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Il nuovo EP di Julinko “No Destroyer”

Julinko

La cantante e chitarrista Julinko, torna con un nuovo EP registrato in isolamento in una casa tra i boschi del Nord Italia: “No Destroyer”

In bilico costante tra suoni oscuri e filtrati che si muovono tra psych doom, dark/ambient folk e atmosfere nebbiose.

Nel 2019 ha pubblicato l’album Nèktar, uscito per Toten Schwan Records e Stoned To Death Records con una formazione in trio.

Nel nuovo EP  No Destroyer, in uscita in digitale e in edizione limitata in CD e cassetta per le etichette DioDroneGhost City CollectiveDischi Devastanti Sulla Faccia, Julinko intraprende un viaggio isolazionista, riflettendo e rispondendo alla condizione esistenziale originata da una “nuova normalità”, lo scenario contemporaneo in cui siamo intervenuti dopo la crisi pandemica.

Il videoclip della title-track, dove vediamo un ritratto del musicista realizzato dall’artista Linda Zen animato dalla videomaker Elisetta Jomodoro accompagna l’uscita dell’album.

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Mario Vespasiani & Mara as Muse hanno aderito all’iniziativa “IO CI SONO”.

io ci sono

Mario Vespasiani e la sua Musa, Mara hanno aderito alla campagna IO CI SONO” L’Industria per l’Arte e per la Musica, nasce per sensibilizzare Istituzioni e opinione pubblica nei confronti di settori che soffrono più di altri.

I’iniziativa Io ci sono, partita nel mese di novembre 2020, ha lo scopo di dare visibilità alle categorie artistiche, oggi particolarmente penalizzate, prendendo non solo in considerazione i gruppi musicali, fotografi, artisti, stilisti, designer, modelli e modelle, ma anche il mondo legato allo spettacolo e al backstage.

La campagna ha l’intento di sostenere l’Arte in tutte le sue declinazioni, in un modo nuovo e trasversale, attraverso le divulgazioni di opere, immagini, canzoni. Una propaganda che segue percorsi inusuali rispetto alla comunicazione tradizionale di questi settori.

“Quante più persone ascoltano un brano, osservano una creazione o interagiscono con un’idea, più aumentano le possibilità di ampliarne il pubblico di riferimento”.

Sculture, opere e fotografie, rubano lo sguardo e fanno sobbalzare il cuore. La musica irrompe nel nostro corpo restituendo armonia all’anima. Mondi diversi e complementari.

E l’Arte, in ogni sua forma, rappresenta il linguaggio universale che unisce le persone di ogni angolo del mondo.

“La prima regola per far sì che il cambiamento avvenga, è mettere il proprio volto a favore di qualcosa in cui si crede”.

Ecco le risposte alle 3 semplici domande che sono state poste all’artista e alla sua Musa:

Mario Vespasiani
Che cosa è per te la musica?

La musica è il ritmo fondamentale dell’umano, che già prima di venire al mondo si manifesta con colpi e battiti. Ci circonda come l’aria perché è parte di noi, che percorriamo la via dei canti, degli incontri, degli sguardi che si incrociano e fanno aumentare le nostre pulsazioni in maniera incontrollata. E’ musica l’armonia dei colori che impiego sulla tela, l’architettura delle cattedrali gotiche, il tratto scoppiettante del falò all’aperto il nove dicembre. La musica racchiude ricordi, ma è soprattutto una guida verso le zone celesti, dove perfino i pianeti risuonano nel loro moto ciclopico. La musica è nell’arte un continuo richiamo ad insistere, a provarci, a fare meglio. Un ritmo delicato o forsennato, che ci dice come siamo in quel momento e che poi svanisce, mentre l’arte rimane eterna.

Che cosa è per te l’arte?

L’arte sono io” mi piacerebbe dirti, se non suonasse da megalomane. Sono figlio del mio tempo e lo vivo in completa immersione, per cercare di trasmettere una testimonianza diretta e questo vuol dire andare oltre la mera descrizione dei fatti per cogliere qualcosa di essenziale, che forse c’è e non vediamo o addirittura deve ancora avvenire, ma se ne percepiscono i segnali. Credo in un’arte dalla capacità profetica e se infatti uno leggesse i titoli delle mie mostre, riuscirebbe anche a decodificare meglio i tempi e magari ad avvistare qualcosa che arriva da lontano. Arte è dunque vita, piena percezione dei propri sensi e capacità di incrociarli, fino a sentire con gli occhi, vedere con le mani, toccare e annusare col gusto.


Cosa pensi di questo connubio inaspettato industria – arte e industria – musica?

Oggi tutti si ritengono artisti, quindi l’artista vero sembra ritirarsi spontaneamente da un mondo rumoroso e prepotente, che fa la voce grossa dei numeri, delle vendite, dei like, dei seguaci. Dunque bisogna distinguere bene prima di parlare di connubio affinché ognuno non depredi l’altro invece che esaltarlo. Sono richieste sensibilità e onestà nel capire ciò che si potrà fare da quello che invece è meglio rivedere. Non bisogna produrre in vista del successo, come se si stesse confezionando un qualcosa che, in vista dei precedenti risultati, sappiamo già che già piacerà. Immagino le future collaborazioni come sfide multiple, dove ciascun sapere calcherà quella terra di nessuno, che da solo non avrebbe potuto raggiungere. Allora saranno ci saranno conquiste eccitanti e ognuno arricchirà la propria narrazione, la propria formamentis.

Mara as Muse
Che cosa è per te la musica?

Nel mondo dei suoni c’è la musica, c’è il rumore, c’è il silenzio che è forse una sonorità sconosciuta, proveniente dalla profondità dell’anima più che dalla natura, che invece è laboriosa nei suoi movimenti, nella sua evoluzione perfetta, o almeno diretta, con la sua andatura millenaria, verso la perfezione.

E’ musica il respiro di chi mi dorme a fianco, con le sue pause e le inspirazioni, che immagino respirare me, che sono da sempre la sua musa. Questo ritmo non è scontato perché la nostra vita non è meno fragile di quella di una farfalla e l’aver trovato nel mondo, qualcuno che completa il mio sguardo, ha del miracoloso, perché lo rende reale. Di fronte non ho il vuoto ma qualcuno che mi riflette, risuono, dunque esisto. Quel sussulto del cuore me lo conferma. Poi ci sono le canzoni, le colonne sonore che ci hanno accompagnato, quelle realizzate da altri e che sentiamo parte della nostra vita, ma che comunque sono relative, perché col tempo cambiano sapore e nella velocità attuale sono ancor più destinate a durare meno. Dunque la vera musica non è quella che ascoltiamo in casa, in giro o in macchina, ma è quella che si allinea al nostro stato d’animo, spesso non la sappiamo cantare o ricordare, ma quando affiora ci rendiamo conto che siamo dentro un flusso in cui tutto entra in risonanza.


Che cosa è per te l’arte?

Come direbbe Mario per noi è la vita. Perché abbiamo scelto di fare della nostra vita un’opera d’arte. Di non essere tra i fortunati consumatori del presente, ma tra i creatori di una visione che ogni giorno dà i suoi effetti, le sue forme. L’arte è l’espressione più alta dell’uomo e non è solo talento, gusto e maestria, è anche ambizione, coraggio di osare e perfino fallire. Per questo l’arte o è totale o non è arte, o ci si dedica completamente o è decorazione. Conosco personalmente l’impegno, i progetti, lo studio, perfino la fede che c’è dietro la realizzazione di ogni singola opera d’arte, è questo ha del miracoloso. Perchè si può creare solo se si ha una grande fiducia nell’uomo, nelle idee e perfino nelle prossime generazioni che la vedranno dato che se non possiedi questa fiducia, non pianti neanche un albero.

Cosa pensi di questo connubio inaspettato industria – arte e industria – musica?

Credo che tutto ciò che porti al confronto non può che far bene ad entrambi, ma senza confondere i ruoli, perché ogni interprete ha le sue conoscenze e le sue competenze. Il mondo in questi mesi è cambiato profondamente, ma se abbiamo imparato la lezione, che fa della prossimità e dell’empatia il nuovo codice di un’umanità più matura e responsabile, allora assisteremo ad entusiasmanti collaborazioni.

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Musica e Pandemia Il messaggio di Beethoven

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Nel  2020, anno che ormai volge alla fine e che ha stravolto le nostre vite, ricorrono  i 250 anni dalla nascita di Ludwig Van Beethoven.  Le  celebrazioni programmate in tutto il mondo  sono avvenute  in versione ridotta a causa della  pandemia, ma gli enti lirici e le orchestre hanno fatto il possibile perché l’anniversario del  grande genio della musica  non passasse inosservato. Ed è  proprio  l’esempio di  questa   titanica figura  di riferimento per la musica classica  a indicarci  oggi la via verso l’ottimismo,  in un periodo buio per tutti. Dal dramma della sordità alla maturità creativa Noto anche per  la  grave forma di  sordità che negli ultimi 25 anni  lo isolò dalla  vita sociale, tanto da essere creduto  un misantropo, il compositore tedesco ha molto da insegnarci,  grazie la sua capacità di risollevarsi  da una malattia   inaccettabile per un musicista.  Nonostante  la crisi fisica    esplosa nel 1802,  a cui si aggiunse una  profonda delusione amorosa,  Beethoven   ebbe il  coraggio di  compiere una svolta.  Consapevole che la sua infermità  avrebbe definitivamente distrutto la sua carriera pubblica di pianista,   abbandonò i tormenti e l’idea  del  suicidio, dedicandosi con nuovo slancio alla composizione. In una lettera del 1802 indirizzata ai fratelli, nota come il “Testamento di Heligenstadt”,  confessa: “Tali esperienze mi hanno portato sull’orlo della disperazione e poco è mancato che non ponessi fine alla mia vita – La mia arte, soltanto essa mi ha trattenuto. Ah, mi sembrava impossibile abbandonare questo mondo, prima di avere creato tutte quelle opere che sentivo l’imperioso bisogno di comporre”. 

E’ interessante cogliere l’evoluzione della sua attività di compositore verso opere sempre più  complesse ma anche brillanti. Oltre alle  sinfonie, di cui ben sette nacquero in una condizione di completa sordità  e di cui la quinta  e la nona  rimangono le più celebri,  creò   innumerevoli  composizioni per orchestra, per musica da camera, marce militari e tanto altro ancora, ricordando  in particolare la letteratura pianistica.  All’epoca del suo dramma personale  Beethoven aveva già raggiunto una notevole maturità artistica sia come virtuoso del pianoforte che come compositore, ma, dopo il 1802  ci ha regalato  altrettante pagine memorabili  che culminano  con la sua ultima sonata, la  n. 32 opera 111, nota anche come la “sonata  del boogie woogie”.

  ( selezionare al minuto 6:55) La modernità del  ritmo  presente  nel  secondo tempo, ovvero in alcune battute dell’ ”Arietta”, riesce a sorprendere anche l’ascoltatore  più profano.

L’invito alla gioia e alla creatività

Chi non  è in grado di riconoscere  le note dell’Inno Europeo?  

Lo suonano i bambini con il flauto alle  scuole medie, lo sentiamo alla  TV  in occasione di  eventi sportivi.  E’ l’ Inno alla gioia, la parte  corale  che chiude la  Nona  Sinfonia, l’ultima  composizione di Beethoven a cui lavorò tutta la vita. Il testo è del  poeta tedesco  Friedrich Schiller,  e descrive l’ideale tipicamente romantico di una società di uomini egualmente legati tra loro da vincoli di gioia e amicizia universale.  Un ideale  che  in questo momento  ci  appare   inconciliabile  con  l’odio e i conflitti generati  dall’incertezza e dalla paura generalizzata.   

Beethoven tuttavia, in un momento di diffuso senso di angoscia,  è forse l’esempio più avvincente  di quella che oggi amiamo definire e lodare come  resilienza  ed è al tempo stesso l’incarnazione della  filantropia e della forza morale, per la sua ostinazione nel non voler privare l’umanità  del suo talento.

Oggi è il compositore del passato  di cui  anche chi non  conosce e non ascolta la musica classica è in grado di riconoscere le melodie più celebri, presenti perfino nelle suonerie dei cellulari. Le sue  composizioni  sono entrate a far parte del cinema; sono oltre duecentosettanta le pellicole che hanno utilizzato la sua musica. L’esempio più noto è probabilmente in Arancia meccanica di Stanley Kubrick (1971)

e  memorabili sono  i film d’animazione di Walt Disney, Fantasia (1940) e Fantasia 2000, che utilizzano rispettivamente la Sinfonia Pastorale n. 6

e la Sinfonia n.5.

Quest’ultima  è stata  anche arrangiata da Walter Murphy  in versione  disco music  per la colonna sonora della Febbre del Sabato sera.

Certamente Beethoven non avrebbe mai immaginato tutto questo.  Eppure la sua tenacia creativa  e la sua modernità  rimangono un esempio in questo momento di isolamento generalizzato e di pausa forzata.  Ne può nascere per i musicisti  lo stimolo a ideare nuovi progetti, comporre nuova musica, migliorare la propria tecnica.

Ma, soprattutto in questo tempo così doloroso per tutti, ci arriva  con prepotenza il  messaggio dell’importanza dell’arte  come risorsa per la società, e aspetto irrinunciabile dell’esistenza  umana. E’ solamente  con l’arte in tutte le sue forme, soprattutto  con la musica  in quanto espressione più pura della sfera emotiva, che  si può pensare tutti insieme di ritornare a sperare  in un futuro migliore.

Articolo scritto da Isabella Longo

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Barbara Delmastro Meoni, alias Lady Tabata.

lady tabata

Ex Top Model, Barbara Delmastro Meoni ha lavorato con i più grandi stilisti del mondo, viaggiando fin dall’età di 16 anni in tutta Europa e non solo.

Poi ha scelto di lasciare la carriera di modella all’apice del successo per dedicarsi alla sua passione per la musica e l’intrattenimento e per esprimere la sua innata creatività,, nel 2019 ha pubblicato un libro sulla sua vita e da sempre vicina ai temi legati a come vivere in modo sano il divertimento, e alle donne, è considerata la regina della notte, e titolare del Tabata a Sestriere il resto lo lasciamo raccontare a lei .

Primo incontro con la moda? 

Il mio primo incontro con la moda è avvenuto a 16 anni, a Milano, ho posato come modella per Fendi pellicce, Armani, Yves Saint Laurent e Cartier. Il fotografo era Avi Meroz e il giornale si chiamava Linea Italiana , magazine italiano e internazionale. paragonabile a Vogue, per temi trattati e non solo.

Quando hai capito che sarebbe stata parte della tua vita? 

Ho capito fin da subito che la moda sarebbe stata parte della mia vita perchè certi lavori ti emozionano così tanto da sentire che li porterai avanti tutta la vita anche se in forme diverse.

Quanto conta il talento e quanto lo studio? 

Lo studio è fondamentale, soprattutto in questo ultimo e terribile periodo. E’ fondamentale per essere una mente pensante e per sentirti individuo. Lo studio serve anche a rapportarsi con gentilezza, educazione e rispetto con il prossimo. Tutto questo è già moltissimo, il talento conta per armonizzare quello che la vita ti ha donato e il talento non lo si può sviluppare con lo studio, perchè innato.

Quando la musica è entrata nella tua vita? 

Con il mio primo vagito e da lì mi ha sempre accompagnato. Mi ha rattristato, rallegrato, consolato, mi ha fatto innamorare, volare, cadere a terra e mi ha dato tanto successo. Ma soprattutto mi fa comunicare con tutto il mondo, usando lo stesso linguaggio.

Raccontami un aneddoto che ricordi con il sorriso, sia per la moda che per la musica. 

Ricordo con il sorriso le Olimpiadi del 2006 il mio pubblico del Tabata, era composto da atleti teste coronate, presidenti delle nazioni, grandi attori e attrici e tanti altri personaggi. Tutti quanti ballavano la mia musica da me vocalizzata ed era una grande festa.

Nel mondo della moda invece è stata una grande sorpresa per me quando pensavo di dover fare uno shooting fotografico per la maison Katharine Hamnett a Londra e invece la stilista si era talmente tanto innamorata del mio stile da farmi diventare la sua modella di punta da passerella pur non essendo io indossatrice ma esclusivamente fotomodella.

Se potessi parlare con un personaggio del passato con chi e cosa chiederesti? 
Leonardo Da Vinci. Gli chiederei di sposarmi perchè un grande genio, talentuoso, intuitivo e chissà…forse divino?

Quanto conta l immagine oggi? 

L’immagine oggi è fondamentale per chiunque. Per evitare di crearsi un’immagine fasulla, soprattutto sui social che oggi sono molto influenti, bisogna capire che esistere umanamente e veramente è molto più impattante che mostrare delle false identità.

Questo per un motivo, se ti mostri per quello che sei (sempre nel rispetto per il prossimo), la gente potrà solo accettarti oppure no. Se mostri al mondo la tua identità bugiarda, quando farai vedere la tua vera identità non ti crederà più nessuno.

Quanto conta la comunicazione?  

La comunicazione per me è fondamentale. ho deciso di esprimerla sotto ogni forma d’arte proprio per questo motivo.

Cosa pensi dell editoria di settore? Musica e moda.. 
L’editoria nella moda e nella musica vanno a braccetto con l’attualità e quindi sono sempre in evoluzione. Quello che rimane a noi è un giudizio ed eventualmente un buon ricordo.

Una donna non può mai uscire senza?

Ad oggi, senza la sua mascherina! Normalmente, senza un po’ di rossetto e profumo. 

Grazie Barbara

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IntervisteMusica

Numa Echos: i differenti volti dell’arte.

NUMA ECHOS

Dialogo oggi con Numa Echos, artista poliedrica, il cui mondo ruota intorno a musica, poesia e fotografia.

Hai iniziato a scrivere poesie molto piccola, cosa ti ha spinto ai versi piuttosto che alla prosa?

Il fatto che tra la poesia e la musica ci fosse una connessione più forte rispetto alla prosa e che fosse maggiormente evocativa. Il mio percorso letterario ha comunque subito un’evoluzione negli ultimi anni. Il mio ultimo libro “S-Heaven: Sea Of Heaven” (Il Seme Bianco / Castelvecchi Editore – 2018) è un romanzo breve sebbene sia caratterizzato da una certa “poetica” narrativa.

Hai collaborato alla realizzazione di “  Teorema del corpo: donne scrivono l’eros”. Mi racconti l’eros dal tuo punto di vista?

Il mio concetto di eros è molto vicino a quello filosofico originale, ossia carica vitale che trasporta il pensiero e permette l’unione tra la materia e il trascendente. Penso che sia errato semplificare un concetto così ampio e totalizzante e ridurlo all’attrazione sessuale come capita comunemente e che si debbano valutare le connessioni tra corpo e mente e l’universo che ne scaturisce.

Poesia e musica, due mondi differenti, ma solo all’apparenza. Tra i due vi è una concatenazione, vuoi entrare nel merito?

E’ ovvio che tra poesia e musica ci sia una connessione fortissima dall’antichità fino ai giorni nostri, ai grandi cantautori del 900 o alla poesia sonora. Una connessione che va oltre il rapporto tra il significato semantico e il suono dei fonemi o le leggi metriche che caratterizzano la poesia.

Penso che musica e poesia siano i mezzi più efficienti a livello evocativo e di diffusione del pensiero e che la loro interconnessione sia esplosiva.

Artisticamente, possono incrociarsi? Se sì, in quale  esatto momento?

L’arte si fonda su elementi apparentemente contrapposti; la luce e il buio, il colore e l’assenza dello stesso, il suono e il silenzio, il corpo e lo spirito e via discorrendo. Il silenzio ha un ruolo fondamentale in ogni genere di produzione sonora, non è assenza di suoni ma è suono stesso, inafferrabile ed inconsistente ma senza la sua antitesi il suono perderebbe significato.

Penso che la situazione ideale sia rappresentata dal raggiungimento di un equilibrio, e tale equilibrio sia raggiungibile intersecando elementi contrapposti. Se potessi proporre un percorso di studio alle istituzioni scolastiche promuoverei l’analisi del silenzio, delle interazioni con lo stesso e del mondo che circonda il lato oscuro del suono.

Luce e tenebra, spirito e materia, riconducono a un conflitto. Ti sei mai sentita o ti senti in conflitto con te stessa?

Certamente. Penso che sia davvero difficile raggiungere uno stato di equilibrio nel quale elementi contrapposti siano coesi e perfettamente “armonici”. La conflittualità  permette l’evoluzione del pensiero e conduce alla “creazione”.

Quanto i processi psichici incidono su una creazione artistica?

Qualsiasi creazione artistica deriva dall’elaborazione di percezioni, sensazioni, memoria ed ogni altra funzione psichica. L’azione e la creazione sono il risultato tangibile o evanescente di tale processo.

Grazie Numa

Mara Cozzoli

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Ecco la Musica è Finita!

massimo bonelli

Immagine che ritrae Bruce Springsteen postata sui social da Massimo Bonelli che di musica se ne intende, e attraverso uno scatto ha saputo raccontare il “Cupo ” momento che la Musica sta vivendo in questo 2020.

In EMI ha avuto l’opportunità di lavorare con  i Beatles, singolarmente dopo la loro separazione, e a fianco dei Pink Floyd, Tina Turner, Deep Purple, Duran Duran, Kate Bush e anche Francesco Guccini, i Nomadi e molti altri artisti soprattutto negli anni ’70.

La discografia è come il mercato calcistico, si acquistano giocatori e allenatori, artisti e dirigenti. Massimo Bonelli è stato “acquistato” dalla CBS (americana) per il mercato italiano. In seguito ha fondato l’etichetta gemella alla Columbia (CBS) dirigendo la EPIC che in Italia non era rappresentata.

Ha lavorato con Michael Jackson, Cyndi Lauper, Sade, Pearl Jam, Oasis etc. Ovviamente non c’era un catalogo italiano così ha provveduto a riempire questa lacuna con Renato Zero, Ivano Fossati, Fiorella Mannoia. La EPIC arrivò a rappresentare oltre il 50% del mercato.

Così divenne direttore della Sony Music, che nel frattempo aveva acquisito sia la Columbia che la Epic. Questo percorso di attività è durato per oltre 35 anni. Alla fine era diventato per tutti

“Il discografico” per antonomasia.

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Il Made in Veneto tra Industria & Musica: i primi a rispondere alla chiamata sono stati Numa Echos e Sigis Vinylism

gpi group

La creatività e voglia di fare squadra italiana non ha eguali, i titolari di due aziende Venete,  Il presidente Angelo Pivato e i soci Maurizio Trento e Marco Pavani della GPI Group e l’Amministratore delegato Paolo Pivato e i soci  Elisabetta Migliorini e Fabio Moretti per la Duetti Packaging, hanno scelto insieme al responsabile Marketing Alessio Musella, di collaborare con Artisti musicali per rendere più  piacevole  la visione dei video relativi ai macchinari , che vengono inviati World wide per mostrare qualità e funzionamento delle macchine prodotte .

Partendo dalla constatazione di fatto che oggi, causa Covid, più di altri settori , il mondo dello spettacolo sta subendo un grosso trauma ,l’idea vincente è stata il voler tendere una mano alla Musica in particolare, per aiutare a veicolare i brani scelti e concordati con gli Artisti, in maniera decisamente inaspettata e trasversale,

I primi due Artisti scelti  che hanno aderito all’iniziativa sono Numa Echos poliartista, che si muove fra musica e poesia , fotografia d’arte e pittura, il suo  spirito alternativo , eccessivo e contro tendenza la contraddistingue da sempre .

Ho scelto di aderire a questo progetto poiché penso che sia forte la connessione tra l’arte e la cultura e che esse rappresentino le basi sulle quali fondare un’economia.

Acid Streams ′′ di Numa Echos Rechos Records & Promotion

Penso che il settore musicale stia soffrendo particolarmente in questo periodo e che si debba agire concretamente affinché la musica venga considerata un bene primario e ci si focalizzi sulle sinergie tra le esigenze collettive. Penso che la comunicazione sia il mezzo più efficace per diffondere la cultura e che la trasversalità della comunicazione stessa permetta un accesso più diretto ed immediato all’informazione.

Numa Echos

E Matteo Antonio Vaccari Sigismondi, in arte Sigis Vinylism, inizia la sua carriera artistica nei primi anni ’90 come dj professionista raffinandosi poi in sound designer/producer.

“Non sdegno l’idea che la mia musica possa essere utilizzata per veicolare messaggi aziendali, credo che sia un’opportunità interessante per far arrivare le mie sonorità ad pubblico eterogeneo. In questo momento la musica sul mercato è tantissima e direi molta di un livello qualitativo altissimo, bisogna saperla cercare e nn avere pregiudizi di sorta.

S.I.G.I.S. di Sigis Vinylism

L’idea di veicolare vari messaggi o declinazioni artistiche nella comunicazione credo sia basilare, oggi riuscire ad avere più di 30 secondi di attenzione è molto difficile e in qualche modo bisogna mantenere il costante interesse del fruitore finale.

Sigis Vinylism

L’iniziativa è aperta a tutti i gruppi o cantanti che abbiamo voglia di collaborare, per informazioni queste sono le mail di riferimento

mkt@gpindustries.eu

mkt@duettipackaging.com

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