“Bon ton Bon ton”, un titolo che trasmette leggerezza e joie de vivre (direbbero i francesi) e infatti queste parole potrebbero essere canticchiate sulle note della celebre canzone Bonjour Bonjour di Yu Yu.
Ritengo che la leggerezza e l’ironia siano le strade meno accidentate su cui far transitare i concetti più delicati.
Questo nostro appuntamento, non può estraniarsi dalla realtà, perché le buone maniere riguardano ogni aspetto della vita. Non mi è possibile dimenticare ciò che sta accadendo a pochi chilometri da noi e a cui assistiamo impotenti.
Ero certa (come tutti, credo) che non avrei mai più visto una guerra, non in Europa, non così.
Perché se la vita umana ha ancora un valore, dalla guerra si esce sempre sconfitti, anche se vincitori.
Sentiamo ripetere termini come: “soluzione diplomatica”, “dialogo”, “mediatore”, “negoziazione”.



Unici appigli a cui ancorare le nostre speranze nell’auspicio di una risoluzione.
Incontrarsi con le parole piuttosto che scontrarsi con le armi.
Ma se è nel dialogo che riponiamo tutta la nostra fiducia, quanto, anche sul piano personale, per evitare gli scontri e le tensioni, è importante imparare a comunicare?
È sufficiente guardare un qualsiasi dibattito televisivo per rendersi conto di come la prevaricazione, la manipolazione, il tentativo di persuasione, le urla e lo sproloquio e non il confronto, siano i mezzi utilizzati per dialogare.

Forse dovremmo proprio ripartire tutti da qui: imparare a comunicare tra di noi, applicando il bon ton della parola.
Il dialogo dovrebbe essere uno scambio, dove ciascuno esprime le proprie idee dando il personale contributo e ricevendo in cambio un arricchimento, una visione più ampia.
Nei dibattiti, ma anche nelle nostre relazioni, ci siamo purtroppo abituati a vedere come vincente, non necessariamente chi sviluppa la tesi più ragionevole, ma chi riesce ad avere la meglio sugli altri, e lo fa, come in un duello, preoccupandosi solo di colpire e di parare i colpi.

Un mediocre e goffo tentativo di applicazione dei celebri 38 stratagemmi di Schopenhauer nel “L’arte di ottenere ragione”.
Forse, per comprendere, dobbiamo tornare agli anni ’80 e ai galatei che diventano manuali “per farcela”, per mettersi in mostra, guide per l’autoaffermazione che insegnano le tecniche di comunicazione per essere vincente o dove le formule di persuasione vengono applicate per vendere i prodotti.
Ma se aspiriamo ad un mondo meno aggressivo e prepotente, forse, ciascuno di noi dovrebbe iniziare proprio da qui. Nei dialoghi dovremmo imparare ad “ascoltare” più che a “parlare”, ad interessarci davvero al nostro interlocutore e alle sue parole.
Se in una disputa vogliamo esprimere una posizione o sostenere una tesi, facciamolo con modi garbati, senza offendere il nostro interlocutore e senza tentare di sovrastarne la voce, alzando il tono della nostra. Lasciamo terminare e poi replicheremo.
Tentiamo di cambiare la convinzione che siano solo l’aggressività, la prevaricazione e la maleducazione le uniche vie per ottenere ragione o per apparire vincenti.
Personalmente sono molto infastidita da questo approccio comunicativo e quando nei dibattiti televisivi iniziano ad alzare i toni e a urlare, cambio canale.


Imparare a comunicare con gentilezza non farà purtroppo cessare le guerre, ma iniziare a percepire il dialogo come scambio e non come lotta e esibizione di superiorità, migliorerà sicuramente i nostri rapporti sociali.
È sempre dalle piccole cose che hanno inizio i grandi cambiamenti.

2 i libri scritti dall’autrice che trattano i temi del Bon Ton





