è farsi tramite di quello che si sta raccontando. Storie inzuppate di amori, nostalgie, tradimenti. E molto altro.
Va fatto con autenticità.

Quando interpreti testi malinconici, come riesci ad intercalarti nei messaggi, nelle storie e nelle emozioni che questi trasmettono?
Credo che certe cose tu debba averle vissute per saperle trasmettere.
O quantomeno, già il fatto di interpretarle implica una presenza totale nelle parole che stai cantando e raccontando.
Se il tuo vissuto, le tue emozioni, il tuo essere testimone di quello che canti sono aderenti alla “performance”, non è necessario fare grandi sforzi.  Basta lasciarsi accadere.

Quanto studio precede l’interpretazione di un testo?
Lo studio di un testo è come aprire uno scrigno.
Un brano lo si avvicina, lo si osserva, lo si fa in mille pezzi. A tratti lo posso anche abbandonare ed odiare. Poi ci ritorno su, dopo aver fatto tutte le ricerche del caso per capirne le origini.
Ma dopo tutto questo processo è come se dovessi fare tabula rasa conservandone il lavoro implicitamente.
E allora posso farlo davvero mio.


Canzone napoletana e passione tipica del mondo argentino: dove si trova il punto d’incontro?
Il punto d’incontro è nella storia.
A partire dall’emigrazione dei primi del ‘900 e dagli innesti e fusioni culturali che inevitabilmente avvengono quando si incontra ” l’Altro”.
Tango e Musica Napoletana non potevano non incontrarsi, e ribadisco: le reputo cugine e simmetricamente percorribili per tematiche e sonorità.

Quali pensieri ed emozioni ti attraversano nel momento in cui ti esibisci?
Ogni volta è diverso, dipende anche dal momento che sto vivendo.
Il comune denominatore di ogni concerto è sicuramente l’entusiasmo ma anche l’ansia positiva di far bene il mio lavoro. Quello che accade dal vivo è sempre un’incognita, un po’ come la vita.
Ti prepari, studi. Ma è insondabile quello che davvero può succedere quando sei sul palco.
Sei lì davanti a delle persone come te, ma che ti ascoltano e hanno scelto di venire a sentire cos’hai da dire. Hai una responsabilità importante, apri il Tempo al divenire.
E tu senti i loro respiri, osservi le pieghe delle loro emozioni e l’energia della loro attenzione.
È un atto magico e pure sacro direi.

In fine, dato il periodo che stiamo vivendo, causato dall’emergenza sanitaria che sta mettendo in ginocchio i settori arte e cultura, cose ne pensi dell’utilizzo della tecnologia e come pensi (se pensi) di farne uso?
La tecnologia è uno strumento ormai funzionale nel nostro quotidiano e non mi sento di demonizzarlo.
Ma l’Arte deve svolgersi nei suoi luoghi sacri, nei teatri, nei cinema, in quegli spazi dove la Bellezza può essere generata grazie a tutti quelli che vi prendono parte.
Sia da spettatori che da artisti sul palcoscenico.
Tutto questo va protetto e custodito, non va fermato né considerato superfluo o non necessario.
 Soprattutto in una civiltà dove tutto ha un prezzo e nulla, a quanto pare, un valore.

Concludo ringraziando Filly per il tempo concessomi.

Mara Cozzoli

Leggi Ancora