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Elisabetta Baou-Madingou

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La Moda verso nuovi orizzonti a cura di Elisabetta Baou Madingou

Elisabetta Baou Madingou

Se la moda è per antonomasia anticipatrice di tendenze, cambiamenti e nuovi orizzonti, le conseguenze del terremoto che la pandemia ha causato alla moda stessa ci fanno scorgere lampi del nostro futuro come attraverso una palla di vetro…
La prima impressione è una totale mancanza di senso o significato nell’ostinarsi a mantenere lo schema delle fashion week come se dovesse realmente cambiare qualcosa nel mondo reale.

Dal momento che si tratta ormai soltanto di show virtuali, che possono essere svolti/registrati in qualsiasi location e mandati in streaming in differita o in diretta mentre il pubblico, di qualunque genere si tratti, è a casa propria, in tuta davanti ad uno schermo blu, perchè vige ancora l’obbligo di rispettare le scadenze del passato..?

Cosa cambia per le metropoli che un tempo le ospitavano ed in una settimana raggiungevano i massimi livelli di traffico, eventi, iniziative, ristoranti pieni, boutique affollate, alberghi fully booked, taxi introvabili, mostre d’arte i cui biglietti andavano esauriti come ad un concerto, star, addetti ai lavori, studenti, turisti, curiosi, appassionati e residenti apparentemente insofferenti a tutto il fashion circus ma che adesso vorrebbero che anche soltanto un frammento di quella frenesia tornasse a far resuscitare le nostre città fantasma, vuote e pericolose, le cui luci si sono spente da quasi un anno..?

Assolutamente nulla. Da questo vecchio calendario non è mai dipeso neanche il ciclo produttivo delle aziende manifatturiere dei vari marchi, che hanno sempre seguito una programmazione diversa, per cui il giorno della sfilata rappresentava la conclusione di un lavoro iniziato mesi prima che si apprestava ad essere distribuito e consegnato nel mondo nel giro di poco tempo.
Deve essersene accorto anche Tom Ford, che a poche ore dalla presentazione digitale che avrebbe dovuto avere “luogo” questa stasera, ha comunicato l’abbandono della New York Fashion Week mentre verrà condiviso un look-book della collezione il prossimo 26 febbraio. Un cambiamento repentino, giustificato adducendo “circostanze impreviste legate al Covid-19”, ma che aggiunge un ennesimo tassello alla progressiva disgregazione del sistema: se le fashion week non hanno più ragione di esistere, anche le sfilate non se la passano molto bene…In questi mesi di transizione le passerelle sono diventate degli spettacoli di dieci minuti che ricordano i videoclip di MTV degli anni ’90, mentre passavano a ripetizione tra una piattaforma ed un’altra il giorno del lancio, per poi essere rapidamente sostiuiti dalla hit successiva. E’ però evidente che le uniche impressioni virtuali che si traducono in un dato di realtà in materia, nascano dalle centinaia di pseudo sfilate che quotidianamente vengono messe in scena sui vari account Instagram.

Non abbiamo più bisogno di vedere quel determinato abito indossato da una modella x nel veloce passaggio in passerella, preferiamo scorrere i look post dopo post sulle nostre celebrities ed influencers preferite. I contenuti brandizzati generano milioni di interazioni, propagandosi come un’onda che raggiunge potenziali clienti a distanze che sarebbero irraggiungibili per il classico fashion show.
Il virtuale è il nuovo territorio vergine, aperto all’espansione e allo sfruttamento, di cui il sistema moda si è accorto per primo e in cui sta prosperando con margini di crescita esponenziali. Sfilate e fashion week non vi si possono adattare perchè rappresentano gli ultimi scampoli di una modalità di lavorare nata nel mondo della realtà e di cui avevano esaurito le risore già prima della pandemia.


Mentre la NYFW si riduce a quattro giorni di eventi digital dove mancano tutti i grandi nomi che hanno mantenuto alta la bandiera a stelle e strisce, da Marc Jacobs a a Ralph Lauren, passando per Michael Kors fino a Mr Ford,

Londra segue la scia quasi scomparendo dai riflettori per mancanza di nomi di richiamo, mentre Milano e Parigi sembrano voler mantenere il timone nella tempesta, con alcuni show fisici alternati a quelli virtuali. Senza dubbio peserà l’assenza di grandi firme come Gucci, Versace, Saint Laurent, Balenciaga ed Alexander McQueen, segnale inequivocabile di un cambiamento di rotta definitivo.
Elisabetta Baou Madingou

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Moda

Elisabetta Baou-Madingou

Elisabetta Baou-Madingou

Sono diverse le modelle che iniziano una seconda carriera nel mondo della moda, ma sono poche quelle che riescono veramente a ritagliarsi un loro spazio, con professionalità, preparazione e un pizzico di ambizione :

Abbiamo Intervistato Elisabetta, Founder di www.mardoushoes.com

Primo incontro con la moda ?

Ci sono state due prime volte, come in tutte le relazioni importanti. Quando da bambina, sfogliai un numero di Marie Claire, che mia madre comprava regolarmente, e rimasi incantata da quelle foto perfette tanto che mi misi a ritagliare gli scatti di editoriali e pubblicità per conservarli in quello che divenne un enorme archivio personale. In qualche modo sapevo già allora che quel mondo avrebbe fatto parte della mia vita.

Poi ci sono io, poco più che ventenne, nell’ufficio di una delle agenzie più importanti di Milano. Occhi che mi scrutano, mi prendono le misure, scrivono qualche appunto e poi una voce mi comunica: ” Da oggi ti rappresentiamo noi.” Da quel momento la moda è entrata nella mia vita cambiandone il corso.

Sfilare o posare, questo è un dilemma ?

Ho sempre pensato che per rendere uno scatto perfetto, la modella che posa davanti all’obiettivo divida il proprio merito con un buon makeup artist, una stylist di livello e delle ottime luci, ma è il fotografo il vero artefice della magia. Sua è la dote unica di far emergere il lato migliore, o il peggiore del soggetto ritratto, non solo estetico, ma anche della personalità.

Non ci sono inganni o aiuti, quando si sfila. Ci sono soltanto la modella, l’abito e la passerella. Eleganza, portamento, bellezza, comunicatività, questi sono gli unici mezzi per rendere bellissimo o orrendo ciò che si indossa e di conseguenza desiderabile agli occhi di chi osserva.

Quindi dico sfilare.

Il talento nella mondo delle passerelle conta più dello studio?

Senza dubbio il talento è un ottimo punto di partenza per iniziare un percorso con un vantaggio sugli altri. Ma se si vuole costruire una carriera o un qualsiasi progetto a lungo termine, determinazione e studio sono fondamentali. Mi viene in mente un passo dal romanzo Shibumi di Trevianan: “Siamo nell’era dell’uomo mediocre, che è ottuso, noioso, incolore: ma inevitabilmente vittorioso.” Non bisogna mai sottovalutare l’immensa forza della mediocrità che ci circonda, di fronte alla quale, soprattutto nei tempi moderni, anche un talento straordinario potrebbe inspiegabilmente essere sconfitto.

Per parlare di moda è necessario averla vissuta? Studiata?

L’esperienza sul campo è fondamentale in questo ambiente: ci sono meccanismi e processi che non potrebbero essere compresi altrimenti e che non vengono spiegati in nessun manuale. Sono sicura che una settimana come assistente in uno showroom, o in un ufficio stile, come in un’agenzia di pr valgono almeno quanto un’intera sessione di esami alla Marangoni. Ciò che deve essere assolutamente studiata è la storia del costume e della moda per rendersi conto di come tutto ritorni ciclicamente ed influenzi la società mentre ne fotografa il quotidiano. Oggi si crea molto poco, ma si reinterpreta il passato in maniera assolutamente originale.


Perché non esistono più le TOP ?

Potrei risponderti con un’altra domanda: perchè le TOP sono ancora quelle degli anni ’80-’90?Anzitutto bisogna dire che quello è stato un periodo di forte crescita e benessere economico, che ha visto convergere talento, creatività, progresso e scalata sociale fino a toccare l’apice del consumismo nella sua accezione più positiva. Questo ha fatto sì che ci fosse un’offerta incredibilmente ampia e di qualità elevatissima, senza tagli o limiti di budget. Le Top model erano la rappresentazione estetica di quel momento aureo: la loro bellezza straordinaria  giustificava i cachet stellari per indossare abiti che in molti si potevano permettere e acquistavano a prezzo pieno in boutique, erano protagoniste dei video clip dei cantanti che riempivano gli stadi e vendevano milioni di dischi, si fidanzavano con le star di Hollywood quando i cinema erano affollati e gli incassi non avevano freni.

Poi la bolla economica è esplosa e qualcosa nel sistema si è inceppato: i compensi della generazione delle modelle dei primi anni 2000, in gran parte provenienti da Polonia ed Est Europa, erano più che dimezzati rispetto a quelli delle colleghe Naomi, Linda, Cindy ecc…

fino ad arrivare al 2008, con la grande crisi economica per cui si è pensato che per far ripartire il sistema moda, forse i consumatori avrebbero voluto riconoscersi in modelli più normali e dalla bellezza meno irraggiungibile delle modelle perfette, ma anonime. Quindi sono nati i blogger…ma questa è un’altra storia 😉

Un aneddoto che ricordi con il sorriso

Beh arrivo a questo casting, super importante perchè si trattava di una pubblicità per un grande brand. Dato il mio aspetto, nessuno pensa mai che io possa essere italiana e devo dire che in dieci anni le cose sono cambiate molto da questo punto di vista. Comunque, la persona che doveva “esaminarmi” apre distrattamente il mio book e, sicura che non potessi capire la lingua dice alla collega: “Ma avevamo chiesto una modella bionda con gli occhi verdi…

Ok thank you“. Io ho risposto al saluto in inglese, ovviamente, facendo finta di non aver capito…un sorriso amaro, ma pur sempre un sorriso 😉

Come scegli gli argomenti  di cui parlare?

Avverto l’urgenza di trattare sempre di qualcosa strettamente legato al presente, che si tratti di una nuova creazione di un brand, o della scomparsa di un artista, o di un’uscita cinematografica, cercando di dare al lettore una visione completa dell’evento, sia con dei retroscena, sia con dei collegamenti inaspettati ad altre tematiche. Così, mentre scrivo, la lente di ingrandimento amplia il suo spettro tanto che potreste trovare l’ultimo modello di Jimmy Choo insieme ad una poesia di Rimbaud nello stesso articolo 😉

Quanto contano i social oggi nel mondo della moda?

Non contano tutti allo stesso modo, ma sicuramente Instagram, nel suo essere un ininterrotto spot pubblicitario, oltre che un contenitore di creatività, ispirazione, emulazione, è il mezzo più veloce, diretto ed efficace per arrivare al consumatore finale. Le dirette in cui possiamo assistere ad interviste e dibattiti tra esponenti autorevoli del settore stanno sostituendo la parte di contenuti che troviamo sulle riviste. Aggiungerei che il Covid ha dato un’accelerata definitiva in questo senso per cui sarà impossibile farne a meno, anche in un futuro in cui si potrà tornare a viaggiare, assistere alle sfilate, incontrarsi agli eventi come prima.

Che cosa è per te la moda?

La moda per me significa da sempre qualità ed originalità. La ricercatezza di un dettaglio, la vestibilità impeccabile di una giacca, il tessuto pregiato di un cappotto, la fluida eleganza di un abito: amo osservare ed essere aggiornata sulle tendenze, ma la moda che voglio nel mio armadio è fatta di pochi abiti insostituibili ed un’infinita collezione di scarpe. 😉

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale personaggio ti piacerebbe interagire e perchè?

Mi sarebbe piaciuto far parte di quella cerchia ristrettissima di amiche e muse di Yves Saint Laurent, come furono Loulou de La Falaise e Betty Catroux. Vivere nella Parigi degli anni ’60-’70 a stretto contatto con un genio amante dell’arte e della letteratura, che ha saputo costantemente innovare non solo la moda ma anche la cultura francese, definendo i tratti della donna moderna.

Cosa pensi dell’editoria di settore?

Credo che sia qualcosa di prezioso che debba essere protetto ed aiutato a non scomparire, perchè l’approfondimento e la specificità sono l’unica arma di salvezza contro il generalismo e l’ignoranza

Hai aperto un tuo blog, ci racconti come , quando e perché?

Ho iniziato una decina d’anni fa con Mardou’s Thinking About Shoes, più o meno quando c’è stata l’esplosione di questo fenomeno. Ho deciso di utilizzare questo mezzo puntando più sui contenuti che sull’immagine perchè sono convinta si possa fare del giornalismo di qualità anche trattando di argomenti apparentemente “leggeri”.

Ho scelto di firmarmi come Mardou, la protagonista del libro I Sotterranei di Kerouac, per dare un messaggio diverso dal classico blog di moda: ciò che trovo affascinante e di cui continuo a scrivere, infatti, è la costante commistione e contaminazione tra moda, cinema, letteratura, arte e musica e più trovo connessioni inaspettate più mi diverto a scriverne.mardoushoes.com


L’anoressia spesso è stata associata al mondo della moda, qualcosa è cambiato oggi ?

Sicuramente c’è un’attenzione maggiore al benessere delle ragazze, soprattutto giovanissime, che lavorano in questo ambito: è anche un momento in qui l’healty food e la forma fisica sono la nuova ossessione che ha sostituito taglia 0 e caffè-sigaretta al posto di un pranzo tipico degli anni 2000. 

Cosa pensi del fenomeno “Curvy”? lo definisco tale, perché a volte mi sembra solo propaganda, ma poi di fatto, spenti i riflettori , la sensazione è che poco realmente cambi….

Nelle stagioni più recenti la presenza di modelle curvy è significativamente aumentata, ma dal mio punto di vista si tratta di una strategia di business più che di un reale cambiamento culturale. Col fastidioso termine dell’ Inclusività, infatti, il fashion ha deliberato quelle che io definirei le quote plus size, così come le quote nere: un provvedimento temporaneo per equiparare la presenza di generi diversi, introducendo obbligatoriamente un certo numero di curvy o black models.

Certo l’intenzione di ridurre la discriminazione e di sfondare il glass ceiling che di fatto impedisce a queste minoranze di raggiungere la vetta dei compensi e dei lavori è sicuramente nobile, comunque io non sono d’accordo sull’ ottenere un lavoro, una carica o una qualsivoglia posizione a prescindere da doti/meriti personali ma solo perchè lo impone una regola.

Il cambiamento deve essere culturale, di percezione dell’altro di scelta equa sulla base dei talenti e non dei talenti in quanto bianchi, neri, grassi, o magri. Finchè il punto di vista da cui si filtra ogni decisione è quello del bianco occidentale, l’inclusività sarà sempre una questione di accettazione di una minoranza nell’ esclusivo Club di ragazze bionde e magrissime di cui tutti stiamo cercando l’invito per partecipare. 

Grazie per il tuo tempo Elisabetta , alla prossima

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