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Il tempo di un piacevole caffè con Letizia Vercellino

Creatrice di eventi culturali , esperta di storia del costume e  Guida turistica, non potevamo non fare qualche domanda a Letizia Vercellino e lasciarle il compito di raccontarsi e raccontarci …

Il tuo primo incontro con l’Arte? Il primo incontro con la Moda?

Ho dei ricordi molto vividi e indelebili, avevo nove anni e il mio primo forte impatto con l’arte avvenne a Barcellona. Una vacanza indimenticabile, dove mio padre mi portò a vedere i quadri di Picasso, ammirare le opere di Gaudí, mentre mi declamava versi dei suoi poeti spagnoli preferiti.

Mi elettrizzai nei locali di Flamenco, l’arte di quella danza mi incantò e ciliegina sulla torta vedemmo passeggiare sulla Rambla, il lungo viale della città, Salvador Dalí!

Da qualche parte ho ancora un breve filmato di questo momento, Dalí che con il suo bastone e lunghi baffi si faceva notare con uno stile regale tutto vestito di bianco, una visione a dir poco eccentrica.

Da quel viaggio tornai con un entusiasmo che ancora adesso m’illumina.

La passione per la Moda, invece, la devo a mia madre, donna radiosa per definizione. Lei era sarta, la sua stanza era piena di bottoni di tutte le forme, fili di tutti i colori e stoffe, le cui rimanenze diventavano vestitini bellissimi per le mie bambole. A lei devo un certo gusto e senso estetico che con curiosità ho affinato nel tempo. Gli studi mirati poi, mi hanno permesso di diventare per molti anni una designer di abbigliamento lavorando per prestigiose aziende e affermati studi stilistici ed anche insegnando in scuole di Moda.

Per parlare di Arte è necessario averla studiata?

L’Arte ha un linguaggio molto potente che arriva a chiunque, conformandosi secondo la personale sensibilità e ricettività. Come guida turistica ho avuto ad esempio esperienze indimenticabili con i bambini, che di fronte ad opere di Rothko, Pollock, Kline, interagivano con riflessioni che nemmeno con gli adulti mi è capitato di sentire. Personalmente io sono per l’approfondimento e lo studio continuo, perché certi codici dell’Arte e la vastità di significati si possono comprendere e accogliere se quei codici possono essere in qualche modo decifrati. Con le giuste chiavi si possono aprire porte che si affacciano su panorami d’incredibile stupore che l’Arte sa provocare. Motivo per il quale, la tardiva laurea in Storia dell’Arte, con tesi dedicata alla Storia del Costume, mi ha permesso di evolvere il mio percorso professionale e raggiungere nuovi obiettivi.  

Binomio Arte-Moda, da qualche anno sta funzionando, cosa ne pensi?

La Moda nella sua più alta accezione è per me indiscutibilmente Arte. La Storia del Costume lo racconta e le contaminazioni con le diverse forme dell’Arte, nel corso dei secoli, sono lampanti. Basti vedere come certe linee stilistiche siano mutuate dall’Architettura, dalla Pittura, dal Teatro…è continua ispirazione e allo stesso tempo ricerca innovativa. Ritengo che più che binomio parlerei di una voce sola: l’Arte della Moda. E la Moda è tutto fuorché una forma d’Arte minore rispetto alle altre. Il suo potere comunicativo è fortissimo e da sempre l’uomo utilizza l’abito come forma simbolica del proprio tempo. Raccontare tutto questo mi appassiona moltissimo e la risposta entusiasta da parte del pubblico, mi rende felice.

Collaborando ad esempio con i musei, mi permette di valorizzare un’opera pittorica o scultorea mostrando nuove sfaccettature, significati che grazie agli abiti, ai tessuti, colori, accessori, molto spesso si notano superficialmente o per nulla. Come si dice, i dettagli fanno la differenza e possono raccontare bellissime storie.

Quali sono i punti fondamentali attorno ai quali gira l’organizzazione di un evento?

Sicuramente per me è avere le idee chiare sin dall’inizio, sia sulla fase progettuale, sia quella creativa dell’evento. Poi segue un grande lavoro che è fatto di ricerca, studio, metodo. Creatività ed efficienza vanno sempre di pari passo. Sono un po’ maniacale, mi piace lavorare in modo molto meticoloso, calcolando ovviamente anche i fattori di imprevedibilità. Mi piacciono anche quelli.

La Cultura che peso ha in Italia?

La Cultura deve avere un peso enorme su una società e parlando dell’Italia, non dimentichiamoci quale è il nostro DNA. Purtroppo ora è come se fossimo retrocessi di decenni e pare che la Cultura sia sempre più ostacolata e bistrattata, ma si deve combattere per lei. Ciascuno di noi deve dare il proprio contributo e soprattutto formare correttamente i giovani. Devono essere educati alla Bellezza e portarli a capire che la Cultura regala libertà, dà valore alla vita e ci rende essere umani migliori. La tecnologia, ormai irrinunciabile, si sposa benissimo con la visita dei musei, la frequentazione di teatri, concerti, con il profumo della carta dei libri, quelli che permettono di crescere, conoscersi e soprattutto pensare.

Se potessi decidere tre azioni per aiutare il mondo della Cultura quali sarebbero?

Sostituire prima di tutto certi politici o personaggi nefasti per la Cultura italiana. Investire denaro ed energie per darle tutta l’importanza che merita in tutti i settori e livelli. Fortificare l’identità sociale e culturale di questo paese per un nuovo Rinascimento. Noi Italiani, sappiamo raggiungere l’eccellenza in ogni settore, ricordiamocelo ogni sacrosanto giorno.

Raccontami un aneddoto che ricordi con il sorriso

Ne avrei tantissimi, ne ricordo uno piuttosto recente di una signora che durante un mio reading teatrale e racconti sulla Moda Napoleonica, le squillò il cellulare. Non riuscendo a spegnerlo, si agitò molto arrossendo; allora mi fermai e le dissi di rispondere, perché era sicuramente Napoleone, forse compiaciuto delle cose che di lui stavamo raccontando! Il pubblico carinamente rise e la signora riuscì a spegnerlo.

Se potessi incontrare un’icona del passato, chi e di cosa parleresti?

Vorrei trascorrere del tempo con “la suprema delle donne” come fu definita da Matteo Bandello, Isabella D’este. Una delle donne più autorevoli del Rinascimento, mecenate delle arti, scrittrice e soprattutto donna ammirata e imitata dalle altre nobildonne  per il suo stile innovativo e la sua raffinata eleganza.

Parleremmo di un po’ di tutto, di uomini, di Arte, di vestiti… e congedandomi con un inchino, le regalerei un elegante tubino nero alla “A.Hepburn. Le starebbe d’incanto.

Grazie Letizia, al prossimo caffè …

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