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L’Araldo della Disperazione a cura di Simone Ratti:“SCHIAFFO MORALE”,IL.VELO OBBLIGATORIO SULLE.DONNE NON E’ RELIGIONE: ” E’ PATRIARCATO FOSSILIZZATO!!!!”

Simone Ratti
Simone Ratti

Da secoli ci raccontano che il velo sia “sacro”, “modesto”, “rispettoso”.

No. Il velo nasce da una sola idea: la donna come proprietà dell’uomo.

E chi usa la religione per giustificarlo, spesso non ha mai letto davvero i testi che cita. Guardiamoli in faccia:

* Genesi 6:1-4 – Le donne erano “desiderabili” e gli esseri divini “le presero”.

Il messaggio non è “copriti”: è la donna come preda del desiderio maschile.

* Talmud (Berakhot 24a & Ketubot 72a-b) – I capelli della donna sono “nudità” (ervah) e va coperta per non “turbare”.

Traduzione: l’uomo non si controlla → la donna paga.

* Paolo di Tarso (1 Cor 11) – Copritevi “a motivo degli angeli”.

Se un uomo (o un angelo) non sa gestire il proprio impulso, la soluzione sarebbe nascondere la donna?

Assurdo oggi, patriarcale allora.

* Tertulliano – De Virginibus Velandis

Velo a tutte, pure alle vergini. Perché? “Decoro”, “angeli”, “morale”.

Cioè: controllo del corpo femminile elevato a norma religiosa.

* Qumran – Nei Rotoli del Mar Morto, soprattutto nella Regola dell’Assemblea (1QSa), troviamo norme rigidissime su purezza, ruoli e partecipazione ai riti. Nelle adunanze sacre è prevista la separazione e l’ordine tra uomini, donne e bambini (1QSa 1,4-11), e le donne compaiono quasi solo in contesti di matrimonio e purezza familiare, senza ruoli religiosi attivi.

Proprio perché Qumran era il gruppo più rigorista del giudaismo antico, il dato è importante: non esiste alcuna prescrizione che imponga il velo come obbligo religioso universale.

Se il velo fosse stato un comandamento divino eterno, questa comunità – che regolava persino i dettagli minimi della vita – lo avrebbe scritto nero su bianco.

Non l’ha fatto.

Questo silenzio normativo è già una risposta: il velo non era considerato un dovere religioso assoluto.

* Corano 24:31 – “Che le credenti… si coprano il seno con i loro veli (khimār).”

Nato in un contesto tribale dove il velo era segno di status e possesso, non obbligo universale. Un richiamo al pudore trasformato poi in regola sul corpo femminile.

* Corano 33:59 – “Copritevi… così sarete riconosciute e non molestate.”

Il messaggio sotteso è sempre lo stesso: l’uomo non si controlla → si copre la donna.

Non protezione, ma colpevolizzazione preventiva.

* Hadith (Bukhari/Muslim) – La donna è definita ʿawra (da nascondere) e uscire “attira Shayṭān”.

La donna resa fonte di tentazione per natura: soluzione? Coprirla, non educare l’uomo.

* Hadith (Abu Dawud 4104) – Dalla pubertà deve mostrarsi solo con volto e mani.

La fertilità femminile diventa motivo di copertura e controllo.

* Hadith (Muslim 977) – Senza khimār, la preghiera della donna non è accettata.

Il velo passa da usanza sociale a condizione per essere degna davanti a Dio.

Il nodo è questo: il Corano non impone un “hijab obbligatorio” come oggi; sono state le letture successive maschili a irrigidirlo.

Norme di un’epoca sono diventate strumento patriarcale di controllo, identico a quanto accaduto nelle tradizioni ebraiche e cristiane:

E allora basta con la favola che “Dio vuole il velo”.

Il velo lo volevano e lo vogliono gli uomini, per controllare le donne.

“MA ANCHE LE SUORE PORTANO IL VELO!!!”

Sì, ma quella è una scelta di professione e ha una funzione, non serve a “non far eccitare qualcuno”.

La “divisa femminile” non è un mestiere: è stata un collare sociale.

Il messaggio era chiaro:

“Sei donna, sei mia, stai al tuo posto.”

LA VERITÀ È QUESTA

Se nel 2025 un uomo ha ancora bisogno che una donna si copra per non desiderarla, non è un credente:

è un immaturo che scarica il suo autocontrollo sulle donne.

La civiltà non si misura da quanto una donna si copre,

ma da quanto un uomo sa rispettarla senza possederla né giudicarla.

✂️ TAGLIAMO LA MASCHERA

Il velo può essere una scelta libera e consapevole.

Ma obbligarlo è una violenza culturale rivestita da religione.

Una donna velata per scelta è libertà.

Una donna velata per dovere è oppressione.

E se la tua fede ha bisogno di opprimere qualcuno per funzionare, il problema non è la donna: è la tua fede e’ la tua mancanza di autocontrollo, e’ la tua rivendicazione di proprieta’ e dominio!!!!!

Fratelli e sorelle, Tutti!!!!

Uniti nella responsabilità civica, mi rivolgo a voi col cuore e con la ragione.

In ginocchio, nella mia coscienza, vi trasmetto il mio mantra, un incentivo quotidiano alla custodia ed alla salvaguardia del nostro retaggio:

“Se vi e’ Un Altissimo……..

Egli mi guidi nella difesa della verità, nella cura della mia patria, nella tutela delle nostre scuole, delle nostre famiglie e dei nostri campanili.

Faccia che la mia parola sia limpida;

che la mia azione sia giusta;

che la mia forza serva a preservare la libertà per tutti.

E così sia”.

Voglio citare un monito che considero esemplare.

Il politologo Gilles Kepel mette in guardia sul rischio che si creino convergenze tattiche tra correnti jihadiste e alcune forme di radicalismo di sx anti-occidentale, burattini delle elite mondialiste.

Un’alleanza che può minare il senso comune dell’Occidente e mettere sotto pressione le nostre istituzioni e la nostra cultura.

Questo non è un’invettiva contro chi professa la propria fede in pace, è un avvertimento contro le alleanze ideologiche che erodono la democrazia e la convivenza.

Io non mi limito a restare spettatore. Custodisco la civiltà che mi ha formato: la nostra storia, la nostra lingua, i nostri costumi, la nostra tradizione, che ha plasmato il senso di dignità dell’Europa. Difendere questo patrimonio non è chiudersi: è chiedere chiarezza nelle regole, fermezza nell’applicazione della legge, intelligenza nelle politiche d’integrazione e coraggio nella battaglia culturale.

Dico chiaramente: il nemico che denuncio è l’islamismo politico radicale, il fondamentalismo che vuole strappare diritti e libertà a nome di un progetto teocratico; è l’ideologia che sfrutta la violenza e l’opportunismo politico per creare clientele, radicalizzare le piazze e seminare divisioni.

Contro questo, noi dobbiamo essere inflessibili. Contro chi, invece, professa la propria fede in modo pacifico e rispetta le leggi, noi abbiamo il dovere della giustizia: rispetto e pari dignità.

Non confondiamo le acque: criticare un’ideologia è dovere civico; attaccare persone per la loro fede è vergogna.

Chi predica odio e totalitarismo deve essere isolato politicamente, perseguito se viola la legge, e contrastato culturalmente con strumenti di informazione e di educazione.

Chi vive qui e rispetta le nostre regole è parte della nostra comunità.

Perciò oggi lancio un programma d’azione, chiaro e concreto:

Difesa delle istituzioni: rinforzare i meccanismi di sicurezza contro il terrorismo, ma anche difendere: la Costituzione ed il nostro ordinamento giuridico (blindandone la struttura rendendola inattaccabile in senzo antiteocratico), l’indipendenza della magistratura e della stampa da ogni forma di sottomissione all’indottrinamento religioso-fondamentalista, perché solo una società libera è forte.

Educazione e cultura: ripristinare nei programmi scolastici la storia d’Europa, la dottrina dei nostri diritti, la conoscenza della tradizione cristiana/giudaica/greco-romana, come fondamento di valori civili.

Regole d’integrazione: chi chiede di vivere qui deve imparare la lingua, lavorare, rispettare le leggi e riconoscere il valore delle nostre libertà, non negoziabili.

Contro-narrazione: combattere le fake news e le manipolazioni ideologiche con dati, formazione e con agitazione culturale non violenta ma incalzante.

Dialogo, ma non complicità: tenere uno spazio di confronto con le comunità moderate, isolando chi fomenta odio e radicalizzazione.

Il mio è un appello alla responsabilità: non voglio che il nostro Paese diventi un teatro di scontri culturali senza regole.

Voglio un’Italia che conserva la sua anima e che la difende con intelligenza.

Voglio cittadini capaci di pensare, informarsi, agire politicamente e votare con consapevolezza.

Ripeto davanti a voi, e mi ripeto ogni mattina, questo impegno personale:

«Io sono custode della mia terra.

Difendo la cultura occidentale, con la Fede laica e con la parola.

Mi oppongo all’islamismo politico radicale e ad ogni Ismo ed ideologia che vuole cancellare la libertà.

Riconosco e difendo i diritti dei cittadini pacifici, qualunque sia la loro fede.

Agirò sempre nel rispetto della legge, della verità e della dignità umana.»

Questo è il mio giuramento. Questo è il mio programma. Questo è il nostro mandato.

Non chiediamo prevaricazioni. Chiediamo chiarezza. Non cerchiamo nemici tra i fedeli in pace.

Cerchiamo di isolare chi trasforma la fede in strumento di potere totalitario.

E soprattutto: formiamo, informiamo, combattiamo culturalmente, perché la libertà si difende con la testa, con il cuore e con le istituzioni.

Viva l’Italia.

Viva La Lombardia

Ci protegga la Croce di S. Giorgio

Ci guidi con mano ferma l’archistratega S. Michele

Simone Ratti

l’Araldo della Disperazione, Umanista Praticante.

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