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Intervista a Edoardo Sylos Labini, Attore, Regista e Editore di “CULTURAIDENTITA’ “

Edoardo Sylos Labini

Intervistare un Editore è sempre interessante potete solo immaginare se è anche Regista e Attore, quante sfaccettature possa assumere questa intervista , lasciamo volentieri il “Palcoscenico” a Edoardo Sylos Labini e alle sue risposte:

Il tuo primo incontro con lo spettacolo?

A 20 anni alla Crazy Gang di Roma la scuola di danza dove mi iscrissi per far vedere i miei genitori che avevo chiuso col mondo “caldo” degli ultras.

Quando hai deciso che sarebbe diventato passione a professione?

Quando ho messo piede sul palcoscenico per il primo spettacolo saggio con la Crazy Gang. In quel preciso momento mi sono detto:

“voglio fare l’attore“,

Mi sono iscritto alla scuola di recitazione di Garinei e dopo 2 anni al mio primo provino ebbi la fortuna di essere preso da Peppino Patroni Griffi per un grande allestimento di “Questa sera si recita a soggetto” di Pirandello accanto ad Alida Valli!

Che difficoltà incontra il teatro nel panorama più generalista del mondo dello spettacolo?

Il teatro lo stanno distruggendo. Incomprensibile è stata la chiusura delle sale dopo che con le norme di igienizzazione su 350 mila spettatori c’è stato solo un contagiato per covid.

Questo Governo ha fatto solo promesse dimenticandosi un settore cosi importante come quello dello Spettacolo.

Tutto però è iniziato da un po’ di anni quando la sinistra si è spartita la lottizzazione di gran parte del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) a pochi teatri Nazionali con direttori nominati dalla politica.

Ora anche gli artisti hanno capito a chi hanno dato il voto per anni.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Il mio debutto appunto nella regia di Patroni Griffi alla Versiliana nel 1995: avevo un piccolo ruolo, un disturbatore dal pubblico che protesta perchè lo spettacolo è incomprensibile. La polizia mi fermò portandomi via pensando che fossi veramente uno spettatore impazzito. Intervenne il primo attore dal palco che urlò ai poliziotti che ero un attore.

Cos’è per te il teatro?

Il teatro è un rito che si ripete, uno dei più antichi dell’umanità.

Per questo viviamo in Italia un’epoca oscura senza chiese e teatri.

Da attore a editore ,quando e perché è nata culturaidentità?

Negli ultimi 15 anni ho interpretato sul palco grandi personaggi italiani che hanno fatto discutere e che la storia ha spesso raccontato in modo negativo da Nerone a D’Annunzio da Italo Balbo a Giuseppe Mazzini passando per il fondatore del Futurismo FT Marinetti.

Uomini che hanno amato la cultura e che hanno fatto dell’italianità un valore fondante della loro vita e della loro lotta.

Uomini che hanno combattuto per un’ideale e hanno saputo trascinare con le loro idee migliaia di persone.

Mi avrà influenzato interpretarli ma CulturaIdentità è stata quasi una scelta dovuta che ha continuato nella vita un percorso iniziato sul palco.

Dopo 25 anni di carriera da attore ora preferisco essere il regista di questo movimento culturale che sta aggregando tutti quelli che vogliono rilanciare l’Italia attraverso il suo straordinario ed immenso patrimonio artistico culturale e paesaggistico.

Esiste il politically correct nel mondo dell’editoria?

Certo che esiste e va di pari passo alle pubblicazioni di giornali e libri con tanti programmi televisivi.

Il main stream è un vero e proprio impero in campo editoriale ben strutturato ed organizzato ed il polticamente corretto occupa quasi la totalità della comunicazione nell’occidente.

Le voci non allineate vengono messe all’indice in vere e proprie liste di proscrizione.

Ma le voci libere stanno aumentando. Siamo come Davide contro Golia per questa la sfida è ancora più stimolante.

Poi nell’epoca del ” pandemicamente corretto” dove il terrorismo psicologico serve a farci accettare la privazione delle nostre libertà,

Il ruolo dei salotti radical chic del politically correct hanno un ruolo ancora più preciso nella narrazione partigiana dei fatti.

Quali responsabilità ha un editore secondo te ?

Un editore oggi comunque è un eroe : produrre un giornale cartaceo o stampare libri nell’era dei social è un gesto che emoziona. Il problema è che continuano a nascere scrittori ed editori ma diminuiscono i lettori. Il nostro paese desertificato culturalmente da anni di programmi televisivi trash e da influnecer “de noantri” ha bisogno invece di essere rieducato attraverso la riscoperta della lettura.

Avete visto chi abbiamo al Governo? Che gli frega a questi signori del monopattino e dei banchi a rotelle di libri teatri cinema e musei, infatti sono i primi che hanno chiuso.

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