| Nel 2020, anno che ormai volge alla fine e che ha stravolto le nostre vite, ricorrono i 250 anni dalla nascita di Ludwig Van Beethoven. Le celebrazioni programmate in tutto il mondo sono avvenute in versione ridotta a causa della pandemia, ma gli enti lirici e le orchestre hanno fatto il possibile perché l’anniversario del grande genio della musica non passasse inosservato. Ed è proprio l’esempio di questa titanica figura di riferimento per la musica classica a indicarci oggi la via verso l’ottimismo, in un periodo buio per tutti. Dal dramma della sordità alla maturità creativa Noto anche per la grave forma di sordità che negli ultimi 25 anni lo isolò dalla vita sociale, tanto da essere creduto un misantropo, il compositore tedesco ha molto da insegnarci, grazie la sua capacità di risollevarsi da una malattia inaccettabile per un musicista. Nonostante la crisi fisica esplosa nel 1802, a cui si aggiunse una profonda delusione amorosa, Beethoven ebbe il coraggio di compiere una svolta. Consapevole che la sua infermità avrebbe definitivamente distrutto la sua carriera pubblica di pianista, abbandonò i tormenti e l’idea del suicidio, dedicandosi con nuovo slancio alla composizione. In una lettera del 1802 indirizzata ai fratelli, nota come il “Testamento di Heligenstadt”, confessa: “Tali esperienze mi hanno portato sull’orlo della disperazione e poco è mancato che non ponessi fine alla mia vita – La mia arte, soltanto essa mi ha trattenuto. Ah, mi sembrava impossibile abbandonare questo mondo, prima di avere creato tutte quelle opere che sentivo l’imperioso bisogno di comporre”. |
E’ interessante cogliere l’evoluzione della sua attività di compositore verso opere sempre più complesse ma anche brillanti. Oltre alle sinfonie, di cui ben sette nacquero in una condizione di completa sordità e di cui la quinta e la nona rimangono le più celebri, creò innumerevoli composizioni per orchestra, per musica da camera, marce militari e tanto altro ancora, ricordando in particolare la letteratura pianistica. All’epoca del suo dramma personale Beethoven aveva già raggiunto una notevole maturità artistica sia come virtuoso del pianoforte che come compositore, ma, dopo il 1802 ci ha regalato altrettante pagine memorabili che culminano con la sua ultima sonata, la n. 32 opera 111, nota anche come la “sonata del boogie woogie”.
( selezionare al minuto 6:55) La modernità del ritmo presente nel secondo tempo, ovvero in alcune battute dell’ ”Arietta”, riesce a sorprendere anche l’ascoltatore più profano.
L’invito alla gioia e alla creatività
Chi non è in grado di riconoscere le note dell’Inno Europeo?
Lo suonano i bambini con il flauto alle scuole medie, lo sentiamo alla TV in occasione di eventi sportivi. E’ l’ Inno alla gioia, la parte corale che chiude la Nona Sinfonia, l’ultima composizione di Beethoven a cui lavorò tutta la vita. Il testo è del poeta tedesco Friedrich Schiller, e descrive l’ideale tipicamente romantico di una società di uomini egualmente legati tra loro da vincoli di gioia e amicizia universale. Un ideale che in questo momento ci appare inconciliabile con l’odio e i conflitti generati dall’incertezza e dalla paura generalizzata.
Beethoven tuttavia, in un momento di diffuso senso di angoscia, è forse l’esempio più avvincente di quella che oggi amiamo definire e lodare come resilienza ed è al tempo stesso l’incarnazione della filantropia e della forza morale, per la sua ostinazione nel non voler privare l’umanità del suo talento.
Oggi è il compositore del passato di cui anche chi non conosce e non ascolta la musica classica è in grado di riconoscere le melodie più celebri, presenti perfino nelle suonerie dei cellulari. Le sue composizioni sono entrate a far parte del cinema; sono oltre duecentosettanta le pellicole che hanno utilizzato la sua musica. L’esempio più noto è probabilmente in Arancia meccanica di Stanley Kubrick (1971)
e memorabili sono i film d’animazione di Walt Disney, Fantasia (1940) e Fantasia 2000, che utilizzano rispettivamente la Sinfonia Pastorale n. 6
e la Sinfonia n.5.
Quest’ultima è stata anche arrangiata da Walter Murphy in versione disco music per la colonna sonora della Febbre del Sabato sera.
Certamente Beethoven non avrebbe mai immaginato tutto questo. Eppure la sua tenacia creativa e la sua modernità rimangono un esempio in questo momento di isolamento generalizzato e di pausa forzata. Ne può nascere per i musicisti lo stimolo a ideare nuovi progetti, comporre nuova musica, migliorare la propria tecnica.
Ma, soprattutto in questo tempo così doloroso per tutti, ci arriva con prepotenza il messaggio dell’importanza dell’arte come risorsa per la società, e aspetto irrinunciabile dell’esistenza umana. E’ solamente con l’arte in tutte le sue forme, soprattutto con la musica in quanto espressione più pura della sfera emotiva, che si può pensare tutti insieme di ritornare a sperare in un futuro migliore.
Articolo scritto da Isabella Longo
